sabato 28 marzo 2020

Il comunista Alberto Moravia


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Alberto  Moravia
Alberto Moravia è in realtà lo pseudonimo adottato da Alberto Pincherle (Roma 26 novembre 1907 – Roma, 26 settembre 1990) per la sua attività di giornalista, scrittore, saggista e sceneggiatore, mentre il cognome con cui divenne famoso era quello della nonna materna.
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Il padre Carlo Pincherle Moravia, era un architetto e pittore nato a Venezia da famiglia ebraica di Conegliano Veneto, mentre la madre Teresa Iginia De Marsanich, detta Gina, era nata as Ancona da una famiglia di immigrati dalla Dalmazia.
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All’età di nove anni si ammalò di tubercolosi ossea che lo costrinse ad una vita ritirata fino al 1923, anno in cui venne ricoverato al sanatorio Codivilla di Corina d’Ampezzo.
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Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale lo scrittore si iscrisse al Partito Comunista Italiano, profondamente convinto che il comunismo fosse una religione moderna superiore al cristianesimo.
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A quel tempo gli ambienti intellettuali, o pseudo tali, erano dominio incontrastato delle sinistre, che ne avevano fagocitato l’essenza mediante una asfissiante opera di disinformazione, anche grazie a personaggi proprio come Moravia.
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La caratura culturale e lo spessore politico erano infatti definiti e considerati in base all’appartenenza militante e all’osservanza dei dictat che il Partito di Togliatti imponeva alla società italiana.
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I pittori come Pablo Picasso, o Renato Guttuso, così come gli scrittori e i poeti, oppure gli attori come Dario Fo e Franca Rame, facevano a gara per ossequiare e compiacere la politica comunista, perdendo così di vista il vero ideale di libertà e fratellanza che avrebbe dovuto compenetrare l’universo artistico e intellettuale in simbiosi con i suoi appartenenti.
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Il "Paradiso comunista" veniva presentato al pubblico mediante l’esposizione contraffatta di scribacchini tanto solerti quanto in malafede, dando alle masse popolari una immagine idilliaca del comunismo,
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Altri scrittori, non contaminati dal servilismo verso i simboli della falce e martello, rimasti integri nel loro ruolo di servizio alla verità e alla narrazione, si contrapponevano alle falsità dilaganti del pensiero unico comunista.
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Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte erano tra questi e attraverso la rivista “Tempo presente” davano ai loro contemporanei le notizie di una realtà comunista, come quella sovietica, molto diversa da quel paradiso che veniva propagandato da personaggi come Moravia.
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Moravia affermò che la teoria comunista era un congegno meravigliosamente architettato in cui i fattori morali e umani sposavano perfettamente quelli materiali e scientifici.
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Peccato che sia in Unione sovietica che nei paesi satelliti il ricorso ai gulag e alla deportazione, alle uccisioni e alla tortura, allo stupro e al ricatto, fossero elementi pratici inscindibili dalla violenza teorizzata dal suo ideatore, Karl Marx.
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Possiamo quindi affermare che Moravia era come tanti altri un servo, quantomeno ideologicamente parlando, del sistema di terrore comunista, di cui osannava l’universo, falsificandolo in ogni sua  considerazione, e divenendone per questo complice.
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La sua produzione letteraria si snoda attraverso la pubblicazione di oltre trenta romanzi, seguendo come filo conduttore i temi dell’aridità morale e dell’ipocrisia della vita contemporanea.
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Ritengo sintomatico il fatto che Moravia si dichiarasse apertamente comunista, tanto da essere eletto Europarlamentare nelle liste del PCI nel 1984, e che di conseguenza lui stesso possa essere considerato un degno interprete di quell’ipocrisia e di quella aridità contro cui puntava il dito, ergendosi a falso poeta, consapevole e ambiguo.
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Renato Guttuso e Marta Marzotto
Non a caso, nonostante una sterminata produzione letteraria, la sua influenza e la sua fama in campo letterario scemarono rapidamente dopo la sua scomparsa.
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In periodo di guerra scrisse e pubblicò alcuni racconti a tiratura limitata, illustrati dal pittore Renato Guttuso, esponente della cultura di area comunista che poi sposerà Marta Marzotto.
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Elsa Morante
Moravia convolò a nozze con la poetessa e saggista Elsa Morante il 14 aprile 1941 ma dopo 26 anni di matrimonio si separò da lei per accompagnarsi con la scrittrice Dacia Maraini, interrompendo però il nuovo il sodalizio nel 1976 per convivere con Carmen Llera, una scrittrice spagnola più giovane di 45 anni.
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Frequentò a lungo Pier Paolo Pasolini, il regista e scrittore pedofilo tanto caro alle sinistre, le quali senza tenere in minimo conto le sue aberranti deviazioni sessuali lo santificarono e lo elevarono a rango di sublime intellettuale da prendere ad esempio.
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Moravia nel 1947 scrisse a Nicola Chiaromonte affermando di dissentire dal comunismo sovietico e di non sentirsela di essere anticomunista in Italia, esprimendo però con il suo comportamento e con l’iscrizione al Partito Comunista Italiano una ambiguità a dir poco sconcertante, figlia di quella falsità intellettuale che lo condusse poi, vergognosamente, nel 1975 a brindare insieme ad altri “compagni” per l’assoluzione di Achille Lollo, lo stragista di “Potere Operaio” che nel 1973 arse vivi due dei ragazzi della famiglia Mattei, Virgilio di 22 anni e il fratellino Stefano di soli 10 anni di età, colpevoli di essere figli del Segretario del Movimento Sociale Italiano di Primavalle.
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I due fratelli Mattei, arsi vivi dall'odio comunista
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Quella sera nella villa di Fregene di proprietà dei genitori di Lollo, a festeggiare l’ignobile sentenza di prima assoluzione che le toghe rosse avevano confezionato per il “pupillo” di Dario Fo e Franca Rame che lo assistevano tramite la loro organizzazione delinquenziale denominata “Soccorso rosso”, c’erano oltre a Moravia, anche il poeta Dario Bellezza e il pittore e regista Mario Schifano.
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Dario Bellezza è l’esempio tipico di come fosse composta negli anni ’70 (ma anche in seguito) la schiera  intellettuale di area comunista in Italia.
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Un poeta, la cui sensibilità dovrebbe costituire l’elemento prodromico alla contemplazione dell’anima, glorificandone l’essenza interiore e la simbiosi con i princìpi di consapevolezza che ci elevano al di sopra del gretto materialismo, come l’amore universale, la fratellanza, la commozione, la pietà, e tutti i sentimenti che ne definiscono la dimensione, non può definirsi tale e contemporaneamente alzare il calice per brindare al trionfo di chi invece costituisce, in ultima analisi,  l’apoteosi del male assoluto.
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La figura di Mario Schifano, perfettamente inserita nel panorama pseudo culturale asservito alla sinistra degli anni ’60, era quella di un tossicomane appartenente a quella intellighenzia romana di cui faceva parte anche l’editore trotzkista Giulio Savelli (in seguito divenuto deputato di Forza Italia), che attribuiva tutte le colpe ai fascisti.
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La responsabilità criminale di Moravia nel “coprire” le nefandezze del comunismo italiano è ben delineata da alcune sue affermazioni sui delitti compiuti da gruppi terroristici, come quello ad esempio delle Brigate rosse, verso cui lo scrittore soleva affermare, insieme allo scrittore e politico del Partito Radicale Leonardo Sciascia, di non essere “né con lo Stato né con le Br”.
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Modellando il suo comportamento su quello tenuto dal Procuratore romano della Giudea Ponzio Pilato davanti al Popolo, Moravia se ne lavò le mani, rifiutando di prendere una posizione di condanna per i crimini comunisti in Italia, ed esimendosi da qualsiasi responsabilità, anche morale, al riguardo.
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Una superficialità, la sua, indubbia e criminale, poiché insita e rapportata alla contestualità di un fenomeno, quello comunista, ugualmente deleterio e delinquenziale.
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Resta il fatto, inconfutabile, che cento milioni di vittime siano state il prezzo altissimo di vite umane spezzate dal comunismo nel secolo scorso, nel silenzio assordante di chi, come Moravia, ha interpretato il ruolo di complice, coprendone i crimini e i criminali.
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Dissenso
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venerdì 13 marzo 2020

LA SINDACA RAGGI CONTINUA AD AVERE LA “CODA DI PAGLIA”

Sottotitolo : Coronavirus e comunismo
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Come già scritto in un mio precedente post (vedi LINK : http://www.italian-samizdat.com/2018/06/la-coda-di-paglia-di-virginia-raggi.htmlla Sindaca di Roma Virginia Raggi non perde occasione per dimostrare la sua inadeguatezza come membro della società civile e democratica.
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Parlando a SKY Tg24 la Raggi ha infatti apertamente elogiato il Governo cinese, incensandolo ripetutamente per la solidarietà dimostrata nell'averci inviato qualche migliaio di mascherine e di ventilatori polmonari (frutto di una commessa ordinata dall'Italia e non di elargizione gratuita cinese).
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Virginia Raggi
Ciò che la Sindaca però dimentica è innanzitutto il fatto che il Corona virus è partito proprio dal Paese del Celeste Impero, e che quindi il loro era un atto dovuto, e in secondo luogo (ma non in ordine di importanza) il fatto che la Cina sia  a tutti gli effetti un Paese totalitario, in cui i diritti umani vengono disprezzati e in cui esistono ancora oggi decine e decine di lager, denominati Laogai.
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Probabilmente la Sindaca di Roma si è totalmente compenetrata nella parte di alleata del PD e non vuole incrinare i rapporti con Zingaretti e con la sinistra in genere.
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A dimostrazione di ciò emerge e si palesa un comportamento, il suo, sbilanciato in favore dei gerarchi comunisti, come Lenin, Tito il massacratore delle Foibe, e Togliatti, ai quali la città di Roma ha intitolato vie e viali, impedendo per contro che si riconoscesse a Giorgio Almirante, leader della destra italiana per decenni lo stesso onore.
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Inadeguatezza e ambiguità sono quindi le due caratteristiche costanti che contraddistinguono l’operato politico della pentastellata, che interpreta in pieno le linee guida del suo stesso partito, abbarbicato alle poltrone piuttosto che agli ideali o alle promesse elettorali.
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Ringraziare un Governo, quello cinese, che fa della tortura e dei lager il suo modus operandi abituale, significa diventare suo complice e calpestare la dignità delle vittime che tale regime continua ad annichilire indisturbato.
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E’ proprio per colpa di personaggi come la Raggi, appartenente alla categoria di politicanti ostili alla democrazia e privi di coerenza intellettuale, che le dittature come quella cinese possono impunemente continuare a calpestare i diritti umani e a macchiarsi di efferati delitti.
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La Raggi non ha mai nemmeno lontanamente pensato di rivedere il fatto che le vie romane siano intitolate ad assassini senza scrupoli come Tito, nonostante che questi sia stato l’ideatore e l’artefice del massacro di migliaia di vittime innocenti, barbaramente uccise nelle foibe delle zone carsiche.
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Per quanto riguarda il nuovo afflato estrinsecato con impeto dalla Raggi nei confronti della Cina, la inviterei a consultare il sito dei dissidenti cinesi denominato Laogai.it in cui vengono riportate le nefandezze che il Governo da lei incensato compie quotidianamente, per farsi un’idea dell’orrore verso cui lei ha dimostrato condiscendenza.
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La Sindaca di Roma NON può non sapere che il metodo della tortura è largamente usato per ridurre al silenzio chiunque si opponga ai dictat del Partito Comunista Cinese guidato da Xi Jinping e non può ignorare il fatto che migliaia di persone hanno subito l’umiliazione della deportazione.
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Di recente è toccato alle popolazioni di etnia uiguri, di cui sono stati internati circa un milione di individui nei “campi di trasformazione attraverso la rieducazione”.
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Prima di loro è stata la volta del movimento religioso Falun Gong, i cui aderenti negli anni 2000 hanno subìto una feroce repressione ad ampio raggio, palesando una realtà sociale in Cina che non è di certo quella decantata e lodata dalla Raggi.
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La Cina in effetti non è il Paese che grazie all’isolamento ha salvato il mondo dal Coronavirus prevenendone la diffusione, come vorrebbero far credere i diplomatici e la propaganda di Pechino, ma esattamente il contrario.
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E’ stato proprio il disprezzo per la vita umana palesato dal Partito Comunista Cinese che ha consentito al virus di dilagare e strabordare al di là dei confini nazionali.
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L’arroganza del regime portò all’arresto di coloro che per primi diedero l’allarme, come il medico Li Wenliang che nel mese di dicembre 2019 aveva denunciato 7 casi sospetti di un virus simile alla Sars, la sindrome che nel 2003 uccise 349 persone solo in Cina.
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Gli sgherri di Xi Jinping, quelli per intenderci osannati oggi dalla Raggi, gli imposero il silenzio accusandolo di creare grave disturbo all’ordine sociale.
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L’inizio della pandemia è da imputare a questo comportamento tirannico del comunismo cinese, il quale in totale dispregio dei valori umani e dei principi di democrazia sociale, ha speculato sulla vita stessa non solo dei cinesi ma dell’intera popolazione mondiale, ora contagiata.
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Ci dica quindi la Sindaca Virginia Raggi, illustre esponente dei “5 stalle”, i famosi “poltronari” senza dignità che si sono alleati con il PD loro nemico storico pur di rimanere abbarbicati al comando, che cosa l’ha spinta a ringraziare con enfasi il Governo cinese ?
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Un’altra considerazione a riguardo dei suoi alleati è doverosa, e consiste nel ricordare a tutti che i precedenti Governi “tecnici” della sinistra (mai votati dagli italiani) e le politiche sconsiderate e assolutamente perniciose del PD e dei 5 stalle hanno prodotto tagli su tagli in settori di vitale importanza per la società italiana, come quello ad esempio della Sanità.
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Virginia Raggi e Nicola Zingaretti
L’attitudine delinquenziale di Zingaretti a prevaricare la democrazia lo ha condotto spudoratamente a dimezzare le risorse per la Sanità nel Lazio, con le conseguenze devastanti che ora sono sotto gli occhi di tutti.
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Mancano i posti letto negli Ospedali e addirittura i Medici e gli infermieri, ridotti ad un manipolo di eroi a causa del “numero chiuso” nelle Università che consente di poterne laureare pochissimi e con il “contagocce”.
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La sinistra ha devastato il nostro Paese in mille altri modi, ma in questo post pongo all’attenzione di chi legge ciò che maggiormente impatta ora sulla quotidianità impostaci dalla presenza del Coronavirus.
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L’inettitudine e la “coda di paglia” unite ad una smisurata arroganza costituiscono le prerogative essenziali su cui si fonda il Governo Conte, numero uno della combriccola di incapaci, uniti in un coito forsennato e contro-natura che produce danni incalcolabili per il nostro Paese.
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Xi Jinping e Mattarella
La congrega criminale che si è insediata al potere con la complicità di Mattarella, un burattino nelle mani delle sinistre, governa senza avere avuto un solo voto di consenso da parte del Popolo italiano, che anzi ha palesemente manifestato la volontà di volere la Lega e le destre al loro posto.
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In questo ruolo da usurpatori in cui la democrazia è stata oltremodo oltraggiata, le sinistre con Giuseppi al comando hanno speso cifre enormi destinandole alla cosiddetta accoglienza, favorendo l’immigrazione clandestina e illegale, invece di destinare quei fondi alla Sanità pubblica.
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Crimine è la parola adatta a definire tale comportamento.
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Criminali sono coloro che ne hanno interpretato il ruolo, ricorrendo anche alla magistratura rossa per tentare di colpire il leader che il Popolo italiano ama e sostiene : Matteo Salvini.
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In questo disegno generale, nascosto dietro un paravento di ambiguità, è evidente l’intento eversivo attuato dalle sinistre e dai suoi nuovi alleati penta-stallati.
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Virginia Raggi si inserisce esattamente in questo contesto criminale …
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I fatti parlano da soli.
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Dissenso
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mercoledì 26 febbraio 2020

BOLOGNA DEVE CHIEDERE SCUSA


La rossa e “civile” Bologna ha un grosso debito da pagare, in termini di democrazia e di Giustizia civile, in particolare verso quei bambini che al seguito dei genitori interpretavano loro malgrado il ruolo di esuli, in fuga dalle terre istriano dalmate occupate dal comunismo jugoslavo.
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Ebbene sì, perché proprio i comunisti bolognesi, complici i sindacati della sinistra, nel 1947 si macchiarono di un atto criminoso e ignobile, tipico del mondo della “falce e martello”, come quello di privare i bambini del latte a loro destinato per rifocillarsi durante l’esodo.
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Al passaggio del convoglio degli esuli giuliano dalmati istriani, la vigliaccheria comunista si palesò con il divieto assoluto di dare qualsiasi aiuto a quelle famiglie in transito, gettando per terra il latte che la Caritas aveva preparato perché di potessero rifocillare e urinandoci sopra in segno di disprezzo.
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Il treno, a causa di questo episodio, fu ribattezzato "il treno della vergogna” e rimarrà sempre tale a futura memoria, per ricordare come sia l’odio comunista, insano e vigliacco nella sua intima essenza !
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E’ veramente una vergogna, infatti, che i bolognesi assetati di comunismo si siano scagliati contro vittime innocenti che dal comunismo volevano invece scappare poiché costretti dagli eventi.
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La soldataglia criminale dei partigiani titini, collusi con quelli italiani guidati da Togliatti e Longo, riprese nel 1945, non paga dopo un primo inizio del 1943, a compiere un vero e proprio genocidio delle popolazioni istriane di etnia italiana.
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Le violenze e le torture, così come le umiliazioni e le file di deportati che venivano legati con il filo di ferro e gettati nelle profondità carsiche denominate foibe, erano all’ordine del giorno, e provocarono quindi un esodo epocale da quelle zone.
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A Bologna, così come nel famigerato "triangolo della morte" dell’Emilia Romagna, compreso fra le zone rosse di Bologna, Ferrara e Reggio Emilia, si scatenò nel dopoguerra la ferocia dei partigiani comunisti che dilagarono con estrema violenza uccidendo e torturando vittime innocenti, in un delirio di onnipotenza condiviso e alimentato dalla dirigenza del Partito comunista.
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Non c’è quindi da meravigliarsi se gli elementi più vigliacchi e abbietti dell’universo bolognese marxista sfoggiarono una delirante prova di onnipotenza contro dei bambini esuli inermi  e i loro genitori.
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L’odio è sempre stato alla base della politica comunista e ancora oggi appartiene all’intima essenza dei suoi eredi metamorfizzati, ri-denominati con un termine che costituisce un palese ossimoro, quello di PD.
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Prova ne è il fatto che nessuno dei cosiddetti “democratici” (mai un titolo fu più usurpato di questo !) ha mai chiesto scusa, o dimostrato pentimento verso l’ignobile dimostrazione palesata in occasione del passaggio del cosiddetto “treno della vergogna”.
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Il Triangolo della morte
Evidentemente il PD non è così “democratico” come vorrebbe far credere, ma sembra anzi che in fatto di abusi sui bambini non abbia proprio perso il vizio, come ci insegna la vergognosa vicenda di Bibbiano.
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Sfoggiando una capacità camaleontica di mistificare la realtà dei fatti, gli eredi del comunismo si sono ammantati della dicitura “democratico” in evidente contraddizione con l’evoluzione storica del suo stesso substrato ideologico, fondato su odio, paura, crudeltà, disprezzo dei diritti umani, sopraffazione, annichilimento delle identità personali, come dimostrato appunto nel singolo episodio del “treno della vergogna” , punta emergente di un enorme quanto tragico iceberg sommerso.
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I personaggi della politica legati alla sinistra come Laura Boldrini, Matteo Renzi, Zingaretti, oppure i loro neo alleati grillini divenuti complici nel malaffare di Governo (come Fico o Di Maio), si guardano bene dal prendere le distanze da questo episodio, sintomaticamente, delineandosi in maniera netta e decisa quali artefici della mistificazione.
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La sinistra compie opera quotidiana di mala informazione e di illusionismo strategico, imponendo alla società uno stereotipo di riferimento che è l’esatto contrario di come essa è nella realtà, proseguendo in maniera esponenziale la truffa ideologica e lo sciacallaggio intellettuale con cui si pone all’attenzione.
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Piuttosto che chiedere scusa per il “treno della vergogna” il Sindaco Merola e tutta la sua accolita di politicanti sono più inclini a svolgere un ruolo di benevolenza verso gli atti criminali dei cosiddetti “Centri sociali”, i covi cioè del crimine e dell’illegalità che fanno tanto comodo all’Amministrazione post comunista per impedire agli oppositori politici di poter parlare in pubblico.
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Vengono tollerati i graffiti che assediano la città in ogni sua parte, dando ai turisti una immagine del territorio per la quale bisognerebbe vergognarsi, e non si fa nulla per combattere efficacemente i tanti spacciatori di droghe che vendono morte ai ragazzi, e non solo, bolognesi.
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Si accetta di tutto, comprese le sfilate del gay pride, l’esibizione ostentata di una diversità che il Comune incentiva e patrocina a suon di centinaia e centinaia di migliaia di euro (prendendoli dalle tasche dei Cittadini), ma non si accetta invece di chiedere scusa per l’efferatezza con cui i comunisti si scagliarono contro i bambini in fuga dall’orrore comunista jugoslavo.
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Tutto ciò testimonia che il cancro comunista non è  mai morto a Bologna, ma ha solo cambiato pelle, mimetizzandosi allo scopo di insinuarsi nella nostra democrazia e nelle nostre case, in palese contrasto con le regole di convivenza civile e manifestando il totale disprezzo verso i diritti umani.
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D’altra parte già si sapeva che al comunismo non interessa di certo l’individuo, ma solamente la massa intesa come gregge spersonalizzato e amorfo da poter manipolare a piacimento.
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E’ proprio in questa ottica che sperando di affermare un globalismo distruttivo e al soldo del capitalismo europeo la sinistra combatte la Lega guidata da Matteo Salvini, sputando loro addosso un disprezzo ed una arroganza tipici e indistinguibili, come una firma d’autore, saturando di odio tutta la loro arrogante prosopopea politica.
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Il Sindaco Merola non chiederà scusa, perché se lo facesse dovrebbe ammettere che i compagni comunisti da cui deriva il suo retaggio culturale e politico hanno sbagliato e porrebbe il Partito in una situazione imbarazzante.
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Non è un mistero che ancora oggi, infatti, il gotha dell’apparato sinistroide al completo applauda apertamente ad un criminale sanguinario come Palmiro Togliatti, riferendosi a lui con il vezzeggiativo di “il Migliore” !
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Che pena infinita ! Che disgusto !
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Sindaco, la finisca con queste bassezze morali, inqualificabili e prenda atto dei crimini comunisti, chiedendo scusa agli esuli giuliani dalmati istriani a nome della Città di Bologna.
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Solo così, lavando via questa infamia, ci potremo ritenere civilmente rappresentati in una Bologna finora ostaggio dei fantasmi del passato !
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Dissenso
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domenica 16 febbraio 2020

CRIMINALE COMUNISTA : JOSIP BROZ detto TITO


Josip Broz  (Kumrovec, Zagabria, Croazia, 7 maggio 1892, Lubiana, Slovenia 4 maggio 1980) meglio noto come TITO è stato un criminale comunista che fu al comando del Partito comunista jugoslavo a partire dal 1939.
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I cenni biografici sulla vita di questo criminale comunista ci raccontano che dopo un periodo giovanile in cui lavorò come fabbro per seguire le orme del padre, iniziò a palesare un assiduo attivismo politico nelle file delle organizzazioni sindacali e della socialdemocrazia croata.
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Durante la Prima Guerra mondiale divenne soldato dell’esercito austro-ungarico e nel 1915 fu fatto prigioniero dai russi e tradotto in Unione Sovietica, dove fu condannato ai lavori forzati in un campo degli Urali.
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Nel 1917 venne nuovamente arrestato per aver capeggiato la protesta dei prigionieri di guerra, ma riuscì a fuggire e a recarsi a San Pietroburgo dove si unì ai manifestanti.
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Nuovamente arrestato scontò un mese di carcere in Finlandia dove si era recato in fuga dal campo di lavoro.
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Nel 1918 fu accettato in seno al Partito comunista russo ed entrò a far parte della NKVD, la famigerata Polizia segreta.
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In questi anni Tito si sposò con la giovane Pelagia Belussova.
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Nel 1920 tornò in Croazia e partecipò come co-fondatore alla nascita del Partito comunista jugoslavo (KPJ), il quale fu messo fuori legge l’anno successivo, nel 1921.
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Qualche anno più tardi, nel 1928 fu arrestato e  condannato a 5 anni di reclusione per possesso illegale di armi.
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Nel 1934 divenne membro del comitato centrale e dell’Ufficio politico del Partito comunista, diventando sempre più importante in seno allo stesso dal 1937, anno in cui i suoi compagni furono epurati a Mosca, per diventarne infine Segretario generale.
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Dopo una iniziale titubanza provocata dall’accordo tedesco-sovietico attraverso il famigerato Patto Ribbentrop-Molotov del 1939-1941, Tito iniziò nel 1943 una guerra di liberazione della Jugoslavia, guidando l’insurrezione anti-tedesca e la lotta contro la monarchia.
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La sua impostazione politica gli causò i primi dissapori con Mosca e di conseguenza un appoggio del blocco Anglo-Americano, che gli permise di diventare nel 1945 Capo del Governo e Ministro della Difesa.
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Da quella data e per i due anni successivi Tito accentuò i contrasti con l’Unione Sovietica, palesando una politica neutralista e finalizzata non a compiacere Mosca ma volta a realizzare un progetto di Federazione balcanica.
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Nel 1948 ruppe i rapporti che lo legavano al Cominform, l’organismo  staliniano internazionale per la diffusione del comunismo.
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Tito instaurò nel territorio di quella che è oggi la ex Jugoslavia una feroce dittatura marxista che condusse, dopo la firma dell’armistizio dell’8 marzo 1943, a una serie di eccidi pianificati a tavolino per eliminare tutte le popolazioni di etnia italiana presenti nei territori dell’Istria, della Venezia Giulia, e del Quarnaro
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La collusione fra Tito e i partigiani comunisti italiani, capeggiati da criminali del calibro di Palmiro Togliatti e di Luigi Longo, permise al dittatore slavo di pianificare un progetto che gli permettesse di presentarsi alla Conferenza di Pace di Parigi rivendicando il possesso dei territori Giuliano-Dalmati-Istriani.
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Con l’eliminazione dell’etnia italiana presente nell’area, l’unico altro gruppo etnico rimasto sarebbe stato quello slavo, il che avrebbe avallato la sua richiesta di poter annettere alla Jugoslavia i territori in questione.
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Il feroce assassino comunista, ostaggio del proprio delirio di onnipotenza, si rese quindi responsabile degli eccidi delle Foibe, e dell’esodo di migliaia di italiani dai territori giuliani e dalmati.

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La carneficina compiuta per realizzare il progetto di “pulizia etnica” sulle popolazioni italiane fu possibile grazie alla complicità di colui che ancora oggi viene ricordato dalle sinistre con il vezzeggiativo di “il Migliore” e cioè il criminale comunista Palmiro Togliatti.
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Sulle Foibe e sull’efferatezza criminale del comunismo slavo rimando ad articoli precedentemente scritti in occasione delle commemorazioni annuali, che tratteggiano anche la caratura criminale dei partigiani comunisti italiani e del loro capo Palmiro Togliatti :
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FOIBE :
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ESODO GIULIANO DALMATA :
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NORMA COSSETTO :
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STRAGE DI VERGAROLLA ED ESODO ISTRIANO :
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Forse non tutti gli italiani sono al corrente di una ignominia che appare estremamente paradossale, compiuta dal Governo italiano, consistente nel fatto che il 2 marzo 1970 venne pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 54 il decreto di nomina di Broz Tito Josif all’onoreficenza di Cavaliere di gran croce, decorato di gran cordone, dell’Ordine “Al merito della Repubblica italiana”.
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L’importante onoreficenza fu conferita all’infoibatore di italiani il 2 ottobre 1969 dal Presidente Giuseppe Saragat, lo stesso che nel 1965 concesse la Grazia a Francesco Moranino, alias “Gemisto”, l’assassino partigiano e comunista che era stato condannato per omicidio plurimo e continuato.
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Incredibilmente il sanguinario comunista ideatore e attuatore del piano di sterminio delle popolazioni istriane e dalmate di etnia italiana gode ancora oggi del titolo onorifico più elevato del nostro Paese.
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Ciò accade nonostante il fatto che Tito sia stato un criminale di guerra che ha apertamente violato i diritti umani !
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Riconoscendo i crimini di Tito, la Corte costituzionale della Slovenia nel 2011 ha dichiarato incostituzionale il fatto che si fosse intitolata al massacratore della Foibe una strada di Lubiana nel 2009, dichiarando che altrimenti si sarebbe glorificato e giustificato il totalitarismo su cui si resse il suo sanguinario regime e il genocidio da lui compiuto.
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Anche Zagabria ha preso atto, coscientemente di tale incongruenza paradossale, togliendo dalla toponomastica cittadina l’intitolazione a Tito di una piazza della capitale.
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I seguaci di Togliatti invece, in Italia, hanno mistificato la verità storica dei fatti per interi decenni, tramandandone agli eredi metamorfizzati che oggi proliferano sotto il nome di PD, l’aberrante retaggio di odio e vigliaccheria, continuando ad inneggiare a personaggi abietti e criminali come appunto Togliatti e Tito.
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L’ambiguità dei Governi che da anni si succedono al potere senza che il Popolo sovrano abbia riconosciuto loro il diritto di poterlo fare, da un lato si palesa con l’obbligatorietà di riconoscere la tragedia delle Foibe celebrandone la ricorrenza ogni 10 febbraio in occasione della Giornata del ricordo,  (istituito con legge 30 marzo 2004, n° 92), mentre dall’altro riconosce tra i più illustri insigniti proprio colui che ordinò la pulizia etnica degli italiani in Istria.
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A ribadire l’assoluta caratura criminale dell’infoibatore Tito, allego di seguito un Link ad un mio articolo, in cui si evidenza la presenza massiccia di lager comunisti della Jugoslavia, teatro di torture, deportazioni, nefandezze e sangue, sulla falsariga di quelli di staliniana memoria.
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I LAGER COMUNISTI JUGOSLAVI :
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La dittatura di Tito non fu molto diversa da quella instaurata da Stalin, infatti dalle foibe alle purghe interne il suo incedere è sempre stato segnato da una lunga scia di sangue.
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Nel solo 1950 furono emesse in Croazia 7863 pesanti condanne alla detenzione per infrazione alle leggi sugli ammassi obbligatori, mentre gli oppositori del regime che manifestavano il loro dissenso sparivano senza lasciare traccia da un giorno all’altro.
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Ben dodicimila prigionieri incarcerati nei lager presenti nelle isole del Quarnaro furono rieducati con atroci torture fisiche e psicologiche, e molti di questi sventurati non tornarono mai più a casa.
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Vi è un ampio resoconto di ciò nei rapporti stilati da uomini dei Servizi Speciali della Marina, composto da una cinquantina di pagine corredate sia da testimonianze agghiaccianti che da fotografie inequivocabili circa le condizioni degli sfortunati compatrioti nei campi di Borovnica e Skofjia Loka detti appunto i “campi della morte” (vedi LINK precedente). (1)

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Vi sono anche prove certe degli appoggi e delle coperture fornite da Tito e dai suoi subalterni al terrorismo internazionale, alle Brigate Rosse ed ai guerriglieri palestinesi; alcuni componenti del commando di Settembre Nero che il 4 agosto 1972 fecero esplodere a Trieste l’oleodotto che collegava la Baviera all’Adriatico arrivarono sull’obbiettivo dalla Jugoslavia dove trovarono l’esplosivo per l’attentato.
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Ricordo anche a chi legge che Sandro Pertini, Presidente della Repubblica italiana, era Presidente al funerale di Tito, nonostante i crimini che questi aveva commesso, in ossequio all’ortodossia comunista di cui egli era certamente un interprete.
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D’altra parte Pertini è lo stesso Presidente comunista che concesse la grazia a Mario “Giacca” Toffanin, il maggiore responsabile insieme ai partigiani assassini del PCI dell’eccidio di Porzus, in cui vennero trucidati 17 partigiani della Brigata .
Concludo questa breve biografia su Josip Broz detto Tito certo di poterlo annoverare fra i più spietati assassini del mondo comunista.
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(1) Fonte : Bibliografia magazine “Storia e Verità” 2017 Giuseppe Barcellona

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Dissenso
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