venerdì 8 febbraio 2019

L'OPINIONISTA LETTORE

E' di oggi  (giovedì 7 febbraio 2019) il breve ma interessante commento che vi propongo, presente sul quotidiano "il Resto del Carlino", nella "Pagina dei lettori", intitolato: "Foibe, la storia e i fatti", di Flavio Giunchi, Forlì.
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Ecco il testo :
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" Ho letto la puntuale risposta del condirettore al lettore che lamenta la triste "posizione" dell'Anpi di Rovigo sul genocidio delle Foibe.
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Non si può non essere d'accordo che la storia non si cancella e che i fatti non possono essere negati, nè da destra nè da sinistra, ma possono essere valutati diversamente col passare del tempo, attraverso le opportune ricerche di verità, molto spesso nascoste, contraffatte e omesse dai vincitori.
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Purtroppo, oltre a quello degli ebrei, numerosi sono i genocidi del '900 nei gulag sovietici, i milioni di morti in Cina che si opponevano alla collettivizzazione forzata, in Cambogia con i Khmer rossi di Pol Pot, in Ruanda e in altri Paesi africani e, 20 anni fa, nell'ex Jugoslavia.
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Occorre davvero inserire nella memoria collettiva questi orrori e, in Italia, arrivare a una memoria condivisa della nostra storia del '900.
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Credo però che dell'ultima fase storica italiana, se ne debba occupare il Parlamento istituendo apposite commissioni per superare la "guerra fredda", che regna ancora fra le forze politiche.
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Sul fascismo tanto si è scritto e si scrive ancora, ma non si conosce ancora tutta la verità e la consistenza della breve e drammatica vicenda della Resistenza.
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Credo che anche questa sia una anomalia tutta italiana, che no ha riscontro negli altri Paesi europei."
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Non posso che essere d'accordo su quanto scritto sopra, e condividere le perplessità e le considerazioni del Sig. Giunchi, poichè, in effetti, è oramai accertato che molta verità, soprattutto quella riguardante i crimini del comunismo, è stata nascosta o artefatta ad arte da veri professionisti della disinformazione : gli pseudo-intellettuali delle sinistre.
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Costoro hanno volutamente mistificato la realtà, nascondendo e omettendo, falsificando e mentendo, al fine di presentare il comunismo in una veste diversa da ciò che ha invece effettivamente rappresentato per l'Umanità, un Male assoluto !
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PARLAMENTARI PD
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Oggi, con l'avvento di internet l'informazione viaggia e si propaga a velocità stratosferica, e squarcia il velo di omertà e di inganni che per decenni hanno costituito l'arma principale dei seguaci di Togliatti e dai nostalgici della "falce e martello".
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Ancora oggi, purtroppo, persistono sacche di inqualificabile ignominia nella nostra civile società, come quella per cui sono state intitolate vie e piazze, in tutta europa, a criminali comunisti come ad esempio Lenin, Togliatti, o Stalin.
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Fortunatamente sempre più voci si levano per protestare contro questo abominio e per chiedere con insistenza che sia fatta luce sui delitti partigiani e comunisti del dopoguerra, e su tutti i crimini finora tenuti astutamente nascosti.
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Il comunismo in quanto tale, con tutto il suo malvagio carico di nefandezze, è destinato ad estinguersi, anche in quei Paesi in cui ancora oggi è presente e in cui assoggetta la popolazione con metodi coercitivi e con la privazione della libertà.
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Quando ciò avverrà, allora, il mondo sarà migliore ...
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Dissenso
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venerdì 25 gennaio 2019

La guerra di Stalin contro gli ebrei


Louis Rapoport è nato negli Stati Uniti, a Los Angeles in California, il 7 luglio 1942 ed è morto il 20 giugno 1991
Louis Rapoport
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Ha servito per due anni in Africa occidentale come volontario dei Peace Corps , l’organizzazione internazionale creata dagli USA al tempo di John Kennedy per intervenire nei Paesi sottosviluppati.
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Si è laureato all’Università pubblica di Berkeley in California poi si è trasferito a Gerusalemme dove conobbe la sua futura moglie Sylvia.
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E’ stato uno scrittore e redattore del Jerusalem Post, il quotidiano con sede a Gerusalemme.
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Ha scritto diversi libri dedicati alla Storia e alla Cultura dell’ebraismo contemporaneo, tra cui “La guerra di Stalin contro gli ebrei”.
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In questo suo lavoro l’autore tratteggia con dovizia di particolari i personaggi che collaborando con Lenin e Stalin resero possibile l’avvento del comunismo bolscevico, e di tutti gli orrori che ne derivarono.
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Grazie all’esame di documenti d’archivio russi resi consultabili dalle riforme di Gorbaciov alla fine degli anni Ottanta, e alle numerose interviste dei discendenti delle vittime delle purghe anti-ebraiche, Rapoport ci ha potuto fornire un quadro esatto della situazione sovietica per quanto riguarda l’antisemitismo e l’odio di Stalin verso gli ebrei.
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Emergono però anche altre sconcertanti verità, precedentemente passate sotto silenzio, che ci permettono di capire come l’agghiacciante paranoia staliniana e i massacri di milioni di persone siano stati possibili grazie proprio agli ebrei.
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Rapoport, dati alla mano, ci dice che il cinquanta per cento circa dell’apparato del dittatore georgiano era composto da ebrei, e che i maggiori e più feroci gerarchi comunisti erano essi stessi ebrei.
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L’antisentismo sovietico è stato quindi alimentato dagli stessi ebrei russi, che sono stati una componente rilevante nel bolscevismo rivoluzionario e nella sua evoluzione.
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I personaggi di spicco del bolscevismo erano ebrei, a partire da Lenin, da Trotzky, e dal loro vate ispiratore, Carl Marx.
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Carl Marx, l'ebreo comunista
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I criminali comunisti che in Europa sono sconosciuti, ma che sono in effetti responsabili della morte di milioni di persone, erano ebrei, come Genrich Jagoda, Grigorij Zinov’ev, Grigorij Sokol’nikov, Lazar Kaganovic, Lev Kamenev, Solomon Lozovsky.
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Lo studio approfondito della società sovietica del periodo staliniano compiuto dall’autore ci permette di conoscere i personaggi legati al mondo degli intellettuali che furono plasmati dal comunismo in un connubio fra cultura e terrore, in simbiosi con il potere politico.
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Vladimir Lenin, l'ebreo comunista
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In questo universo emergono i nomi di spicco di personalità dell’ebraismo russo, come ad esempio quelli di Il’ja Erenburg, di Solomon Mikhoels, di Itzik Feffer, o di Mark Gallai.
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La loro bassezza morale li condusse a tessere lodi sperticate per Stalin e ad ignorare i crimini che quotidianamente altri ebrei come loro compivano in Unione sovietica.
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Prima di morire Stalin pianificò un vero e proprio olocausto della razza ebraica in terra di Russia, impostando uno dei suoi famosi processi farsa che non si attuò solamente a causa della sua morte.
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Si tratta del cosiddetto “processo dei medici” con il quale avrebbe deportato i medici (quasi tutti ebrei) accusandoli di aver avvelenato i capi comunisti russi e
iniziando così un gigantesco pogrom e una caccia alle streghe verso ogni ebreo presente in Unione sovietica.
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Le deportazioni sarebbero proseguite quindi non solo contro i medici, e lo prova il fatto che Stalin aveva già fatto approntare delle aree di destinazione per i deportati grandi come l’Italia e la Jugoslavia messe insieme.
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Furono costruiti appositi baraccamenti nella regione siberiana compresa fra il nordest del Kazakistan e i territori a sud di Novosibirsk, e la zona petrolifera della Siberia occidentale, composti da centinaia e centinaia di campi di concentramento costellati da città fantasma e baracche fatiscenti.
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Nel 1956 furono trovati altri due campi simili a questi nel Birobidzan, e altri ancora sull’isola di Novaja Zemlja  nell’Artico, a nord est di Arcangelo, costruiti per ordine diretto di Stalin nel 1952.
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Nelle regioni settentrionali del Kazakistan era presente il campo di Karaganda, esteso per più di 450 chilometri, che poteva accogliere circa due milioni di ebrei.
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In rosso la regione del Kazakistan, dove Stalin
approntò i campi di concentramento per gli ebrei
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Stalin morì nel mese di marzo del 1953 ma riuscì comunque a iniziare le deportazioni, che presero il via nel mese di febbraio.
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Intellettuali ebrei con le loro famiglie e bolscevichi ebrei della vecchia guardia, oltre ai medici, divennero oggetto del piano di deportazione di massa ideato da Stalin.
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Se Stalin non fosse morto, l’intera "operazione" avrebbe assunto i toni di un vero e proprio genocidio  e di un piano di sterminio programmato simile a quello attuato da Hitler.
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Durante il percorso dell’affermazione bolscevica, raggiunta mediante l’uso della violenza e della ferocia, l’apparato comunista, composto per la metà di ebrei, compresi i criminali sanguinari che erano al comando della Polizia di Stalin, si rese artefice di crimini contro l’umanità e di crimini verso gli stessi ebrei.
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In pratica i criminali ebrei russi si nutrirono del sangue dei loro confratelli ebrei, e si distinsero per la ferocia dimostrata con le loro azioni.
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Deportazioni, torture, mutilazioni, tradimenti, ferocia e sangue furono le caratteristiche attraverso cui si potevano identificare gli ebrei di Stalin.
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Forse è questo il motivo per cui ancora oggi gli ebrei delle varie comunità in Europa, compresi quelli italiani, evitano di parlare del comunismo russo, e tacciono sui misfatti del comunismo, puntando il dito accusatore solo ed esclusivamente verso i crimini del nazismo.
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Da decenni ripropongono libri come “il diario di Anna Frank” e stendono un omertoso velo di silenzio sui gulag staliniani, sulle deportazioni,  e sui pogrom che avvennero in Unione sovietica.
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Lo stretto legame che unì ebrei russi al comunismo sovietico ci induce a pensare che senza i “figli di Davide” forse il bolscevismo non avrebbe potuto raggiungere i picchi di nefandezze che lo hanno contraddistinto.
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I gerarchi comunisti staliniani ebrei non hanno alcunchè di diverso dai  torturatori nazisti, se non la loro appartenenza al Popolo della Stella di Davide.
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La ferocia dimostrata nell’annichilire i milioni di vittime di cui essi furono i carnefici in terra di Russia li pone sullo stesso piano degli assassini tedeschi che attuarono la shoà.
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Il comportamento dei criminali ebrei comunisti russi non si può liquidare come parte di una serie di episodi marginali e a sé stanti, ma anzi, sono inseriti in un contesto generale dove l’ebraismo si connotava come parte del potere comunista, come suo fautore e complice protagonista.
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I rabbini delle varie comunità oggi dovrebbero “fare i conti” con questa realtà, prendendone atto, e dichiarando la loro presa di distanza dal comunismo, con il quale fino ad oggi appaiono invece in perfetta simbiosi.
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Nascondere le nefandezze compiute dagli ebrei comunisti in terra di Russia, e il loro importante ruolo nell’affermazione violenta del bolscevismo, non servirà loro a rifarsi una verginità, poiché la verità storica emerge sempre, prima o poi.
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La dimensione dell’olocausto assume, in relazione al ruolo ebraico nella costituzione del comunismo un ruolo diverso seppur esecrabile, ma conseguenziale a quanto svolto prodromicamente dagli ebrei stessi nel loro ruolo e nella loro interpretazione nella creazione del bolscevismo.
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Se paragoniamo alcuni ebrei comunisti come Lenin, Trotzky, Jagoda e Kaganovic, solo per citarne alcuni, ad altri personaggi criminali del nazismo, constatiamo che entrambi hanno rivolto il loro odio verso il medesimo obiettivo : gli ebrei stessi.
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In riferimento a tutto ciò, quale differenza c'è quindi fra nazismo, comunismo ed ebraismo ?
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Qual è il carattere distintivo secondo cui bisogna condannare le vittime del nazismo da un lato, mentre è imperativo ignorare quelle prodotte dal comunismo ?
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Tra l'altro, come già detto e come risulta da approfonditi studi storici, le vittime del nazismo sono cadute per mano di criminali legati alle devastanti politiche razziali di Hitler, mentre quelle del comunismo sono state il risultato sia delle politiche comuniste staliniane, ma anche della collaborazione degli ebrei stessi, a capo dell'apparato repressore comunista.
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Addirittura prima dell'ultima guerra mondiale i comunisti russi consegnarono migliaia e migliaia di ebrei ai nazisti di Hitler, in virtù dell'alleanza Molotov-Ribbentrop, come affermato anche da Alberto Angela nella trasmissione della RAI "Ulisse".
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Si evince quindi la precisa responsabilità dell'apparato staliniano comunista (ed ebraico) nell'olocausto degli ebrei stessi, e si palesa la mano fratricida dei figli di Davide.
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Naturalmente i comunisti italiani si sono affrettati a scagliarsi contro il conduttore televisivo, negando tutto nonostante l'evidenza storica, e attuando una vergognosa politica palesemente negazionista in tale senso.
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D'altra parte anche la comunità ebraica non ha un comportamento cristallino al riguardo, ma anzi mantiene un colpevole silenzio, foriero di verità nascoste e di vergogne mai metabolizzate, temendo che emerga dalle profondità della Storia il termine "giudeo-bolscevismo" e il loro ruolo di carnefici e di sterminatori.
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Ebrei contro ebrei, figli di Davide bolscevichi che hanno sterminato i figli di Davide russi, in un crescendo delittuoso che non trova precedenti nella Storia dell'umanità.
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Il patto Molotov-Ribbentropp diede il via alle deportazioni di ebrei dalla Russia alla Germania

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Le complicità con il nazismo che ha compiuto l'olocausto sono il risultato di un una medesima unità di intenti, volta al genocidio ebraico, e perpetrato con l'aiuto e la complicità degli ebrei stessi, in un paradosso letale e perverso, unico nella Storia dell'umanità.
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Il tragico parallelismo di queste dinamiche è evidente, ed è sotto gli occhi di tutti, ma sia il comunismo che gli ebrei hanno interesse a nascondere questa palese realtà, ed è così che anno dopo anno ci ripropongono le mielose storie di Anna Frank, evitando accuratamente di parlare di gulag, di Siberia, di deportazioni in Unione sovietica, di Holodomor (la grande carestia indotta di Stalin che in Occidente è sconosciuta, nonostante abbia prodotto milioni di vittime), di torture, mutilazioni, stupri, vite distrutte, ecc...
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Gli ebrei russi sono stati attori protagonisti di tutto ciò e tutto ciò è documentato accuratamente.
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Spero che il rabbino capo di Roma, leader della comunità ebraica italiana più importante, legga questo mio scritto, e spero che si cosparga il capo di cenere profondendosi in scuse e preghiere in ricordo dei milioni di vittime (tra cui moltissimi ebrei) prodotte dagli ebrei stessi.
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In pratica un olocausto dimenticato, volutamente, e per questo ancor più scandaloso !
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Una ferita rivolta all'umanità stessa, che la storia affiderà ai posteri, ridando la giusta dignità alle vittime, e che sancirà l'ignobile ruolo dell'ebraismo nella produzione di una carneficina senza fine ...
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Dissenso
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giovedì 8 novembre 2018

LA CADUTA DEL MURO

Il famigerato “Muro di Berlino”, denominato in lingua tedesca come Berliner Mauer oppure con il termine preferito dai comunisti di Antifaschistischer Schutzwall  (Barriera di protezione antifascista) non era in realtà un semplice Muro ma un vero e proprio sistema di imbrigliamento obbligato per chiunque vivesse al suo interno.
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Il muro fu eretto il 13 agosto 1961 dal Governo comunista della Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca), soggiogata e comandata dall’Unione Sovietica, allo scopo di impedire la libera circolazione con le persone provenienti dall’area della Germania Ovest denominata anche “Bundesrepublik Deutschand” o Repubblica Federale di Germania.
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Il termine “Repubblica democratica” di cui si è appropriato il sistema politico comunista, in realtà è solo una delle tante menzogne che da sempre accompagnano le dittature marxiste, poiché tali sistemi politici si basano sull’uso della violenza e della forza contro le masse popolari inermi.
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Berlino ovest : una enclave all'interno di Berlino Est e della Germania comunista
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Nulla di democratico quindi, ma una vera e propria opera coercitiva il cui momento più rappresentativo fu rappresentato dalla costruzione di un muro.
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La costruzione, composta da da due muri paralleli di cemento armato e fortificati, separati da una fascia di terreno denominata “striscia della morte” larga alcune decine di metri, ha circondato Berlino Ovest, dividendo in due la città per ben 28 anni, fino al al 9 novembre 1989.
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Durante questo periodo l’oppressione comunista punì con la morte chiunque tentasse di scappare al di là del muro.
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Il servizio segreto comunista russo, il tristemente famoso KGB, sparò ad almeno 133 persone che cercavano di superare il muro alla ricerca di libertà, uccidendole spietatamente.
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A quel tempo c'era un ufficiale russo, membro dei servizi segreti di stanza proprio a Berlino est, il quale faceva parte dei criminali assassini che sparavano oppure ordinavano di sparare alle sventurate vittime del loro odio, un tenente colonnello di nome Vladimir Putin, che sarebbe poi diventato un feroce e spietato dittatore nel nuovo ordinamento politico in Russia.
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La menzogna e la disinformazione sono gli elementi comuni ai vari partiti comunisti occidentali, in primis quello italiano e quello francese, con cui gli imbonitori marxisti, camuffati e metamorfizzati da pseudo intellettuali, hanno scientemente e colpevolmente nascosto il modus operandi dei regimi comunisti russo o cinese, compreso anche quello adottato nella Germania est, caratterizzati tutti da morte, sangue, distruzione, tortura, spersonalizzazione dell’individuo, deportazione e disprezzo dei diritti umani.
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Il “modello” sovietico basato sull’uso della violenza e della sovversione armata rivoluzionaria è stato ripreso senza mezzi termini dai seguaci della falce e martello anche in Italia, che nel biennio 1919 –1920 hanno condotto il Paese sull’orlo di una cruenta guerra civile.
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Carri armati sovietici a Berlino est
Link all’articolo sull’argomento :
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Uno degli scopi del comunismo è la cosiddetta dittatura del proletariato, che in realtà si risolve in una enorme bufala di portata storica, poiché nei Paesi comunisti la dittatura è sì presente, ma rivolta contro il proletariato e non gestita da esso.
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I politicanti comunisti burocrati e assassini, in realtà, gestiscono le masse secondo gerarchie che non lasciano alcuno spazio a qualunque tipo di democrazia popolare, ma anzi sfogando su di loro la violenza auspicata continuamente negli scritti di Marx.
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Il Muro di Berlino ha ben rappresentato in terra d’Europa questo scenario, seguendo un disegno già sperimentato in Unione Sovietica, in Cina, in Cambogia e nella Corea del Nord.
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In ognuno di questi paesi si contano a milioni le vittime del comunismo, ma oggi è finalmente possibile gridare questa verità, tenuta nascosta per decenni da criminali del calibro di Palmiro Togliatti o Sandro Pertini oppure dagli assassini partigiani della falce e martello.
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Berlino ovest, in pratica, è stata ridotta ad enclave in territorio comunista, separando le famiglie e le persone, il cui desiderio di riunirsi è stato calpestato da divieti letali.
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In un dossier del servizio segreto della Germania Est datato 1973 si legge :
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Non esitate ad adoperare le vostre armi, anche se a tentare di violare il confine sono donne e bambini”.
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Molti cittadini hanno escogitato il modo per scappare dal comunismo, ideando modalità fantasiose e diverse, di cui ne cito alcune ad esempio :
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■  Nel dicembre 1961, Harry Deterling, un ingegnere ferroviario, utilizzò un binario in disuso ma ancora utilizzabile, per fuggire insieme alla famiglia e ai propri amici a bordo di un treno da lui guidato, e lanciandolo a tutta velocità in direzione Berlino Ovest, travolgendo le guardie di frontiera.
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Il giorno successivo la tratta ferroviaria fu smantellata dal regime comunista.
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La massima estensione territoriale dell'egemonia comunista sovietica (1959-1961)

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■  Nel 1961 Wolfang Engels, uno dei soldati che avevano contribuito ad erigere il Muro di Berlino decise di pianificare la propria fuga.
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Il 16 aprile 1963 si impossessò di un carro armato della Germania Est e si diresse a tutta velocità contro la barriera di cemento armato, nel tentativo di sfondarla, ma il mezzo non riuscì nell’intento.
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Engels tentò quindi la fuga uscendo dal mezzo corazzato e cercando di arrampicarsi sul muro ma sfortunatamente rimase impigliato nel filo spinato e sotto il fuoco dei cecchini comunisti che lo colpirono per ben due volte.
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Dall’altra parte del Muro alcuni cittadini di Berlino Ovest che stavano bevendo in un bar, intervenirono e lo aiutarono a divincolarsi dal filo spinato e a calarsi giù dal muro, ferito e svenuto.
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Engels riprese conoscenza sul bancone del bar e vedendo le etichette occidentali sulle bottiglie di alcoolici  capì di avercela fatta.
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■  Il 5 maggio del 1963 Heinz Meixner, un austriaco che lavorava a Berlino est decise di oltrepassare il famigerato Checkpoint Charlie insieme alla ragazza di cui si era innamorato e alla sua futura suocera, che erano acquattate nel sedile posteriore. >
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Heinz era alla guida di una convertibile a noleggio, a cui aveva asportato il parabrezza e a cui aveva sgonfiato parzialmente i pneumatici, così quando arrivò vicino al punto in cui avrebbe dovuto fermarsi per l’ispezione del veicolo, accelerò abbassandosi e passò a tutta velocità sotto le sbarre della barriera, verso Berlino Ovest.
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■  Hartmut Richter è un vero eroe, e vi spiego il perché.

Nel 1966, diciottenne, Hartmut scappò dal comunismo nuotando per ore lungo il canale di Teltow, sfuggendo alle guardie di confine della Germania Orientale.
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Il percorso, lungo e spossante, fu complicato da un cigno che lo aggredì, e dal latrare di cani lungo la riva a causa dei quali doveva nuotare sott’acqua.
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Alla fine riuscì a raggiungere Belrino Ovest esausto e infreddolito, svenendo sulla riva del canale ma in salvo.
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Checkpoint a Berlino Est

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Qualche anno dopo decise di tornare nella Germania dell’Est per far espatriare i suoi amici nascondendoli nel portabagagli dell’auto, riuscendo a metterne in salvo più di trenta persone.
Nel 1976 fu catturato dalla polizia comunista e condannato a quindici anni di reclusione, ma le autorità della Germania Ocidentale riuscirono ad ottenere la sua liberazione dopo quattro anni di carcere.
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■  Ingo Bethke era una Guardia di confine della Germania Est lungo un tratto del fiume Elba, di cui aveva acquisito una certa familiarità. >
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Nel 1975 decise di scappare insieme ad un amico e dopo aver superato una recinzione ed un campo minato i due attraversarono il fiume remando silenziosamente su un materassino gonfiabile, fino a raggiungere la libertà. 

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La libertà è proprio ciò che manca nei regimi comunisti, da sempre, fin dalla loro nascita, anzi si può affermare che l’embrione stesso del marxismo è l’antitesi stessa del liberalismo e del libero dialogo, del confronto dialettico e dell’interscambio culturale, riducendosi in sintesi a falsità e violenza.
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A riprova di questa affermazione ricordo a chi legge che in occasione della rivoluzione ungherese del 1956, in cui l’intera popolazione magiara si ribellò alla prepotenza bolscevica, fu lo stesso Togliatti a sollecitare i sovietici ad intervenire militarmente per soffocare la rivolta.
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Ricordo inoltre che il 25 aprile, in cui si festeggia la cosiddetta “liberazione” in Italia, è stato fagocitato dai comunisti come se gli interventi dei partigiani comunisti fossero stati quelli risolutori per le sorti della “liberazione” stessa.
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In realtà i partigiani comunisti possono essere definiti come gruppi di assassini feroci e assetati di odio e di sangue, per essersi nutriti del sangue di fratelli italiani e di aver innescato nel corso della guerra le molte rappresaglie delle truppe tedesche contro i civili, pratica quella della rappresaglia di uso comune e perfettamente legale (anche se deprecabile) in tempo di guerra.
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L’odio comunista di partigiani e comunisti assassini si è palesato in Italia anche a guerra finita, ad armi deposte, con uno stillicidio di omicidi e stragi, con l’assistenza e la protezione da parte delle istituzioni, del partito comunista e di personaggi come Dario Fo o Giangiacomo Feltrinelli, patrocinatori dei terroristi comunisti.
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Il Muro di Berlino è, e rimarrà sempre, un emblema della violenza comunista, innegabile e palese.
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Da quando è stato abbattuto, 29 anni fa, insieme al comunismo, la Germania si è liberata di una dittatura peggiore di quella nazista con cui il comunismo pare abbia  molti elementi in comune.
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1989 - Berlino festeggia la fine del Muro


Non a caso Winston Churchill dopo la morte di Hitler, riferendosi a Stalin,  pronunciò la famosa frase :
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Forse abbiamo ucciso il maiale sbagliato !
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Allego un elenco di LINK ai miei precedenti articoli sul Muro di Berlino :
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Ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino
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Il Muro di Berlino
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I prodromi del comunismo e il Muro di Berlino
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9 novembre 1989 - 9 novembre 2014 - Venticinque anni senza Muro di Berlino 
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XXV° anniversario della caduta del Muro di Berlino
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I muri del comunismo
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Dissenso 
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sabato 3 novembre 2018

I contadini e il comunismo


Dedico questo breve scritto, estrapolato dal libro di Louis RapoportLa guerra di Stalin contro gli ebrei”, a tutti quei contadini che hanno sempre voluto credere al comunismo come essenza simbiotica al loro status di proletari.
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La credenza popolare che il comunismo sia il baluardo eretto in difesa dei diritti di operai e contadini, è frutto sia di ignoranza storica che della disinformazione operata dal Partito comunista stesso per dissimulare e mistificare l’atroce realtà che ha visto, in Unione Sovietica, un vero e proprio attacco dei comunisti contro i contadini.
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La ferocia dimostrata dal regime comunista contro i contadini è stata senza precedenti nella storia dell’umanità, ed è stata accompagnata da un odio viscerale sia contro di loro che contro gli ebrei.
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Ecco cosa scrive Rapoport :
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Alla fine degli anni Venti il “culto della personalità” era appena agli inizi e doveva ancora assumere le sue proposizioni stratosferiche, ma nel Caucaso già si erigevano statue di Stalin; e i poeti lo paragonavano all’Essere Supremo.
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Presto non ci furono più limiti, e nella vasta parte della terra dominata da Stalin, egli cominciò a produrre morte a un ritmo impressionante.
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Tra il 1929 e il 1932 nei programmi di collettivizzazione e “dekulakizzazione” di Stalin furono sterminate, facendole morire di fame e di feddo, da cinque a dieci milioni di persone: fu questo il suo primo sforzo di “trasformazione dell’elemento umano”.
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Le vittime di questa impresa genocida, i “contadini ricchi”, noti come kulaki, nel subcosciente russo erano spesso associati agli ebrei, come si vede nel Diario di uno scrittore di Dostoevskij, che afferma:
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Rappresentazione di un kulaki
Noi non ci vantiamo mica dei nostri kulaki, non li presentiamo come esempio da seguire, ma al contrario, siamo d’accordo che gli uni e gli altri (ebrei e kulaki) sono ugualmente dannosi”.
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Gli ebrei, con la loro “sempiterna caccia all’oro”, secondo Dostoevskij avevano sfruttato e “rovinato” i russi con la vodka e se fossero stati in maggioranza rispetto ai russi “non li massacrerebbero totalmente fino all’annientamento completo, come facevano con le altre nazionalità negli antichi tempi della loro storia ?
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Sia Lenin che Stalin dicevano che i kulaki non erano esseri umani, proprio come Hitler e i nazionalsocialisti.
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Persino lo scrittore Maksim Gor’kij attaccò i kulaki, esprimendo la speranza che “il popolo incivile, stupido, gonfio dei villaggi russi si estingua (…) e venga rimpiazzato da un popolo istruito, razionale, energico.
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Si poteva sempre contare sugli intellettuali per avere questo tipo di prosa rivoluzionaria da utilizzare contro una nazionalità o una classe prese di mira ovvero delle espressioni un po’ più fiorite delle crude etichettature usate dai dirigenti : Stalin per esempio chiamava questi contadini semplicemente “feccia”.
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Nei film e nei fumetti i kulaki erano rappresentati come orrendi predatori barbuti, simili agli ebrei.
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Famiglie contadine deportate da Stalin sui carri ferroviari
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Persino il grande regista ebreo Sergej Eizenstein contribuì ad alimentare questa immagine.
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Ma quest’opera genocida non aveva bisogno di argomenti razionali, come non ne ebbe bisogno la guerra di Hitler contro gli ebrei : l’idea che soltanto una lotta di classe contro i kulaki avrebbe permesso al partito di mobilitare il resto dei contadini era “quasi del tutto una fantasia”.
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Le motivazioni razionali della liquidazione delle “risorse umane ostili” erano di carattere economico, ma si sarebbero potute dare ragioni politiche o di “sicurezza”, come quando, vent’anni dopo, venne montato il caso contro gli ebrei.
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Anche se fin dall’inizio della rivoluzione le menzogne abituali divennero parte integrante del sistema sovietico, in questo periodo venne cancellata la distinzione tra ciò che i comunisti credevano realmente e ciò che dicevano.
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Mitizzazione di Stalin
come Essere Supremo
Come avrebbe scritto George F. Kennan, dal momento in cui hanno preso il potere i comunisti russi si sono sempre caratterizzati per la straordinaria capacità di coltivare la menzogna come arma politica deliberata.
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Il sistema delle deportazioni in massa cominciò con la collettivizzazione, quella che Stalin chiamò “rivoluzione dall’alto”.
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Tre milioni di contadini, con le loro famiglie, furono deportati nei rigidi climi del nord, mentre altre centinaia di migliaia furono mandati a morire nel Gulag che andava sviluppandosi.
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Interi villaggi vennero distrutti e da tre a sei milioni di persone morirono di fame.
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Secondo alcuni studiosi la politica staliniana dei primi anni Trenta provocò addirittura ventidue milioni di morti.
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Dissenso
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venerdì 2 novembre 2018

La letteratura del DISSENSO anticomunista


Propongo alla Vostra attenzione alcuni dei letterati, poeti, e scrittori, che con le loro opere hanno contribuito a diffondere la verità sugli orrori del comunismo sovietico.
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Ecco quindi un breve escursus sui maggiori rappresentanti del dissenso che il regime comunista ha tentato, inutilmente, di imbavagliare.
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ALEKSANDER ISAEVIC SOLZENICYN 
(Kislovodosk, 1918 - Mosca, 2008)
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Solzenicyn attraverso i suoi scritti ha fatto sapere al mondo intero quale fosse la realtà dei gulag comunisti sovietici, nei quali fu rinchiuso, come dissidente, per lunghi anni.
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Fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1970 e nel 1974 fu espulso dall’Unione Sovietica, salvo poi ritornarvi nel 1994 dopo la caduta del comunismo.
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Nello stesso anno fu eletto membro dell’Accademia serba delle arti e delle scienze nel Dipartimento lingua e letteratura. 
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Alcune delle sue opere :
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Il primo cerchio  -  1970
Il cervo e la bella del campo  -  1970
Per il bene della causa  -  1974
Lenin a Zurigo  -  1976
Una giornata di Ivan Denisovic – 1990
L’arcipelago gulag  -  2008
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Per l’intera produzione dell’autore rimando al Link su Solzenicyn nel sito  Autori del dissenso.it:
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ANA ANDREEVNA ACHMATOVA (1899-1966)  
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Grande poetessa russa, a cui il regime comunista sovietico rese la vita difficile, infatti il marito venne fucilato nel 1921 e il figlio Lev fu deportato in Siberia nei gulag staliniani.
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Ana fu espulsa dall’Unione Sovietica nel 1946 con la pretestuosa accusa di “estetismo e disimpegno politico” e fu riabilitata solamente nel 1955, dopo la morte di Stalin.
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Alcune delle sue opere :
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Le rose di Modigliani - 1982
Un Poema senza Eroe (il suo capolavoro) - 1987
Io sono la Vostra Voce - 1990
La corsa del Tempo - 1992
Lo Stormo Bianco - 1995
Distrugga, per favore, le mie lettere: lettere 1906-1966, 2005, e molti altri.
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La produzione letteraria della poetessa, per sua stessa ammissione, è stata influenzata da Dante Alighieri.
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ANDREJ ALEKSEEVIC AMALRIK (1938  -  1980)
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Venne messo al bando dal regime comunista per aver scritto “Viaggio involontario in Siberia”, la sua opera più famosa.
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Il suo scritto più profetico fu invece il libro del 1970 intitolato “Sopravviverà l’Unione Sovietica fino al 1984 ?” in cui sbagliò di un solo anno la sua preveggenza poiché nel 1985 iniziò la perestroika che avrebbe condotto alla fine del comunismo russo.
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L’autore fu espulso dall’URSS nel 1976 e finì i suoi giorni in Spagna, dove morì nel 1980.
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Link all’articolo su Amalrik nel blog  Italian Samizdat” :
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http://www.italian-samizdat.com/2018/10/amalrik-andrej-alekseevic.html
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ANDREJ DONATOVIC SINIAVSKY (Mosca 1925-Parigi 1997) 
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Pubblicava i suoi libri all’estero con lo pseudonimo di Abram Terz.
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Alcune delle sue opere opere : 
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Il processo inizia – 1960
Storie fantastiche (o Racconti fantastici) – 1963
Che cos’è il realismo socialista ?   - 1966
Una voce dal coro – 1973
Buona notte - 1984
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Link all’articolo su Sinjavskij nel sito  “Autori del dissenso.it
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http://www.autorideldissenso.it/dissenso/sinjavskij.htm 
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BORIS PASTERNAK (Mosca, 10 febbraio 1890 – Peredelkino, Russia, 1960)
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Nacque a Mosca da una famiglia ebraica il 10 febbraio 1890 (secondo il calendario gregoriano).
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Grazie al padre Leonid che era artista e professore alla Scuola moscovita di pittura e alla madre pianista, Boris trascorse l’infanzia in un ambiente intellettuale e artistico, tanto che in gioventù conobbe personaggi importanti e famosi come Lev Tolstoj, che era un amico di famiglia, e il compositore Aleksander Skrjabin, la cui influenza gli fece venire il desiderio di diventare pianista.
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Nel 1912, dopo i suoi viaggi in Svizzera e in Italia, maturò la decisione di dedicare la propria vita alla Poesia.
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E’ stato Premio Nobel per la Letteratura nel 1958, grazie al suo celebre romanzo “Il Dottor Zivago”, fortemente autobiografico, che raccontava gli aspetti più oscuri della Rivoluzione di Ottobre.
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Il regime comunista sovietico manifestò la sua brutalità bandendo l’opera e impedendogli di recarsi a Stoccolma per ritirare il Prremio Nobel, oltre che perseguitandolo tramite i servizi segreti che lo costrinsero all’isolamento e alla povertà.
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Alcune delle sue opere :
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Il gemello tra le nuvole – 1914
Oltre le barriere - 1917
Mia sorella la vita - 1922
L’anno 1905 , poemetto del 1925
Il salvacondotto - 1931
Il Dottor Zivago – 1957 – (Premio Nobel per la letteratura 1958)
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Dissenso
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