venerdì 12 ottobre 2018

AMALRIK ANDREJ ALEKSEEVIC

Amalrik nel 1976

Andrej Amalrik (Mosca 1938 - Guadalajara (Spagna) 1980) è stato un narratore, uno storico, e un drammaturgo russo, oltre che un dissidente. 
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Il padre era archeologo e storico, e anche Amalrik si iscrisse alla Facoltà di Storia dell’Università di Mosca, frequentandola a partire dal 1959.
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Nel 1963 fu però espulso a causa delle sue tesi poco ortodosse sul passato della Russia, espresse nella pubblicazione intitolata I Normanni e la Russia di Kiev che venne peraltro diffusa clandestinamente, in cui dava una rappresentazione paradossale della società sovietica.
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In pratica Amalrik  aveva avanzato l’ipotesi che, prima del nono secolo, i greci scandinavi avessero svolto un ruolo determinante nello sviluppo della Russia, ipotesi questa che, secondo il regime, sminuiva il ruolo delle popolazioni slave.
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Per questo motivo e per il fatto che i testi fossero diffusi clandestinamente attraverso lo strumento del samizdat, l’autore fu arrestato nel 1965 e condannato all’esilio interno e al lavoro coatto in Siberia.
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Dopo aver effettuato un breve viaggio a Mosca in occasione della morte di suo padre, Amalrik rientrò in Siberia e si sposò con Gyuzel Makudinova, una artista espressionista tartara, la quale condivise con lui l’esilio che gli era stato imposto.
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L’accusa con cui fu deportato nella regione siberiana di Tomsk fu quella di tenere “una condotta parassitaria”, ma poi il verdetto fu rivisto dalla Corte Suprema dell’Urss e Amalrik venne liberato nel 1966.
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Il dissidente
Pavel Litvinov
Iniziò a collaborare con la Stampa straniera divenendo freelance per l’agenzia “Novosti” (Notizie) facendo da anello di congiunzione fra i dissidenti e i giornalisti occidentali
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Nel 1968 partecipò con Pavel Litvinov alla stesura del libro “Il processo dei quattro” riguardante l’arresto degli scrittori dissidenti Yuri Galanskov, Alexander Ginsburg, Alexei Dobrowolski e Vera Lashkova, imprigionati per “agitazione e propaganda antisovietica”.
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Litvinov fu arrestato dal regime comunista e quindi toccò ad Amalrik il compito di finire di scrivere il libro e di consegnarlo ai giornalisti occidentali.
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Grazie ai suoi contatti con la stampa estera riuscì a far arrivare in Occidente anche il saggio manoscritto di Andrei Sakharov “Pensieri sul progresso, convivenza pacifica e libertà spirituale”.
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Amalrik tornò a Mosca nel 1969, dove compose il saggio politico e filosofico ”Sopravviverà l'Unione Sovietica fino al 1984 ?“ che trovò subito ampia diffusione nel samizdat e venne pubblicato nello stesso anno anche in Olanda e poi in altri Paesi occidentali.
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Questo saggio letterario prevedeva una crisi incombente del sistema sovietico, che avrebbe portato secondo l’autore alla scomparsa dell’URSS nell’arco di quindici anni, soprattutto a causa della minaccia cinese.
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L’Urss in effetti finì nel 1985 con la Perestroika, un anno dopo la fine prevista dall’autore, anche se, ufficialmente, fu sciolta nel 1991.
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Nel 1970 decise di raccontare la sua esperienza nel gulag staliniano scrivendo ”Viaggio involontario in Siberia e per questo fu arrestato in base all’art. 190/1, e condannato dal Tribunale di Sverdlovsk a 3 anni di lager a regime speciale.
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Amalrik fu tenuto prigioniero in un lager nella Regione di Novosibirsk della Siberia occidentale e a Magadan sulla costa del Mare di Okhotsk.
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Il 21 maggio 1973, al termine della pena la Procura di Magadan gli  contestò di nuovo il fatto di aver contravvenuto al medesimo articolo di Legge, infliggendogli altri tre anni di detenzione.
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Amalrik intraprese uno sciopero della fame durato 117 giorni, in seguito al quale la Corte Suprema dell’Urss modificò la condanna a tre anni di esilio, da scontare a Magadan.
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Nel mese di Maggio del 1975 Amalrik fu liberato e potè far ritorno a Mosca, poi l’anno successivo lasciò l’Unione Sovietica per stabilirsi in Occidente dove continuò a diffondere la verità sul sistema repressivo dell’Unione Sovietica.
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Nel 1976 dopo un tour di addio nella sua amata Russia, emigrò infatti in Olanda, dove iniziò a lavorare per l’Università di Utrecht, salvo poi trasferirsi negli Stati Uniti per tenere varie conferenze.
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A proposito dell’uso fatto dall’Unione Sovietica dei manicomi criminali, in cui venivano rinchiusi poeti e artisti dissidenti come Vladimir Bukovskij, Natal’ja Gorbanevskaja, Jurij Mal’cev, Piotr Grigorenko, e Josif Brodskij, Amalrik rivolse al Presidente russo Gorbaciov una riflessione :
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Io penso  -  scrisse Andrej Amalrik  -  che sia la cosa più ripugnante commessa dal regime. Nel contempo mi sembra un esempio lampante della completa capitolazione ideologica del regime di fronte ai propri avversari, non trovare di meglio che dichiararli pazzi”.
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Amalrik e la moglie Gyuzel al loro arrivo ad Amsterdam nel 1976
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Amalrik e la moglie Gyuzel comprarono una villa in Francia, vicino al confine Svizzero, dove iniziò a scrivere il libro “Taccuini di un rivoluzionario”.
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Morì in un incidente d’auto vicino a Madrid mentre si recava in compagnia della moglie e di due esuli sovietici (Vladimir Borisov e Viktor Fainberg) a portare la sua ennesima testimonianza e la sua protesta ad una Conferenza indetta per rivedere gli accordi di Helsinki con l’Urss del 1975.
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La moglie si salvò dal violento impatto della vettura contro un camion, mentre Amalrik fu ucciso dal piantone dello sterzo che lo trafisse all’altezza della gola.
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Amalrik stava per essere nominato rappresentante ufficiale dei dissidenti russi e l’incidente in cui morì è stato quindi motivo di sospetti, nel timore che si trattasse di un assassinio ordinato dal comunismo russo, ma non furono mai trovate le prove che confermassero questa ipotesi.
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Fu sepolto a Parigi nel cimitero russo di Sainte-Geneviève-des-bois.
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Prima di morire Amalrik scrisse un libro intitolato : “Rasputin. Il monaco nero e la corte dell’ultimo zar”, in cui traccia la storia del contadino semianalfabeta russo che divenne un influente consigliere dello zar, raccontandola sotto forma di romanzo.
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L’autore però morì prima di completare l’opera, che fu quindi pubblicata postuma con l’aggiunta di appendici estratte da altri libri su Rasputin.
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Una di queste compilazioni ausiliarie trae spunto da un capitolo dell’opera di Felix Yusopov (La morte di Rasputin) intitolata “La fine di Rasputin”.
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Concludo questo breve "escursus" su uno degli autori russi più chiaroveggenti per quanto riguarda la fine del regime comunista sovietico, offrendovi il link al PDF dell’edizione completa del libro “Sopravviverà l'Unione Sovietica fino al 1984 ?
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LINK :
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Dissenso
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domenica 7 ottobre 2018

CRIMINALE COMUNISTA : GIANGIACOMO FELTRINELLI

Giangiacomo Feltrinelli
(Milano, 1 giugno 1926  -  Segrate, 14 marzo 1972)
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Giangiacomo Feltrinelli è stato un editore, fondatore della omonima Casa editrice ma anche dei GAP (Gruppi d’Azione Partigiana) una formazione armata comunista, oltre che un terrorista.
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La moglie Inge, consapevole delle attività eversive del marito, disse di lui :
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Aveva capito che non avrebbe cambiato il mondo con il libri, o l’avrebbe cambiato troppo lentamente”.
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Lo scopo eversivo di questo personaggio è palesato infatti dalle sue stesse azioni di marxista rivoluzionario, sia come fondatore dei GAP e fautore della violenza marxista e guevarista, che come attuatore delle politiche che, rifacendosi alle sanguinarie prepotenze partigiane, produssero sangue e disperazione nell’Italia democratica del dopoguerra.
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Lo stesso Feltrinelli, a conferma del suo “status” di terrorista, morì durante la preparazione di un attentato ad un traliccio dell’Enel con il nome di battaglia di “Osvaldo”.
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Il suo complice nell’attentato fu Ernesto Grassi, un appartenente ai GAP, con il nome di battaglia di “Gunter”, il quale fu successivamente interrogato da elementi delle Brigate Rosse che indagarono sulla vicenda.
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L’interrogatorio fu registrato su un nastro magnetico che fu poi ritrovato nel covo brigatista e il cui ascolto confermò la tesi dei Carabinieri, secondo cui l’editore terrorista sarebbe rimasto vittima del suo stesso tentativo di attentato.
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La voce di “Gunter”, infatti, affermava :
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All'inizio Osvaldo ha i candelotti di dinamite (della carica che serviva a far saltare il longherone centrale) in mezzo alle gambe... Si trova impacciato nella posizione, impreca. Sposta i candelotti, probabilmente sotto la gamba sinistra e, seduto con i candelotti sotto la gamba, in modo che li tiene fermi, sembra che prepari l'innesco, cioè il congegno di scoppio. È in questo momento che quello a mezz'aria sul traliccio sente uno scoppio fortissimo. Guarda verso l'alto e non vede nulla. Guarda verso il basso e vede Osvaldo a terra, rotolante. La sua impressione immediata è che abbia perso entrambe le gambe. Va da lui immediatamente e gli dice: "Osvaldo, Osvaldo ...". Non c'è ... è scoppiato ...
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Il cadavere dell'editore ai piedi del traliccio che voleva far esplodere
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Ricordo a chi legge che un movimento rivoluzionario, per definirsi tale, si deve ammantare della condiscendenza e dell’approvazione popolare, raccogliendo consensi per un operato che anima gli ideali dei suoi appartenenti, per non scadere in terrorismo e violenza settaria, particolare questo che identifica esattamente le azioni di Feltrinelli e dei Gap, delle Brigate Rosse o di Lotta Continua, e di tutti i gruppuscoli armati di ispirazione marxista-leninista o anarcoide presenti in Italia nel dopoguerra.
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Come a ricalcare un triste stereotipo già troppe volte visto nel corso di dittature rosse, le azioni compiute dai terroristi comunisti hanno come filo conduttore la violenza, cieca e irrazionale, volta solo alla coercizione di chiunque non sia allineato al pensiero marxista.
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Sono questi gli ideali marxisti dell’editore che finanziava il P.C.I. del dopoguerra, amico di Fidel Castro e innamorato della guerriglia, e ambiguamente quanto intimamente legato alle tristemente famose vicende dell’Italia di piombo.
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Giangiacomo Feltrinelli e Fidel Castro
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Feltrinelli viene dipinto, sia dalla moglie che dall’intera sinistra, come un idealista “rivoluzionario” che amava l’Italia e il popolo, ma i fatti raccontano una storia diversa, fatta di formazioni armate, di attentati, e di sangue, in pratica gli assiomi predeterminati dalla violenza marxista, cui l’editore era assuefatto in maniera totale.
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Sfatiamo dunque il falso mito di un Feltrinelli geniale e ammantato da un’indole rivoluzionaria, e confermiamo invece la cruda realtà che lo vede interpretare il ruolo di becero terrorista, come conferma anche la situazione nella quale egli stesso ha trovato la morte per sua stessa mano durante la preparazione di un ordigno esplosivo in un attentato.
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Feltrinelli è stato colui che si è impegnato economicamente, moralmente, e ideologicamente per importare in Italia i modelli di guerriglia castristi e guevaristi, finanziando gruppi armati e sostenendoli fornendo loro gli armamenti necessari, grazie anche alla collaborazione dei servizi segreti cecoslovacchi e russi, come comprovato dalle indagini su di lui.
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L’editore milanese è stato l’astro nascente di marxismo eversivo italiano nel panorama del nascente terrorismo che avrebbe condotto a stragi, sangue, e disperazione su tutto il territorio nazionale.
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La sua attività clandestina denota non una fierezza d’animo che talvolta si riscontra nell’indole rivoluzionaria di personaggi che lottano contro la tirannia, ma una spiccata e subdola vigliaccheria con cui operava perseguendo finalità antidemocratiche.
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La sua delirante creazione, quella dei GAP (Gruppi di Azione Partigiana), era una formazione paramilitare armata, che a guerra finita, in pieno assetto democratico e parlamentare, ne voleva sovvertire l’ordine con l’uso della violenza e delle bombe.
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Criminali comunisti delle BR al processo Gap-Feltrinelli
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Feltrinelli è il tipico personaggio criminale su cui le sinistre hanno ricamato, grazie ad apparato disinformativo sempre pronto a mistificare la realtà dei fatti, la pseudo leggenda del rivoluzionario da ammirare comunque, a prescindere dalla sua schizofrenica condizione di aspirante guerrigliero e bombarolo.
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Dietro ai movimenti paramilitari dell’editore terrorista c’era un universo di collusioni che, passando per i servizi segreti cubani, russi, e cecoslovacchi, riconducevano a vecchi schemi collaudati e tipici di un becero Partito Comunista, il quale nella sua incessante esigenza di imporsi tentava di riproporre, anche con l’uso della coercizione, il modello stalinista e comunista.
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Feltrinelli era ricchissimo di famiglia, e per questo la sua dimensione politica all’interno del PCI è sempre stata sia sotto un costante esame che oggetto di diffidenza, al punto che nel 1958 l’editore venne praticamente estromesso dal Partito e si dichiarò appartenente alla sinistra universale rivoluzionaria che si riconosceva nelle guerre di liberazione del sudamerica e del Terzo mondo.
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Feltrinelli diventò quindi il simbolo di una sorta di “rivoluzione permanente”, apocalittica, che esaltava il libretto rosso di Mao, l’orazione funebre per Che Guevara, i discorsi di Ho Chi Min e gli scritti del Capitale di Marx.
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L’ingresso nella clandestinità segnò il confine che lo porrà da quel momento in poi tra coloro che, rifiutando la società e la democrazia, ne volevano annichilire la stessa essenza.
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Il delirio totale di Feltrinelli e dei suoi seguaci era simile a quello di una setta sanguinaria, nei cui raduni clandestini si vagheggiava di tritolo, di vigilia rivoluzionaria, di vigilanza antifascista, di resistenza.
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I mezzi espressivi di Feltrinelli diventarono non più i libri, ma i bottiglioni di benzina e le scatole di pelati piene di esplosivo, i sabotaggi, le armi, il furore cieco, incontrollato, devastante.
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Il suo stesso odio per la società sarà poi il boia che metterà fine alla sua esistenza.
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Una morte che, obiettivamente, renderà il mondo migliore, senza di lui …
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Dissenso
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domenica 23 settembre 2018

Il devastante impatto del COMUNISMO in America latina

In tutte le Nazioni dove il comunismo è stato al potere, sia rappresentato da Dittatori sanguinari che gestito da abili mistificatori travestiti da politici eletti dal popolo, non ha mancato di produrre danni epocali, spesso irreparabili.
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Dopo i gulag russi, i laogai cinesi, i milioni di vittime nord coreane o cambogiane, dopo la spartizione dell’Europa con il nazismo di Hitler, e dopo molte altre nefandezze che la Storia ha puntualmente registrato, il comunismo ha allungato le sue unghie adunche e bramose di potere e di sangue anche in America latina, confermandosi come forza devastatrice per la società.
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José Dirceu
Bande armate di criminali comunisti rivoluzionari sono proliferate sotto l’egida compiacente di Presidenti marxisti, come ad esempio il criminale José Dirceu de Oliveira e Silva, ex politico Consigliere di Lula e 1° Ministro brasiliano, arrestato prima per corruzione, e poi per cospirazione in quanto membro del gruppo rivoluzionario legato al Partito comunista brasiliano e condannato a 11 anni di detenzione.
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In precedenza fu arrestato dalla Polizia militare (1968) per attività politiche illegali e rilasciato l’anno successivo grazie ad uno scambio di prigionieri fra il Governo e un gruppo terroristico che aveva rapito l’ambasciatore americano Charles Burke Elbrick, rilasciato appunto in cambio della sua liberazione.
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Fu esiliato e si trasferì a Cuba, dove cambiò nome in Carlos Henrique Gouveia de Mello e si sottopose ad un intervento di chirurgia plastica facciale, cambiando identità.
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Dopo l’amnistia che lo rendeva libero di tornare in Brasile, si sottopose di nuovo ad un altro intervento di chirurgia plastica facciale, per riappropriarsi della sua vecchia identità.
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In Brasile si impegnò insieme al comunista Lula a costruire un vero e proprio “schema” di corruzione articolato, che coinvolgeva ogni settore della vita sociale, dalla magistratura alle società private.
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Per meglio capire il clima politico che si respira oggi nei Paesi del sud America, elenco alcuni dei loro personaggi politici e criminali legati al comunismo e al marxismo.
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Luiz Inacio da Silva, soprannominato Lula, è stato il 34° Presidente del Brasile, politicamente orientato verso le tesi dell’estrema sinistra, poi arrestato per corruzione e condannato a 12 anni di reclusione. 
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Il criminale comunista Lula insieme a Massimo D'Alema
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Nonostante il fatto che Lula sia stato riconosciuto colpevole e condannato come criminale dalla Corte di Giustizia del suo Paese, ha ugualmente ricevuto in detenzione la cordiale visita di Massimo D’Alema, ex Presidente del Consiglio dei Ministri italiano ed ex membro del disciolto Partito comunista italiano, che condividendo con lui la stessa ideologia criminale marxista lo ha raggiunto in carcere in Brasile.
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Questa forma di solidarietà fra criminali comunisti dovrebbe essere motivo sufficiente ad esautorare D’Alema dal parlamento italiano …


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José Genoino Neto
José Genoino Neto, è un ex guerrigliero comunista e politico brasiliano condannato nel 2012 sia per aver costituito delle bande armate marxiste che per corruzione, salvo poi ricevere nel 2014 la grazia natalizia dalla Presidente Dilma Rousseff, 36° Presidente del Brasile, ex guerrigliera e fanatica marxista, a sua volta destituita e condannata per corruzione.
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Secondo le rivelazioni pubblicate su GibaNet.com José Genoino nel 1972, dopo il suo arresto da parte dei militari al potere, tradì i suoi stessi compagni di lotta clandestina, consegnando i loro nomi in codice.
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Nel 2005 fu arrestato a San Paolo mentre tentava di imbarcarsi su un volo per Fortaleza, con 200 mila dollari nascosti nella valigia e 100 mila in contanti sotto la biancheria intima.
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Hugo Chavez
Hugo Chavez è stato un politico e militare marxista ortodosso, 61° e 63° Presidente del Venezuela.
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Durante il suo mandato la capitale Caracas è diventata la terza Capitale più violenta del sud America e in tutta la Nazione sono stati calpestati i diritti umani.
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Il regime poliziesco di Chavez è ricorso alla violenza e alla ferocia contro i dissidenti, e nel suo percorso dittatoriale ha sostenuto regimi sanguinari come quello di Gheddafi, o dell’iraniano Mahmoud Ahmadinejad e del siriano Bashar al-Assad.
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Ha chiuso e censurato televisioni e radio che esprimevano qualunque forma di dissenso nei suoi confronti, impedendo così la libertà di stampa.
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Alla sua morte Fidel castro, che si considerava come il suo padre putativo, ha proclamato due giorni di lutto nazionale.
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Ha ridotto sul lastrico il Paese, operando nazionalizzazioni ed espropri.
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Ha operato pressioni nei confronti della Magistratura allo scopo di proteggere i suoi amici fedeli, e le sue politiche economiche hanno condotto verso il boom del mercato nero.
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Chavez con l'assassino comunista e dittatore Fidel Castro


In pratica ha permesso ai parenti, agli amici, e a coloro che si sono dichiarati fautori della revolucion di arricchirsi, mentre per contro nei supermercati mancava il latte a il pane quotidiano. 
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Anche i suoi amministratori, grazie ai fiumi di denaro prodotti dalla vendita del petrolio, si sono arricchiti a dismisura, a danno della popolazione.
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Le “milizie di Chavez” composte da ex detenuti liberati dalle galere (stupratori e assassini), sono state armate e abilitate ad agire senza limiti, portando il Paese verso una escalation di violenze senza precedenti.
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Maduro saluta col pugno chiuso
Nicolas Maduro, è l’attuale Presidente del Venezuela, successore di Hugo Chavez Maduro ha instaurato una dittatura di tipo castrista grazie all’appoggio della Magistratura che, sciogliendo e de-legittimando il Parlamento, gli ha consegnato il potere senza alcun limite di sorta.
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Le forze di sicurezza di Maduro, coadiuvate da gruppi armati di sostenitori civili, sono autorizzate perfino a fare irruzione nelle abitazioni private per dissuadere le persone a manifestare e a protestare contro di lui.
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L’opera capillare di repressione di Maduro, finalizzata a terrorizzare la popolazione per renderla docile e mansueta, entra così nelle case dei venezuelani, senza che sia prodotto un qualsivoglia mandato o una minima spiegazione.
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La violenza sulla popolazione si configura a livello internazionale come violazione dei diritti umani e preclude qualsiasi forma di democrazia e di libertà, palesando ancora una volta come il comunismo si imponga con l’uso della forza contro il Popolo.
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Le politiche economiche di Maduro e del suo predecessore, entrambi comunisti, hanno trascinato il Venezuela entro condizioni di povertà assoluta per almeno metà dell’intera popolazione.
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Cristina Fernandez de Kirckner
Cristina Fernandez de Kirchner (sinistra populista), Presidente della Repubblica Argentina dal 2007 al 2017, ha condotto il Paese verso una nuova e catastrofica crisi economica, al punto che il suo successore Mauricio Macri si è dovuto rivolgere al FMI per chiedere 50 miliardi di dollari in prestito.
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La sinistra di Governo della Signora de Kirchner era collusa con i grandi trust internazionali che operavano sul territorio argentino, come la Shell, e privilegiava interessi di parte a discapito della popolazione.
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E’ stata quindi accusata di corruzione e di aver incassato tangenti di milioni di dollari in cambio della concessione di vari contratti pubblici.
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Oggi le bollette del gas sono rincarate del 300 % e l’estrazione del gas sul territorio costa allo Stato argentino tre volte di più di quello che pagano gli Usa.
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Lenin Moreno Garcés
L’Ecuador è un Paese a guida socialista, retto dal Presidente Lenín Boltaire Moreno Garcés, in cui NON vengono rispettati i diritti umani, in special modo quelli delle popolazioni native.
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Spesso i leader delle comunità native e i difensori dei diritti umani delle organizzazioni non governative (NGO) vengono sottoposti a procedimenti giudiziari e a vessazioni, nel tentativo del Governo di restringere e confinare il loro diritto alla libertà di espressione e di associazione.
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Il Governo ha rilasciato concessioni per l’estrazione del petrolio all’interno delle aree in cui vivono le popolazioni di etnia Kichwa di Sarayaku ed ha consentito di effettuare prospezioni geologiche nelle aree vitali del popolo Sapara, senza minimamente consultare e dialogare con i rappresentanti di tali gruppi etnici.
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Il popolo Shuar combatte contro lo sviluppo di due siti per l’estrazione del rame all’interno del proprio territorio, mentre i suoi leader vengono arrestati (come Agustin Wachapà), o uccisi (come José Tendenza e Freddy Taish).
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La società mineraria cinese Ecuacorrientes, forte del silenzio complice del Governo, ha cacciato le popolazioni locali dalle terre in cui vivevano, al fine di ampliare le proprie attività economiche, calpestando i diritti umani delle perone che vi abitavano.
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Rafael Correa
Il precedente Presidente socialista dell'Ecuador Rafael Correa, in carica fino al 2017, ha permesso alla compagnia petrolifera “Odebrecht” di distruggere la riserva naturale Yasunì, nel Nord est del Paese.
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Nel 2017 Beppe Grillo, leader del Movimento 5 stelle, inviò una lettera a Correa, pubblicata anche sul blog del comico genovese, in cui dichiarava che un eventuale Governo 5 stelle si sarebbe ispirato a lui, elogiando le sue politiche economiche e socialiste
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La mancanza di democrazia di Correa si è palesata in alcuni decreti governativi che davano alle autorità il potere di sciogliere e dissolvere unilateralmente qualsiasi organizzazione, al fine di ridurre al silenzio chiunque sfidasse il Governo o proponesse alternative diverse da quelle imposte.
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Grillo incontra Correa, suo idolo politico

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Tabaré Vazquez
In Uruguay è presente il Partito comunista, guidato dal Segretario Generale Juan Castillo, sostenitore della Rivoluzione russa e aderente alla Terza Internazionale Leninista, ma il potere e il Governo sono gestiti dal Presidente Tabaré Vazquez, membro di Fronte Ampio, il partito politico di ispirazione socialista.
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Nel Paese i diritti umani non vengono rispettati, al punto che i difensori che indagano su questi abusi ricevono minacce di morte.
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Sono documentate le torture e le violazioni dei diritti umani all’interno delle carceri, sempre sovraffollate e carenti di servizi igienici.
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Le persone affette da disabilità psico-sociali sono detenute contro la loro volontà in istituti psichiatrici.
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Tutti i personaggi fin qui citati hanno militato, o sostenuto, oppure fiancheggiato, i movimenti paramilitari che con l’uso della violenza hanno tentato di imporre il comunismo in America Latina.
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Eccone solo alcuni, indicativamente :
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MOVIMENTI TERRORISTICI SUD AMERICANI
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Colombia :
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ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) 
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Nasce come emulo della rivoluzione cubana, con l’intento di creare “focolai di guerriglia” destinati a espandersi.
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Il gruppo si addestrò militarmente a Cuba dal 1962 al 1963 iniziò a compiere imboscate e combattimenti in Colombia.
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Da una scissione con gli elementi legati alla corrente maoista nacque il Partito comunista Colombiano marxista leninista.
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Il suo braccio armato chiamato Esercito Popolare di Liberazione (EPL) si rende attivo nella zona nord occidentale del Paese.
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FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia)
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Organizzazione terroristica comunista della Colombia di ispirazione marxista-leninista fondata nel 1964.
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Perù :
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Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru (MRTA) 
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Gruppo peruviano rivoluzionario armato di matrice marxista-leninista fondato nel 1982.
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Sendero luminoso
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Sentiero Luminoso 
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Organizzazione guerrigliera peruviana di ispirazione maoista fondata tra il 1969 e il 1970 da Abimael Gusman a seguito di una scissione dal partito comunista del Perù–bandiera Roja (PCP-BR)
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Obiettivamente, chiunque osservi la visone di insieme dei misfatti, degli omicidi, degli attentati e del terrore che hanno insanguinato alcuni Paesi dell’America latina non può non essersi accorto che il denominatore comune che unisce il panorama degli episodi criminali è l’appartenenza di chi li compie ad un’unica ideologia : quella comunista.
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Ancora una volta, quindi, il marxismo-leninismo si rende protagonista in negativo, come elemento scatenante della violenza e dell’odio, senza il quale il comunismo pare non possa esistere.
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Dissenso
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