lunedì 13 agosto 2018

Le morti "accidentali" dell'era PUTIN


Le teorie cospirazioniste sono di solito frutto di elucubrazioni fantasiose e di elaborazioni mentali ispirate da facili isterie, o legate  anche a suggestioni psicologiche in cui l’assuefazione a paranoie o schizofrenie viaggia su binari distanti dalla realtà.
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Quando però gli elementi oggettivi di un dinamismo quotidiano assumono i connotati di perseveranza, viene naturale chiedersi se le troppe coincidenze siano frutto di un costrutto appositamente realizzato.
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Mi riferisco alla situazione della democrazia in Russia, totalmente assente, almeno per quanto riguarda il rapporto fra Putin e i suoi gruppi di potere da un lato, e le espressioni di dissenso e di malcontento popolare dall’altro.
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E’ noto infatti che oramai da decenni si susseguono omicidi di personaggi che hanno a che fare proprio con questo tipo di rapporto (Putin e dissidenti), in una lunga lista di persone assassinate da spietati killer.
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Tutto ciò che può dar fastidio al nuovo Stalin russo, Vladimir Putin, ex colonnello del KGB ed ex Direttore del FSB, improvvisamente cessa di esistere, annichilito dalla violenza di qualche anonima mano omicida.
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Il supposto cospirazionista diviene quindi tragica realtà, e affonda nel sangue delle vittime designate qualsiasi dubbio a tale proposito.
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Uno stillicidio di morti ammazzati che avevano attaccato Putin su piano verbale, o magari con i loro scritti, o con le loro opere letterarie e  i loro articoli di giornale, continua quotidianamente ad accrescere la lista delle vittime designate.
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In Occidente c’è ancora chi plaude a Putin, elevandolo a simbolo di nazionalista e ad esempio da seguire, ignorando volutamente il fatto che sia invece un feroce assassino con le mani sporche del sangue di centinaia di vittime innocenti.
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La scia di sangue prodotta dalla violenza del dittatore si palesa non solo in Russia, ma anche negli attacchi armati compiuti in Cecenia, in Georgia, e in Ucraina, nel silenzio complice di quanti, in Europa, stanno a guardare.
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Ecco una breve lista, in cui compaiono alcuni dei nomi più famosi tra le sue innumerevoli vittime.
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Solo uno sciocco o una persona in malafede può affermare che si tratti di coincidenze …
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Alcune teorie cospirazioniste sono addirittura arrivate a suggerire l’ipotesi che sia stata la Cia a compiere le centinaia di delitti, per addossare poi la colpa al dittatore russo per destabilizzarne l’immagine politica.
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Mentre gli idioti si fanno suggestionare, però, le vittime continuano a morire…
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1998
Galina Starovoytova, liberale, esperta di nazionalità, si opponeva alla guerra in Cecenia fin dal 1994
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Ottobre 2000
Antonio Russo era un giornalista italiano, inviato di Radio Radicale a Tbilisi, in Georgia.
La sua attività giornalistica consisteva nel documentare la guerra cecena, ma nella notte fra il 15 e il 16 ottobre il suo corpo fu ritrovato senza vita, con segni evidenti di tortura, ai bordi di una stradina di campagna a 25 km da Tbilisi, vicino alla base russa di Vasiani.

Aveva incominciato a trasmettere in Italia notizie sul conflitto, e aveva parlato di una video cassetta che documentava l’uso delle armi dei militari  russi contro i bambini ceceni, e le violenze contro la popolazione.
La morte è avvenuta per schiacciamento del torace, un metodo tipico dei servizi segreti sovietici
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Aprile 2002
Valery Ivanov, primo segretario dell’ambasciata sovietica in Australia, fu espulso il 22 aprile 1983 con l’accusa di essere una spia russa del Kgb, per aver tentato di reclutare David Combe, membro del Partito laburista australiano.

In seguito, il 29 aprile 2002, Ivanov, diventato direttore del giornale “Tolyatinskoye Obozreniye”  nella città di Togliatti, nel sud della Russia, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco in strada alle 11 di sera.

Il giornale ha riferito al CPJ (Comitato per la difesa dei giornalisti) che Ivanov è  stato colpito otto volte alla testa a bruciapelo mentre entrava nella sua auto.

Le fonti del CPJ e i giornali locali riferiscono che testimoni oculari hanno visto un uomo di circa 25/30 anni salire sull’auto di Ivanov per sparargli con una pistola munita di silenziatore e allontanarsi poi a piedi subito  dopo l’omicidio.

I colleghi di Ivanov sono convinti che l’omicidio sia collegato al lavoro che il giornalista svolgeva quotidianamente al “Tolyatinskoye Obozreniye”, in particolare alle indagini e agli articoli sulla criminalità organizzata locale, sul traffico della droga e sulla corruzione di funzionari dell’apparato Statale.
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Agosto 2002
Vladimir Golovlev, membro liberale della Duma russa, viene assassinato a Mosca davanti a casa.
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Aprile 2003
Sergej Jushenkov
Sergej Jushenkov, deputato liberale della Duma, viene colpito da numerosi proiettili al petto, davanti a casa sua, a Mosca.

Era sostenitore di riforme per il libero mercato.

Era in trattative con Boris Berezhovskij (magnate russo, oppositore del gruppo di potere di Putin), per il finanziamento delle attività politiche.

Berezhovskij era stato esule volontario in Gran Bretagna perché perseguitato da Putin che lo voleva processare per frode ed eliminare così un potenziale ostacolo.

Jushenkov fu cofondatore del Partito Russia Liberale, che ottenne la sua regolare registrazione pochi giorni prima del suo assassinio.
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Luglio 2003
Yuri Shchekochikhin, deputato liberale e giornalista investigativo della Novaja Gazeta  muore in un letto d’ospedale per una malattia sconosciuta (probabilmente contaminazione da tallio).

 Poco tempo prima aveva pubblicato un libro inchiesta sugli informatori del KGB ai tempi dell’Urss.

Era in procinto di partire per gli Stati Uniti, dove aveva in programma di incontrare agenti dell’FBI, quando contrasse improvvisamente la misteriosa malattia.

Era un fermo oppositore di Vladimir Putin e dei “siloviki” (gli ex ufficiali dei servizi segreti) ed era considerato uno dei maggiori esperti e conoscitori del sistema di corruzione nello Stato russo.

Le autorità (Putin) hanno secretato le cartelle cliniche e i documenti sanitari e a tutt’oggi le cause della sua morte non sono note.
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Ottobre 2003
Michail Khodorkovskij, miliardario, fondatore e presidente della compagnia petrolifera Yukos, viene improvvisamente arrestato in un aeroporto siberiano, tramite una operazione delle teste di cuoio.

Oppositore di Putin e mecenate dell’opposizione liberale, viene sottoposto ad un procedimento legale di dubbia regolarità e incarcerato per dieci anni.

La sua compagnia petrolifera viene smembrata e assorbita dallo Stato russo.
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Luglio 2004
Paul Klebnikov, liberale, giornalista e direttore dell’edizione russa della rivista Forbes, viene assassinato con quattro colpi di pistola a Mosca, di fronte alla redazione del giornale.
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Nato a New York da esuli russi era cittadino americano e aveva appena aperto l’edizione russa del noto periodico di alta finanza, con servizi che denunciavano la corruzione del sistema russo e criticavano i vertici del Cremlino.
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Ottobre 2006
Anna Politkovskaja, giornalista liberale, viene assassinata con quattro colpi di pistola nell’ascensore di casa sua.

I suoi articoli sulla Novaja Gazeta erano molto critici sull’operato di Vladimir Putin.

Scrisse molti reportage sulle atrocità commesse dai russi nella guerra contro la Cecenia, puntando il dito direttamente contro Putin e contro Ramzan Khadirov, il leader pro russo burattino di Mosca, rei entrambi di aver permesso il dilagare della violenza contro le popolazioni cecene e i susseguenti insabbiamenti.

I libri di Anna Politkovskaja tradotti e pubblicati in Italia sono :

Cecenia, il disonore russo

Diario Russo

La Russia di Putin

Per questo

Proibito parlare

Un piccolo angolo d’inferno
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Novembre 2006
Alexander Litvinenko, ex agente segreto russo, muore in un letto di ospedale a Londra per sindrome acuta da radiazioni, avvelenato dal Polonio 210, un metallo radioattivo.

Le indagini portano a scoprire che l’avvelenamento è avvenuto mentre beveva il tè al bar del Millennium Hotel di Londra con altri due agenti del Kgb (Andrej Lugovoj e Dmitri Kovtun), suoi vecchi commilitoni.

Subito dopo il rientro a casa inizia a vomitare e tre giorni dopo viene ricoverato in ospedale, dove muore ventidue giorni dopo.

Le autorità russe negano ogni responsabilità e negano l’estradizione dei due sospettati.

Litvinenko indagava sui crimini commessi dai russi in Cecenia, come la Politkovskaja, e affermava di aver disertato dai servizi segreti dopo che gli era stato ordinato di assassinare Boris Berezhovskij a Londra.
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Gennaio 2009
Anastasia Baburova, giornalista di Novaja Gazeta e Stanislav Markelov, avvocato attivista per i diritti umani, vengono assassinati a Mosca.
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L’unico movente plausibile è quello che collega il duplice omicidio alla loro attività di indagine e di denuncia delle violazioni dei diritti umani commesse dai soldati di Putin durante la guerra cecena.
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Luglio 2009
Natalia Estemirova, attivista per i diritti umani dell’Associazione Memorial e giornalista di Novaja Gazeta, viene rapita e assassinata a Grozny, capitale della Cecenia, mentre indagava sulle “sparizioni” dei dissidenti ceceni.
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La giornalista accusava le forze russe di aver coperto numerosi crimini, quando la mano vendicatrice di Putin le ha chiuso per sempre la bocca.
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Novembre 2012
Aleksander Perepilichnyy, uomo d’affari russo trasferitosi in Gran Bretagna nel 2009, è morto mentre faceva footing vicino a casa, a Weybridge (Londra).

Le indagini inizialmente hanno attribuito il decesso a causa naturali, ma in seguito l’autopsia ha individuato tracce di veleno nello stomaco.

In precedenza aveva collaborato nelle indagini di una società investitrice a scoprire una operazione russa di riciclaggio da 230 milioni di dollari
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Novembre 2013
Boris Berezhovskij viene ritrovato morto a casa sua, impiccato, a Londra.

Il patologo che ha eseguito l’autopsia ha affermato di non poter escludere l’omicidio.
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Dicembre 2014
Scot Young collaboratore di Berezhovskij viene trovato impalato su una ringhiera, dopo essere caduto dal quarto piano di un edificio a Marylebone, a Londra.
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Febbraio 2015
Boris Nemtsov, vicepremier nel Governo di Boris Eltsin e cofondatore del partito Unione delle Forze di destra (gruppo di movimenti politici indipendenti di area liberale) che si opponeva al Governo russo e a Putin.
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Ignoti sicari lo uccidono in un attentato con armi da fuoco per le strade di Mosca.
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Poco tempo prima aveva dichiarato di temere per la propria vita.
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Marzo 2018
Sergei Skripal, ex spia russa, e la figlia Yulia Skripal, vengono avvelenati il giorno 4 marzo con un agente nervino, di un tipo sviluppato e prodotto dall’esercito russo.

La reazione britannica ed europea a questo grave atto di barbarie è stata l’espulsione di oltre 150 diplomatici russi.
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L'organizzazione per la protezione dei giornalisti (CPJ) ha affermato che la Russia è il posto più pericoloso per i reporter, basando la dichiarazione sull’enorme numero di giornalisti uccisi dal 1990 ad oggi, che ha raggiunto la cifra di 359 vittime.
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La scia di sangue che accomuna i morti ammazzati da Putin e dal suo regime comprende, oltre ai giornalisti, anche i blogger, gli oppositori politici, e qualunque altra forma di dissidenza.
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Dissenso
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venerdì 10 agosto 2018

LA "CODA DI PAGLIA" DEGLI ANTIFASCISTI


Basta, non se ne può più !!
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Da ogni parte si levano scudi a favore di chiunque sia in odore di antifascismo, siano pure essi delinquenti (tanti nostri politici), o pedofili (come Pier Paolo Pasolini), o responsabili di genocidi (Lenin e Stalin a cui hanno intitolato vie e piazze).
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Il pulpito da cui parte l’antifascismo è molto più alto, come ad esempio quello da cui predicano l’Europa e gli Stati Uniti.
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Non è però un pulpito a cui si possa dare ascolto con fiducia e rispetto, come nel caso di una bonaria predica di un parroco al di sopra di ogni sospetto o come nel caso di una ramanzina propinata da un buon padre di famiglia.
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Il perché è molto semplice e la risposta è celata nelle pieghe della Storia, quella con la Esse maiuscola, risultato della oggettività che solo il trascorrere del tempo ci può fornire, anche se, a volte può essere più o meno enfatizzata o sottodimensionata.
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E’ il caso degli americani, antifascisti per antonomasia, visto che per sconfiggere la Repubblica Sociale di Mussolini gli statunitensi (insieme agli inglesi) non hanno esitato a radere al suolo decine di città italiane, bombardando senza pietà i centri abitati pulsanti di vita innocente, come quella dei bambini e delle donne, degli anziani e di tutti coloro che conducevano una normale esistenza.
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1942 - Bombardamento inglese di Torino

Indico un LINK ad un articolo rappresentativo di tale violenza :
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Stiamo parlando degli stessi appartenenti al popolo battente la bandiera a stelle e strisce che hanno vaporizzato centinaia di migliaia di esseri umani in Giappone, scatenando su Hiroshima e Nagasaki la furia distruttiva e omicida del loro potenziale bellico : l’atomica !
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Hiroshima ridotta ad un cumulo di macerie. Gli esseri umani furono VAPORIZZATI all'istante

Stiamo parlando ancora di coloro che hanno compiuto allegramente, al suono di tromba delle cariche di cavalleria, uno dei più efferati genocidi che la Storia ricordi, lo sterminio delle popolazioni di nativi americani, le Nazioni indiane.
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100 milioni di persone sono state sterminate dagli americani per impossessarsi delle loro terre e delle risorse presenti, relegando I superstiti in lager a cielo aperto chiamati “riserve”.
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Ecco il LINK di riferimento ad un articolo su questo tema :
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In Europa abbiamo diversi rappresentanti dell’ipocrisia attraverso cui si manifesta, ancora oggi, un aperto quanto anacronistico antifascismo, ma anche in questo caso la “coda di paglia” con cui questo viene esternato è evidente.
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Citiamo il Belgio, ad esempio, il cui Re Leopoldo II si è macchiato del genocidio di 10 milioni di congolesi, vittime della sua avidità e della sua arroganza.
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Per approfondire la metodica criminale con cui il monarca belga esercitò la sua organizzazione brutale e sanguinaria rimando ad un mio precedente articolo, al LINK :
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Non tralasceremo di certo, in questa esposizione di ignobili farisei e di subdoli quanto meschini politicanti dell’antifascismo, di prendere in considerazione i francesi e gli inglesi, che oltre a rappresentare un universo di colonialismo violento e fagocitante, interpretano espressioni di una cieca violenza e di soverchiante arroganza.
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Schiavi congolesi incatenati da Leopoldo II, sovrano del Belgio
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Il loro comportamento è stato improntato all’uso della violenza in tutte le fasi storiche che hanno accompagnato l’incedere verso il futuro di entrambe le Nazioni, quella inglese e quella dei cugini d’oltralpe.
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Il "liberatore" Alphonse Juin
A guerra finita i francesi si sono arrogati il diritto di detenere illegalmente non solo i prigionieri di guerra italiani, ma anche coloro che residenti in Francia erano colpevoli di appartenere all’etnia italica, deportandoli in campi di concentramento e sottoponendoli a privazioni durissime e a trattamenti disumani.
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Le truppe marocchine francesi, al comando del Generale Alphonse Juin, comandante delle truppe di “liberazione” in Italia compirono sul nostro territorio migliaia di stupri e di violenze su uomini, donne, bambini, preti e suore, in maniera selvaggia e animalesca, tipica della loro indole malvagia e priva di umanità.
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Indico il LINK dell’articolo relativo a questo argomento :
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Non è molto pubblicizzato inoltre il fatto che gli aerei di sua maestà la Regina d’Inghilterra, durante la guerra d’Africa, si siano divertiti a mitragliare postazioni o furgoni della Croce Rossa, deliberatamente e insistentemente.
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Le azioni quotidiane dei valorosi combattenti britannici contro i prigionieri italiani in Africa consistevano nel mutilarli, e nel dare luogo a fucilazioni sommarie, scatenando anche la furia omicida sui malati degli ospedali da campo, nell’avvelenamento dei pozzi, nella distruzione di musei e nella profanazione di tombe. (1)
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La crudeltà e la ferocia sono dunque le caratteristiche che legano fra loro i cosiddetti “alleati” e “liberatori”, in un filo conduttore costituito da arroganza e protervia, da smania di potere e da imposizioni e dictat.
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Fra coloro che esercitano oggi un ruolo di antifascismo, spiccano per malafede i partigiani comunisti, eredi di quei partigiani armati da Togliatti, il famigerato criminale comunista, che consegnò le popolazioni carniche alla furia selvaggia e distruttrice dei comunisti di Tito.
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I massacri delle Foibe furono il risultato della politica criminale di Togliatti e dei suoi partigiani assassini, a cui ancora oggi fanno riferimento molti esponenti della politica, come Laura Boldrini o il Presidente Mattarella, sempre in prima linea per commemorare i cosiddetti “eroi” partigiani, ma sempre assenti alle cerimonie che ricordano le vittime delle Foibe.
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Molti criminali partigiani comunisti hanno proseguito anche dopo la guerra a manifestare un odio incontrollato contro la società italiana, come nel caso della famigerata “volante rossa” ,  che seminò terrore e morte per molti anni.
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Alcuni criminali comunisti furono catturati e condannati all’ergastolo, come Giulio Paggio e Mario Toffanin, due spietati assassini pluriomicidi che però non fecero nemmeno un giorno di galera grazie al Partito Comunista Italiano che li fece espatriare clandestinamente, e grazie a personaggi come Dario Fo e Franca Rame che finanziavano “soccorso rosso”, l’organizzazione che forniva supporto materiale ai comunisti, e infine grazie al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, noto comunista, che concesse loro la Grazia.
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Sandro Pertini, comunista al soldo di Mosca
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Ecco il LINK all’articolo che indica i terroristi graziati dai Presidenti della repubblica :
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http://www.italian-samizdat.com/2014/11/terroristi-graziati-dai-presidenti.html
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Se accomuniamo Russia, America, Gran Bretagna, Francia, Belgio, e tutti i movimenti comunisti esistenti, troviamo un unico denominatore comune : una insana e perpetua violenza che li caratterizza e che è stata prodromica al loro Status odierno.
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TROVA LE DIFFERENZE ...
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Da questi miseri esempi dovremmo prendere lezioni di antifascismo ?
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Rammento che il fascismo NON ha ucciso 100 milioni di indiani d’America, o deportato un uguale numero di persone nei gulag staliniani, così come NON ha sterminato 10 milioni di congolesi, o pianificato genocidi come quello delle popolazioni carsiche.
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Se devo scegliere fra i campioni del genocidio citati nel seguente articolo, preferisco di gran lunga il fascismo che, a conti fatti, a realtà storica e oggettiva conclamata, ha fatto un numero infinitamente minore di vittime …
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Note :
(1) Tratto da : La gioia violata. Federica Fasanotti Saini - pg 34
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Dissenso
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domenica 5 agosto 2018

IL PREMIO STREGA 2018


Ho da poco letto il libro intitolato “La ragazza con la Leica”, scritto da Helena Janeczwek, vincitrice del Premio Strega 2018.
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Il volto della disinformazione letteraria
Francamente, mi è apparso fin dalle prime pagine del prologo, come la riproposizione di un ennesimo trito e ritrito rigurgito di antifascismo, accompagnato per contro, come se ciò fosse una prerogativa simbiotica, dall’immancabile apoteosi del comunismo e del fenomeno rivoluzionario.
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L’ambientazione del romanzo è datata, all'inizio, nel 1936, in una Spagna che si sta armando contro il fascismo, appunto, e ciò, alla luce dei tanti libri mai scritti sul gulag e sui milioni di morti ammazzati dal comunismo, sembra quanto meno anacronistico, se non addirittura compiacente con la tendenza pseudo intellettuale delle sinistre odierne, allineate a stereotipi disinformativi ben delineati.
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Nel prologo, la figura dell’operaia che tiene il fucile tra le gambe, e la coppia ridente (sempre armata di fucile), vogliono simboleggiare una tendenza che sempre più, oggi, appare come l’estremo tentativo di resuscitare fantasmi del passato; un passato che con la scusa dell’antifascismo crea un alibi all’imposizione di immediate riproposizioni di un comunismo e di un marxismo beceri e mai morti, sopiti ma sempre pronti a ripresentare i mille volti di odio e disperazione di cui sono l'essenza, e che li contraddistingue.
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Nei dialoghi fra i protagonisti del romanzo appaiono fin dalle prime pagine i riferimenti a Marx, a Lenin, e a Rosa Luxemburg, proposti (anzi imposti) in chiave positiva, come a voler sbilanciare il lettore verso posizioni di riferimento obbligate, verso un binario da percorrere che si dirige nella direzione prefissata, mentre i riferimenti a Mussolini e al fascismo ne sono il corollario di contrasto.
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Un libro, questo, la cui pianificazione politica segue costantemente un filo apertamente marxista, con i suoi riferimenti a Mosca e a Lenin, omettendo accuratamente di accennare, neppure minimamente, ai tanti milioni di disperati uccisi proprio in nome del comunismo stesso e dei suoi leader.
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Ogni tanto è riproposta una enfasi anacronistica che rispunta con impazienza rivoluzionaria, accuratamente costruita e artefatta, che priva il lettore di una flluidità narrativa omogenea e interessante, svilendo la trama stessa del racconto e declassandolo a mera propaganda politica.
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Non mancano i riferimenti che si affacciano alla diaspora ebraica e alle migrazioni nella Francia non ancora occupata dai nazisti, senza però accennare  mai, neppure minimamente (lo schema disinformativo si ripete), al fatto che mentre Hitler da un lato iniziava ad emanare leggi razziali contro gli ebrei, dall’altro Stalin e Lenin ne avevano già ammazzati a centinaia di migliaia, sia direttamente con le deportazioni, che indirettamente con l’organizzazione di pogrom (1) in tutti i territori soggetti all’influenza bolscevica.
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L’essenza della disinformazione comunista di cui è impregnata l’evoluzione  della narrativa stessa, impone all’autore di questo libro di proporre Gerda, la ragazza con la Leica, nei panni di demagogica crocerossina,  impegnata a immortalare scene e visioni di umanità sofferenti, di vittime di bombardamenti, di uomini nudi coperti da lenzuola insanguinate.
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Le prime 80 pagine del romanzo seguono il tracciato sopra descritto, insistendo ancora sulla tragica scomparsa di Gerda, morta sì per un incidente stupido e crudele, ma pur sempre in una guerra che, con le sue immagini, voleva vincere la lotta contro il fascismo.
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Le riflessioni del protagonista, il Dottor Chardack, spaziano da un lato verso  considerazioni sulla sua stessa figura di ebreo anomalo, non legato alle tradizioni religiose, svincolato da imposizioni etniche e calato in un ruolo di scienziato e illuminista, che pare osservare con distacco l’evolversi delle situazioni che lo circondano, mentre dall’altro rivivono una malinconica serie di rimembranze, di ricordi, di fatti ed episodi di vita vissuta, in perenne afflato con Gerda, su cui il protagonista tenta di lasciare una impronta indelebile, prodromica ad una auspicata quanto improbabile simbiosi.
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Fanno  da corollario i ricordi della gioventù studentesca trascorsa a Lipsia, poi a Parigi, dai quali emerge, caso mai ce ne fosse bisogno, l’impellenza di ribadire un modus vivendi fuori dalle righe e dall’ordinario, alla giornata, magari supportato da furtarelli quotidiani e da una concezione della vita refrattaria a imposizioni di qualunque tipo, di tipo bohemien.
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Non manca, nuovamente, il tentativo di fagocitare il lettore verso tesi che l’autrice vorrebbe universalizzare, ma che in realtà esprimono invece (in una platea culturalmente preparata) una concatenazione di sentimenti avversi a tale tentativo.
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La morte di Gerda viene infatti presentata come l’estremo sacrificio di una martire, avvolta nella bandiera rossa, che ha perso la sua vita in difesa di un valore universale a cui l’intera umanità fa riferimento, e da cui ne dipende il futuro stesso.
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Il saluto con il pugno chiuso e le processioni rosse delle manifestazioni, così come le ipotesi rivoluzionaire, non potevano certo mancare in questa farsesca rappresentazione che pare uscita da un melodramma di infima categoria, e che tratteggia molto bene l’universo della feccia comunista.
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Le istantanee scattate da Gerda e da tutti i suoi colleghi fotografi pseudo rivoluzionari, sebbene presentati al lettore come campioni di antifascismo e come depositari di un turbamento ideale che solo la fotografia può trasmettere,  in realtà esprimono una bassezza culturale, ideologica, e morale, che trascende da un manipolato entusiamo e sfocia in un complice asservimento ai dictat del comunismo.
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Mancano infatti in tutta l’opera dell’autrice i riferimenti, noti ma tenuti nascosti, alle tragiche vicende dell’intero popolo russo, anch’esso asservito con la violenza agli stessi dictat a cui Gerda e i suoi amici si prostrano con entusiasmo.
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Una normale divagazione avrebbe consentito, mediante un approccio contestuale quanto doveroso, di affermare di fronte al lettore una propria verginità ideologica, non assuefatta a logiche di partito, che raccontasse anche le miserie dell’universo comunista, appunto.
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L’autrice ha invece deliberatamente omesso qualsiasi riferimento di tipo critico,  enfatizzando con perseveranza un avanguardismo rivoluzionario condito da spaccati di vita che definire insulsi sarebbe eufemistico.
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Il banditismo nazista nei confronti degli ebrei, così come i saccheggi, gli interrogatori e la prigione, a loro riservata, non hanno ragione di Gerda, che  nel romanzo viene quindi considerata, ad un certo punto, come una creatura di  un mondo a parte.
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Questa divagazione, ricorda un’opera dello scrittore polacco Gustaw Herling,  intitolata “Un mondo a parte”, in cui l’autore racconta la sua deportazione nei gelidi gulag siberiani, dove fu costretto a vivere a temperature di 40 gradi sotto zero.

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Quello di Herling è veramente “un mondo a parte”, e il solo accostamento seppur lessicale dell’autrice ad una realtà così devastante come quella effettiva e reale del comunismo, senza però citarlo ma anzi nascondendolo, diventa offensivo per qualsiasi lettore che abbia un minimo di conoscenza dell’argomento.
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Tutta l’opera, se così si può chiamare, è una mistificazione che compare sulla scena letteraria in un particolare momento storico-politico, quello odierno, in cui la sinistra soffoca, strangolata dall’espandersi delle sue stesse millanterie.
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Fa molto comodo alle sinistre il poter disporre di schiere di pseudo intellettuali, come l’autrice, appunto, pronti a ripetere l’esperimento già riuscito e attuato in passato con la diffusione dell’opera “il diario di Anna Frank”.
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Risvegliare sentimenti particolari, facendo leva su emozioni ancestrali, è uno dei metodi adottati dalla disinformazione comunista oramai da decenni, parallelamente all'opera di omissione, di mistificazione, e di annientamento di altre importanti realtà, volutamente celate e rese inaccessibili per lungo tempo.
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Il romanzo vincitore del Premio Strega 2018 appare proprio così, come il prodotto di un autrice che ci impone un remaking dal sapore nauseabondo e sicuramente disprezzabile, grottesco, e partigiano.
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La trama, confusa e priva di fluidità, sembra solo un mezzo per trainare il vero scopo della proposta letteraria, finalizzata all’enfatizzazione del comunismo e della rivoluzione.
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L’anacronismo e la doppiezza sono quindi elementi intrinsecamente riscontrabili in tutto lo svolgersi dell’opera, da cui traspare uno stillicidio di manovre propagandistiche, celate nella cosiddetta trama narrativa, che offendono l’intelligenza del lettore.
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Anche quando l’ambientazione del romanzo si sposta avanti nel tempo, fino al 1960, l’autrice, non paga della sua incessante propaganda, continua imperterrita a riproporre rimembranze della guerra di Spagna, evocando giovani “compagni” assuefatti all’ideologia comunista, alla loro determinazione, fino all’uso delle armi, e all’immancabile Gerda che ne immortala l’enfasi ideologica con la sua Leica.
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Stucchevole nella sostanza e statico nella sua essenza, ripetitivo e incompleto, il romanzo propone solo ciò che all'autrice fa comodo proporre, e cioè la propaganda sinistroide, senza sapere che oggi Internet ci permette di conoscere la verità e di rifiutare le imposizion stereotipate fino ad oggi proposte dalla disinformazione comunista o post-tale, come appunto quest’opera.
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La parte finale del libro è illeggibile ...
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Si passa da considerazioni appena tratteggiate, ma costanti, su ostaggi trattenuti dai nazisti durante la guerra, ad evocazioni di partigiani catturati e deportati, per disquisire poi di sfilate del Ventennio, di Legione straniera, di Buchenwald, di DDR, di comunismo, interpretando così una sorta di attivismo letterario, di volantinaggio virtuale, di percorso finalizzato alla creazione di un fronte unitario della sinistra, rispolverando i fantasmi del passato.
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L’apice della menzogna nel romanzo si raggiunge quando l'autrice accenna a quei comunisti che da Lipsia si rifugiarono in Russia per sfuggire alle persecuzioni naziste.
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L’autrice afferma che di questo universo di persone emigrate e mai più riviste, molte furono uccise dall’artiglio del grande freddo artico mentre altri divennero preda di assassini, ladri e sfruttatori, negando così palesemente la responsabilità accertata del Partito comunista russo nella morte di centinaia di migliaia di vittime innocenti.
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Non paga l’autrice dà sfogo al suo estro disinformatore raccontando fatti di cronaca italiani avulsi da un contesto più generale, allo scopo di enfatizzare quella che per lei è la abbiano giusta lotta dei compagni comunisti.
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Da una autrice ebrea mi sarei aspettato una conformità storica disgiunta da condizionamenti di parte, e una narrazione meno partitica, obiettiva ed universale, ma pare che l’ebrasimo letterario oggi sia restio a condannare il comunismo, nonostante le sue indubbie crudeltà, i genocidi su base etnica, culturale, religiosa, e politica.
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E’ anche vero il fatto che, nonostante l'effettiva realtà che le persecuzioni del comunismo russo verso gli ebrei abbiano prodotto molte vittime innocenti, i seguaci della Stella di David costituirono il nucleo centrale del potere comunista stesso.
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I maggiori gerarchi comunisti, descritti come feroci e spietati assassini erano infatti ebrei, ma questo pare non interessare alla vincitrice del Premio Strega 2018.
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Suggerisco ai lettori del presente articolo, e a coloro che cercano una piena soddisfazione in ambito storico-culturale, di scegliere opere letterarie obiettive e scevre da condizionamenti partitici, che possano dare l’esatta dimensione di fenomeni politici narrati senza manipolazioni evidenti.
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A questo scopo, accludo il link al sito che ho creato per indicare e proporre gli scrittori e gli intellettuali che, con il loro minuzioso lavoro di ricerca e di indagine, propongono argomenti fino ad oggi nascosti o falsati dalla disinformazione comunista.
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Note :
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(1) Pogrom : il termine è di derivazione russa e significa devastazione.
Indica le sommosse popolari antisemite (contro le comunità ebraiche), iniziate nella russia zarista già nel 1881, che provocarono massacri e saccheggi.
Spesso i pogrom erano fomentati dalle autorità.
I massacri di ebrei si registrano fin dal 1066, a Granada (Spagna), ma anche in Inghilterra (1189-1190), in Francia e Germania (1348-1351), in Poloni e Ucraina (1648).
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Dissenso
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