mercoledì 12 settembre 2018

CRIMINALE COMUNISTA : LENIN

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Vladimir Il’ic Ul’janov (Simbirsk  22/04/1870  -  Gorkij,  21/01/1924) meglio conosciuto con lo pseudonimo di Lenin è nato da una famiglia ebraica benestante, ed è stato un rivoluzionario e politico russo e sovietico.
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Nel 1887 la polizia zarista arrestò il fratello e lo fece impiccare perché accusato di aver ordito un complotto per assassinare lo Zar.
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Il criminale comunista ebreo Vladimir LENIN
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Lo stesso anno Lenin si iscrisse l’Università di kazan, ma ne fu subito espulso perché considerato un sovversivo.
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Fu riammesso agli studi universitari e si laureò in Giurisprudenza a San Pietroburgo nel 1891, città in cui si trasferì a vivere nel 1893.
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Nel 1985 fondò il Circolo “Unione di lotta per l’emancipazione della classe operaia” ma la Polizia lo arrestò insieme ai capi dell’organizzazione e  all’attivista Nadezda Krupskaja (che sarebbe poi diventata sua moglie), incarcerandolo per 14 mesi, e confinandolo successivamente in Siberia fino al 1900.
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In esilio Lenin iniziò a formulare teorie di strategia rivoluzionaria, riportandone i concetti di base in un pamplhet intitolato “Che fare ?”
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La formazione di un Partito fortemente centralizzato, diretto da rivoluzionari di professione e regolato da una disciplina ferra, sarebbe stato il punto di partenza per sviluppare una “avanguardia del proletariato” e condurla alla conquista del potere contro la Famiglia Imperiale
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Queste teorie, espresse all’interno del Partito operaio socialdemocratico russo provocarono una divergenza che, in occasione del Secondo Congresso (1903),  portò alla spaccatura e alla divisione in due correnti.
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La maggioranza dei membri si schierò con Lenin e tale corrente fu denominata “bolscevismo”, mentre gli altri furono chiamati Menscevichi (dal russo : maggioranza=bolscevico, minoranza=menscevico)
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Lenin trascorse poi all’estero qualche anno, salvo rientrare in occasione della rivoluzione del 1905 e ad espatriare nuovamente nel 1907 a causa del fallimento della rivoluzione stessa.
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Nel 1909 scrisse “Materialismo ed empiriocriticismo”, la sua più importante opera di filosofia
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Nel 1914 allo scoppio della prima guerra mondiale Lenin prese posizione contro la guerra, indicandola come imperialista, incitando i lavoratori a trasformarla in guerra civile.
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Quando scoppiò la Rivoluzione del febbraio 1917, Lenin risiedeva in Svizzera e ne fu colto di sorpresa.
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Partì alla volta della Russia con un treno speciale messogli a disposizione dal Governo tedesco ma arrivò a Pietrogrado (ribattezzata San Pietroburgo) un mese dopo che gli operai e i soldati avevano già deposto lo Zar e instaurato un Governo provvisorio con a capo il principe Georgij Lvov, sostituito poi dal socialista Aleksandr Kerenskij.
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Sia il Consiglio dei Soviet di operai e soldati che i bolscevichi, tra cui vi era anche Josif Stalin, erano d’accordo con questa soluzione, ma non Lenin che si oppose immediatamente alla linea politica di Kerenskij, affermando che solo il Soviet poteva guidare le speranze e i bisogni dei lavoratori, al grido di “Tutto il Potere ai Soviet”.
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Con questi presupposti Lenin guidò una insurrezione di lavoratori nel mese di luglio, finalizzata secondo i suoi piani a interrompere la fase borghese della rivoluzione e ad iniziare la transizione verso la Rivoluzione proletaria, ma i moti terminarono con un nulla di fatto, e Lenin fu costretto a fuggire e a riparare in Finlandia per sfuggire ad un ordine di arresto emesso dal Governo provvisorio.
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Dalla Finlandia Lenin, che nel frattempo scrisse l’opuscolo  “Stato e Rivoluzione”  continuò a incitare il Comitato centrale del Partito in Russia alla lotta armata, finalizzata alla conquista del potere da parte dei Soviet.
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La sua linea venne accettata e resa operativa, così che il 24 ottobre 1917 fu proclamata la Repubblica Sovietica e Lenin venne eletto Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo, la massima carica governativa.
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Gli oppositori politici e i veri rivoluzionari che avevano deposto lo Zar nel mese di febbraio, si opposero a Lenin, che scatenò una sanguinosa guerra civile, combattuta fino al 1922.
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Lenin prende il potere con l'aiuto dell'Armata Rossa
L’Armata Rossa, guidata da Trotsky, un altro rivoluzionario comunista ebreo, ebbe ragione delle armate dei “Bianchi” che si contrapponevano al volere di Lenin, massacrandone senza pietà gli appartenenti, fossero essi socialisti, o socialdemocratici, o menscevichi.
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Il bagno di sangue mise fine alla “vera” rivoluzione russa, e iniziò un periodo di “Terrore” e di deportazioni guidato da Lenin che perdurò oltre tre anni.
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Il 30 agosto 1918 Lenin, durante una visita agli operai di una fabbrica moscovita, proclamò chela democrazia era un inganno borghese, e bisognava difendere con ogni mezzo la dittatura del proletariato del Governo bolscevico.
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Dopo il suo discorso fu oggetto di un attentato compiuto da una donna, Fania Efimova Rotman, nota come Dora Kaplan, che gli sparò riducendolo in fin vita.
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Quando si riprese, dopo alcuni giorni, Lenin decise di reprimere con ogni mezzo qualsiasi tipo di opposizione al Governo bolscevico.
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Venne soppressa la libertà di opinione e introdotta la pena di morte per il reato di “controrivoluzione”, fu abolita la libertà di stampa e si iniziò una vera e propria persecuzione contro migliaia di cittadini, condotta dalla Ceka, la famigerata polizia segreta, per concretizzare l’uso del Terrore, ritenuto necessario (in base all’esempio francese) alla riuscita una qualsiasi rivoluzione.
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Il Terrore divenne lo strumento principe che accompagnò la dittatura bolscevica durante tutta la sua esistenza, per essere poi esportato in altri Paesi comunisti.
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La tanto declamata “rivoluzione” bolscevica quindi fu in realtà un crimine, un colpo di Stato cruento che innescò il Totalitarismo e come tale diede vita ad un mostro insaziabile, che si nutrì del sangue di milioni di innocenti.
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Alla sua morte il corpo di
Lenin fu imbalsamato
Per questi motivi Vladimir Lenin si può considerare uno dei massimi criminali comunisti che la Storia dell’Umanità abbia mai conosciuto.
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Nel 1922 Lenin fu colpito da una apoplessia (emorragia cerebrale) per la quale fu ricoverato nella Casa di Cura Gorkij.
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In questo periodo scrisse il suo testamento politico, segnalando la pericolosità di Stalin, all’epoca Segretario del Partito, e promuovendo invece la figura di Trotsky come suo successore.
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Il 23 gennaio 1923 Lenin morì, all’età di 54 anni in seguito ad una paralisi da cui non si riprese.
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Distruzione della statua di Lenin a Kiev : Nel periodo post-sovietico in Ucraina e nei paesi
ex-comunisti vengono  abbattute le statue dei gerarchi comunisti e i loro simboli
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La sinistra ha costruito intorno al Personaggio di Lenin un’aura di condiscendenza e di apprezzamento, indicandolo come leader e come “padre” della Rivoluzione russa del 1917.
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In realtà nulla è più falso di tutto ciò, a partire dal fatto che quella di Lenin non è stata una rivoluzione, ma un colpo di Stato nel mese di Ottobre contro coloro che la Rivoluzione l’avevano fatta davvero nel mese di febbraio.
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Decenni di mistificazione hanno poi cambiato le carte in tavola, tanto che ancora oggi si festeggia negli ambienti marxisti la Rivoluzione di Ottobre di Lenin come se fosse la “vera” rivoluzione” russa.
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Lenin in effetti si è macchiato dei peggiori misfatti iniziando proprio con l’instradare la rivoluzione russa su binari diversi, legati al terrore e alla violenza cieca.
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Mentre si tenta da più parti di addossare tutte le colpe delle violenze comuniste a Stalin, in realtà il dittatore georgiano ha semplicemente proseguito una via tracciata proprio da Lenin.
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I maggiori criminali della storia dell'Umanità, TRE COMUNISTI : LENIN, STALIN e MAO
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Lenin infatti durante la lotta per sgominare gli avversari “bianchi” e appropriarsi del potere, grazie anche all’appoggio del’Armata Rossa, prese di mira  tutte le formazioni politiche e tutti gli strati della popolazione : nobili, borghesi, militari, religiosi, socialdemocratici, poliziotti, menscevichi, socialisti rivoluzionari, contadini, ed operai, accanendosi con particolare ferocia contro gli intellettuali.
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Come comunista Lenin auspicava la scomparsa di tutte le nazionalità, oltre delle classi sociali, e sebbene fosse ebreo sosteneva che la popolazione di origini ebraiche avrebbe dovuto sparire con la completa e totale assimilazione.
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Il bolscevismo e il totalitarismo inaugurato da Lenin, il comunismo di Stato, la dittatura sanguinaria dei gerarchi che ne ispirarono il proseguo, Stalin in testa, l’esportazione del modello comunista in altri paesi, sempre tramite l’imposizione e la coercizione, portarono al macabro risultato di 100 milioni di morti, riconducibili in sintesi ad un'unica matrice scatenante insita nella filosofia di Marx.
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Gli intellettuali delle sinistre da sempre inneggiano a Lenin, nascondendo le sue atrocità e compiendo una imponente opera di rimozione storica della tragedia comunista, ma nonostante ciò la verità sta lentamente emergendo, nella sua devastante dimensione…
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Dissenso
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lunedì 10 settembre 2018

Lo stretto legame fra EBRAISMO e COMUNISMO

Il comunismo russo, fin dalla sua nascita, con la rivoluzione russa prima, e con il colpo di Stato bolscevico contro coloro che l’avevano attuata poi, si è avvalso della fattiva collaborazione di ebrei comunisti, che hanno concorso a costituire la vera e propria ossatura dell’apparato di potere.
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Lo stesso VLADIMIR IL’IC UL’JANOV (Simbirsk, 22/04/1870 - Gorki Leninskie, 21/01/1924) meglio conosciuto con lo pseudonimo di LENIN, che rappresentò l’anima bolscevica del nascente comunismo sovietico nel 1917, nacque a Simbirsk da una famiglia ebraica benestante.
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L'ebreo VLADIMIR LENIN


Molti dei collaboratori di Stalin e membri dei Servizi segreti erano ebrei, zelanti e sanguinari, ma questo non impedì a Stalin di applicare anche a loro la sua medicina preferita, consistente in persecuzioni e purghe, deportazioni e torture.
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Del resto anche LEV DAVIDOVIC BRONSTEJN (Janovka, 7/09/1879 - 21/08/1940) meglio conosciuto come TROCKIJ, protagonista di primo piano nelle Rivoluzioni del 1905 e del 1917, era ebreo, nato in una famiglia benestante ebraica di Janovka, ora Bereslavka.

Guidò l’Armata Rossa nella lotta contro l’Armata Bianca degli zaristi e dopo la vittoria divenne Commissario del Popolo e membro del Politburo.
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Nacque da una famiglia benestante ebraica osservante, ma di lingua russa e ucraina.
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Trotsky, riproponendo le teorie di Marx, auspicava il ricorso al Terrore rosso per annientare la classe borghese.
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L'ebreo LEV TROTSKY
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Anche KARL MARX (Treviri, Germania, 5/05/1818 - Londra, 14/03/1883) l’ideologo che diede inizio al comunismo, era un ebreo tedesco, le cui filosofie piacevano molto a Iosif Dzugasvili Stalin, che ancora 19 enne fu espulso dal seminario teologico che frequentava a Tbilisi perché aveva sostituito ai vangeli gli scritti del filosofo tedesco.
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Il seminario era retto da monaci ortodossi, che Stalin reputava mostri gesuitici, ed era prassi abituale che l’istruzione e la didattica dell’istituto imponessero l’odio verso gli ebrei e l’incoraggiamento a collaborare con la Polizia.
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L'ebreo KARL MARX
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Gli insegnanti di Stalin, come il Preside Germogen e l’ispettore Abasidze furono addirittura fra i fondatori del movimento antisemita delle “Centurie nere”, responsabili tra l’altro di aver dato vita ai famigerati e cosiddetti “Protocolli di Sion”, un carteggio costruito ad arte con false prove di un supposto piano ebraico per conquistare il mondo.
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Va detto che la pubblicazione dei “Protocolli di Sion” e i loro ideatori furono finanziati dallo Zar Nicola II° allo scopo di alimentare un antisemitismo molto radicato nella famiglia imperiale russa.
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A cavallo fra i due secoli le “Centurie nere” scatenarono anche vari pogrom in Modavia e in Ucraina, provocando centinaia di vittime fra gli ebrei.
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Stalin che amava la lettura fu certamente esposto alla letteratura antisemita durante il seminario teologico, e si convinse della reale consistenza dei “Protocolli di Sion”. 
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Tutto ciò, unitamente all’assorbimento delle teorie di base espresse dalla filosofia di Karl Marx, come ad esempio la auspicata scomparsa delle classi sociali e delle nazionalità, allo scopo di uniformare la società civile, fu prodromico alle future ondate di deportazione su base etnica, sociale, e anche religiosa.
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Manifesto
anti-sionista
Marx era solito affermare, a dispetto delle sue origini, che l’ebraismo si poteva identificare con il potere del denaro, ritenendolo così una forma di alienazione comunque risolvibile con l’assimilazione del gruppo stesso.
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Varie testimonianze affermano che la Famiglia Dzugasvili non fosse, come si crede, georgiana, bensì osseta di lingua georgiana. 
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Gli osseti sono un popolo di origine iraniano-iafetica, mescolatosi poi con i vincitori sciiti, di cui Stalin pare essere, per molti versi, la personificazione spirituale.
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La mamma di Stalin, Ekaterina Dzugasvili (chiamata Keke) era una comune prostituta osseta, tant’è che Stalin stesso la chiamava sgualdrina, mentre la paternità attribuita a Vissarion Dzugasvili non era certa.
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Il padre di Stalin si ridusse in miseria perché alcolizzato, al punto che spesso arrivava ad impegnare la cintura per ottenere il denaro necessario a comprare bevande alcoliche e ad ubriacarsi, e per questo si rivolgeva ai banchi di pegno gestiti dagli ebrei. 
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Anche questo “contatto” non proprio felice del giovane Stalin con personaggi dell’ebraismo contribuì alla sua formazione certamente antisemita.
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Ciò non impedì che molti dei personaggi che affiancarono Stalin, anche ricoprendo cariche importanti, e che lo coadiuvarono durante il periodo del terrore e delle “purghe”, fossero ebrei. 
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GENRICH GRIGO’EVIC JAGODA (Rybinsk, 7/11/1891 - Mosca, 15/03/1938) era di origini ebraiche e il suo vero nome era Enoch Geršonovič Ieguda. 
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Criminale comunista, durante il piano di collettivizzazione delle campagne fu responsabile della eliminazione e dello sterminio di 5 milioni di “kulaki”, i cosiddetti “contadini ricchi”. 
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L'ebreo GENRICH JAGODA
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Propongo, di seguito, il LINK ad un mio precedente post su di lui :
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GRIGORIJ EVSEEVIC ZINOV’EV (Elisavetgrad, 23/09/1883 - Mosca, 25/08/1936) nacque in una famiglia della piccola borghesia ebraica, ed è stato un rivoluzionario e politico sovietico.

Tra il 1918 e 1925 fu uno dei personaggi più potenti dell’Unione Sovietica, schierato con Stalin contro Trockij.
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L'ebreo GRIGORIJ ZINOV'EV
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GRIGORIJ JAKOVLEVIC SOKOL’NIKOV (Romny, Ucraina, 15/08/1888 - Verchneural’sk, Siberia occ., 21/05/1939) è stato un politico e diplomatico sovietico.
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Ebreo, fu ucciso per ordine di Stalin durante il periodo delle grandi purghe.
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Fu uno dei sette membri del Primo Politburo insieme a Lenin, Zinov’ev, Trockij, Stalin, Kamenev, e Bubnov.
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L'ebreo GRIGORIJ SOKOL'NIKOV
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LAZAR MOISEEVIC KAGANOVIC, (Kabany, 22/11/1893 - Mosca, 25/07/1991) nacque da una famiglia ebrea povera dell’Ucraina, e divenne uno dei più sinistri personaggi dell’entourage di Stalin e suo braccio destro, carnefice sanguinario, responsabile di una lunga catena di nefandezze, di repressioni, e di deportazioni.
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Propongo, di seguito, il LINK ad un mio precedente post su di lui :
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L'ebreo LAZAR KAGANOVIC
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LEV BORISOVIC KAMENEV pseudonimo di ROZENFEL’D (Mosca, 18/07/1883 - Mosca, 25/08/1936) è stato un rivoluzionario e politico dell’Unione sovietica, nato da un ferroviere ebreo e da madre ortodossa russa.

Sposò una delle due sorelle di Trockij (Olga Davidovna Bronstejn) diventando suo cognato e fu uno dei sette membri del Primo Politburo insieme a Lenin, Zinov’ev, Trockij, Stalin, Sokolnikov e Bubnov.
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L'ebreo LEV KAMENEV
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SOLOMON LOZOVSKY (1878 - 1952) nacque in Ucraina da una famiglia ebrea (forse sefardita) e fu un rivoluzionario comunista e bolscevico.
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Divenne un alto funzionario del Governo sovietico e del partito comunista.
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Il tessuto sociale intellettuale sovietico, che annoverava al suo interno personaggi di grande rilevanza culturale, era simbiotico con il potere politico, senza il quale non avrebbe potuto esistere. 
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Molte delle personalità di spicco di questo connubio fra cultura e terrore erano ebrei, come ad esempio Il’ja Erenburg (Kiev, Ucraina, 27/01/1891 - Mosca, 31/08/1967), giornalista e lacchè stalinista modello.
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L'ebreo IL'JA ERENBURG

Fu deputato del Soviet delle Nazionalità dell’URSS e ricevette il Premio Stalin, una onorificenza che Stalin stesso contrapponeva al Premio Nobel del mondo occidentale.
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Nel 1942 il Capo e Direttore della Comunità ebraica sovietica era Solomon Mikhoels (Daugavpils, Lettonia, 16/03/1890 - Minsk, Bielorussia, 12/01/1948), attore e regista del teatro yiddish di fama internazionale.
. Fu investito della sua carica direttamente da Stalin e da Berjia che gli affidarono il compito di palesare all’estero il ruolo antifascista della comunità ebraica sovietica.
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L'ebreo SOLOMON MIKHOELS

Mikhoels fu insignito del premio Stalin per le sue attività, tra cui spiccava un viaggio in America dove conquistò la benevolenza della sinistra statunitense.
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Sull’onda del successo Mikhoels chiese a Stalin di poter riservare agli ebrei alcuni territori della Georgia.
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Stalin, interpretò la richiesta come un tentativo secessionista della comunità ebraica e lo fece assassinare il 12 gennaio 1948, simulando un incidente d’auto.
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Gli successe il vicepresidente, il poeta yiddish Itzik Solomonovic Feffer, colonnello dell’Armata Rossa e agente segreto degli organi di sicurezza.
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Feffer, che aveva collaborato all’omicidio di Mikhoels, fu a sua volta giustiziato da Stalin, insieme ad altri venti intellettuali ebrei, qualche mese prima che fosse annunciata la scoperta di una fantomatica cospirazione denominata “il complotto dei medici”.
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L'ebreo Itzik Feffer

Da tutte le considerazioni di carattere sociale, politico, e religioso che emergono dalla disanima di questi dati, emerge con chiarezza un dato comune e incontrovertibile :
la nascita del comunismo è stata possibile grazie alla fattiva collaborazione di moltissimi ebrei russi con il potere bolscevico, con Lenin e con Stalin. 
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L’apparato sovietico composto da personaggi di origine ebraica, è lo stesso che dotato di un potente nucleo di assassini sanguinari ha dato corso al proseguimento di una vera e propria persecuzione delle popolazioni di razza ebraica che era iniziata con lo zar, osteggiando il sionismo e caratterizzandone l’iter, costellato di pogrom, di deportazioni, di epurazioni, di torture, come una vera e propria shoà
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L’Olocausto attuato da Hitler è in realtà la prosecuzione di quello staliniano, che si è concretizzato con l’uccisione di circa 600.000 ebrei. 
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Consiglio per approfondimenti il libro di Louis Rapoport intitolato : "La guerra di Stalin contro gli ebrei", edito da Rizzoli.
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Stalin era anche ostile al sionismo e alla formazione sul territorio sovietico di gruppi etnici e religiosi come quelli ebraici, che vedeva come un pericolo per la sovranità comunista e che contrastava ricorrendo alla deportazione nei campi siberiani del Kazakhstan e del Birobidzan.
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Ecco perché la creazione di uno Stato ebraico in Palestina fu caldeggiato da Stalin, non tanto per simpatie ebraiche, ma per il fatto che avrebbe così potuto espellere le comunità presenti in Unione Sovietica, contro le quali tra l’altro aveva inasprito il suo atteggiamento, e anche perché la nascita di un Governo a guida probabilmente socialista in Palestina avrebbe costituito una spina nel fianco delle potenze occidentali nello scacchiere del Mediterraneo medio orientale.
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Ancora oggi in Italia la comunità ebraica è sempre pronta a commemorare le vittime della shoà per mano nazista, ma si guarda bene dal fare qualunque riferimento alle vittime ebree del comunismo, coprendone così i misfatti e palesando un chiaro intento simbiotico e anelante verso le filosofie di Marx.
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Quale altro motivo potrebbe altrimenti impedire di urlare al mondo che 500.000 loro fratelli sono stati trucidati dal comunismo ?
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Ricordo a tale proposito che dopo il Patto Ribbentrop-Molotov, che sancì l’alleanza tra Hitler e Stalin, l’antisemitismo esplose fortemente in Unione Sovietica, nonostante il fatto che il 52 % dei membri del partito comunista sovietico fosse composto da ebrei.
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Furono chiuse scuole e centri culturali ebraici, e sui giornali si scriveva che l’antisemitismo nazista era principalmente diretto contro la religione ebraica, e che quindi era dovere di ogni buon marxista ateo aiutare i nazisti in questa campagna.
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Nelle memorie di Mark Gallai, pilota collaudatore e scrittore sovietico, si legge :
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"Molti di noi accettarono il trattato come il prendere una medicina cattiva:
era orribile, ma necessario.
Ma la firma del trattato fu seguita da avvenimenti che erano invece incomprensibili.
I fascisti non erano più chiamati fascisti.
Ciò che il Komsomol ed i pionieri ci avevano insegnato ad odiare come ostile, cattivo e minaccioso, divenne improvvisamente neutrale.
Non fu detto con molte parole, ma il sentimento si diffuse nelle nostre anime quando guardavamo le foto di Hitler accanto a Molotov o quando leggevamo del grano e del petrolio sovietico che andava alla Germania fascista o quando vedevamo il passo dell'oca prussiano che veniva adottato proprio allora dal nostro esercito.
Sì era molto difficile capire allora cosa stesse succedendo."
. Tutti questi presupposti e gli eventi storici accertati mi inducono quindi a chiedere :

Se comunismo e nazismo (per quanto riguarda gli ebrei) erano due facce della stessa tragica medaglia, perché allora i movimenti ebraici non condannano apertamente, decisamente e a voce alta, il comunismo ?
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Dissenso
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domenica 9 settembre 2018

Criminale comunista : TAMARA PAVLOVNA PECHERNIKOVA


Tamara Pavlovna Pechernikova (Saratov, 11/02/1927  -  Mosca, 16/08/2007), è stata un medico psichiatra sovietico, specialista in psichiatria forense.
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La ricerca storica indica chiaramente che è stata coinvolta nella pratica di abusare della psichiatria per scopi politici durante il comunismo sovietico, per compiacere i gerarchi del regime.
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La prassi consolidata dall’apparato repressivo di Stalin e dai suoi successori prevedeva infatti il ricorso alle inumane inquisizioni psichiatriche che compiacenti Dottori specialisti in materia, appunto, infliggevano alle  malcapitate vittime.
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Tamara Pechernikova si laureò all’Istituto Statale di Crimea nel 1949 e, dopo aver lavorato nell’Ospedale psichiatrico di Kostroma, nel 1950 iniziò gli studi di specializzazione presso il Centro Federale di Ricerca Medica di Psichiatria intitolato a VP Serbsky, a Mosca.
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Forte di una laurea ed una specializzazione in psichiatria forense, la Dottoressa Pechernikova entrò a far parte di quella schiera di professionisti che collaboravano con l’autorità comunista, ordinando i ricoveri coatti per coloro che contravvenivano agli articoli 58, 59, e 60 del Codice Penale sovietico e sottoponendoli a trattamenti farmacologici devastanti.
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I seguenti articoli di Legge furono appositamente introdotti dai collaboratori di Stalin per opporre con la coercizione un freno alla dissidenza politica.
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Art. 58 . “Adozione di misure coercitive di carattere sanitario nei confronti degli infermi di mente”:
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« Nei confronti di chi ha commesso un fatto socialmente pericoloso in stato di non imputabilità, o chi abbia subito squilibri psichici per cui non sia in grado di rendersi conto delle proprie azioni, o di controllarle, il tribunale può adottare le seguenti misure coercitive di carattere sanitario :
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1)    ricovero in un ospedale psichiatrico di tipo comune ;
2)   ricovero in un ospedale psichiatrico di tipo speciale ».
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Art. 59 . “Ricovero in un ospedale psichiatrico”:
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« […] Il ricovero in un ospedale psichiatrico di tipo speciale può essere disposto dal tribunale nei confronti dell’infermo di mente che, che per il suo stato psichico e per il carattere del fatto socialmente pericoloso commesso, costituisca uno specifico pericolo per la società.
Le persone ricoverate in ospedale psichiatrico di tipo speciale sono tenute sotto stretta sorveglianza, tale da escludere la possibilità che esse commettano nuovi fatti socialmente pericolosi ».
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Art. 60 . “Applicazione, cambiamento e cessazione delle misure coercitive di carattere sanitario nei confronti degli infermi di mente”:
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« […] La cessazione delle misure coercitive di carattere sanitario viene disposta dal Tribunale, su referto dell’istituto di cura, nei casi in cui il ricoverato sia guarito oppure sia cambiato il carattere della sua malattia, e pertanto sia venuta meno la necessità di applicare ulteriormente le misure sanitarie già stabilite».
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Era quindi sufficiente contestare a qualsivoglia persona uno di questi tre articoli per dare la possibilità agli psichiatri compiacenti di intervenire e decretare il ricovero forzato in strutture psichiatriche.
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Questa era esattamente l’attività specifica della Dottoressa Pechernikova, sempre pronta a inquisire quei dissidenti che le venivano segnalati dai servizi segreti dell’apparato repressivo comunista e dai sanguinari assassini di Stalin.
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Alla morte del dittatore georgiano la criminale psichiatra comunista continuò la sua attività al servizio del regime, proseguendo la sua atroce opera di inquisizione psichiatrica sotto il controllo di Chruscev, e proseguendo fino al 2007 contro i dissidenti contemporanei, indicati da Putin, oppure manipolando situazioni particolari in modo da compiacere i desideri del nuovo dittatore.
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Nel 1959 Nikita Chruščëv, per giustificare l’uso sovietico della psichiatria, dichiarò che :
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Un crimine è una deviazione dagli standard di comportamento generalmente riconosciuti, spesso causato da disturbi mentali.
E’ possibile che si manifestino patologie nervose all’interno di una società comunista ? Ovviamente si.
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Quindi era possibile che persone affette di da disturbi mentali potessero compiere dei crimini :
in tal caso, “a coloro che intendono fondare l’opposizione al comunismo su queste basi, possiamo rispondere che le condizioni di tali persone deviano in maniera evidente dalla normalità.
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In pratica secondo i parametri valutativi di Chruscev, aggiustati in modo che potessero confacere alle sue esigenze repressive, era sufficiente essere dissidente per diventare, in quanto tale e quindi “manifestamente”, un alienato mentale, da affidare alle cure della Dottoressa Pechernikova.
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Il lungo elenco dei perseguitati dal comunismo sovietico e degli internati in manicomio per volontà della criminale psichiatra di regime, è sintomatico del disprezzo dei diritti umani che ha sempre accompagnato la Storia della Russia, non solo sovietica.
Alexander Esenin
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Eccone una parte :
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Alexander Esenin-Volpin, (San Pietroburgo, 12/05/1924  -  Boston, Stati Uniti, 16/03/2016) era figlio del celebre poeta russo Sergei Esenin.
Nel 1946 scrisse un poema considerato anti-sovietico che gli costò l’internamento in un Ospedale psichiatrico speciale a Leningrado.
Durante l’era di Kruscev, il poeta fu internato altre due volte in manicomio, e dopo una ondata di proteste internazionali fu autorizzato a emigrare negli Stati Uniti.
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Alexandr Ginzburg
Alexandr Ginzburg (Mosca, 21/11/1936 - Parigi, 19/07/2002), scrittore, giornalista, poeta, e dissidente attivista per i diritti umani.
L’intellettuale russo era anche amministratore del “Fondo di aiuto alle famiglie dei prigionieri politici in URSS” creato da Aleksandr Solzenicyn con il ricavato dei suoi diritti d’autore.
Numerosi interventi furono fatti per evitare il suo arresto, che avvenne comunque nonostante Ginzburg fosse appena stato dimesso dall’Ospedale con una diagnosi di polmonite con infezione tubercolare, con febbre permanente e con la prescrizione di ricoverarsi in un sanatorio.
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Alexandr Podrabinek (Elektrostal, 08/08/1953) è un giornalista e attivista per i diritti umani che si è interessato proprio degli abusi politici della psichiatria nell’URSS, pubblicando un libro intitolato “Punitive Medicine”.
Il 15 agosto 1978 fu condannato a 5 anni di esilio interno.
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Andrei Sacharov
Andrei Sacharov (Mosca, 21/05/1921  -  Mosca, 14/12/1989) è stato un importante fisico nucleare e un attivista per i diritti civili, che gli valse il premio Nobel per la Pace nel 1975.
Il regime comunista russo gli impedisce di andare a Oslo per ritirare il premio, che viene quindi consegnato alla seconda moglie Elena Bonner, la quale legge il suo discorso ai presenti.
Manifestò la sua contrarietà all’ingresso delle truppe sovietiche in Afghanistan e per questo motico fu arrestato e nel 1980 confinato a Gorkij.
Nel 1986 fu riabilitato da Michail Gorbacev e rientrò a Mosca dove fu eletto deputato nel 1989, prima di morire.
Queste sono alcune delle sue parole :
"È intollerabile pensare che, mentre noi siamo qui riuniti in questa sala per questa solenne cerimonia, centinaia, migliaia di prigionieri di coscienza soffrono duramente da anni per la fame, la mancanza di medicine, per il lavoro estenuante;
tremano per il freddo, l’umidità e l’esaurimento in carceri semibuie;
sono costretti a lottare incessantemente per la loro dignità umana, per difendere le loro convinzioni contro la macchina della rieducazione, che in realtà spezza le loro anime.
La cosa più spaventosa è l’inferno degli ospedali speciali psichiatrici di Dnepropetrovsk, Sycevka, Blagovescensk, Kazan, Cernjachovsk, Orel, Leningrado e Taskent."
(Dal discorso di Andrej Sacharov in occasione del conferimento del Premio Nobel per la pace nel 1975.
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Evgeni Belov, fu internato in un manicomio criminale per aver  scritto lettere di protesta al partito e a Leonid Brezhnev per la mancanza di libertà nel Paese
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Joseph Brodsky
Joseph Brodsky (Leningrado, 24/05/1940 - 28/01/1996) è stato un poeta e saggista  americano di nascita russa.
Era un ebreo dissidente, cresciuto in un clima di antisemitismo, che disprezzava Lenin fin dagli anni della Prima elementare.
Per le sue poesie fu prima rioverato due volte in un Ospedale psichiatrico, poi fu arrestato e condannato a 5 anni di lavori forzati.
Grazie alle proteste internazionali fu liberato dopo un anno e gli si fece scegliere fra due soluzioni : entrare in manicomio o andarsene dalla Russia.
Nel 1975 Brodsky emigrò verso Vienna, poi  andò a Londra, e infine negli Stati Uniti, dove insegnò fino alla sua morte.
Fu insignito del Nobel per la Letteratura nel 1987.
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Leonid Plyushch (Naryn, Kirghizistan, 26/04/1938  -  Bessèges, Francia, 04/06/2015) è stato un matematico ucraino e dissidente sovietico.
Firmò una dichiarazione di solidarietà, insieme ad altri 16 dissidenti sovietici, a favore dei movimenti democratici in Cecoslovacchia che si opponevano all’invasione sovietica.
Nel 1972 fu quindi arrestato e dichiarato pazzo, e rinchiuso in un Ospedale psichiatrico per pazienti psicotici gravi di Dnipropetrovsk.
Fu liberato nel 1976 e gli fu permesso di lasciare l’Unione Sovietica.
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Natalya Gorbanevskaya
Natalya Gorbanevskaya (Mosca, 26/05/1936 - Parigi, 29/11/2013) nel 1968 manifestò in Piazza a Mosca la sua contrarietà all’invasione  sovietica della Cecoslovacchia e ne descrisse la manifestazione nel suo libro “Piazza Rossa a mezzogiorno” che le costò l’arresto.
Anche in questa occasione il regime comunista si appoggiò alla sapiente perseveranza inquisitoria della criminale psicologa asservita alla politica, che interrogò la scrittrice, basandosi sulla interpretazione del dissenso politico come problema psichiatrico.
L’Istituto Serbsky la dichiarò soggetta a “profonda psicopatia con presenza di un processo schizofrenico lieve e cronico”, e le permise di tornare a casa.
Nel dicembre 1969 fu arrestata e condannata alla detenzione indefinita per “schizofrenia pigra” (cioè che si sarebbe potuta sviluppare in seguito) e fu rilasciata solo dopo tre anni di internamento nel manicomio di speciale di Kaza, nel febbraio 1972.
A Parigi, dove la scrittrice si sottose a nuovi esami presso autorevoli psichiatri, fu riconosciuta totalmente sana di mente.
Pyotr Grigorenko
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Pyotr Grigorenko (Borysivka, Ucraina, 16/10/1907 - New York, Stati Uniti, 21/02/1989) era un Generale che costituì un gruppo dissidente leninista, contrario alle politiche di Chruscev.
Dopo ben tre visite psichiatriche fu condotto al famigerato Istituto Serbsky e riconosciuto affetto da malattia mentale, come delirante paranoico.
Fu espulso dall’URSS e si trasferì negli Stati Uniti, dove altri esami psichiatrici lo riconobbero completamente sano di  mente.
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Sergei Pisarev, fu arrestato per aver criticato la Polizia segreta nel contesto del cosiddetto “complotto dei Medici”, la campagna antisemita iniziata da Stalin e poi non conclusa a causa del suo decesso.
Pisarev intraprese una campagna contro gli abusi politici della psichiatria, concentrandosi su quelli avvenuti all’Istituto Serbsky, dove lavorava la Dottoressa Pechernikiva.
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Tarsis Valery (Kiev, Ucraina, 23/09/1906  -  Berna, Svizzera, 03/03/1983) fu uno scrittore, critico nei confronti del regime comunista.
Scrisse “Ward n° 7), un resoconto dell’uso politico della psichiatria per soffocare la dissidenza in URSS.
Valeriya Novodvorskaya
Nel periodo 1963-1964 Tarsis fu detenuto per motivi politici nell’Ospedale psichiatrico Kashchenko di Mosca, da cui trasse poi spunto per la sua opera.
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Valeriya Novodvorskaya, (Bielorussa, 17/05/1950 - Mosca, 12/07/2014) era una dissidente russa che creò una organizzazione studentesca clandestina contraria al regime, e fu per questo arrestata e condannata ad una detenzione indefinita nell’ospedale psichiatrico della prigione di Kazan.
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Viktor Fainberg (Kharkov, Ucraina, 26/11/1931) è un dissidente russo che partecipò alla dimostrazione nella Piazza Rossa di Mosca contro l’intervento sovietico in Cecoslovacchia, e per questo fu internato per 5 anni nell’Ospedale Psichiatrico di Lenigrado.
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Viktor Nekipelov (Harbin, Cina, 29/09/1928  -  Parigi, 01/07/1989) era un poeta dissidente, arrestato nel 1937 e sottoposto a valutazione psichiatrica dal  15 gennaio  al 12 marzo 1974, poi giudicato sano di mente e condannato a due anni di reclusione.
Nel 1976 pubblicò sotto forma di samizdat il suo libro intitolato “Istituto di scemi: Note sull’Istituto di Serbsky”, basato sulla sua personale esperienza all’Istituto psichiatrico Serbsky, che gli costò  sette anni di campo di lavoro e 5 di esilio interno.
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Viktor Rafalsky, appartenente ad un gruppo marxista clandestino fu arrestato e internato più volte in tre differenti manicomi criminali durante la detenzione durata 24 anni (nel periodo che va dal 1954 al 1987).
Nei suoi scritti dichiarò :
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Vladimir Bukovsky
Vladimir Konstantinovich Bukovsky (Belebey, 30/12/1942) è un dissidente e un  attivista russo per i diritti umani.
Ha trascorso ben 12 anni fra Ospedali psichiatrici speciali, campi di lavoro e prigioni dell’Unione Sovietica.
E’ membro della Fondazione commemorativa per le vittime del comunismo e Membro Fondatore di Human Rights Foundation di New York.
Nel 1971 Bukovsky ha diffuso in Occidente 150 pagine di documenti che attestano l’abuso delle istituzioni psichiatriche nell’Unione sovietica
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Yuli Daniel (Mosca, 15/11/1925  -  Mosca, 30/12/1988) fu deportato in un Ospedale psichiatrico del gulag a causa delle sue opere satiriche anti-staliniste e per le sue proteste sul disprezzo dei diritti umani nell’Urss.
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Zhores Medvedev (Tbilisi, Georgia, 14/11/1925) è uno storico e dissidente russo.
Dopo una sua pubblicazione sulla censura postale nell’Urss, Medvedev fu  arrestato e internato nell’Ospedale psichiatrico di Kaluga nel 1970.
Insieme al fratello Roy è autore della rivista samizdat “XX secolo”
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Per l’odierno zar di tutte le Russie Vladimir Putin, famoso per la crudeltà a cui fa ricorso per annientare le sue vittime, è stata una prassi abituale quella di ricorrere alle consulenze psichiatriche della famigerata Dottoressa, fino al 2007, anno della sua dipartita, continuando poi ad avvalersi della collaborazione dei suoi successori.
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Elza Kungaeva
Fece clamore caso del colonnello Yuri Budanov, il famigerato criminale dell’esercito di Putin che in Cecenia divenne famoso per le atrocità commesse, svelate dalla giornalista Anna Politkovskaja, successivamente ammazzata dai sicari di Putin per zittirla.
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Il colonnello in questione si rese colpevole anche dell’efferato omicidio di una giovane ragazza cecena, Kheda Kungaeva, detta Elza, appena diciottenne, che venne prelevata con la forza dalla sua abitazione, strappandola ai genitori, e condotta all’accampamento di Budanov, dove il criminale comunista le usò violenza e la  torturò fino a ridurla in stato di incoscienza, poi la strangolò uccidendola con le sue mani, freddamente e consapevolmente.
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La famigerata psichiatra di regime, la Dottoressa Pechernikova, in forza all’altrettanto famigerato “Istituto “Serbskij” di Mosca, che dopo aver operato con KGB e NKVD, proseguì l’attività al soldo dell’FSB (i vari servizi segreti che si sono succeduti nel regime russo), è intervenuta per “sollevare” Putin da un enorme imbarazzo, e cioè dal fatto che un suo decorato “eroe di guerra” fosse in realtà un feroce psicopatico sadico e sanguinario.
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La Dottoressa ha infatti dichiarato, dopo attento esame psichiatrico, che il colonnello Budanov era, nel momento dell’efferato delitto, in temporaneo stato di non intendere e di volere.
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La dicitura “temporaneo”, ideata dalla Dottoressa per compiacere le esigenze di Putin significa che sia prima che dopo questo “increscioso” episodio, in cui Budanov ha torturato, stuprato e strangolato la sua vittima, premeditatamente, il colonnello era ed è sanissimo di mente.
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Larisa Arap
Tale giudizio psichiatrico gli è valso ad assicurarsi  l’assoluzione nel primo processo penale, da cui uscì illeso : secondo il parere dei giudici del tribunale infatti  Budanov NON aveva commesso alcun crimine di guerra proprio perché secondo la diagnosi della Dottoressa Pechernikova era in temporaneo stato di non intendere e di volere.
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Putin fece rinchiudere nella struttura psichiatrica di  anche un’altra attivista per i diritti umani, la giornalista Larisa Arap (Mosca, 1958).
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Arap nel 2007 aveva pubblicato degli articoli in cui denunciava i maltrattamenti subìti dai pazienti negli Ospedali di Murmansk e di Apatity.
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La sua accusa dichiarava che alcuni pazienti erano stati uccisi per prelevare loro gli organi interni destinati a trapianti, mentre altri, soprattutto bambini, venivano sottoposti alla “terapia” dell’elettroshock.
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Gli stupri e le torture erano all’ordine del giorno, così come il ricovero di persone sane per interessi economici, come l’appropriazione dei loro beni.
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Quando il 15 luglio 2007 Arap si recò alla Clinica di Severomorsk per la documentazione necessaria al rinnovo della patente di guida, per la quale si era già sottoposta agli esami di rito, le fu chiesto se fosse lei l’autrice dell’articolo “Madhouse” in cui denunciava gli abusi della psichiatria.
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Alla sua risposta affermativa la Dottoressa Reset fece chiamare la Polizia e la fece arrestare, poi le iniettò delle droghe per indebolirla e la fece trasferire immediatamente a Murmansk.
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La guardia medica, Yulia Kopyia, riferì poi ai familiari di Larisa che la pubblicazione dell’articolo “Madhouse” era la prova evidente della follia della giornalista.
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Arap fu picchiata brutalmente dal personale medico subendo danni alla colonna vertebrale, legata al letto e trattata con “sedativi”.
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La giornalista reagì iniziando uno sciopero della fame, ma le autorità sanitarie comuniste le imposero l’alimentazione forzata.
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Fu rilasciata il 20 agosto con la clausola che continuasse le cure prescritte dai medici, in attesa di una decisione finale del Tribunale, a proposito della quale gli psichiatri affermarono:
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Tutto nel tribunale è sotto il nostro controllo: medici, polizia e pubblici ministeri sono la stessa squadra, non hai un posto dove andare ... ti lasciamo andare, ma tu devi pensare alla tua famiglia.
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Dalle testimonianze di tante vittime risulta ben delineato il ruolo criminale della Dottoressa comunista psichiatra, sebbene il cognome Pechernikova sia sconosciuto in Europa, nelle “civili” società impegnate esclusivamente in attività anacronistiche come quella dell’antifascismo oppure nella disinformazione applicata ai crimini del comunismo.
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Nelle scuole italiane si istigano i bambini a cantare “bella ciao” e si ignorano i crimini contro l’umanità commessi ieri da Stalin, e oggi da Putin, insieme ai loro complici, come appunto Tamara Pavlovna Pechernikova e alle altre decine di criminali comunisti
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Anatoly Koryagin
Lo psichiatra sovietico Anatoly Koryagin (Kans, Siberia, 15/09/1938) ha esposto in Occidente gli abusi della psichiatria nell’Unione Sovietica, affermando che il regime comunista ha costruito appositamente delle prigioni psichiatriche per rinchiudervi e punire i dissidenti.
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Dal 1963 Koryagin ha lavorato quattro anni come psichiatra ad Abakan, e nel 1972 è diventato vice-capo dell’Ospedale psichiatrico regionale di Kyzil.
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Nel 1978 ha lavorato come consulente presso la clinica psichiatrica di Kharvic, mentre l’anno precedente ha diretto la commissione clandestina creata per indagare sull’uso della psichiatria per fini politici.
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Fu arrestato nel 1981 e condannato a 7 anni di lavori forzati, a cui seguirono 5 anni di esilio interno, accusato di attività antisovietica.
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Koryagin documentò l’esistenza di ben 16 Ospedali speciali per dissidenti e di 183 dissidenti che vi erano stati rinchiusi forzatamente.
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Fu rilasciato nel 1987 ed emigrò in Svizzera dove tuttora vive.
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Dissenso
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