sabato 23 giugno 2018

Comunismo cinese e dissidenza : LIU XIAOBO


(Chagchun, Cina, 28 dicembre 1955  -  Ospedale di Shenyang, Cina, 13 luglio 2017)
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Liu Xiaobo trascorse l’infanzia nella Mongolia interna, in una comune nella quale fu trasferita l’intera famiglia a seguito dela Rivoluzione culturale di Mao Zedong.
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Come tutti ormai sanno la Rivoluzione culturale gettò praticamente nel caos l’intero settore culturale cinese, comprese le scuole, le università, le biblioteche, e i centri culturali, azzerando di fatto secoli di conoscenza pregressa.
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Alla morte del “Grande Timoniere” gradatamente la situazione tornò alla normalità e furono riaperte le scuole, dando modo quindi a Liu di laurearsi all’università di Jilin e di specializzarsi alla Normale di Pechino, con un master che verteva sulla “Estetica e libertà dell’uomo”.
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Liu Xiaobo fu anche un attivista per la difesa dei diritti umani in Cina, oltre che uno scrittore e  un intellettuale.
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Studiò prima in Europa poi in America, dove lavorava come insegnante alla Columbia University
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Nel 1989 tornò in Cina per partecipare alle proteste di Tienanmen e alla “primavera” cinese insieme agli studenti, in prima linea nell’organizzare scioperi della fame e trattative con i militari.
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Dopo il massacro di Tienanmen venne condannato a tre anni lavori forzati.
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Liu incontrò una giovane poetessa di nome Liu Xia, conosciuta quando lui era un giovane docente, che sarebbe poi diventata sua moglie.
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Nel 1999 tornò a casa dal campo di rieducazione, ma non rieducato, come è scritto nella prefazione del suo libro “No Enemy, No Heatred”.
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In occasione della ricorrenza dei 60 anni della Dichiarazione Onu sui diritti umani Liu fondò “Charta 08”, un manifesto firmato da 303 attivisti, nel quale chiese la fine del Partito Unico e alcune riforme importanti, partendo dai diritti e dalle libertà fondamentali, oltre che da libere elezioni.
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Il manifesto verrà poi sottoscritto da oltre 12 mila persone.
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Ricevette anche il Premio Nobel per la Pace, conferitogli nel 2010 per la sua attività e il suo pacifico impegno, ma Liu non potè mai ritirarlo perché incarcerato dal regime comunista nel 2008 in seguito alla pubblicazione del manifesto Charta 08.
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Il diploma del Premio Nobel per la Pace a Liu Xiaobo nel 2010
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L’immagine della “sedia vuota” su cui era stata appoggita l’onoreficenza fece il “giro del mondo”.
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Nel 2009 Liu subì un processo e fu condannato per eversione a ben 11 anni di carcerazione.
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Fu liberato solamente nei primi giorni di luglio del 2017 perché morente, secondo la macabra consuetudine del Partito comunista cinese che tende a evitare che qualche detenuto muoia in stato di prigionia.
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Liu se ne è andato per un cancro al fegato che, secondo i medici poteva essere trattato all’estero in altri ospedali, anziché quelli del regime comunista cinese, ma il Partito gli negò il permesso, dimostrando ancora una volta quanto sia feroce e spietato il comunismo.
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Con la sua scomparsa la Cina e il mondo intero hanno perso un importante testimone delle libertà democratiche degli individui.
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Il regime comunista cinese ora infierisce sulla moglie di Liu, rimasta vedova, impedendole di uscire e confinandola in casa dal 2010, nonostante lei soffra di una grave forma di depressione a causa della mancanza del marito.
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La sua unica colpa è quella di essere la moglie di Liu Xiaobo, sebbene vedova, ed è stata privata di tutto, oltre che della libertà.
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Liu Xiaobo e Liu Xia
Liu Xia, poetessa ed artista, ha dichiarato recentemente che “è più facile morire che vivere”, affermando di essere pronta a lasciarsi morire in segno di protesta per gli arresti domiciliari ai quali è costretta dal comunismo cinese, pur in assenza di contestazioni formali dal 2010.
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Ancora una volta assistiamo al vero volto del comunismo e a ciò di cui è realmente intriso, e cioè la violenza cieca, il sadismo, la ferocia.
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E’ sotto gli occhi di tutti, e per questi motivi dovremmo interrompere i rapporti commerciali con la Cina.
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La democrazia e i diritti umani non possono prescindere da tali rapporti commerciali, per vantaggiosi che siano, pena il diventare complici del misfatto comunista …
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Dissenso
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Traditore della Patria : il comunista Palmiro Togliatti


Oramai il sipario è caduto !
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Colui che ancora oggi viene definito “il Migliore” da schiere di petulanti quanto nostalgici e fanatici del comunismo, è invece classificabile (senza timore di smentita) come traditore della Patria !
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Già nel casellario fascista Togliatti era indicato come Comunista pericoloso.
Infatti, mentre il rosso Palmiro sedeva sugli scranni parlamentari della Repubblica Italiana, contemporaneamente perseguiva subdolamente finalità politiche care al “Congresso” moscovita sovietico e a Stalin, da cui prendeva direttamente ordini e soldi.
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Togliatti, traditore e vigliacco, così facendo illudeva, o tentava di farlo, le masse popolari che guardavano a lui con fiducia, carpendone l’intima essenza.
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La menzogna, l’ipocrisia, e l’ambiguità politica, insieme ad una malcelata ferocia, hanno contraddistinto infatti il comunista Togliatti, collocandolo senza alcun dubbio storico come nemico del popolo italiano e come traditore della Patria.
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Togliatti, sulle rive del Volga
La ferocia cui accennavo, è facilmente riscontrabile nei suoi atti, tutti documentati, nei quali si scopre il suo ruolo attivo nella deportazione di molti comunisti italiani esuli in Russia, di cui egli ha caldeggiato personalmente la condanna, oppure nel suo coinvolgimento negli eccidi delle foibe, dando il via libera ai suoi partigiani rossi per una piena collaborazione con quelli titini, spietati esecutori delle stragi etniche di italiani nei territori carsici.
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Il Migliore”, che non esiterei a ribattezzare “il Peggio del Peggio”, ha da sempre contribuito a consolidare le politiche mistificatorie di Stalin e del Kominform, allo scopo di indirizzare la società occidentale verso una visione politica in chiave antiamericana, antimperialista, e antiebraica.
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Per ottenere questo risultato Togliatti non ha esitato a mobilitare interi strati sociali, non solo italiani, sobillandoli e canalizzandoli verso una protesta organizzata e pianificata sotto l’egida della organizzazione internazionale dei “Partigiani della Pace”, fortemente voluta da Stalin e proseguita dagli pseudo intellettualoidi dell’universo sinistroide mondiale.
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La cosiddetta “Lotta per la Pace” in realtà aveva lo scopo di standardizzare concetti ben precisi per farne un riferimento di univoca simbiosi sintattica, del tipo :
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America = guerra, patto atlantico = guerra, America = imperialismo = sionismo = guerra.
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Manifesto cattolico contro i cosiddetti "Partigiani della Pace"
Togliatti, come n° 2 del Komintern garantiva a Stalin, non solo per quanto riguarda l’Italia, la mobilitazione delle masse operaie, fagocitate, plasmate e irretite da attivisti e propagandisti di professione, addestrati a tale scopo.
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La subdola ferocia di Togliatti, incurante del reale bisogno e degli interessi del popolo italiano, si prostituiva in ogni modo alla volontà di Stalin, arrivando anche ad ipotizzare durante il suo ruolo di Parlamentare e deputato del PCI (spalleggiato da Sandro Pertini, che sarebbe poi diventato Presidente della repubblica Italiano) un eventuale fiancheggiamento all’esercito sovietico nel caso (da loro ipotizzato) di aggressione americana.
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Pertini, nella sua enfasi comunista andò anche oltre, dichiarando testualmente:
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In nessuna circostanza, neppure in caso di occupazione, i lavoratori devono ricorrere alle armi contro l’URSS.”
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In un suo discorso alla Camera dei deputati Pertini proclamò inoltre :
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... noi ci batteremo sempre per la Pace, ma nel caso che dovesse verificarsi un conflitto, il nostro posto è già scelto : sarebbe a fianco del mondo del lavoro rappresentato  dall’Urss”.
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Una vera e propria dichiarazione di servitù e di vassallaggio verso il “faro” di riferimento, non solo ideologico, a cui aspiravano i comunisti italiani, Togliatti in testa.
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Il tradimento di personaggi come Togliatti, Pertini, Napolitano, Cossutta, tanto per citarne alcuni, è palese e davanti agli occhi di tutti, così come il loro comunismo feroce e partigiano, pronto a schierarsi a favore dell’invasione russa dell’Ungheria o solidale con l’Armata Rossa durante la repressione della Primavera di Praga.
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Personaggi, questi, di infima levatura morale, da considerare alla stregua di carnefici, poiché complici di Stalin, e caratterizzati dal loro disprezzo per i diritti umani.
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La Storia, nel suo annoso percorso, dichiarerà la responsabilità di Togliatti, nonostante i quotidiani tentativi, ancora oggi, di mistificarne la portata.
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A pieno titolo quindi Palmiro Togliatti può essere classificato tra i criminali comunisti, insieme a Stalin, Lenin e molti altri feroci personaggi, con buona pace di chi li sostiene, come i seguaci del PD.
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Dissenso
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mercoledì 20 giugno 2018

Comunismo cinese e dissidenza : CHEN GUANGCHEN


(Ynan, Linyi, Cina, 12 novembre 1971)
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Chen Guangcheng è un attivista per i diritti umani della Repubblica popolare cinese, non vedente a causa di una malattia congenita, che si è battuto a lungo per attirare l’attenzione internazionale sulle sue battaglie, in primis quella per denunciare la violenza dello Stato quando costringeva le donne che violavano la Legge del figlio unico ad abortire forzatamente, in ottemperanza alla aberrante politica stabilita da Pechino di pianificazione familiare.
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Il partito comunista cinese imponeva brutalmente l’aborto forzato e la sterilizzazione a tutte le donne che avevano già avuto un primo figlio.
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Per le sue battaglie Chen è stato posto agli arresti domiciliari dal settembre del 2005 al marzo del 2006.
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Nuovamente arrestato nel giugno 2006 ha subìto un processo, durante il quale è stato proibito ai suoi legali di accedere all’aula di Giustizia, per cui è stato condannato a 4 anni e 3 mesi di arresti domiciliari per “danneggiamento di proprietà e organizzazione di una folla per disturbare il traffico”.
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Nel 2011 Chen e sua moglie Yuan Weijing sono stati picchiati dalla polizia nella loro casa, nella provincia di Shandong.
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La coppia di dissidenti è stata severamente punita, con le percosse, per aver tentato di diffondere un video da cui risultavano gli abusi e le varie restrizioni contro di loro, come ad esempio gli arresti domiciliari.
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Chen Guangfu, fratello dell’attivista, ha dichiarato :
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Ci minacciano e perseguitano sin dal 18 aprile scorso.
Degli ‘sconosciuti’ vicini al governo hanno impiccato galline e anatre morte nel nostro cortile, e hanno attaccato manifesti diffamatori e minacciosi contro noi e contro Chen.
La notte del 21 aprile ci hanno lanciato delle pietre, sfasciando le finestre.
Il 22 aprile nostra madre è uscita per andare al mercato e ha visto che per strada avevano distribuito dei volantini contro di noi.
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La sua detenzione domiciliare è stata protratta ben oltre i 4 anni e 3 mesi previsti dalla condanna del Tribunale, nonostante non ci fossero le basi legali per poterlo fare, così come per le molestie, le persecuzioni, e la sorveglianza continua, estesa anche ai parenti e agli amici.
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In totale Chan è stato privato della libertà per un periodo di sette anni, fra detenzione e arresti domiciliari.
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Chen ha dichiarato :
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Quando sono uscito di prigione, mi hanno confinato in casa 24 ore al giorno, non potevo uscire né parlare con nessuno.
Contro ogni legge, il partito comunista ha assoldato 70-80 persone per entrare in casa mia senza preavviso e derubarmi di tutto e picchiare me e i miei cari.
Sono stati due i momenti più duri.
Il primo, quando alcuni uomini hanno fatto irruzione e hanno picchiato mia moglie dopo averle coperto il volto.
Il secondo, quando hanno impedito anche a mia madre anziana di uscire di casa.
Una volta l’hanno spinta per terra, facendole sbattere la testa contro la porta.
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Nel 2012, approfittando dell’arrivo a Pechino di Hilary Clinton, l’allora Segretario di Stato USA, Chen è scappato dal suo isolamento e ha raggiunto l’ambasciata americana di Pechino, in cui si è rifugiato insieme a sua moglie Yuan Weijing.
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La fuga è stata rocambolesca, considerando che Chen è un non vedente.
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Ha scavalcato 5 muri, resistendo al dolore per la frattura al piede destro nella caduta dopo il quinto salto, e ha percorso 640 km in 17 ore col piede rotto per raggiungere Pechino e l’ambasciata americana.
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Il Dalai Lama
Dopo lunghe trattative Chen ha ottenuto il visto di studio e il governo cinese ha autorizzato la sua partenza per gli Stati Uniti.
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Dopo la partenza di Chen il partito comunista ha continuato a infierire contro la sua famiglia, anche a distanza di un anno, incarcerando il nipote Chen Kegui e tenendo sotto pressione i familiari.
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Kegui è stato condannato a 39 mesi di carcere per aver minacciato,  durante la fuga dello zio, secondo l’accusa, un funzionario del partito comunista, mentre in realtà il giovane si stava difendendo da uno sconosciuto che non si era identificato.
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Inoltre alcune persone “anonime” hanno gettato sassi e animali morti contro le finestre dell’abitazione, a scopo palesemente intimidatorio, e hanno diffuso manifesti nei quali i due fratelli sono chiamati “traditori del popolo han”.
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Nel 2015 il regime comunista cinese ha deciso di rivedere e di riformare la politica del “figlio unico obbligatorio”, concedendo alle famiglie di avere un secondo bambino.
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Chen, il “Sakharov cieco” cinese,  che nella sua autobiografia si definisce “l’avvocato scalzo”, è stato quindi salutato dalle masse popolari come il vincitore della storica battaglia contro l’aborto obbligatorio dopo il primo figlio.
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Chen intentò la sua prima causa legale contro lo Stato nel 1969, dopo aver scoperto che le famiglie con disabili potevano godere per Legge di sgravi fiscali che in realtà non venivano mai applicati.
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Le sue cognizioni legali, da autodidatta, non essendo laureato in Legge, gli consentirono di vincere questa battaglia per la sua famiglia, che fu infatti autorizzata alle esenzioni fiscali.
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In seguito Chen iniziò analoghe azioni legali in favore di altri non vedenti, iniziando a difendere i portatori di handicap.
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Proseguì le sue battaglie, intentando cause contro i boss locali che spadroneggiavano a danno dei contadini, difendendo i più poveri.
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Oggi Chen, che vive negli Stati Uniti, è libero di esprimere il suo dissenso.
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Ha studiato legge alla New Tork University e ha insegnato alla Catholic University di Washingon, ed ha pubblicato un memoriale della sua vita in Cina.
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Recentemente ha affermato :
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Il Partito comunista cinese non ha mai smesso di reprimere il popolo cinese, ma ora il popolo cinese sta combattendo.
E’ in atto un risveglio delle coscienze  nella popolazione cinese che spaventa e preoccupa sempre di più il Partito comunista cinese.
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Riferendosi al Presidente americano DonaldTrump, Chen afferma che è troppo presto per formulare giudizi su come la sua Amministrazione gestirà i rapporti con la Cina, ma spera comunque che spingerà il Governo di Pechino a migliorare i diritti umani del popolo cinese.
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Ha affermato inoltre :
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Per molti anni gli Stati Uniti hanno operato una politica di pacificazione nei confronti della Cina, ma quando si tratta di dittature autoritarie, gli Stati Uniti devono alzarsi in piedi e dire no.
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Dissenso
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domenica 17 giugno 2018

CRIMINALE COMUNISTA : FRANCESCO MORANINO


(Tollegno (Biella), 16 febbraio 1920  -  Grugliasco (Torino), 18 giugno 1971)
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E’ stato un partigiano comunista assassino, a capo delle formazioni garibaldine comuniste nel biellese nel periodo della cosiddetta “resistenza”, nonché un politico italiano.
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Il PCI lo inviò a comandare il distaccamento “Pisacane” delle Brigate Garibaldi, dove assunse lo pseudonimo di “Gemisto”.
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Comandò anche la 50° Brigata Garibaldi e la XIIa Divisione Pietro Pajetta, entrambe comuniste.
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Il 26 novembre del 1944, a Portula, in val Sessera, nei boschi dell’alto biellese, l’esponente comunista e capo partigiano si macchiò di una strage efferata ed infame, organizzando una imboscata insieme ai suoi “garibaldini” e massacrando 7 persone.
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Si trattò di due genovesi, agenti dei servizi segreti americani in missione, e tre partigiani vercellesi che li accompagnavano.
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Gli esecutori materiali del brutale eccidio furono i partigiani comunisti assassini "Negher" e "Ilvo", che dopo aver sparato le raffiche di mitra contro le loro vittime, si affannarono a spogliarle di ogni cosa di valore, frugando i loro corpi senza vita.
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"Negher", lo stereotipo del vigliacco partigiano comunista,  si impossessò avido come uno sciacallo dell'orologio da polso e di quattrocentomila lire, vantandosene poi con i suoi compagni di brigata.
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Dopo la mattanza ordinata e diretta da Moranino, i “valorosi partigiani comunisti” assassinarono brutalmente anche due delle mogli dei vercellesi.
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I due partigiani chiamati "Volante" alias Santi Ermo e "Sguaita" alias Sguaitamatti Remo le prelevarono da casa loro con la scusa di accompagnarle da Moranino e le portarono invece in località Flecchia, una frazione di montagna del biellese, dove le trucidarono ferocemente, infierendo sui cadaveri.
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Ogni partecipante all'eccidio fu premiato da Moranino in persona, che diede loro come compenso la somma di trecento lire ciascuno.
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Dopo la guerra, nel 1947 Moranino a soli 26 anni di età fu eletto nelle file del Partito Comunista come Parlamentare e divenne sottosegretario al Ministero della guerra nel governo de Gasperi
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Nel 1949 i giudici chiesero l’arresto di “Gemisto” che però scappò, salvo poi ritornare una volta rieletto in Parlamento nel 1953.
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Nuovo mandato di cattura e nuova fuga dell’eroico partigiano comunista pluri- assassino.
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Nel 1955 Moranino venne rinviato a giudizio per omicidio plurimo, e il Parlamento concesse l’autorizzazione a procedere per il procedimento penale a seguito del quale Moranino fu condannato all’ergastolo dalla Corte di Assise di Firenze per l’uccisione di cinque partigiani bianchi e di due delle loro mogli.
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Nel processo d’Appello del 1957 venne confermata la condanna, ma il comunista stragista non fece nemmeno un giorno di galera poiché il PCI lo aiutò a scappare dall’Italia, facendolo rifugiare a Praga , roccaforte comunista.
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L’organizzazione comunista “Soccorso rosso” (a cui appartenevano anche Dario Fo e Franca Rame) si occupò di non fargli mancare il sostegno economico e qualsiasi altro supporto materiale.
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Nel 1958 il Presidente Gronchi commutò la sua pena dall’ergastolo a dieci anni di reclusione.
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A Praga Moranino lavorò a “Radio Praga” una emittente che trasmetteva programmi di propaganda politica, dando la sua voce “in lingua italiana” ai tanti comunicati stalinisti mandati “in onda”.
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Nel 1965 il successore di Gronchi, Giuseppe Saragat gli concesse la grazia, nonostante il parere negativo del procuratore generale di Firenze, chiamato ad esprimere un giudizio, e nonostante il fatto che Moranino, a quel momento, fosse latitante oltre la Cortina di ferro.
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Lo scudo che la resistenza rossa (fradicia del sangue di vittime innocenti) opponeva alla verità dei fatti, coprì molti delinquenti assassini comunisti, nonostante palesassero così un concreto disprezzo verso le vittime della ferocia partigiana.
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Al suo ritorno in Italia Moranino fu accolto a braccia aperte dai comunisti e arrogantemente candidato nelle file del PCI,  poi eletto senatore, carica che mantenne fino all’anno della sua morte nel 1971.
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Le sue vittime furono :
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Gennaro Santucci, Mario Francesconi, Ezio Campasso, partigiani non comunisti.
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Emanuele Strassera, Giovanni Scimone, agenti dell’Ufficio servizi Strategici americani.
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Le due mogli dei partigiani, (Maria Santucci e Maria Francesconi) a cui dopo la morte fu svuotata anche la casa.
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Testimoni raccontano che la loro radio fu usata la sera stessa nel locale del comando comunista partigiano per ballare, mentre le due proprietarie erano già sotto terra.
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Le mogli delle vittime furono ammazzate senza esitazioni perché avrebbero potuto denunciare l’assassinio dei loro mariti, inoltre si cercò di far ricadere la responsabilità della loro morte sui fascisti e sui loro rastrellamenti.
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Nella sentenza di condanna di Moranino si legge :
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”… un comportamento ispirato ad una faziosità politica, ed ai metodi usati, rivelatori di un'assoluta mancanza di umanità che hanno raggiunto i limiti di uno spietato cinismo”.
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Nel 1966, in un giorno di dicembre, a distanza di 22 anni dalla strage, si è tolta la vita con il gas la moglie di Emanuele Strassera, Teresa, di appena 51 anni di età, dilaniata da un dolore inestinguibile che la accompagnava da quel triste giorno del 1944.
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Moranino è stato un onorevole ergastolano, assassino pluri-omicida, e rappresenta il simbolo dell’arroganza comunista e della sua ferocia nei confronti delle persone e della società civile.
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Quello di Moranino, criminale comunista, è solo uno dei tantissimi episodi similari che rientrano in un piano di disinformazione studiato a tavolino dagli intellettuali delle sinistre per mistificare, nascondere, occultare le tante nefandezze compiute in nome dell’arroganza e della ferocia comunista.
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Un esempio ?
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Dario Fo si presentava come un giocoso giullare del mondo dello spettacolo, mentre in realtà era un comunista che sostenendo i responsabili di attività criminali comuniste. diventava  correo delle loro atrocità  e dei crimini commessi.
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E’ stato permesso che un Capo di Stato della Repubblica italiana graziasse un pluri omida di uomini e donne innocenti, permettendo inoltre che questi si sedesse sugli scranni parlamentari.
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Nel frattempo si nascondevano le atrocità di Lenin e di Stalin, che rappresentavano i punti di riferimento di questi personaggi, confermando una strategia volta all’ottenimento di uno stato di “verginità” socio politica per coloro che si volevano idealizzare.
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L'ambiguità e la delinquenza, il crimine e il disprezzo per i diritti umani,  sono binomi inscindibili che rappresentano esattamente lo stereotipo della sinistra.
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E Moranino ne è stato un degno esemplare.
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Dissenso
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sabato 16 giugno 2018

La "coda di paglia" di VIRGINIA RAGGI


La pentastellata sindaca di Roma Virginia Raggi ha dimostrato oggi in modo palese tutta la sua ambiguità politica, e la sua inadeguatezza a ricoprire una carica per la quale servirebbero rigore morale, giustizia, equità, e coerenza.
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Pare proprio che tutto ciò non le appartenga, almeno così sembra se analizziamo il suo comportamento in relazione alla vicenda della via da intitolare a Giorgio Almirante.
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Nonostante il fatto che la mozione per intitolare una via al defunto segretario del Movimento sociale sia stata votata dai suoi stessi “grillini”, insieme con “Fratelli d’Italia”, la Sindaca Raggi, forse spaventata dalla veemenza con cui la comunità ebraica si è espressa contro l’iniziativa, oppure per non “infastidire” la componente sinistroide che riempie le fila del Movimento 5 stelle, ha ben pensato di bloccare la mozione.
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Il criminale comunista Lenin è celebrato sia con Via Lenin che con Largo Lenin
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La “coda di paglia che la caratterizza, la qualifica e la colloca in una posizione di estrema ambiguità, a causa del fatto che rifiuta categoricamente qualunque, seppur remoto, eventuale collegamento con i fantasmi del passato (il fascismo), ma non le impedisce di accettare senza battere ciglio qualsiasi titolazione di vie o di piazze a criminali comunisti responsabili di stragi etniche, di genocidi e di nefandezze di ogni tipo.
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A Roma infatti esistono viale Togliatti, Piazza Togliatti (a Tivoli), via Lenin, Largo Lenin, e via Tito.
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Con viale Togliatti si celebra a Roma il ricordo dell'efferato criminale comunista italiano,
con buona pace dei penta-stellati che non trovano nulla da ridire su ciò (ambiguamente)

Togliatti è stato a capo del PCI nel dopoguerra, legato a filo doppio con il comunismo sovietico, dal quale accettava di essere pagato in moneta sonante, nonostante il fatto che sedesse sugli scranni parlamentari italiani. Questo personaggio si è reso correo della tragedia delle Foibe, dando l’ordine ai partigiani comunisti di collaborare con quelli titini, responsabili dei massacri della popolazione di etnia italiana nelle zone carsiche.
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Tutto ciò  NON  impedisce alla Raggi di accettare che a Togliatti e a Tito siano intitolate vie, viali, e piazze.
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Perfino a Tito, il massacratore comunista delle Foibe è stata intitolata una via a Roma !
La sindaca Raggi dovrebbe vergognarsi di aver impedito un riconoscimento alla memoria ad un personaggio che appartiene come patrimonio alla memoria della Storia italiana, Giorgio Almirante, unico baluardo contro il comunismo negli anni bui del dopoguerra.
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La Raggi evidentemente apprezza ciò che ha fatto Lenin, lo pseudo rivoluzionario sovietico (che in realtà ha ucciso in ottobre i veri fautori della rivoluzione antizarista di febbraio), consacrandone i crimini con la titolazione di una via della capitale italiana.
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Non si capisce quindi quali siano i parametri valutativi attraverso cui la Sindaca della capitale italiana permetta o non consenta le titolazioni di vie e di piazze, a meno che non ci si trovi di fronte ad una parzialità e ad una presa di posizione contrarie alla oggettività e alla imparzialità della questione in oggetto.
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Forse che i crimini comunisti sono ben graditi ?
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Le decine di milioni di vittime, deportate, torturate, annichilite, e massacrate dalla furia devastatrice del comunismo NON sono motivo sufficiente per rifiutare la titolazione di una via in Italia ?
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E' forse più comodo soggiacere al gracchiare dei corvi delle sinistre e delle comunità ebraiche che, in coro, all'unisono, si scagliano contro Almirante ?
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La sindaca ignora forse che Marx in primis promosse l'antisemitismo nei suoi scritti, e che questi furono poi ripresi da Lenin e da Stalin che lo avvertirono come problema etnico ?
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GIORGIO ALMIRANTE :
SEMPRE NEI NOSTRI CUORI !

Il fatto di avere intitolato vie e piazze a Lenin, a Stalin e a Tito, non rappresenta forse un oltraggio che la città di Roma palesa verso le vittime di tali criminali ?
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Dov'è il senso civico, umanitario, democratico, e soprattutto morale e cristiano di questa presa di posizione ?
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Mi spiace che al grandissimo politico e statista Giorgio Almirante sia stato fatto un affronto come questo, per colpa della emerita idiozia di una Sindaca con il paraocchi, incapace, e ostaggio dell'odio viscerale e della doppiezza dimostrati dalla comunità ebraica.
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Una Sindaca che va a braccetto con gli eredi di un ebraismo malato e metamorfizzato, in simbiosi con le sinistre, eredi anch'esse di un retaggio culturale che poggia sull'antisemitismo, è quanto di più orrendo si possa vedere.
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Emerge quindi, molto palesemente, una malafede di fondo, un incancrenimento volontario e ostile a personaggi politici che non siano in odore di comunismo.
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Si è sviluppata negli ebrei romani una perversione pseudo culturale che ha radici profonde, abbarbicata all'odio e assuefatta ai principi del marxismo, nonostante questo costituisca la loro stessa nemesi, in un abbraccio simbiotico ma letale...
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Vi lascio al vostro mondo, nefasto e pieno di rancore, settario e plagiato, falso e subordinato, nella speranza che tutto ciò non travasi i limiti di una decenza oramai inguardabile...
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Dissenso
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