domenica 11 febbraio 2018

La longa manus del negazionismo

Articolo tratto dal sito : L'Arena di Pola
(Associazione del "libero comune di Pola in esilio".
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di Piero Tarticchio
(esule istriano del 1947, oggi giornalista e scrittore)
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Tutto era cominciato il 10 febbraio di due anni fa.
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Per commemorare il «Giorno del Ricordo», l’Ente «Provincia di La Spezia» aveva invitato a parlare la signora Alessandra Kersevan, nota giustificazionista filo-slovena, la quale addossava la responsabilità degli eventi legati alle foibe e all’esodo unicamente al fascismo reo di essersi macchiato dei più atroci delitti contro le minoranze croate e slovene.
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In poche parole, il Giorno del Ricordo, con stupore dei presenti, si era trasformato in un peana sul comunismo titino, una sorta di caccia alle streghe responsabili del revanscismo jugoslavo, tema più volte evocato dalle sinistre più estreme che avevano ribattezzato il 10 febbraio con l’appellativo di « Il giorno dell’orgoglio fascista ».
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Tutto ciò era l’esatto contrario di quanto scritto sul manifesto degli organizzatori della manifestazione intenzionati a far conoscere alla cittadinanza la nostra tragedia.
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Una normale commemorazione si stava rivelando come la più bieca « contro-giornata del ricordo » di stampo negazionista.
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Vittorio Sopracase
Alla conferenza, insieme agli esuli indignati per tanta spudoratezza, era presente il pittore Vittorio Sopracase, un personaggio assai noto nel campo della cultura cittadina.
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Nativo di Gallesano (Pola) e profugo a La Spezia, suo padre (insieme al mio) era stato infoibato nei primi quaranta tragici giorni dell’occupazione titina in Istria.
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Durante la mattinata, Sopracase si era recato in prefettura per ricevere un attestato di riconoscimento e una medaglia conferita dal Presidente della Repubblica ai figli degli infoibati.
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Sventolando il diploma, Sopracase si era scagliato contro la Kersevan accusandola di dire falsità, di distorcere la Storia e di vilipendio a una Legge dello Stato.
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La sollevazione di una parte del pubblico in breve si era trasformata in tafferugli costringendo la Kersevan prima a interrompere la conferenza e poi ad abbandonare l’aula.
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Dovette intervenire la Digos e la protesta della Spezia diventò un caso nazionale dibattuto sui principali giornali della Penisola.
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Sopracase pretese le scuse del Presidente della Provincia e quelle del Sindaco nonché la promessa, per rimediare alle distorsioni della Kersevan, di organizzare, per par-condicio, anche la testimonianza del suo compaesano Piero Tarticchio, fratello di sventura.
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Due anni dopo, il 10 febbraio 2011, Sopracase ha potuto realizzare il suo desiderio e con lui il mio intervento.
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Hanno partecipato :
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il Sindaco, il nuovo Presidente del Consiglio Provinciale (il precedente era caduto in seguito ai fatti legati alla Kersevan), il Prefetto, una nutrita rappresentanza delle scuole cittadine e le autorità civili e militari della Spezia.
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Nell’atrio del palazzo della Provincia era allestita una mostra che illustrava 20 secoli di Storia delle nostre terre, un percorso che andava dal periodo Romano fino alla Giornata del Ricordo.
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Dopo le brevi introduzioni del Sindaco Massimo Federici, del Prefetto Giuseppe Forlani e delle autorità presenti ha preso la parola il Presidente del Consiglio Provinciale Mario Fiasella il quale ha aperto il convegno dicendo :
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« … oggi cercheremo di chiarire di chi fu la responsabilità degli accadimenti avvenuti lungo il confine orientale italiano alla fine della Seconda guerra mondiale ».
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Piero Tarticchio
E, dopo avermi presentato all’uditorio, ha aggiunto :
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« … ora sentiremo la versione di Piero Tarticchio ».
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Prendendo la parola ho subito chiarito che il mio intervento non doveva intendersi come una versione dei fatti, ma come la legittima testimonianza di una persona che aveva vissuto sulla propria pelle le tragedie delle foibe e dell’esodo.
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Per onestà intellettuale ho prima elencato le azioni e il comportamento oltremodo nazionalista del fascismo nei confronti delle minoranze slave, ma anche la risposta barbara degli slavo-comunisti di Tito, ferocemente avversi agli italiani, oltretutto autoctoni.
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Citando documenti e fonti ho dimostrato come il Maresciallo jugoslavo non abbia condotto, nella Venezia Giulia e in Dalmazia, una guerra di liberazione ma di conquista territoriale.
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Ho rilevato come Tito voleva ad ogni costo balcanizzare quelle terre, ma per farlo scientificamente doveva prima sbarazzarsi degli italiani.
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Nel corso del mio intervento – durato un’ora circa – ho ricordato il modo in cui 1.100 esuli da Pola furono accolti nella caserma Ugo Botti della Spezia.
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Ho illustrato le ragioni che hanno portato Tito, espulso nel giugno 1948 dal Cominform, a diventare capo dei paesi non allineati, e pertanto ago della bilancia – durante la guerra fredda – tra il blocco Orientale comunista e quello Occidentale capitalista.
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Forte della sua carica, Tito si guadagnò la riconoscenza e il plauso di tutti i Paesi occidentali.
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Josip Broz Tito visto dal
pittore Charles Billich

Ho rilevato come l’Italia repubblicana si guardò bene dall’accusare il Maresciallo jugoslavo di essersi macchiato di crimini contro l’umanità, ma, per ragioni di stato, i nostri governanti preferirono tacere e confinare nell’oblio e nell’indifferenza il popolo degli esuli, la cui memoria è stata restituita, con la Legge n. 93, dopo 57 lunghi anni di colpevole silenzio.
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Ho denunciato quanto sia particolarmente difficile, per noi esuli, entrare nelle scuole per fare memoria e quanto sia invece incisiva la voce delle sinistre più estreme che non hanno mai perdonato agli istriani, fiumani e dalmati di aver voltato le spalle al paradiso comunista di Tito.
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Ho accusato gli editori di testi scolastici di storia di aver proditoriamente trascurato, con omissioni e grossolani errori, gli avvenimenti legati alle foibe e all’esodo.
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Ho puntato il dito sulla politica italiana sempre tesa a strumentalizzare le nostre vicende, anziché risolverle.
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Ho terminato il mio intervento con la frase :
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« gli italiani finiti nelle foibe hanno il solo torto di essersi fatti ammazzare dagli slavocomunisti di Tito ;

se a sopprimerli fossero stati i nazifascisti oggi quei martiri sarebbero nell’olimpo degli eroi ».
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Dissenso
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sabato 10 febbraio 2018

L'ESODO GIULIANO DALMATA

L'esodo giuliano-dalmata, noto anche come esodo istriano, è un evento storico consistito nella diaspora forzata della maggioranza dei cittadini di etnia e di lingua italiana che si verificò a partire dalla fine della seconda guerra mondiale e negli anni ad essa successivi (fino alla metà degli anni ‘50), dai territori del Regno d’Italia, in seguito all’occupazione e alla annessione dei territori stessi attuata dai partigiani comunisti e assassini del maresciallo Josip Broz Tito.
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L’imponente fenomeno migratorio, susseguente agli eccidi compiuti dai comunisti slavi e noti come massacri delle Foibe, coinvolse in generale tutti gli appartenenti all’etnia italiana e fu particolarmente rilevante in Istria, dove si svuotarono dei propri abitanti interi villaggi e cittadine.
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Nell'esilio furono coinvolti tutti i territori ceduti poi dall’Italia con il trattato di Parigi (10 febbraio 1947) e, in misura minore, anche alcune aree litoranee della Dalmazia occupate dall'Italia durante la guerra.
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Il progetto comunista, basato sul terrore sistematico causato dai massacri delle foibe, dagli annegamenti, dalle deportazioni di civili italiani nei campi di sterminio jugoslavi, era lucidamente finalizzato ad eliminare fisicamente qualunque traccia dell’etnia italiana sui territori della Giulia, della Dalmazia e dell’Istria, allo scopo di presentarsi poi nella conferenza di Pace come l’unica etnia residente e quindi rivendicarne il possesso.
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Gli italiani, fin dal 1944, furono così sottoposti a continue rappresaglie che consistevano, oltre che in violenze fisiche, anche in furti e sequestri delle loro abitazioni e dei loro beni, in nome di una epurazione su base etnica, sociale, politica, e ideologica programmata a tavolino con lucida perfidia.
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La furia omicida freddamente applicata per volontà del comunismo jugoslavo si abbattè sulle famiglie, sui civili, ma anche sulle guardie carcerarie, sui Carabinieri, sugli agenti di Polizia, e sulle cariche direttive ad ogni livello sociale.
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Tutto ciò avvenne nella più assoluta indifferenza dei partigiani comunisti italiani che anzi, ubbidirono alle direttive del leader comunista italiano Palmiro Togliatti, che ordinò loro di non interferire con le “operazioni militari” dei fratelli comunisti.
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Pertini era un grande ammiratore del carnefice Tito, massacratore delle foibe ...
La pesante responsabilità storica di colui che ancora oggi viene definito “il Migliore” (Palmiro Togliatti) lo colloca fra i maggiori criminali del XX secolo, nonostante il fatto che la disinformazione delle sinistre abbia agito per decenni al fine di mascherare e dissimulare queste tragiche vicende.
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Oltre a tutto ciò, si unirono al macabro scenario terroristico anche i bombardamenti cosiddetti “alleati” che rasero al suolo intere città come ad esempio Zara, su cui furono sganciate 520 tonnellate di bombe (causando oltre 2 mila vittime civili).
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La popolazione di etnia italiana fu costretta a scappare, e ad iniziare un esodo di proporzione epocale, cercando scampo alla furia devastatrice a assassina dei comunisti slavi.
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La loro unica colpa era quella di essere italiani.
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Autorevoli stime di studiosi indicano fra 250.000 e 350.000 il numero di persone che abbandonarono i luoghi di residenza per salvarsi la vita.
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Molti di loro si fermarono a Trieste, rimasta italiana, mentre altri si dispersero attraverso la penisola italiana, oppure in Europa, e a decine di migliaia nel mondo.
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Durante l’attraversamento delle Regioni italiane alla ricerca di una nuova sistemazione si verificarono episodi di animalesco sciacallaggio, interpretati da elementi comunisti che non mancarono di distinguersi per il loro brutale modus operandi.
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Nella rossa Bologna, infatti, dove transitò un convoglio di esuli, i comunisti locali (nel più assoluto silenzio di Togliatti) impedirono ai volontari dell’Opera pontificia d’assistenza di rifocillare le famiglie, bambini compresi, versando sui binari il latte caldo a loro destinato e proibendo con la forza la sosta del treno.
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L’odio comunista, ancora una volta, si palesò in tutta la sua spietatezza, colpendo non solo vittime innocenti, ma addirittura fratelli italiani, rei solamente di essere tali.
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Il fatto di essere scappati dal “paradiso comunista” titino costituì di per sé motivo sufficiente per essere considerati nemici da abbattere, poiché la politica marxista, basata da sempre su violenza e sopraffazione, non permette di avere visioni socio politiche e culturali diverse da quelle imposte.
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Voglio ricordare alcuni dei nomi tra gli esuli costretti all’esilio dall’Istria e dalla Dalmazia, divenuti poi famosi :
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Mario Andretti, Montona (Istria) – Croazia - 28/02/2940 
Lasciò l’Istria insieme alla famiglia, dopo l’annessione alla Jugoslavia e visse nel campo profughi di Lucca prima di emigrare per gli Stati Uniti.
Divenne pilota automobilistico, correndo per Alfa Ronmeo, Lotus, March, Ferrari e Williams.
Nel 1978 divenne Campione del mondo con la Lotus.
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Laura Antonelli (pseudonimo di Laura Antonaz) - Pola (Istria) - Croazia - 28/11/1941 - Ladispoli (Roma) - Italia - 22/06/2015.
Esule istriana si trasferì a Napoli con la famiglia.
Divenne una attrice di fama mondiale interpretando decine di film.
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Giovanni Benvenuti detto Nino, Isola d’Istria - Slovenia - 26/041938.
Nel 1965 divenne Campione mondiale e Campione europeo di pugilato dei pesi medi.
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Enzo Bettiza, Spalato - Croazia – 7/06/1927 - Roma, 26/07/2017.
La famiglia era proprietaria della più importante fabbrica cementifera della Dalmazia, che consentiva loro una vita più che agiata.
Dopo il trattato di Rapallo del 1920 la famiglia decise di optare per la cittadinanza italiana, pur risiedendo in territorio jugoslavo.
Dopo la seconda guerra mondiale l’industria della famiglia Bettiza fu confiscata e nazionalizzata, lasciando così i vecchi proprietari senza mezzo di sostentamento.
Costretti all’esilio (su un peschereccio pugliese di fortuna, sovraccarico di Ebrei ungheresi, slovacchi, polacchi, romeni, tutti fuggiti dall’est) approdarono ad un campo profughi della Puglia.
Enzo divenne giornalista e scrittore.
Scrisse importanti libri critici sul comunismo, come Diario di Mosca, Il mistero di Lenin, Esilio, La Primavera di Praga, l’Ombra rossa, Eclisse del comunismo, e tanti altri.
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Sergio Endrigo, Pola – Croazia - 15/06/1933 - Roma, 7/09/2005.
Orfano di padre, dovette abbandonare la città natale insieme alla madre in seguito alle persecuzioni comuniste, trasferendosi prima a Brindisi poi a Venezia.
Divenne un cantante famoso e apprezzato, e nel 1968 vinse il festival di Sanremo.
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Beatrice Lorenzin nacque a Roma nel 1971 da padre istriano (nel Comune di Medolino, in Croazia), che fu costretto all’esodo dalla furia assassina e comunista jugoslavia.
Divenuta Ministro della Salute della Repubblica italiana, Lorenzin ha ribadito il concetto di identità e di orrori del passato, di diritto negato, di apertura degli archivi, e di giustizia, ma ciò non le ha impedito di collaborare con Governi a guida PD, gli eredi metamorfizzati di quei comunisti italiani che si resero complici proprio delle nefandezze jugoslave.
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Piero Tarticchio, Gallesano (Istria) - 1936.
I partigiani comunisti del maresciallo Josip Broz Tito gettarono nelle foibe sette suoi parenti tra cui c’erano il padre e un sacerdote, Don Angelo Tarticchio.
Giornalista, artista grafico, pubblicista e scrittore.
E’ Presidente del Centro di Cultura giuliano-dalmata.
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Questa breve carrellata di esuli divenuti famosi è un omaggio a loro e a tutti gli altri esuli, che furono costretti ad emigrare per salvarsi la vita.
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Vorrei ribadire, caso mai ce ne fosse bisogno, l’assoluta ferocia e doppiezza anche dei comunisti italiani sia di quei tempi che dei loro eredi poli-metamorfizzato di oggi.
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Vorrei far notare il parallelismo fra i comunisti bolognesi che versarono sui binari il latte caldo destinato a rifocillare i bambini esuli in transito sul convoglio che fu poi definito “il treno della vergogna”, e i seguaci del PD odierni che stanno provocando un afflusso epocale di clandestini africani.
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In entrambi i casi questi seguaci di Togliatti sono responsabili di nefandezze che bisognerebbe punire con la galera !
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Le date dei flussi dell’esodo :
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1943 Costa Dalmata, da Fiume a Zara e primi sfllamenti dall’Istria
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1947 Esodo di Pola
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1953 - 1956 Cessione dei territori della cosiddetta zona B di Trieste alla Jugoslavia.
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Nel complesso, il gigantesco flusso di esuli venne purtroppo considerato con ostilità, a causa del fatto che avrebbero gravato sulle scarse opportunità di lavoro e sulle pochissime risorse disponibili dopo la guerra.
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I comunisti italiani fecero risaltare anche la pregiudiziale politica che accomunava gli esuli al fascismo e alla borghesia, mediante la pubblicistica, gli articoli di giornale del partito comunista, il sospetto e la diffidenza con cui questi vennero descritti.
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Studi storici e testimonianze hanno invece appurato e dimostrato l’infondatezza di simili dicerie, in quanto ad emigrare fu l’intero blocco italiano, di cui diamo la seguente composizione :
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45,6 % operai
17,6 % impiegati e dirigenti
7,7 % commercianti e artigiani
5,7 % liberi professionisti
23,4 % donne, anziani, e disabili.
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Occorre anche puntare il dito, per dovere di cronaca, sul ruolo svolto dalla storiografia ufficiale italiana, che per lunghi anni ha sviluppato interpretazioni tali da poter essere considerate negazioniste, o quanto meno riduttive in termini di portata storica.
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Probabilmente la preferenza dei partiti italiani del dopoguerra, era rivolta maggiormente all’uso di espedienti utili alla programmazione politica contingente, piuttosto che alla ricerca della verità, oltretutto scomoda e imbarazzante.
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In particolare, si guardava al maresciallo Tito come interlocutore e partner commerciale per i Paesi occidentali, specialmente dopo la sua espulsione dal Comintern nel 1948 per non essersi allineato ai dictat dell’unione Sovietica.
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Inoltre, per non incrinare il dialogo nascente fra Governo democristiano e Partito comunista Italiano (interlocutore con i Paesi d’oltre cortina) si fece molta attenzione a non urtarne la suscettibilità con temi e problematiche legate alle Foibe e all’esodo delle popolazioni istriane, dalmate, fiumane e giuliane.
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L’esodo fu rimosso dalla memoria collettiva, relegato insieme alle Foibe in un limbo di oblio, sospeso sotto forma di tabù collettivo, di cui non so doveva e non si poteva parlare.
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Il dispregio verso le vittime delle foibe prima, e degli esuli poi, si è così consumato due volte, senza che si tenesse minimamente conto del trauma legato al taglio delle loro stesse radici, dell’abbandono delle persone care, della perdita di familiari e dei conoscenti.
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Gli esuli si trovarono inoltre “ospiti” di un’Italia che non li voleva, nonostante il fatto che l’esodo stesso si compisse proprio per l'amore verso l'Italia e per la volontà di rimanere italiani !
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L’arroganza comunista unitamente alla violenza esercitata e permessa con il beneplacito di Togliatti rappresenta ancora oggi una ferita aperta, che non impedisce però agli attuali Governi di intitolare vie e piazze italiane a Tito, il massacratore comunista delle Foibe.
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Parimenti la sinistra italiana ha intitolato vie e piazze della penisola anche ad altri terroristi assassini, come Stalin, Lenin, o Togliatti.
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Il sito dell’Anpi di Lissone tratta della tragedia dell’esodo dei giuliani–dalmati con un articolo in cui addirittura non appaiono mai le parola comunismo, foibe, e deportazione.
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La barbarie comunista si è nutrita del sangue dei suoi stessi figli e continua ancora oggi a osannare i carnefici, in una ambivaleza subdola e ambigua che li vede da un lato professarsi e proporsi come paladini delle libertà, mentre dall’altro si scoprono legati a doppio filo a quel terrore e a quelle crudeltà tipiche del comunismo, a cui guardano ancora con aneliti di evidente simbiosi.
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Oggi le sinistre, non solo italiane, eredi di un post comunismo che affonda le sue radici nel dispregio degli esseri umani e dei loro diritti, stanno ripercorrendo un itinerario di distruzione delle identità nazionali, attuando una sostituzione etnica per mezzo della invasione epocale di centinaia di migliaia di afro islamici.
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Il futuro ci riserverà forse, per colpa delle sinistre, un destino simile a quello subìto dai nostri fratelli delle popolazioni giuliano dalmate ?
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Fratelli ... come le vittime delle foibe ... a cui va il nostro ricordo e il nostro abbraccio.
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Dissenso
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