lunedì 24 agosto 2009

RAFFAELE BARTOLI ~ L'Arte a Monzuno


Monzuno è un piccolo paese situato sulle colline di Bologna, ad una altitudine di 650 metri sul livello del mare.
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La località rappresenta una meta turistica storica della montagna bolognese, soprattutto per quanto riguarda la dislocazione della seconda casa, e la sua popolazione raggiunge la cifra di 6.500 unità.
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Una delle caratteristiche peculiari di questi territori è rappresentata dal fatto che le frequentazioni artistiche sono di casa, data la prolifica presenza, nel corso degli anni, di pittori locali, di maestri del pennello appartenenti alle più disparate scuole di pensiero.
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Accanto ai famosi Corrado Corazza, Giacomo Manzù, Ferruccio Giacomelli, Mario Nanni, Mario Giovanetti, Paola Collina, Giuseppe Gagliardi, Ilario Rossi, Carlo Caporale, Sergio Tisselli, voglio parlare di un altro grande rappresentante di questa categoria di cittadini di Monzuno : Raffaele Bartoli.
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L’artista ci ha purtroppo lasciati prematuramente quattro anni or sono, lasciando però la sua impronta indelebile nei cuori di tutti coloro che lo hanno conosciuto, oltre che, naturalmente la sua produzione artistica, tanto apprezzata dai conoscitori.
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Molto amato, insieme alle sue opere, si è ritagliato uno spazio tra i grandi e più blasonati della pittura Monzunese, evolvendosi come artista, e passando dalle interpretazioni soggettive di case antiche, vecchi forni da pane, scorci di Bologna antica, mediante la tecnica dell’acquerello, regalandoci così sensazioni dimenticate, permeate di una eleganza soffusa e di ancestrali ricordi, per continuare la metamorfosi alla ricerca di una identità stilistica personale.
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Il raggiungimento di questa meta lo ha visto superare concezioni obsolete di radicalismo pittorico, lasciandolo intonso nelle sue qualità artistiche, arricchito anzi da una nuova fluidità e da una nuova concezione di espressione, che lo hanno consacrato nell’olimpo di quegli artisti che hanno potuto intermediare con la loro personalità tutte le sensazioni espresse pittoricamente.
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Una nuova simbiosi tra la realtà e la sua nuova dimensione interpretativa attraverso il pittore, inedita non solo per Monzuno, ha iniziato così a fiorire nella produzione di Raffaele, che ci ha così regalato le sue splendide opere, intrise di musica, di armonia, di misteri profondi, di magia, ma anche di riflessione, di consapevolezze, e di amore.
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Voglio riportare a questo proposito il profilo di Raffaele Bartoli scritto dal critico d’arte Valerio Grimaldi :
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Artista desueto, spurio, urticante, Raffaele Bartoli torna a casa.
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E’ passato qualche anno dalla sua ultima mostra.
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E se il tempo è passato indubbiamente, come scriverebbe Pablo Neruda, il suo nomadismo estetico e culturale ha lasciato, alla distanza, segni e segnali profondi.
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Come il reduce brechtiano, Bartoli torna sulle tracce percorse per confermare una storia a metà strada tra racconto e favola, tra realtà e commedia.
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Ogni quadro si conferma un rutilante ballon d’essai gonfio di messaggi subliminali, difeso da cavalli di frisia che tagliano gambe alla noia accademica, ai copisti dell’ultima ora, alle retroguardie dei paesaggisti senza paesaggio.
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E dire che i suoi primi lavori - tempere e acquerelli di cicisbea fattura, ricami frondosi di bradi pellegrinaggi in montagna, abbracci raffinatissimi al caramello naturale, paradisi artificiali di boschetti e macchie percorse da luci terse e acque tranquille con l’inevitabile ponticello, o casolare, a fare da palo al “misfatto” naturalistico - sembravano condannarlo alla maledizione dei Maestri “permanenti e stanziali” della zona : quella prigione figurale, dolce e protettiva, con il marchio doc del visto, piaciuto, venduto.
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In questa gabbia dorata si sguazzava bene ed il salvadanaio rischiava di scoppiare.
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E poi c’era la compagnia illustre delle vacanze a Monzuno di Bertocchi, di Giacomelli, di Ilario Rossi a cementare la convinzione che si poteva campare en plein air con poco rischio e una manciata di gloria locale sino alla stazione finale del vissero felici e contenti.
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Ma il felice e contento Bartoli non poteva reggere.
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La sua interiorità irsuta ed irrequieta non ha, infatti, sopportato a lungo la luce lancinante dei tramonti di mezza collina, il verde riposante di sottoboschi macchiaioli, i colori ambragiti degli autunni con le foglie che cadono, l’arcadia dei sentieri e delle casone perdute nella valle.
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Arrivò così il notturno come habitat emozionale e la notte come protagonista di sogni, pensieri, presenze.Ho già scritto in passato di queste notti, ora quiete, immerse nelle indecifrabili ombre, ora di case, ora di stanze, dove lenzuoli e tendaggi appaiono come fantasmi metabolizzati, dove si muovono ricordi e si incollano alle finestre i simboli di una immaginazione che non prese il potere.
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Notti con la costante delle presenze di borghi impossibili, con gli abeti a fare da coro, i rami come braccia protese, chinati a proteggere, coprire, accerchiare, chiese e campanili a virgola, quasi chagalliani, oppure a guidare su strade improbabili le macchine aliene con la faccia da “Balilla”, da “Topolino” o da cromatissime e barocche fuori serie : prototipo della versione 2000 del cocchio di Cenerentola.
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Dal rosso acceso e rilucente di quelle holliwoodiane carrozzerie nacque per clonazione cromosomatica Pinocchio, tanto e presto famoso che Raffaele divenne Pinocchio Bartoli e non si riuscì più a comprendere se Raffaele fosse Pinocchio o Pinocchio vestisse, sotto mentite spoglie, i panni di Raffaele :
quasi una riedizione aggiornata e corretta dell’Enrico IV pirandelliano.
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Era un Pinocchio - scrissi anche questo nella occasione di una importante mostra bolognese - tra il metafisico e il surreale, completamente sganciato dal burattino di Collodi, torvo, contemporaneo, adulto e lontano dalla simpatica birba della storia inchiodata nella memoria della nostra infanzia.
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Uno, nessuno, centomila, il personaggio di Bartoli suonava ora la corda civile, ora la corda pazza che abitano in noi, una provocazione stabile e permanente, un utensile di scasso per raccontare le maschere nude di un nuovo mondo di Pinocchi massificati.
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E siamo all’oggi.
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Pinocchio è uscito dalla comune.Neppure Bartoli sa dove sia andato a finire.
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Morto, rapito, suicida per le troppe responsabilità, in fuga verso un multimediale paese dei balocchi, in un Eden erotico con la fata Turchina ?
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Non si hanno notizie di lui da tempo.
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Ogni tentativo di rintracciarlo è stato vano.
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Non è servito neppure “Chi l’ha visto ?”
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Così Raffaele è tornato tra la sua gente.
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Gironzolando per il suo quotidiano ha incontrato nuovi protagonisti da raccontare, da mettere in pittura.
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Ma come scriveva di Bacon quel grande critico che è stato Carlo Giulio Argan, dopo averlo fatto Bartoli assiste da spettatore, non senza una vena di compiacimento e di traslato emozionale, al loro corrompersi.
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L’ultima galleria dell’Artista non cataloga una serie di ritratti ma metabolizza visi noti dando loro un’anima pittorica.
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Tra reperti di cubismo, radici di meccanica futurista e surrealista (impressionante a tale proposito il mixage fisionomico tra la pittrice, la benzinaia e la villeggiante con “Plus belle qu’une etoile”, opera di Robert Desnos del 1924), Bartoli mette in scena un teatro sottopelle di autentico grottesco in cui i personaggi sono investigati dal di dentro, vivono di segni particolari e di sintesi significante come i personaggi dello zoo di vetro di Tennessee Williams.
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Dissenso
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giovedì 20 agosto 2009

L'odio per Israele corre in internet.

Oggi chi vuole esprimere il proprio odio per Israele va su internet e la' si sfoga e racconta le cose piu' incredibili, le piu' orrende, parla di atrocita' degne di Idi Amin Dada il dittatore cannibale ugandese in versione israeliana, una vera e propria festa di diffamazioni e odio antisionista.
Altri vanno sui blog tenuti da filoisraeliani e lanciano offese, auguri di morte, invocazioni al nazismo e alle camere a gas, un bailamme di ignobili accuse.
Non e' certo questo che mi stupisce perche' e' da sempre che chi ama Israele si sente circondato dall'odio degli ammiratori del terrorismo, di chi, piu' ipocritamente, si giustifica con un innocente " Ma perche' , Israele non puo' essere criticato?".
Quando sento questa frase mi si alza il pelo come ai gatti e faccio molta fatica a restare calma.
La cosa che mi stupisce e non poco e' l'indifferenza totale in cui piombano queste diffamazioni . Non esiste nessuno che in Italia dica BASTA, non esiste nessuno che li fermi, che li blocchi, che li obblighi a fare marcia indietro e ad ammettere le proprie menzogne razziste.
Non esiste nessuno, in Italia, che li quereli !
Questa e' la verita'.
I diffamatori italiani vivono nel paese del bengodi, possono scrivere di tutto contro Israele, e' un vero e proprio mestiere il loro e probabilmente piu' di uno sara' sul libro paga di chi tiene i fili di questa giostra del male.
Per altri, i piu' fanatici, e' una missione vera e propria presentare Israele come il mostro tra le nazioni.
Possono scrivere che Israele tiene in carcere e tortura bambini e nessuno li denuncia.
Possono scrivere che Israele e' uno stato nazista e nessuno li denuncia.
Possono scrivere che Israele affama la gente di Gaza e nessuno li denuncia.
Possono scrivere che Gaza e' un campo della morte come Auschwitz e nessuno li denuncia.
Possono scrivere che a Gaza e' in atto un genocidio e nessuno li denuncia.
Loro possono dire tutto quello che gli passa per la mente mossi dall'odio e nessuno li tocca.
Naturalmente non parlo solo degli schiavetti, della marmaglia che esegue gli ordini di organizzazioni naziislamiche, mi riferisco anche a giornalisti di calibro, a politici di nome, a vicepresidenti di Parlamenti Europei , a cognate di ex primi ministri, di gente che va a Gaza con le barchette dei pagliacci, vede i negozi traboccanti di ogni ben di Dio, poi si strappa i capelli dicendo che la' e' in atto un genocidio e che Israele li fa morire di fame.
E nessuno li denuncia.
Succede invece il contrario, succede che chi cerca di arginare queste menzogne e alla fine, esasperato, li apostrofa come antisemiti viene subito querelato.
Volete sapere come funziona questo gioco dell'assurdo ?
Funziona bene perche' in Italia gli ebrei se ne fregano se Israele viene diffamato, alcuni sono persino d'accordo con i diffamatori e quelli che non lo sono, dopo la prima arrabbiatura, lasciano perdere, meglio non aver grane.
Il peggior nemico dell'ingiustizia e' l'indifferenza e questa indifferenza e' la forza degli antisemiti e del loro odio.
Sono antisemiti nel senso completo del termine, odiano Israele e, la sua esistenza, vorrebbero vedere tutto in mano agli arabi e gli ebrei galleggiare in mare, cibo per pesci.
La loro forza e' il menefreghismo di chi in Italia potrebbe fare qualcosa.
Esistono avvocati ebrei in Italia ?
Credo di si e allora, se esistono, perche' non portano in tribunale questa genìa ?
Esiste un' Anti-Defamation League in Italia ?
No, non esiste e perche' non esiste ?
E' questo lo scandalo ! Tutto il mondo parla del crescente antisemitismo legato all'odio per lo Stato di Israele e nessuno pensa di creare in Italia un'organizzazione che denunci le menzogne e quereli chi le diffonde.
Mi chiedo come sia possibile che tanta gente la passi liscia, mi chiedo come mai non ci sia nessuno che si senta ribollire il sangue di fronte a ignobili menzogne contro una democrazia costretta alla guerra da gruppi di stramaledetti terroristi.
In questi giorni si avvicina la terribile possibilita' che il sud di Israele venga evacuato a causa dell'escalation dei bombardamenti da parte di Hamas e delle sue molteplici bande di criminali assassini eppure vi sono delle persone che osano accusare Israele se, a fronte dei bombardamenti, interrompe le forniture di viveri e carburante a Gaza, e pubblicano articoli di poveri bambini palestinesi che muoiono di fame e di sete, di altri poveri bambini palestinesi che Israele ammazza e tortura.
E nessuno li ferma !
Nessuno li blocca !
Nessuno li porta in tribunale !
E' una vergogna, lasciatemelo dire, e' una vergogna che in Italia nessuno pensi di arginare questo odio.
Si, lo so, che quando scrivo queste cose e punto il dito contro l'indifferenza del mondo ebraico e non ebraico italiano, mi attiro molte antipatie.
Lo so che molti diranno "ma perche' questa non pensa agli affari suoi"?
Gli affari miei sono Israele e la Verita' ed e' per questo che mi faccio venire il mal di fegato e i travasi di bile.
E' per questo che esiste Informazionecorretta dove noi scriviamo e dove si spulciano tutti gli articoli diffamanti Israele.
Ed e' per questo che le organizzazioni naziilsamiche odiano informazionecorretta e me in particolare ma noi siamo una goccia in un oceano di bugie.
Una piccolissima goccia.
Perche' siamo lasciati soli ?
Noi non possiamo fare altro che scrivere e smentire, non possiamo fare altro che passare ore sui forum per dire la verita', per gridare la verita', instancabili, giorni, mesi, anni della nostra vita chini su una tastiera colle mani che tremano di rabbia e il mal di testa.
Tutto e' lasciato in mano a noi scribacchini innamorati di Israele che non possiamo permettere che la demonizzazione metta radici ma che, soli come siamo, non possiamo nemmeno evitarlo.
Perche' nessun avvocato si prende la briga di denunciare le menzogne e chi le scrive ?
Perche' nessuno si mette una mano sul cuore ?
Perche' continuate a lasciare solo Israele ?

PERCHE' ?

Fonte articolo : Deborah Fait - 22/12/08
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=&sez=70&id=27068

mercoledì 19 agosto 2009

Yevfrosinia Antonovna Kernovskaja

Premessa :

Inizio, partendo da questa autrice, un percorso di pubblicazione e di divulgazione di scrittori interpreti del dissenso, cercando di diffondere la loro conoscenza, ancora oggi colpevolmente non abbastanza pubblicizzata.
A tutti loro va il mio ringraziamento per i loro scritti, che ci hanno permesso di conoscere quelle verità altrimenti nascoste.
Dissenso.


Evfrosinija Kersnovskaja ( 8 Gennaio 1908 – 8 Marzo 1994 ) è nata a Odessa, in Ucraina, da padre russo, di professione giudice, e da madre greca, insegnante di lingue.
Ebbe una educazione letteraria e musicale di ottimo livello, e conosceva almeno sei lingue.
Durante la guerra civile russa si trasferì con la famiglia presso la loro tenuta di Bessarabia per sfuggire al regime sovietico, e si dedicò quindi al lavoro dei campi.
La Bessarabia apparteneva alla Romania come riconosciuto fin dal 1918 da Germania, Italia e Francia, ma non dall'Unione Sovietica.
Nel 1940 il governo di Mosca impose infatti a quello di Bucarest la cessione della Bessarabia occupandone militarmente i territori con l’Armata rossa.
In quell’anno la famiglia Kernovskaja venne perseguitata dai comunisti sovietici, che li imputavano di essere proprietari terrieri.
Per questo motivo Evfrosinija viene deportata in Siberia.
Condannata al massacrante lavoro del taglio del bosco, riesce a fuggire e percorre a piedi, da sola, 1500 chilometri nella tajga.
Catturata e condannata alla fucilazione, la pena le viene commutata e viene rinchiusa nel lager di Norillag, uno dei più famosi del sistema del gulag staliniano.
Nonostante il freddo, la fame, le privazioni, il duro lavoro in miniera e le angherie, grazie alla sua cultura e alla sua statura morale, Evrfosinja riesce a non perdere mai dignità e coraggio, tanto da essere considerata, oggi, in madrepatria, alla stregua di una santa o di una martire.
Per inciso, nel Giugno del 1941 i sovietici vennero attaccati dall'esercito rumeno, e la Bessarabia passò nuovamente sotto il controllo della Romania.
Nel 1944 una nuova controffensiva dell'Armata Rossa giunse a riconquistare la Bessarabia che fu definitivamente incorporata nell'Unione Sovietica
Eufrosinia Antonovna Kernovskaja visse per 10 anni nel lager di Norillag, dove fu appunto indirizzata ai lavori forzati in miniera, poi divenne addetta all’infermeria del campo, e scrisse le memorie di questa sua terribile esperienza in 12 quaderni, accompagnati da 680 disegni, che vennero poi tutti pubblicati successivamente.
Dopo la sua uscita dal lager ha vissuto in Yessentuki, cittadina russa ai confini con la Cecenia, dove riscrisse le sue memorie dal 1965 al 1972.
Le sue memorie illustrate da centinaia di disegni presentano spezzoni di vita nell’Unione Sovietica unici, e in particolare della vita nei Gulag.Ha pubblicato “Quanto vale un uomo”.

Recensione di : "QUANTO VALE UN UOMO"
Il racconto di una vita trascorsa nel Gulag staliniano ci pone di fronte a una realtà raccapricciante che tutto sommato ci sembra di avere già conosciuto attraverso testimonianze altrettanto drammatiche.
Ma Evfrosinija Antonovna Kersnovskaja riesce a creare quell’impatto che fa tornare in mente, a lettura finita, innumerevoli episodi, volti, voci, con un procedimento che all’inizio del Terzo Millennio appare di stupefacente novità.
Raramente le vittime di un regime totalitario hanno raccontato la loro esperienza con il gusto della narrazione e con una sensibilità estetica che non vengono meno di fronte all’orrore e all’abbrutimento.
La lettura di queste pagine, illustrate dagli straordinari disegni dell’autrice, cattura la nostra attenzione per l’azione in sé e per il ritmo infuso dalla vitalità della protagonista.
La formula della Kersnovskaja è quella del romanzo illustrato.
È nuovo il ruolo del lettore, che, quasi come in un gioco ipertestuale, entra nelle immagini, ascolta la voce narrante e partecipa alle vicende.
Non esistono riprese documentarie del Gulag, tanto meno girate dalle vittime.
Ma grazie a questo incomparabile “fumetto”, a distanza di settant’anni dagli eventi, dal permafrost siberiano emergono volti e voci, quasi fossero le parole surgelate di cui parla Rabelais.
È nuovissimo il tono della narratrice.


Disegni realizzati nel lager di Norillag

Ci si aspetterebbe la voce di una vittima, di una donna che subisce, patisce, che è picchiata, seviziata, sbattuta nelle carceri di rigore.
E invece l’io narrante è quello di una vincitrice fisica e morale.
Frosja (Evfrosinija) Kersnovskaja, proprietaria terriera di famiglia aristocratica russo-greca, è stata allevata nell’agiatezza, ha studiato lingue e musica, disegno artistico e materie umanistiche nei migliori ginnasi del suo tempo.
Eppure in certi momenti si dichiara fiera di avere fatto a pugni con prostitute e malviventi, di avere lavorato a pari condizioni con manovali e minatori maschi, e di averli superati !
Non è una donna umiliata e impaurita dalle beffe sadiche dei carcerieri.
Anche quando testimonia l’umiliazione delle donne nude, calpestate, violate nella loro intimità, riporta di sfuggita le proprie esperienze, presentandosi come una fra le tante, anzi come una che forse ha sofferto meno delle altre.

Per lei la cultura funziona come àncora di salvezza in termini assoluti (nella cella di rigore, d’inverno, denudata, costretta a passare la notte su un piede solo nella stanza piena di escrementi, si salva declamando ad alta voce versi del suo poeta preferito).
La cultura le serve anche da magica lente d’ingrandimento, che ingigantisce nella memoria le sue esperienze private.
Raccontate e illustrate, le vicende private diventano straordinarie.
Nella tragedia immane, ci è dato percepire ‘quanto vale un uomo’, nel caso specifico, quanto vale questa donna
.”
Elena Kostioukovitch.

Nel racconto la Kersnovskaja descrive la realtà dei campi comunisti :
“avevo già avuto modo di osservare la denutrizione in tutti gli stadi possibili e immaginabili, ma non avevo ancora incontrato un simile esempio di scheletro vivente.”
In mezzo agli escrementi, in una cella di rigore, d’inverno, completamente nuda, resistette declamando ad alta voce versi del suo poeta preferito.



Altri disegni di Yevfrosinia Kernovskaja

I suoi quaderni, scritti tra il 1965 e il 1972, furono trascritti in bella copia e nascosti al Kgb dalla famiglia Chapkovskij, che si prese cura di lei fino alla morte, avvenuta nel 1994.
La prima, parziale, pubblicazione dei diari risale a perestrojka avvenuta, nel 1990, sulla rivista Ogoniok, che nell’occasione registrò la tiratura record di 4 milioni e mezzo di copie.

Delle 1470 pagine dedicate alla sua triste avventura, in Russia uscirono solo estratti fino al 2006, quando fu editata una versione oversize da 4 chili e mezzo, "un’assurdità che nessuno può leggere nè comprare - commenta l’erede dell’autrice, Igor Chapkosvkij - visto che costa 250 dollari".
La curatrice Elena Kostioukovitch decise di portare il maxi tomo alla fiera del libro di Francoforte, dove l’editor di Bompiani Mario Andreose decise di acquisirne i diritti per una versione più maneggevole, rappresentata appunto dal tentativo della Kernovskaja di raccontare la sua terrificante esperienza attraverso parole e disegni, con il titolo di “Quanto vale un uomo”.La prima edizione uscita in anteprima in Italia fu subito venduta in America e Francia.

martedì 18 agosto 2009

Medio oriente e terrorismo

Clicca sul titolo (sopra) e leggi la travagliata storia della zona medio orientale in cui sono a contatto tra loro la Siria, la Palestina, Israele, l'Egitto, e la Giordania.

Aggiungo poi un elenco di alcuni articoli di stampa tratti dalla rete, su cui riflettere :

Amnesty : gli attentati palestinesi sono crimini contro l' umanità.
«Gli attacchi compiuti in Israele da gruppi armati palestinesi sono sistematicamente diretti contro obiettivi civili, quindi costituiscono un crimine contro l'umanità e un crimine di guerra».
E' la conclusione di un nuovo rapporto di Amnesty International, che precedentemente aveva condannato la condotta dell' esercito d' Israele.
Fonte articolo : Il corriere della sera - 12/07/2002

Gli attentati palestinesi e i colloqui di pace.
RAMALLAH - I gruppi terroristici palestinesi spesso sincronizzano i loro attentati con le trattative di pace. Questo emerge da un rapporto di un servizio di sicurezza palestinese.
"Gli attentati suicidi sono un elemento chiave nel combattimento tra israeliani e palestinesi", si dice nel documento.
"Un'analisi delle circostanze collegate ai tempi e alla esecuzione della gran maggior parte degli attacchi, soprattutto quelli di Hamas e della Jihad islamica, mostra che la progettazione dei tempi è una questione soprattutto politica, più che di pratica militare".
Per esempio, l'attentato al "Delfinario" in Tel Aviv aveva come obiettivo di silurare gli sforzi americani di favorire la coordinazione tra Israele e l'Autorità Palestinese nei problemi di sicurezza.
Il radical-islamico Hamas ha sentito questo come una diretta minaccia, dicono gli autori del rapporto.
Nell'attentato del 1° giugno davanti a una discoteca sono rimasti uccisi 21 giovani israeliani.
"L'attentato è avvenuto dopo due speciali incontri tra gli ufficiali dei servizi di sicurezza israeliani e palestinesi a Ramallah e a Gaza", scrivono i palestinesi nel rapporto.
"Ad essi presero parte anche rappresentanti ufficiali americani, che cercarono di ristabilire il coordinamento tra le due parti".
Fonte articolo : www.evangelici.net - 08.01.2004

L'attentato di Be'er Sheva.
Orrore e morte a Be'er Sheva, nel sud di Israele, dove ieri, ancora una volta, sono entrati in azione i terroristi kamikaze delle Brigate Iz a Din al-Kassam, braccio armato di Hamas.
Il tragico bilancio dell'attentato - un doppio attentato in realtà perchè a saltare in aria alle 14:50 sono stati due autobus - è di 16 morti ed un centinaio di feriti, di cui 15 in gravi condizioni.
Nel momento in cui scrivo, soltanto 12 delle vittime sono state identificate, nomi senza volto, alcuni di chiara origine sovietica, un bambino di tre anni, Aviel Atash, una ragazza 23enne, Karin Malka, che ancora ci sorride dolcemente dalla foto che accompagna sui giornali la tragica notizia del suo barbaro assassinio.
Sfugge ad ogni comprensione questo terrorismo ferocemente cieco degli integralisti di Hamas, non solo per il disprezzo mostrato per la vita dell'odiato "nemico", ma anche perchè esso non sembra tenere alcun conto delle conseguenze che la popolazione palestinese sarà chiamata a pagare per questo ennesimo bagno di sangue.
Fonte articolo : http://palestinanews.blogspot.com 01/09/2004

Palestina: le cifre della sconfitta.
di Stefano Magni
In Medio Oriente c'è odore di sconfitta.
Non Israele, ma la Palestina appare del tutto battuta dopo quattro anni di guerriglia e attentati.
Certo che la guerra è costata (e costa tuttora) molto cara ad Israele : il turismo è stato praticamente distrutto, il Paese, in crescita continua fino al 2000, è entrato in una crisi economica da cui è molto difficile uscire e, soprattutto, il tributo di sangue pagato dagli israeliani è veramente pesante.
Secondo le statistiche del ministero della difesa israeliano, gli attentati palestinesi hanno causato la morte di 1030 Israeliani, di cui 717 sono civili :
è evidente l'intenzione dei terroristi di uccidere soprattutto la popolazione di Israele e non tanto quella di colpire le sue forze armate.
Il numero dei feriti è ancora più alto: 4855 civili e 2111 militari.
Fra questi, molti sono mutilati o resi invalidi in modo permanente
Fonte articolo : http://www.ragionpolitica.it 14 gennaio 2005

Attentato a Gerusalemme : terrorista palestinese uccide col bulldozer.
A Jaffa Road, una delle vie principali di Gerusalemme, un palestinese a bordo di un bulldozer si è lanciato contro un bus e un'auto, facendo capovolgere i due veicoli con decine di passeggeri a bordo, causando morti e feriti.
L'attentatore è stato ucciso dalla Polizia.
Fonte articolo http://waltergianno.splinder.com - 02/07/2008

Il sequestro dell'Achille Lauro.
Un commando palestinese del Fronte di liberazione della Palestina di Abu Abbas sequestra la nave da crociera italiana "Achille Lauro", appena salpata da Alessandria d'Egitto.
I quattro terroristi prendono in ostaggio 450 passeggeri e l'equipaggio, chiedendo in cambio la liberazione di 52 palestinesi detenuti in Israele.
L'8 ottobre a bordo della nave viene ucciso un cittadino americano handicappato, Leon Klinghoffer, sollevando l'indignazione mondiale.
La resa avviene il 9 ottobre : il commando lascia la nave a bordo di una motovedetta egiziana.
Fonte articolo : http://tesionline.it - 7 ottobre - 9 ottobre 1985

Massacro di Monaco.
Il Massacro di Monaco avvenne durante le Olimpiadi estive del 1972, a Monaco di Baviera (Germania) ; un commando di guerriglieri dell'organizzazione palestinese Settembre Nero fece irruzione negli alloggi israeliani del villaggio olimpico, uccidendo subito due atleti che avevano tentato di opporre resistenza, e prendendo in ostaggio altri nove membri della squadra olimpica di Israele.
Alla fine un tentativo di liberazione compiuto dalla polizia tedesca portò alla morte di tutti gli atleti sequestrati, di cinque fedayyin e di un poliziotto tedesco.
Ecco la lista degli atleti uccisi :
1. David Berger, 28 anni, pesista, nato negli Stati Uniti d’America e recentemente emigrato in Israele.
2. Ze'ev Friedman, 28 anni, pesista, nato in Polonia e sopravvissuto alle persecuzioni razziali.
3. Yossef Gutfreund, 40 anni, arbitro di lotta greco-romana, padre di due figlie.
4. Eliezer Halfin, 24 anni, lottatore, nato in Unione Sovietica, cittadino israeliano da pochi mesi.
5. Yossef Romano, 31 anni, pesista, nato in Libia, padre di tre figli e veterano della Guerra dei Sei Giorni.
6. Amitzur Shapira, 40 anni, allenatore di atletica leggera, nato in Israele, padre di quattro figli.
7. Kehat Shorr, 53 anni, allenatore di Tiro a segno, nato in Romania, aveva perso la moglie e una figlia durante le persecuzioni razziali.
8. Mark Slavin, 18 anni, lottatore, nato in Unione Sovietica ed emigrato in Israele nel maggio 1972.
9. André Spitzer, 27 anni, allenatore di scherma, nato in Romania e padre di una bimba di pochi mesi.
10. Yakov Springer, 51 anni, giudice di sollevamento pesi, nato in Polonia e unico sopravvissuto del suo nucleo familiare alle persecuzioni razziali.
11. Moshe Weinberg, 33 anni, allenatore di lotta greco-romana, nato in Israele.

Settembre Nero.
L'Organizzazione Settembre Nero (più comunemente detta Settembre Nero) era un'unità dei Fedayyin palestinesi fondata nel 1970.
L'azione più nota di Settembre Nero fu l'uccisione di 11 atleti israeliani, nove dei quali vennero prima tenuti in ostaggio, e l'uccisione di un agente di polizia tedesco, durante la XX Olimpiade di Monaco di Baviera, nel 1972.
Altre azioni di Settembre Nero :
28 novembre 1971 : Assassinio del primo ministro giordano Wasfi Tell, quale ritorsione per l'espulsione dell'OLP dalla Giordania tra il 1970 ed il 1971;
dicembre1971: tentato assassinio di Zeid al-Rifai, ambasciatore giordano a Londra e precedentemente presidente dell'alta corte giordana;
febbraio 1972 : sabotaggio di un'installazione elettrica tedesca e di un impianto petrolchimico olandese;
maggio 1972 : dirottamento del volo 572 della linea aerea belga Sabena da Vienna a Lod.
marzo 1973 : attacco all'ambasciata saudita a Khartum, con l'assassinio di Cleo Noel, capo della missione statunitense in Sudan, di Gorge Curtis Moore, vice della stessa missione e di Guy Eid, incaricato d'affari belga.
Si ritiene inoltre che Settembre Nero sia responsable dell' attentato a Trieste la notte del 4 Agosto 1972 contro i serbatoi del punto di stoccaggio della S.I.O.T spa (Società Italiana per l' Oleodotto Transalpino).
Furono piazzate quattro bombe sotto quattro diversi serbatoi ; tre di questi si incendiarono.
A seguito del boil over di uno dei serbatoi l'incendio si propagò ad un serbatoio limitrofo.
L'OLP chiuse Settembre Nero nell'autunno del 1973, spinta dal ‘calcolo politico’ per cui nient'altro di buono sarebbe arrivato dal terrorismo all'estero.

Strage di Fiumicino 1973.
La strage di Fiumicino 1973 è il frutto di un attentato terroristico palestinese che il 17 dicembre 1973 ha colpito l’aeroporto di Roma-Fiumicino, uccidendo un totale di 30 persone.
I feriti sono stati oltre 15.
Terroristi arabi si diressero verso un aereo Pan-Am e vi gettarono all'interno due bombe al fosforo uccidendo 28 passeggeri.
Uccisero inoltre il finanziere Antonio Zara che aveva tentato resistenza.
Si impadronirono poi di un aereo Lufthansa, facendovi salire alcuni ostaggi tra cui sei guardie di Pubblica Sicurezza.
Costrinsero quindi l’equipaggio, che già era a bordo, a far decollare il velivolo.
A bordo dell'aereo della Lufthansa uccisero il tecnico della società Asa, Domenico Ippoliti.
Molti aeroporti rifiutarono l'atterraggio, alla fine l'aereo si fermò all'aeroporto di Kuwai City.
L’incubo terminò nella tarda serata del giorno successivo al Kuwait International Airport dove vennero liberati gli ostaggi e arrestati i terroristi.
I terroristi erano uomini di "Settembre Nero", ovvero di Abu Nidal.

Kamikaze a Gerusalemme.
La polizia israeliana era stata avvertita dell'imminenza del triplice attentato di ieri sera a Gerusalemme ovest con una telefonata anonima alcuni minuti prima.
Lo ha riferito oggi la radio pubblica israeliana.
Un uomo con accento arabo - secondo l'emittente - ha chiamato il commissariato di polizia della città di Beit Shemesh, vicino a Gerusalemme, avvertendo che due palestinesi di Jenin (nord della Cisgiordania) stavano per commettere attentati suicidi nel centro di Gerusalemme ovest.
La polizia ha inviato artificieri nel centro di Gerusalemme, ma non sono arrivati in tempo.
Il bilancio dei due attentati suicidi nella centralissima via Ben Yehuda è di 12 morti, inclusi i due kamikaze palestinesi, e circa 170 feriti, secondo un bilancio della polizia israeliana.
Gerusalemme, 02-12-2001
Fonte articolo :
http://rainews24.it/

lunedì 17 agosto 2009

A proposito di Palestinesi e Israeliani...

Quando si parla del conflitto medio orientale, che vede interpreti gli israeliani da una parte e i palestinesi dall'altra, spesso l'opinione diffusa è quella che assegna ad Israele il ruolo di potenza predominante che soffoca nel sangue le proteste di ragazzini palestinesi, rei di lanciare sassi contro di loro.
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Questa è solo una semplificazione di quello che è il reale sentimento anti israeliano in Italia, ma individua esattamente l'altalenanza delle parti ed il loro gioco agli occhi dell'opinione pubblica.
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La realtà però è molto diversa.
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Non solo l'intifada si è trasformata da lancio di sassi in attacchi suicidi e lancio di missili, ma la escalation di odio innescata dai terroristi palestinesi che si perpetua fin dalla nascita di queste organizzazioni ha raggiunto livelli di ferocia che coinvolgono buona parte della popolazione palestinese stessa.
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E' sufficiente osservare le scene di giubilo a cui si può assistere dopo che i kamikaze di turno hanno compiuto la loro missione di morte, su autobus israeliani, seminando morte e disperazione tra i civili inermi, tra donne e bambini, per rendersi conto di quanta importanza abbia l'odio nella vita di queste persone.
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Costoro sono intrisi di un odio e di una intolleranza che gli impedisce di cercare soluzioni, e che purtroppo trasmettono ai propri figli.
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Allego un post, scritto da Deborah Fait, che avvalora queste mie asserzioni, e alcune foto che evidenziano crudemente e realisticamente questa realtà.
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Il difficile amore di David Grossman.
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(scrittore contemporaneo israeliano)
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L'ordine e' "fare fuoco verso le fonti da dove arrivano i missili".
Questo e' quello che deve fare l'artiglieria, hamas lo sa perfettamente ed e' per questo motivo che sistema le rampe di missili in mezzo alle case e a centri densamente abitati.
Il genio mediatico dei palestinesi unito alla loro crudeltà e cinismo li rende sempre vincitori agli occhi dell'opinione pubblica occidentale.
Sono giorni che le televisioni di tutto il mondo mandano in onda le immagini di morte, di bambini insanguinati, di donne che si strappano i capelli da sotto il velo.
Sono giorni che si leggono accuse a Israele, i media e i forum vanno a nozze con queste notizie perchè gli danno la possibilità di paragonare ancora Israele al nazismo, paragone che non si fa mai con nessun altro paese al mondo in guerra, non si fa neppure con l'odiata America, non si fa con i palestinesi che in questi anni hanno avuto come obiettivo i bambini israeliani, non si fa con i terroristi.


Foto a sinistra : autobus pieno di civili israeliani fatto esplodere da un kamikaze palestinese
Foto centrale : pezzi di soldati israeliani smembrati dai palestinesi
Foto a destra : piccola vittima israeliana



Solo Israele riceve tanto disonore.
Fa parte della teoria " finchè paragoniamo Israele ai nazisti, la nostra coscienza e' a posto".
E vai con le immagini di morte, come era successo con la guerra in Libano quando le televisioni ci facevano vedere le case distrutte dei poveri libanesi, la morte dei poveri libanesi e raramente, en passant, si vedevano la distruzione e la morte in Israele, sempre grazie all'obiettività di Claudio Pagliara.
Hamas cerca questo tipo di tragedie, le vuole appassionatamente perchè gli servono per accattivarsi le simpatie del mondo e perchè ancora una volta Israele sia additato come colpevole, assassino e, naturalmente, nazista.
Abbiamo esempi anche recenti del cinismo palestinese e della loro spudorata capacità mediatica , ricordiamo la strage sulla spiaggia di Gaza attribuita a Israele e compiuta da una mina palestinese ma e' sempre la prima notizia che resta nella mente della gente e quella bambina piangente sulla spiaggia e' diventata un'icona come Mohamed AlDurra ucciso da fuoco palestinese, per la morte del quale Israele e' stato messo alla gogna per anni, nonostante le smentite.Ricordiamo quello che e' successo pochi giorni fa con le donne usate come scudi umani da terroristi nascosti in moschea, ricordiamo le accuse di bombe al fosforo e all'uranio impoverito strombazzate da tutti i giornali e le televisioni, e' arrivata la smentita dagli esperti dell'Unep ma nessun giornale l'ha pubblicata.
Anche se lo avessero fatto nessuno l'avrebbe letta perchè la sicurezza che Israele sia sempre colpevole e' entrata nella pancia della gente in modo così profondo che siamo arrivati al punto che le smentite, quando ci sono, siano scambiate per "propaganda sionista".
Alla base di tutto rimane l'odio che induce i media e l'opinione pubblica a vedere le colpe solo da una parte giustificando o tacendo ogni scempio palestinese.
Israele e' involontariamente complice di questa campagna di odio poichè essendo un Paese civile e democratico, la prima cosa che fa quando si verifica una "strage" e' di chiedere scusa per l'errore e queste scuse vengono usate dai media per mettere Israele sul banco degli imputati.
Basta con le scuse.
Israele non deve scusarsi di niente.
Sono 6 anni che i palestinesi prendono di mira le città del sud, sono 30 anni che dal Libano bombardano le città del nord.



Fanatici kamikaze palestinesi che si addestrano e si preparano alla loro missione di morteBasta con le scuse.
Incomincino a scusarsi gli altri che non lo hanno mai fatto.
I paladini dei terroristi vorrebbero che Israele restasse immobile ad aspettare i missili o l'attentato, vorrebbero che Israele rinunciasse a difendersi, vorrebbero che Israele scomparisse, ma Israele si difende come ogni paese farebbe, e nessun paese al mondo potrebbe accettare un attacco ininterrotto della durata di quasi un secolo.
Basta scusarsi !
Gli errori accadono in guerra e sono tragici ma i primi ad avere l'obbligo di scusarsi con le vittime sono i terroristi che sistemano le rampe per i missili all'interno dei quartieri, in mezzo alle case.
Siano loro a scusarsi !
Perchè non chiedete le loro scuse, ipocriti sepolcri imbiancati ?
Le azioni che si compiono a Gaza sono l'unico modo per dare un poco di sicurezza alle città che sono nel raggio di azione dei Qassam.
Basta un errore tecnico perchè vengano colpite le case attaccate alle rampe.


Israele, per evitare queste tragedie, non dovrebbe reagire ?Dovrebbe lasciarsi colpire gratuitamente, dovrebbe permettere che i suoi civili vivano giorno e notte con il terrore del missile in camera da letto o nel soggiorno o mentre i bambini vanno a scuola ?
Il popolo israeliano non esulta mai per le vittime civili nemiche e l'orrore per quei 18 morti ha scosso tutto il Paese.
Un orrore non voluto e non cercato.
I palestinesi, al contrario, colpiscono sempre intenzionalmente i civili israeliani e ad ogni attentato riuscito esultano.Per le strade dei territori si balla, le donne e i bambini distribuiscono caramelle, fanno il segno V di Vittoria colle dita.
Sono felici, e più israeliani vengono uccisi più felici sono.
Questo lo scrivono i giornali italiani ?
No, naturalmente, se ne guardano bene perchè vogliono che l'opinione pubblica consideri Israele come carnefice e i palestinesi come vittime.
L'altra sera a Primo Piano, RAI 3, il tema era la Finanziaria ma Bianca Berlinguer"per non dimenticare" ha preferito parlare delle vittime di Beit Hanun e via con le immagini dei bambini morti che loro, i palestinesi, inalberano come trofei, tenendoli in piedi, senza il minimo pudore, sballottandoli da tutte le parti perchè le telecamere possano riprenderli bene.
La morte usata come arma mediatica, la morte usata come propaganda, quella propaganda che sa coinvolgere così magistralmente le casalinghe italiane, i giovani, l'opinione pubblica, propaganda che riesce a far sibilare a tanti italiani "ebrei assassini, ebrei nazisti".
Vorrei sapere se la Berlinguer ha mai cambiato il tema di una trasmissione per mostrare al pubblico l'effetto che fa bruciare vivi in un autobus, vedere i corpi dei bambini israeliani in mille pezzi tanto che i volontari religiosi di Zaka devono raccoglierli con le pinzette dall'asfalto o dai muri delle case.Ha mai mostrato la Berlinguer i corpi di ragazzi israeliani smembrati colle mani nude ?
Le intere famiglie distrutte mentre mangiavano la pizza ?
I ragazzini israeliani spappolati mentre entravano in una discoteca ?
Lo chiedo a lei, Bianca Berlinguer, lo ha mai fatto ?
E' mai venuta a vedere un funerale israeliano di vittime civili di qualche attentato terroristico, il dolore senza fine, le lacrime, le preghiere, gli abbracci, i morti sepolti tra singhiozzi e silenzio, tanto amore e tanta dignità.
Non esiste odio per gli assassini, solo lo strazio per dei figli che non vedranno più i loro genitori o di genitori che non vedranno mai più i loro bambini.
Ho sentito e letto il discorso di David Grossman alla commemorazione per Rabin e mi e' riesce difficile capire come una persona così intelligente e colta possa dire tante banalità tutte in una volta.
Dopo aver fatto tutto un elenco dei "peccati " israeliani, dopo aver , giustamente, parlato dello spreco di giovani vite, Grossman si chiede e ci chiede "Come e' successo ? Quando abbiamo perso la speranza di poter vivere un giorno una vita migliore ? "
Mah, Grossman, chissà come e' successo, cosa dici ?
Avresti potuto chiederlo ad Arafat, Grossman.
Dovresti chiederlo oggi a Nasrallah, Ahmadinejad, Assad di Siria, Hannaye e vedrai , David, che loro sapranno risponderti.
Io non posso farlo tanto mi soffoca la rabbia per queste tue affermazioni che, di fronte alla morte di tuo figlio come di altre miglia e migliaia di giovani israeliani, possono persino sembrare inique.
Ecco, David Grossman, un elenchino, breve, degli ultimi 13 anni, dall'inizio della tragedia di Oslo da te supportata come la salvezza per Israele...o per i palestinesi...chissà.... e' finita nel baratro del terrorismo infinito, quotidiano e della guerra.
Ecco quello che e' successo durante il dramma di Oslo al Paese che tu dici di amare di un "amore difficile e complicato":Nell'estate del 1993 incominciarono una serie di negoziati segreti tra Israele e OLP : l’accordo formale sul riconoscimento reciproco venne siglato il 13 settembre 1993.Subito dopo la firma dell’accordo 35 nazioni stanziarono circa 3,5 miliardi di dollari ad Arafat per mettere l’autogoverno palestinese nelle condizioni di poter lavorare, ma soltanto una piccola parte di quella somma fu davvero utilizzata per quello scopo, il resto servì per le armi e per i conti in banca di Arafat.Purtroppo il prezzo delle intenzioni di pace fu molto alto da entrambe le parti :Hamas e la Jihad Islamica - incoraggiati da Arafat - organizzarono subito una violenta campagna terroristica per far deragliare il processo di pace e infatti, dal 13 settembre al 31 dicembre 1993, persero la vita in attentati terroristici 20 israeliani e 78 palestinesi, 33 dei quali uccisi da altri palestinesi.Il 25 febbraio 1994 nella moschea di Hebron, Baruch Goldstein, un colono ebreo ultra-ortodosso, per vendicare le vittime del terrorismo arabo tra cui una bambina di 3 anni uccise a colpi di mitra 30 fedeli in preghiera, prima di rimanere ucciso egli stesso.
Il 6 aprile 1994 terroristi palestinesi di Hamas uccisero ad Afula 7 israeliani, il 13 aprile ne uccisero 6 ad Hadera.
Il 18 luglio 1994, a Buenos Aires, terroristi islamici, mandati dall'Iran, fecero crollare il palazzo dell’Associazione israelo-argentina di mutua assistenza provocando 60 morti.
Il 29 aprile 1994 venne sottoscritto a Parigi il Protocollo sui rapporti economici tra Israele e OLP.
E il 4 maggio 1994 iniziò il ritiro di Israele da Gaza e Gerico che passarono sotto l’auto-governo dell’Autorità Palestinese: nell’agosto del 1994 iniziò la trasmissione di poteri e responsabilità ai rappresentanti palestinesi della West Bank in relazione a educazione e cultura, sanità, previdenza sociale, tassazione e turismo.
Tanto più, dunque, Israele percorreva il cammino della pace, quanto più gli avversari di tale pace rinforzarono le loro azioni terroristiche
.
E così il 22 gennaio 1995 a Netanya esplosero due bombe :
21 ragazzi israeliani morirono.
Il 9 aprile 1995 i palestinesi della Jihad Islamica compirono altri due attentati :
sette morti e quaranta feriti.
Il 24 luglio 1995 a Ramat Gan e il 21 agosto 1995 a Gerusalemme si verificarono ancora due gravissimi attentati islamici contro autobus israeliani :
12 morti e oltre 150 feriti.
Dal 24 settembre 1995 passarono sotto il controllo dell’Autorità Palestinese le città di :
Ramallah, Nablus, Betlemme (è tuttavia da ricordare che, poco tempo prima, gli stessi abitanti "non ebrei" di Betlemme - temendo di diventare parte del futuro Stato di Palestina - avevano chiesto l’annessione allo Stato d'Israele : proposta che fu rifiutata da Israele per non compromettere il processo di pace), Jenin, Tulkarem, Qalqilya ed Hebron (città a maggioranza ebraica fino al 1929, quando un pogrom arabo ne sterminò la maggior parte degli residenti ebrei). E nonostante il 4 novembre 1995 Yigal Amir, un giovane ebreo militante dell’estrema destra religiosa ultra-ortodossa esasperato per i continui attentati palestinesi, assassinasse il Nobel israeliano per la Pace Yitzhak Rabin, il cammino verso la pace proseguì, come anche gli attentati.
Il 25 febbraio 1996 uno studente palestinese pose un ordigno nella stazione centrale degli autobus a Gerusalemme provocando la morte di 25 persone e il ferimento di più di 50 ;
nello stesso giorno, ad Askelon, un altro palestinese si fece esplodere ad una fermata d’autobus: una soldatessa israeliana morì e altre 30 persone rimasero ferite in modo grave.
Il 26 febbraio, un fondamentalista islamico, investì con l’auto un gruppo di persone ad una fermata d’autobus : una donna perse la vita e 23 persone furono ferite.
Il 3 marzo, sempre a Gerusalemme, sull’autobus n° 18, un altro terrorista palestinese si fece esplodere provocando 18 morti e 7 feriti.
Ancora un attentato il giorno successivo, a Tel Aviv : 13 morti e un centinaio di feriti.
Inoltre, a complicare vieppiù la situazione si misero - dal 30 marzo al 9 aprile - i terroristi Hizbullah, i quali dal Libano lanciarono razzi Katjuscia contro la cittadina israeliana di Qiryat Shmonah.
In Cisgiordania e nella striscia di Gaza, come di consueto in queste occasioni, la gente scese nelle strade per festeggiare.
Il 30 luglio 1997 un doppio attentato dinamitardo nel mercato Mahane Yehuda di Gerusalemme uccise 12 israeliani e ne ferì una trentina ;
il 4 settembre, sempre a Gerusalemme, morirono in tre e un centinaio furono i feriti.
Arafat non fece nulla per fermare il terrorismo e gli israeliani incominciarono a smettere di fidarsi di un interlocutore dalle facili, ma inattuate promesse che in inglese faceva il pacifista e quando parlava in arabo faceva il terrorista.
La sensazione generale era che ai palestinesi, come già in passato, premesse di più la distruzione dello Stato ebraico che non la possibilità di costituire uno Stato palestinese. Questo e' accaduto, Grossman, e a questo aggiungiamo pure questi ultimi 6 anni da incubo che hanno colpito Israele con 25.000 attentati, 1000 e piu' morti , dopo che Arafat aveva rifiutato l'offerta di Ehud Barak che comprendeva anche il tabù degli israeliani :
dare ai palestinesi Gerusalemme est per farne la loro capitale.
Tutto inutile, come e' stata inutile l'evacuazione degli ebrei dalla striscia di Gaza.
E tu chiedi "Cosa e' successo”, Grossman ?
Dove eri ?
E se c'eri, dormivi ?
A differenza di te, David Grossman, io amo questo Paese di un amore facile, spontaneo e pieno di ammirazione perchè, nonostante tu abbia tentato di denigrarlo, riuscendoci benissimo agli occhi italiani, io sono convinta che dopo tutto questo, passato, presente e futuro, Israele sia sempre un miracolo.
Un miracolo di coraggio, di dignità, di civiltà e laboriosità che ne fanno, nonostante la guerra, un paese all'avanguardia.
Si, come dice qualcuno, io scrivo con la pancia.
Forse farebbe bene anche a te, David Grossman, usare un po' il cuore per amare il tuo popolo , per vederne i pregi che sono tanti e non solo i difetti.
Potresti tentare, David, anche in nome di Uri che per questo Popolo e per questo Paese ha dato la vita senza chiedersi perchè.

Fonte : Deborah Fait - http://www.informazionecorretta.com/

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