giovedì 4 febbraio 2010

ZHANG XIANLIANG


Zhang Xianliang è nato a Nanchino, in Cina, nel 1936, da una famiglia della media borghesia.
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Suo padre era un funzionario del Kuomintang, nonché un industriale di grosso calibro che gestiva grandi imprese, tra cui anche una compagnia di navigazione.
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Fu accusato di spionaggio e arrestato.
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Morì in carcere, in una prigione maoista, seguendo la sorte di altre centinaia di migliaia di persone che, per ordine Mao, furono eliminate fisicamente.
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Dopo la morte del padre, Zhang si trasferì a Pechino, dove frequentò la Scuola Media, e si iscrisse ad un gruppo chiamato “Qi Xiondi” .
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Fu espulso dalla scuola nel 1954.
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Si trasferì nella regione nord-occidentale del Ningxia per lavorare come bracciante agricolo.
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Nel 1956 gli fu assegnato il compito di insegnante in una scuola.
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Nel 1957 fu pubblicata una sua poesia dal titolo “Figlio del grande vento” che ebbe un enorme successo.
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Quando Mao lanciò il piano di “Rivoluzione culturale” secondo cui non era permesso scrivere alcunché a titolo personale, in quanto segno di borghesia e sintomo di appartenenza ai seguaci del capitalismo e della destra, o del Kuomintang, furono perseguitati gli scrittori, i poeti, i letterati, gli insegnanti e gli intellettuali.
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Addirittura gli studenti furono incitati a ribellarsi ai quadri dirigenti scolastici e agli insegnanti, che vennero additati al pubblico disprezzo come rappresentanti di un potere ingiusto, deviato, non in sintonia con il comunismo, con i contadini, e con il popolo.
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Questa politica che Mao indicò al popolo cinese come la via da seguire, innescò un periodo di terrore che portò gli studenti a riunirsi in bande organizzate che si accanivano contro i loro stessi ex professori, obbligandoli ad umilianti sessioni di autocritica, e facendoli oggetto di percosse, torture, segregazione, e umiliazioni di ogni tipo.
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Zhang non sfuggì a questa caccia alle streghe e, per il fatto di essere un poeta, un letterato, un intellettuale, e quindi un 'nemico del popolo', fu mandato in un “campo di rieducazione attraverso il lavoro”, come venivano eufemisticamente chiamati i lager del regime comunista di Mao, i famigerati "laogai".
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A ventuno anni di età Zhang entrò quindi a contatto con la realtà più subdola della politica di Mao, e cioè il tentativo e la volontà del regime di voler annullare la persona in quanto tale.

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Per ventidue anni rimase prigioniero di aguzzini che, per volere di Mao, cercavano in tutti i modi di imporgli di pensare non come essere umano in quanto tale, ma come propaggine di un unico ragionamento, quello statale, che coincideva con il pensiero di Mao.
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La carestia intanto, effetto delle disastrose pianificazioni produttive degli anni Cinquanta, stava mietendo milioni di vittime in tutto il Paese.
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Le politiche agricole di Mao, privo di una qualsivoglia capacità imprenditoriale, provocarono in tutta la Cina la morte di trenta milioni di persone.
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E’ proprio in quegli anni che Zhang trovò la forza di scrivere un diario durante la sua prigionia.
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Zhang ha scritto e pubblicato, una volta libero, “Zuppa d’erba”, una versione estesa del suo diario segreto, per ricordare ai giovani cinesi cosa può accadere in un sistema autoritario.
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"Usai la penna per sopravvivere.
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Scrissi negli interstizi, nelle crepe del tempo, quando non lavoravo nei campi.
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Scrivendolo, la prima cosa a cui pensavo non era ciò che era accaduto in una data giornata, nè i pensieri degni di nota.
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Al contrario, pensavo anzitutto agli avvenimenti e ai pensieri che non dovevo assolutamente registrare."
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Quelle scarne annotazioni, accuratamente autocensurate, hanno aiutato il loro autore a sopravvivere, in mezzo ai delinquenti comuni tra cui era stato gettato, in un inferno senza sbarre, dove gli strumenti di tortura erano la fame, l’autocritica, e la delazione.
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Dopo ventidue anni di prigionia, Zhang Xiangliang è stato 'riabilitato', nel 1979.
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Da allora si è affermato come una delle voci più originali della letteratura cinese.
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Oggi, l'autore ha potuto raccontare tutto ciò che, allora, aveva lasciato fra le righe.
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In Inglese sono stati tradotti “Metà dell’uomo è donna” e "Geeting Used to Dying".
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Zuppa d’erba” è stato dato alle stampe da Baldini & Castoldi nel 1966.
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Si tratta appunto di un diario, in cui l’autore, internato in una “fattoria” per essere “rieducato”, scriveva di come si possa cadere in basso, materialmente e spiritualmente, continuando allo stesso tempo a vivere.
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L'orrore, la pietà, l'ironia disperata e la forza del racconto sono tali che la lettura rimanda a classici come "Memorie da una casa di morti" di Dostoevskij, oppure come "Una giornata di Ivan Denisovic" di Solzenicyn.
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La testimonianza di Zuppa d'erba è unica, per il fatto di descrivere uno dei più sottili orrori che l'uomo sia capace di immaginare : il lavaggio del cervello.
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L’orrore del laogai è un inferno da cui nessuno osa fuggire perchè ha talmente interiorizzato il senso di colpa da credere di meritarsi condizioni di vita al di là dell'immaginabile.
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La consuetudine quotidiana sono : un giaciglio largo trenta centimetri per dormire, un lavoro massacrante dall'alba alla sera, insulti e umiliazioni come terapia di riabilitazione, la perdita di qualunque individualità e, come cibo, una tazza di zuppa d'erba dei campi, annacquata.

Racconta l'autore :
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"Tutto ciò che vedevo intorno a me era diverso da quanto avevo letto nei libri.
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L'uomo esaltato da poeti, scrittori, studiosi di etica, pedagoghi, filosofi, storici, pareva essersi ridotto a uno stato non molto diverso da quello dei rospi di cui si cibava.

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Tutti gli animali del globo, anche i più infimi, parevano conformarsi alle leggi naturali della loro specie.
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Non vi era nulla di incomprensibile in ciò.
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Soltanto, era difficile comprendere perchè l'uomo dovesse vivere una vita simile.
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In realtà non avevo alcun desiderio di comprendere.
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Mi limitavo a sopravvivere, da mattino a sera, con una sorta di inesprimibile meraviglia per ciò che stava accadendo.
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Che continuassi a vivere, che ancora non volessi morire, che ancora esigessi da me stesso di diventare una persona migliore - questo sì che destava meraviglia"
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Vorrei rammentare che ancora oggi il regime comunista cinese fa largo uso dei laogai, veri e propri lager, in cui le persone vengono sfruttate per il loro lavoro, spesso in condizioni disumane, con la minaccia della tortura, o di estreme conseguenze.
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I laogai sono gli stessi orrendi strumenti repressivi usati anche da Mao per annichilire chi osava discostarsi dal suo “divino” pensiero, scritto e diffuso su quel famoso libretto rosso che, in Occidente, trovava molteplici riscontri nel plauso di folle di giovani comunisti indottrinati da profeti del comunismo cinese.
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I “campi di correzione attraverso il lavoro” hanno sempre continuato la loro pratica distruttrice delle personalità e delle concezioni individuali, in un crescendo di parossismo e di furore tesi alla manipolazione totale di ogni coscienza, e di ogni persona.
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Nonostante ciò, noi Occidentali siamo stati capaci di chiudere gli occhi, e di portare la più recente manifestazione Olimpica in terra cinese.Parimenti, il nostro Presidente del Consiglio si è compiaciuto recentemente di aver stretto “importanti relazioni commerciali” con Pechino.
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Non aggiungo altro.
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Posso solo considerare il fatto che in questo modo ci siamo resi complici del regime comunista cinese, ignorando i martiri che ogni giorno vengono sacrificati impunemente.
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Mi inchino al loro cospetto e plaudo al ricordo di chi, come loro, si è opposto alla tirannia.
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Ricordo la rivolta di Piazza Tienanmen e le migliaia di vittime della successiva repressione.
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Mi torna alla memoria il coraggio dell’anonimo rivoltoso che, completamente disarmato e solo, si oppose al carro armato che avanzava, ponendovisi davanti per fermarlo, a rischio della sua stessa vita.
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Non è raro constatare che i nostri politicanti stringono le mani sporche di sangue di quei rappresentanti di regimi che, con violenza e sopraffazione, si servono della vita umana come ostaggio per il raggiungimento di un potere dittatoriale e assoluto.
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Con questi individui si stringono accordi commerciali, si sorride, si organizzano convegni, si indicono conferenze stampa, come è avvenuto per dittatori del calibro di Gheddafi, di Putin, o di Hu Jintao.
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L’occidente è testimone e allo stesso tempo complice di un sistematico piano di distruzione delle coscienze in atto oggi in Cina, così come del genocidio della popolazione di etnia tibetana.
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Il fantasma degli orrori dell’olocausto, e del gulag, ricompare oggi, mai sopito, incredibilmente attuale, senza che i massimi esponenti politici alla guida delle nazioni mondiali prendano posizioni nette e decise per contrastarlo.
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Vergogna !
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Celebrare la giornata della Shoà da una parte, e tacere subdolamente su Laogai cinesi dall’altra, pone chi interpreta questo ruolo su posizioni quanto meno discutibili.
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Appare falso e colpevolmente complice chi soggiace al fascino delle relazioni commerciali con coloro che impersonano nei fatti gli eredi spirituali di un bieco comunismo, a sua volta saziatosi per decenni con la carne di vittime innocenti.
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Vergogna !
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L’essere umano rappresenta, nella sua identità, un anello di una lunghissima catena, in cui ognuno precede o continua il suo collegamento con altri esseri umani, in una ferrea simbiosi che ne caratterizza l’esistenza.
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Spezzare un anello in una qualsiasi posizione comporta l’indebolimento dell’intera catena.
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La rottura che ne sussegue provoca non solo un mero distacco fisico da una realtà precedentemente a contatto diretto, ma anche e soprattutto la perdita di un bagaglio mentale, culturale, psicologico, sociale, e intellettivo, che viene giocoforza dissociato irreversibilmente da quell’intersecarsi di culture e di simbiosi di intenti faticosamente raggiunti in millenni di coesistenza.
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La Shoà ne è un esempio, così come l’universo del Gulag, e purtroppo anche i Laogai di oggi.

Ringrazio Zhang Xianliang per averci testimoniato la realtà da lui vissuta in Cina, e per averci dato modo di sapere come, per ventidue anni, sia stato perseguitato dal regime comunista.
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Una vita…
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Gli anni della gioventù, fino alla maturità, per ventidue anni, trascorsi mangiando quasi sempre una zuppa di erba annacquata …

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Percosse, torture….
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E soprattutto, riunioni di autocritica, per emendarsi, per pentirsi… per diventare un buon comunista…
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Dissenso
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3 commenti:

  1. Che vuoi,quando si pensa che più di metà delle nazioni presenti all'onu sono stati dittatoriali,negatori dei diritti umani,c'è poco da sperare.Purtroppo in politica,e nella storia del mondo,vigono solo i rapporti di forza.Ora alla Cina permettono di tutto perchè han bisogno di vendere e perchè fa paura sul piano politico-economico-militare.Quando si pensa che circa metà del debito estero americano è in mano alla Cina,hai voglia di metter sanzioni e quant'altro!
    La stessa cosa succede col petrolio arabo.
    Purtroppo il dover essere,in politica,non ha chances.Non credo che cambierà qualcosa,la storia continuerà in mezzo ad ingiustizie ed ipocrisie d'ogni genere.

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  2. Caro Johnny è' desolante constatare che, forse, purtroppo hai ragione.
    La tua analisi non lascia scampo.
    Da sempre la storia si ripete, ma noi non possiamo abituarci a ciò...sarebbe un po' come morire.
    Io combatto accanitamente come posso per diffondere tutto ciò che può servire ad aprire le coscienze, a prendere posizione, mediante una informazione, spero incisiva, ma capisco che sia ben poca cosa di fronte ad un costante stillicidio di prevaricazioni, a tutti i livelli.
    La storia ci insegna che i potenti di turno monopolizzano i popoli, indirizzandoli e manipolandoli a loro esclusivo interesse, calpestando diritti, compiendo atti e violazioni contrarie all’umanità stessa, per conseguire i loro scopi.
    Siamo ben piccola cosa di fronte alle multinazionali, alle logge massoniche, allo strapotere politico, e sembriamo ridicoli nel nostro affannarci a divulgare, a protestare, a manifestare, a dissentire.
    Però io penso anche ad un episodio, forse simbolico, narrato e contenuto nella Bibbia, pur non essendo io un fervente cattolico.
    Mi riferisco alla vicenda di Davide e Golia che, a mio parere, può diventare un riferimento, forse utopistico, da seguire in un percorso che non può non snodarsi attraverso la ricerca della medesima determinazione nell’affrontare il male.
    Mi auguro che la speranza, inoltre, non venga mai meno, e che l’essere e il divenire, per dirla in termini filosofici, non siano mai disgiunti da un prevedibile destino, già stabilito a tavolino.
    Dissenso

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  3. Apprezzo la tua posizione pur da cinico incallito che non ha nessuna fiducia nella storia,un cumulo di rovine.Mi dirai : ma tante cose sono state fatte dalle caverne in poi,nonostante ingiustizie....E' vero,tanto abbiamo fatto,ma ancor più disfatto e ora tutti se ne stanno accorgendo.I problemi ora sono arrivati quasi ad uno stadio di irrisolvibilità,su tutti i fronti, e temo che potrebbe essere già tardi per pacifiche risoluzioni.Se poi mettiamo in conto falsità ed ipocrisie,non vedo grandi speranze.
    Da cinico estremo,posso anche aggiungere che se l'uomo sparisse dal pianeta non sarebbe un gran danno,anzi.Ho quasi nausea di questa umanità (ma chissà,forse è sempre stata così...).tutto questo non riesce a deprimermi però,anzi mi diverte sotto certi aspetti.
    Ma tu fai bene a combattere accanitamente,come dici,non si sa mai

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