domenica 12 dicembre 2010

DARFUR

Non si parla molto del Darfur, come invece si dovrebbe, e neanche delle migliaia di vittime innocenti che vengono massacrate nell’indifferenza del mondo intero.

Si parla molto di più delle partite di calcio e di come vengano realizzati i gol dai vari campioni sportivi del momento.
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Personalmente penso che sia doveroso dare invece una maggiore risonanza a ciò che accade in questa regione africana martoriata da un conflitto tra i più sanguinosi avvenuti in quel continente.

La Corte Penale Internazionale dell’Aia in un recente comunicato ha accusato il presidente sudanese di crimini di guerra e di crimini contro l'umanità commessi nella regione del Darfur, ed ha emesso un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti.
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Un secondo mandato di arresto della Cpi è stato spiccato per capi d'accusa che evocano il genocidio verso i gruppi dei Four, dei Masalit e dei Zaghawa :
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genocidio per omicidio, genocidio per grave attentato all'integrità fisica e mentale e genocidio per sottomissione intenzionale di ciascun gruppo a condizioni di vita che ne comportano la distruzione fisica”.

Per capire come si sia arrivati ad un vero e proprio conflitto sanguinoso che coinvolge l’intero Sudan e le popolazioni sia nomadi che sedentarie, ho fatto una approfondita ricerca in rete, e non pago, mi sono letto un libro, scritto da Luca Pierantoni, intitolato proprio “Darfur”.

L’opera di Pierantoni è ricca di informazioni, completa, ed esaustiva, e inoltre eviscera il problema in tutti i suoi aspetti e le sue sfaccettature, dando un quadro di insieme completo e veritiero.

Consiglio a tutti di leggere queste pagine, da cui ho estrapolato le linee essenziali, nella loro drammatica continuità.

Ecco di seguito una analisi dei fatti, secondo una indagine storiografica e socio-politica, che ci può dare un’immagine di come questa grande tragedia sia potuta accadere.

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Le cause che hanno portato il Darfur alla situazione odierna sono complesse e riconducono al fatto che fin dalla notte dei tempi il territorio sia stato testimone di un problema : la pacifica convivenza tra i gruppi nomadi e quelli sedentari.
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L’antico equilibrio della Regione, che è quella del sud del Sudan, tagliata dallo Sahel, la fascia semiarida e stepposa che attraversa quasi tutto il continente, si basava su una armonica interazione fra le tribù sedentarie di etnia africana e i gruppi nomadi a prevalente etnia araba.
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Secondo il sistema tradizionale, detto “Hakura”, l’intero Darfur era diviso in Dar (lotti di terra), affidati ad ogni specifica tribù.
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Nei periodi di siccità i nomadi approfittavano dell’ospitalità delle tribù del luogo, fermandosi presso di loro e ricevendo ospitalità, in cambio della quale offrivano il proprio bestiame per dissodare e arare i terreni agricoli.
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Sia che le tribù sedentarie volessero più terreno a disposizione, sia che quelle nomadi intendessero “sedentarizzarsi”, era previsto di poter “prendere in affitto” i Dar di altre tribù, pagando al Nazir un decimo del raccolto.
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L’equilibrio però è stato messo in crisi dall’avanzare della desertificazione che, anche in passato, durante il periodo coloniale preoccupò non poco i dominatori Britannici.
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Negli anni ’80 il peggioramento climatico arrivò al punto da causare gravissime carestie che costarono la vita a circa 90.000 Darfuriani.
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Questi fattori ambientali fecero sì che le tribù nomadi si spostassero gradualmente sempre più a ridosso di quelle sedentarie, causando inevitabili frizioni che sono poi degenerate in conflitti.
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Questa crisi, che si dice causata dall’effetto serra, ha visto altri interpreti subirne gli effetti, come i Tuareg, che vivendo in zone semidesertiche del Ciad, della Libia, del Burkina Faso e del Niger, e privati del loro habitat naturale, si sono avviati ad una specie di estinzione.
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Questa etnia nomade ha iniziato a scomparire gradatamente, portandosi dietro i suoi valori tradizionali, retaggio di prerogative culturali millenarie.
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In Sudan i contrasti tra le popolazioni nomadi e quelle sedentarie hanno determinato una vera e propria guerra, con costi sociali inestimabili e centinaia di migliaia di vite umane svanite in un delirio di proporzioni gigantesche.
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Tutto ciò è potuto accadere non solo a causa delle trasformazioni ambientali, visto che in Darfur ci sono sempre state sia la siccità che le carestie, ma soprattutto per cause legate a problematiche di tipo politico.
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In particolare venne a prodursi una frattura, una crisi del vecchio sistema tradizionale che reggeva gli equilibri sociali e che consisteva nel prevenire la nascita di conflitti, mediante una serie di riti e di tradizioni che in una contestualità di valori simbolici assumevano l’aspetto di un ben congegnato meccanismo pacificatore tra le diverse popolazioni.
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La vecchia nomenclatura nell’organizzazione delle leadership era costituita da tre gradi gerarchici.
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Partendo dal livello più basso, quello dei capi clan, la cui autorità era riconosciuta da una pluralità di famiglie, la figura di riferimento tra loro è quella dello Sceicco.
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Il secondo livello era ricoperto dagli Omda (che le tribù africane del Darfur chiamavano Sharti) , i quali amministravano diversi clan.
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Il capo supremo era chiamato Nazir o Sultano.
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Nel caso di popolazioni composte da più gruppi che avessero, per motivi storici o geografici, assunto differenze più marcate, vi erano più Nazir.
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Il “sistema” era quindi impostato quasi come quello di un ordinamento monarchico, basato su una scala gerarchica simile a quello della nobiltà e della aristocrazia occidentale.
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In tale contesto lo Sceicco rispetta l’autorità degli Omda (o Sharti) che, a loro volta, rispettano l’autorità dei Nazir (o Sultani ).
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I capi provengono sempre dalle stesse famiglie, che si tramandano l’ereditarietà della carica di Nazir di padre in figlio, di solito il primogenito.
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Nei casi in cui la figliolanza sia numerosa, il nuovo Nazir sarà scelto dagli Omda in base alle sue virtù umane, e alla sua generosità.
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I conflitti tribali e le controversie sono gestite dai Nazir che riunendosi devono trovare le soluzioni, spesso consistenti in compensazioni o pagamenti tra le parti, decisi in incontri simili alle conferenze politiche occidentali.
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Durante questi incontri i Nazir erano assistiti da persone delegate dal Sultano stesso, come il Fagir (il medico o lo stregone) e gli Ajawia, una sorta di mediatori che svolgevano funzioni di arbitrato nei rapporti intertribali, e le loro decisioni erano generalmente rispettate da tutti.
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Quando gli Inglesi arrivarono in Darfur la loro preoccupazione principale fu quella di mantenere l’ordine ed evitare i conflitti intertribali, in modo da non disperdere le proprie energie in una regione che aveva scarse risorse naturali, per cui si avvalsero della facoltà di mantenere valido il potere pre-esistente attraverso l’attribuzione di valore di Legge al sistema di governo tribale, mediante l’istituzione del “Native Administration Act” del 1925.
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Questo sistema rimase in vigore anche dopo che il Sudan ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1956, e quindi i leader tribali continuarono ad interpretare un ruolo di grande importanza nella gestione della “cosa pubblica” in Darfur.
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Nel 1969 il sistema cambiò improvvisamente a causa di un colpo di Stato attuato dal Colonnello Jaafar Nimeini, che istituì una dittatura militare.
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Il nuovo regime, che faceva l’occhiolino al blocco comunista, introdusse una serie di riforme ispirate al modello socialista.
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Nel 1972 Nimeini abolì il “Native Administration Act” e mise fuori Legge gli Ajawia, sostituendo al loro potere quello dello Stato.
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Contemporaneamente furono selezionate nuove figure che, secondo i piani del dittatore, avrebbero dovuto svolgere il ruolo prima ricoperto dai leader tribali, individuando nella piccola borghesia vari elementi di media cultura quali i piccoli esercenti, i maestri e i bassi burocrati.
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Le famiglie nobili vennero così messe in crisi dall’avanzare del ceto medio borghese, e insieme a loro iniziò a traballare la vecchia struttura tradizionale retta, appunto, dalle antiche famiglie dell’aristocrazia nobiliare.
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I conflitti tribali iniziarono ad accumularsi creando un arretrato che pesa ancora oggi sui rapporti fra le popolazioni che vivono nel Darfur.
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Nel 1982 Nimeiri promulgò il “Land act” con il quale fu deciso che tutte le terre non registrate dovevano considerarsi come Demanio Pubblico.
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In Sudan, tutte le terre tranne quelle intorno al Nilo, non erano registrate, quindi l’intero territorio nazionale fu di fatto “demanializzato”.
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Con questo, cessò il sistema del 10 % del raccolto, che aveva reso possibile la convivenza fra le tribù nomadi e quelle sedentarie per cinquecento anni.
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Nimeiri, con questa decisione, ha distrutto gli equilibri sociali che erano durati secoli, probabilmente per disfarsi di una classe dirigente che considerava una nemica.
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I ledare tribali erano degli aristocratici ricchi, colti e raffinati, e spesso i loro rampolli venivano mandati in Europa a compiere il loro ciclo di studi.
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Frequentando Università come quella di Cambridge, Oxford, o la Sorbona, ne uscivano imbevuti di valori occidentali, e non potevano quindi non nutrire una naturale avversione per una dittatura militare filo-socialista.
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Nimeiri cercò di sostituire questa classe dirigente con il ceto medio di cui il suo regime tutelava gli interessi.
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Il governo attuale è arrivato addirittura a nominare d’ufficio i nuovi capi tribali filo-governativi e provenienti dalla classe media, chiamati Amiri.
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Si potrebbe anche considerare che il vecchio sistema sociale collaborava con il regime coloniale Inglese che, ben contento di trovare alleati, limitò ai soli figli dei capi tribali l’accesso all’educazione e all’informazione.
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In tale contesto il Darfur rimase però una delle zone più depresse del Paese a causa dei privilegi, appunto, delle vecchie famiglie, e a discapito della popolazione.
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Rimane comunque il fatto che l’aver distrutto i meccanismi che avevano mantenuto la stabilità in Darfur per diversi secoli, ha avuto un costo elevatissimo che questa nazione sconta ancora oggi.
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Attualmente la maggior parte degli scontri militari si registrano fra gli stessi darfuriani, in particolare fra le tribù “arabe” e le tribù “africane”.
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Questa distinzione deriva dalle etnie di origine, e si ritrova tra una rinnovata e identificativa differenza che è quella tra gruppi nomadi e popolazioni sedentarie.
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La conflittualità etnica è stata poi manipolata ed esacerbata dalla politica sia del Governo nazionale che da quella dei Paesi limitrofi.
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Molte tribù nomadi vivono in vasti territori, che sono divisi solo da una linea virtuale di frontiera.
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Per esempio, gli Zaghawa vivono sia in Ciad che in Sudan, i Kakwa sia in Uganda che in Sudan, i Latuka in Kenya, Uganda e Sudan, i Rashaida in Eritrea e in Sudan, ecc.
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Questa confusa realtà etnica ha finito per rinvigorire la conflittualità tra stati, come in Sudan, in cui gruppi armati hanno spesso trovato il sostegno dei paesi confinanti.
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Un ruolo fondamentale è stato interpretato dalla Libia che, volendo creare una “cinta araba” in Africa, ha conteso la striscia desertica di Aozou (ricca di Uranio) al Ciad.
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Poiché il Presidente Nimeiri a quell’epoca (anni ’80) deteneva il potere ed era in pessimi rapporti con Gheddafi, si creò una situazione per cui la Libia iniziò un “gioco” destabilizzante in Darfur, funzionale alla guerra che stava combattendo contro il Ciad.
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Così dalla Libia iniziarono ad arrivare crescenti carichi di armi (soprattutto kalashnikov) che finirono dritte nelle mani dei nomadi arabi.
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Da allora le relazioni tra Sudan e Libia si sono normalizzate, dopo la caduta di Nimeiri, ma sono peggiorate quelle tra Sudan e Ciad.
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Quest’ultimo sostiene le fazioni Zaghawa dei ribelli Darfuriani, mentre il Sudan, per contro, aiuta i ribelli del Ciad.
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Tutto ciò indica quindi la natura interregionale dei conflitti africani, tra cui quello del Darfur, dovuto infatti in gran parte alle pressioni e alle strumentalizzazioni politiche dei paesi limitrofi.
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Naturalmente le manipolazioni politiche sono anche interne.
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Le rivendicazioni autonomiste degli anni ’60 e ’70 legate all’establishment di alcune tribù africane, in particolare dei Fur e dei Masalit, portarono alla nascita di due Movimenti politici :
il Sunnie Front ed il Darfur Ranaissance Front.
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Gli interessi di queste due rappresentative politiche erano, in sostanza, quelli delle tribù sedentarie che avevano retto il potere al tempo del Sultanato.
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Nel 1981 il forte seguito dei Movimenti portarono il leader del DRF, Ahmed Dreig, un politico Fur, ad essere nominato Governatore all’interno del Darfur.
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Questa nomina fu percepita come una minaccia dai gruppi nomadi, che decisero quindi di creare il movimento politico Arab Gathering che presto, purtroppo, sarebbe diventato una fazione politica estremista e violenta.
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Dreig era un fuoriuscito dell’Umma party, un partito presieduto dal successore del Mahdi, Sadiq al Mahdi, di cultura occidentale, legato a personaggi come Clinton e Gorbachev e membro dello stesso loro club di Madrid.
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Nel 1969 il colpo di Stato militare di Nimeiri ridusse l’Umma Party alla clandestinità, e lo stesso Sadiq fu costretto a lasciare il paese e ad andare in esilio in Libia.
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Tutto ciò mentre il Colonnello Gheddafy continuava a rifornire di armi i gruppi armati legati all’Arab Gathering.
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Nemico giurato dell’Umma Party è invece il DUP ( Democratic Union Party ) collegato ad una setta religiosa capitanata dalla famiglia Mirghani.
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Il DUP ha riscosso consensi anche in alcune provincie Darfuriane tradizionalmente legate all’Umma Party, il quale quindi iniziò a favorire le tribù arabe, anziché quelle sedentarie nelle loro diatribe tribali.
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Fu proprio questo stato di cose a far assumere all’Arab Gathering contorni sempre più estremisti : da una parte forti delle armi di Gheddafi e dall’altra forti del sostegno dell’Umma Party iniziarono a tenere comportamenti marcatamente razzisti.
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Nei primi anni ’80 nacquero infatti scontri contrapposti tra bande armate legate all’Arab Gathering e civili africani.
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Nel 1986 finì la dittatura di Nimeiri, e fu eletto Sadiq come Primo Ministro sulla base di elezioni democratiche.
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La guerra si concluse nel 1989 con una conferenza intertribale, ma il peggioramento delle condizioni ambientali e la crisi delle strutture sociali tradizionali portarono all’implosione della società intera, determinando l’inizio della seconda guerra del Darfur, definita dalle Nazioni Unite come “la peggior crisi umanitaria del mondo”.
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Termino questa recensione, estrapolata attraverso l’analisi dei punti salienti di una parte del libro “Darfur“ di Luca Pierantoni.
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Il proseguo della lettura originale potrà dare una visione ulteriormente chiarificatrice sul proseguo di una guerra fratricida e cruenta che non ha avuto eguali, e che tutti dovrebbero conoscere.
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Dissenso.
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3 commenti:

  1. Ci sono blog sicuramente interessanti come lo è il tuo che mi sfuggono o mi sfuggiranno. Sono contento che in qualche modo sia stato tu ad indicarmi la strada.

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  2. Gracias por pasar por mi blog.

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