domenica 27 marzo 2011

L'EUROPA E I DIRITTI UMANI DIMENTICATI

Dopo la morte di Anna Politkovskaja, i giornalisti di Novaja Gazeta insieme ai figli e alla sorella della grande giornalista uccisa dai sicari di Putin, hanno raccolto una serie di suoi articoli, anche inediti, che costituiscono un documento e una testimonianza sulla storia contemporanea della Russia.
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Da questo reportage è nata la pubblicazione postuma di un libro intitolato “Per Questo”, leggendo il quale, ci è consentito di comprendere i motivi che hanno decretato il destino di Anna Politkovskaja.
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La nota introduttiva stampata sul frontespizio del libro recita :
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Il fronte bellico del Caucaso si dispiega nella sua torbida geografia che allinea sadiche imprese dei militari, analisi economiche del conflitto, misteriose uccisioni come quella di Aslam Maschadov.
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Sui retroscena dell'attacco al Teatro Dubrovka getta luce l'eccezionale colloquio con un terrorista (agente infiltrato ?) sopravvissuto.
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Le trame del potere sepolte tra le rovine della scuola di Beslan si intrecciano a storie quotidiane di una Russia devastata da “ guerra, razzismo e violenza come metodo decisionale ”, mentre lo sguardo che da Occidente si posa sul “paese pacifico” è quello cinico, lusinghevole o distratto dei politici del momento.
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La popolazione cecena subisce sulla propria pelle gli sviluppi di uno strapotere Russo che tende ad eliminare il “problema” ceceno con ogni mezzo, non ultimo il ricorso alla ferocia e alla spietatezza sanguinaria, rivolgendo tali attenzioni alla popolazione civile, donne e bambini compresi.

Coloro che, stanchi dei soprusi, si rivolgono alla Corte Europea di Strasburgo, diventano oggetto di repressione e di intimidazione.
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Ecco la descrizione di come, abitualmente, la polizia effettua le rappresaglie verso queste persone.
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Adam Citaev e suo fratello Arbi, hanno denunciato la Russia alla Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.
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I due fratelli, uno ingegnere e l'altro insegnante di scuola elementare vivono a Groznyi, in Cecenia.
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Dopo vari anni di attesa, finalmente c'è stata “l'accettazione” di tale denuncia, la N° 59334/00.
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Nella delibera della Corte Europea si legge :
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"Grozny e dintorni sono il bersaglio degli attacchi su vasta scala dei militari russi."
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La casa dei “Querelanti” (così vengono definiti i Citaev dai militari russi) non esiste più, per cui si trasferiscono in quella paterna.
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La rappresaglia verso la famiglia Citaev si manifesta attraverso uno stillicidio di perquisizioni, saccheggi, e arresti.
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Vengono sequestrati perfino il videoregistratore, il computer, la stampante, il televisore, e una stufetta.
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Adam ed Arbi vengono arrestati, e quando il padre si reca al comando di polizia per sapere che ne è dei suoi figli viene arrestato anche lui, ufficialmente per aver violato il coprifuoco, e viene trattenuto per cinque giorni.
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“Li ammanettano alla sedia e li pestano a sangue... diverse parti del corpo, tra cui la punta delle dita e le orecchie, vengono usate per trasmettere scariche elettriche... torcono loro le braccia, li picchiano con manganelli di gomma e bottiglie di plastica piene di acqua, li soffocano con nastro adesivo, sacchetti di plastica e maschere antigas, li fanno attaccare dai cani o strappano loro lembi di pelle con le tenaglie... Al Querelante n° 1 (Arbi) infilano una maschera antigas che poi riempiono di di fumo di sigaretta... Il Querelante n° 2 (Adam) viene portato in una stanza... dove gli intimano di confessare di essere un guerrigliero e di aver preso parte a diversi sequestri. Quando il Querelante n° 2 si rifiuta di firmare la confessione, gli tappano la bocca con il nastro adesivo e lo picchiano sulla schiena e sui genitali, mentre qualcun altro gli pianta contro il mitra e minaccia di sparare al primo movimento...
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Vengono poi fatti uscire bendati e gli viene detto :
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“Adesso vi fuciliamo”, mentre invece vengono portati al carcere di isolamento di Cernokozovo.
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...li costringono a correre nella stanza degli interrogatori a ginocchia piegate e con le mani dietro la nuca, mentre le guardie li picchiano sulla schiena. Nella stanza ci sono un tavolo di ferro, una sedia e un gancio alla parete... li colpiscono con calci, pugni e martellate in varie parti del corpo, soprattutto alle ginocchia; fanno loro indossare delle camicie di forza, poi li appendono al gancio e continuano a picchiarli; schiacciano loro le dita delle mani e dei piedi con un martello o gliele infilano nello stipite della porta; legano loro braccia e gambe dietro la schiena... Non consentono loro di pregare pena ulteriori percosse...
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I Citaev sono fortunati : lasciano Cernokozovo nell'ottobre del 2000.
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Dopo aver subìto tutte le torture previste e dopo avere visitato tutti i gironi dell'inferno.
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Ma ne escono vivi.
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La sorte riservata agli attivisti che si battono per i diritti umani è costellata di arresti, torture.
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Osman Boliev, è il responsabile dagestano per i diritti umani dell'associazione Margherita.
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E' stato incarcerato e messo in isolamento nel carcere di Chasavjurt con accuse infondate, e lo torturano perchè aiutava la gente a scrivere denunce a Strasburgo, alla Corte Europea dei diritti dell'uomo.
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Racconta di come lo pestavano.
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Gli piegavano le braccia al gomito, schiacciandole il più possibile l'una contro l'altra, così che bastasse un colpetto secco per danneggiare la colonna vertebrale..
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Alla polizia mi saltavano sulla schiena, all'altezza del cuore, fino a farlo fermare.
Mi rianimavano e poi ricominciavano.
Mi accusavano di essere una spia e volevano sapere per chi lavorassi.
Se non parlavo minacciavano di prendersela con i miei parenti.

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Ogni giorno trascorso presso il carcere di isolamento è supplizio, in quanto non riceve assistenza medica né tanto meno legale.
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Al suo avvocato la Procura ripete sempre la solita frase :
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Liberarlo ? Sì, così ricomincia a mandare lettere in Europa !”


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La mia riflessione, dopo la lettura delle testimonianze di Anna Politkovskaja non può non essere disgiunta da un senso di disagio e di imbarazzo per il comportamento dell'Europa di fronte alla “questione” cecena.
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Il totale disinteresse verso la sorte della popolazione civile cecena, costretta a subire violenze, torture, stupri, e uccisioni, è pari solo alla solerzia con cui i paesi occidentali si profondono in tempestivi interventi “umanitari” in tutti i luoghi in cui è presente, con imperiosa rilevanza, sua maestà IL PETROLIO.
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Ecco che allora l'Occidente intero si schiera indignato a favore del popolo del Kuwait, così come di quello iracheno, o libico, e compie tutti i passi necessari a fermare questo o quel dittatore, mentre nel mondo permane un atteggiamento di indifferente sufficienza e disinteresse verso i tentativi di genocidio in atto quotidianamente ai danni di popolazioni come quella cecena in russia, o come quella tibetana, ad opera della Cina, o in Sudan, nel Darfur nello scontro infinito tra etnie arabe ed africane.
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Il nostro Presidente del Consiglio attuale, fino a poco tempo fa accoglieva il dittatore sanguinario Gheddafi, ricevendolo con tutti gli onori a Roma, nonostante fosse palese e noto il suo decennale ruolo di dittatore.
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I diritti umani in Libia non esistono, e la repressione degli oppositori politici va a braccetto con la violenza e la sopraffazione sistematica.
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La popolazione del Tibet viene gradatamente sostituita da immigrazioni forzate di etnia cinese, in un disegno di annichilimento dell'intero popolo tibetano.
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I cinesi hanno già proibito l'uso della bandiera tibetana, della loro stessa lingua, degli usi e dei costumi tradizionali.
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Le deportazioni sono all'ordine del giorno, e i templi buddisti dei monaci tibetani vengono violati dalla violenza dei soldati cinesi.
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La Cecenia è diventata un territorio in cui non esiste più alcuna legge, se non il semplice arbitrio delle bande al seguito di Kadyrov e delle squadracce russe, che quotidianamente vivono di stupri e saccheggi.
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La vita non ha più alcun valore, con il beneplacito di Putin, responsabile di tutto ciò.
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Tutto ciò non ha impedito a Silvio Berlusconi di instaurare un rapporto di vera e propria amicizia con l'ex colonnello del Kgb, e di riceverlo in pompa magna, onorandolo come se fosse un normalissimo Capo di Stato.
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Il Presidente del Consiglio, coadiuvato anche dal nostro Presidente della Repubblica, si è spinto anche oltre.
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Riguardo alla visita del Presidente cinese in Italia, non solo non si è fatta alcuna manifestazione di protesta contro di lui, a difesa dei diritti umani in Tibet e nella stessa Cina, ma anzi, si è provveduto a ricevere lui e sua moglie con tutti gli onori.
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Nessuna risoluzione ONU.
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Nessun embargo.
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Niente di niente...
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In Darfur i bambini e i profughi rifugiati nei campi continuano a morire, mentre l'indifferenza dell'intera Europa regna sovrana.
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Si muore in Cina...anche solo per aver espresso un parere diverso da quello di un regime comunista sanguinario e feroce...
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Si muore in Cecenia...solo per il fatto di essere ceceni...
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Si muore in Tibet... a causa dei disegni di espansione e di egemonia dei gerarchi cinesi...
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Si muore in Libia...perchè per decenni nessuno ha impedito ad un dittatore feroce e sanguinario di assassinare metodicamente le opposizioni.
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In Italia, in particolare, spicca la grande ambiguità del cosiddetto popolo dei pacifisti, e delle loro bandiere multicolori.
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I vessilli dei loro simbolismi di una pace faziosa e di parte vengono sbandierati solamente dopo che determinate coalizioni politiche parlamentari ne dichiarino l'opportunità o meno.
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Ecco che allora ci si schiera con i kamikaze palestinesi, portatori di morte, ma fiore all'occhiello di una sinistra che si oppone da sempre al popolo israeliano.

Ecco che allora determinati interessi commerciali rivestono un'importanza superiore ai criteri universali di democrazia su cui dovrebbero fondarsi le società odierne.
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I fantocci della politica, nessuno escluso, si muovono come burattini, manovrati da interessi che li sovrastano, e si rendono complici di nefandezze vergognose.
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Sta a noi, membri del popolo, capire che questi personaggi, rappresentanti dei partiti di governo, devono andare a casa, prima che ci conducano verso un destino che non ci appartiene.
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Berlusconi vorrebbe darci il nucleare...nonostante il popolo si sia già decisamente opposto in passato, ma le lobbies dei vari potentati economici, tra cui la Marcegaglia, indifferenti alla volontà popolare, vorrebbero prevaricarci.
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La grande Anna Politkovskaja ha sempre avuto il coraggio di denunciare le nefandezze del regime russo, e ha pagato con la vita.
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Noi dobbiamo continuare ciò che rappresenta un percorso di continuità ideale con Anna, denunciando con forza i tentativi di boicottare la democrazia, opponendoci alle alleanze che i nostri governanti stringono con feroci dittatori, e puntando il dito verso coloro che, falsamente, si ergono come sbandieratori di simboli di pace menzogneri e faziosi.
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Con questo post voglio, ancora una volta, ringraziare Anna Politkovskaja, e i giornalisti della Novaja Gazeta.

Grazie, del vostro coraggio e del vostro sacrificio.

Grazie Anna, sei sempre con noi.
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Dissenso

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