domenica 22 maggio 2011

GIOVANNI FALCONE


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La mafia non è affatto invincibile.

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È un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.
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Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini,ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.   »
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(Giovanni Falcone)
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Giovanni Falcone (Palermo,18 maggio 1939 – Isola delle Femmine, 23 maggio 1992) come tutti sanno è stato il magistrato italiano che il 13 marzo 1991 accolse l'invito del vice-presidente del Consiglio dei ministri, Claudio Martelli, che aveva assunto l'interim del Ministero di grazia e giustizia, a dirigere gli Affari penali del ministero stesso, allo scopo dichiarato di rendere più efficace l'azione della magistratura nella lotta contro il crimine.
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Si devono direttamente o indirettamente a Falcone una serie impressionante di decreti per il contrasto alla mafia adottati nel 1991:
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sull’incarcerazione dei boss mafiosi, sulla custodia cautelare appesantita, sui collaboratori di giustizia, sulla Direzione nazionale antimafia, sulla Procura nazionale antimafia e sulle procure distrettuali, sull’antiracket, e sull’aumento dei termini di custodia per i mafiosi.
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Falcone antepose a tutto l’autonomia e l'indipendenza della magistratura.

Ma non si fermò lì.
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Al binomio sostituì un trinomio : autonomia, indipendenza ed efficienza.
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Disse l’8 maggio 1992, quindici giorni prima di essere trucidato :
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L’autonomia e l’indipendenza della magistratura sono anzitutto un valore storicamente da valutare, ma soprattutto un valore che ha una sua razionalità, una sua giustificazione, una sua logica, una sua spiegazione, in quanto costituisce non un privilegio di casta, non un privilegio della magistratura o qualcosa di riservato a una élite dello Stato.
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L’inamovibilità, l’autonomia, l’indipendenza sono valori, oltre che princìpi costituzionali, che servono per l’efficienza della magistratura, non meno che per l’efficienza della pubblica amministrazione in genere.
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Fu assassinato il 23 maggio 1992 quando, alle 17 e 56, all'altezza del paese siciliano di Capaci, cinquecento chili di tritolo fanno saltare in aria l'auto su cui viaggia insieme alla moglie Francesca Morvillo e le auto dei tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
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Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo


Sulla prima auto, una Croma marrone, viaggiavano :
Vito Schifani alla guida, con accanto il capo scorta Antonio Montinaro, mentre dietro sedeva Rocco Dicillo.

Antonio Montinaro (Calimera, 1962 – Capaci, 23 maggio 1992) era Assistente della Polizia di Stato, ed era, appunto, il capo della scorta di Giovanni Falcone, e viaggiava nella prima delle tre Fiat Croma che riaccompagnavano il magistrato, appena atterrato a Punta Raisi da Roma, a Palermo.

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Montinaro aveva 30 anni, era sposato con la moglie Tina e aveva due figli.
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Tina Montinaro è una delle promotrici dell'associazione vittime di mafia, e da anni gira l'Italia per parlare del sacrificio di suo marito e della necessità della lotta alla mafia.


Vito Schifani guidava la Croma marrone della scorta, mentre sul sedile posteriore stava l'agente Rocco Dicillo.
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Sulla seconda auto, una Croma bianca, viaggiavano Giovanni Falcone (alla guida), la moglie Francesca Morvillo (accanto al Giudice) e il loro autista Giuseppe Costanza (che siedeva dietro poiché Falcone aveva chiesto di poter guidare).
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Sulla terza auto, una Croma azzurra, viaggiavano altri tre agenti, sopravvissuti all'esplosione : Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello, e Angelo Corbo.
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Nell'esplosione, avvenuta sull'Autostrada A29, all'altezza dello svincolo per Capaci, i tre agenti nella Croma marrone morirono immediatamente, poiché la loro auto fu quella investita con più violenza dalla deflagrazione, tanto da essere sbalzata in un oliveto a più di dieci metri di distanza dal manto stradale.
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Perirono il giudice e la moglie, nella seconda auto, mentre l'autista si salvò, e sopravvissero gli occupanti della terza auto, la Croma azzurra.
Nemmeno due mesi più tardi, il 19 luglio, toccava a un altro magistrato cadere sotto i colpi della mafia.
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.Resti della Croma marrone, distrutta dall'esplosione
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Paolo Borsellino veniva infatti ucciso da un'autobomba a Palermo, in via D'Amelio.
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Si tratta di uno dei periodi più bui della storia della Repubblica Italiana.
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Questo breve post vuole essere, nel suo piccolo, una testimonianza ed un ricordo verso chi ha dato la vita per difendere quegli ideali di giustizia che sono alla base di una società civile, contro la violenza e la prepotente arroganza dei mafiosi e del cancro che rappresentano.
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Lottare contro la mafia è anche ricordare coloro che non ci sono più, e che sono stati sopraffatti e annientati durante il loro percorso di lotta.
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A tutti questi eroi va il mio incondizionato affetto e tutta l'ammirazione possibile, insieme al ringraziamento per la loro opera titanica contro un nemico subdolo e potente, colluso con parte degli apparati di quello stesso Stato per il quale hanno dato la Vita.
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Grazie a Giovanni Falcone, a Francesca Morvillo, a Vito Schifani, ad Antonio Montinaro, e a Rocco Dicillo.
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Grazie anche a Giuseppe, Paolo, Gaspare, Angelo e a tutti coloro che continuano, nonostante tutto, a compiere il loro dovere nel difficile percorso di difesa della Democrazia.
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La mafia è un cancro da estirpare alla radice, e tutti dovremmo dare il nostro piccolo contributo affinchè ciò si renda possibile, in nome della libertà, per noi e per i nostri figli...

Dissenso

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