venerdì 10 giugno 2011

CINA 2011

Leggevo alcune righe del sito “Buongiorno Asia” di Claudio Laudi, quando mi sono trovato di fronte ad affermazioni che mi hanno sconcertato.
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Nell'articolo “la Cina e l'Anniversario” del 7 giugno, si ribadisce a più riprese che l'Occidente non guarda alla Cina nel modo giusto, e in particolare non recepisce la legittimazione che i poteri forti hanno nei confronti del popolo.
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In parole povere, poco importa che esistano diffusamente i Laogai, i tristemente famosi Lager del regime comunista, poco importa se si stia cercando di annichilire l'essenza stessa del Tibet, i suoi abitanti, gli usi e i costumi, oppure se si calpesti impunemente ogni diritto e le libertà individuali...purchè la Cina non si presenti indebolita sulla scena mondiale.
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In pratica, noi non dovremmo guardare alla democratizzazione della Cina in quanto tale, ma prescindendo da quello che è il suo universo globale, immaginando una società strettamente legata indissolubilmente ad una strategia di engagement che possa affrontare grandi sfide economiche e sociali.
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I conflitti intercomunitari latenti, come quelli causati dalle disuguaglianze economiche tra le varie regioni, le dissidenze politiche che mettono in discussione un sistema che deriva da un retaggio culturale basato sui compromessi sociali, e la mancanza di democrazia, rappresentano una involuzione che indebolisce il ruolo geopolitico della Cina stessa in ambito internazionale.
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La critica che leggo su “Buongiorno Asia” è quindi mirata al salvataggio dell'immagine della Cina, come potenza emergente, a cui si suggerisce di aprirsi al suo interno e di cercare nel consesso civile un riscontro rafforzato e contestuale.
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Tutto ciò, non solo per la costruzione di un sistema politico aperto, ma anche per motivi internazionali, perchè possa affermare il suo prestigio mondiale.
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Secondo il mio modesto parere, questa critica appare come una bonaria ramanzina che giustifica quasi l'operato della classe dirigente, in quanto depositaria di un importante compito, e cioè quello dell'affermazione internazionale della Cina, prescindendo dall'appoggio popolare, dalla democrazia, dai diritti umani, dalla tortura, ecc.
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Ancora oggi, a 22 anni di distanza dalla strage di Tiananmen, la polizia in Cina disperde gli studenti che si vogliono aggregare per la commemorazione, oppure priva della libertà coloro che si ergono per urlare il loro desiderio di libertà.
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La censura in rete è all'ordine del giorno.
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Sono molti i casi di violazione dei diritti umani, come quello che riguarda lo scrittore tibetano Tashi Rabten, che è stato condannato dal tribunale del popolo di Ngaba a scontare la pena di quattro anni di carcere.
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Lo scrittore, conosciuto anche con lo pseudonimo di Theurang, è l'autore di numerose pubblicazioni tra le quali “Lettera scritta con il Sangue” e per questa sua attività è stato riconosciuto colpevole di “attività sovversive volte a dividere la Nazione”.
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Le sue accorate denunce delle sofferenze dei tibetani sotto il regime cinese e la sua professione di amore e di lealtà per la patria e la cultura tibetana gli sono costate il carcere.
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Nel 2011 altri tre scrittori tibetani sono stati condannati a scontare una pena di quattro anni di prigione.
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Negli ultimi tempi Pechino ha rinunciato a ogni parvenza di Stato di diritto, ha ricominciato a ricorrere alla violenza bruta contro qualsiasi minaccia la suo potere assoluto.
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Forse le rivolte in Nord Africa e la crisi economica impensieriscono la leadership cinese, al punto da dare il via ad una ondata di terrore comunista di sapore staliniano.
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L'artista dissidente Ai Weiwei è stato arrestato per aver dichiarato :
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Viviamo in un boom economico che accresce gli standard di vita a molti, ma dimoriamo negli abissi della storia in termini di libertà artistica, di espressione, e di istruzione”.
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Ricordo a chi legge che il premio nobel per la pace, Liu Xiaobo, è stato arrestato lo scorso 8 ottobre.
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Il movimento religioso chiamato “Falung Gong” denuncia da anni le persecuzioni e le torture subìte dalla polizia cinese.
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I prigionieri politici incarcerati hanno raggiunto le mille unità per ogni singolo anno a partire da tre anni addietro ad oggi, mentre sono cessati i rilasci di coloro che dovrebbero invece essere liberati.
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Le pene giudiziarie comminate a coloro che esprimono un atteggiamento di dissidenza sono aumentate da quattro anni ad almeno dieci.
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Potrei citare decine se non centinaia di esempi in cui le persone che si sono scontrate, anche solo su piano dialettico, col regime comunista, sono letteralmente sparite nel nulla.
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Un nome per tutti : Gao Zhisheng, torturato per 50 giorni (l'anno scorso) prima di svanire come neve al sole.
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Amnesty International ha chiesto di sapere cosa sia accaduto a Yang Hengiun, un noto blogger e commentatore politico.
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Ex diplomatico di nazionalità australiana ma nato in Cina, il blogger ha telefonato all'amministratore del suo blog dall'aeroporto di Guangzhou, dicendo di essere pedinato da tre uomini. 
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Da allora si sono perse le sue tracce e si teme che sia stato arrestato.
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Di fronte alle proteste del governo australiano, le autorità cinesi hanno affermato di non sapere dove si trovi Yang.
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Decine di attivisti per i diritti umani, blogger e utenti di Twitter sono stati arrestati, imprigionati o tolti dalla circolazione solo per aver invocato una mobilitazione come quelle dell'Africa del Nord e del Medio Oriente.
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Lunedì 28 marzo un altro noto blogger, Ran Yunfei, arrestato un mese prima, è stato incriminato per "incitamento a sovvertire i poteri dello stato".
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Un terzo blogger, Gu Chuan, è detenuto a Pechino e rischia di essere torturato.
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Tutto ciò non ha impedito che si corresse il Gran Premio di Formula 1 nell'Aprile scorso, così come lo svolgimento delle ultime Olimpiadi.
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Tutto ciò nel silenzio generale dei media che, anzi, si sono preoccupati di immortalare il Presidente cinese Hu Jintao che stringeva la mano al nostro presidente Giorgio Napolitano, e a Silvio Berlusconi, durante la sua visita l'anno scorso.
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Come mai, a questo regime non vengono applicate le stesse sanzioni che sono state ora messe in atto per la Libia ?
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Quello cinese è lo stesso regime che uccide, tortura, soffoca nel sangue le ribellioni, e che impone una dittatura feroce e sanguinaria, né più e né meno che quello libico, al cui raìs poco tempo fa veniva stretta la mano, sempre dai nostri politici di spicco.
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Non sarà che gli interessi economici abbiano un peso superiore rispetto ai diritti umani ?
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Non sarà che le poltrone su cui siedono i politici, non solo italiani, sono l'espressione di un trust economico e massone attraverso cui si snodano interessi che devono, da questi, essere fluidificati nel loro percorso ?
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Dove sono gli sbandieratori “pacifisti” delle bandiere multicolori, in difesa dei diritti umani ?
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Coma mai D'Alema non ha organizzato folle di oceanici contestatori, come in occasione dei raduni anti-premier ?
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Non sarà che l'essenza vera delle bandiere multicolori (le cosiddette bandiere della pace) sia, in realtà, snaturata e metamorfizzata, riducendosi ad una parafrasi della più comune e insanguinata bandiera rossa ?
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I due estremi che si toccano : la bandiera rossa che è lorda di sangue innocente si modifica e si erge a paladino di una realtà che riflette la sua stessa dinamica esistenziale.
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Come a dire che il boia accarezza dolcemente il collo che deve decapitare, sussurrando parole di conforto e simulando compassione.
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.E intanto nessuno dei nostri politici ha speso una parola a ricordo delle vittime di Tiananment...
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Anzi, chissà, forse qualcuno dei nostri politici ha già in programma una visita amichevole in Cina, o da Putin, ora che il loro ex amico Gheddafi è caduto in disgrazia...
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Dissenso
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