domenica 16 ottobre 2011

IL COMUNISMO IN ROMANIA

Per meglio comprendere come sia stato possibile il dilagare della violenza comunista in Romania, dal 1944 al 1989, è necessario un breve riassunto storico.
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Nell'autunno del 1944 a Mosca, fu stipulato un accordo tra Winston Churchill e Iosif Vissarionovic Stalin, in seguito al quale la Romania fu "consegnata", politicamente parlando, alla Russia.
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Questo fu il primo passo attraverso cui iniziò in Romania un sistema di governo di ideologia comunista.
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I comunisti romeni, infatti, iniziarono gradualmente la loro scalata al potere con l'aiuto ed il sostegno di Mosca, arrivando a costituire così il primo governo di coalizione, di ideologia comunista, guidato da Petru Groza.
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Nello stesso anno, fu arrestato il Maresciallo Ion Antonescu, Primo Ministro, detestato dai comunisti per i suoi sentimenti notoriamente antisovietici, e nel mese di giugno del 1946 fu eseguita la sua condanna a morte.
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Le controverse elezioni del novembre 1946 assegnarono al Partito dei lavoratori (costituito da comunisti e socialdemocratici) una vasta maggioranza.
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In base al trattato di pace stipulato a Parigi il 10 febbraio del 1947 con gli Alleati, la Romania riottenne la Transilvania settentrionale e furono convalidati i trasferimenti territoriali del 1940.
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Nella primavera del 1947 venne brutalmente eliminata ogni opposizione e molti esponenti politici furono posti agli arresti, mentre il 30 dicembre il re Michele fu costretto ad abdicare e a lasciare il Paese.
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Agli inizi del 1948 si costituì il Partito peraio rumeno quale Partito unico.
Il 13 aprile del 1948, con l’approvazione di una nuova Costituzione del tutto simile a quella sovietica, nacque la Repubblica popolare di Romania.
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L'influenza sovietica fu completata dopo il 1948 con la nazionalizzazione e la collettivizzazione.
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Le industrie, le miniere, le banche, e i trasporti vennero inglobati da un piano economico governativo che prese il via nel 1951, con il primo piano quinquennale per lo sviluppo dell'industria e dell'agricoltura.
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Nel 1949 la Romania entrò a far parte del Cominform e del Consiglio di mutua assistenza economica dei Paesi comunisti (COMECON), e nel 1955 aderì al patto di Varsavia.
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Il processo di sovietizzazione del paese, oltre a investire tutte le istituzioni, si manifestò con l’epurazione di dissidenti ma anche con una sorda lotta all’interno del Partito comunista e con l’eliminazione di diversi suoi importanti membri.
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Nel 1949, 25.000 persone di etnia moldava (romeni) furono deportati in Siberia e in Kazakistan, seguiti da altri 250.000 circa tra il 1950 e il 1952.
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Gheorghe Gheorghiu-Dej, capo dei comunisti dal 1945, smantellò sistematicamente l’opposizione interna al partito assumendo nel 1952 anche la carica di Primo Ministro, e instaurò un regime personalistico e violento, fedelissimo a Mosca.
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Proseguì il disegno di collettivizzazione dell’agricoltura iniziato nel 1949 e diede un forte impulso all’industrializzazione e alla realizzazione delle infrastrutture (tra cui la costruzione del canale tra il Danubio e il Mar Nero, diventato poi il simbolo del gulag rumeno).
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Gheorghiu-Dej riuscì nel contempo a conservare una certa autonomia da Mosca, delineando una “via nazionale” che fu continuata dal suo successore Nicolae Ceauşescu.
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Nel 1965, alla morte di Gheorghiu-Dej, la guida del partito (diventato Partito comunista rumeno) venne assunta infatti da Ceausescu, che pose un’enfasi ancora maggiore sull’essenza “nazionale” del regime comunista rumeno e avviò una politica estera indipendente e per certi versi contrapposta a quella di Mosca.
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Nel 1963 la Romania rifiutò il progetto del COMECON per l’integrazione delle economie degli stati membri, in quanto esso avrebbe ostacolato il tasso di crescita industriale nazionale, e nel 1967 fu il primo paese del blocco orientale a istituire relazioni diplomatiche con la Germania Federale.
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Nello stesso anno la Romania fu il solo paese comunista a conservare relazioni diplomatiche con Israele dopo la guerra dei Sei giorni.
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Inoltre, nel 1968 Ceauşescu si rifiutò di intervenire in Cecoslovacchia con le forze del patto di Varsavia, prendendo fermamente le distanze dall’URSS.
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Perseguendo una politica estera di non allineamento, malgrado la disapprovazione del blocco sovietico, la Romania stabilì stretti legami con la Cina e incrementò in seguito i propri contatti con l’Occidente.
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Dopo una prima visita del presidente americano Richard Nixon nel 1969, Ceauşescu compì numerosi viaggi negli Stati Uniti ;
ciò concesse alla Romania lo status di “nazione più favorita” nel 1975 e la stipulazione di un accordo economico decennale nel 1976.
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Il paese diventò membro del Fondo monetario internazionale (FMI) e della Banca mondiale nel 1972, e nel 1976 ratificò il primo patto formale di un paese est-europeo con la Comunità Europea.
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Unico capo di stato dell’Europa orientale a riconoscere Israele ed Egitto, Ceauşescu promosse la storica visita del presidente egiziano Sadat in Israele nel 1977.
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L’apertura diplomatica non ebbe tuttavia effetti sulla società rumena, che rimase una delle più isolate del mondo, non solo comunista.
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La politica governativa, finalizzata all'affermazione di una sovranità nazionale, seppur dichiarata negli intenti, sarà poi sconfessata dalla relazione finale del “Rapporto sulla dittatura comunista in Romania” eseguito da 20 studiosi nel 2008.
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Sul piano interno, Ceauşescu instaurò infatti un regime severissimo, chiuso e dispotico, concentrando nelle mani della sua famiglia e del suo clan ristretto la totalità dei poteri, alimentando il culto della personalità e soffocando qualsiasi voce di opposizione.
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La politica di autonomia da Mosca, portò ad una rapida crescita dell'industria pesante provocando il mutamento della società, da agricola a industrializzata, lontana dalle aspirazioni e dagli interessi del popolo rumeno.
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Durante gli anni '70 Ceausescu tentò di modernizzare l'economia rumena prendendo a prestito ingenti somme di danaro dagli istituti di credito occidentali.
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A causa di questo grandioso progetto di modernizzazione, il popolo rumeno fu sottoposto ad un rigoroso programma austero in quanto Ceausescu decise di estinguere tale ingente debito pubblico in un breve tempo.
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Lo standard di vita della popolazione ebbe un peggioramento negli anni '80 a causa delle ingenti esportazioni di derrate alimentari e di prodotti petroliferi verso l'occidente.
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Il rapporto sul Comunismo del 2008 afferma :
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Il regime comunista ha avuto un netto carattere antinazionale nonostante l’appropriazione e la manipolazione da parte dell’élite comunista di molti simboli patriottici.
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Questa spregiudicata operazione non derivava dall'identificazione dei dirigenti rumeni con la cultura e la storia del paese ma faceva semplicemente parte di una lucida strategia di sopravvivenza politica.
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Giocando senza scrupoli la carta delle dignità nazionale e della non interferenza negli affari interni si neutralizzavano le istanze di liberalizzazione, più temute che reali, che venivano dall’Unione Sovietica.
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E mentre Gheorghiu-Dej prima, e Ceauşescu poi, esaltavano a parole la dignità nazionale rumena, di fatto creavano ai rumeni condizioni di vita talmente oppressive e demoralizzanti da poter essere avvicinate a forme di schiavismo.
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Il regime comunista aveva costituito una rete di controllo totale per mezzo della securitate ( polizia segreta ) generando, di fatto, uno stato di polizia.
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Dopo 25 anni di potere, la famiglia Ceausescu aveva ridotto la Romania in uno stato di degrado pressoché totale avallando la menzogna, la corruzione, il terrore, le ripetute violazioni dei diritti umani e provocando l'isolamento dal mondo occidentale.
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Con la caduta del muro di Berlino anche la Romania volle scrollarsi di dosso un potere, quello dei Ceausescu, che per troppo tempo aveva tollerato, e nel dicembre del 1989, scoppiò la rivoluzione.
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Il 25 dicembre 1989 Nicolae e Elena Ceausescu vennero condannati a morte per genocidio da un tribunale militare e fucilati lo stesso giorno.
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Oggi possiamo confrontare e analizzare parecchie testimonianze di coloro che subirono le nefandezze del comunismo rumeno, tra cui un “Premio Nobel” per la letteratura.
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Nel 2009 questo prestigioso riconoscimento fu conferito a Herta Müller dall'Accademia di Stoccolma, con la seguente motivazione :
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Con la concentrazione della sua poesia e la franchezza della sua prosa ha saputo descrivere il paesaggio dei diseredati .
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Herta Müller si laureò all’Università di Timişoara nei primi anni Settanta, iniziando nel 1976 a lavorare come traduttrice in un’azienda ingegneristica, dalla quale venne licenziata nel 1979 per mancata collaborazione con la “Securitate”, il famigerato servizio segreto del regime comunista rumeno.
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Perso il lavoro, la Müller si guadagnò da vivere facendo la maestra d'asilo e dando lezioni private di tedesco.
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Ha scritto una ventina di libri, che oggi sono stati tradotti in varie lingue, in tutta Europa.
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Paul Goma, scrittore “scomodo” fu incarcerato e mandato al confino per due anni.
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Tra le conseguenze del regime comunista in Romania, possiamo contare un totale di due milioni di vittime dei gulag, oltre che le vite spezzate di alcuni sopravvissuti.
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Uno dei martiri del genocidio compiuto da Ceausescu, fu Tertulian Ioan Langa, sacerdote della chiesa greco-cattolica romena, che venne rinchiuso per ben sedici anni in un lager comunista.
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Dopo l'arresto, effettuato senza alcuna prova a suo carico, come affermato dai suoi stessi aguzzini, fu torturato e percosso con una barra di ferro sotto i piedi, fu legato mani e piedi e appeso a testa in giù, e semi soffocato da un calzino infilatogli in bocca a forza, perchè non si sentissero le sue urla di dolore.
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Il sacerdote non veniva torturato per ottenere confessioni, ma solo per annientare la sua personalità, e per tirargli fuori ciò che poteva avere nascosto dentro il suo animo e il suo intimo essere.
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Gli si chiedeva di mettere per iscritto tutto ciò che lo riguardava, da sua madre ai suoi amici, alla sua vita e ai suo interessi, fino a che non avesse riempito 500 fogli...
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Poiché Tertulian non scriveva alcunchè, fu introdotto nella stanza della tortura un grosso cane lupo addestrato.
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Gli fu detto di iniziare a correre attorno al tavolo, altrimenti il lupo lo avrebbe azzannato.
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Dopo 39 ore di corsa ininterrotta, e di alcune morsicature dovute al fatto che il poveretto, stremato, si era fermato per pochi attimi, la stanchezza ebbe infine il sopravvento e Tertulian si accasciò al suolo, subito assalito dalla bestia feroce, che prima lo azzannò a più riprese e poi gli urinò abbondantemente sul viso.
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Le torture continuarono, come testimoniato nel libro “Fede e martirio”, edito nel 2003, chiaro esempio di come il comunismo romeno non sia stato così dissimile dagli altri comunismi, come quello russo, quello cinese, o quello cubano.
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Il carcere di Pitesti è tristemente famoso, come luogo deputato dal regime al tentativo di annientamento delle coscienze di coloro che vi erano incarcerati.
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In questo luogo veniva messa in atto una vera e propria opera di riprogrammazione mentale degli oppositori, tentando di instillare in loro il vangelo comunista, a forza, e con tutti i metodi di tortura possibili.
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L'anticamera dell'Inferno, come era considerato Pitesti, prevedeva un iniziale “indebolimento della persona”, mediante la prassi di offrire ai prigionieri delle razioni di cibo ai limiti del sostentamento, per passare poi allo “smascheramento interiore”, attraverso la tortura e i supplizi, in cui gli sventurati confessavano le loro convinzioni ideologiche e religiose.
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La terza fase era quella dello “smascheramento esteriore” in cui il detenuto doveva denunciare i complici (reali o supposti), e infine l'ultima tappa del percorso prevedeva lo “smascheramento morale pubblico” in cui era obbligatorio abiurare i propri ideali politici e religiosi, attraverso la blasfemia, spesso orgiastica, e la denigrazione dei parenti e degli amici più cari.
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A coronamento del superamento di queste tappe, previste dalla macchina distruttrice e manipolatrice comunista, c'era un ultimo e necessario, quanto brutale, aspetto del “trattamento” cui bisognava ottemperare.
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Si trattava della cosiddetta “metamorfosi”, la prova finale che il detenuto fosse veramente convinto di quanto dichiarava.
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Bisognava rinnegare il proprio passato e accettare di torturare un proprio parente, o un amico, o un compagno di cella.
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Gli altri tristemente famosi luoghi di repressione, veri e propri campi di concentramento, in auge con il comunismo romeno, furono quelli di Braila, Codlea, Galatzi, Gherla, Jilava, Ocnele Maru, e di Tirgu Ocna.
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Le nefandezze e i plotoni di esecuzione erano all'ordine del giorno, così come tutti gli altri crimini contro l'umanità commessi in nome del regime, come quello di iniettare il virus dell'HIV agli orfani degli orfanotrofi.
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Questa incredibile prassi adottata dai comunisti di Ceausescu è solo uno dei tasselli dell'ampio mosaìco degli orrori cui facevano riferimento i seguaci del dittatore.
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I bambini orfani usati dal regime a scopo sperimentale, hanno prodotto loro malgrado, l'unico caso al mondo di epidemia nosocomiale, essendosi tutti conclamati in Aids, come portatori di HIV 1, sottogruppo F.
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Ci sarebbe da chiedersi : “Perchè gli orfani ?
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La risposta è semplice, nella sua agghiacciante quanto crudele verità :
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E' evidente, nessuno protesta per loro, nessuno ne difende i diritti.”
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Come sempre, in tutto il mondo, anche in Romania, i bambini sono le prime vittime della violenza comunista, insieme a chi rifiuta proprio tutto ciò, come i dissidenti anti regime, e tutte le persone con un minimo di contrarietà al totalitarismo.
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Chissà, forse Togliatti (il criminale comunista, chiamato “il Migliore” da loro stessi) se fosse ancora tra noi, potrebbe opportunamente manipolare la realtà dei fatti, come ha sempre fatto l'intellighenzia sinistroide internazionale..
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Chissà se esiste anche un solo comunista che provi vergogna per le nefandezze (storicamente provate) compiute dai suoi eroi, quali Lenin e Stalin, oppure Ceausescu ?
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Ma forse a loro non interessa... in fondo Marx ha sempre propugnato la VIOLENZA come metodo indispensabile di lotta...
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Peccato per loro che questa teoria non mi trovi d'accordo, poiché i primi a subirne le conseguenze sono i più deboli e i bambini.
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Ancora una volta sono quindi a deprecare il comunismo come MALE ASSOLUTO, come testimoniano le realtà dei fatti.
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Auspico quindi un mondo che preveda un assioma decisamente risoluto :
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MAI PIU' COMUNISMO...
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Dissenso
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