sabato 7 gennaio 2012

SCHIAVITU' IN INDIA

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La società indiana, composta prevalentemente da popolazione di etnia indù, è divisa in quattro caste :

i Bramini, o sacerdoti, i Kshatriya o guerrieri, i Vaishya, mercanti o contadini, e i Sudra, artigiani.

Al di fuori del sistema delle caste, vive la parte rimanente della società, costituita dai cosiddetti “intoccabili”, che sono appunto “fuori casta”.

In India la discriminazione sociale passa attraverso il sopra citato sistema delle caste (il cui aspetto più devastante è rappresentato appunto dall’intoccabilità) ed è una piaga che, seppure attenuata rispetto al passato e dichiarata illegittima, colpisce ancora l’intero Paese.

Coloro che sono definiti come fuori casta, o appartenenti a caste infime, oppure intoccabili, o Dalit, o Paria, rappresentano in sinonimia quei gruppi che vivono ai margini della società, sia dal punto di vista materiale sia psicologico, e che sono oggetto di continue violazioni e di sfruttamento.

Le occupazioni più tipiche cui sono dediti i “fuori casta” sono quelle di spazzino, conciatore, spurgatore di fogne, addetto alla cremazione dei cadaveri, bracciante agricolo, se non, a volte, di vero e proprio schiavo.

La condizione degli intoccabili è generalmente contrassegnata da estrema povertà, precarietà igienico-sanitaria e diffusa ignoranza, ed è aggravata dal disprezzo rivolto loro dalle caste superiori e da frequenti maltrattamenti e atrocità, perpetuati gratuitamente o a causa di infrazioni, anche involontarie, del loro stato di segregazione.

I Dalit o Paria, che solo il Mahatma Ghandi osò chiamare Harijian, ossia figli di Dio, appartengono al livello più basso, quello appunto degli "intoccabili" e dei "contaminati".
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L’intoccabilità, si manifesta tuttora in molti aspetti della vita quotidiana, e rappresenta una violazione dei diritti fondamentali, e continua a costituire un ostacolo imponente allo sviluppo ed alla realizzazione di una società che possa dirsi veramente democratica.

Nella regione centro orientale di Andhra Pradesh, i Dalit costituiscono il 24 % della popolazione, e pur lavorando in attività agricole, non è loro permesso di possedere terreno o beni personali di alcun tipo.
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Vivono quasi sempre in regime di schiavitù, come appartenenti ai loro padroni, per i quali lavorano dietro compensi giornalieri miseri.

I fuori casta vivono in condizione di segregazione razziale, soprattutto nelle zone rurali, in cui le piccole comunità possono tenere traccia e memoria delle discendenze delle persone, per operare una selezione.

Tenuti da sempre in condizioni di assoggettamento anche culturale, i Dalit sono preda dell'analfabetismo.

Gli Intoccabili si cibano di carne bovina, e per questo motivo sono ulteriormente esposti al disprezzo delle caste superiori che credono invece nella reincarnazione.

Per le donne la situazione è ancora più drammatica, poiché subiscono abusi e violenze dai proprietari terreni e datori di lavoro, e non possono denunciare i soprusi, pena l'insostenibilità della gestione della famiglia e dei figli.

La strutturazione del lavoro ed il conseguente sfruttamento degli intoccabili nelle attività lavorative, costituiscono uno degli esempi più lampanti della discriminazione in base al sistema delle caste.

Ancora oggi, ai Dalit vengono assegnati lavori che sono considerati impuri dalle caste alte.

Le comunità intoccabili vengono confinate all’esecuzione di lavori impuri quali la concia delle pelli, il trattamento degli animali morti, la pulizia delle strade ed ogni altra occupazione che possa essere inquinante per gli appartenenti alle caste più alte.

La costituzione Indiana ha abolito l’intoccabilità; ciò significa che, in teoria, i membri delle caste alte non possono più costringere i Dalit ad eseguire lavori inquinanti.

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In pratica però tali occupazioni sono ancora esclusiva dei gruppi intoccabili.
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I Dalit infatti non sono consapevoli delle Leggi che la Federazione Indiana ha emanato a loro tutela, e accettano di vivere sfruttati, emarginati, repressi e strumentalizzati.
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Vengono quindi utilizzati per svolgere lavori malsani e dannosi per la loro salute, come le pulizie delle latrine, in condizioni igieniche inaccettabili.
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La mancanza di istruzione e formazione, nonché la discriminazione perpetrata a danno di coloro che cercano lavoro mantengono tutt’oggi questo giogo sui Dalit.

Si stima, inoltre, che in India 40 milioni di persone, di cui almeno 15 milioni di bambini, siano sfruttate economicamente in stato di schiavitù.

Il termine "Bonded labor" si riferisce, appunto, all’impiego di una persona in stato di schiavitù per ripagare un debito.

A causa degli alti interessi applicati e dei salari incredibilmente bassi, è praticamente impossibile ripagare il debito.
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La schiavitù per debiti si trasmette così di generazione in generazione.

L'India è ancora lontana da una minima parvenza di quella legalità democratica che dovrebbe fornire ai cittadini la medesima parità di diritti e di uguaglianza sociale.
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Addirittura in India si pratica ancora oggi l'infanticidio delle figlie femmine.
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Secondo studi dell’Unicef, ogni anno nascono 15 milioni di bambine :
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5 milioni di queste non vivono oltre i 15 anni.
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Quaranta donne su 100 non raggiungono alcun grado di istruzione; e la presenza femminile nell’università è solo del 5%.

Da un rapporto di Amnesty International, si stima che in India il 45 % delle donne sposate subiscono violenze fisiche e morali dai loro mariti.

Nel 2010 una donna Paria è stata condannata ad un risarcimento di 15 mila rupie (250 euro circa) per aver dato da mangiare ad un cane di proprietà di un proprietario terriero.

L'animale è stato poi allontanato dalla famiglia in quanto considerato “contaminato”.
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Il mese scorso un giovane appartenente al ceto dei Dalit è stato ucciso, strangolato, nel nord dell'India, per il solo fatto di avere lo stesso nome di un altro giovane appartenente ad una casta superiore.

La Rete è piena di episodi di cronaca su omicidi di Dalit compiuti negli anni scorsi, come quello di un giovane conciatore 15 enne che è stato buttato sotto ad un treno in corsa, davanti alla sua stessa madre, per il fatto di aver scritto una lettera d'amore ad una ragazza di casta superiore.

Esiste anche una “pratica” religiosa secondo cui è previsto che i Dalit ogni anno, dopo la festa di Champa Shashti, si rotolino su foglie di banano contenenti avanzi del cibo consumato dai Brahmini poco prima.
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Nei villaggi che non dispongono di acqua corrente i Dalit hanno accesso limitato ai pozzi.

Gli intoccabili non hanno in generale il diritto di mangiare con gli altri, e nelle teerie paesane devono bere in bicchieri differenti.
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Inoltre nei ristoranti hanno l'obbligo di mangiare con piatti differenziati, in settori separati dagli altri.
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I Dalit devono togliersi le scarpe quando camminano nelle strade dei villaggi dove vivono le caste più alte e non sono autorizzati a sedersi sugli autobus.
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Il 90 % delle vittime di stupro sono donne appartenenti ai Dalit, e di queste l'85 % è minorenne.
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Non di rado la vittima dell'aggressione è poi trovata cadavere nei campi dai familiari stessi.
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L'estate scorsa una bambina Dalit di 10 anni è stata prima stuprata e poi bruciata viva vicino a Nuova Delhi.
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Migliaia di esempi quotidiani legati alla sopraffazione, alla violenza, e all'arroganza che le caste superiori esercitano su quelle inferiori, ci mostrano un quadro di insieme di un'India che, pur internazionalmente riconosciuta come retta da un Governo democratico, si pone in realtà come un insieme di mille dittature, esercitate da ognuno degli esponenti delle caste superiori stesse.

L'India è una potenza nucleare, ed è il Paese a più alto tasso di crescita insieme alla Cina, ma è assurdamente retto da un sistema di controllo della società di stampo feudale.

Il Governo del Paese ha abiurato ufficialmente le caste e le discriminazioni che da esse ne derivano, ma in realtà questo sistema è talmente radicato da continuare ad esistere tranquillamente.

La democrazia viene quindi calpestata quotidianamente, insieme alla tutela dei diritti umani, a causa della visione spaventosamente egocentrica dei rappresentanti delle caste più alte, che si arrogano il diritto di decidere della vita stessa dei loro simili.

Manca, da parte della comunità internazionale, una decisa volontà di combattere questo stato di cose, e permane quindi nell'immaginario collettivo una immagine romantica di un'India che non corrisponde a quella reale, che è cruenta, discriminatoria, vessatoria, violenta, e inaccettabile.

Chissà, forse il disinteresse è legato al fatto che non ci siano interessi commerciali legati al petrolio !
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I Dalit non sono forse degli esseri umani come noi, o come i nostri figli ?
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Non è forse disumano considerare la società indiana con condiscendenza, guardando alle discriminazioni come parte integrante di una componente indistinguibile di una normale e caratteristica simbiosi ?

L'Occidente guarda all'India con occhio indifferente, sorvolando con sufficienza su queste tremende realtà, e interpretando così un ruolo colpevole e complice.

La mancata condanna di un sistema feroce come quello delle caste, equivale ad avvallarne la persistenza, a discapito delle persone che ne diventano vittime.

L'essenza stessa delle caste alte, rappresentate da individui che si ergono a semidei, o da interlocutori elettivi di divinità specifiche, diventa un odioso simbolo di pazzia schizofrenica, in cui la ferocia costituisce l'alimento principe, insieme al disprezzo per la vita umana.

I bramini, depositari di un retaggio culturale che si fonda sull'odio cieco verso gli "intoccabili" devono essere considerati nemici dell'umanità.

Costoro, che per similitudine comprendono le stesse negatività del nazismo e del comunismo, devono essere fermati ad ogni costo, in nome della democrazia e della giustizia.

Abbraccio idealmente ogni singolo "intoccabile" indiano, dichiarandomi suo fratello e suo compagno di cammino verso la ricerca della libertà.

Dissenso 
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