domenica 21 aprile 2013

NORMA COSSETTO

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Norma Cossetto, nacque a Santa Domenica di Visinada, un piccolo borgo agricolo dell’entroterra Istriano, non lontano da Parendo (Porec) territorio ora appartenente alla Croazia, il 17 maggio del 1920.
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Il padre, Giuseppe, era un possidente terriero e benestante, dirigente locale del Partito Nazionale Fascista e aveva ricoperto anche l’incarico di Commissario Governativo delle Casse Rurali e di Podestà di Visinada.
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In questo ruolo aveva notevolmente contribuito allo sviluppo della vita agricola e sociale del paese, e aiutato le persone indigenti del luogo.
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Norma si diplomò brillantemente nel 1939 nel Regio Liceo Vittorio Emanuele III di Gorizia, poi si iscrisse all’Università di Padova.
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I suoi contemporanei la ricordano come una giovane ragazza dedita allo sport, molto portata per gli studi e le lingua straniere, infatti conosce bene sia il francese che il tedesco, e superò l’esame di maturità con 9 e 10 in greco e latino.
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Norma amava la musica e per questo motivo studiava il pianoforte, ma era attratta anche da pittura e canto.
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Era fidanzata con un incursore dei mezzi d’assalto della Regia Marina.
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Dal 1941 alternò lo studio universitario, come studentessa di Lettere e Filosofia, iscritta all’Università di Padova, a periodi di lavoro, come supplente scolastica nei paesi di Pisino o di Parendo, e nel frattempo si iscrisse ai Gruppi Universitari Fascisti di Pola.
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Nell’estate del 1943, seguita dal Professor Arrigo Lorenzi,  stava preparando la sua tesi di laurea, intitolata “Istria rossa” (riferendosi al colore della terra ricca di bauxite dell’Istria), e quindi passava le giornate girando per municipi e canoniche alla ricerca di archivi che le consentissero di sviluppare i suoi scritti sull’argomento.
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Il 25 settembre un gruppo di partigiani di Josip Broz, meglio conosciuto come Maresciallo Tito, con l’appoggio di quelli italiani, fece irruzione a casa dei Cossetto, e si lasciò andare al saccheggio, depredando la famiglia dei suoi averi, e sparando in aria a scopo intimidatorio sopra i letti, nelle camere.
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I comunisti titini portarono via perfino le divise del papà, che in seguito avrebbero poi indossato, cucendovi sopra una stella rossa.
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Il giorno successivo, il 26 settembre, un partigiano di nome Giorgio si recò nuovamente a casa dei Cossetto, per convocare Norma al Comando partigiano, che aveva sede nell’ex caserma dei Carabinieri di Visignano.
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La formazione partigiana era composta da un gruppo assortito di comunisti sia italiani che slavi.
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Norma fu dapprima interrogata, e poi le fu proposto di entrare nel movimento partigiano, promettendole libertà e mansioni direttive.
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Le proposero di collaborare con quello stesso sanguinario movimento di occupazione comunista che aveva già da tempo iniziato i rastrellamenti e i genocidi degli italiani : l’E.L.P. (Esercito Popolare di Liberazione jugoslava), una banda di feroci assassini.
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Al secco e deciso rifiuto della ragazza seguì il suo rilascio e Norma potè tornare a casa, anche se turbata profondamente.
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La sua tranquillità fu però di breve durata, infatti il giorno dopo, mentre girava in bicicletta, il 27 settembre, fu fermata e arrestata dai partigiani titini del cosiddetto Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia.
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Norma fu tratta in arresto insieme a parenti, amici e conoscenti, tra cui Eugenio Cossetto (cugino del padre), Antonio Posar, Antonio Ferrarin, Ada Riosa (cognata del padre), Maria Concetta (cugina della madre), Umberto Zotter e altri abitanti del paese di San Domenico, di Castellier, di Ghedda, di Villanova e di Parenz.
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Tutti furono imprigionati nella ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo, dove la sorella di Norma, Licia, si precipitò per ottenere il rilascio dei reclusi, senza peraltro ottenere nulla.
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Gli sventurati, furono anzi tradotti in altra sede, di notte, su un autocarro, e precisamente nella scuola di Antignana, trasformata in prigione, poiché a Visinada erano arrivati i tedeschi, e i partigiani si sentivano minacciati se fossero rimasti a Parenzo.
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All’arrivo nella scuola, Norma fu separata dal resto dei prigionieri.
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Nelle giornate che vanno dal 1° al 4 ottobre, la ragazza fu tenuta legata ad un tavolo, denudata, e sottoposta a sevizie e stupri dai suoi 17 carcerieri, prolungatamente e ripetutamente.
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Esistono testimonianze in tale senso, tra cui quella di una donna del luogo, che risiedeva proprio di fronte al luogo in cui era tenuta prigioniera Norma, e che vi si avvicinò attirata dai lamenti e dai gemiti che provenivano dall’interno.
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Al calare della sera, prudentemente, la donna cercò coraggiosamente di scoprire la fonte di tali lamenti, e si avvicinò alle imposte socchiuse, per guardare dentro.
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Norma era legata ad un tavolo, e la scena che gli si presentò agli occhi fu raccapricciante.
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La notte tra il 4 e il 5 ottobre sia Norma che gli altri 26 prigionieri furono legati con il filo di ferro e costretti a camminare fino a raggiungere Villa Surani.

Norma e le altre donne furono nuovamente sottoposte a violenze, poi tutti furono gettati nella vicina foiba, ancora vivi.
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Il padre, Giuseppe Cossetto, e il genero, Mario Bellini, dopo la cattura di Norma si misero subito alla loro ricerca, ma furono anch’essi presi dai partigiani.
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Mario Bellini era invalido di guerra e sposato da poco, tanto che la moglie era in attesa di un figlio.
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I partigiani tesero un agguato ad entrambi.
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Bellini fu stroncato da una raffica di mitra, mentre il padre di Norma rimase ferito, e fu quindi finito con una coltellata.
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Si seppe poi che il suo assassino gli doveva la vita, essendo stato trasportato da lui in  auto all’ospedale di Pola, in fin di vita, pochi mesi prima.
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A Mario e Giorgio furono legate braccia e gambe con il filo di ferro e vennero gettati nella foiba di Treghelizza a Castellier di Visinada, dove furono poi ritrovati il 4 novembre.
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Il corpo di Norma Cossetto fu ritrovato invece il 10 dicembre del 1943, dopo l’occupazione tedesca dell’Istria, dai Vigili del Fuoco di Pola, guidati dal Maresciallo Arnaldo Harzarich, a 136 metri di profondità nella Foiba di Villa Surani, sita alle pendici del Monte Croce, vicino alla strada che da Antignana porta al villaggio agricolo di Montreo.
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Norma era in posizione supina, nuda, con le braccia legate con filo di ferro, su un cumulo di cadaveri aggrovigliati.
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Era stata pugnalata su entrambi i seni e picchiata ripetutamente in viso, come testimoniavano i lividi presenti sul volto.
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Aveva gambe e braccia spezzate.
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Il corpo era stato sfregiato e le era stato conficcato un pezzo di legno nella vagina.
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La salma straziata fu identificata dallo zio di Norma, Emanuele Cossetto.
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La sorella Licia, raccontò poi :
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Ancora adesso la notte ho gli incubi, al ricordo di come l’abbiamo trovata :
mani legate dietro alla schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra l’addome…
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Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno.
Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente ;
sono convinta che l’abbiano gettata giù ancora viva.
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Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una signora si è avvicinata e mi ha detto :
“Signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei ;
alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti ;
invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anche io”.
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La sorella Licia denunciò l’orrendo crimine, presentando una denuncia al comando tedesco, a seguito della quale furono catturati 16 dei suoi assassini.
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Di questi “eroici” partigiani, feroci massacratori di donne innocenti e indifese, sei furono costretti dai tedeschi a vegliare per tutta la notte la salma della loro vittima, Norma Cossetto, nella cappella mortuaria del locale cimitero, e poi la mattina seguente, all’alba, furono fucilati.
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Tre di loro, soli con la loro vittima in decomposizione (era stata uccisa 67 giorni prima) e forse schiacciati dal peso del rimorso, impazzirono, prima di essere passati per le armi.
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Il cadavere della ragazza fu poi ricomposto nella cappella mortuaria del cimitero di Castellier, insieme al padre.
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A distanza di sei anni dalla sua uccisione, l’Università di Padova le ha conferito la Laurea ad honorem, su proposta del Rettore, Concetto Marchesi, e del Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia.
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Il giorno 8 del mese di febbraio, nel 2005, l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha insignito Norma Cossetto della Medaglia d’oro al merito civile.
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L’onorificenza recita :
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Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba.
Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio”.
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In occasione della Giornata del Ricordo in memoria delle vittime delle Foibe, il 10 febbraio 2011, l’Università degli studi di Padova ha scoperto, nel cortile del Rettorato, una targa commemorativa della morte di Norma Cossetto e della Laurea ad honorem a lei attribuita.
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Sono state intitolate vie a Norma Cossetto nei Comuni di Narni (Terni) nel luglio 2011, di Bolzano il 22 ottobre 2012, e di Fossano /(Cuneo).
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Il Comune di Limena (Padova)  nell’Aprile 2011 le ha intitolato la Biblioteca comunale.
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La barbara uccisione di Norma Cossetto, rappresenta il modus operandi del comunismo più bieco, stereotipando la ferocia e la violenza come elementi simbiotici che collegano, unendoli, la filosofia marxista, impermeata di violenza, e i partigiani titini o italiani, che ne esaltano le caratteristiche.
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La criminale attività svolta da Lenin e da Stalin in Russia si è rivelata prodromica nella sua drammaticità, tanto che i milioni di morti prodotti dal regime comunista sovietico non sono stati sufficienti a evitare che la ferocia rossa prendesse il sopravvento di nuovo, in Istria e Dalmazia.
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Gli esiti sono stati devastanti e hanno prodotto migliaia di vittime innocenti, colpevoli solo di essere italiani, e di trovarsi su un percorso che i massacratori comunisti di Tito avevano già deciso di percorrere e di fagocitare.
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La strage etnica compiuta dagli jugoslavi sulla popolazione civile dalmato-istriana è stata pianificata a freddo, a tavolino, complice il silenzio assenso di Togliatti, che ha permesso ai suoi compagni di partito titini di mettere in atto il loro piano criminale.
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Un vero e proprio ennesimo delitto contro l’umanità è stato compiuto dai comunisti del “Maresciallo Tito” per presentarsi poi alla Conferenza di Pace con una certezza, e cioè quella di presentare il territorio da annettere, rivendicandolo come popolato unicamente da abitanti di etnia slava, e assente da enclavi di popolazione italiana (requisito fondamentale per poter accampare diritti di proprietà).
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Lo sterminio è stato tanto più grave per le modalità con cui è stato attuato : la ferocia.
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La legatura delle mani con il filo di ferro, e le vittime legate l’una all’altra, erano il modus operandi con cui si eseguivano le uccisioni di massa.
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Era sufficiente gettare la prima vittima, spesso viva, nella foiba, perché il suo stesso peso trascinasse nella buia cavità le altre vittime, legate in una lunga catena umana da sacrificare.
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La tortura e lo stupro, insieme alla prassi di infierire con sadica ferocia sulle vittime, ci danno un’idea dell’”eroismo” di questi partigiani comunisti, molto coraggiosi, soprattutto nel tormentare le donne.
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I comunisti italiani per decenni hanno cercato di far passare sotto silenzio tutto ciò, rendendosi nuovamente complici, dopo Togliatti, dei crimini commessi.
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Ancora oggi si tenta di ignorare la data commemorativa che ricorda i tragici eventi.
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Nel Comune dove io risiedo, a Minerbio, in provincia di Bologna, ho richiesto al Sindaco di intitolare una Via ai Martiri delle Foibe, ma non ho mai avuto risposta.
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Il Sindaco, Lorenzo Minganti, è rappresentante del PD locale…sarà un caso ?
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Dissenso
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domenica 14 aprile 2013

ARRIGO BOLDRINI detto "BULOW"

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Arrigo Boldrini, alias Bulow
Vorrei far conoscere meglio a chi legge la storia di un individuo di nome Arrigo Boldrini (1915-2008), che è stato il comandante della 28ma brigata Garibaldi “Mario Gordini” nel 1945, con lo pseudonimo di “compagno Bulow”, oltre che Presidente “onorario” dell’Anpi.
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Dopo aver conseguito il diploma di Perito Agrario, nel 1939 si arruolò come volontario nella Milizia Fascista, con il grado di “capomanipolo” e dopo un periodo lavorativo, nel biennio 1940 1941 a Napoli, in cui venne a contatto con ambienti antifascisti,  fu poi richiamato alle armi con il grado di tenente di complemento, di stanza in Jugoslavia, a seguito dell’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania.
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Nel 1943 rientrò in Italia, per una licenza di convalescenza, e aderì al movimento clandestino del PCI, e dopo l’8 settembre entrò nella Resistenza romagnola, passando quindi da “camicia nera” a “comunista” !
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La storiografia “ufficiale” a questo punto, evita accuratamente di raccontare quante e quali nefandezze siano ascrivibili ad Arrigo Boldrini durante la carriera partigiana che lo portò a raggiungere i vertici della famigerata Brigata Garibaldi.
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Tra i suoi crimini spicca quello per cui, in evidente delirio di onnipotenza, si arrogò il diritto, a guerra finita, di “prelevare” ed arrestare nella zona di Codevigo (Padova) centinaia di fascisti o presunti tali che avevano ripreso le loro normali attività alla fine del conflitto, e che quindi godevano dello "status" di civili.
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Queste persone (235, di cui 114 identificate) furono poi torturate e seviziate con ferocia inaudita, a gruppi, lungo le rive del Brenta e del Bacchiglione.
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Nello specifico, furono ritrovati 113 cadaveri a Codevigo (di cui 77 in un’unica fossa comune), 17 a Santa Margherita, 12 a Brenta d’Abbà, 15 a Santa Maria, 18 a Ponte di Brenta.
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Le vittime, che furono ritenute colpevoli di aver aderito alla Repubblica Sociale Italiana, furono ammassate a Codevigo e successivamente seviziate e orrendamente mutilate, oltre che depredate di ogni loro avere, per essere poi fucilate lungo gli argini dei fiumi Brenta e Bacchiglione.
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Molti dei corpi caduti in acqua furono trasportati lontano dalla corrente, verso la foce, mentre altri furono invece issati su carretti e scaricati poi nei pressi dei vari cimiteri della zona.
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Resti delle vittime della violenza partigiana comunista, ritrovati in una fossa comune
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Altri ancora furono seppelliti sbrigativamente.
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I partigiani comunisti e assassini avevano l’abitudine di istituire anche processi sommari (illegali a guerra finita) in cui, spesso per motivi di rancore e odio personali, venivano emessi verdetti di condanna, sotto lo sguardo compiacente di Arrigo Boldrini. 
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Durante le indagini il Pretore di Piove di Sacco scattò numerose fotografie, a testimonianza futura delle immani dimensioni dell’eccidio, così come fece anche il medico condotto di Codevigo, Enrico Vidali.
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I sopravvissuti alle fucilazioni fornirono ulteriori testimonianze dell’eccezionale massacro perpetrato dai partigiani comunisti assassini contro vittime civili.
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I testimoni oculari rilasciarono dichiarazioni sui fatti accaduti a Gianfranco Stella che le pubblicò nel suo libro “Compagno mitra–Saggio sulle atrocità partigiane”.
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L’autore fu denunciato da un gruppo di partigiani appartenenti all’ANPI, timorosi del fatto che la verità venisse a galla, ma dopo lunghe vicissitudini giudiziarie, Stella fu riconosciuto innocente e assolto.
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La Magistratura con questa assoluzione avvallò quindi le dichiarazioni di Stella sul ruolo criminale dei partigiani comunisti assassini e del comandante Arrigo Boldrini alias “Bulow”, parlamentare comunista per varie legislature.
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Va detto per completezza di informazione che la Brigata partigiana ebbe l’ordine di catturare i ravennati da eliminare dalla federazione comunista di Ravenna, la quale a sua volta aveva ricevuto disposizioni direttamente dal comando bolognese diretto da Ilio Barontini e da Luigi Longo
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L’apparato criminale del Pci quindi è responsabile degli eccidi perpetrati dai partigiani comunisti seguaci di Togliatti, che in primis dettava il “modus operandi” da seguire.
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Alcuni assassini dell'apparato criminale del PCI
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Per meglio evidenziare la ferocia messa in atto dagli “eroici” partigiani di “Bulow”, molto bravi a infierire sulle donne, è sufficiente constatare come si accanirono contro la maestra elementare Corinna Doardo.
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L’autopsia rivelò infatti che sul suo corpo era rimasto intatto solamente un orecchio, segno evidente delle ripetute percosse con cui i “coraggiosi” combattenti della Brigata Garibaldi avevano infierito su di lei, prima di fucilarla e di abbandonarne il cadavere, nudo, nel cimitero.
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Oppure possiamo evincere la volontà criminale di questi “animali” comunisti senza coscienza, avidi di sangue innocente, riconoscendo i tratti criminali che si palesarono nel trattamento riservato a Mario Bubbola, il figlio del Podestà del paese.
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Mario, fu prelevato da casa e sistematicamente torturato e seviziato con estremo accanimento dai “partigiani”, che rivelarono così un istinto criminale talmente elevato che solo una iena sanguinaria come “Bulow” e la sua soldataglia potevano uguagliare.
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Gli assassini tentarono, senza riuscirci, di tagliargli il collo con il filo spinato, e non riuscendovi ripiegarono sul taglio della lingua, che gli infilarono poi nel taschino della giacca.
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Successivamente gli furono tagliati i testicoli, che gli furono poi messi in bocca, con evidente intento dispregiativo, rivelando un odio incommensurabile e una violenza indicibile, intollerabile, soprattutto a guerra finita.
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Una delle conferme di ciò che avvenne a Codevigo tra la fine di aprile e gli inizi del mese di maggio del 1945, ci viene dal diario del Parroco del paese, Don Umberto Zavattiero.
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Il “valoroso eroe”  Arrigo Boldrini che tollerò e che anzi incentivò il ricorso a questa strategia del terrore, fu poi insignito della Medaglia d’oro al valor militare e ricoprì a lungo la carica di Presidente onorario dell’Anpi !
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Fu eletto deputato e poi Senatore della Repubblica tra le file del Partito Comunista Italiano, e poi dopo l’evoluzione poli-metamorfica dello stesso, confluì nel 1989 nel partito risultante, il PDS concludendo la sua carriera di criminale comunista come deputato parlamentare.
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Boldrini, completamente a suo agio nel duplice ruolo di parlamentare e di criminale comunista era solito frequentare spesso l’ex partigiano e killer seriale Sidney Biggin, a Goro, per fare insieme a lui delle abbondanti mangiate di tortelloni alla zucca e di pesce fritto.
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Per chi non lo sapesse, Biggin compì diversi eccidi nel 1945 sconvolgendo gli abitanti di alcuni paesi del ravennate per la sua ferocia.
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Molti di questi criminali ebbero poi dal PCI un “premio” per aver sparso il sangue di coloro che non erano allineati all’ortodossia imposta da Togliatti, e divennero Sindaci, o vennero inserito negli organici della Polizia di Stato, oppure ricoprirono incarichi parlamentari, seguendo le camaleontiche metamorfosi del Partito.
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Ciò dimostra, caso mai ce ne fosse bisogno, che i cosiddetti “Democratici” di oggi, altro non sono che una “costola” del vecchio e feroce PCI del dopo guerra, al cui interno vegetano anime diverse che sono unite dallo stesso devastante ideale comunista, caratterizzato dall’odio e dalla violenza.
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Simboli del camaleonte comunista : la metamorfosi
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Non dobbiamo MAI dimenticare le vittime di questi eccidio, ricordandole e dando linfa vitale alla memoria storica di quanto avvenuto, in nome di una Giustizia che ancora oggi non ha “presentato il conto da pagare” ai responsabili.
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Va ricordato che a guerra finita, nel maggio del 1945, nella sola zona di Treviso ci furono almeno 630 esecuzioni, ed altre 391 nella zona di Udine.
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La Magistratura di Padova diede corso a vari procedimenti penali, che si risolsero però in un nulla di fatto, poiché i 4 partigiani della “28ma Brigata Garibaldi” inizialmente incriminati, furono tutti assolti.
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I Comandi della “28ma non furono mai soggetti a procedimenti penali, e neppure quelli della “Cremona”, nonostante il fatto che fossero presenti come forze di occupazione proprio in quegli stessi territori in cui avvennero le stragi, in cui l’ordine pubblico e l’azione di Polizia era svolta dai Partigiani del CLN.
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L’Anpi ha sempre difeso l’operato del criminale comunista Arrigo Boldrini, asserendo che mancavano le prove del suo coinvolgimento, nonostante questi fosse al posto di Comando e che quindi fosse obbligato a impedire le stragi, oltretutto in considerazione del fatto che le vittime fossero a tutti gli effetti prigionieri.
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Lo scrittore Gianfranco Stella espresse queste riflessioni nei suoi libri e per questo fu oggetto di persecuzione giudiziaria, e accusato da un’Anpi inferocita di vari reati che però, come già accennato, portarono ad una piena assoluzione.
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Troviamo descrizioni esaustive dell’operato criminale del comunista partigiano e assassino Arrigo Boldrini detto  “Bulow” sia nel libro “1945-Ravennati contro – La strage di Codevigo” che in quello intitolato “I grandi killer della liberazione”, entrambi ampiamente documentati e ricchi di dettagli.
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Arrigo Boldrini è morto il 22 gennaio 2008 all’età di 92 anni, senza avere mai, in vita, pronunciato parole di cordoglio per le sue vittime, uccise in tempo di Pace per vendetta e odio.
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Un odio sordo e cieco, impietoso e irrazionale, che solo i comunisti dimostrano di avere ancora oggi !
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La magistratura rossa, compiacente e collusa, lo ha sempre protetto, conscia del fatto che rappresentasse l’aspetto più bieco di uno stalinismo arrogantemente reiterato, e consapevole del fatto che il dictat del PCI imponeva di uccidere chiunque potesse opporsi al piano di costituire una repubblica sovietica sul suolo italiano, trovando nella Brigata Garibaldi gli artefici interpreti materiali del piano criminale.
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Il Comune rosso di Granarolo (BO) ha intitolato una via al criminale comunista Arrigo Boldrini
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I vertici del PCI istigavano a sparare e uccidere, e a scatenare il terrorismo che dilagherà poi nella società italiana del dopoguerra con effetti devastanti.
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Ad alcuni di questi criminali sono state intitolate vie e piazze nelle nostre città, come ad esempio Viale Togliatti, manifestando una arroganza e un disprezzo verso le vittime del comunismo semplicemente inaccettabile.
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Solo dei mentecatti seguaci di un retaggio pseudo culturale legato al marxismo possono ancora oggi celebrarne l’immagine, ma si sa, il lupo perde il pelo ma non il vizio !
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Dissenso
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domenica 7 aprile 2013

CRIMINALI COMUNISTI : Viktor Semënovič Abakumov

Viktor Semënovič Abakumov (Mosca 1894 ( alcune fonti indicano la data di nascita nel 1896, o nel 1908) - 18 dicembre 1954) era figlio di un fuochista, e studiò fino ai 13 anni nella scuola comunale.
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Fino al 1927 fece il manovale e svolse lavori non qualificati, dopodiché entrò nel Komsomol dove ricoprì cariche elettive in diverse organizzazioni di fabbrica.
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In futuro sarebbe diventato un ufficiale di alto livello degli organi di sicurezza sovietici.
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E’ stato infatti capo del GURK (Direttorato centrale del controspionaggio), meglio noto come SMERS, e alto funzionario dell’MGB ( ex NKGB), ed era famoso per la brutalità che lo contraddistingueva soprattutto durante gli interrogatori dei prigionieri, che solitamente torturava con le proprie mani.
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Nel 1920 si iscrisse al Partito Comunista attraverso la Lega della Gioventù Comunista.
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Tra il 1921 e il 1923 partecipò alla brutale repressione della rivolta contadina nella regione di Ryazan Oblast, a sud est di Mosca.
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All’inizio degli anni trenta, espropriò una “komunalka” ovvero un condominio in cui vivevano 18 famiglie, con camere separate e servizi in comune, a Mosca, accanto al Cistye Prudy, il Lago Pulito, non lontano dal Teatro Sovremennik.
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Abakumov ne fece la sua residenza, descritta poi come esageratamente lussuosa.
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Pare che infatti Abakumov in quella casa sperperò oltre un milione di rubli pubblici per renderla insuperabile.
Dal 1934 al 1937 fu dislocato al Direttorato centrale dei Campi e delle Colonie di lavoro (meglio noto come GULAG).
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Nel 1936 divenne sottufficiale della Sicurezza dello Stato, per essere poi trasferito nel 1937 nei ranghi dell’NKVD, la famigerata polizia segreta di Stalin.
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In tale contesto divenne responsabile della supervisione del servizio informazioni e controspionaggio all’interno delle industrie sovietiche.
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Nel 1938 divenne capo ad interim della Direzione UNKVD di Rostov.
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Ebbe un avanzamento di grado nel 1938 con la nomina a Capitano della Sicurezza dello Stato.
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Nel febbraio del 1941 fu richiamato a Mosca, dove fu eletto Vice Commissario dell’NKVD e gli fu affidato l’incarico di dedicarsi all’epurazione degli oppositori politici negli Stati Baltici.
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Nel luglio dello stesso anno fu nominato Capo della Direzione di un Reparto Speciale dell’NKVD con il grado di Commissario di 3° livello.
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Prese parte attiva alla grande epurazione, la repressione organizzata da Stalin stesso per epurare il partito comunista da presunti cospiratori, che portò alla condanna a morte di 55 imputati.
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Ricorrendo alle pressioni psicologiche e all’uso della tortura gli imputati furono costretti a confessare colpe non commesse.
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Abakumov divenne poi uno dei vice di Berija, il cinico e crudele esecutore, nonché suggeritore, di molte persecuzioni e delitti attuati in simbiosi con Stalin.

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Nel 1943 fu promosso Commissario di 2° livello dell’NKVD.
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Dopo la fine del secondo conflitto mondiale offrì il compito di organizzatore dell’apparato di intelligence della Germania Est comunista a Heinrich Muller, ex capo della sezione IV dell’Ufficio di sicurezza del Reich tedesco, (Gestapo).
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Da notare che Muller era stato colui che firmò l’autorizzazione alla deportazione e allo sterminio di 45.000 ebrei ad Auschwitz nel 1943.
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Lavorando per la Direzione centrale del controspionaggio SMERSH (acronimo di Smert Shpionam  o “Death to spies”, Morte alle spie) si premurò spesso di acquisire prove e confessioni estorcendole personalmente mediante la tortura dei prigionieri.
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Nel 1946 fu nominato Ministro della MGB, con referenza diretta direttamente con Stalin.
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Nel 1949 prese parte alle purghe relative alla repressione nota come ”affare di Leningrado”, in cui vennero giustiziati i membri del Politburo Kuznecov e Voznesenskij.
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Nel 1950 propose a Stalin la deportazione dei testimoni di Geova, che fu poi effettivamente eseguita l’anno successivo.
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Nel 1951 infatti oltre 9.000 Testimoni di Geova furono deportati in Siberia secondo il piano denominato “Operazione Nord”.
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Finì poi per essere lui stesso vittima di una delle purghe di Stalin che temeva un suo legame segreto con Berija.
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In effetti Abakumov, dopo essere subentrato a Merkulov, il pupillo di Berija, ne divenne a sua volta l'uomo di fiducia, tanto che non riferiva nemmeno a Stalin se prima non si era consultato con lui.

Durante la sua direzione dell'MGB Abakumov, crudele e corrotto, si intratteneva con numerose amanti nelle sue frequentazioni notturne del circolo ufficiali, da cui aveva anche fatto asportare le reliquie storiche più carismatiche dei suoi predecessori, come ad esempio l'uniforme e l'effigie di Dzerzinskij.

Nel 1951 fu arrestato per corruzione e immoralità, e imputato con l'accusa di aver “coperto” un complotto sionista nell’MGB, durante l’istruttoria legata alla campagna antisemita.
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Su specifica indicazione di Stalin, dopo l'arresto fu torturato brutalmente prima di essere condannato a morte e fucilato, nel 1954, condividendo la sorte di molti dei gerarchi comunisti che come lui avevano percorso la strada della dittatura e del comunismo sovietico.
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Dissenso
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