domenica 21 aprile 2013

NORMA COSSETTO

.
Norma Cossetto, nacque a Santa Domenica di Visinada, un piccolo borgo agricolo dell’entroterra Istriano, non lontano da Parendo (Porec) territorio ora appartenente alla Croazia, il 17 maggio del 1920.
.
Il padre, Giuseppe, era un possidente terriero e benestante, dirigente locale del Partito Nazionale Fascista e aveva ricoperto anche l’incarico di Commissario Governativo delle Casse Rurali e di Podestà di Visinada.
.
In questo ruolo aveva notevolmente contribuito allo sviluppo della vita agricola e sociale del paese, e aiutato le persone indigenti del luogo.
.
Norma si diplomò brillantemente nel 1939 nel Regio Liceo Vittorio Emanuele III di Gorizia, poi si iscrisse all’Università di Padova.
.
I suoi contemporanei la ricordano come una giovane ragazza dedita allo sport, molto portata per gli studi e le lingua straniere, infatti conosce bene sia il francese che il tedesco, e superò l’esame di maturità con 9 e 10 in greco e latino.
. 
Norma amava la musica e per questo motivo studiava il pianoforte, ma era attratta anche da pittura e canto.
 .
Era fidanzata con un incursore dei mezzi d’assalto della Regia Marina.
.
Dal 1941 alternò lo studio universitario, come studentessa di Lettere e Filosofia, iscritta all’Università di Padova, a periodi di lavoro, come supplente scolastica nei paesi di Pisino o di Parendo, e nel frattempo si iscrisse ai Gruppi Universitari Fascisti di Pola.
.
Nell’estate del 1943, seguita dal Professor Arrigo Lorenzi,  stava preparando la sua tesi di laurea, intitolata “Istria rossa” (riferendosi al colore della terra ricca di bauxite dell’Istria), e quindi passava le giornate girando per municipi e canoniche alla ricerca di archivi che le consentissero di sviluppare i suoi scritti sull’argomento.
.
Il 25 settembre un gruppo di partigiani di Josip Broz, meglio conosciuto come Maresciallo Tito, con l’appoggio di quelli italiani, fece irruzione a casa dei Cossetto, e si lasciò andare al saccheggio, depredando la famiglia dei suoi averi, e sparando in aria a scopo intimidatorio sopra i letti, nelle camere.
.
I comunisti titini portarono via perfino le divise del papà, che in seguito avrebbero poi indossato, cucendovi sopra una stella rossa.
.
Il giorno successivo, il 26 settembre, un partigiano di nome Giorgio si recò nuovamente a casa dei Cossetto, per convocare Norma al Comando partigiano, che aveva sede nell’ex caserma dei Carabinieri di Visignano.
.
La formazione partigiana era composta da un gruppo assortito di comunisti sia italiani che slavi.
.
Norma fu dapprima interrogata, e poi le fu proposto di entrare nel movimento partigiano, promettendole libertà e mansioni direttive.
.
Le proposero di collaborare con quello stesso sanguinario movimento di occupazione comunista che aveva già da tempo iniziato i rastrellamenti e i genocidi degli italiani : l’E.L.P. (Esercito Popolare di Liberazione jugoslava), una banda di feroci assassini.
. 
Al secco e deciso rifiuto della ragazza seguì il suo rilascio e Norma potè tornare a casa, anche se turbata profondamente.
 .
La sua tranquillità fu però di breve durata, infatti il giorno dopo, mentre girava in bicicletta, il 27 settembre, fu fermata e arrestata dai partigiani titini del cosiddetto Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia.
.
Norma fu tratta in arresto insieme a parenti, amici e conoscenti, tra cui Eugenio Cossetto (cugino del padre), Antonio Posar, Antonio Ferrarin, Ada Riosa (cognata del padre), Maria Concetta (cugina della madre), Umberto Zotter e altri abitanti del paese di San Domenico, di Castellier, di Ghedda, di Villanova e di Parenz.
.
Tutti furono imprigionati nella ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo, dove la sorella di Norma, Licia, si precipitò per ottenere il rilascio dei reclusi, senza peraltro ottenere nulla.
.
Gli sventurati, furono anzi tradotti in altra sede, di notte, su un autocarro, e precisamente nella scuola di Antignana, trasformata in prigione, poiché a Visinada erano arrivati i tedeschi, e i partigiani si sentivano minacciati se fossero rimasti a Parenzo.
.
All’arrivo nella scuola, Norma fu separata dal resto dei prigionieri.
.
Nelle giornate che vanno dal 1° al 4 ottobre, la ragazza fu tenuta legata ad un tavolo, denudata, e sottoposta a sevizie e stupri dai suoi 17 carcerieri, prolungatamente e ripetutamente.
.
Esistono testimonianze in tale senso, tra cui quella di una donna del luogo, che risiedeva proprio di fronte al luogo in cui era tenuta prigioniera Norma, e che vi si avvicinò attirata dai lamenti e dai gemiti che provenivano dall’interno.
.
Al calare della sera, prudentemente, la donna cercò coraggiosamente di scoprire la fonte di tali lamenti, e si avvicinò alle imposte socchiuse, per guardare dentro.
.
Norma era legata ad un tavolo, e la scena che gli si presentò agli occhi fu raccapricciante.
.
La notte tra il 4 e il 5 ottobre sia Norma che gli altri 26 prigionieri furono legati con il filo di ferro e costretti a camminare fino a raggiungere Villa Surani.

Norma e le altre donne furono nuovamente sottoposte a violenze, poi tutti furono gettati nella vicina foiba, ancora vivi.
. 
Il padre, Giuseppe Cossetto, e il genero, Mario Bellini, dopo la cattura di Norma si misero subito alla loro ricerca, ma furono anch’essi presi dai partigiani.
.
Mario Bellini era invalido di guerra e sposato da poco, tanto che la moglie era in attesa di un figlio.
.
I partigiani tesero un agguato ad entrambi.
.
Bellini fu stroncato da una raffica di mitra, mentre il padre di Norma rimase ferito, e fu quindi finito con una coltellata.
.
. .
.
.
.
Si seppe poi che il suo assassino gli doveva la vita, essendo stato trasportato da lui in  auto all’ospedale di Pola, in fin di vita, pochi mesi prima.
.
A Mario e Giorgio furono legate braccia e gambe con il filo di ferro e vennero gettati nella foiba di Treghelizza a Castellier di Visinada, dove furono poi ritrovati il 4 novembre.
. 
Il corpo di Norma Cossetto fu ritrovato invece il 10 dicembre del 1943, dopo l’occupazione tedesca dell’Istria, dai Vigili del Fuoco di Pola, guidati dal Maresciallo Arnaldo Harzarich, a 136 metri di profondità nella Foiba di Villa Surani, sita alle pendici del Monte Croce, vicino alla strada che da Antignana porta al villaggio agricolo di Montreo.
.
Norma era in posizione supina, nuda, con le braccia legate con filo di ferro, su un cumulo di cadaveri aggrovigliati.
.
Era stata pugnalata su entrambi i seni e picchiata ripetutamente in viso, come testimoniavano i lividi presenti sul volto.
.
Aveva gambe e braccia spezzate.
.
Il corpo era stato sfregiato e le era stato conficcato un pezzo di legno nella vagina.
.
La salma straziata fu identificata dallo zio di Norma, Emanuele Cossetto.
.
La sorella Licia, raccontò poi :
.
Ancora adesso la notte ho gli incubi, al ricordo di come l’abbiamo trovata :
mani legate dietro alla schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra l’addome…
.
Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno.
Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente ;
sono convinta che l’abbiano gettata giù ancora viva.
.
Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una signora si è avvicinata e mi ha detto :
“Signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei ;
alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti ;
invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anche io”.
.
La sorella Licia denunciò l’orrendo crimine, presentando una denuncia al comando tedesco, a seguito della quale furono catturati 16 dei suoi assassini.
. 
Di questi “eroici” partigiani, feroci massacratori di donne innocenti e indifese, sei furono costretti dai tedeschi a vegliare per tutta la notte la salma della loro vittima, Norma Cossetto, nella cappella mortuaria del locale cimitero, e poi la mattina seguente, all’alba, furono fucilati.
.
Tre di loro, soli con la loro vittima in decomposizione (era stata uccisa 67 giorni prima) e forse schiacciati dal peso del rimorso, impazzirono, prima di essere passati per le armi.
. 
Il cadavere della ragazza fu poi ricomposto nella cappella mortuaria del cimitero di Castellier, insieme al padre.
.
A distanza di sei anni dalla sua uccisione, l’Università di Padova le ha conferito la Laurea ad honorem, su proposta del Rettore, Concetto Marchesi, e del Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia.
.
Il giorno 8 del mese di febbraio, nel 2005, l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha insignito Norma Cossetto della Medaglia d’oro al merito civile.
.
L’onorificenza recita :
.
Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba.
Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio”.
.
In occasione della Giornata del Ricordo in memoria delle vittime delle Foibe, il 10 febbraio 2011, l’Università degli studi di Padova ha scoperto, nel cortile del Rettorato, una targa commemorativa della morte di Norma Cossetto e della Laurea ad honorem a lei attribuita.
.

Sono state intitolate vie a Norma Cossetto nei Comuni di Narni (Terni) nel luglio 2011, di Bolzano il 22 ottobre 2012, e di Fossano /(Cuneo).
.
Il Comune di Limena (Padova)  nell’Aprile 2011 le ha intitolato la Biblioteca comunale.
. 
La barbara uccisione di Norma Cossetto, rappresenta il modus operandi del comunismo più bieco, stereotipando la ferocia e la violenza come elementi simbiotici che collegano, unendoli, la filosofia marxista, impermeata di violenza, e i partigiani titini o italiani, che ne esaltano le caratteristiche.
.
La criminale attività svolta da Lenin e da Stalin in Russia si è rivelata prodromica nella sua drammaticità, tanto che i milioni di morti prodotti dal regime comunista sovietico non sono stati sufficienti a evitare che la ferocia rossa prendesse il sopravvento di nuovo, in Istria e Dalmazia.
.
Gli esiti sono stati devastanti e hanno prodotto migliaia di vittime innocenti, colpevoli solo di essere italiani, e di trovarsi su un percorso che i massacratori comunisti di Tito avevano già deciso di percorrere e di fagocitare.
.
La strage etnica compiuta dagli jugoslavi sulla popolazione civile dalmato-istriana è stata pianificata a freddo, a tavolino, complice il silenzio assenso di Togliatti, che ha permesso ai suoi compagni di partito titini di mettere in atto il loro piano criminale.
.
Un vero e proprio ennesimo delitto contro l’umanità è stato compiuto dai comunisti del “Maresciallo Tito” per presentarsi poi alla Conferenza di Pace con una certezza, e cioè quella di presentare il territorio da annettere, rivendicandolo come popolato unicamente da abitanti di etnia slava, e assente da enclavi di popolazione italiana (requisito fondamentale per poter accampare diritti di proprietà).
.
Lo sterminio è stato tanto più grave per le modalità con cui è stato attuato : la ferocia.
.
La legatura delle mani con il filo di ferro, e le vittime legate l’una all’altra, erano il modus operandi con cui si eseguivano le uccisioni di massa.
.
Era sufficiente gettare la prima vittima, spesso viva, nella foiba, perché il suo stesso peso trascinasse nella buia cavità le altre vittime, legate in una lunga catena umana da sacrificare.
.
La tortura e lo stupro, insieme alla prassi di infierire con sadica ferocia sulle vittime, ci danno un’idea dell’”eroismo” di questi partigiani comunisti, molto coraggiosi, soprattutto nel tormentare le donne.
.
I comunisti italiani per decenni hanno cercato di far passare sotto silenzio tutto ciò, rendendosi nuovamente complici, dopo Togliatti, dei crimini commessi.
.
Ancora oggi si tenta di ignorare la data commemorativa che ricorda i tragici eventi.
.
Nel Comune dove io risiedo, a Minerbio, in provincia di Bologna, ho richiesto al Sindaco di intitolare una Via ai Martiri delle Foibe, ma non ho mai avuto risposta.
. 
Il Sindaco, Lorenzo Minganti, è rappresentante del PD locale…sarà un caso ?
.
.
Dissenso
.
 

domenica 14 aprile 2013

ARRIGO BOLDRINI detto "BULOW"

.
Vorrei far conoscere meglio un individuo di nome Arrigo Boldrini, che è stato il comandante della 28ma brigata Garibaldi “Mario Gordini” nel 1945, con lo pseudonimo di “compagno Bulow”, oltre che Presidente “onorario” dell’Anpi.
.
Dopo il diploma di Perito Agrario, nel 1939 si arruolò come volontario nella Milizia Fascista, con il grado di “capomanipolo”.
.
Dopo un periodo lavorativo, nel 1940/41 a Napoli, in cui venne a contatto con ambienti antifascisti,  fu poi richiamato alle armi con il grado di tenente di complemento, di stanza in Jugoslavia, a seguito dell’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania.
.
Nel 1943 rientrò in Italia, per una licenza di convalescenza, e aderì al clandestino PCI, e dopo l’8 settembre entrò nella Resistenza romagnola, passando quindi da “camicia nera” a “comunista” !
.
La storiografia “ufficiale” a questo punto, evita di dire accuratamente di quante e di quali nefandezze si macchiò Arrigo Boldrini durante la sua carriera partigiana, che lo portò ai vertici della famigerata Brigata Garibaldi.
.
Costui, in evidente delirio di onnipotenza, si arrogò il diritto, a guerra finita, di “prelevare” ed arrestare nella zona di Codevigo (Padova) centinaia di fascisti o presunti tali che avevano ripreso le loro normali attività alla fine del conflitto.
.
Queste persone (oltre 300, di cui 114 identificate) furono poi torturate e seviziate con ferocia inaudita, a gruppi, lungo le rive del Brenta e del Bacchiglione.
.
Le vittime, che furono ritenute colpevoli di aver aderito alla Repubblica Sociale Italiana, furono ammassate a Codevigo e successivamente seviziate e orrendamente mutilate, oltre che depredate dei loro averi, per essere poi fucilate lungo gli argini.
.
Molti dei corpi, caduti in acqua, furono trasportati lontano dalla corrente.
.
Alcuni corpi furono invece issati su carretti e scaricati poi nei pressi dei vari cimiteri della zona.
.
Altri ancora furono seppelliti sbrigativamente.
.
A Codevigo furono ritrovati ben 104 cadaveri ( di cui 77 in un’unica fossa comune), 17 furono rinvenuti in un’altra fossa a Santa Margherita, 12 a Brenta d’Abbà, 15 a Santa Maria, 18 a Ponte di Brenta.
.
Furono istituiti anche processi sommari (illegali a guerra finita) in cui, spesso per motivi di rancore e odio personali venivano emessi verdetti di condanna, sotto lo sguardo compiacente di Arrigo Boldrini.
.
Per meglio evidenziare la ferocia messa in atto dagli “eroici” partigiani, molto bravi a infierire sulle donne, è sufficiente constatare come si accanirono contro la maestra elementare Corinna Doardo.
.
L’autopsia rivelò infatti che sul suo corpo era rimasto intatto solamente un orecchio, segno evidente delle ripetute percosse con cui i “coraggiosi” combattenti della Brigata Garibaldi avevano infierito su di lei, prima di fucilarla e di abbandonarne il cadavere, nudo, nel cimitero.
.
Oppure possiamo evincere la volontà criminale di questi “animali” comunisti senza coscienza, avidi di sangue innocente, riconoscendo i tratti criminali che si palesarono nel trattamento riservato a Mario Bubbola, il figlio del Podestà del paese.
.
Mario, fu prelevato da casa e sistematicamente torturato e seviziato con estremo accanimento dai “partigiani”, che rivelarono così un istinto criminale talmente elevato che solo una iena sanguinaria come “Bulow” e la sua soldataglia potevano uguagliare.
.
Gli assassini tentarono, senza riuscirci, di tagliargli il collo con il filo spinato, e ripiegarono sul taglio della lingua, che gli infilarono poi nel taschino della giacca.
.
Successivamente gli furono tagliati i testicoli, che gli furono poi messi in bocca, con evidente intento dispregiativo, rivelando un odio incommensurabile e una violenza indicibile, intollerabile, soprattutto a guerra finita.
.
Una delle conferme di ciò che avvenne a Codevigo tra la fine di aprile e gli inizi del mese di maggio del 1945, ci viene dal diario del Parroco del paese, Don Umberto Zavattiero.
.

.
Il “valoroso eroe” che tollerò, e che anzi incentivò il ricorso a questa strategia del terrore, Arrigo Boldrini, fu poi insignito della Medaglia d’oro al valor militare e ricoprì a lungo la carica di Presidente onorario dell’Anpi !
.
Fu eletto deputato e poi Senatore della Repubblica tra le file del Partito Comunista Italiano, e poi dopo l’evoluzione poli-metamorfica dello stesso, confluì nel 1989 nel partito risultante, il PDS.
.
Ciò dimostra, caso mai ce ne fosse bisogno, che i cosiddetti “Democratici” di oggi, altro non sono che una “costola” del vecchio e feroce PCI del dopo guerra, al cui interno vegetano anime diverse, ma unite dallo stesso devastante ideale comunista.
.
Non dobbiamo MAI dimenticare le vittime di questo eccidio, recuperando e dando linfa vitale alla memoria storica di quanto avvenuto, in nome di una Giustizia che ancora oggi non ha “presentato il conto da pagare” ai responsabili.
.
Va ricordato che a guerra finita, nel maggio del 1945, nella sola zona di Treviso ci furono almeno 630 esecuzioni, ed altre 391 nella zona di Udine.
.
La Magistratura di Padova diede corso a vari procedimenti penali, che si risolsero però in un nulla di fatto, poiché i 4 partigiani della “28ma Brigata Garibaldi” inizialmente incriminati, furono tutti assolti.
.
I Comandi della “28ma non furono mai soggetti a procedimenti penali, e neppure quelli della “Cremona”, nonostante il fatto che fossero presenti come forze di occupazione proprio in quegli stessi territori in cui avvennero le stragi, in cui l’ordine pubblico e l’azione di Polizia era svolta dai Partigiani del CLN.
.
Arrigo Boldrini è morto il 22 gennaio 2008 all’età di 92 anni, senza avere mai, in vita, pronunciato parole di cordoglio per le sue vittime, uccise a guerra finita, per vendetta.
.
La magistratura rossa, compiacente e collusa, lo ha sempre protetto, conscia del fatto che rappresentasse l’aspetto più bieco di uno stalinismo reiterato e consapevole.
.
La Giustizia divina avrà quindi provveduto a collocare nel giusto sito colui che si è reso responsabile della morte di centinaia di vittime innocenti.
.
Un Tribunale davanti al quale non si può mentire si sarà già occupato di lui e della sua perversa ideologia, fondata sull’uso della violenza, sull’ateismo, sulla ferocia…
. 
Dissenso
.

domenica 7 aprile 2013

CRIMINALI COMUNISTI : Viktor Semënovič Abakumov

Viktor Semënovič Abakumov (Mosca 1894 ( alcune fonti indicano la data di nascita nel 1896, o nel 1908) - 18 dicembre 1954) era figlio di un fuochista, e studiò fino ai 13 anni nella scuola comunale.
.
Fino al 1927 fece il manovale e svolse lavori non qualificati, dopodiché entrò nel Komsomol dove ricoprì cariche elettive in diverse organizzazioni di fabbrica.
.
In futuro sarebbe diventato un ufficiale di alto livello degli organi di sicurezza sovietici.
.
E’ stato infatti capo del GURK (Direttorato centrale del controspionaggio), meglio noto come SMERS, e alto funzionario dell’MGB ( ex NKGB), ed era famoso per la brutalità che lo contraddistingueva soprattutto durante gli interrogatori dei prigionieri, che solitamente torturava con le proprie mani.
.
Nel 1920 si iscrisse al Partito Comunista attraverso la Lega della Gioventù Comunista.
.
Tra il 1921 e il 1923 partecipò alla brutale repressione della rivolta contadina nella regione di Ryazan Oblast, a sud est di Mosca.
.
.
All’inizio degli anni trenta, espropriò una “komunalka” ovvero un condominio in cui vivevano 18 famiglie, con camere separate e servizi in comune, a Mosca, accanto al Cistye Prudy, il Lago Pulito, non lontano dal Teatro Sovremennik.
.
Abakumov ne fece la sua residenza, descritta poi come esageratamente lussuosa.
.
Pare che infatti Abakumov in quella casa sperperò oltre un milione di rubli pubblici per renderla insuperabile.
Dal 1934 al 1937 fu dislocato al Direttorato centrale dei Campi e delle Colonie di lavoro (meglio noto come GULAG).
.
Nel 1936 divenne sottufficiale della Sicurezza dello Stato, per essere poi trasferito nel 1937 nei ranghi dell’NKVD, la famigerata polizia segreta di Stalin.
.
In tale contesto divenne responsabile della supervisione del servizio informazioni e controspionaggio all’interno delle industrie sovietiche.
.
Nel 1938 divenne capo ad interim della Direzione UNKVD di Rostov.
.
Ebbe un avanzamento di grado nel 1938 con la nomina a Capitano della Sicurezza dello Stato.
 .
Nel febbraio del 1941 fu richiamato a Mosca, dove fu eletto Vice Commissario dell’NKVD e gli fu affidato l’incarico di dedicarsi all’epurazione degli oppositori politici negli Stati Baltici.
.
Nel luglio dello stesso anno fu nominato Capo della Direzione di un Reparto Speciale dell’NKVD con il grado di Commissario di 3° livello.
.
Prese parte attiva alla grande epurazione, la repressione organizzata da Stalin stesso per epurare il partito comunista da presunti cospiratori, che portò alla condanna a morte di 55 imputati.
.
Ricorrendo alle pressioni psicologiche e all’uso della tortura gli imputati furono costretti a confessare colpe non commesse.
.
Abakumov divenne poi uno dei vice di Berija, il cinico e crudele esecutore, nonché suggeritore, di molte persecuzioni e delitti attuati in simbiosi con Stalin.

.
Nel 1943 fu promosso Commissario di 2° livello dell’NKVD.
  .
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale offrì il compito di organizzatore dell’apparato di intelligence della Germania Est comunista a Heinrich Muller, ex capo della sezione IV dell’Ufficio di sicurezza del Reich tedesco, (Gestapo).
.
Da notare che Muller era stato colui che firmò l’autorizzazione alla deportazione e allo sterminio di 45.000 ebrei ad Auschwitz nel 1943.
.
Lavorando per la Direzione centrale del controspionaggio SMERSH (acronimo di Smert Shpionam  o “Death to spies”, Morte alle spie) si premurò spesso di acquisire prove e confessioni estorcendole personalmente mediante la tortura dei prigionieri.
 .
Nel 1946 fu nominato Ministro del Mgb, con referenza diretta direttamente con Stalin.
 .
Nel 1949 prese parte alle purghe relative alla repressione nota come ”affare di Leningrado”, in cui vennero giustiziati i membri del Politburo Kuznecov e Voznesenskij.
 .
Nel 1950 propose a Stalin la deportazione dei testimoni di Geova, che fu poi effettivamente eseguita l’anno successivo.
 .
Nel 1951 infatti oltre 9.000 Testimoni di Geova furono deportati in Siberia secondo il piano denominato “Operazione Nord”.
 .
Fini poi per essere lui stesso vittima di una delle purghe di Stalin che temeva un suo legame segreto con Berija.
.
Fu sospettato e imputato di aver “coperto” un complotto sionista nell’Mgb, durante l’istruttoria legata alla campagna antisemita.
.
Su specifica indicazione di Stalin fu arrestato e torturato brutalmente, prima di essere condannato a morte e fucilato, nel 1954, condividendo la sorte di molti dei gerarchi comunisti che avevano percorso la strada della dittatura e del comunismo sovietico.
.
.
Dissenso
.


lunedì 1 aprile 2013

ARMENI : IL GENOCIDIO FINALE

.
Dopo gli anni 1895 e 1896, che segnarono un periodo estremamente tragico per il popolo armeno, a causa dei massacri attuati sulla popolazione per volontà del Governo Ottomano, si assiste all’organizzazione di movimenti rivoluzionari turchi, nati per contrapporsi allo strapotere e alle politiche del sultano Abd ul Hamid.
.
Parallelamente, le opposizioni armate si sviluppano su due fronti, quello turco e quello russo.
.
Il bilancio delle vittime, relativamente al periodo che precede la nascita delle opposizioni armate, secondo la stima del Patriarcato armeno, ammonta a 300.000 morti e a 2.500 villaggi distrutti, a migliaia di case incendiate e a centinaia di chiese saccheggiate e demolite, o convertite in moschee.
.
La crescente paura della popolazione di etnia armena, sottoposta a torture e sevizie, e a stupri e violenze di ogni tipo, produsse flussi importanti di emigrazioni verso altri paesi, alimentando una diaspora dell’ordine di centinaia di migliaia di esuli.
.
La “Sublime Porta” (abbreviata in “Porta”), era il nome con cui si indicava in origine il Palazzo imperiale del Sultano, e rappresentava il centro del potere ottomano.
.
Successivamente, dal XVII° secolo, poiché il Governo divenne di competenza del Gran Visir, si indicò la “Porta” per riferirsi a quest’ultimo.
.
La “Sublime Porta”, comunque la si identifichi, fu la responsabile dello sterminio della popolazione di etnia armena fino alla fine del 1800, e trovò il suo più feroce carnefice nel Sultano Abd-ul-hamid, complice il silenzio colpevole dell’Europa.
.
L’indifferenza delle Potenze occidentali durante le stragi è paragonabile infatti solo alla sconcertante passività con cui l’Europa, appunto, riuscì ad assistere ai crimini efferati con i quali i musulmani ottomani misero a repentaglio la sopravvivenza stessa della civiltà,
.
L’opinione pubblica europea, grazie alle notizie diffuse da viaggiatori ritornati dall’Armenia e dai movimenti filo-armeni, iniziò poi gradatamente a prendere coscienza della reale situazione, tenuta fino ad allora nascosta dai Governi e dagli ambienti economici.
.
Grazie alle conferenze e agli articoli di molti intellettuali si invertì in Francia la tendenza filo-ottomana, e si scoprì il dramma dell’Armenia in tutte le sue tinte fosche e drammatiche.
.
Prolificarono le riviste di informazione sulla causa armena, e in Paesi come l’Italia, il Belgio, e i Paesi Bassi, vennero fatte interrogazioni parlamentari a favore degli stessi.
.
In Germania, nonostante il veto opposto da Guglielmo II°, si alzarono voci che ruppero l’ostinato silenzio sul dramma armeno, mentre in Danimarca il filosofo Georg Brand lanciò un accorato appello all’opinione pubblica europea.
.
Ginevra, in Svizzera, divenne un centro importante di attività filo-armene, tanto da vedere presentata una petizione al Governo federale, pro Armenia, firmata da centinaia di migliaia di cittadini elvetici.
.
Nonostante l’orientamento delle masse popolari e il sentimento di diffusa empatia nei confronti della popolazione armena, non decollarono però iniziative o azioni ufficiali dei Governi Europei e delle potenze occidentali, che potessero dissuadere la “Sublime Porta” dai suoi intenti, e ciò permise ai carnefici hamidiani di proseguire le persecuzioni.
.
Il popolo armeno, fino ad allora poco impegnato nella lotta politica, iniziò a recepire con maggiore sensibilità gli appelli dei propri movimenti rivoluzionari.
.
La determinazione alla rivalsa della popolazione armena trovò corrispondenza nella nascita della Federazione Rivoluzionaria Armena, altrimenti conosciuta come  Partito Dashnak (FRA o HHD).
.
Di ispirazione socialiste e pur essendo influenzato dalle correnti marxiste di stampo russo, accolse poi le idee di democrazia e libertà assorbite dagli armeni europei, fino a diventare negli anni sessanta del XX secolo un partito di ispirazione nazionalista e spiccatamente anti-comunista.
.
Le potenze europee intervennero nell’Impero Ottomano solo per consolidare le rispettive posizioni nell’ambito delle prerogative economiche e commerciali, mascherando gli interventi con la facciata dell’intento umanitario.
.
In realtà venne permesso al Sultano di continuare le sue persecuzioni verso la popolazione armena, tanto che continuarono le scorrerie della cavalleria hamidiana nei villaggi indifesi.
.
Fu vietato agli Armeni lo spostamento da un luogo all’altro, causando così la rovina commerciale per le loro attività ; venne loro proibita la detenzione di qualsiasi tipo di arma, incluso i coltelli da cucina o i bastoni ; vennero arrestati con qualsiasi pretesto, anche futile, e i prigionieri furono sottoposti alle sevizie più disparate.
.
Nell’Ottobre del 1900 i curdi ammazzarono più di 200 armeni  nella città di Khassdur, violentando le ragazze e saccheggiando le case e le chiese.
.
La stessa sorte toccò alla città di Zeythun, in cui vennero uccisi 180 persone di etnia armena.
.
La reazione armena, capitanata dal Dashnak, portò alla nascita di una rete di comitati e di bande di partigiani chiamate i “fedai”.
.
Il termine “fedai”, in persiano significa “devoto” e designa colui che ha sacrificato la propria vita.
.
Questa organizzazione nacque dapprima in Persia, poi in Russia, formando la propria preparazione militare grazie all’insegnamento dei rivoluzionari Dashnak, che nei territori di confine tra Russia e Turchia esercitavano un governo clandestino.
..
I “fedai” oltre che provvedere all’azione militare e alla difesa dei villaggi, si occuparono anche di condurre un’azione politica per preparare il popolo alla sollevazione contro il dispotismo del Sultano.
..
Diverse operazioni militari compiute con audacia e determinazione consacrarono i fedai alla leggenda.
.
Nel 1896 la tribù curda “Mazrik” massacrò 800 armeni a Khanassor, e l’anno seguente un battaglione di 253 combattenti fedai vendicò le vittime di tale strage piombando sull’accampamento curdo e uccidendo tutti gli uomini.
.
I fedai non toccarono né le donne, né i bambini, e non si abbandonarono al saccheggio.
.
Il Governo ottomano manifestò e palesò poi nel 1900 la determinazione e la volontà di distruggere l’intera regione del Sasun di etnia a prevalenza armena.
.
Iniziò così ad occupare i territori, a incendiare, e a radere al suolo interi villaggi, incominciando da quello di Spaghank.
.
I fedai erano inferiori di numero rispetto alle forze hamidiane, e non riuscirono a impedire la distruzione dei villaggi di Shenik, di Semal, di Hunan, di Talori, e di Geliguzan.
.
Il bilancio fu catastrofico : 3.000 vittime !
.
La violenza del Sultano però andava di pari passo con il suo progressivo indebolimento, assediato com’era dalle nuove forze emergenti, legate ad un nazionalismo sempre più pressante, che costituirà poi la causa della fine dello stesso sultano.
.
Le spinte nazionaliste si radicalizzarono sia in Partiti ideologicamente motivati e dotati di struttura organizzata e articolata, che in formazioni militari clandestine votate al terrorismo e all’uso della violenza come forma di lotta.
.
Nel contesto internazionale, i nazionalismi si manifestarono attraverso l’evoluzione delle spinte provocate da una tensione rivoluzionaria, come in Russia nel 1905, oppure in Francia e in Italia che si ritrovarono i simbiosi con la mobilitazione e l’elaborazione di un sindacalismo rivoluzionario, e anche in Austria, dove premevano le spinte irredentistiche.
.
Parimenti, ciò condusse all’inizio dello smembramento dell’Impero ottomano, a partire dai Balcani e poi nei paesi arabi, entrambi pervasi da fermenti nazionalistici.
.
Si sviluppò un nuovo concetto sensibile ad un patriottismo fondato su qualcosa di profondo e unificante, come la coincidenza dello Stato con la Nazione.
.
Le comunità nazionali furono unificate idealmente non solo dalla religione e dalla lingua ma soprattutto dalle proprie origini e dal proprio passato, a costituire il cemento per un futuro stato-nazione in cui il concetto nazionalistico avrebbe rappresentato un punto di arrivo.
.
Per il nazionalismo armeno tutto ciò rappresentò quindi una meta, alla quale guardare, per porre fine alla diaspora del proprio popolo.
.
In questo contesto nacque il movimento politico dei “Giovani Turchi”, contrario al Sultano, e fortemente nazionalistico.
.
Le componenti politiche e ideologiche che rappresentarono l’essenza dei Giovani Turchi però, erano sì rivolte ad una visione moderna della società, che abbandonasse i vecchi e tradizionali schemi della società ottomana, ma erano anche intrise di una metodica ricerca di una identità turca che passasse attraverso il concetto di razza e di omogeneizzazione etnica.
.
La coalizione che si era formata in Turchia per cacciare Abd ul Hamid contava al suo interno anche la rappresentativa Armena, con cui però i Giovani Turchi non avevano convergenze di intenti , ma che anzi costituiva fonte di tensione e di scontro.
.
Agli armeni veniva contestato il fatto che essi avrebbero dovuto dare voce alle proteste non come Armeni, appunto, ma come indipendenti Ottomani, senza diritto di contrattare o fare offerte come se avessero rappresentato uno Stato a parte.
.
Nei Giovani turchi aleggiava un sentimento di sospetto, legato al timore di future richieste di indipendentismo e di separatismo etnico da parte degli Armeni, pur se in quel momento alleati contro il nemico comune : il Sultano.
.
Il nazionalismo turco si fondò sull’affermazione di un sistema sociale basato sulla costruzione NON di uno Stato ( in cui tutti i soggetti sarebbero stati membri), bensì di una Nazione, in cui solo i Turchi ne avrebbero costituito l’essenza stessa e l’ossatura.
.
La lingua sarebbe quindi stata quella turca, e l’identità culturale si sarebbe sviluppata in simbiosi con una razza comune di antiche e comuni origini, a costituire una omogeneità in cui il nazionalismo, il panturchismo, il panturanesimo e il panislamismo sarebbero stati intrecciati e fusi insieme.
.
Per contro, l’obiettivo dichiarato del FRA (Fronte Rivoluzionario Armeno) era quello dell’emancipazione politica ed economica dell’Armenia turca, mediante una vasta insurrezione armata.
.
Parallelamente il FRA si adoperò per difendere le comunità armene dal tentativo di annichilimento zarista in Russia, dove Nicola II° perseguiva politiche di russificazione delle minoranze etniche.
.
Lo Zar di Russia infatti, negli anni di fine ‘800, fece chiudere le scuole  e le associazioni culturali armene,  oltre che i giornali e le biblioteche, per passare poi nel 1903 alla confisca dei beni della Chiesa armena.
.
La protesta in Russia, guidata dal movimento Dashnak, assunse quindi caratteristiche anti-imperialiste, con l’unione alla IIa Internazionale socialista.
.
Secondo Rosa Luxemburg il requisito indispensabile alla diffusione della socialdemocrazia nell’Impero ottomano doveva passare attraverso il movimento nazionale e l’emancipazione dei popoli cristiani.
.
La lotta dei Giovani Turchi contro Abd ul Hamid si avvalse anche della collaborazione con i suoi oppositori in esilio che si erano riuniti a formare il Comitato di Unione e Progresso.
.
Nel 1907 i Giovani Turchi di Salonicco si unirono al CUP e con loro iniziarono a battersi chiedendo al Sultano il ripristino della Costituzione del 1876.
.
Le ritorsioni di Abd ul Hamid, che iniziò a fucilare gli ufficiali coinvolti in queste rivendicazioni, indussero il gruppo dei Giovani Turchi di Salonicco a minacciare di marciare su Istanbul.
.
Queste pressioni costrinsero il Sultano a ripristinare la Costituzione, nel 1908 e ad indire elezioni politiche, che portarono in Parlamento una maggioranza di deputati appoggiati dal Comitato Unione e Progresso.
.
Lo sfaldamento però dell’Impero Ottomano, che perse molti dei territori precedentemente annessi, come la Rumelia in Bulgaria, Creta, la Bosnia e l’Erzegovina, fu addebitato alla politica dei Giovani Turchi, e permise al Sultano di tentare una contro rivoluzione nel 1909.
.
Il tentativo fu subito stroncato, Abd ul Hamid fu definitivamente deposto e al suo posto fu insediato il docile Mehmet V, e i Giovani Turchi assunsero direttamente le responsabilità di Governo.
.
Iniziò così un periodo di acceso nazionalismo, sotto la guida di Enver e di un triumvirato dittatoriale.
.
In tale contesto avviene un nuovo e drammatico massacro di armeni, e precisamente nella Provincia di Adana, in cui le forse unioniste fedeli al Sultano uccidono ben 25.000 cristiani di etnia, appunto, armena.
.
Tra le premesse che portarono poi all’eccidio ”finale” è da far notare l’orientamento intrapreso dalla fase rivoluzionaria dei Giovani turchi, secondo cui la forza  e la violenza dovevano essere i mezzi attraverso cui risolvere i conflitti provocati dalle nazionalità.
.
Nel 1910  Mehmed Tal'at, uno dei leader che ebbero un ruolo preminente negli anni che vanno dal 1913 al 1918, basò la sua politica “sull’esigenza dell’eliminazione di tutti gli elementi eterogenei esistenti”.
.
Non a caso costui è definito dagli armeni come l’”Hitler turco
.
Ciò segna anche una sorta di continuità della repressione armena, a partire dai massacri hamidiani, fino al genocidio del 1915, e a quelli di fine decennio.
.
In un congresso segreto, tenutosi a Salonicco nel 1911, i Giovani Turchi decisero di sopprimere totalmente gli armeni residenti in Turchia.
.
L’obiettivo degli ottomani di annichilire l’etnia armena scaturì quindi dall’esigenza di portare avanti l’ideologia panturchista, determinata a riformare lo Stato su basi nazionaliste e su una omogeneità etnica e religiosa.
.
L’occasione si presentò loro con lo scoppio del Primo conflitto Mondiale, allorquando le potenze europee, impegnate nella guerra, non potevano interferire.
.
Così, tra il 1915 e il 1916, il Partito “Unione e Progresso” elaborò e poi realizzò un progetto di sterminio dei cittadini armeni dell’Impero Ottomano.
.
I Giovani Turchi, ala del Comitato Centrale, divennero così interpreti di un piano genocidario, per mezzo dei propri politici più intransigenti, come : Tal'at, Enver, Djemal, e Kemal (detto Ataturk).
.
Nel 1915 i turchi intrapresero un’opera di sistematica deportazione della popolazione armena, una parte verso Aleppo, e un’altra verso il deserto di Der-Es-Zor in Mesopotamia.
...
Durante la marcia gli armeni vennero depredati di ogni loro avere, e molti di loro furono gettati in caverne e bruciati vivi.
.
Molti altri vennero annegati nel fiume Eufrate o nel mar Nero.
.
Nelle città e nei villaggi abitati da Armeni rimasero solo donne, vecchi e bambini a cui fu imposta la deportazione.
.
Il Governo dei Giovani Turchi costituì una Organizzazione Speciale formata da bande di  malfattori fatti uscire appositamente dalle carceri, con il compito specifico di sterminare gli armeni.
.
Queste bande di assassini legalizzati si accanirono contro le colonne dei deportati, lungo il percorso che questi percorrevano a piedi per centinaia di chilometri.
.
Così gli armeni, oltre che con la fame, la sete, le malattie, lo sfinimento e gli stenti, si trovarono a fare i conti con gli stupri, le torture, la ferocia e il sadico accanimento delle bande filo-governative.
.
In un telegramma, il comunicato di Talaat Pascià, del 15 settembre 1915, recita :
.
In precedenza è stato comunicato che il Governo, su ordine del Partito (Unione e Progresso), ha stabilito di sterminare completamente tutti gli Armeni residenti in Turchia.
.
Coloro i quali si oppongono a questo ordine non possono continuare a rimanere negli organici dell’Amministrazione dell’Impero.
.
Bisogna dar fine alla loro esistenza, per quanto siano atroci le misure adottate, senza discriminazioni per il sesso e l’età e senza dar ascolto a considerazioni legate alla “coscienza”.
.
Il 24 aprile del 1915 furono arrestati tutti i notabili della comunità armena di Costantinopoli, per essere deportati e massacrati.
.
Nel mese di Maggio fu emanato un decreto provvisorio di deportazione, seguito da quello di confisca dei beni, entrambi mai ratificati dal Parlamento.
.
I maschi adulti furono chiamati a prestare servizio militare e poi, dopo essere stati divisi e separati dai rispettivi reparti, vennero passati per le armi.
.
Seguì poi la fase dei massacri e delle violenze indiscriminate sulla popolazione civile, sugli intellettuali, sui sacerdoti, sui dirigenti politici.
.
Ancora oggi infatti, il 24 aprile, si celebra la “Giornata della memoria del popolo Armeno” per ricordare il “Metz Yeghern” (il Grande Male), lo sterminio di un milione e mezzo di armeni ad opera dei “Giovani Turchi nel 1915.
.
Ufficialmente, però, ancora oggi, il Governo Turco non ha né riconosciuto, né tanto meno condannato questo olocausto, ma anzi continua a negare il fatto che questo sia mai avvenuto.
.
Addirittura la Turchia tenta quotidianamente di corrompere la verità, assoldando politici, studiosi, scrittori, e giornalisti occidentali al fine di continuare a mistificare la realtà dei fatti.
.
Il Governo Turco ricorre a sistemi di indottrinamento nelle Scuole esibendo false documentazioni e come se ciò non bastasse, intitola via o piazze, a Istanbul e ad Ankara, ai nomi dei principali responsabili dello sterminio degli armeni.
.
Negli anni 2000 il Parlamentare Ozal ha affermato che forse la “lezione” data all’Armenia non era stata sufficiente ed occorreva darne loro un’altra.
.
La presunzione turca di entrare a far parte dell’Unione Europea, non può prescindere, di fronte al genocidio armeno, da un “mea culpa” ufficiale, sancito dalle scuse del Governo in carica alla popolazione armena.
.
Purtroppo fino ad oggi, quando ogni 24 aprile l’intero mondo civile si stringe in ricordo del genocidio armeno, la Turchia reagisce con rabbia, continuando a negare l’evidenza.
.
E’ necessario, a questo proposito, rimarcare il fatto che in alcuni paesi (Germania, Austria, e Francia) è illegale pronunciarsi pubblicamente contro quelle verità storiche la cui negazione rappresenta un’offesa ancora attuale per le vittime e i loro discendenti.
.
Concludo considerando che un atteggiamento come quello turco costituisce un serio pericolo, non solo per gli armeni, ancora oggi, ma anche per l’intera comunità civile e democratica e per quei valori di libertà e di pacifica coesistenza tra i popoli.
.

Post più popolari

Amici del blog