domenica 14 dicembre 2014

CRIMINALE COMUNISTA : LAVRENTIJ PAVLOVIC BERIJA


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Lavrenti Pavlovic Berija fu definito da Stalin stesso come “il nostro Himmler”.
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Il suo aspetto da intellettuale nascondeva la ferocia di una belva assetata di sangue, unita ad una smisurata ambizione e ad un cinismo criminale.
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Il suo ruolo durante gli anni delle grandi purghe fu attivo, come esecutore della grande repressione ordita da Stalin, così come quello di Ezov, da cui i russi trassero il termine di “ezovscina” per indicare il periodo delle purghe.
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Agli occhi del popolo Stalin appariva come il loro protettore, paterno e sorridente, così come veniva presentato dalla propaganda di regime, che induceva a far supporre che fosse anche ignaro di ogni repressione, anche se in realtà l’artefice principe e ideatore di ogni nefandezza era proprio lui, Stalin, “deus ex machina” della Grande Madre Russia.
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Stalin e Berija
Per contrapposizione Berija divenne invece nell’immaginazione popolare e nella letteratura storica e romanzesca dell’Unione Sovietica il Grande Satana dello stalinismo, e cioè colui a cui imputare ed ascrivere la responsabilità delle feroci repressioni e delle nefandezze, essenza dell’odio e del male assoluto.
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Berija nacque in Georgia, come Stalin, il 20 marzo 1899 (vent’anni dopo di lui) in epoca zarista, ma non combattè mai per la rivoluzione che portò poi Stalin al potere.
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Si iscrisse al Partito Bolscevico nel 1917, e successivamente negli anni 30 divenne capo della polizia e leader del partito sia in Georgia che in Transilvania, mettendosi in luce per la sua intransigenza e per la crudeltà dimostrata verso i suoi stessi connazionali georgiani.
Nel 1928 divenne efficiente persecutore dei kulaki, i contadini proprietari che venivano indicati come simbolo da abbattere senza pietà, e perseguì con tenacia il progetto di collettivizzazione delle campagne deportando in Siberia migliaia di loro.
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In seguito, la politica dell'ammasso dei cereali, portò alla più grande carestia della storia in Ucraina, l'Holodomor, che provocò milioni di vittime per fame.
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Nel 1934 partecipò insieme a Jagoda (capo dell'NKVD) al complotto per assassinare Sergej Kirov, il prestigioso capo del Partito di Leningrado, che insidiava il potere di Stalin.
Si lanciò subito dopo ad una vera e propria caccia alle streghe contro i presunti cospiratori, riuscendo così a fare “piazza pulita” di ogni ostacolo o concorrente verso la corsa di Stalin al potere dell’apparato comunista.
Divenne il fedelissimo esecutore di Stalin e provetto repressore, riuscendo così a sopravvivere alle terribili e successive purghe del 1936-38 e ad iniziare anch’egli la scalata verso il potere e verso i massimi vertici del Partito.
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Come capo della Polizia politica Berija diresse l’imponente organizzazione dei gulag, il sistema di campi di lavoro in cui trovarono la morte milioni di cittadini sovietici come deportati.
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Nel 1939 si occupò di politica estera rendendo possibile il famigerato Patto Von Ribbentropp-Molotov, per mezzo del quale i nazisti e i Sovietici divennero alleati e si spartirono arbitrariamente la Polonia.
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L’attività di Berija nella spartizione del territorio polacco si svolse nella parte orientale, insieme all’NKVD.
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In base agli accordi con Hitler, furono annessi all’Urss i territori dell’Ucraina Occidentale, della Bielorussia Occidentale, dell’Estonia, della Lettonia, della Lituania, della Bessarabia, e della Bucovina Settentrionale,  e iniziarono gli arresti e le deportazioni delle popolazioni di quei luoghi verso i gulag sovietici.
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La sua ferocia trovò sfogo nell’eccidio della foresta di Katyn, in cui ventimila soldati polacchi, prigionieri di guerra, vennero fucilati e seppelliti con la compiacenza di Stalin.
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Per lungo tempo la macchina disinformatrice comunista imputò l’eccidio ai nazisti, fino a quando la verità non emerse chiaramente.
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Sotto la guida di Berija, nell’agosto del 1940, avvenne l’omicidio di Lev Trockij.
Dal 1941 al 1944 promosse e diresse la deportazione di tedeschi, calmucchi, caracaevi, balcari, ceceni, ingusceti, e tatari di Crimea.
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I tatari crimeani deportati furono 193.865, e di questi circa 10.000 furono lasciati morire di fame.
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Per quanto riguarda i calmucchi fu deportata l’intera nazione, della quale la metà morì durante l’esilio.
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L’esodo forzato dei calmucchi verso la Siberia iniziò senza alcun preavviso in pieno inverno, su carri bestiame, dando inizio a quello che si rivelò poi essere un vero e proprio genocidio.
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Il 23 febbraio 1944 Berija, su ordine di Stalin, iniziò anche la deportazione di TUTTA la popolazione cecena e ingusceta in Asia Centrale.
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Furono deportate più di 500.000 persone, di cui oltre la metà perirono durante il viaggio o per mano dei loro aguzzini sovietici.
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Le donne incinte e i vecchi, oltre a coloro che potevano causare ritardi nell’esodo forzato (come i malati e i bambini), furono riuniti e uccisi prima della partenza, come nel caso del villaggio di Khaibakh, in cui vennero arse vive 700 persone.
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I sopravvissuti al viaggio furono abbandonati al loro destino nelle lande deserte e ghiacciate della Siberia, privi degli indumenti invernali, a fronteggiare la fame, le malattie, e l’inverno che sopraggiungeva, provocando anche in questo caso un vero e proprio genocidio, come riconosciuto poi nel 2004 (60 anni dopo) dal Parlamento Europeo.
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Il 29 febbraio, Lavrentii Beria, il capo della polizia segreta dell'NKVD, scriveva a Stalin :
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"Riferisco i risultati dell’operazione di risistemazione dei Ceceni e Ingusci.
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La risistemazione ha avuto inizio il 23 febbraio nella maggior parte dei distretti, eccettuati i villaggi nelle alte montagne.
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478.479 persone sono state sfrattate e caricate nei vagoni speciali, incluso 91.250 ingusci.
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180 treni speciali sono stati caricati, di cui 159 mandati al posto predestinato.
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Il 23 febbraio è la Giornata Mondiale della Cecenia, in ricordo delle vittime e per riflettere sulle atrocità commesse dal comunismo, ma pare che nel “civile” Occidente pochi ne siano a conoscenza.
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Nel 1945 divenne sovrintendente al progetto per la realizzazione della Bomba Atomica e membro effettivo del Politburo, e Vicepresidente de Consiglio dei Ministri.
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Alla morte di Stalin divenne così, insieme a Molotov e a Malenkov l’uomo più potente dell’Unione Sovietica, finendo per rappresentare una minaccia, al punto che Krusciov complottò per eliminarlo.
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Fu catturato e sottoposto a tortura all’interno delle mura del Cremlino ma i dettagli sulla sua morte sono ancora avvolti nel mistero.
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Secondo Amy Knight, ricercatrice presso la Library of Congress di Washington, Berija sarebbe caduto sotto i colpi sparati dal mitra corto del Maresciallo Georgij Konstantinovic Zukov, nei corridoi del Cremlino, coadiuvato nell’impresa dal Generale Moskalenko, entrambi uomini di Krusciov.
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Una diversa versione dell’accaduto, riferita da Krusciov anche ad una delegazione del PCI guidata da Giancarlo Pajetta, afferma che Berija sarebbe stato strangolato dai membri del Presidium durante una colluttazione avvenuta nel corso di una seduta, nel mese di giugno.
La versione ufficiale diffusa dai media, sosteneva invece che Berija fosse stato processato e fucilato, ma il figlio di Berija successivamente affermò a mezzo stampa che il padre non era presente al processo, ma al suo posto ci fosse una controfigura.
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Per meglio evidenziare la personalità schizofrenica di Berija, è sufficiente esaminare il suo comportamento nei riguardi di Nestor Lakoba, un vecchio bolscevico accusato di ogni nefandezza possibile.
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Alla morte di Lakoba, in seguito alle torture, Berija fece arrestare anche la moglie di quest’ultimo e la fece torturare dai carnefici dell’NKVD.
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Ogni notte veniva sottoposta a crudeli sadismi e riportata poi in cella coperta del suo stesso sangue.
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Berija voleva obbligare la sventurata a firmare un documento in cui accusava il marito di tradimento, ma di fronte al suo rifiuto si accanì contro il figlio quattordicenne, che iniziò così ad essere bastonato in sua presenza.
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Sfinita dalle torture la moglie di Lakoba morì e suo figlio fu deportato in un gulag.
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Dopo qualche tempo il  ragazzo scrisse a Berija per chiedere il permesso di poter continuare a studiare, anche se recluso, ma questi lo convocò e lo fece fucilare immediatamente.
Berija era noto anche come pedofilo, per il suo morboso interesse per le ragazzine molto giovani, che attirava nella sua casa-prigione dotata di celle per la detenzione nelle cantine.
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La villa degli orrori di Berija
Le cantine della sua casa, oggi sede dell’ambasciata tunisina, nascondono ancora le ossa delle sue vittime, dietro falsi muri o cementate nella muratura.
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Nel 2001, infatti, dopo il rifacimento della cucina, furono ritrovati il femore e alcune ossa delle gambe di una delle sue giovani e sventurate vittime.
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Berija era, oltre che il sadico uccisore di milioni di persone innocenti, anche un predatore sessuale che di notte si aggirava per Mosca in cerca di ragazzine adolescenti da trascinare a casa sua, per poi torturarle e stuprarle, prima di togliere loro la vita.
In Occidente Berija è pressochè sconosciuto ai più, a causa della colpevole disinformazione degli intellettualoidi della sinistra, che nascondendo e mistificando la realtà del comunismo sovietico, se ne sono resi complici.
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Il voler per forza presentare il comunismo sovietico come un “Paradiso” dei proletari è senza dubbio criminale e subdolo, e priva la società di una obiettività storica oramai consolidata, e cioè della consapevolezza che il comunismo e i suoi artefici rappresentino il “male assoluto” dell’ultimo millennio.
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La ferocia, la morte, il sadismo, e una cieca furia, tutti elementi prodromici ad un vero delirio di onnipotenza, sono infatti le caratteristiche su cui si fonda il marxismo, la filosofia da cui trae linfa vitale il comunismo.
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Dissenso
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IL LIBRO NERO DEL COMUNISMO

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"Il libro nero del comunismo" è uno di quei testi che bisognerebbe portare sui banchi di scuola perché gli studenti possano studiarlo.
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E’ frutto del lavoro di autorevoli e valenti scrittori, che mediante una minuziosa ricerca storica, spesso attingendo i dati dall’apertura degli archivi comunisti, hanno tracciato un significativo quadro delle devastazioni prodotte dal comunismo a livello planetario. 
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Gli autori :
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Stèphane Courtois
Jean-Louis Pannè, è stato segretario dell’ex fondatore della sezione francese dell’Internazionale Comunista, il futuro Partito Comunista francese, Boris Souvarine.
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Stèphane Courtois è un famoso specialista e studioso di storia del comunismo, ed è Direttore del Centro Nazionale francese per la Ricerca Scientifica alla West University Paris Nanterre La Defènse.
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Nicolas Werth è ricercatore al CNRS di Parigi.
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Ha insegnato alle Università di Minsk, di New York, di Mosca, e di Shangai, ed è stato addetto culturale presso l’ambasciata francese a Mosca, durante la Prestrojka.
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Andrzej Paczkowski, Polacco, è Professore di Storia, ricercatore, storico e docente universitario.
Jean-Louis Pannè
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E’ stato ricercatore presso l’Istituto di ricerca della letteratura all’Accademia Polacca delle scienze, ed è stato tra i fondatori dell’Archivio di solidarietà, una importante Associazione per la salvaguardia delle documentazioni prodotte dai dissensi e dai movimenti di opposizione.
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Karel Bartosek, è professore universitario e scrittore.
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Inizialmente, da giovane, milita tra le file del Partito comunista cecoslovacco, poi se ne distacca, non convinto dalle versioni ufficiali della cosiddetta "liberazione” di Praga.
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Nicolas Werth
Dopo aver poi partecipato alla Primavera di Praga nel 1968 viene espulso dal Partito e condannato a sei mesi di prigione.
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Bartosek, è un attivo difensore dei diritti umani, come riconosciuto anche da Amnesty International.
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Jean-Louis Margolin è Professore di Storia presso l’Università di Provence Aix-Marseille e vice Direttore dell’Istituto di Ricerca sul sud-est asiatico, specialista sui crimini politici nell’Asia orientale.
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Andrzej Paczkowski
Come si può notare, tutti vantano un curriculum vitae di rispetto, sia per la competenza specifica dei loro settori di studio, che per una acquisizione “sul campo” di esperienze personali proprio nello stesso ambiente politico in oggetto, che li pone quindi al riparo da accuse di contaminazione “di parte avversa”.
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Quotidianamente, da oltre 50 anni, la disinformazione comunista ha mentito, falsificato, omesso, contaminato, negato, nascosto, e mistificato tutto ciò che poteva in qualche modo offuscare la visione stereotipata di un comunismo affabile e affidabile, presentato alle masse dei lavoratori come una panacea di ogni male sociale.
Karel Bartosek
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Il “libro nero del comunismo” svela finalmente tante verità precedentemente celate volutamente dagli intellettuali comunisti, che alimentando faziosamente e colpevolmente l’informazione la trasformano in totale disinformazione.
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Il comunismo viene svelato nel suo ruolo di male assoluto, in cui si afferma come principe del male, protagonista di morte e di dolore, di sopraffazione, sinonimo di tortura e di sadismo, spesso contro i suoi stessi adepti, in un delirio senza fine, seguendo passo passo la filosofia di Karl Marx.
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Ancora oggi la irresponsabile e consapevole demenza degli pseudo intellettualoidi delle sinistre tenta di fagocitare l’informazione, plasmandola a proprio comodo, inneggiando alle bandiere rosse.
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Jean-Louis Margolin
In questa ottica i “maestri” della disinformazione spingono i bambini delle scuole elementari a cantare “Bella ciao” in omaggio ai partigiani, senza però raccontare i crimini orrendi di cui molti di loro si sono macchiati alla fine della guerra, ad armi deposte, premeditatamente e freddamente.
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Sui libri di scuola per interi decenni non si è nemmeno menzionato un accenno alle “Foibe”, in cui furono trucidate dai comunisti di Tito migliaia di vittime colpevoli solo di essere italiane, con la silente complicità di Palmiro Togliatti, il Numero Uno italiano del Comintern sovietico.

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Il libro ci permette di conoscere uno spaccato delle situazioni, a livello mondiale, in cui il comunismo ha prodotto i suoi risultati, che coincidono sempre con il terrore e la morte, documentati e provati.

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100 milioni di morti :
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è la cifra stimata per capire l’entità dei danni provocati dalla follia comunista, partendo dalla dekulakizzazione staliniana, per passare poi all’Holodomor in Ucraina, al "Grande balzo in avanti" di Mao in Cina, alle vittime di S21, il lager dei khmer rossi in Cambogia, e così via, in un crescendo di morte e di distruzione, soprattutto in termini di vite umane.

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I capitoli si susseguono con metodica e precisa linearità, seguendo il filo di prove e documenti che ne provano incontrovertibilmente la verità, su basi storiche e scientifiche, acquisite spesso da ricerche condotte negli archivi temporaneamente aperti agli storici e agli studiosi.
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La verità sul comunismo emerge, drammatica e inconfutabile, e ci indica quindi anche il grado e il livello di falsità interpretato dai suoi fautori, dai suoi adepti, dai politici che per decenni hanno cercato di manipolare le masse operaie e non solo.
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Il marxismo è l’elemento di base che ha provocato tutto ciò, auspicando con le sue teorie in primis l’uso della violenza, come metodo necessario e imprescindibile per ottenere il potere.
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Il Terrore e la cultura della violenza sono sinonimi di comunismo e le prove sono sotto gli occhi di tutti… è sufficiente studiare gli eventi storici in cui il comunismo è stato presente…
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Dissenso
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sabato 8 novembre 2014

9 novembre 1989 - 9 novembre 2014 - Venticinque anni senza "Muro di Berlino"

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La Divisione della Germania in due stati (DDR e RDT) avvenne come conseguenza degli accordi intercorsi tra le Potenze della Terra, dopo l’ultimo conflitto mondiale, per la spartizione ed il controllo dei territori tedeschi. 
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Inghilterra, Francia, e Stati Uniti mantennero la loro egemonia sulla cosiddetta Germania Ovest (BRD, Bundesrepublik Deutschland, altrimenti detta RFT, Repubblica Federale Tedesca), mentre l’Unione Sovietica si arroccò nella cosiddetta Germania Est (DDR, Deutsche Demokratische Republik, altrimenti detta RDT, Repubblica Democratica Tedesca).
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Berlino, nella Germania orientale (sovietica), completamente circondata quindi dal territorio della DDR, fu suddivisa anch’essa in due parti, con decisione unilaterale della potenza russa, che creò così di fatto una zona berlinese (quella dell’est) sotto il giogo dittatoriale russo, e l’altra (quella occidentale) sotto il controllo della democrazia americana.
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I russi provvidero infatti ad innalzare una barriera, un vero e proprio muro, per impedire ai residenti di scappare dai dictat del totalitarismo comunista.
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Lungo tutto il confine della DDR (e non solo quindi il muro di Berlino) furono erette barriere e torrette con guardie armate di mitragliatrici, furono insediati distaccamenti di militari armati, campi minati, “cavalli di frisia”, e sbarramenti di filo spinato.
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Confini della cortina di ferro, sorvegliata da Mosca, lungo la quale furono erette fortificazioni e campi minati.
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L’unica “enclave” occidentale nella Germania dell’est rimase quella di Berlino ovest, meta ambita da chiunque, all'interno dei territori sovietici, cercasse di scappare dal giogo comunista russo.
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Il 9 novembre 1989, dopo settimane di tumulti popolari, il ministro della Propaganda della DDR diede finalmente l’annuncio che era possibile attraversare i confini senza restrizioni.
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Decine di migliaia di berlinesi dell’est si precipitarono ai posti di blocco dei varchi di uscita dal Paese, e una enorme folla di persone sciamò nella Berlino ovest, accolta dai loro confratelli in maniera festosa.
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Nei giorni successivi fu dato l’assalto pacifico al muro, e migliaia di persone si dedicarono al suo smantellamento, pezzo per pezzo, fino a farlo scomparire.
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Precedentemente, la “cortina di ferro” rappresentata dagli sbarramenti imposti dai sovietici al confine austro ungarico, era già caduta, il 2 maggio 1989, davanti alle telecamere di mezzo mondo, divenendo l’evento prodromico alla caduta del muro di Berlino.
La “cortina di ferro” dislocata invece su tutto il perimetro di confine della Germania est fu smantellata nei mesi successivi alla “caduta del muro”, e il numero delle guardie fu gradatamente calato fino a quando, finalmente, il 1° luglio 1990, fu definitivamente abbandonato dalle truppe comuniste sovietiche.

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Nel 1990 le due Germanie furono riunite ufficialmente, e i cinque territori, precedentemente sotto il giogo russo, furono ricostituiti e trasformati in province della Repubblica Federale :
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Brandeburgo, Meclemburgo-Pomerania Occidentale, Sassonia, Sassonia-Anhalt, e Turingia.
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Vi rimando al post precedentemente preparato, al LINK seguente :
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Dissenso
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martedì 4 novembre 2014

TERRORISTI GRAZIATI DAI PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA ITALIANA

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Esiste un filo conduttore che unisce alcuni dei nostri Presidenti della Repubblica, e che li accomuna in ciò che si può definire, a giusta ragione, come una sorta di benevola condiscendenza e di  evidente compiacenza nei riguarda di alcuni ambienti legati all’estrema sinistra extraparlamentare.
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Questa affermazione scaturisce dall’analisi delle molte grazie che i vari Presidenti hanno concesso, durante il loro mandato, nei confronti di criminali e assassini appartenenti ad organizzazioni comuniste, condannati per efferati delitti, per omicidi e stragi, e per aver tentato di sovvertire l’Ordine costituito.
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A nulla sono valse le condanne promulgate dai Giudici, le morti di vittime innocenti, e i lunghi processi, poiché tutto è stato annullato dalla Grazia che il Presidente della repubblica di turno ha emesso nei confronti dei criminali comunisti italiani responsabili di aver versato sangue impunemente.
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Ecco l’elenco di questi nostri Presidenti, e quello dei criminali che hanno goduto della inspiegabile clemenza e della grazia ricevuta, nonostante i tribunali abbiano emesso anche sentenze di condanna all’ergastolo.
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Presidente della Repubblica, SANDRO PERTINI.
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Nel 1978 concesse la GRAZIA a GIULIO PAGGIO :
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Paggio era a capo della formazione paramilitare comunista “Volante Rossa”, nata a Milano nel 1945, e come tale si rese responsabile di una lunga lista di omicidi, in Lombardia, in Piemonte, in Emilia, nel famigerato “triangolo della morte”, e nel Lazio.
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Giulio Paggio
Si macchiò dell'assassinio delle seguenti vittime :
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Rosa Bianchi Sciaccaluga , e la figlia Liliana. Furono uccise il 31 agosto 1945 a Milano, per il fatto di essere rispettivamente moglie e figlia di Stefano Bianchi Sciaccaluga, ufficiale della Decima Mas (fucilato dai partigiani il 26 aprile 1946) ;
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Orlando Assirelli, commerciante, fu ucciso a Sesto San Giovanni (MI) il 27 gennaio 1946 ;
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Franco De Agazio, direttore del periodico “il Meridiano d’Italia”, fu ucciso a Milano il 14 marzo 1947, perché responsabile di aver iniziato a pubblicare una serie di articoli che indagavano sull’”Oro di Dongo” (il tesoro di Mussolini trafugato dai partigiani), mettendo in dubbio la versione ufficiale ;
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Enrico Meneghini, fu ucciso il 6 febbraio 1946, in quanto sospettato di appartenere alle SAM (Squadre d’Azione Mussolini) ;
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Ferruccio Gatti, Generale decorato con medaglia al valore militare, morì in ospedale in seguito alle gravi ferite, il 13 dicembre 1947, dopo essere stato colpito perché sospettato di appartenere al FAR (Fasci di Azione Rivoluzionaria) ;
Il figlio tentò invano, eroicamente, di fare scudo con il proprio corpo, rimanendo gravemente ferito.
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Michele Petruccelli, fu ucciso a Milano il 5 novembre 1947, perché militante dell’”Uomo qualunque” il partito politico dichiaratamente anti comunista ;
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Giorgio Magenes Folli, agricoltore, anch’egli appartenente alla formazione politica dell’”Uomo qualunque”, fu linciato da una folla di comunisti, a Robbiano Mediglia (MI), aizzati dagli uomini della “Volante Rossa” ;
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Felice Ghisalberti, reduce della RSI, fu ucciso a Milano il 27 gennaio 1949 ;
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Leonardo Masazza, dirigente della fabbrica ”Olap”, fu ucciso a Milano il 27 gennaio 1949 ;
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Paggio fu condannato all’ergastolo, ma non ha mai scontato nemmeno un giorno di carcere, poiché è sempre rimasto nascosto all’estero, protetto dal Partito Comunista Italiano, fino a quando l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, nel 1978,  decise di porre fine alla sua latitanza, regalandogli la grazia.
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Paggio, e i componenti della “volante rossa” vennero condannati per la seguente lista di reati :
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Associazione a delinquere;
Detenzione di armi;
Omicidio di Ferruccio Gatti
Tentato omicidio di Margherita Bellingeri, moglie di Ferruccio Gatti;
Sequestro di persona (Italo Toffanello);
Omicidio di Felice Ghisalberti;
Omicidio di Leonardo Massaza;
Assalto al bar di via Pacini a Milano;
Invasione e danneggiamento della sede del giornale “Il Meridiano d’Italia”.
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Paggio non ha mai espresso parole di pentimento o di dispiacere per gli assassinii compiuti, o tanto meno ha chiesto perdono ai familiari di quelle vittime cui Sandro Pertini sembra aver voluto negare giustizia, colpevolmente, senz’altro alibi che quello che evidentemente lo ha legato, in simbiosi, agli ambienti del terrorismo comunista.
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Quale altro motivo può spiegare o giustificare un simile disprezzo per la Giustizia, tale da permettere ad un feroce assassino di non subire la giusta condanna per i reati commessi ?
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Quale motivo ci può essere per negare ai familiari delle vittime una giustizia, già sentenziata dai Giudici e dai Tribunali, e permettere ad una vera e propria belva umana di godere della libertà impunemente ?
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Pertini e il leader del PCI Enrico Berlinguer
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Lo stesso anno, nel 1978, nuovamente, il nostro
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Presidente della Repubblica, SANDRO PERTINI,
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concesse la grazia a MARIO TOFFANIN detto “GIACCA”, un criminale partigiano comunista, capo della “Brigata Osoppo”, condannato all’ergastolo nel 1954 dalla Corte di Assise di Lucca.
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A questa pena furono aggiunti altri trent’anni di reclusione per sequestro di persona, rapina aggravata, estorsione e concorso in omicidio aggravato e continuato.
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“Botteghe oscure” riuscì a far espatriare Toffanin in Jugoslavia.
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Mario Toffanin
Il criminale partigiano comunista era già da tempo in simbiosi con i comunisti slavi, avendo collaborato con il IX Corpus titino, responsabile degli eccidi delle Foibe e della strage di Porzus in cui furono trucidati 17 partigiani cattolici.
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Pertini, inspiegabilmente, concesse la grazia anche a questo sudicio escremento, a questa blatta comunista,  indegno di appartenere alla razza umana.
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Il condono della pena non indusse comunque Toffanin a tornare in Italia.
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Questo macellaio, correo della tragedia delle “foibe”, finì infatti i suoi giorni in Slovenia, percependo anche una pensione italiana di 672.00 Lire fino alla sua morte, avvenuta nel gennaio 1999.
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Evidentemente l’afflato del Presidente Pertini con la ferocia espressa dai partigiani comunisti non è riuscito ad essere contenuto nei limiti della decenza ma anzi si è espresso con arroganza e protervia, insultando così la memoria delle vittime innocenti.
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Non a caso, alla morte del dittatore comunista jugoslavo ideatore del massacro delle popolazioni della Giulia e della Dalmazia, Josip Broz Tito (nel 1980), il Presidente Pertini si scapicollò a rendergli omaggio, baciando perfino il feretro e la bandiera nella quale il leader marxista slavo era avvolto.
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Gli Italiani purtroppo ricordano invece Pertini solamente, a causa della disinformazione attuata dai comunisti per decenni, come il Presidente che alzò la Coppa del Mondo di calcio allo Stadio Santiago Bernabeu l’11 luglio 1982, in occasione della vittoria della squadra nazionale italiana.
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Presidente della Repubblica, SANDRO PERTINI.
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Nel 1985 graziò FIORA MARIA PIRRI ARDIZZONE  (Prima Linea)

Questa “pasionaria” comunista era una ricercatrice del CNR, ed ex moglie del leader del ’68 di Potere Operaio Franco Piperno, e figlia di primo letto dell’allora compagna (Ninni) del senatore del PCI Emanuele Macaluso.
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Fiora Maria Pirri Ardizzone
Palermitana, fu arrestata il 6 aprile del 1978 in un appartamento di Licola,  piccolo centro del litorale flegreo a pochi chilometri da Napoli, e successivamente condannata a 9 anni e 8 mesi anni per associazione sovversiva e per un attentato all’Università della Calabria commesso dalla formazione rivoluzionaria ”Primi fuochi di guerriglia”, da lei stessa creata.
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Nell’appartamento furono trovati, oltre che a documenti vari, anche sei pistole.
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Dopo aver scontato solo 7 anni di carcere è intervenuto il Presidente Pertini che ancora una volta ha espresso inequivocabilmente un diverso indirizzo, in termini di linea di fermezza dello Stato nei confronti dei terroristi, applicando agli esponenti del terrore marxista-comunista un metro di giudizio diverso, e più benevolo, di quello dei Tribunali.
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Presidente della Repubblica, OSCAR LUIGI SCALFARO
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Bersani e Scalfaro
Nel 1994 graziò BASCHIERI PAOLO (appartenente al comitato rivoluzionario toscano delle BR).
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Fu arrestato nel 1978 mentre era insieme ad altri brigatisti, tutti armati.
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Il 18 dicembre 1985 fu emessa la sentenza di condanna a 16 anni di carcere perché coinvolto nel sequestro del Giudice Giovanni D’Urso.
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Risultò essere intestatario di conti e di cassette di sicurezza in Svizzera, da cui pare attingessero le Brigate Rosse.
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A questo proposito, secondo il Sen. Pellegrino, Presidente della Commissione bicamerale sulle stragi, nelle banche svizzere, appunto, sarebbero custoditi i segreti più inconfessabili delle Br, tra cui perfino le carte originali mai trovate del memoriale Moro.
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Oggi Baschieri è un cattedratico di biofisica al Consiglio Nazionale delle Ricerche.
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Il Presidente della Repubblica, OSCAR LUIGI SCALFARO,
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Pertini e Scalfaro
nel 1998 firmò il provvedimento di grazia per  PANIZZARI GIORGIO  (uno dei fondatori dei Nuclei Armati Proletari), appartenente anche alle BR.
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Secondo il parere di ben 3 giudici avrebbe dovuto rimanere in carcere, a scontare l’ergastolo, al quale fu condannato nel 1972,  per l’omicidio di un orefice durante una rapina.
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Panizzari Giorgio
Fu coinvolto anche nelle indagini per l’omicidio del professor Massimo D’Antona e per costituzione di banda armata.
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Panizzari infatti fu colui che parcheggiò il Nissan Vanette in via Salaria il giorno prima che questo fosse poi usato dagli assassini per spiare i movimenti del professor D’Antona e ucciderlo.
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Le BR lo volevano libero in cambio di Moro, in occasione delle trattative sulla sorte dello statista democristiano sequestrato e poi ucciso barbaramente.
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Panizzari fu artefice di numerose rivolte carcerarie : 
prima ad Aversa, al manicomio giudiziario, dove nel ’74 sequestrò due guardie e ne ferì una, poi a Viterbo, dove ferì altre due guardie, poi all’Asinara, insieme ai Brigatisti Curcio e Franceschini.
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Presidente della Repubblica, OSCAR LUIGI SCALFARO
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CERICA CLAUDIO
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Era un appartenente ad  Autonomia Operaia e alle Brigate Rosse..
Gli furono contestati i reati di costituzione di banda armata come appartenente al Fronte comunista combattente, associazione sovversiva ed eversione, ma si rifugiò in Francia come latitante.
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Primula rossa del terrorismo italiano fu anche accusato di aver partecipato al sequestro e all’uccisione dell’ex Presidente del petrolchimico di Porto Marghera, Giuseppe Taliercio, e successivamente prosciolto..

Fu graziato dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
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Presidente della Repubblica, OSCAR LUIGI SCALFARO
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GIOMMI CARLO appartenente alle Brigate Rosse, fu condannato alla pena di 22 anni di reclusione per concorso morale in fatti di sangue.
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Giuseppe Taliercio, sequestrato dalle Brigate Rosse


Condannato all’ergastolo durante il maxi processo “Moro ter” fu poi graziato dal Presidente Scalfaro, immemore del fatto che il motto delle Br fosse :
Colpirne uno per educarne cento
(Motto ripreso da Mao Tse Tung e adottato dai brigatisti rossi).
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Il Presidente della Repubblica, OSCAR LUIGI SCALFARO
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MATURI PAOLA
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Paola Maturi è conosciuta come «infermiera» della colonna romana delle Brigate Rosse, fu arrestata nel 1982 e poi condannata nel 'Moro ter' a 22 anni e 11 mesi di reclusione per concorso morale in fatti di sangue.
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Aveva preparato, in un covo, una infermeria di appoggio a un'azione che portò poi alla morte del vice questore Sebastiano Vinci, dirigente del commissariato Primavalle, ucciso a colpi di arma da fuoco il 19 giugno 1981.
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Vinci, a bordo di un’auto di servizio, fu attaccato da un commando terroristico delle Brigate Rosse, composto da quattro individui, tra cui una donna.
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Vinci fu ferito gravemente da numerosi colpi di arma da fuoco, nonostante il pronto intervento dell’autista, l’agente Pacifico Votto, che reagì sparando, pur anch’egli ferito, e mettendo in fuga gli aggressori.
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Il commissario morì poco dopo al Policlinico Gemelli.
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L’agguato è stato poi rivendicato dalle Brigate Rosse “Colonna 28 Marzo” e successivamente anche dai Nuclei Armati Comunisti Rivoluzionari.
Sebastiano Vinci
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Paola Maturi è stata anche ritenuta responsabile dell'organizzazione del rapimento del vice questore della Digos romana, Nicola Simone.
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In questa occasione operò ad un braccio il brigatista Giovanni Alimonti (ex centralinista di Montecitorio) che nell'azione era rimasto ferito.
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La donna fu incarcerata e successivamente rimessa in libertà per decorrenza termini, e dopo la condanna fuggì a Parigi, ma nel '93 si costituì.
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Il Presidente della Repubblica, OSCAR LUIGI SCALFARO
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VENTURA MARINELLA
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Marinella Ventura, è stata un esponente della colonna veneta delle Br e fu implicata, come fiancheggiatrice, negli omicidi del dirigente della Montedison, Sergio Gori e del vice capo della Digos, Alfredo Albanese, e accusata di introduzione in Italia di armi da guerra.
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Albanese fu insignito di una medaglia d’oro al valor civile alla memoria e gli fu dedicato il parco pubblico vicino al luogo dell’uccisione, in cui fu deposta una lapide pavimentizia.
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Lasciò la moglie Teresa in attesa del primo figlio.
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Furono individuati e catturati i membri del commando, appartenenti alle Brigate Rosse.
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Quattro brigatisti comunisti furono condannati alla pena dell’ergastolo, mentre altri tre terroristi ebbero pene varianti dai 13 ai 16 anni di reclusione (e scarcerati dopo alcuni anni).
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Nonostante tutto ciò l’enfasi benevola e accondiscendente del presidente Scalfaro si profuse in una grazia, a favore della criminale Ventura, nel dicembre del 1997, solo per il fatto che allora lei fosse allora una delle cinque ex terroriste ancora in carcere, con figli piccoli.
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Le vittime della furia criminale e omicida dei brigatisti non ebbero però clemenza o altre opportunità di sopravvivenza e morirono sotto i colpi di un comunismo arrogante e violento, quello delle Brigate Rosse.
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Presidente della Repubblica, OSCAR LUIGI SCALFARO
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VILLIMBURGO MANUELA
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Dissociata e sorella di Enrico, condannato all'ergastolo per almeno dieci omicidi firmati dalla colonna romana delle Brigate Rosse, è stata condannata nell’ambito del processo “Moro ter”, in cui rientrarono tutti i delitti delle BR compiuti nella capitale tra il 1978 e il 1983.
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Manuela ha messo in rete il codice IBAN per effettuare versamenti sul proprio conto, al fine di raccogliere fondi a favore del fratello Enrico rifugiato in Francia come latitante.
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Il codice è stato diffuso attraverso un sito comunista che si occupa di “soccorso rosso”, chiamata “contromaelstrom.com”.
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Nell’intestazione del sito, in alto a destra, appare una scritta che recita :
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Chiamiamo comunismo la società senza galere”, ma evidentemente il suo autore ha dimenticato i gulag staliniani, i laogai cinesi, S21 la fabbrica della morte cambogiana, e le vittime stesse prodotte anche in Italia proprio dai criminali che costoro vogliono aiutare.
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Enrico si avvale dell’alibi di essere ammalato, quasi che la sua situazione sanitaria sia più importante del fatto di aver tolto la vita ad altre persone…
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Presidente della Repubblica, CARLO AZEGLIO CIAMPI
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DOMENICO PITTELLA è un ex senatore del Partito Socialista Italiano, condannato a 12 anni nel processo in cui è stato imputato per aver messo a disposizione delle Brigate Rosse la sua clinica di Lauria, in cui sottopose a cure mediche la terrorista Natalia Ligas, ferita in uno scontro a fuoco nel tentativo di omicidio dell’avvocato difensore del terrorista pentito Patrizio Peci.
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La “pasionaria” delle Br fu ferita ad una gamba, e Pittella intervenne, appunto, per eliminare la cancrena che ne seguì.
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Domenico Pittella
Fu accusato anche di aver ideato, insieme ad altri brigatisti, un  piano per rapire il vice Presidente della Regione Basilicata, Ferdinando Schettini, suo rivale.
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L’ infamante accusa che gli fu rivolta, fu quella di aver stretto un patto con le Br, secondo il quale avrebbe curato e nascosto la brigatista Ligas se le Br stesse, in cambio, avessero sequestrato, appunto, il suo compagno di Partito e avversario personale, l’assessore regionale Schettini.
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La condanna per associazione sovversiva e partecipazione a banda armata divenne definitiva in occasione del processo “Moro ter”, il 10 maggio 1993, anno in cui Pittella si diede alla latitanza, riparando in Francia.
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Dopo sei anni si costituì mentre il suo debito con la Giustizia fu ridotto di un terzo a causa della Grazia concessagli dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
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La pena rimanente si estinse mediante l’affidamento ai servizi sociali fino al 2002.
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Giorgio Napolitano
Il Giudice romano Rosario Priore lo indicò come un “effettivo” delle Brigate Rosse.
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Presidente della Repubblica, GIORGIO NAPOLITANO
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OVIDIO BOMPRESSI è stato un militante attivista di Lotta Continua, la formazione comunista extraparlamentare di orientamento rivoluzionario.
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Fu condannato come esecutore materiale nell’omicidio del Commissario di Polizia Luigi Calabresi, commesso insieme a Leonardo Marino, autista del Commando e accusatore di Bompressi, e con Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani come mandanti.
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Gli fu comminata una pena di 22 anni di reclusione, ma potè poi godere del provvedimento di clemenza concessogli per gravi motivi di salute dal Presidente Giorgio Napolitano il 1° giugno 2006.
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Questi criminali hanno potuto contare, nonostante le condanne per i crimini commessi, sul favore di molti intellettuali della sinistra, come ad esempio Dario Fo, che infatti mise addirittura in piedi un nuovo spettacolo “ad hoc” per sostenere la battaglia per la liberazione di Sofri, Bompressi, e Pietrostefani.
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Paradossalmente, nonostante la sua accondiscendenza verso i criminali comunisti, gli è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura nel 1997.
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Il commissario Calabresi è stato insignito di medaglia d’oro al merito civile, con la seguente motivazione :
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«Fatto oggetto di ignobile campagna denigratoria, mentre si recava sul posto di lavoro, veniva barbaramente trucidato con colpi d’arma da fuoco esplosigli contro in un vile e proditorio attentato. Mirabile esempio di elette virtù civiche ed alto senso del dovere. »

Milano, 17 maggio 1972
Giuseppe Saragat
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Presidente della Repubblica, GIUSEPPE SARAGAT
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FRANCESCO MORANINO detto “Gemisto” era un comandante partigiano comunista, a capo del 6° distaccamento Pisacane della Brigata Garibaldi-Biella, anch’essa comunista.
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Moranino, fautore della creazione di una repubblica sovietica sul suolo italiano, al momento della liberazione, si specializzò nell’uccisione di fascisti, o presunti tali, e di partigiani “autonomi”, che potevano contrastare la sua guerra ideologica.
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L’evento drammaticamente più significativo fu l’eccidio della cosiddetta “Missione Strassera” avvenuto il 26 novembre 1944 in località Portula.
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Emanuele Strassera era stato incaricato dagli anglo-americani di coordinare la lotta partigiana e di controllare l’attività delle formazioni comuniste.
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Strassera si rese conto dei piani di Moranino, che andavano ben oltre la Liberazione dai nazisti, e insieme ad altri quattro amici arruolati si dedicò quindi a stilare un rapporto sulla situazione, da consegnare agli agenti alleati operanti in Svizzera.
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Moranino organizzò un’imboscata in cui attirare queste cinque persone e le assassinò, massacrando anche due delle spose degli uccisi stessi.
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Dopo la strage Moranino iniziò la sua carriera politica, in seno al Partito Comunista Italiano, per il quale nel 1946 fu eletto a Torino nell’Assemblea Costituente.
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Nel 1947 fu nominato sottosegretario alla Difesa nel Governo De Gasperi.
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Francesco Moranino
Fu rieletto per il PCI nel 1953 nel Fronte Democratico Popolare.
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Nel frattempo i familiari delle vittime della “Missione Strassera” raccolsero prove schiaccianti sulle responsabilità di Moranino, divenuto intanto deputato comunista.
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Il 27 gennnaio 1955, durante il Governo pella, la Camera dei Deputati votò per l’arresto del criminale partigiano, dietro domanda della Procura di Torino.
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L’accusa era di omicidio plurimo aggravato e continuato, oltre che di occultamento di cadavere e Moranino fu condannato alla pena dell’ergastolo per sette omicidi commessi durante il periodo della “Resistenza”.
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Si legge nella sentenza : 
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«Perfino la scelta degli esecutori dell’eccidio venne fatta tra i più delinquenti e sanguinari della formazione. Avvenuta la fucilazione, essi si buttarono sulle vittime depredandole di quanto avevano indosso. Nel percorso di ritorno si fermarono a banchettare in un’osteria e per l’impresa compiuta ricevettero in premio del denaro».
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L’onorevole Moranino, detto “Gemisto”, non fu arrestato perché scappò a Praga, in Cecoslovacchia, protetto dal Partito Comunista dove divenne Direttore dell’emittente radiofonica in lingua italiana, Radio Praga.
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Il 27 aprile 1965 Saragat, a causa di manovre attuate dalle correnti di sinistra interne al partito della Democrazia Cristiana, fu indotto a firmare la grazia per il criminale comunista.
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Nel 1968, il PCI e il neonato Psiup (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) candidarono Moranino nel collegio di Vercelli.
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L’assassino fu rieletto ed entrò a far parte della Commissione Industria e Commercio del Senato.
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Dissenso
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