giovedì 17 luglio 2014

BARICELLA - La famiglia Corradi

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UCCISI a Baricella nell’agosto ‘44
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La famiglia Corradi fu la prima ad essere uccisa in modo cruento a Baricella nel 1944, ad opera dei G.a.p. (Gruppi di azione partigiana)..
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I Corradi gestivano l’emporio, l’osteria, e la locanda del paese, e ne erano anche proprietari.
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Il 14 agosto di quell’anno, infatti, accadde che due sicari, in bicicletta, si recarono al negozio di generi alimentari della famiglia Corradi.
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Uno di essi entrò e si imbattè nella figlia di Corradi, Maria, a cui chiese se Ercole, il capofamiglia fosse in casa.
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La ragazza rispose che il padre era in cantina, ubicata in un locale di P.zza Marescalchi, dall’altra parte del cortile.
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Il ciclista si recò quindi sul luogo indicato, e chiamò Ercole Corradi ad alta voce, che rispose subito, affacciandosi al portone della cantina.
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Immediatamente lo sconosciuto assassino estrasse la pistola e gli sparò, uccidendolo sulla soglia della cantina stessa.
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Il fragore dello sparo allarmò il figlio di Ercole, Antonio, che accorse incuriosito, trovando anch’egli la morte per mano del killer.
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Tutti coloro che erano nelle immediate vicinanze scapparono impauriti a nascondersi, tranne l’altro figlio Ivo, che uscì dal negozio urlando.
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Verso Ivo furono sparati altri proiettili che gli causarono ferite non preoccupanti.
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Non sono chiare le motivazioni che hanno portato a questo eccidio, per cui si sono sviluppate teorie al riguardo e ipotesi, diverse tra loro.
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Nel libro di Cesarino Volta intitolato : “Mondo contadino e lotta di Liberazione” , si può leggere il Diario del battaglione partigiano “Dino Gotti” appartenente alla Brigata Venturoli Garibaldi.
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Volta riporta un’annotazione dal Diario in cui è scritto :
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"  Agosto 1944 : il 14 a Baricella venivano giustiziate tre spie dei fascisti ".
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La motivazione sembrerebbe quindi essere questa, ma non è però veritiero il numero delle vittime, in quanto sappiano che i morti furono due mentre un altro (Ivo) rimase solo ferito.
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Un'altra ipotesi si è sviluppata secondo una diversa chiave di lettura, traendo spunto dal fatto che il genero di Ercole Corradi, Stefano Burnelli, aveva ricoperto ruoli di responsabilità nel PNF (Partito Nazionale Fascista) e nella RSI (Repubblica Sociale Italiana).
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Una ulteriore motivazione può essere nascosta nel fatto che Corradi, al ritorno dalla Svizzera, in cui era emigrato per accumulare qualche risparmio, acquistò le proprietà commerciali sopra descritte.
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Il fatto non andò giù a coloro che basavano sul massimalismo politico la visione di una società in rivoluzione, tanto che lo contestarono anche con manifestazioni di piazza, con tanto di bandiere rosse.
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La sua estrazione socialista venne così ridefinita, e Corradi divenne per tutti un borghese.
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Successivamente Corradi aderì al PNF, divenendo a tutti gli effetti, agli occhi dei comunisti, “un traditore”.
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Dissenso
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