domenica 20 luglio 2014

L'ECCIDIO DI BARICELLA

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Bonzi Mansueto 
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Cacciari Teseo 
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Santoli Gregorio
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Villani Giovanni
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Dalla relazione del gruppo esterno CC di Bologna, nella relazione n° 63/5 del 5/05/1945 si evince quanto segue :
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Queste persone furono prelevate a Baricella tra le 22 e le 23 del giorno 4 maggio 1945 da una banda composta da 5 o 6 persone armate, con la scusa che avrebbero dovuto condurli alla polizia alleata di Bologna.
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L’ipotesi più plausibile è che quindi si tratti di una vendetta personale, ad opera di partigiani locali.
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Infatti, il giorno successivo, furono ritrovati i loro cadaveri, abbandonati in aperta campagna.
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Le vittime erano state fatte oggetto di colpi d’arma da fuoco alla testa e al torace, ed erano state anche depredate degli indumenti personali.
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Bonzi Mansueto, di Raffaele, nacque a Boschi di Baricella, il 14/08/1889.
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Per aver combattuto come soldato, matricola n° 2537, nel reggimento bersaglieri durante la prima guerra mondiale, ha ricevuto la medaglia di bronzo nel 1915.
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Santoli Gregorio, di Alfonso, nacque a Rocca San Felice (Av) il giorno 08/10/1886 e svolgeva, come civile, l’attività di insegnante.
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Dal libro di Marco Pirina, intitolato " 1945 - 1947 Guerra Civile - La “Rivoluzione rossa ” si evince anche una testimonianza resa all’autore a riguardo della sorte di Gregorio Santoli: 
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…la moglie andò a recuperare il corpo del maestro Santoli… lo caricò su una carriola e, da sola, spingendo il triste carico, riportò le spoglie martoriate in paese…
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Dissenso
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6 commenti:

  1. Chi non ha memoria non ha futuro, come ricordava sempre Ciampi!
    Vorrei precisare che Mansueto BONZI, come risulta dalla motivazione della M.B.V.M. che gli fu concessa, era un BERSAGLIERE, non un alpino.
    Per il resto, continuate nella Vostra meritoria opera.

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  2. Caro anonimo, presumo tu sia un parente di Mansueto Bonzi, nel qual caso ti chiederei se fosse possibile avere altre notizie di lui, magari una foto, e se hai anche la medaglia da fotografare. In caso tu non fossi parente per caso sai dove trovare la motivazione della M.B.V.M. ? In rete non ho trovato niente su di lui.
    Grazie, a risentirci, Emanuele Bartoli

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    Risposte
    1. Giovanni Bensi16 marzo 2015 18:36

      Devi andare su www.istitutonastroazzurro.org Sulla destra trovi "I DECORATI AL VALOR MILITARE - Consulta l'archivio digitale". Clicca su tale icona e poi imposta i dati richiesti, cioè : Arma (ESERCITO), COGNOME (BONZI) , nome (MANSUETO). Clicca e troverai la motivazione della M.B.V.M.

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    2. Ok grazie, l'ho trovato, ora correggo i dati inesatti nel blog.
      Se hai altre cose o dati, o notizie su questo argomento, sarei contento se tu le potessi condividere per allargare la conoscenza dei fatti del dopoguerra.
      Cordiali saluti, Emanuele

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    3. Nel 2014 si è celebrato, con varie iniziative, il 70° anniversario della morte del grande sindacalista socialista Bruno Buozzi, nato a Pontelagoscuro e ucciso dai nazisti nel 1944. Nessuno però ha scavato a fondo nella vicenda finale, perchè è vero che furono i Tedeschi a fucilare Buozzi, ma nessuno ha dato un nome al delatore o ai delatori che lo fecero arrestare.

      Anche il libro di Gabriele Mammarella (Ediesse, 2014) pubblicato con la prefazione di Susanna Camusso, non riesce a sollevare i dubbi ed anzi ci ricorda che Rina Buozzi (moglie di Bruno) chiese ripetutamente – ma invano – sia alla Presidenza del Consiglio che al P.S.I. di istituire una commissione d’inchiesta che facesse luce sulla fine del marito, che presentava numerosi lati oscuri.

      Certamente Bruno Buozzi era un riformista, inviso a chi ne temeva l’ascendente sul sindacato, così come era detestato Umberto Farri, sindaco socialista di Casalgrande (in provincia di Reggio Emilia), che fu assassinato da sconosciuti il 22 agosto 1946.

      E anche nel ferrarese si verificò l’omicidio di un esponente socialista moderato: Angelo Menegatti, antifascista,presidente del CLN di Migliarino, ucciso a Migliarino il 15 giugno 1945 da sconosciuti che nessuno ha mai identificato ma che è difficile individuare nei fascisti (sbaragliati, nascosti e fuggiaschi dopo il 25 aprile).

      Bando alle tesi preconcette, sia chiaro. Ma non sarebbe ora di raccogliere la disperata richiesta di Rina Buozzi e di compiere ogni sforzo per togliere ogni possibile ombra sull’assassinio del grande sindacalista di Pontelagoscuro? E per sapere qualcosa in più anche sull’omicidio del povero Angelo Menegatti?

      Un grande partigiano comunista di Reggio Emilia, Otello Montanari, disse, “Chi sa, parli”. Sarebbe bello che anche a Ferrara qualcuno trovasse il coraggio di parlare.

      Rino Bonora





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  3. In questo periodo che si colloca tra la festa della donna (8 marzo) e l’anniversario della Liberazione (25 aprile) mi è capitato di leggere un bel libro di storia locale, dedicato a Quartesana (“Luminoso tramonto navigando ad est”) scritto da Don Vittorio Serafini.

    Fra le tante pagine del libro, alcune mi hanno profondamente turbato. L’autore, infatti, ha intervistato il suo predecessore, Don Mario Rescazzi,che ha riferito di quanto avvenne a Quartesana nel maggio 1945. In breve, in una cupa notte giunse nella frazione un gruppo di persone armate che portava su un autocarro una donna prigioniera più cinque persone. Altri tre furono prelevati a Quartesana. La loro colpa? Avere avuto qualche legame con le strutture del regime fascista. Niente di rilevante, perchè se no avrebbero “tagliato la corda” per tempo. Uno di essi, poveretto, faceva il cuoco in una mensa frequentata da fascisti o presunti tali.

    Mi è venuta in mente una canzone di De Gregori (“Il cuoco di Salò”) che procurò non poche critiche all’autore, accusato di aver “umanizzato” i sanguinari seguaci di Mussolini. Come se fosse possibile giudicare tutte le coscienze in blocco! La storia ha già emesso il suo verdetto, ma le storie individuali sono un altro par di maniche. A volte c’è anche chi sceglie il carro dei vincitori per motivi tutt’altro che nobili. E chi si trova coinvolto, come il cuoco di De Gregori (cantautore non certo sospettabile di simpatie filofasciste) in situazioni più grandi di lui, che non riesce neppure a decifrare.

    Ma in ogni caso tutti hanno diritto a un processo, non ad una esecuzione sommaria decisa chissà da chi, magari per odio di parte o per vendetta personale. Ma torniamo al libro di Don Serafini. I nove disgraziati furono portati in via Ponte Rigo, torturati e barbaramente uccisi.

    Anche la donna subì la stessa sorte. Non so quali colpe avesse, ma certo non meritava di morire così, abbattuta senza pietà come una cagna, non meritevole di un processo e neppure di una sepoltura. Chi era? Una madre? Una sposa? Nessuno lo saprà mai. Certamente avrà avuto dei genitori. Ma il peggio venne dopo. Quando fu inaugurato il monumento ai caduti (a tutti i caduti della frazione, comprese le vittime civili dei bombardamenti), nonostante l’insistenza di Don Rescazzi non ci fu verso di poter inserire nella lapide i nomi dei tre abitanti di Quartesana prelevati e uccisi in via Ponte Rigo. E così i familiari subirono due violenze : la prima materiale e la seconda morale, perché i loro congiunti furono condannati anche all’indegnità della memoria.

    Ora io mi chiedo : a distanza di tanto tempo e sopiti (spero) gli odi di una stagione che speriamo irripetibile, non sarebbe giusto compiere un gesto qualsiasi, anche modesto, per rendere giustizia a quei morti, ai loro figli e ai loro nipoti?

    Giorgio Fabbri


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