domenica 10 maggio 2015

PERSECUZIONI RELIGIOSE DEL COMUNISMO CINESE

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Il comunismo, in quanto estrinsecazione di un ateismo tanto sconfinato quanto plateale, non solo dissacrante ma distruttivo e feroce nei confronti di qualsiasi religione, trova nel Paese del “Celeste Impero” una corrispondenza simbiotica con questi particolari aspetti che lo caratterizzano.
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La politica cinese nei confronti di ogni religione è infatti impregnata nella sua essenza di un odio implacabile, che soffoca ogni tentativo di misticismo e di anelito religioso e spirituale.
Vere e proprie stragi di religiosi sono state compiute in nome di Marx, mentre la furia e il parossismo nichilista delle autorità comuniste ha spesso trovato sfogo nella distruzione di chiese, templi, o pagode delle varie rappresentanze religiose.
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Il Tibet assiste oramai da anni alla sistematica distruzione delle bellissime pagode in cui i pacifici monaci buddisti esercitano la loro passione di vita votata alla religione.
A ciò va aggiunto che, poiché il tessuto sociale tibetano è impregnato dell’essenza stessa della religione buddista, producendo come risultato una vera e propria simbiosi tra buddismo e popolazione, le autorità cinese hanno organizzato un genocidio sistematico dell’intera popolazione.
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Interi gruppi familiari buddisti vengono prelevati e deportati, nell’indifferenza dei Paesi occidentali, e sostituiti con gruppi di etnia cinese che ne prendono il posto. 
Sono state proibite tutte le manifestazioni di cultura buddista, come la lingua, le usanze, la bandiera, e le tradizioni, nel tentativo di estirpare radicalmente la religione dal territorio comunista cinese.
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I monaci protestano platealmente e decisamente, ma è rimasto loro un unico sistema per farsi ascoltare dalla comunità internazionale : l’auto immolazione con il fuoco.
Non passa giorno senza che qualche sacrificio umano si verifichi in Cina, in nome di una libertà costantemente negata.
Lo straziante grido di aiuto dei monaci tibetani ha preso le sembianze di una estrema e lacerante offerta che è quella della propria vita, a ribadire il rifiuto di un comunismo opprimente e devastante che non permette alle persone nemmeno di adorare il proprio Dio.
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Allo stato attuale risultano essere moltissimi i preti che sono letteralmente scomparsi nel nulla, svaniti nei meandri di un apparato comunista feroce e sanguinario.
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In Cina, parallelamente alla Chiesa cattolica, che segue le linee guida del Vangelo sotto la benedizione del Santo Pontefice, esiste anche un’altra Chiesa, posizionata dal regime “ad hoc” sul territorio per “confondere le acque”, e per dare al popolo un apparato pseudo-religioso che pur avendo le sembianze di un organismo religioso, in realtà altro non è che uno strumento di controllo che il potere comunista esercita sulle masse.
In questo modo, la Chiesa “di regime” denominata “Ufficio affari religiosi” assume il ruolo di rappresentante legale delle coscienze, di cui il partito comunista ne è lui stesso il controllore, mentre la vera Chiesa cattolica, quella legata al Papa e al Vangelo diventa una organizzazione fuori legge e sotterranea, che può operare solo di nascosto e rischio della vita.

La preghiera assume quindi la caratteristica di crimine contro lo Stato mentre la Santa Messa e l’appartenenza stessa alla comunità cristiana è oggetto di persecuzione.
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La deportazione dei cristiani e il loro internamento nei laogai, i famigerati lager del secondo millennio, sono lo strumento principe con cui il regime comunista annichilisce chiunque non si allinei alla linea di pensiero marxista, accompagnando la carcerazione con sistemi di lavaggio del cervello collaudati da decenni, con l’uso della tortura, e con sedute di “rieducazione” coatta.
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A questo proposito, suggerisco la lettura di “Zuppa d’erba” scritto da Zhang Xianliang, sopravvissuto a 22 anni di “campo di rieducazione” cinese, di cui scrissi una recensione al LINK :
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Ad esempio del “modus operandi” del regime comunista possiamo citare il caso del  vescovo Mons. Tommaso Zeng Jingmu, della diocesi “sotterranea” di Yujiang, che ha passato 23 anni in prigione per il solo fatto di essere fedele alla religione cattolica e per la sua obbedienza al Pontefice.
Nel mese di maggio del 2014 è stato arrestato l’amministratore apostolico della stessa diocesi cinese di Yujiang, padre Giovanni Peng Weizhao, 40 enne, che svolgeva la sua attività religiosa sotterranea, in contrasto con i dictat del partito comunista.
Di lui è ignota la sorte poiché è detenuta in località sconosciuta.
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Il pastore Zhang Shaojie della provincia di Henan, sta scontando una pena di 12 anni di detenzione per “aver radunato la folla allo scopo di turbare l’ordine pubblico”, mentre in realtà svolgeva le sue funzioni di prete durante lo svolgimento di una messa.
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Con la stessa motivazione è stato arrestato e condannato a sette anni Yang Rongli che guidava la Chiesa Linfen della provincia di Shanxi.
In un’altra provincia, quella dello Zhejiang invece, secondo i rapporti di China Aid, la repressione si è recentemente focalizzata sulla distruzione dei luoghi di culto, che ha portato alla demolizione di più di 60 chiese di quel territorio.
China Aid è una organizzazione che dal 2002 combatte in Cina per la salvaguardia dei diritti umani, per la liberazione dei detenuti prigionieri di coscienza, per la libertà religiosa, e per contrastare gli abusi e le persecuzioni del regime comunista cinese.
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La repressione comunista non si accanisce solo sui 12 milioni di cattolici presenti in Cina, ma anche su qualsiasi altro movimento religioso, come ad esempio quello del Falun Gong (detto anche Falun Dafa) i cui adepti testimoniano un costante ricorso alla tortura da parte delle autorità nei loro confronti.

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Anche nei confronti di questo movimento spirituale infatti si accanisce costantemente la furia del governo cinese, capitanato da Xi Jinping, un vero e proprio criminale comunista che combatte qualsiasi dissenso col pugno di ferro.
Sono infatti più di 1.000 gli attivisti per i diritti umani imprigionati fino ad oggi dal Presidente Xi Jinping che sta operando quindi la più grave repressione dal massacro di Piazza Tienanmen del 1989.
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Il percorso criminale cui il comunismo ci ha abituato nelle varie zone del mondo in cui è stato ed è presente, si snoda in Cina attraverso le persecuzioni cui diedero origine Mao Zedong “in primis”, insieme alla sua ultima moglie Jiang Qing durante la cosiddetta Rivoluzione Culturale, e proseguite poi con le nefandezze e i soprusi attuati dagli altri leader comunisti, come Deng Xiaoping o Zhou Enlai.

Oggi alcune tra le maggiori organizzazioni che operano a favore dei diritti umani, asseriscono che la Cina è il paese al mondo in cui si eseguono più condanne a morte.
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Le stime di “Amnesty International” arrivano ad ipotizzare, in mancanza di dati “ufficiali”, di almeno 6.000 esecuzioni all’anno nella Cina comunista, mentre “Nessuno tocchi Caino” offre analisi di pari entità.
Un esponente politico cinese, invece, il Preside dell’Università di Legge dell’Università sudorientale cinese, ha parlato di 10.000 esecuzioni annuali.
L’Occidente sembra completamente disinteressato a tutto ciò, capitanato da orde di “politici” interessati solo a riempirsi le tasche e a mantenere uno “status” privilegiato nei confronti di quegli elettori che, inspiegabilmente continuano a votarli…
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Gli interessi economici rappresentano la “chiave di volta” attorno a cui ruota il sistema comunista cinese continua imperterrito a compiere i suoi misfatti.
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Negli ultimi anni la Cina è riuscita a detenere percentuali significative dei debiti pubblici di alcuni tra i più importanti Stati Occidentali, aumentando le esportazioni e le importazioni, creando una dipendenza interattiva nei mercati economici, a cui poco importa se le opportunità di guadagno siano legate ad un sistema di sfruttamento e di repressione di un intero popolo.
Le fabbriche cinesi che producono a ritmo continuo i prodotti esportati in Occidente, sono spesso lager camuffati da imprese commerciali, anche con nomi altisonanti, come ad esempio “JINZHOU JINKAI ELECTRICAL GROUP”.
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In questi veri e propri mattatoi si macella carne umana, sfruttando il lavoro gratuito di schiere di deportati per motivi religiosi, o politici, o razziali, imponendo loro ritmi di lavoro obbligatori, come si usava fare anche nei lager staliniani (la famosa “norma”) e con coercizioni e torture quotidiane.
I prodotti che arrivano in Occidente dalla Cina sono lordi del sangue di milioni di vittime dell’apparato sanguinario cinese, uno dei “paradisi comunisti” ancora esistenti oggi.
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La sete di denaro che attanaglia le economie mondiali permette che accada tutto ciò, al punto che i Presidenti delle repubbliche europee, e non solo, ad uno ad uno, si sono sperticati in strette di mano, sorrisi di compiacimento, ed elogi, nei confronti del presidente cinese.
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Mentre 50 milioni di esseri umani sono oggi segregati in campi di concentramento, abbiamo assistito attoniti alla stretta di mano di Xi Jinping con :
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Matteo Renzi, Presidente del Consiglio italiano,
Giorgio Napolitano, ex Presidente della Repubblica Italiana,
Silvio Berlusconi, ex premier italiano,
Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti,
Ban Ki-moon, Segretario generale delle Nazioni Unite,
Dan Kritenbrink, vicecapo della missione diplomatica statunitense in Cina,
Mamnoon Hussain, Presidente del Marocco,
Alberto II, Principe di Monaco,
Angela Merkel, Premier tedesco,
Ashraf Ghani Ahmadzai, Presidente dell’Afghanistan,
Kirill I, Patriarca ortodosso di Mosca,
Shinzo Abe, Primo ministro giapponese.
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Vorrei chiarire la semantica di alcuni termini che ricorrono nella storia repressiva comunista cinese, attraverso cui possiamo farci un quadro più oggettivo.
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LAOGAI

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E’ il sistema basato sui campi di concentramento cinesi, sulle prigioni e sul lavoro forzato, sui centri di detenzione e sugli ospedali psichiatrici.
Il termine tradotto significa “riforma attraverso il lavoro”.

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Il governo comunista, dopo che il termine Laogai ha iniziato ad essere conosciuto in Occidente, lo ha modificato, rimpiazzandolo con quello più generico e innocuo di “prigione”.
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In queste strutture il detenuto è obbligato a lavorare, per “servire alla costruzione economica dello stato”, contribuendo alla produzione di quanto occorre per le attività imprenditoriali previste.
In questo modo si producono quantitativi considerevoli di materiali a costo zero che invadono poi i mercati occidentali.
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Queste merci sono estremamente competitive per quanto riguarda il prezzo, poiché la mano d’opera non prevede i percorsi che in Occidente tengono conto dei diritti delle manovalanze e degli operai preposti alla produzione, come i salari e le assicurazioni sanitarie o pensionistiche.
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Questa concorrenza sleale, che ha rovinato interi settori merceologici europei, si basa sullo sfruttamento e sulla vita stessa di milioni di persone tenute prigioniere dal regime comunista cinese.
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Chi si rifiuta di collaborare viene condannato a morte, come nemico dello Stato,  e i suoi organi vengono prelevati per entrare  a far parte di un turpe mercato in cui la Cina è prima al Mondo, e cioè il commercio di organi umani.
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Una indagine della Laogai Research Foundation ha stimato in 1.422 il numero dei laogai oggi presenti sul territorio cinese, ma probabilmente il numero effettivo dei campi di concentramento è molto più elevato.
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LAOJIAO

E’ una forma di detenzione amministrativa, secondo cui il regime può tenere in carcere i cittadini cinesi fino a tre anni anche senza processo.
Il termine tradotto significa “rieducazione attraverso il lavoro”.
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Coloro che risultano essere invisi al regime possono anche ritrovarsi chiusi in manicomio ed essere sottoposti a cure psichiatriche forzate, compreso l'elettroshock.
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ANKANG

Paradossalmente questo termine tradotto significa “pace e salute”, mentre in realtà l’ankang è una forma di detenzione psichiatrica.
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BLACK JAILS
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Sono parte di un sistema di detenzione segreto formalmente illegale, noto al regime che però non solo finge di non conoscere ma anzi lo tollera.
I singoli cittadini possono presentare alle autorità delle denunce o delle petizioni riguardo gli abusi subiti da parte di funzionari locali, e per questo viaggiano fino a Pechino o fino alla capitale della provincia in cui risiedono.
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I funzionari però, forti di squadracce di mercenari, tentano di impedirlo e di catturare i malcapitati, rinchiudendoli poi in strutture, a volte affittate allo scopo, e sottoponendoli a restrizione della libertà e a torture, complice un regime compiacente.
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Segnalo ora alcuni Laogai che pubblicizzano impunemente  in Internet la loro attività commerciale :
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Food & Beverage Online  -  LINK : http://www.21food.com/
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OriProbe Information Services  -  LINK :  http://www.oriprobe.com/
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Mint Powerful streamlined business information  -  LINK : http://mintportal.bvdep.com
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MadeInChina.com  -  LINK : http://www.madeinchina.com/
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Chinabizdb  -  LINK : http://www.chinabizdb.com/
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Chinaec8  -  LINK : http://www.chinaec8.com/
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Boicottiamo i prodotti cinesi, in nome dei diritti dell’uomo !
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Non rendiamoci complici di questo turpe commercio di vite umane !
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Dissenso
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