domenica 13 novembre 2016

CRIMINI DEI PARTIGIANI : la marchesa Maria Giordani Catalano Gonzaga


In questi giorni è salito agli onori della cronaca un episodio delittuoso compiuto da una banda di criminali composta anche da elementi partigiani, nel 1944.

La disinformazione comunista ci ha oramai tragicamente abituati al fatto che mentre da un lato si continui a inneggiare ai Partigiani cantando “Bella ciao”, dall’altro si provveda a nascondere le tante nefandezze compiute in nome della falce e martello.

Crudeltà efferate e sadismi hanno contraddistinto l’operato dei partigiani comunisti, in spregio totale sia al valore della vita stessa che ai principi di fratellanza che dovrebbero guidare le azioni della società civile.

L’odio è sempre stato invece il motivo conduttore di un percorso che vede i comunisti come biechi ideatori ed esecutori di una lunga catena di omicidi, di perversioni, di atrocità inimmaginabili, tutte comprovate dall’incedere della Storiografia ufficiale.
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Una di queste storie riaffiora oggi dall’oblio in cui è stata scientemente affossata, e sale agli onori della cronaca per bocca di un testimone dell’epoca.

Lo scenario è quello di Santa Maria Codifiume, una frazione del Comune ferrarese di Argenta, stretto fra i territori di Budrio, di Malabergo, e di Molinella.

Una nobildonna del luogo, la marchesa Maria Giordani Catalano Gonzaga, che all’epoca aveva 47 anni, fu uccisa nella sua villa la notte del 15 maggio 1944 dopo essere stata violentata.

Oggi il Signor Silvano Tubertini, abitante di Molinella, oramai 95enne, riapre il ricordo dell’episodio e invita il capo dei partigiani della zona (suo coetaneo e ancora in vita) a raccontare la storia nella sua interezza e verità.

Mattia Sansavini
Intervistato dal giornalista Mattia Sansavini, che scrive per “il Resto del Carlino” di Bologna, Tubertini afferma e ribadisce che alcuni dei componenti del commando criminale che uccise la marchesa, erano partigiani della zona.

La vittima fu prima violentata, poi uccisa con un colpo di bottiglia di cognac alla testa, in una vera e propria mattanza.

La marchesa non fu l’unica vittima della ferocia partigiana, in quanto Tubertini afferma che solo a Santa Maria Codifiume gli assassinati furono ben diciotto.

Molti di loro non sono mai stati ritrovati e non si sa dove siano stati seppelliti.

I partigiani infierirono ferocemente sul corpo della marchesa, stuprandola e infierendo su di lei prima di toglierle il prezioso bene della vita.

L’odio comunista, che è alla base della loro stessa politica, si rivela dunque, ancora una volta, in tutta la sua cruda spietatezza.

Il Signor Tubertini, nel corso dell’intervista, si appella al partigiano suo coetaneo e ancora in vita, custode dei molti segreti finora occultati, invitandolo a dire ciò che sa, e a svelare chi furono i mandanti, chi partecipò alla mattanza, e perché nei mesi successivi all’assassinio della marchesa morirono alcuni di coloro che la gente del posto riteneva essere membri del commando.

La riflessione dell’anziano testimone verte sul fatto che l’opportunità di riaprire alla memoria tutto ciò nasce dal fatto che l’aura di mistero che circonda l’episodio di sangue, la villa della marchesa, le persone coinvolte, aleggia ancora oggi, sospeso nell’aria, in attesa della verità e della parola fine.

L’articolo di Mattia Sansavini riporta copia del verbale dell’allora Guardia nazionale repubblicana.

Si legge che la notte del15 maggio 1944 sei individui mascherati, armati di pistole e bombe, fecero irruzione a villa Giordani, a Santa Maria Codifiume.

Si qualificarono come ribelli e, dopo aver chiuso familiari e servitù in una stanza del piano terra andarono nella camera da letto della marchesa Maria Gonzaga Catalano Giordani.

Abusarono di lei e poi la uccisero strozzandola con una cinghia.

Prima di scappare, verso le quattro del mattino, si fecero consegnare dal figlio 12mila lire e due orologi del valore di 10mila lire.

Il "triangolo" emiliano è tristemente famoso per l'efferatezza con cui i partigiani comunisti si sono accaniti contro i civili inermi, spesso al solo scopo di appropriarsi dei loro averi, o solo per motivazioni quali l'invidia, o la vendetta.

Alcune imprese commerciali del dopo guerra, iniziate da ex partigiani   sono nate e fiorite proprio grazie ai furti da loro commessi sulla pelle delle vittime di turno.
Dario Fo : difensore e
 sostenitore degli assassini comunisti

L'impunità spesso è stata una costante per questi assassini, così come la benevolenza dimostrata dalle più alte cariche dello Stato.

Infatti, nonostante il fatto che alcuni di loro fossero stati condannati alla pena dell'ergastolo, per tutti gli omicidi commessi, alcuni Presidenti della Repubblica italiana sono intervenuti in loro favore, graziandoli.

I Presidenti italiani che si sono dimostrati compiacenti con i partigiani assassini del dopoguerra e con i terroristi comunisti sono :

Giuseppe Saragat, Sandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, e Giorgio Napolitano, come potete constatare al Link di un mio vecchio articolo sull'argomento :


Quando si festeggia il giorno della cosiddetta "Liberazione", lo Stato dovrebbe onorare anche le vittime dei cosiddetti "Liberatori" spesso identificati nello stereotipo del criminale assassino (come ad esempio i partigiani comunisti).
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Se qualcuno avesse dubbi a questo proposito può leggere un mio articolo sulle truppe di liberazione francesi, e su cosa fecero (le marocchinate) al seguente Link :
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Tutto ciò, condito dai bombardamenti americani sulle nostre città, molte delle quali furono rase al suolo...
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La maggior quantità di vittime (innocenti) non è da ascrivere al fascismo, ma proprio ai partigiani e alle truppe di liberazione.
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Questa è una verità storica che, sebbene sia tenuta nascosta, a causa della disinformazione comunista e sinistrorsa, emerge sempre di più, prepotentemente, e si diffonderà come è giusto che sia.
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Allora forse si smetterà di cantare canzoni come "Bella ciao", che reputo una vera e propria offesa alle vittime degli assassini partigiani comunisti.
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Dissenso
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