sabato 19 agosto 2017

VACLAV HAVEL


Vaclav  Havel
Václav Havel (Praga 5/10/1936 – Hradeck 18/12/2011) è stato il primo Presidente della Repubblica Ceca, oltre che valente scrittore e drammaturgo, ma soprattutto è stato l’eroe non conforme dell’anticomunismo cecoslovacco.
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Nato da una famiglia benestante di Praga, dal 1948 ne condivise gli effetti della persecuzione del Partito comunista che aveva preso il potere con un colpo di Stato grazie all’appoggio dell’Unione Sovietica.
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Nonostante le vessazioni del Regime, che li accusava di aver manifestato simpatie filo-tedesche e di essere stati collaborazionisti durante il periodo di occupazione tedesca, Václav riuscì a frequentare i corsi  serali dell’Università Tecnica Ceca di Praga, fino al 1957.
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Nel 1960 rappresentò al Teatro Divadlo Na zabradili alcune delle sue prime opere, come “La festa in giardino” (1963), e il “Largo Desolato“.
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Del suo teatro, fortemente impegnato sul profilo politico, fu detto che “intendeva provocare l'intelligenza dello spettatore, appellandosi alla sua fantasia, costringendolo a riflettere su questioni che lo toccavano direttamente in maniera da vivere intimamente il messaggio teatrale".
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Nel 1964 si sposò con Olga Splichalova.
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Nel 1968 fu protagonista della “Primavera di Praga”, in seguito alla quale fu bandito dal Teatro, vittima dell’ondata repressiva del regime comunista.
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In questa occasione risalta il sacrificio compiuto dallo studente patriota Jan Palach che, per protesta contro i carri armati comunisti, si cosparse il corpo di benzina e si diede fuoco, morendo dopo tre giorni di lucida agonia.
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Il sacrificio di Jan Palach a Praga

Nonostante il suo allontanamento dal circuito culturale cecoslovacco, Václav continuò la sua attività politica e intellettuale, che culminò con la pubblicazione del manifesto “Charta 77” (vedi Link a fine articolo).
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La sua attività come dissidente gli costò 5 anni di prigione, poi divenne protagonista della “Rivoluzione di velluto” del 1989, che rappresentò uno dei momenti più alti del risveglio dell'Europa orientale.
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Questa nuova rivoluzione nella Cecoslovacchia che lui definiva come “assurdistan”, per come era soffocata dalle spire grigie e orwelliane del socialismo reale, non raggiunse i picchi violenti di quella rumena, e nemmeno l’alto tasso di sindacalizzazione di quella polacca, ma si svolse pacificamente, decisa ma mai violenta, riuscendo a piegare la dittatura che vent’anni prima aveva soffocato la Primavera di Praga con i carri armati sovietici.
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Durante lo svolgimento dell’attività politica fu sempre accompagnato dal suo talento di sagace drammaturgo e di intellettuale di prima grandezza, che con le sue opere mai ciecamente ideologiche, risvegliava l’intelligenza dello spettatore, allargandone gli orizzonti quotidiani sulle questioni più impellenti, e richiamandolo pacificamente “alle armi” contro l’oppressore comunista.
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Charta 77 rappresentò una pietra miliare nella lotta al comunismo sovietico.
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Il manifesto che nacque come reazione contro l’arresto di una band di musica psichedelica, rappresentò un vero e proprio colpo di piccone assestato con sapiente cura al cuore del muro comunista.
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I fondatori di Charta 77 :
Da sinistra, riga sopra :
Vaclav Havel,  Otta Bednarova,  Petr Uhl,  Jarmila Belikova,  Jiri Nemec
Da sinistra, riga sotto :
Ladislas Lis, Jiri Dienstbier, Dana Nemcova, Vaclav Benda, Vaclav Maly

L’opposizione democratica clandestina e il ricorso alla rivoluzione non violenta gli costarono il carcere e la repressione, contrassegnata dall’implacabile sorveglianza della Stb, la spietata polizia segreta, ma alla fine lo condussero alla vittoria e alla caduta della dittatura.
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Una sua citazione recita :
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"Una donna non può essere mezza incinta: o è incinta o non lo è, o aspetta un bambino o no. Così è anche per i sistemi politici : la mezza democrazia non esiste, la democrazia c'è o non c'è".
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Fu eletto plebiscitariamente Presidente della nuova Cecoslovacchia democratica, ed in seguito ebbe a dire:
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Beh, sì, adesso si può parlare di gravidanza.


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La Storia della Nazione Cecoslovacca proseguì poi il suo percorso, con la separazione consensuale dalla Slovacchia nel 1992, che diede vita alla Repubblica Ceca.
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Havel ha attraversato da eroe il ‘900, con il coraggio anticonformista di un intellettuale libero e con la perizia politica che contraddistingue la figura di un leader protagonista, contrario al Moloch del socialismo reale e alla routine annichilente del totalitarismo.
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Il suo motto era :
 
 Verità e amore devono prevalere su menzogna e odio.”
 
Ecco, di seguito, il link al sito  eSamizdat, per la lettura della traduzione della Dichiarazione di Charta 77 :
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Dissenso
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giovedì 17 agosto 2017

I "PICCOLI MARTIRI DI GORLA"


Il 20 ottobre 1944 durante uno dei tanti bombardamenti americani su Milano, una bomba colpì anche la scuola elementareFrancesco Crispi”, nel quartiere milanese di Gorla.
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L’ordigno fu sganciato da un bombardiere del 451° Bomb Group che dovendo disfarsi delle bombe a causa di un errore nelle coordinate dell’obiettivo, decise di farlo non sulla campagna cremonese o nel mar adriatico, ma sul centro abitato sottostante.
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Le 342 bombe da 500 libbre l’una (230 Kg circa), per un totale di 80 tonnellate furono deliberatamente fatte cadere sul centro abitato.
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Al comando delle operazioni c’era il colonnello James B. Knapp che si può a pieno titolo definire un criminale di guerra, poiché diede l’ordine di sganciare le bombe sulla città, fatto che rappresentò una odiosa quanto feroce violenza contro i cittadini inermi, configurando il reato di crimine contro l’umanità.
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Il criminale James B. Knapp, comandante del 451°
Bomb Group, dal settembre 1944 al gennaio 1945

Dopo il bombardamento fu subito chiara la dimensione della tragedia che si manifestò chiaramente a mano a mano che venivano estratti dalle macerie i corpi dei bambini senza vita.
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Gli assassini del 451° Bomb Group

.Particolarmente attivo nei soccorsi fu un giovane sacerdote, Don Ferdinando Frattino che con la sua opera contribuì al salvataggio di un buon numero di giovani vite.

La scuola Francesco Crispi
prima del bombardamento
L'edificio sventrato dalle
 bombe statunitensi

Le vittime totali della guerra di “liberazione” per mano americana e inglese, e dei loro bomardamenti, sono state indubbiamente molto più numerose che quelle per mano fascista.
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Per la cosiddetta “liberazione” quindi il popolo italiano ha subìto una serie di soprusi e di stragi, di stupri (vedi le “marocchinate") , di violenze di ogni tipo, che danno molto da pensare.
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Nell’immaginario collettivo si è fatta strada l’idea, alimentata dalla disinformazione delle sinistre, che molti dei bombardamenti siano stati commessi dai tedeschi, mentre la Storia ci insegna che la maggior parte sono da attribuire sia agli statunitensi che agli inglesi e ai francesi.

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Alcune delle piccole vittime della strage americana di Gorla
La differenza è che mentre le forze germaniche tentavano di colpire obiettivi militari, mirati a indebolire le forze nemiche, gli “alleaticolpivano invece i centri abitati, consapevolmente, come testimoniano le numerose città distrutte dalle loro bombe.
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Lo spregio totale per le vite della popolazione civile ha infatti caratterizzato l’avanzata delle truppe anglo americane, in un sanguinario delirio di apoteosi che le ha contraddistinte.
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Se consideriamo alcuni eventi storici, del resto, si ha immediatamente la consapevolezza della loro smisurata arroganza.
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E’ sufficiente vedere come gli americani abbiano sterminato ben due intere città giapponesi con la bomba atomica, oppure come abbiano in precedenza occupato tutti i territori dei nativi americani, sterminandoli in un’opera sistematica di genocidio programmato.
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E’ sufficiente vedere come Francia e Inghilterra contendessero i territori africani all’Impero di Mussolini, non certo per spirito umanitario, ma per subentrarvi nella gestione, prodromica ad uno sfruttamento cui la potenza anglosassone era già avvezza, grazie alle conquiste coloniali in India  e in altre parti del mondo, oppure riflettere sulle truppe marocchine agli ordini del Generale Juin nel suo percorso di cosiddetta “liberazione”.
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Non c'è dubbio che la data in cui avvenne la strage di Gorla verrà sempre fatta passare in sordina dalle istituzioni, e da coloro che sventolano ipocritamente le bandiere multicolori della Pace.
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Se questa atrocità  fosse stata compiuta dai tedeschi, i politici della sinistra, i pacifisti e gli antifascisti nostrani, e gli pseudo intellettualoidi di stampo marxista l'avrebbero aggiunta a tutte le altre date che ricordano gli eccidi dei nazifascisti, commemorandola intonando l'immancabile "bella ciao", magari lasciandosi sfuggire una lacrima, visibile e molto proficua ai fini elettorali.
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Il giornalista e romanziere Claudio Mauri lo definisce come “il più grave crimine di guerra dovuto ai bombardamenti alleati su l’Italia”, strappandolo all’oblio forzato in cui i vincitori lo avevano relegato e dando voce alle vittime mediante un saggio storico dal titolo : “Il male viene dal cielo”.
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Si tratta di un testo teatrale che rivela come questi episodi non siano frutto di casualità isolate e sporadiche, ma di piani studiati a tavolino, prestabiliti e attuati dai “liberatori” , che la cultura ufficiale preferisce non affrontare.
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Non credo che Laura Boldrini, sempre pronta a intonare la canzonetta "bella ciao" che le piace tanto si sia mai recata a Milano, per commemorare le piccole vittime.
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Propongo una toccante testimonianza, lasciataci da una piccola testimone sopravvissuta all'orrore prodotto dalla ferocia degli americani.
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I "liberatori" , appunto, che la sinistra festeggia ogni 25 aprile !
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Si tratta di una letterina scritta dall'allora bambina Franca Bisutti.
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Le vittime totali del bombardamento di Gorla sono state 614 (wikipedia.it), mentre quelle della sola Scuola di Gorla sono state :
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200 bambini e numerosi insegnanti (Fonte : La gioia violata, pag.72 – Federica Fasanotti.
184 bambini, e 20  persone dell'apparato scolastico (Fonte : wikipedia.it)
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Dissenso
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mercoledì 16 agosto 2017

STALIN ORDINAVA TOGLIATTI ESEGUIVA

Gianni Corbi
Propongo un articolo di Gianni Corbi, edito su "la Repubblica"  nel 1997, ancora oggi attualissimo.
Corbi, scomparso il 31 luglio 2001, all'età di 75 anni, era nato nel 1926 ad Avezzano ed è stato una delle penne più incisive del panorama giornalistico e letterario nazionale.
Divenne Direttore dell'Espresso negli anni di piombo, dal 1968 al 1970.
Le sue numerose inchieste sul potere in Urss, lo condussero a divenire un esperto del mondo comunista, oltre che dell'Italia del dopoguerra.
Per il suo talento e la sua preparazione storico-politica fu eletto "Garante dei lettori" di "Repubblica", per rappresentare i diritti dei lettori.
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STALIN ORDINAVA TOGLIATTI ESEGUIVA
Di Giani Corbi
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Due libri che hanno per tema i rapporti intercorsi tra la Russia di Stalin e il Pci di Palmiro Togliatti stanno provocando discussioni e polemiche nel mondo degli studiosi del comunismo italiano.
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La tesi portante è che la strategia di tutti i partiti comunisti, in particolare di quello italiano e di quello francese, non ebbe nulla di originale e di "nazionale", ma seguì sempre, con obbedienza quasi assoluta, le esigenze e le direttive di Stalin e dell' Urss.
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Il primo saggio è “L'altra faccia della luna”, a cura di Elena Aga-Rossi e Gaetano Quagliarello, edito da Il Mulino (pagg. 287, lire 35.000).
Elena Aga Rossi
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Il secondo, uscito in questi giorni sempre per Il Mulino è intitolato “Togliatti e Stalin. Il Pci e la politica estera italiana” (pagg.312, lire 38.000).
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Gli autori, Elena Aga-Rossi e Victor Zaslavsky, sono arrivati alla conclusione che la strategia di Togliatti nel periodo preso in esame, cioè dalla caduta del fascismo ai primi anni Cinquanta, fu eterodiretta da Mosca, personalmente da Togliatti o dai suoi più diretti collaboratori.
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Che, per esempio, la famosa "Svolta di Salerno" fu autorevolmente suggerita e dettata da Stalin a Togliatti nella primavera del 1944, alla vigilia della partenza del segretario del Pci per l' Italia.
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Viktor Zaslavsky
Non è una rivelazione di poco conto.
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La "Svolta di Salerno" infatti, è uno dei pilastri su cui ha poggiato la politica di unità nazionale del Pci, per alcuni è addirittura l'atto fondativo di un partito che abbandonava i vecchi schemi del massimalismo per imboccare la strada del movimento progressista di massa intenzionato a trasformare la società attraverso la politica delle riforme.
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Buona parte della storia del Pci, così come ci è stata raffigurata dagli storici comunisti, sarebbe dunque da riscrivere ?
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Per capire come andarono le cose è necessario ricostruire una intricata vicenda di cui, forse, sono da scrivere molti altri capitoli.

Nell'autunno del 1994, in un convegno internazionale svoltosi a Cortona col patrocinio della Fondazione Feltrinelli, proprio Elena Aga-Rossi e Victor Zaslavsky, un noto sociologo leningradese emigrato in Occidente ai tempi di Breznev, sostennero che fu Stalin in persona a disegnare la cornice strategica della "Svolta di Salerno".
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In particolare Togliatti, una volta in Italia, avrebbe dovuto "mettere da parte lo slogan dell'immediata abdicazione del re, se quest'ultimo avesse voluto combattere i tedeschi.
E puntare, invece, ad entrare nel governo di Badoglio".
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Sempre nell'autunno del 1994, in un saggio uscito nel numero luglio-settembre di Studi Storici, rivista trimestrale dell'Istituto Gramsci, lo studioso Mikhail M. Narinsky fornì altri importanti particolari.
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Utilizzando i documenti del Fondo Stalin conservati negli archivi del Presidente della Federazione russa e i diari personali dell'ex capo del Comintern Georgi Dimitrov, Narinsky rivelò che nella notte tra il 3 e il 4 marzo '44 Togliatti ebbe un importante colloquio con Stalin.
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Oggetto dell'incontro il suo prossimo ritorno in Italia, e l'atteggiamento da tenere nei confronti del governo Badoglio, della monarchia, degli angloamericani.
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Molotov, presente al colloquio, riferì per telefono a Dimitrov il contenuto dell'incontro.
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Dimitrov annotò velocemente su un foglio di carta le direttive di Stalin.
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"Primo :
Non chiedere l'immediata abdicazione del re.
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Secondo :
I comunisti possono entrare nel governo Badoglio.
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Terzo :
Concentrare i propri sforzi nel raggiungimento dell'unità per la lotta contro i tedeschi".
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Il 5 marzo, scrive Narinsky, Togliatti vide Dimitrov mettendolo al corrente, con più dettagli, della sua conversazione al Cremlino.
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Secondo Stalin "l'esistenza di 'due campi' (Badoglio e il re, i partiti antifascisti) sta indebolendo il popolo italiano.
Ciò va a favore degli inglesi, che vorrebbero avere un'Italia debole nel Mediterraneo".
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Subito dopo Stalin avrebbe aggiunto :
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"Se la lotta tra i due campi dovesse proseguire, si arriverebbe alla rovina del popolo italiano.
Gli interessi del popolo italiano impongono che l'Italia sia un paese forte con un forte esercito".
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Stabilito che fu Stalin a impostare la strategia della "Svolta di Salerno", gli autori del saggio “L'altra faccia della luna” hanno allargato il campo della polemica.
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La critica è rivolta ai maggiori storici del Pci, e al modo con cui essi avrebbero avvalorato la tesi della "diversità" di un Pci teso ad elaborare una sua originale via italiana al socialismo.
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Un attacco che prende di mira in modo particolare Paolo Spriano, al quale si riconosce il merito di aver introdotto qualche elemento di dubbio nel rapporto Pci-Unione Sovietica, ma al quale si rimprovera di aver accreditato la tesi di un Pci "in continua evoluzione verso una sempre maggiore autonomia dall'Urss, facendo di Togliatti il protagonista principale di questo processo".
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Un abbaglio grave poiché i documenti dimostrerebbero invece che le strategie comuniste furono "fondamentalmente identiche ad est come ad ovest dell' Europa".
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Narinsky, da parte sua, ha fornito ulteriori particolari sull' incontro Togliatti-Stalin.
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A conclusione del colloquio Stalin "avrebbe invitato i comunisti italiani a non identificarsi troppo con la politica dell'Urss, ed a mantenere rapporti leali con gli alleati occidentali...".
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Dettando, o suggerendo, a Togliatti quella che avrebbe dovuto essere la futura linea politica del Pci Stalin perseguiva un preciso calcolo geopolitico.
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Stalin, sostiene Narinsky, era infatti a favore "di una ampia unità di tutte le forze nazionali italiane, nell'interesse della lotta contro la Germania e per la creazione di un contrappeso all'influenza britannica nel Mediterraneo".
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La tesi della subordinazione piena del Pci alle esigenze della politica sovietica è però contestata dalla maggioranza degli storici che si sono occupati del Pci.
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Essi ricordano che cinque mesi prima dell'incontro con Stalin, Togliatti aveva elaborato la linea strategica che si realizzerà nella "Svolta di Salerno".
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Una politica di unità nazionale che Togliatti perfezionerà e proclamerà il 26 novembre del 1943 parlando nella Sala delle Colonne della Casa dei Sindacati.
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Negli stessi luoghi dove Wysinski aveva pronunciato le sue requisitorie, e Zinoviev, Kamenev, Bucharin, avevano confessato colpe terribili e inesistenti.
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Nella parte centrale del suo discorso Togliatti riassunse in poche frasi quella che sarebbe stata l'essenza della sua strategia :
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"...l'unità e la collaborazione di tutte le forze popolari dovranno essere l'asse della politica italiana :
la base su cui verrà costruito un vero regime democratico".
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Aldo Agosti, nella sua recente biografia di Togliatti, tiene conto dell'incontro Togliatti-Stalin, e delle novità contenute negli archivi sovietici e nel diario di Dimitrov.
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E giunge alla conclusione, forse un po' salomonica ma ragionevole, che nella "Svolta di Salerno" la strategia di Togliatti trovò una sponda consenziente nella visione geopolitica di Stalin.
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Non si può escludere, scrive infatti Agosti, che nel colloquio con Stalin Togliatti "abbia avuto una parte attiva, facendo valere le ragioni che aveva sostenuto nei discorsi radio della prima metà di gennaio".
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Il ritorno di Togliatti in Italia ebbe un risvolto misterioso.
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Ora sappiamo con certezza che la sua partenza per l'Italia avvenne il 6 o il 7 marzo del 1944, cioè due o tre giorni dopo il suo incontro notturno al Cremlino.
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Togliatti espone i suoi programmi al XX Congresso a Mosca, dimostrando di essere un traditore
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Ma Togliatti ha invece sempre affermato in più occasioni, parlandone per esempio con i suoi biografi "ufficiali" Marcella e Maurizio Ferrara, di essere partito da Mosca attorno al 26 febbraio del 1944.
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I depistaggi messi in opera da Togliatti, e la nuova documentazione sugli avvenimenti che precedettero il suo ritorno in Italia, aprono un varco nella storiografia comunista.
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E la polemica è destinata ad ingrossare, man mano che altri documenti allargheranno gli squarci di luce sulla storia del Pci, e anche del nostro paese.
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Nell'importante libro di Elena Aga-Rossi e di Victor Zaslavsky, oltre alla "Svolta di Salerno" si affrontano infatti altre importanti questioni che daranno filo da torcere agli storici che si occupano della materia.
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O quella dell'atteggiamento stranamente remissivo tenuto da Togliatti e da Thorez quando furono bruscamente estromessi, nella primavera del 1947, dai governi di cui facevano parte in posizioni di grande rilievo.
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Fonte :
(LINK)
Nota del Blog : le immagini sono state aggiunte dal blog.
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Dal 1997 ad oggi sono stati fatti importanti passi verso l'acquisizione di verità sempre più inconfutabili, grazie anche alle aperture/chiusure degli innumerevoli archivi da cui gli studiosi e gli storici hanno potuto desumere dati oggettivi.
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Manifesto dell'epoca, da cui si evince la responsabilità di Togliatti nelle stragi staliniane
Di sicuro è emersa la completa sudditanza di Togliatti e di tutto l'apparato politico del PCI, che mentre da un lato rappresentavano in Parlamento una parte del Popolo italiano, dall'altro prendevano ordini e finanziamenti dal Partito Comunista Russo.
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.Un vero e proprio tradimento quindi, testimoniato da decine di autori, quali ad esempio Valerio Riva che con il suo libro "Oro da Mosca" traccia un quadro esaustivo quanto sconcertante.
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Chissà se oggi gli eredi di Togliatti, pur metamorfizzati, seguono ancora i suoi insegnamenti...
Certo è che nelle ricorrenze ufficiali gli tributano onore e gloria, definendolo come "il Migliore" !
Chi ha orecchie per intendere ...
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Dissenso
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lunedì 7 agosto 2017

RENZI VA PROCESSATO ?


Proponiamo un interessante articolo, il quale ipotizza un grave  reato che sarebbe stato commesso dall’ex Premier Matteo Renzi a proposito della questione migranti.
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Siamo talmente abituati alle nefandezze di questo Governo (mai votato dal Popolo italiano) che non ci meravigliamo più di nulla, nemmeno di eventuali reati penali commessi in nome del Partito Democratico.
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Il potere piace al PD, poiché gli permette di mettere le mani nel "vaso della marmellata", come le cronache giudiziarie degli ultimi anni provano abbondantemente e senza ombra di dubbio.
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In mezzo fra questa sete di potere e di denaro, e la politica, ci siamo noi, il Popolo, che subisce le conseguenze della scelleratezza politica e delinquenziale di questi guitti metamorfizzati dell'ex universo comunista : il PD !
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Ecco l’articolo :
Fonte :
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=59156 del 12/07/2017, pubblicato il 13 Luglio 2017.
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Ripubblicato da :
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RENZI VA PROCESSATO ?
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Se ha fatto il patto sui migranti Renzi va processato : secondo l’ex ministro Bonino il governo Renzi si sarebbe impegnato per conto dell’Italia ad accogliere tutti i migranti che giungevano in Europa.
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di Paolo Becchi e Giuseppe Palma
Arianna Editrice
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Secondo l’ex ministro degli Esteri del governo Letta, Emma Bonino, dal 2014 al 2016 il governo Renzi si sarebbe impegnato per conto dell’Italia, d’accordo con altri governi europei, ad accogliere tutti i migranti che giungevano in Europa.
E fin qui nulla di nuovo, visto che ciò è scritto nero su bianco sugli accordi relativi all’operazione Triton.
Il problema sorge se, come ha lasciato velatamente intendere l’ex ministro della Difesa del governo Letta, Mario Mauro, ciò fosse avvenuto in cambio di una maggiore flessibilità da parte dell’Ue sui nostri conti pubblici, circostanza non scritta evidentemente da nessuna parte, ma frutto di un eventuale accordo segreto tra il governo Renzi e l’Ue.
In cambio di una flessibilità, che gli serviva a scopi politici, è possibile che Renzi abbia tradito il Paese, consentendo l’invasione migratoria, indirizzata unicamente sul nostro territorio ?
Le dichiarazioni della Bonino e di Mauro, se lette insieme, a tanto porterebbero.
Molti ne hanno parlato, avanzando critiche anche dure, ma nessuno ha sottolineato un punto decisivo: se un accordo di quel tipo vi è stato, come l’accordo segreto di scambio tra petrolio e migranti a Malta (di cui su Libero si è già data notizia), la cosa avrebbe persino riflessi penali.
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Vi sarebbero infatti responsabilità penali, oltre che politiche, in capo all’ex presidente del Consiglio ed eventuali ministri in concorso con lui.
L’art. 243 del codice penale recita :
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«Chiunque tiene intelligenze con lo straniero affinché uno Stato estero muova guerra o compia atti di ostilità contro lo Stato italiano, ovvero commette altri fatti diretti allo stesso scopo, è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni.
Se la guerra segue o se le ostilità si verificano, si applica l’ergastolo».
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La finalità della condotta non deve essere necessariamente la guerra, ma un qualsiasi atto di ostilità verso lo Stato.
E, a quanto pare, di accordi segreti si tratterebbe, visto che Renzi si difende parzialmente dichiarando che gli accordi Triton sono scritti nero su bianco, lasciando senza risposta l’altra parte del problema, quello dello scambio con la flessibilità di cui non si fa nessun cenno in tali accordi.
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La norma del codice penale punisce la condotta di chiunque stipuli accordi con lo straniero, di qualsiasi tipo, al fine di indurre lo Stato estero (o più Stati esteri) a muovere guerra o comunque a compiere atti di ostilità verso lo Stato italiano, i quali non necessariamente debbono tradursi in atti di violenza.
Quali sono quindi gli «atti ostili» ?
Le «cessioni di sovranità» rientrano nel novero degli atti ostili puniti dall’art. 243 del codice penale ?
Si parta dal presupposto che l’articolo citato punisce i delitti contro la personalità dello Stato, quindi contro i suoi tre elementi costitutivi :
popolo, territorio e potestà di imperio.
Venisse meno anche solo uno di essi, verrebbe meno anche lo Stato.
Renzi, in cambio di una flessibilità sui conti, che tra l’altro di fatto non c’è stata, avrebbe ceduto una parte ulteriore della nostra sovranità nazionale.
E se qualcuno cede porzioni di sovranità nazionale in segreto, senza accordi trasparenti, compie certamente atto ostile nei confronti e a danno dello Stato.
In nome di chi avrebbe agito il governo Renzi per quello scellerato accordo (segreto) con lo straniero ?
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Perché di straniero si tratta, parliamoci chiaro.
In nome di chi o di cosa, e con chi, Renzi avrebbe barattato la questione migranti con una maggiore flessibilità sui conti pubblici ?
E a giovamento di chi ?
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Al fine di fare chiarezza urgono, a nostro avviso, due cose :
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1) un pubblico ministero che apra un fascicolo e indaghi sulla vicenda ;
2) una commissione parlamentare d’inchiesta che faccia luce su questa brutta storia.
La cosa più sorprendente è che tutti ne continuino a parlare, ma nessuno faccia veramente qualcosa.
I pubblici ministri sembrano poco interessati e le forze politiche (tutte) anche.
Tanto rumor per nulla, in fondo.

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Dissenso



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