venerdì 31 marzo 2017

I CRIMINI DEGLI "ALLEATI"


I cosiddetti ”alleati” hanno commesso, durante il loro percorso di affermazione, parecchi crimini contro l’umanità, come testimoniano evidenze storiche oramai assodate e consolidate.
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Ne costituiscono un esempio i tantissimi bombardamenti delle città italiane, con i quali gli americani e gli inglesi hanno consapevolmente ucciso migliaia di civili , senza distinzione di sesso e di età,  oppure le famigerate “marocchinate” francesi, in cui le truppe di liberazione hanno stuprato, torturato e ucciso altre migliaia di vittime innocenti, anche in questo caso senza distinzione alcuna di sesso e di età.
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Ma queste casistiche non sono le uniche nefandezze attuate dai nuovi “colonizzatori” in nome di una pseudo libertà offertaci a caro prezzo e che in realtà ci ha trascinati in un vortice dove invece la libertà stessa ci è negata, sostituita da imposizioni fiscali di tipo medioevale, da arroganza istituzionale, dal malaffare, dalle mafie colluse con la politica, dalla corruzione della classe politica, e dalla negazione della verità.
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Commemorazione di Cosacchi
in Carnia nel 2016
Gli “alleati” si sono macchiati anche di altri crimini, accuratamente celati nelle pieghe della Storia, affinchè poco si sapesse di tutto ciò, come ad esempio la vicenda della consegna a Stalin, nell’immediato dopoguerra, dei cosacchi e delle loro famiglie che si erano  insediate a Tolmezzo, nella Carnia italiana.
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La stessa sorte toccò a tutte le altre persone che erano fino a quel momento in stato di prigionia nei campi di concentramento inglesi e in quelli della Germania postbellica, usati precedentemente da Hitler e poi “riciclati” dai “liberatori”.
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Gli “alleati” ben sapevano che così facendo avrebbero condannato a morte ogni singolo sventurato consegnato alla furia stalinista, ansiosa di deportare, di torturare, e di uccidere, ma il cinismo anglo americano, radicato nel retroterra socio culturale di entrambi, eseguì senza remore questa crudele vigliaccata.

Non bisogna dimenticare che gli americani interpretano ancora oggi un ruolo auto referenzialista  e libertario secondo cui si ergono a difesa dei più deboli, come baluardo della democrazia, ma in realtà gli statunitensi rappresentano la potenza militare e distruttiva che ha annientato, ucciso, e ridotto sull’orlo dell’estinzione totale tutte le popolazioni indigene native dell’America stessa.
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Gli Indiani d’America, oggi sono relegati entro i ristretti confini territoriali loro imposti : dei lager camuffati sotto il nome di riserve.
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Lo scopo ?
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L'arraffo, l'appropriarsi delle ricchezze del sottosuolo, dei ricchi pascoli, di tutti i terreni, da colonizzare e occupare, in un crescendo di violenza, di arroganza e di affermazione dello strapotere “bianco”.
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Gli Inglesi, invece, sono da sempre una potenza colonialista che occupando i territori di altre nazioni più deboli militarmente, ne fagocita le risorse espandendo il proprio dominio senza pietà.
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Coloro che puntano il dito contro Mussolini per le sue avventure coloniali in Africa, dimenticano che gli stessi territori erano contesi proprio dagli Inglesi, che non paghi di quanto “conquistato” fino ad allora,  mandarono aerei, navi, cannoni e truppe per affermare quanto fossero potenti.
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Con i presupposti sopra descritti non possiamo quindi parlare di “guerra di liberazione” , bensì di “passaggio di poteri” a scopo militare, economico, ed egemonico, così come di esproprio della democrazia, armi in pugno.
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Il dopoguerra ha poi visto il proseguo di turpi nefandezze e violenze, nate con l’imposizione, da parte delle sinistre, di un conflitto civile che ha trascinato il popolo italiano in un abisso di guerra e desolazione, e proseguite come solo l’odio comunista, cieco e irrazionale, è capace di fare.
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Tornando ai crimini contro l’Umanità dei “liberatori”, ecco di seguito un interessante articolo che NON compare in alcun testo scolastico, a dimostrazione della partigianeria imposta dagli pseudo intellettualoidi della sinistra.
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Tratto da :
Corriere della Sera
http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/12_Gennaio_05/QUANDO-GLI-ALLEATI-TRADIRONO-I-COSACCHI-DI-TOLMEZZO_c5066408-3767-11e1-8a56-e1065941ff6d.shtml?refresh_ce-cp
SERGIO ROMANO
QUANDO GLI ALLEATI TRADIRONO I COSACCHI DI TOLMEZZO
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Domanda :
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Una tragedia dimenticata: il suicidio di massa e la riconsegna all’Armata Rossa delle truppe cosacche e delle loro famiglie che dopo essersi insediate nella Carnia italiana si spostarono alla fine della Seconda guerra mondiale, nel maggio 1945, nella valle della Drava austriaca.
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È veramente difficile accedere a fonti sulla vicenda ;
qual è la sua conoscenza dei fatti ?
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Lorenzo Puccetti, lorenzo.puccetti@alice.it
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Risposta :
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Caro Puccetti,
il caso dei cosacchi di Tolmezzo è soltanto il capitolo di una più grande tragedia :
quella dei cittadini sovietici (due milioni secondo alcune fonti) che gli Alleati, sulla base degli accordi di Yalta, consegnarono all’Urss dopo la fine della guerra.

Molti erano disertori dell’Armata Rossa e avevano combattuto con i tedeschi nelle file dell’esercito del generale Vlassov.
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Altri erano stati «collaborazionisti », a vario titolo, e appartenevano generalmente a gruppi sociali e nazionali  -  i cosacchi, i georgiani, gli ucraini, i baltici, i tedeschi del Volga, i ceceni e altre nazionalità caucasiche  -  che si erano battuti contro i Rossi durante la guerra civile, sino al 1921, e non avevano mai smesso da allora di considerare l’Unione Sovietica come una potenza coloniale.
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Avevano accolto la Wehrmacht come un esercito di liberazione e ne avevano condiviso le sorti.
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I cosacchi di Tolmezzo erano circa 35.000 e formavano un piccolo popolo composto, più o meno in parti eguali, da soldati e da gruppi familiari che si erano accodati all’esercito tedesco durante la ritirata.
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Erano nella provincia di Udine vicino alla frontiera austriaca, da quando Alfred Rosenberg, ministro nazista dell’Est e grande teorico dell’antisemitismo, aveva concesso loro, qualche mese prima, una zona di residenza da utilizzare come base strategica.
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Avrebbero dovuto opporsi all’avanzata degli Alleati verso l’Austria, ma si arresero senza combattere alle truppe britanniche del generale Alexander dichiarando che il loro solo nemico era Stalin e che soltanto per questo avevano deciso di combattere a fianco dei tedeschi.
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Dopo qualche scambio di messaggi fra lo Stato maggiore, il ministero della Guerra e il Foreign Office, il governo britannico, tuttavia, decise di rispettare l’impegno di Yalta e raggruppò i cosacchi di Tolmezzo, insieme ad altri contingenti russi, georgiani e croati, accanto alla città di Lienz nella valle austriaca della Drava.
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Quando venne il momento della consegna ai sovietici vi furono sommosse, scioperi della fame e numerosi tentativi di suicidio.
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Anche gli inglesi, nel frattempo, si erano resi conto di ciò che sarebbe accaduto ai loro prigionieri non appena avessero attraversato la cortina di ferro.
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Ma a Londra prevalsero considerazioni politiche e, forse, banalmente logistiche.
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Gran parte dell’Europa centrale, in quei mesi, era divenuta un enorme accampamento di profughi, disertori, fuggiaschi, militari sbandati :
un popolo di «displaced persons », gente senza casa e senza patria, che occorreva alloggiare, nutrire, vestire e, per evidenti ragioni di ordine pubblico, separare dal resto della popolazione.
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Ma lo spettacolo di tante persone votate all’ennesima purga staliniana turbò per molto tempo le coscienze di coloro che li avevano consegnati ai sovietici.
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Troverà il racconto di quella vicenda, caro Puccetti, nei libri di Nicolaj Tolstoj e in un libro di Nicholas Bethell intitolato «The last secret» (l’ultimo segreto), apparso a Londra nel 1974 e tradotto in francese l’anno seguente.
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Non credo che ne esista una edizione italiana.
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Dissenso
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