lunedì 2 ottobre 2017

I PARTIGIANI ASSASSINI AMATI DAL PD

Moltissimi degli episodi di violenza efferata e gratuita, compiuti da quei partigiani comunisti assassini tanto amati e idolatrati dalla Presidente della Camera Laura Boldrini e dai suoi degni compagni di partito, sono stati accuratamente nascosti e volutamente ignorati.
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Evidentemente i “cervelloni” post comunisti dell’attuale Governo, che poi coincidono con le cariche direttive del PD, ancora legato (evidentemente) ai fantasmi del passato, e sempre riverenti verso le politiche assassine di Togliatti e del Partito Comunista del dopoguerra, continuano ancora oggi la loro opera disinformatrice e ingannevole nei riguardi della Storia d’Italia.
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Lo dimostra il fatto che da un lato alcuni ridicoli personaggi della politica in evidente stato di malafede, come Fiano o la Boldrini, enfatizzano e sbandierano animosamente un nuovo rigurgito antifascista e talebano, palesando un odio maniacale e perverso nei confronti del fascismo, mentre dall’altro nascondono sotto il tappeto tutte le nefandezze e i fatti di sangue compiuti in nome di quel comunismo a loro tanto caro.
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Due metri e due misure, che non lasciano alcun dubbio sulla totale parzialità anche di chi, ricoprendo cariche istituzionali, dovrebbe adottare misure di giudizio eque e democratiche.
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Questi personaggi al contrario agevolano una costante manipolazione storica e sociale che tenta di fagocitare le coscienze, attraverso l’imposizione di verità costruite a tavolino dai seguaci di Togliatti, il criminale comunista che si è macchiato del sangue di migliaia di italiani, sia per quanto riguarda gli esuli in Russia (deportati in Siberia con il suo consenso compiacente e la sua complicità) sia per quanto riguarda le foibe (i massacri compiuti dai partigiani comunisti titini, con l’avvallo di quelli italiani, da lui guidati).
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Propongo, alla memoria, una breve rievocazione di uno dei tanti crimini compiuti da questi partigiani, veri e propri criminali per i quali lo Stato italiano o i vari Governi che si sono succeduti non hanno mai speso nemmeno una parola di condanna.
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Potenza dell’inciucio e della malafede comunista !
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Grazie a Vittorio Sgarbi, che ne ha tracciato il ricordo, nella rubrica in cui scrive su “il Resto del Carlino”, possiamo estrarre dagli abissi del passato la vicenda dei Carabinieri trucidati barbaramente in Friuli dalle bande comuniste e partigiane nel 1944.
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I partigiani assassini sono solo alcuni tra quelli che ogni 25 aprile vengono osannati da schiere di ex comunisti invasati e inneggianti a “il Migliore” (così viene definito Togliatti), e da tutta la massa di disinformati e turlupinati che simpatizzando per il PD, bevono avidamente dal loro calice traboccante di menzogne.
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Ecco, di seguito, l’articolo di Vittorio Sgarbi.
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COLPEVOLE OBLIO SULLA MATTANZA DEI CARABINIERI
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da "il Resto del Carlino"  -  domenica 1 ottobre 2017
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Sorpresi nel sonno, avvelenati, torturati e infine tagliati a pezzi.
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Fu questo il tragico destino di dodici giovani Carabinieri, catturati dai partigiani comunisti alle Cave dei Predil nell'alto Friuli.
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Il 23 marzo 1944 i partigiani comunisti presero in ostaggio il vicebrigadiere Dino Perpignano, mentre stava rientrando negli alloggiamenti e, minacciandolo, lo costrinsero a pronunciare la parola d'ordine.
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Una volta entrati nel presidio, catturarono tutti i Carabinieri, in parte addormentati.
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I dodici militari furono deportati nella Valle Bausizza e rinchiusi in un fienile dando loro un pasto condito con soda caustica e sale nero.
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Affamati, mangiarono quanto era stato loro servito.
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Dopo poco si levarono urla e implorazioni raccapriccianti e tremende.
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Erano stati avvelenati e la loro agonia si protrasse fra atroci dolori per ore e ore.
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Stremati e consumati dalla febbre, Pasquale Ruggiero, Domenico Del Vecchio, Lino Bertogli, Antonio Ferro, Adelmino Zilio, Fernando Ferretti, Ridolfo Calzi, Pietro Tognazzo, Michele Castellano, Primo Amenici, Attilio Franzon, quasi tutti ventenni (e mai impiegati in altri servizi tranne quello a guardia della centrale), furono costretti a marciare fino a Malga Bala ove il giorno 25 li attendeva una fine orribile.
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Avevano l'età di mio padre.
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Il Vicebrigadiere Perpignano fu spogliato ;
gli venne conficcato un legno ad uncino nel nervo posteriore del calcagno e, issato a testa in giù, fu legato a una trave ;
poi, tutti, furono incaprettati.
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A quel punto i macellai partigiani, cominciarono a colpire i corpi dei Carabinieri con i picconi :
a qualcuno vennero asportati i genitali e conficcati in bocca, a qualche altro fu aperto a picconate il cuore o cavati gli occhi.
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All'Amici venne conficcata nel cuore la fotografia dei figli, mentre il Perpignano veniva finito a pedate in faccia e in testa.
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La mattanza terminava con i corpi dei malcapitati legati con il fil di ferro e trascinati, come bestie, sotto un grosso masso.
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Ora le misere spoglie di questi Carabinieri riposano, dimenticate dagli uomini, dalla storia e dalle Istituzioni, in una torre medievale di Tarvisio, le cui chiavi sono pietosamente conservate da alcune suore di un vicino convento.
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Una lapide ambigua li ricorda, senza una parola di verità
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Dissenso
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