sabato 2 dicembre 2017

L'eccidio di SCHIO


L'eccidio di Schio è il massacro compiuto nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1945  (due mesi dopo la fine della guerra) a Schio (Vicenza) da un gruppo formato da una dozzina di ex partigiani della Divisione garibaldina "Ateo Garemi" insieme ad agenti della “Polizia ausiliaria partigiana” (istituita alla fine della guerra e composta da ex partigiani).
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Gli assassini partigiani fecero irruzione nelle carceri  e uccisero ben 53 persone, fra cui molti fascisti e 15 donne massacrandole barbaramente sotto la guida di Igino Piva, detto “Romero”.
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Fra i carnefici c’era anche il ventiduenne Valentino Bortoloso detto “Teppa” che per questi omicidi fu prima condannato a morte da un tribunale di guerra alleato (1945) poi si vide commutare la pena in ergastolo, e infine beneficiò dell’amnistia del 1955.
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.Gli organizzatori dell’eccidio, all’epoca dei fatti, scapparono come conigli verso i Paesi dell’est, aiutati da Togliatti e dal Partito comunista.
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Nel mese di aprile del 1916, a Vicenza, l’eredità ideologica dei partigiani assassini ha rivelato il suo vero volto criminale, per mezzo dei suoi eredi che invece di scusarsi e prendere le distanza dalle efferatezze dei loro idoli partigiani e assassini, ne hanno commemorato le gesta, insignendoli di medaglie della Resistenza.
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L'assassino Bortoloso nel 1945
Il boia Bertoloso, “Teppa”, oramai dell’età di 93 anni era tra i medagliati, impettito e immemore dei crimini di cui si è macchiato quando era un partigiano assassino.
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Il Ministro della Difesa ha poi revocato l’onorificenza, costretto dallo scandalo che ciò rappresentava e che rischiava di “sverginare” il vero profilo politico di questo Governo mai votato dai Cittadini.
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Nel sito creato per ricordare le vittime di questo feroce atto di disumana violenza ad opera dei comunisti partigiani, si legge :
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LE VITTIME PER LA MAGGIOR PARTE DIPENDENTI DEL LANIFICIO ROSSI, NON ERANO ISCRITTE ALLA R.S.I.. AMMASSATE IN UNO STANZONE DEL CARCERE DI SCHIO FURONO CRIVELLATE DA RAFFICHE DI MITRA, TANTO CHE IL SANGUE SPRIZZO' FINO AL SOFFITTO E FORMO' SUL PAVIMENTO UNA POLTIGLIA RACCAPRICCIANTE. L'ORRORE DI UNA MATTANZA TANTO DISUMANA FECE PRONUNCIARE AL GEN. AMERICANO DUNLOP, GOVERNATORE MILITARE ALLEATO NEL VENETO, QUESTE PAROLE DI ESECRAZIONE :
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"MAI PRIMA D'ORA IL BUON NOME DELL'ITALIA
E' CADUTO TANTO IN BASSO NELLA MIA STIMA"
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Per comprendere appieno quanto fosse smisurato il delirio di onnipotenza delle bande armate comuniste e partigiane, va ricordato che la guerra era già finita, e che quindi questi crimini non hanno la benchè minima giustificazione.
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Sono stati infatti premeditati e perpetrati con la stessa fredda consapevolezza di assassini brutali, come i comunisti partigiani hanno dimostrato di essere.
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Un atto di violenza, fuori Legge e apertamente in contrasto con le regole di una società civile, in spregio alla vita umana e ai più elementari diritti dell’uomo.
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La reazione della Giustizia, per mano della Corte militare alleata, non si fece attendere, e portò all’individuazione dei responsabili.
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Il BOIA partigiano
Renzo Franceschini
Ecco l’elenco dei luridi assassini partigiani comunisti e criminali, e delle condanne inflitte loro nel 1945 :
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Valentino Bortoloso , condannato a morte. Renzo Franceschini, condannato a morte.
Antonio Fochesato, condannato a morte.
Gaetano Canova, condannato all’ergastolo.
Aldo Santacaterina, condannato all’ergastolo.
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Altri otto colpevoli furono individuati successivamente e condannati all’ergastolo nel 1952, ma solo uno di loro era presente in aula, perché gli altri sette erano già scappati nei “paradisi” comunisti (grazie all’aiuto di Togliatti).
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Fu poi istruito un terzo processo al fine di identificare eventuali responsabili nella catena gerarchica da cui era partito l’ordine di compiere la strage, ma gli incriminati furono assolti con motivazioni varie.
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L'assassino comunista
Antonio Fochesato
I mandanti sono così ancora oggi sconosciuti, ma va tenuto ben presente che i partigiani assassini esecutori materiali dell’eccidio di Schio erano TUTTI legati al Partito Comunista e alle Brigate Garibaldi del periodo bellico, nonchè alle organizzazioni paramilitari nate da queste ultime alla fine della guerra.

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Dato che sia il ministro comunista di Grazia e Giustizia Palmiro Togliatti che il suo segretario Massimo Caprara si adoperarono perché il PCI provvedesse all’espatrio dei condannati, trovando loro rifugio a Praga, si può considerare questo eccidio, in ogni suo elemento come una vera e propria “Strage di Stato”.
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Il massacratore partigiano
Gaetano Canova
I singoli tasselli che compongono il quadro di insieme dell'intera vicenda storica sono infatti riconducibili a precise responsabilità dello Stato :
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1) - Le vittime dell'eccidio erano in carcere, sotto custodia, e come detenuti erano sotto la responsabilità diretta dello Stato, per quanto riguarda anche la loro stessa sicurezza.
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2) - La "Polizia partigiana ausiliaria" (a cui apparteneva una parte del gruppo di assassini) era riconosciuta come organo dello Stato.
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3) - Gli assassini godettero del completo appoggio del Ministro di Grazia e Giustizi, che li fece addirittura espatriare.
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4) - Si è cercato a lungo di impedire l'accertamento dei fatti poiché ciò causava imbarazzo alle autorità e agli organi dello Stato.
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Ecco l'elenco delle vittime, in ordine alfabetico :
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DECEDUTI SUL POSTO :
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Amadio Teresa , anni 41, operaia tessile.
Arcaro Teresa , anni 45, operaia tessile. .
Arlotta Dr. Michele ,anni 62, Primario dell’ospedale di Schio.
Baldi Irma , anni 20, casalinga.
Bernardi Quinta , anni 28, operaia tessile.
Bettini Umberto , anni 40, impiegato.
Bicci Giuseppe, anni 20, impiegato.
Calvi Ettore , anni 45, tipografo.
Ceccato Livio , anni 37, impiegato.
Dal Collo Maria , anni 56, casalinga.
Dal Cucco Irma , anni 19, casalinga.
Dal Dosso Anna , anni 19, operaia.
Dal Santo Antonio , anni 47, operaio.
De Lai Francesco , o Dellai Francesco, anni 42, operaio tessile.
Fadin Settimio , anni 49, commerciante.
Faggion Mario , anni 27, autista.
Fasson Severino, anni 20, calzolaio.
Franchini Fernanda , anni 39, casalinga.
Govoni Silvio , anni 55, impiegato.
Lovise Adone, anni 40, impiegato.
Lovise Angela Irma , anni 44, casalinga.
Lovise Blandina , anni 33, impiegata.
Magnabosco Lidia , anni 18, casalinga.
Mantovani Roberto , anni 44, segretario comunale.
Marchioro Isidoro Dorino , anni 35, commerciante.
Menegardi Alfredo, anni .., capostazione.
Miazzon Egidio , anni 44, impiegato.
Mignani Giambattista, anni .. , capitano di fanteria.
Nardello Luigi , anni 35, cuoco.
Pangrazio Giovanna , anni 31, impiegata.
Perazzolo Alfredo, anni 29, meccanico.
Ponzo Vito , anni 58, commerciante.
Pozzolo Giuseppe , anni 46, impiegato.
Rinacchia Giselda, anni 25, operaia.
Rizzoli Ruggero, anni 51, maggiore.
Rossi Leonetto , anni 20, studente, milite della stradale.
Sella Antonio, anni 60, farmacista, ex Podestà di Valoli del Pasubio.
Slivar Antonio, anni 65, pensionato.
Spinato Luigi , anni 36, portiere.
Stefani Giuseppe , anni 63, impresario, ex Podestà di Valdastico.
Stella Elisa, anni 68, casalinga.
Tommasi Sante , ani 53, impiegato.
Tonti Luigi , anni 48, commerciante.
Trentin Francesco , anni 53, invalido, operaio tessile.
Ziliotto Ultimo , anni 38, impiegato.
Zinzolini Oddone , anni 40, rappresentante.
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DECEDUTI NEI GIORNI SUCCESSIVI A CAUSA DELLE FERITE RIPORTATE .
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Baù Giovanni, anni 24, commerciante.
Bernardi Settima, anni 21, operaia.
De Munari Arturo, anni 43, tessitore.
Fistarol Giuseppe, anni 47, maggiore genio.
Plebani Mario, anni 49, commerciante, appartenente alla RSI.
Sandonà Carlo, anni oltre 70, pensionato ex-barbiere.
Vescovi Dr. Giulio (ex commissario prefettizio fascista).
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SOPRAVVISSUTI : 17 hanno riportato ferite, ma sono sopravvissuti :
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Bigon Luigi, anni 42, rappresentante.
Borghesan Antonio, anni 19, elettricista.
Cortiana Giuseppe.
Dall’Alba Maria, anni 23, casalinga.
Dal Zotto Anselmo.
Facchini Guido.
Faggion Giuseppe.
Fantini Mario.
Franco Anna Maria di anni 16.
Gavasso Emilia, anni 49.
Gentilini Carlo, anni 38, ingegnere.
Ghezzo Emilio.
Pavesi Olga, anni 42, casalinga.
Perin Arturo.
Pillitteri Calcedonio, reduce dalla Russia.
Tadiello Rino.
Tisato Rosa.
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ILLESI : in 13 NON furono colpiti e restarono illesi :
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Alcaro Giovanni.
Busato Bruno.
Calgaro Pietro.
Capozzo Diego (ex vicecommissario prefettizio).
Cecchin Augusto.
Federle Alessandro.
Federle Vittorio.
Micheletto Agostino.
Perazzolo Umberto.
Sartori Caterina.
Slivar Ferrj.
Tommasi Alfredo.
Trombetta Basilio.
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La violenza è insita nel comunismo, che non esita ad accanirsi anche contro le donne, come dimostrano questi fatti, oltre alle stragi epocali e ai genocidi commessi in svariate parti del mondo.
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La crudeltà e il sadico bisogno di sangue di vittime innocenti di cui si nutre il comunismo va di pari passo con l’esigenza di nascondere i misfatti compiuti, ed è per questo motivo che per decenni gli intellettuali, o pseudo tali, degli eredi di Togliatti hanno nascosto i fatti, mistificando la realtà, storpiandola, manipolandola e stuprando la stessa Storia.
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Ancora oggi la Presidenta della Camera Laura Boldrini, insieme agli altri componenti della “Banda dei quattro” (Gentiloni, Renzi, Mattarella) tacciono sul fatto che in Italia ci siano vie e piazze intitolate ad efferati criminali comunisti che si sono nutriti col sangue delle loro vittime, come Togliatti e Lenin.
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Addirittura si vendono come paladini dei diritti umani, mentre nascondono lo spregio e lo scempio che i loro amati partigiani assassini hanno rivolto contro persone innocenti, compreso le donne.
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La sinistra, ansiosa di chiudere i capitoli bui della Storia d’Italia legati alle nefandezze compiute dai comunisti e dai partigiani, spende spesso parole come riconciliazione e riappacificazione, ma evita accuratamente di fare autocritica e di chiedere scusa per le atrocità commesse a guerra finita (chiamano ancora oggi il criminale Togliatti con l’appellativo di “il Migliore).
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La demagogia, e non il sentimento di fratellanza, sembra essere lo strumento principe attraverso cui la sinistra vuole imporre le sue strategie palesemente rivolte alla manipolazione.
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Quando Il Ministero di Grazia e Giustizia ha revocato l’onorificenza al criminale “Teppa”, i membri dell’attuale associazione di partigiani gli hanno invece tributato onori e gratitudine, rispetto e riconoscenza.
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L’Anpi è quindi correa di strage e la sua manifesta faziosità andrebbe perseguita nelle aule dei Tribunali.
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Personalmente rivolgo ai caduti di Schio, martiri innocenti e vittime dell’odio comunista, il mio affettuoso ricordo per il loro sacrificio.
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Vorrei stigmatizzare il fatto che questa estate la CGIL ha mobilitato le masse popolari, proprio nelle stesse zone in cui avvenne l’eccidio di Schio, per manifestare contro il femminicidio e la violenza sulle donne, ma ha colpevolmente omesso di citare o fare riferimento all’enorme abuso e al crimine contro le donne perpetrato dai partigiani a guerra finita.
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Un altro caso quindi di manifesta faziosità, di modus operandi finalizzato a spargere “fumo negli occhi” delle persone, tentando di rivestire un ruolo che in realtà NON appartiene alla sinistra che se ne è invece appropriata, con la menzogna e l’inganno.
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PCI, CGIL, PD, e tutto l’universo di connivenze simbiotiche che lega queste sigle le une alle altre costituiscono il vero male dell’Italia, così come il loro asservimento a ciò che può essere definito, a ragione, un male assoluto : il comunismo.
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(Immagini tratte dal sito :
http://www.televignole.it/leccidio-schio-2/
Link)
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Dissenso
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