domenica 29 gennaio 2017

TOGLIATTI, il Grande Mefistofele


A scuola da Togliatti, il Grande Mefistofele

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Il figlio di Luigi Longo, storico segretario del Pci, racconta da vicino "il Migliore"

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Estratto da : Il Gionale.it  -  Articolo di Roberto Festorazzi, 22/04/2014

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Palmiro Togliatti, ritratto di un leader mefistofelico.
Proprio così :
l'aggettivo che il figlio di Luigi Longo, Gino, nelle sue inedite memorie-fiume di cui ci stiamo occupando in questa serie di articoli, sceglie per qualificare il Migliore, è proprio questo :
«mefistofelico».
Gino Longo, classe 1923, visse, da «figlio dell'Internazionale», in Unione Sovietica, prima dal 1932 al '38, e poi dal 1941 alla fine della guerra.
In quegli anni, ebbe modo di conoscere bene il capo del Pci, il quale nel 1935 divenne il numero due del Comintern.
Di Togliatti sono stati documentati, con dovizia di dettagli, vizi e segreti, crimini e misfatti.
Da grande cinico, riuscì a scampare alle purghe staliniane che insanguinarono la Russia, dalla metà degli anni Trenta.
Gli si è attribuito il merito storico di aver saputo, astutamente, piegare il capo di fronte a Stalin, mettendo così in salvo il gruppo dirigente del suo partito.

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Vero.
C'è però il rovescio della medaglia :
Per ottenere ciò, il compagno Ercoli ratificò la decimazione, tra gli altri, dei vertici dei partiti comunisti polacco e jugoslavo. 
Senza considerare il fatto che il terrore rosso, se da un lato risparmiò i dirigenti del Pci, dall'altro si accanì sui quadri intermedi e sui semplici militanti del comunismo italiano emigrati in Russia, 200 dei quali svanirono nel nulla.
Gino Longo ci delinea uno straordinario ritratto umano di Togliatti, colto nella sua più intima essenza di animale politico allo stato puro.
Il figlio di Luigi Longo conobbe il Migliore, nel 1930, in Francia, quando i comunisti italiani vivevano ancora nella rigidità delle loro regole cospirative :
e cioè, nascondendosi dietro identità personali e familiari fittizie, nella totale illegalità.
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«Piccoletto, con la testa un po' infossata, abbastanza malvestito, aveva un ciuffo di capelli ribelli e piccoli occhi vivacissimi dietro occhiali allora di filo metallico», ricorda.
«Ercoli era sempre allegro, e aveva sul viso il suo tipico sghignazzo.
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caricatura
Caustico, ma non velenoso, rideva spesso e volentieri, e le sue risate erano contagiose».
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Gino Longo insiste nella rappresentazione del gruppo dirigente del Pci come una comunità di gente allegra e ridanciana.
Ha impressa nella memoria la risata «squillante e cristallina» in cui Togliatti esplose quando, un decennio più tardi, a Mosca, gli raccontò la tecnica che aveva escogitato per far durare più a lungo l'affissione dei volantini clandestini del partito, nella Parigi occupata dai nazisti :
appendere i papillons nei vespasiani.
Longo figlio racconta Togliatti da «innamorato tradito».
Il leader, infatti, era il beniamino della prole dei suoi compagni comunisti, da cui si lasciava accostare con la massima naturalezza.
Possedeva insomma l'arte di aprirsi confidenzialmente ai bambini, i soli di cui si fidava, per la loro innocenza.
Con loro discorreva e scherzava, si interessava ai loro studi, insomma era il vero «pedagogo del partito».
Solo che questa familiarità, s'interrompeva, bruscamente, dopo l'infanzia.
Ragiona infatti Gino Longo :
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«Tutti noi che l'abbiamo conosciuto da bambini o ragazzi abbiamo avuto nei suoi confronti un atteggiamento un po' da innamorati delusi :
è che per ognuno di noi veniva il momento in cui egli ci avrebbe svezzati, ci avrebbe tagliato di colpo, da un giorno all'altro, fuori della sua intimità, della sua confidenza, della sua fiducia, precludendoci freddamente qualsiasi ulteriore possibilità di dialogo, a cui invece noi tenevamo moltissimo.
Perché il dialogo con Togliatti non era cosa da poco :
ti stimolava, ti istruiva, ti spingeva avanti, ti faceva sentire qualcuno, e poi ti indirizzava e ti plasmava.
La sua autorità spirituale e morale su di noi era assoluta».
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Questa sua leadership, il capo del comunismo italiano sapeva esercitarla in modo implacabile.
Sferzando con il suo micidiale sarcasmo chi aveva sbagliato.
Ne avevano avuto esperienza diretta suo cognato, Mario Montagnana, e Giuseppe Berti, mandato dal Comintern a Parigi, nel 1937, come "inquisitore" del Centro estero del PCI che appariva affetto da una carenza di vigilanza rivoluzionaria.
In seguito, anche Pietro Secchia avrebbe conosciuto il pugno di ferro, in guanto di velluto, di Togliatti.
Interessante anche la disamina dell'assenza di veri rapporti umani che vigeva nella comunità dei dirigenti comunisti :
tutti temevano Togliatti, ma nessuno lo amava veramente.
E ciascuno diffidava di tutti gli altri.
Non v'è dubbio, racconta ancora il figlio di Longo, che il capo supremo «non avesse simpatia per Secchia, avesse ben scarsa opinione di Montagnana, Dozza o Pajetta, non amasse Scoccimarro e non si fosse mai fidato di Berti.
Con mio padre si stimavano, ma non si amavano, non credo si fidassero troppo l'uno dell'altro e non vi fu mai tra loro il minimo cenno di un'intesa sul piano umano».
l primo incarico politico di rilievo, da parte del Pci, Gino Longo lo ricevette nel febbraio del 1941, quando giunse nell'Urss, dopo essere stato espulso dalla Francia, con un messaggio del Centro estero del partito per Togliatti.
Una vera e propria relazione orale, ascoltata a Parigi da Celeste Negarville e mandata a memoria (regola cospirativa essenziale, era di non lasciar nulla di scritto).

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Così ricorda l'incontro col Migliore :
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«Il nostro colloquio durò un'ora abbondante, ed Ercoli riempì, con la sua caratteristica grafia minuta, almeno una ventina, se non più, di quelle sue cartelle lunghe e strette, da blocco stenografico, che prediligeva».
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Dopo lo scioglimento del Comintern, nel 1943, Gino Longo avrebbe seguito corsi integrativi di storia e cultura nazionale, per gli ex allievi italiani della scuola dell'Internazionale, tenuti dallo stesso Togliatti e da Ruggero Grieco, altro pezzo da novanta del Pci in versione staliniana.
E lì ebbe modo di apprezzare la chiarezza espositiva del Palmiro docente.
Le ultime pennellate dell'affresco del Migliore, concernono un episodio della vita avventurosa di questo «figlio del partito».
Nel novembre del 1941, il diciottenne Gino lascia il convitto del Soccorso Rosso in cui risiede, a Ivánovo, 290 chilometri a nordovest di Mosca.
È una vera e propria fuga, in quanto il giovane Longo è insofferente alle regole coercitive che vi vigono.
Mesi più tardi, l'insubordinato va a «costituirsi» dal leader del suo partito, che così accoglie il figliuol prodigo :
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«Col solito sorrisetto tra mefistofelico e ghignante, trasse dallo stipo a destra della sua scrivania due piccoli bicchieri a coste, di quelli da vodka, e una bottiglia di vino violaceo.
Era una prelibatezza, quel vino bashkiro di ribes nero».
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Ercoli riempì il bicchierino e lo porse a Longo.
Gli suggerì poi come vergare il suo atto scritto di contrizione :
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«Sii laconico, e cerca di far parlare i fatti.
Se credi di avere giustificazioni, riportale :
anche le motivazioni possono avere la loro importanza.
Ma non muovere accuse, anche se pensi di averne diritto :
è di pessimo gusto.
Se credi di poter trarre conclusioni, o di avere critiche da fare a te stesso, esponile :
serviranno a valutare la tua personalità e il tuo comportamento.
Insomma, voglio la tua versione dei fatti, ma il più possibile ponderata e obiettiva».
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Era una magistrale lezione di togliattismo.
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Le immagini non appartengono all'articolo originale, ma sono state aggiunte dal Blog
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Da questo articolo-intervista con Gino Longo, comunista e figlio di uno dei massimi dirigenti del PCI dell'epoca, abbiamo una ulteriore conferma del comportamento criminale di Togliatti, ancora oggi definito  “il Migliore” dai mistificatori comunisti della Storia.
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In realtà Togliatti si macchiò di crimini contro l’umanità, permettendo e avallando l’esecuzione di oltre duecento suoi stessi compagni di Partito, così come si evince anche dall’articolo.
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L’esame dei carteggi studiati in occasione dell’apertura degli archivi del KGB aveva già rivelato queste nefandezze, tenute peraltro nascoste dai dirigenti della sinistra europea per interi decenni, allo scopo di mistificare la realtà storica, e la responsabilità di Togliatti è emersa in tutta la sua dimensione criminale.
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La devastazione del piano criminale del Partito Comunista sovietico si è fuso con il complice silenzio dei Partiti comunisti europei, e con la supervisione accondiscendente del numero due del Comintern : Palmiro Togliatti.
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Il suo ruolo è stato quindi quello di carnefice, mascherato da subdolo imbonitore, da recidivo falsario della verità storica, come abietto interprete di un disegno fratricida e perversamente criminale.
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E’ quanto meno oltraggioso che nella civile Europa esistano vie o piazze intitolate a Palmiro Togliatti, il cui nome e ricordo dovrebbero essere relegati entro i confini di uno stereotipo contrario a qualsiasi tipo di percorso democratico :
quello di efferato criminale comunista, nemico dell’umanità !
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Dissenso
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domenica 22 gennaio 2017

IL POLIGONO DI BUTOVO

Nel passato sovietico, come oramai tutti sanno, esistevano all’interno del regime comunista molti meccanismi collaudati per schiacciare e distruggere le persone, dopo averne annullato la personalità e manipolato la coscienza.
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Uno di questi macabri mezzi di sterminio, di cui se ne conserva la memoria, al fine di tramandare ai posteri il ricordo della enorme disumanizzazione che l’apparato comunista esercitava sulla popolazione, si ritrova geograficamente a Butovo, nei pressi di Mosca.
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La chiesetta di Butovo a
lato delle fosse comuni
In particolare, il poligono di questa località, a circa 20 Km dalla capitale russa,  era stato adibito alle esecuzioni di massa mediante fucilazione.
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L’NKVD sovraintendeva alle operazioni di sterminio, e nel periodo del Terrore staliniano negli anni 1937 e 1938 raggiunse il tragico primato di 20.761 vittime innocenti.
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Oggi, a 80 anni dalle stragi le Chiese e i monasteri ortodossi in tutta Mosca pregano in ricordo degli sventurati caduti sotto la mannaia comunista, nel silenzio tragico e colpevole di un Occidente refrattario a riconoscere il devastante ruolo criminale della politica comunista.
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Le fucilazioni di massa, senza precedenti per intensità e numero di condannati, colpirono i contadini, rei di interferire nel piano di collettivizzazione delle campagne ideato da Lenin e Stalin, oltre che ex ufficiali zaristi, invalidi, religiosi, ed elementi ritenuti genericamente “antisovietici”.
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Dagli archivi consultati dagli storici, in occasione della loro temporanea apertura, è emerso che furono fucilati anche 29 italiani.
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Il 3 giugno del 1938 venne fucilato Gino De Marchi, il comunista italiano di cui Gabriele Nissim ha raccontato la storia nel suo libro “Una bambina contro Stalin”.

Insieme a lui furono barbaramente uccisi anche i connazionali Egisto Marchionni, Robusto Biancani e Arnaldo Silva, funzionari del PCI condannati per spionaggio.
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L’esame dei documenti esaminati negli archivi ex sovietici, ci ha permesso di determinare l’assoluta responsabilità criminale di Togliatti in queste fucilazioni, poiché il dirigente del PCI che ancora oggi è definito come “il Migliore” dai suoi fanatici estimatori, non solo non si oppose a tutto ciò, ma addirittura stilò gli elenchi di coloro che erano invisi al Partito Comunista a causa di diversità ideologiche.
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Consegnando gli elenchi nella mani insanguinate di Stalin, Togliatti ha condannato a morte i suoi stessi compagni, rei di essere Trotzkisti o Bordighisti, piuttosto che staliniani.
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La prassi omicida adottata nel poligono di Butovo era ben consolidata :
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Le persone arrivavano su camion anonimi sui cui teloni era scritto “frutta” o “verdura”, di notte, stipate in numero di 50 per ogni veicolo, ignare della sorte che li attendeva, e credendo anzi che si trattasse di controlli sanitari.
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Dal racconto di un ex ufficiale del NKVD, il capitano A.B. Sadovsky, responsabile delle esecuzioni delle sentenze per il poligono di Butovo dal gennaio all’ottobre del 1937, sappiamo che :
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La zona era recintata col filo spinato.
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Gli automezzi carichi di condannati arrivavano verso la 1 o le 2 di notte e si fermavano sotto la torretta della sicurezza, illuminate dai fari che erano attaccati agli alberi.
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Poco distante c’erano due edifici : una piccola casa di sassi e un lungo fabbricato di legno di circa 80 metri, in cui venivano condotti le persone per comunicare loro la sentenza.
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A volte occorrevano molte ore per completare questa macabra procedura.
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Nella casetta di sassi, nel frattempo, attendevano gli esecutori, che al momento opportuno prendevano in consegna singolarmente ogni condannato per dirigersi insieme verso la fossa precedentemente preparata.
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Uno alla volta i condannati venivano uccisi con un colpo di arma da fuoco alla nuca, quasi a bruciapelo, sul ciglio della fossa, in cui venivano fatti cadere.”
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il sacrario dedicato alle
vittime di Butovo
Gli aguzzini del NKVD procedevano nella loro sanguinosa prassi omicida uccidendo dalle 100 alle 500 persone al giorno.
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Dagli archivi risulta ad esempio che l’8 dicembre 1937 furono fucilate 474 persone, mentre il 17 e il 28 febbraio 1938, rispettivamente 504 e 562 persone.
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Tutto ciò avveniva ne Paese dell’utopia socialista, in nome della realizzazione della felicità del popolo …
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Stalin in quei giorni recitava frasi come :
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Compagni, la vita si è fatta più allegra, la vita si è fatta più bella
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Assorbendo tale messaggio molti uomini e donne accorrevano da ogni parte per realizzare il paradiso comunista, nel desiderio di edificare una società redenta da ogni ingiustizia, ma nella cruda realtà dei fatti venivano arrestati come spie e condannati alla deportazione o alla fucilazione.
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A Butovo era di prassi concedere agli esecutori l’utilizzo di un secchio pieno di vodka, dal quale potevano bere a volontà, per stordirsi e portare a compimento il “lavoro” disumano che li attendeva.
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Dopo le centinaia di uccisioni era loro consuetudine lavarsi con acqua di colonia, per tentare di cancellare il forte odore di sangue e di polvere da sparo che li impregnava a tal punto che “anche i cani si scansavano al loro passaggio.”
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La prassi prevedeva il disbrigo delle pratiche burocratiche (quelle a cui oggi è possibile riferisi negli archivi resi finalmente accessibili), dopodichè per completare il ciclo si stendeva uno strato di terra sopra i cadaveri mediante l’uso di un apposito bulldozer.
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Il giorno successivo si ricominciava …
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Per scavare le fosse più grandi si ricorreva anche all’uso di un potente escavatore tipo “komsomolets” che di solito si utilizzava nello scavo dei canali, poiché poteva realizzare buche lunghe centinaia di metri, larghe 5 e profonde fino a 3 e mezzo.
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A Butovo ne sono state individuate 13 di questo tipo, oltre a numerose altre più piccole.
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Esaminando le ossa, si è scoperto che in alcuni casi non erano presenti fratture di alcun tipo, il che porta alla conclusione che gli sventurati siano stati sepolti ancora vivi.
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Spesso i condannati venivano condotti verso la fossa tramite un furgone il cui tubo di scarico era deviato nel cassone in cui le persone venivano caricate, allo scopo di tramortirle con il gas di monossido di carbonio.
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In questo modo non era necessario “sprecare” pallottole, ma era sufficiente colpirle con sbarre di ferro, o strangolarle.
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I condannati venivano preventivamente fatti spogliare, con la scusa del controllo sanitario, e venivano condotti seminudi verso le fossse, mentre alcuni adetti del NKVD si appropriavano dei loro averi che venivano poi catalogati e consegnati al Ministero delle Finanze.
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Tutto veniva messo in vendita, dai vestiti femminili alle camicie militari, dagli abiti da bambino alle icone.
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Misa Samonin
Ogni cosa era oggetto di speculazione e vennero commercializzati tutti gli oggetti sequestrati alle vittime, come le croci e i denti di metallo bianco e giallo.
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Si è trovata traccia di una vittima di appena 13 anni, La piccola Misa Samonin, e di ultra ottantenni, come il Metropolita Serafim di anni 82, arrestato seppur malato e fucilato con l’accusa di appartenere ad una organizzazione monarchica controrivoluzionaria.

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Metropolita Serafim
K.I. Rakul’tsev era privo delle gambe e di un occhio e per questi motivi fu fucilato nel febbraio del1938.
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La sadica e perversa logica comunista aveva infatti stilato anche una “graduatoria” che tenesse conto di alcune priorità :
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In primis venivano fucilati i “nazionalisti” per spionaggio, seguiti poi dagli ex zaristi e dagli ecclesiastici (per spirito antisovietico), per finire poi con gli invalidi, ritenuti un peso a causa del fatto che non erano in grado di lavorare.
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K.I. Rakul'tsev
La procedura completa, dall’arrivo a Butovo, si concludeva di norma in tempi brevi, oppure si protraeva per due o tre giorni per le accuse di terrorismo, ma a volte le vittime venivano torturate per diversi mesi prima di essere fucilate.
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L’assurdità delle accuse di sovversione politica, desunta dallo studio dei documenti di archivio, è data dal fatto che l’80-85 % degli arrestati non apparteneva ad alcun Partito, mentre la metà di loro aveva un bassissimo livello di istruzione, identificandoli quindi come lontani da giochi o interessi di natura, appunto, politica.
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Il famigerato criminale comunista Ezov, capo del NKVD dal 1936 al 1938 e specialista del Terrore, che diede il nome all’epoca denominata appunto Ezovscina, arrivò a dichiarare in un suo decreto :
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Se durante questa operazione saranno fucilate un migliaio di persone di troppo, nessun problema !
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Il numero delle vittime durante la Ezovscina fu di 700.000 innocenti trucidati e di due milioni colpiti dalla repressione …
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Tutto ciò è perfettamente paragonabile alle atrocità commesse dal nazismo, ma inspiegabilmente il “civile” Occidente celebra il ricordo delle vittime naziste, amplificando i nomi dei luoghi dell’olocausto e quelli dei carnefici, mentre continua stendere invece un velo di silenzio sulle stragi efferate compiute dal comunismo, ignorando i nomi di coloro che se ne resero responsabili e quelli delle vittime dimenticate.
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Il cosiddetto “Giorno della Memoria” istituito a ricordo dell’olocausto è in reltà il “Giorno dell’ipocrisia e della disinformazione” poiché discrimina le vittime in base all’appartenenza politica.
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Tra l’altro i crimini compiuti e le metodologie adottate dal comunismo negli anni del Terrore staliniano sono state di esempio al Nazismo, che ha potuto imparare e perfezionare le tecniche di sterminio già consolidate da Lenin, Stalin, e da Ezov.
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da sinistra : Vorosilov, Molotov, Stalin, ed Ezov, il famigerato gruppo criminale comunista.
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Stalin è stato quindi precursore dell’olocausto, come esempio guida delle tecniche distruttive, del genocidio programmato, dei campi di sterminio a cui poi si è riferito Hitler, ma ciò non è sufficiente a citarne le responsabilità che vengono sistematicamente ignorate.
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Tutto ciò come può essere definito se non disinformazione ?
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La propaganda a senso unico degli pseudo intellettualoidi della sinistra ha contribuito a diffondere nella popolazione europea un falso specchio della realtà storica, assolvendo i crimini del comunismo come “meno efferati” e frutto di una deviazione nella rincorsa verso il paradiso socialista.
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Morti di serie A e di serie B, oltre che approcci di altro tipo verso lo stesso crimine contro l’umanità, determinano l’insofferenza a prendere atto e posizione nei confronti dell’universo comunista, su cui la Storia comunque ha calato la sua sentenza.
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il criminale Togliatti
I libri di Storia dovranno essere rivisti, per consegnare tutte quelle verità fino ad ora nascoste accuratamente da chi si è compiaciuto di farlo, rendendosi complice così dei criminali responsabili.
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Personaggi come Togliatti, Cossutta, Napolitano, e Berlinguer, hanno contribuito a tentare di falsare la verità storica, macchiandosi di complicità e collusione ideologica con i crimini comunisti, come quello di Butovo, alle cui vittime dovrebbero rendere omaggio, vergognandosi del loro silenzio …
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Cito le parole estrapolate dal video realizzato da “Storiamemoria.it” sull’argomento  :
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In Russia la memoria del terrore, interdetta dal regime sovietico, è potuta venire alla luce negli anni della perestrojka, diventando una memoria pubblica.
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Ma negli anni novanta ha perso rapidamente la propria attualità politica.
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La nuova tendenza ad affermare il mito di un grande e glorioso passato, incompatibile con una visione obiettiva della storia nazionale, ha riportato la memoria del terrore nell’ambito privato, familiare.
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Negandole così la possibilità di incidere positivamente sulla coscienza individuale e i comportamenti collettivi.
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Ricordare l’individualità delle vittime (i nomi, la vita, la sorte), rintracciare i luoghi della loro sepoltura e delle esecuzioni di massa significa guardare la storia attraverso i valori dei diritti fondamentali della persona e in base a questi giudicare il passato e indirizzare l’azione dell’impegno presente.
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La battaglia per la memoria che in Russia stanno conducendo l’Associazione Memorial di Mosca e il Centro Nomi Restituiti di San Pietroburgo risulterà decisiva anche per noi, per la rigenerazione e purificazione della comune memoria europea.”
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Non esistono quindi solamente Auschwitz, Dachau e la Risiera di San Sabba, ma anche Butovo e Katyn in cui però non sono previste tappe, segno quindi di una generale rimozione e di una irrisolta quanto dichiarata ambivalenza.
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Dissenso
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domenica 15 gennaio 2017

Criminale comunista : PALMIRO TOGLIATTI


Palmiro Togliatti nasce a Genova il 26 marzo 1893 e muore a Jalta il 21 agosto 1964.
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Noto anche con lo pseudonimo di Ercole Ercoli, e Mario Correnti, è a tutt’oggi indicato dai suoi sostenitori con il soprannome di “il Migliore”, nonostante abbia contribuito a scrivere molte delle pagine più buie della storia italiana, non solo del dopoguerra.
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Palmiro Togliatti
Laureatosi in Giurisprudenza si iscrive al Partito Socialista Italiana nel 1914 e ne esce l’anno successivo a causa della disparità di posizioni sulla Grande Guerra.
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Al termine del conflitto Togliatti rientra nel PSI ma nel 1921 ne esce nuovamente per fondare insieme a Gramsci, Angelo Tasca, Umberto Terraccini, Camillo Ravera ed Amedeo Bordiga il Partito Comunista d’Italia, sposando le tesi Leniniste che avevano ispirato la Rivoluzione di Ottobre nel 1917 in Russia.
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Il PCd’I viene messo fuori legge dal fascismo a causa della sua carica eversiva militante, e Togliatti è costretto ad emigrare in Russia, dove vive in prima persona le purghe Staliniane e gli anni del Terrore istituzionalizzato, partecipando alle iniziative del Partito e collaborando attivamente con i responsabili dei crimini compiuti da Stalin.
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Dopo il 1943 Togliatti rientra in Italia e assume la guida del Partito, che nel frattempo si è rinominato in Partito Comunista Italiano.
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Nonostante le lodi incensate a Togliatti dagli intellettuali di tutta la sinistra, mediante una capillare opera di disinformazione che ha investito l’Europa e l’Occidente, oramai la verità storica è finalmente emersa e ci permette di collocarlo tra i più efferati criminali del nostro tempo.
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L’apertura degli archivi e l’acceso alla documentazione precedentemente secretata, ci ha consentito di studiare le carte che comprovano le sue responsabilità dirette nelle pagine buie in cui persero la vita molti connazionali, sia in Patria che in Unione Sovietica.
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Le Foibe ad esempio, sono uno dei risultati delle sue politiche di compiacenza con il comunismo Titino, e la sua tacita condiscendenza, complice il silenzio dei partigiani italiani, ha permesso alle truppe sanguinarie jugoslave di trucidare impunemente migliaia di vittime innocenti.
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Molto si sta scrivendo, finalmente (dopo decenni di colpevole silenzio) sugli eccidi delle Foibe, ma non è ancora sufficientemente pubblicizzato il ruolo criminale avuto da Togliatti.
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E’ sufficiente leggere i carteggi di Palmiro Togliatti con altri funzionari del Partito Comunista Italiano per capire quale sia stata la linea tenuta dal leader denominato “il Migliore” .
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Nel 1942 da Radio Mosca Togliatti invitava  gli italiani ad unirsi ai partigiani titini, rendendosi così effettivamente complice a tutti gli effetti della pulizia etnica e delle stragi delle Foibe.
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Addirittura la Brigata Garibaldi attaccò ed uccise 20 partigiani della Brigata Osoppo, rea di voler difendere il territorio nazionale, contrariamente ai dictat di Togliatti e del Partito Comunista.
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In seguito il PCI e la Democrazia Cristiana, complici i Sindacati, stesero un complice velo di silenzio per occultare la memoria di ciò che fu in effetti una strage di proporzioni bibliche, tentando di cancellarla e dimenticarla.
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Gli anglo-americani, i cosiddetti “liberatori” lasciarono fare, in nome della realpolitik e delle esigenze dettate dalla Conferenza di Pace, in cui per inciso i cosiddetti 4 grandi furono gli unici a prendere decisioni, ignorando le richieste dell’Italia.
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Una delle nefandezze accertate compiuta da Togliatti è stata quella di macchiarsi del sangue dei suoi stessi compagni di partito, come si può desumere dalla mole monumentale di documenti sull’argomento.
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Il Partito Comunista, guidato da “il Migliore” stilava veri e propri dossier su ognuno dei singoli iscritti, compresi coloro che per vari motivi erano emigrati in Unione Sovietica.
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Da questi incartamenti emergevano le caratteristiche intriseche degli individui, e la loro propensione o simpatia verso Trotsky piuttosto che per Bordiga, anziché verso Stalin.
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L’orientamento politico definiva con chiarezza se queste persone, inserite in appositi elenchi, dovevano proseguire la normale permanenza in Unione Sovietica o se invece dovevano essere “purgati”.
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Nel periodo del “terrore” staliniano tutto ciò equivaleva ad una condanna alla deportazione nei gulag siberiani, e in ultima analisi alla morte.
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Alcuni di loro sopravvissero e riuscirono a rientrare in italia, per urlare al mondo ciò che veramente accadeva nel “Paradiso socialista”, come ad esempio Dante Corneli.
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Tiburtino di nascita e comunista convinto, Corneli provò a far pubblicare le sue memorie, come sopravvissuto alla deportazione nel gulag, ma il PCI stese una cortina di silenzio, boicottandolo e cercando di chiudergli la bocca.
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Corneli riuscì comunque a pubblicare “in proprio” la sua opera che costituice una delle prime testimonianze trapelate dall’inferno sovietico.
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Togliatti era ben a conoscenza di tutto ciò, visto che collaborava con Stalin in prima fila nelle sue devastanti politiche, tanto che fu nominato N° due del Comintern, l’organo di diffusione mondiale del comunismo.
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Le nefandezze compiute da “il Migliore” non sono finite.
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Si suppone che ogni uomo della politica italiana agisca in nome del popolo italiano, a tutela dei suoi interessi e della convivenza civile e democratica.
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In realtà Togliatti è stato un traditore dell’Italia, in quanto ha interpretato il ruolo di depositario di costanti e ingenti flussi di denaro elargiti da Mosca per decenni.
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Con lo pseudonimo di Ercole Ercoli riceveva gli emissari di Stalin e il denaro che puntualmente gli veniva consegnato, divenendo così a tutti gli effetti un corrotto e asservito politico che invece di servire il proprio Paese è al soldo di una potenza straniera.
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Il PCI ha potuto così usufruire per decenni di miliardi di vecchie lire, e ciò gli ha permesso di ramificarsi capillarmente, di guadagnare proseliti, di fare disinformazione a proprio vantaggio, di finanziare gruppi terroristici che hanno portato alla nascita delle Brigate Rosse, di finanziare gruppi eversivi come la famigerata Volante Rossa, così come Potere Operaio, Lotta Continua, i giornali, i Sindacati, e qualsiasi altra cosa che fosse in odore di sinistra.
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A buon titolo quindi il cosidetto “Migliore” può essere tranquillamente inserito nella lista dei peggiori criminali comunisti che siano mai esistiti, nonostante che ancora oggi i politici del PD, eredi del suo retaggio politico e culturale, lo osannino come leader indiscusso.
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Tutto ciò dovrebbe far riflettere….
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Dissenso
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Anastasia Baburova, Stanislav Markelov, e Putin...


Il 19 gennaio del 2009 Vladimir Putin, ex colonnello del KGB, ha mostrato al mondo il suo vero volto per l’ennesima volta, a dimostrazione del fatto che, come recita un vecchio proverbio, “il lupo perde il pelo ma non il vizio !”.
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Anastasia Baburova e Stanislav markelov
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In quella data, infatti, sia Anastasia Baburova che Markelov Stanislav, la prima giornalista della Novaja Gazeta, e il secondo avvocato e Presidente dell’Istituto Russo per lo Stato di Diritto, sono stati freddati da un sicario mentre percorrevano le strade di Mosca.
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Qualche mese più tardi, nel mese di luglio, anche Natalia Estemirova seguirà la stessa tragica fine.
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Il regime dittatoriale di Putin colpisce senza pietà chiunque si ponga sulla sua strada, uccidendo soprattutto (ma non solo), coloro che danno voce al dissenso e alle proteste di una poplazione succube della violenza di Stato : i giornalisti.
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Così come Anna Politkovskaja anche le eredi del suo retaggio giornalistico hanno trovato la morte per mano di Putin, senza che l’Occidente abbia mostrato per ciò un particolare interesse.
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Anna Politkovskaja
Poco conta infatti, o almeno così sembra, che i diritti umani siano calpestati in Russia, e che oramai si contino a centinaia le vittime del nuovo Zar, che appare anzi come un nuovo leader osannato addirittura dalle destre europee.
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Il paradosso è evidente, e tutto ciò pone i suoi estimatori nella condizione di apparire come complici di un regime che fino a ieri l’intero Occidente condannava senza appello.
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Il trentaquattrenne avvocato Stanislav Markelov si batteva contro il rilascio anticipato del colonnello Yuri Budanov, che era stato condannato per crimini di guerra.
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Budanov insieme ai suoi soldati aveva infatti stuprato e barbaramente ucciso la ragazza cecena diciottenne Elza Kungayeva e per questo efferato delitto era stato prima arrestato nel 2000 e poi condannato nel 2003 a dieci anni di reclusione.
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Il criminale BUDANOV
Nel 2009 Budanov, che godeva della protezione di Putin, il vero mandante degli abusi commessi in Cecenia sulla popolazione, fu liberato anticipatamente, suscitando le proteste dell’avvocato Markelov.
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L’immediata reazione del regime si è manifestata nel proditorio attentato a colpi di arma da fuoco contro di lui e contro Anastasia Baburova, che al momento dell’uccisione era in sua compagnia.
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In un solo colpo Putin si è così liberato da due scomodi interpreti del dissenso interno, che coraggiosamente e a costo della vita combattevano per i diritti umani calpestati in Russia.
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Subito dopo le uccisioni è iniziata la campagna di disinformazione di regime, che ha deviato l’attenzione popolare indicando nei gruppi neonazisti i responsabili degli omicidi.
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I metodi staliniani adottati da Putin come modus operandi si riscontrano in tutte le sue operazioni, anche militari, come in Cecenia, in Crimea, in Ucraina, in Georgia, e in tutte le altre località verso cui lo zar vuole espandere l’egemonia russa.

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E’ facile per il regime di Mosca addossare la responsabilità di omicidi o di fermenti da reprimere a quei gruppi di ispirazione neonazista che sembrano nati proprio allo scopo di fargli da comodo ed opportuno capro espiatorio …
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Ciò che mi meraviglia è il fatto che molti occidentali abbiano abboccato all’amo, identificando Putin come esempio di nazionalista da seguire, mentre a tutti gli effetti l’ex colonnello del KGB è proprio colui che azzera le identità nazionali altrui, in spregio dei diritti umani, calpestando le più elementari norme di convivenza civile e democratica.
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Cito solo alcune delle sue vittime illustri :
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Il miliardario Boris Berezovsky è stato strangolato nel marzo del 2013 nella sua casa di Ascot, vicino a Londra, dopo aver sostenuto economicamente l’opposizione russa ;
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L’avvocato Serguei Magnitski, difensore dei diritti umani, è morto in galera nel 2009 dopo una grave malattia, senza aver ricevuto alcuna cura o trattamento sanitario.
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Vladimir Putin e Matteo Renzi
I familiari sostengono che sia stato torturato prima di morire;
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La giornalista Natalia Estemirova è stata uccisa nel luglio del 2009 dopo aver criticato il Cremlino per un rapporto sulle vittime civili in Cecenia;
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L’ex agente dei Servizi segreti russi, Alexander Litvinenko è morto nel novembre del 2006 a Londra dopo essere stato avvelenato col polonio radioattivo;
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La giornalista Anna Politkovskaija è stata uccisa nel 2006 a Mosca mentre rientrava a casa.
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Putin e Silvio Berlusconi
Era nota per i suoi articoli contro Putin e per le rivelazioni degli abusi commessi in Cecenia sulla popolazione.
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Il politico liberale russo Boris Nemtsov, oppositore di Putin, è stato assassinato con quattro colpi di arma da fuoco mentre passeggiava nel centro di Mosca insieme ad una giovane donna, il 27 febbraio 2015.
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Per meglio inquadrare chi è veramente Vladimir Putin, espongo di seguito una breve biografia.
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Nasce a Leningrado (oggi San Pietroburgo) nel 1952 da madre operaia, Maria Ivanovna Putina, e da padre marinaio, Vladimir Spiridonovic Putin, arruolato nella Marina sovietica.
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Putin e Matteo Salvini
I suoi due fratelli nati negli anni 30 muoiono nell’infanzia per malattia, e Vladimir rimane così l’unico figlio della coppia.
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Si laurea in Diritto Internazionale all’Università statale di Leningrado nel 1975 e si arruola subito dopo nel KGB.
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Come membro dei servizi segreti arriva a ricoprire incarichi dirigenziali e a diventare ufficiale, con il grado di colonnello.
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Durante la sua carriera, collabora nella Germania dell’Est con la famigerata STASI, la temuta Polizia segreta comunista dislocata in quei territori.
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Nel 1991 rassegna le dimissioni dai servizi di sicurezza a seguito del fallito colpo di Stato organizzato dai tradizionalisti e sostenuto dal KGB contro Gorbacev.
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Vladimir Putin e Assad
L’ex agente del KGB torna a Leningrado per ricoprire un ruolo di primo piano all’Università statale, come membro della Sezione Affari internazionali.
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Questo suo nuovo ruolo gli permette di riallacciare i rapporti con il suo vecchio professore dell’Università, Anatolj Sobcak, divenuto Sindaco di Leningrado.
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La sua rete di contatti e di conoscenze gli permette di arrivare a ricoprire incarichi di vario tipo, sia pubblici che privati, che sfociano poi nella nomina a Deputato nel 1994, nelle elezioni di San Pietroburgo.
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Nelle elezioni amministrative del 1996 il sindaco Sobcak viene sconfitto e Putin viene così richiamato a Mosca, dove ricopre diversi incarichi al vertice del potere federale.
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Putin e Kim Jong Il
Consegue un master in economia e rientra nei Servizi segreti come Capo del FSB, i Servizi Federali per la Sicurezza (erede del KGB).
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Nel 1999 Putin diventa responsabile del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa e nello stesso anno viene nominato Primo Ministro dal Presidente russo Boris Eltsin.
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Il 31 dicembre del 1999 Eltsin rassegna le sue dimissioni e lascia a Putin il mandato di Presidente ad interim.
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Nel marzo del 2000 Putin vince le elezioni presidenziali con il 53 % dei voti, grazie alla visibilità acquisita con il precedente ruolo ad interim.
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Lenin, Trotsky, Stalin, e Putin
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Putin risponde alla domanda di stabilità espressa dal popolo russo dopo anni di terremoti politici e dopo le rivolte separatiste in Cecenia, e lo fa iniziando una dura repressione contro i ribelli ceceni e l’intera popolazione di quello Stato, sterminando e deportando a migliaia le vittime del suo furore, e spingendosi a radere al suolo intere città, in balia delle truppe russe di cui avvalla tacitamente l’uso continuato dello stupro e della tortura.
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Durante il suo primo mandato Putin riesce a concentrare buona parte del potere federale nelle sue mani, avviandosi poi con il secondo mandato verso una deriva autoritaria, manipolando l’informazione e tacitando le opposizioni con la forza.
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Inizia così una lunga scia di sangue che vede i suoi oppositori soccombere sotto i colpi di sicari prezzolati al soldo del regime.
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Il suo potere aumenta proporzionalmente al terrore che Putin stesso diffonde in tutta la Russia, con la collaborazione dei Servizi segreti di cui era stato colonnello.
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Dal 2012, con il terzo mandato presidenziale, Putin si conferma ancora di più come interprete principale della deriva autoritaria.
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L’opposizione viene perseguitata e fatta oggetto di incarcerazione, o ridotta al silenzio con l’uso delle armi :
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Il gruppo pop delle Pussy Riot viene incarcerato, mentre il blogger Alexei Navalny viene condannato a 15 anni di carcere per aver denunciato la corruzione dilagante nell’entourage di Putin.
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Con l’assassinio di Boris Nemzov, ucciso in Piazza durante la notte di febbraio 2015, Putin rende chiaro il concetto che non più solo i giornalisti o qualche oppositore isolato dovranno rispondere delle loro azioni di dissenso, ma chiunque che con un po’ seguito lo manifesti pubblicamente.
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In politica estera Putin ha rivolto i suoi appetiti espansionistici verso la Crimea, sostenendo le forze filo russe che ne chiedevano l’annessione e procedendo militarmente per fagocitarla, nonostante la contrarietà del mondo occidentale.
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Le manovre dell’insaziabile Putin sono rivolte ora verso l’Ucraina, in cui sta compiendo lo stesso subdolo “gioco” che gli è riuscito in Crimea e prima ancora in Georgia.
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Dopo aver sistematicamente favorito una consistente emigrazione dalla Russia all’Ucraina e dopo una martellante propaganda russofona, lo Zar ha dato il via all’operazione successiva consistente nel sollevamento popolare delle masse favorevoli all’annessione alla Russia.
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La terza fase, è quella secondo cui Putin, sensibile al richiamo delle masse russofile interviene militarmente per sostenerle e completare il percorso di annessione.
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La manovra più subdola di Putin è stata comunque quella attuata in Siria, sulla pelle della popolazione locale.
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Il territorio siriano è conteso da Assad, dai ribelli che lo vogliono deporre, e dallo Stato Islamico (ISIS).
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L’incapacità dell’Europa di fronteggiare ISIS e di opporsi militarmente a Putin pone la stessa a dover scegliere il male minore fra la Russia e gli jihadisti islamici.
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Forte di tutto ciò e dell’appoggio di Assad, suo alleato, Putin intraprende una cruda serie di bombardamenti che coinvolgono aree non solo militari, ma abitate anzi da civili.
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Nel parossismo di guerra e nella escalation di violenza che la lotta all’ISIS ha generato, ogni giorno le città siriane vengono devastate dalla coalizione Assad-Putin e vengono colpiti indiscriminatamnete sia gli ospedali che le scuole, oltre che le abitazioni civili.
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Nulla viene risparmiato, perfino le colonne di aiuti umanitari e quelle dei profughi che scappano dai territori bombardati.
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Le destre europee provano simpatia per Putin, nonostante tutto ciò.
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Una ragione può essere quella che trova motivazione nel fatto che l’U.E. rappresenta una minaccia nei rapporti di forniture energetiche tra Putin e i singoli Stati dell’Unione, generando quindi un conflitto anti europeista che si sposa bene con le posizioni ugualmente simili delle destre.
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L’intervento in Siria di Putin è visto come una sorta di “crociata” che vede la Russia schierata contro il terrorismo islamico.
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Nessuno considera però che è la popolazione a subire tutto ciò, stretta tra la dittatura sanguinaria di Assad, i bombardamenti di Putin, e le atrocità commesse da ISIS.
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Un’altra ragione può essere data dal fatto che Putin abbia dal 2009 sostenuto attivamente ed economicamente alcuni partiti dell’estrema destra nell’Europa dell’est, come lo Jobbik in Ungheria, il Partito della Gente in Slovacchia, quello nazionalista in Bulgaria e il Movimento “anti-EU Attack”.
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Secondo il quotidiano britannico “GuardianPutin avrebbe sostenuto con ingenti finanziamenti anche la campagna elettorale di Marine Le Pen e del Fronte National  alle lezioni amministrative.
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Il motivo è palese e appare semplice nella sua devastante ambiguità :
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Sfruttare le formazioni nazionaliste europee per fomentare il sentimento euro-scettico ed indebolire così le istituzioni europee, a totale vantaggio di una supremazia russa nei delicati equilibri geopolitici esistenti.
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I leader europei della destra dovrebbero quindi riflettere su tutto ciò e combattere contro chi, senza alcun ritegno, uccide, stupra, deporta, imprigiona, devasta, e calpesta, producendo una scia di sangue e di delitti di cui Anastasia Baburova e Stanislav Markelo sono un tragico esempio.
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Dissenso
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