domenica 27 maggio 2018

CRIMINI DEI PARTIGIANI : "La Buca del diavolo"


Alla fine della guerra si palesò in tutta la sua evidenza l’odio che trasudava dai partigiani comunisti e assassini, veri e propri mascalzoni assetati di sangue.
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Nel loro delirio di onnipotenza compirono ogni genere di nefandezze, macchiandosi di crimini di tutti i tipi, a partire dal furto sistematico dei beni di proprietà delle loro vittime (con cui iniziarono fiorenti attività commerciali), alla tortura e alle mutilazioni, espressioni degli istiniti bestiali e sadici che animavano i “prodi” combattenti partigiani comunisti, più simili a iene sanguinarie che ad esseri umani, allo stupro di donne indifese, compreso le bambine, che venivano violate anche per intere giornate a turno.
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Le vendette personali costituivano un altro tassello di questo terribile quadro di insieme, oltre ad una smania incontrollabile di potere, estorto sempre con la violenza cieca e irrazionale.
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E’ in questo panorama di sangue e di violenza che il 23 mqggio del 1945 si consumò l’eccidio cosiddetto della “Buca del diavolo” in località Gesso, lungo il Lavino, ad opera di partigiani comunisti vigliacchi e assassini.
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La Storiografia ufficiale tenta ancora oggi di nascondere questi misfatti, con la complicità del PD e degli eredi di Togliatti, il comunista che armò la mano di questi delinquenti, ed è tutt’ora difficile riuscire a trovare notizie dell’accaduto.
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Il PD (che possiamo definire come la metamorfosi del vecchio PCI) ha fatto in modo che sull’accaduto calasse una coltre di silenzio e di omertà, consapevole dell’efferatezza e della ferocia palesata dai suoi stessi “compagni” partigiani e assassini.
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Criminali comunisti partigiani che sfilano insieme a Palmiro Togliatti, il loro leader e protettore
Non a caso, ancora oggi, i politicanti del PD inneggiano al criminale Pamiro Togliatti, denominandolo con il vezzeggiativo di “il Migliore” , intitolandogli anche vie e piazze.
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A contrastare tutto ciò, esiste però una parte di popolazione che conoscendo la tragica verità opera in modo che sia mantenuto il ricordo e la memoria delle vittime, promuovendo cerimonie di commemorazione.
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In questo caso specifico l’evento commemorativo si è svolto il 22 maggio, con la partecipazione del neo parlamentare di Forza Italia, Galeazzo Bignami, e di quei cittadini che, ribadendo un principiò di libertà e di giustizia, vogliono mantenere vivo il ricordo delle vittime della ferocia comunista, stigmatizzandone l’operato e la ferocia.
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Il quotidiano "il Resto del Carlino" ha contribuito con un doveroso trafiletto, in cui racconta quel delittuoso misfatto :
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Da "Il Resto del Carlino" di Venerdi 23 Aprile 2004:
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DALLA "BUCA DEL DIAVOLO", QUELLA NOTTE, SALIRONO ATROCI LAMENTI
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Uno era seppellito a terra fino al collo, la testa gonfia come un cocomero per le percosse subite prima e dopo la morte.
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Gli altri quattro erano legati con fil di ferro ai pioppi a pochi metri di distanza :
gli occhi e le unghie strappate, il corpo e il volto sfigurati da un giorno e una notte di sevizie.
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Li trovarono cosi', due giorni dopo essere stati prelevati da casa da quelli che lo stesso Adolfo Belletti, storico della Resistenza zolese, definisce partigiani.
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Erano alla tristemente nota 'buca del diavolo', una piccola gola scavata dal Lavino [foto omessa] e da un rio affluente a valle della frazione di Rivabella dove il 30 gennaio era stato trovato ucciso a colpi di pistola il podesta' del comune di Monte San Pietro, Vittorio Torri.
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Per un giorno intero, a partire dalla notte del 23 maggio 1945, i contadini della vallata del Lavino restarono con le finestre e gli scuri sbarrati nell'inutile tentativo di smorzare gli urli e i rantoli di Gaetano e Vincenzo Nadalini, Pietro Montanari, Ferruccio Zocca e Guido Cocchi.
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I primi quattro erano stati arrestati all'indomani del 20 aprile e poi scarcerati “perche' nulla era emerso a loro carico”  scrisse Valentino Cuccoli.
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Secondo Adolfo Belletti essi “...si erano particolarmente distinti per le bastonature e le purghe all'olio di ricino...”.
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Guido Cocchi non era 'colpevole' neppure di questo.
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Era il capo fabbrica delle Officine Maccaferri e una memoria scritta narra del suo prelevamento fino al ritrovamento del suo corpo.
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Le indagini che seguirono si scontrarono con il muro impenetrabile fatto di paura e di desiderio di cancellare quella che e' senza ombra di dubbio la pagina piu' tremenda della storia di Zola, dove oggi, a distanza di cinquantanove anni, vivono ancora figli e nipoti di vittime e  carnefici.
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Gabriele Mignardi
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A corollario di questo articolo sottolineo che Guido Cocchi fu ucciso per vendetta, poiché decise il licenziamento di una donna sorpresa a rubare (alla Maccaferri), come riportato nel libro “Testimone - Notte di passione” a cura di Piergiorgio Ferioli.
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Dissenso
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domenica 13 maggio 2018

La disinformazione comunista


Durante gli anni della cosiddetta “guerra fredda” che hanno caratterizzato il dopoguerra, si è sviluppata in Europa una forte opposizione dei partiti comunisti, guidati e finanziati da Mosca, contro la crescente integrazione sia economica che militare, fra paesi europei e Stati Uniti.
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In era staliniana la mobilitazione comunista si è focalizzata su una politica di massa di tipo palesemente antioccidentale, retaggio di un ciclo rivoluzionario di stampo bolscevico.
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Per raggiungere il suo obiettivo, teso a proporre l’Unione sovietica come alternativa credibile alle politiche occidentali, Mosca si dotò di strumenti propagandistici atti a screditare il nemico numero uno : gli Stati Uniti d’America.
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Esempio di propaganda antiamericana
A questo scopo furono ideate e coniate vere e proprie espressioni di riferimento, oltre che strutture politiche ramificate a livello internazionale, come ad esempio la stereotipata definizione di “lotta per la pace”.
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L’intento era quello di fagocitare le coscienze non solo proletarie, indirizzandole verso un concetto bolscevico di “guerra giusta”, ossia la “guerra all’imperialismo”.
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Per affrontare questa immensa campagna denigratoria nei confronti degli Stati Uniti il comunismo si è avvalso di strumenti di agitazione popolare  e di propaganda martellante nei riguardi dell’opinione pubblica.
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Esempio di propaganda
anti americana e anti Israele
Il rapporto esistente fra la militanza comunista di base e le direttive imposte dai quadri del partito, presupponevano una militarizzazione totale del pensiero, adottabile simbioticamente dal substrato identitario creato per omogeneizzare la fede di riferimento.
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La cosiddetta “lotta per la pace” si è avvalsa di una considerevole spinta in avanti incrociandosi con le vicende del pacifismo, integrandone l’azione per mezzo dei “partigiani della pace”.
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In Italia la “lotta per la pace” seguì le direttive imposte dal potere totalitario comunista sovietico, così come si è appreso dalle carte esaminate in occasione dell’apertura degli archivi segreti di Mosca.
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La politica estera di Stalin, il ruolo del Cominform (1), insieme ai partiti comunisti europei (in primo luogo quello italiano e quello francese), mobilitarono interi gruppi sociali, inserendosi nei tessuti profondi delle esistenze occidentali.
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I movimenti antiamericani e para-pacifisti svilupparono le loro problematiche attraverso l’infiltrazione e il successivo controllo (2) dei teatri di massa, delle biblioteche popolari, degli spettacoli di arte varie, delle mostre di pittura, delle feste tradizionali, dell’educazione giovanile, dello sport, e di mille altri momenti partecipativi.
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Le dinamiche socio-politiche espletate dal comunismo assunsero dimensioni impressionanti, grazie anche alle risorse messe a disposizione da Togliatti, fautore di una espansione del socialismo conforme all’azione rivoluzionaria staliniana.
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Le attività inerenti alla “lotta per la pace” si svilupparono a seconda delle priorità imposte da Stalin di volta in volta, sia in chiave antibritannica che antifrancese o antiamericana, riunendole in una unica finalità denominata “antimperialista”.
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La “lotta per la pace” delineatasi fin dal suo esordio come preciso progetto politico divenne una priorità del Comintern (3), di cui Togliatti era il numero due.
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Insieme a Bucharin (4), Togliatti propose al VII Plenum del PCUS, nel maggio 1927, di concretizzare prioritariamente un preciso obiettivo : quello di saldare la politica comunista sovietica con le “correnti profonde” che animavano i sentimenti popolari delle masse europee contrarie alla guerra, per fagocitarle.
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Furono istituiti movimenti e associazioni sia a Mosca che in ogni nazione occidentale, allo scopo di legittimare la politica comunista.
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Nel 1927 nacque a Mosca l’associazione degli amici dell’Unione sovietica, subito esportata in una quarantina di Paesi.
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Nel 1928 fu istituita una giornata mondiale di lotta contro la guerra imperialista, per la difesa dell’URSS e del movimento rivoluzionario.
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Le politiche del Comintern trovarono un valido esecutore e regista in Willi Munzenberg che, negli anni trenta, fu artefice di nuove strategie.
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Fondò il “Soccorso operaio internazionale” e ideò nuovi sistemi organizzativi comunisti come il “Fronte camuffato”, scoprendo nuovi tipi di alleanze, individuandole fra i simpatizzanti liberali o fra i filocomunisti progressisti.
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Proprietario di numerosi quotidiani e periodici, oltre che editore, mobilitò stampa, cinema, teatro, mense popolari, associazioni umanitarie, gruppi di intellettuali, per implementare nell’universo comunista le sollecitazioni staliniane nei riguardi della “lotta per la pace”.
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Nel 1932 fu convocato ad Amsterdam un Congresso mondiale contro la guerra imperialista, sostenuto e finanziato dal Comintern, finalizzato ad allargare l’orizzonte delle simpatie e dei consensi, conglobando organizzazioni di scrittori e di artisti proletari e svariate diramazioni culturali e sociali, seguendo la falsariga di Willi Munzerberg.
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Parteciparono figure del calibro di Albert Einstein e John Dos Passos (5) .
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L’obbiettivo del Congresso, oltre a quello di stendere il proprio patrimonio di egemonia culturale, era rivolto a contrastare la socialdemocrazia, l’Inghilterra, e la Francia.
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Nel 1933 fu lanciata una imponente campagna antifascista, la cui priorità fu ribadita da Togliatti nel corso del VII Congresso del PCUS, in cui volle legare strettamente la definizione di “lotta per la pace” con la “lotta contro il fascismo”, fondendo entrambe in un percorso che risultasse agli occhi dell’opinione pubblica come unico e inscindibile.
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Nella sua enfasi comunista rivoluzionaria, simbiotica con il marxismo bolscevico staliniano, Togliatti affermò quanto segue :
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Trasformare la guerra imperialista in guerra civile vuol dire prima di tutto che ci saranno delle manifestazioni rivoluzionarie di massa”.
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Le aspettative dei comunisti europei subirono in questo contesto una battuta di arresto in occasione del Patto Molotov-Ribbentrop.
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Il nuovo asse nazismo-comunismo stravolse di fatto i motivi di fondo della strategia di “lotta per la pace”, in cui l’antifascismo-antimperialismo diventò una semplice propaganda generica, sacrificandone le prerogative ideologiche sull’altare degli interessi tattici e strategici imposti da Stalin.
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In seguito, dopo l’ultima guerra e gli esiti favorevoli a Mosca, la strategia sovietica coincise con una nuova espansione in Europa del comunismo, forte di una nuova legittimità che sostituì gli imbarazzi provocati dalle precedenti azioni di Stalin.
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Il nuovo riordinamento post bellico, relativo alla sfera di influenza socio-culturale e propagandistica sovietica in Europa, si avvalse infatti del fatto che i russi potevano “vantare” una legittimità “morale, a causa del sacrificio di milioni di soldati e di civili russi coinvolti nella guerra patriottica, una legittimità “ideologica prodotta dalla militanza antifascista, ed infine  una legittimità “politica derivata dagli accordi fra la potenza sovietica e l’occidente sulla “spartizione” egemonica dei territori.
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Stalin maturò la convinzione che l’espansionismo sovietico sarebbe stato limitato da un unico avversario, nell’arena internazionale, impersonato dalla potenza militare statunitense e fu per questo motivo che i partiti comunisti europei assunsero il ruolo di avamposti del comunismo sovietico, adoperandosi in una lotta sistematica all’imperialismo americano.
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Riprese quindi con vigore la politica della “lotta per la pace”, che divenne il “cavallo di battaglia” dei partiti comunisti europei, ma soprattutto di quello italiano e francese, in perfetta simbiosi con una fedeltà assoluta a Stalin.
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Proliferarono nuovi movimenti politici che inneggiavano alla lotta per la pace e alla libertà, come quello francese denominato “Combattenti della Libertà” , nato il 22 febbraio 1948, mentre contemporaneamente la Cecoslovacchia cadeva sotto il giogo sovietico.
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Questo movimento cambiò nome in “Movimento della pace e della libertà” continuando la politica antiamericana a cui era prefissato fin dai suoi esordi.
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Si  moltiplicarono le iniziative contro i “dictat” americani, e contro il “Piano Marshall”, contro la politica “aggressiva e imperialista” guidata dagli Stati Uniti, fino al Congresso mondiale delle donne, indetto dal Cominform nel 1947.
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Furono organizzate grandi conferenze internazionali, finalizzate a mobilitare tutte le risorse dell’umanitarismo pacifista e antifascista (binomio oramai inscindibile) come quella di Wroclav, il 28/06/1948, a cui parteciparono nomi noti dell’universo intellettuale : Charles Le Corbusier, Irène Jioliot-Curie, Jorge Amado, Salvatore Quasimodo, Renato Guttuso, Pablo Picasso, Julien Benda, Fernand Leger. (6)
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Nel 1949 nacque a Parigi il Movimento dei “Partigiani della Pace”, con il preciso e dichiarato intento di condurre una decisa lotta all’imperialismo, e imperniato sulla cultura antifascista.
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Il manifesto programmatico dei “Partigiani della Pace” dichiarava perentoriamente, tra l’altro, l’opposizione  allo sviluppo militare delle grandi potenze mondiali, la lotta per la pace come imposizione della stessa (contraria al pacifismo tradizionale lamentoso), la lotta agli armamenti nucleari e la riduzione degli armamenti e delle spese militari, a difesa delle libertà democratiche, la lotta alla “guerra fredda” in nome della collaborazione pacifica tra i popoli.
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Come si vede, tutti i temi proposti erano in grado di attrarre simpatie in ogni settore della società civile europea, in chiave antiamericana, ma oggi, con il senno di poi possiamo affermare che si trattò dell’ennesimo e perseverante tentativo (peraltro spesso riuscito) di fagocitare le coscienze sia individuali che di massa, attraverso la menzogna e la disinformazione (che ha sempre proseguito fino ai giorni nostri).
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Mentre i “Partigiani della Pace” , finanziati e sorretti da Mosca, predicavano il disarmo mondiale, intanto l’Unione sovietica continuava nella ricerca di miglioramento del proprio potenziale bellico, anche nucleare, fino a dotarsi del più sofisticato armamento esistente oggi.
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Mentre predicava le democrazia, Stalin produsse 100 milioni di morti, secondo solo a Mao e a Pol Pot per numero di vittime dei rispettivi genocidi.

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Ancora oggi la disinformazione operata da Mosca ha permesso ai post-comunisti di espandersi territorialmente con la violenza e i carri armati, inglobando i territori della Cecenia, completamente rasa al suolo, e di appropriarsi della Crimea, mettendo poi sotto assedio i territori sud orientali della Repubblica Ucraina.
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L’Occidente è completamente drogato e assuefatto da abbinamenti non solo terminologici che comprendono attribuzioni di responsabilità a stereotipi di riferimento creati dalla propaganda sovietica.
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ALCUNI ESEMPI :
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La Palestina è la Patria del terrorismo e ha compiuto numerosi attentati non solo in Israele ma anche in Europa, causando numerose vittime fra la popolazione civile innocente ed inerme, ma poiché Israele e gli Stati Uniti sono stati “dipinti” come i nemici imperialisti e sionisti, responsabili dei mali del mondo, diventano il bersaglio dell’odio di grandi masse di ignoranti in buona fede, manipolati e disinformati, complice l’attività compiacente delle sinistre.
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Non a caso la cosiddetta “intifada” e la sciarpina bianco-nera dei palestinesi sono a tutt’oggi simboli dei simpatizzanti comunisti, insieme all’immancabile trito e ritrito “antifascismo”.
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La disinformazione comunista, tramite le attività dei “Partigiani della Pace” e di tutte le altre iniziative della propaganda comunista che da decenni tempestano la società civile europea, hanno creato lo stereotipo “Stati Uniti = Male assoluto”, permettendo così di canalizzare il risentimento popolare in tale direzione ogni volta che la convenienza russa ne possa trarre vantaggio.
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Così è stato, in ogni occasione in cui l’espansionismo militare russo ha prodotto le devastazioni che tutti conosciamo, come quella che si è protratta per anni in Cecenia, con la popolazione ridotta in schiavitù, deportata, torturata e uccisa, nonostante le denunce di giornalisti come Anna Politkovskaja (che ha poi pagato con la vita, uccisa dai sicari di Putin).
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La potente macchina della disinformazione russa, collaudata in decenni di attività, ha prodotto risultati notevoli, fagocitando anche numerosi appartenenti, in Europa, al popolo delle destre, creando un falso stereotipo di riferimento : il nazionalismo di Putin.
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In questo modo, gli americani sono e continuano ad essere il diavolo in terra, imperialista e aggressore, mentre la Russia è semplicemente una Nazione che opera nell’interesse del popolo, del proprio territorio, e poco importa se i territori in questione sono in casa d’altri e nemmeno se questi vengono conquistati con cieca determinazione e ferocia, a colpi di cannone e con devastanti bombardamenti.
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L’asservimento del PCI alla volontà politica di Mosca negli anni del dopoguerra contribuì a plasmare il partito ad immagine e somiglianza di quello sovietico, arrivando a compenetrarsi in atteggiamenti di iper-garantismo, come strenuo difensore della “giustizia di classe”.
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In questo ruolo di guardiano inflessibile delle norme a tutela del dissenso e della libertà di espressione, il Pci si calò in un ruolo concettualmente simile ad un evidente ossimoro, che permise a Giorgio Napolitano di affermare  che il comunismo fu “la forza più conseguente nella difesa della Costituzione, dei principi e dei diritti in essa sanciti”.
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Napolitano, lo scaltro esecutore dei dictat del Cremlino, non mancò di aggiungere:
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Una forza di libertà”, come nella lotta antifascista e nella Resistenza.
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Da una parte quindi l’aspetto e l’essenza stessa del partito comunista italiano, simbionte con la Rivoluzione permanente e l’asservimento a Mosca, e dall’altro una parvenza di democrazia, tanto simulata quanto irreale, poiché contraria alle finalità stesse del comunismo sia italiano che sovietico.
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"Fumo negli occhi", così come è sempre stato dalla nascita della cosiddetta “lotta per la pace” !
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Specchio per le allodole”, così come si intende in termine venatorio, per attirare le masse verso ciò che le stesse vogliono sentirsi dire, assuefatte al martellante incedere della propaganda comunista.
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Ancora oggi le metastasi del vecchio comunismo, estese nell’organismo sociale, producono disinformazione e tensione.
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Il teatrino delle marionette marxiste si avvale continuamente di vecchi e ritriti frammenti disinformativi, pascendosi delle stesse frasi obsolete e anacronistiche con cui hanno logorato la platea di riferimento, come ad esempio la proclamazione di un anacronistico antifascismo.
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Il fascismo si oppose alla violenza espressa dal comunismo nel biennio rosso del 1919 e 1920, in cui i seguaci di Marx misero l’intera nazione a ferro e fuoco, tentando di emulare la rivoluzione russa e le prevaricazioni del bolscevismo.
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Spero che l’avvento di Internet e la possibilità di informarsi, non solo attraverso i canali della disinformazione comunista o post-tale, diano alle masse popolari i riscontri adeguati per poter assorbire stille di verità reale e non manipolata, così da ridare una dimensione adeguata all’incedere quotidiano.
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L’ultima puntualizzazione che vorrei stigmatizzare, a conclusione di questo articolo,  riguarda l’inerzia con cui le destre e i centristi dei partiti europei hanno permesso che tutto ciò avvenisse.
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Non solo sono precipitati, forse volontariamente, in un abisso di menefreghismo e di lassismo che ha permesso al comunismo di fagocitare la cultura e le sue mille espressioni in ambito sociale, ma addirittura molti esponenti politici si sono lasciati ipnotizzare dalle fandonie che il marxismo ha profuso tanto generosamente.
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Effetti della propaganda e
della disinformazione di Mosca
Non è infatti ammissibile che parte del popolo della destra spenda parole di solidarietà vero il terrorismo palestinese, e allo stesso tempo si scagli con virulenza contro Israele, reo di Sionismo, imperialismo e capitalismo …
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Non è concepibile che si giustifichi l’operato criminale di Putin, ex tenente colonnello dei famigerati servizi segreti sovietici, il KGB, e lo si idealizzi come esempio di nazionalismo da seguire …
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Tutto ciò è semplicemente delirante, proprio come la disinformazione comunista ha voluto che fosse  … .
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(1) Cominform : organizzazione europea di coordinamento fra i partiti comunisti al potere nei Paesi dell’est, che aveva lo scopo di contrastare il Piano Marshall avviato nei Paesi occidentali, e i suoi sostenitori.
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(2)   tratto da : La colomba e la spada.  A. Guiso.  Rubetti.  Pg XXI
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(3)   Comintern : organizzazione internazionale dei partiti comunisti, nota anche come Terza internazionale. Voluto da Stalin per promuovere la formazione dei partiti comunisti nel mondo e per diffondere la rivoluzione a livello internazionale.
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(4)  Bucharin : intellettuale e rivoluzionario russo membro del Comintern.(Mosca, 09/10/1888  -  13/03/1938)
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(5) John Dos Passos : Scrittore, saggista, giornalista, pittore, drammaturgo, poeta. (Chicago 14/01/1896  -  Baltimora, 28/09/1970)
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(6)  Charles Le Corbusier, è stato un architetto ed uno dei padri dell'architettura contemporanea. (La Chaux-de-Fonds, 6/10/1887 – Roccabruna, 27/08/1965.
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Irène Jioliot-Curie : premio Nobel per la chimica nel 1935, per aver scoperto la radioattività artificiale, altrimenti detta trasmutazione nucleare. (Parigi, 12/09/1897 – Parigi, 17/03/1956)
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Jorge Amado :  scrittore brasiliano. (Itabuna, 10/08/1912  -  Salvador de Bahia, 06/08/2001)


Salvatore Quasimodo : poeta italiano, esponente di rilievo dell'ermetismo, premio Nobel per la letteratura nel 1959. (Modica, 20/08/1901 – Napoli, 14/06/1968)
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Renato Guttuso : artista protagonista della pittura neorealista italiana e politico, senatore del PCI per due legislature durante la segreteria di Enrico Berlinguer. (Bagheria, 26/12/1911 – Roma, 1801/1987)
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Pablo Picasso : pittore, scultore, e litografo spagnolo di fama mondiale. (Malaga, 25/10/1881 – Mougins, 8/04/1973)
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Julien Benda : è stato un filosofo e scrittore francese. (Parigi, 26/12/1867 – Parigi, 7/06/1956)
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Fernando Leger : Joseph Fernand Henri Léger  è stato un pittore, scultore, ceramista, decoratore, francese. (Argentan, 4/02/1881 – Gif-sur-Yvette, 17/08/1955)
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Dissenso
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domenica 6 maggio 2018

QUEL CHE RESTA DI MARX

Tratto da un articolo de "Il Resto del Carlino" di Bologna, a firma di Francesco Perfetti, del 5 maggio 2018.
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Duecento anni fa nasceva il filosofo che più di ogni altro ha segnato il Novecento.
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Ma le rivoluzioni e i regimi ispirati al suo pensiero non hanno regalato il "paradiso sulla terra".
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Verso la metà degli anni cinquanta Indro Montanelli pubblicò un libello corrosivo dal titolo "Mio marito, Carlo Marx" nel quale immaginava che la moglie del filosofo, Jenny von Westphalen, raccontasse la genesi del primo libro di "Il Capitale".
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Il ritratto del padre del comunismo, quale emerge dal brioso e dissacratorio pamphlet, è devastante.
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Da quelle pagine scoppiettanti di ironia vien fuori un individuo egocentrico e rancoroso, un inetto costretto a vivere della generosità di Engels, un piccolo borghese pieno di complessi nei confronti della moglie blasonata, un economista fallito in cerca di rivalsa, un politico mosso dall'invidia sociale.
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L'immagine di questo Marx in pantofole, tutt'altro che simpatico e sempre sull'orlo di una crisi di nervi, non corrisponde a quella ufficiale e santificata dai suoi seguaci, ma è in fondo, al netto della rielaborazione letteraria, più veritiera.
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E vale la pena di rammentarla, come un antidoto a tante prevedibili e retoriche esaltazioni, nel giorno in cui se ne ricorda il bicentenario della nascita.
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Un discorso su Marx e il marxismo, oggi, deve muoversi lungo due direttrici.
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La prima è quella relativa al suo pensiero.
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La seconda riguarda le realizzazioni della dottrina politica che di quel pensiero è la conseguenza.
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Un bel saggio, appena uscito, di Giuseppe Bedeschi, "Il marxismo dopo Marx" (Castelvecchi Editore), spiega bene, con una prosa cristallina, come la dottrina originaria di Marx, consegnata a tanti suoi lavori, presenti "diverse incongruenze, contraddizioni, lacune che la inficiano gravemente" e che, sotto un certo profilo, danno conto del fatto che essa abbia potuto generare tante forme di marxismo teorico e abbia potuto ispirare tanti tipi di regimi politici, da quello della Russia sovietica a quello cinese, da quello cubano a quello coreano.
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A guardar bene, però, c'è un tratto comune in essi, il carattere di "religione secolare".
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Sempre e ovunque, infatti, il comunismo, cioè il marxismo realizzato, si è presentato come surrogato delle religioni tradizionali trascendenti promettendo un "Paradiso in terra".
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Giunto al potere in Russia nel 1917, il comunismo rappresentò una sconvolgente novità.
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Per la prima volta, infatti, una filosofia  -  anzi una "filosofia della prassi", il marxismo-leninismo, cioè Marx attraverso Lenin  -  si tradusse in istituzioni e sviluppò la vocazione espansionistica propria di tutti i movimenti rivoluzionari.
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Innestò sul terreno della concretezza politica una grande illusione, circonfusa da quello che Francois Furet ha definito in uno splendido volume, "Il passato di un'illusione" (Mondadori), "l'universale fascino dell'ottobre".
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Costrinse, così, tutti, a cominciare dalle democrazie liberali, a misurarvisi o comunque confrontarvisi.
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Fu in questo senso che un filosofo cattolico, interessato allo studio del marxismo, Augusto Del Noce, potè parlare della storia contemporanea come di "storia filosofica", riferendosi a una filosofia, quella appunto di Marx, che si era "inverata" in istituzioni politiche e aveva finito per condizionare gli eventi.
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Il crollo del muro di Berlino e la caduta dei regimi comunisti nell'Europa orientale sembrarono mettere la parola fine sulla illusione comunista.
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Anche perché, dal punto di vista speculativo, la stessa filosofia  di Marx era stata fatta oggetto, da tempo, di critiche che ne avevano dimostrato la debolezza teoretica.
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Ma non fu così.
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In altre parti del globo regimi di tipo comunista continuano a sopravvivere.
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Con tutto quel che ne consegue.
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E questa, purtroppo, è l'eredità lasciata dal pensiero utopistico del piccolo borghese complessato, rancoroso e invidioso raccontato da Montanelli.
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Francesco Perfetti
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Questo articolo di Perfetti ci dà una chiara indicazione sul carattere ambiguo e invasivo del comunismo e di tutte le sue variazioni e aberrazioni, ma non punta il dito, specificamente, sugli effetti che tale "filosofia" ha prodotto in tutto il mondo.
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Il marxismo si basa essenzialmente sull'uso della forza e della violenza, per imporsi contro la borghesia e il capitalismo, insistendo sulla necessità di distruggere senza pietà i cosiddetti "nemici di classe".
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Seguendo queste indicazioni i dittatori comunisti hanno compiuto stragi epocali, deportazioni, genocidi, torture, e mutilazioni, con modus operandi improntati ad una ferocia tale da coniarne lo stereotipo di riferimento proprio col comunismo stesso, universalizzando la simbiosi comunismo-sangue, marxismo-violenza, e dichiarando, di fatto, tale cosiddetta "filosofia" come Male assoluto .
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Il comunismo russo in particolare, si è accanito in particolare contro l'intera popolazione, attuando stragi e deportazioni sia su base etnica che sociale, o religiosa, instaurando un vero e proprio sistema sociale basato sul terrore.
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Terrore e sangue, desunti dagli insegnamenti di Marx, che ne auspicava l'uso e ne indicava le modalità nei suoi scritti, così come la Storia oggi ci insegna.
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Una storia che per troppo tempo ci è stata tenuta nascosta, e che, anzi, ci ha presentato Marx come un grande filosofo, affascinando folle proletarie che in lui vedevano un idolo di riferimento, senza sapere a quale carico di morte e di nefandezze potessero condurre i suoi cosiddetti insegnamenti.
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Purtroppo ancora oggi Marx ha ancora un seguito, anche in Italia, dove una minoranza di facinorosi, come quelli dei "centri sociali" , ricorre alla violenza e alla distruzione per sopraffare gli avversari politici.
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Questi delinquenti "marxisti" sono in realtà i pupilli di quella sinistra metamorfizzata che, fino a pochi anni fa, si esaltava sventolando bandiere con la falce e il martello, oppure cantando "Bella ciao", l'inno dei partigiani comunisti assassini.
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Oggi nel mondo, in ogni Nazione in cui il marxismo è al potere, c'è violenza e dispregio dei diritti umani, proprio come auspicato da Marx per il mantenimento del potere, ed è per questo che i Paesi liberi e democratici dovrebbero prendere posizione energicamente e con decisione.
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Purtroppo ciò non avviene, nemmeno nella "civile" Europa, quella di Prodi e della Merkel, ma anzi i leader dei massimi partiti fanno a gara per scapicollarsi a stringere la mano ai dittatori comunisti, come ad esempio quello cinese.
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Deve essere riconosciuto a livello mondiale e deve essere insegnato nella scuole che Marx è stato uno dei massimi criminali planetari, e che la sua cosiddetta" filosofia" è stata prodromica alle più grandi violenze del secolo scorso.
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Dai primi anni del Novecento, fino all'inizio del secondo millennio si contano ben cento milioni di morti, da scrivere totalmente alla violenza e la tributo di sangue richiesti espressamente da Marx per la vittoria dei cosiddetti proletari.
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Lascio a chi legge una meditazione su tutto ciò, insieme ad una considerazione critica e oggettiva su chi, ancora oggi, si dichiara marxista ...
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Dissenso
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