domenica 23 settembre 2018

Il devastante impatto del COMUNISMO in America latina

In tutte le Nazioni dove il comunismo è stato al potere, sia rappresentato da Dittatori sanguinari che gestito da abili mistificatori travestiti da politici eletti dal popolo, non ha mancato di produrre danni epocali, spesso irreparabili.
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Dopo i gulag russi, i laogai cinesi, i milioni di vittime nord coreane o cambogiane, dopo la spartizione dell’Europa con il nazismo di Hitler, e dopo molte altre nefandezze che la Storia ha puntualmente registrato, il comunismo ha allungato le sue unghie adunche e bramose di potere e di sangue anche in America latina, confermandosi come forza devastatrice per la società.
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José Dirceu
Bande armate di criminali comunisti rivoluzionari sono proliferate sotto l’egida compiacente di Presidenti marxisti, come ad esempio il criminale José Dirceu de Oliveira e Silva, ex politico Consigliere di Lula e 1° Ministro brasiliano, arrestato prima per corruzione, e poi per cospirazione in quanto membro del gruppo rivoluzionario legato al Partito comunista brasiliano e condannato a 11 anni di detenzione.
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In precedenza fu arrestato dalla Polizia militare (1968) per attività politiche illegali e rilasciato l’anno successivo grazie ad uno scambio di prigionieri fra il Governo e un gruppo terroristico che aveva rapito l’ambasciatore americano Charles Burke Elbrick, rilasciato appunto in cambio della sua liberazione.
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Fu esiliato e si trasferì a Cuba, dove cambiò nome in Carlos Henrique Gouveia de Mello e si sottopose ad un intervento di chirurgia plastica facciale, cambiando identità.
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Dopo l’amnistia che lo rendeva libero di tornare in Brasile, si sottopose di nuovo ad un altro intervento di chirurgia plastica facciale, per riappropriarsi della sua vecchia identità.
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In Brasile si impegnò insieme al comunista Lula a costruire un vero e proprio “schema” di corruzione articolato, che coinvolgeva ogni settore della vita sociale, dalla magistratura alle società private.
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Per meglio capire il clima politico che si respira oggi nei Paesi del sud America, elenco alcuni dei loro personaggi politici e criminali legati al comunismo e al marxismo.
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Luiz Inacio da Silva, soprannominato Lula, è stato il 34° Presidente del Brasile, politicamente orientato verso le tesi dell’estrema sinistra, poi arrestato per corruzione e condannato a 12 anni di reclusione. 
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Il criminale comunista Lula insieme a Massimo D'Alema
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Nonostante il fatto che Lula sia stato riconosciuto colpevole e condannato come criminale dalla Corte di Giustizia del suo Paese, ha ugualmente ricevuto in detenzione la cordiale visita di Massimo D’Alema, ex Presidente del Consiglio dei Ministri italiano ed ex membro del disciolto Partito comunista italiano, che condividendo con lui la stessa ideologia criminale marxista lo ha raggiunto in carcere in Brasile.
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Questa forma di solidarietà fra criminali comunisti dovrebbe essere motivo sufficiente ad esautorare D’Alema dal parlamento italiano …


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José Genoino Neto
José Genoino Neto, è un ex guerrigliero comunista e politico brasiliano condannato nel 2012 sia per aver costituito delle bande armate marxiste che per corruzione, salvo poi ricevere nel 2014 la grazia natalizia dalla Presidente Dilma Rousseff, 36° Presidente del Brasile, ex guerrigliera e fanatica marxista, a sua volta destituita e condannata per corruzione.
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Secondo le rivelazioni pubblicate su GibaNet.com José Genoino nel 1972, dopo il suo arresto da parte dei militari al potere, tradì i suoi stessi compagni di lotta clandestina, consegnando i loro nomi in codice.
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Nel 2005 fu arrestato a San Paolo mentre tentava di imbarcarsi su un volo per Fortaleza, con 200 mila dollari nascosti nella valigia e 100 mila in contanti sotto la biancheria intima.
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Hugo Chavez
Hugo Chavez è stato un politico e militare marxista ortodosso, 61° e 63° Presidente del Venezuela.
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Durante il suo mandato la capitale Caracas è diventata la terza Capitale più violenta del sud America e in tutta la Nazione sono stati calpestati i diritti umani.
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Il regime poliziesco di Chavez è ricorso alla violenza e alla ferocia contro i dissidenti, e nel suo percorso dittatoriale ha sostenuto regimi sanguinari come quello di Gheddafi, o dell’iraniano Mahmoud Ahmadinejad e del siriano Bashar al-Assad.
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Ha chiuso e censurato televisioni e radio che esprimevano qualunque forma di dissenso nei suoi confronti, impedendo così la libertà di stampa.
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Alla sua morte Fidel castro, che si considerava come il suo padre putativo, ha proclamato due giorni di lutto nazionale.
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Ha ridotto sul lastrico il Paese, operando nazionalizzazioni ed espropri.
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Ha operato pressioni nei confronti della Magistratura allo scopo di proteggere i suoi amici fedeli, e le sue politiche economiche hanno condotto verso il boom del mercato nero.
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Chavez con l'assassino comunista e dittatore Fidel Castro


In pratica ha permesso ai parenti, agli amici, e a coloro che si sono dichiarati fautori della revolucion di arricchirsi, mentre per contro nei supermercati mancava il latte a il pane quotidiano. 
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Anche i suoi amministratori, grazie ai fiumi di denaro prodotti dalla vendita del petrolio, si sono arricchiti a dismisura, a danno della popolazione.
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Le “milizie di Chavez” composte da ex detenuti liberati dalle galere (stupratori e assassini), sono state armate e abilitate ad agire senza limiti, portando il Paese verso una escalation di violenze senza precedenti.
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Maduro saluta col pugno chiuso
Nicolas Maduro, è l’attuale Presidente del Venezuela, successore di Hugo Chavez Maduro ha instaurato una dittatura di tipo castrista grazie all’appoggio della Magistratura che, sciogliendo e de-legittimando il Parlamento, gli ha consegnato il potere senza alcun limite di sorta.
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Le forze di sicurezza di Maduro, coadiuvate da gruppi armati di sostenitori civili, sono autorizzate perfino a fare irruzione nelle abitazioni private per dissuadere le persone a manifestare e a protestare contro di lui.
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L’opera capillare di repressione di Maduro, finalizzata a terrorizzare la popolazione per renderla docile e mansueta, entra così nelle case dei venezuelani, senza che sia prodotto un qualsivoglia mandato o una minima spiegazione.
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La violenza sulla popolazione si configura a livello internazionale come violazione dei diritti umani e preclude qualsiasi forma di democrazia e di libertà, palesando ancora una volta come il comunismo si imponga con l’uso della forza contro il Popolo.
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Le politiche economiche di Maduro e del suo predecessore, entrambi comunisti, hanno trascinato il Venezuela entro condizioni di povertà assoluta per almeno metà dell’intera popolazione.
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Cristina Fernandez de Kirckner
Cristina Fernandez de Kirchner (sinistra populista), Presidente della Repubblica Argentina dal 2007 al 2017, ha condotto il Paese verso una nuova e catastrofica crisi economica, al punto che il suo successore Mauricio Macri si è dovuto rivolgere al FMI per chiedere 50 miliardi di dollari in prestito.
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La sinistra di Governo della Signora de Kirchner era collusa con i grandi trust internazionali che operavano sul territorio argentino, come la Shell, e privilegiava interessi di parte a discapito della popolazione.
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E’ stata quindi accusata di corruzione e di aver incassato tangenti di milioni di dollari in cambio della concessione di vari contratti pubblici.
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Oggi le bollette del gas sono rincarate del 300 % e l’estrazione del gas sul territorio costa allo Stato argentino tre volte di più di quello che pagano gli Usa.
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Lenin Moreno Garcés
L’Ecuador è un Paese a guida socialista, retto dal Presidente Lenín Boltaire Moreno Garcés, in cui NON vengono rispettati i diritti umani, in special modo quelli delle popolazioni native.
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Spesso i leader delle comunità native e i difensori dei diritti umani delle organizzazioni non governative (NGO) vengono sottoposti a procedimenti giudiziari e a vessazioni, nel tentativo del Governo di restringere e confinare il loro diritto alla libertà di espressione e di associazione.
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Il Governo ha rilasciato concessioni per l’estrazione del petrolio all’interno delle aree in cui vivono le popolazioni di etnia Kichwa di Sarayaku ed ha consentito di effettuare prospezioni geologiche nelle aree vitali del popolo Sapara, senza minimamente consultare e dialogare con i rappresentanti di tali gruppi etnici.
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Il popolo Shuar combatte contro lo sviluppo di due siti per l’estrazione del rame all’interno del proprio territorio, mentre i suoi leader vengono arrestati (come Agustin Wachapà), o uccisi (come José Tendenza e Freddy Taish).
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La società mineraria cinese Ecuacorrientes, forte del silenzio complice del Governo, ha cacciato le popolazioni locali dalle terre in cui vivevano, al fine di ampliare le proprie attività economiche, calpestando i diritti umani delle perone che vi abitavano.
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Rafael Correa
Il precedente Presidente socialista dell'Ecuador Rafael Correa, in carica fino al 2017, ha permesso alla compagnia petrolifera “Odebrecht” di distruggere la riserva naturale Yasunì, nel Nord est del Paese.
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Nel 2017 Beppe Grillo, leader del Movimento 5 stelle, inviò una lettera a Correa, pubblicata anche sul blog del comico genovese, in cui dichiarava che un eventuale Governo 5 stelle si sarebbe ispirato a lui, elogiando le sue politiche economiche e socialiste
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La mancanza di democrazia di Correa si è palesata in alcuni decreti governativi che davano alle autorità il potere di sciogliere e dissolvere unilateralmente qualsiasi organizzazione, al fine di ridurre al silenzio chiunque sfidasse il Governo o proponesse alternative diverse da quelle imposte.
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Grillo incontra Correa, suo idolo politico

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Tabaré Vazquez
In Uruguay è presente il Partito comunista, guidato dal Segretario Generale Juan Castillo, sostenitore della Rivoluzione russa e aderente alla Terza Internazionale Leninista, ma il potere e il Governo sono gestiti dal Presidente Tabaré Vazquez, membro di Fronte Ampio, il partito politico di ispirazione socialista.
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Nel Paese i diritti umani non vengono rispettati, al punto che i difensori che indagano su questi abusi ricevono minacce di morte.
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Sono documentate le torture e le violazioni dei diritti umani all’interno delle carceri, sempre sovraffollate e carenti di servizi igienici.
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Le persone affette da disabilità psico-sociali sono detenute contro la loro volontà in istituti psichiatrici.
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Tutti i personaggi fin qui citati hanno militato, o sostenuto, oppure fiancheggiato, i movimenti paramilitari che con l’uso della violenza hanno tentato di imporre il comunismo in America Latina.
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Eccone solo alcuni, indicativamente :
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MOVIMENTI TERRORISTICI SUD AMERICANI
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Colombia :
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ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) 
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Nasce come emulo della rivoluzione cubana, con l’intento di creare “focolai di guerriglia” destinati a espandersi.
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Il gruppo si addestrò militarmente a Cuba dal 1962 al 1963 iniziò a compiere imboscate e combattimenti in Colombia.
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Da una scissione con gli elementi legati alla corrente maoista nacque il Partito comunista Colombiano marxista leninista.
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Il suo braccio armato chiamato Esercito Popolare di Liberazione (EPL) si rende attivo nella zona nord occidentale del Paese.
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FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia)
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Organizzazione terroristica comunista della Colombia di ispirazione marxista-leninista fondata nel 1964.
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Perù :
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Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru (MRTA) 
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Gruppo peruviano rivoluzionario armato di matrice marxista-leninista fondato nel 1982.
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Sendero luminoso
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Sentiero Luminoso 
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Organizzazione guerrigliera peruviana di ispirazione maoista fondata tra il 1969 e il 1970 da Abimael Gusman a seguito di una scissione dal partito comunista del Perù–bandiera Roja (PCP-BR)
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Obiettivamente, chiunque osservi la visone di insieme dei misfatti, degli omicidi, degli attentati e del terrore che hanno insanguinato alcuni Paesi dell’America latina non può non essersi accorto che il denominatore comune che unisce il panorama degli episodi criminali è l’appartenenza di chi li compie ad un’unica ideologia : quella comunista.
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Ancora una volta, quindi, il marxismo-leninismo si rende protagonista in negativo, come elemento scatenante della violenza e dell’odio, senza il quale il comunismo pare non possa esistere.
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Dissenso
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venerdì 21 settembre 2018

Il cannibale IDI AMIN DADA

Idi Amin (Koboko, Uganda, 17 maggio 1925 - Gedda, Arabia Saudita, 16 agosto 2003) è stato un politico, un generale e un dittatore ugandese, il cui nome completo era Idi Amin Dada Oumee.
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E’ considerato, a ragione, il più spietato e feroce dittatore che l’Africa abbia mai conosciuto.
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Amin nacque da una famiglia della piccola tribù Kakwa, nel nord ovest dell’Uganda, composta dal padre Andreas Nyabire e dalla madre Assa Aatte. 
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Caricatura di
Amin Dada
Abbandonato dal padre, fu allevato dalla famiglia materna che secondo alcune fonti lo iscrisse ad una scuola coranica, eccellendo nella lettura del Corano, mentre secondo altre fu istruito in una scuola di missionari, rimanendo però semi-analfabeta.
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A 21 anni, nel 1946, si unì ai King’s African Rifles, il corpo militare dell’esercito coloniale britannico, come assistente di lavanderia e cuoco. 
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A quel tempo l’Uganda era una colonia amministrata dal Regno Unito e il corpo militare cui si era unito Amin era formato da soli neri, guidati da ufficiali bianchi.
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Amin era un militare di basso rango, considerato dai commilitoni poco più di un buffone per la sua mole gigantesca e per i suoi modi, tanto che era soprannominato Big Daddy, ma fu notato per la sua forza fisica (era alto quasi due metri) ed entrò quindi a far parte della squadra di pugilato dell’esercito diventando campione nazionale dei pesi medio massimi dal 1951 al 1960
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Partecipò alle azioni di repressione dei guerriglieri Mau Mau in Kenya e nel corso degli anni ’50 fece rapidamente carriera.
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Nel 1952 divenne caporale, poi sergente e sergente maggiore, e nel 1961 fu nominato tenente.
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L’esercito inglese non promuoveva facilmente gli ugandesi, così quando nel 1961 l’Uganda ottenne l’indipendenza, Amin si ritrovò ad essere uno dei militari con il grado più alto.
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Dopo l’Indipendenza dell’Uganda Amin collaborò a lungo con Milton Obote, nominato Primo Ministro nel 1962 dopo le prime elezioni della storia del Paese.
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Amin Dada
Questi lo promosse Maggiore (1962) e lo inviò a studiare prima nel Regno Unito e poi in Israele, un Paese con cui l’Uganda aveva numerosi legami economici.
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Al suo rientro in Patria divenne vice-comandante dell’esercito ugandese (1964) e l’anno successivo (1965) comandante in capo.
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Accusato di corruzione e di essersi appropriato dei fondi dell’esercito, Amin grazie alla collaborazione di Obote, fece arrestare tutti coloro che lo avevano accusato, e qualche mese dopo, per ricambiare il favore a Obote assaltò il palazzo di Mutesa II, Presidente dell’Uganda e Re dei Baganda, una delle tribù più importanti del Paese.
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Nel 1966 la repressione delle popolazioni fedeli al Presidente Mutesa si risolse con il massacro di centinaia di persone nella regione del Buganda, e per questo il Presidente Milton Obote lo promosse Capo di Stato Maggiore dell’esercito ugandese.
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In seguito i rapporti con Obote si deteriorarono al punto che il 25 gennaio 1971 Amin mise a segno un colpo di Stato con il quale lo depose e si auto-nominò a sua volta Presidente della Repubblica Socialista Ugandese (RSU), carica che avrebbe mantenuto fino al 1979.
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Re Mutesa II, ex
Presidente dell'Uganda
Iniziò la sua dittatura instaurando un clima di terrore, ordinando il massacro delle truppe "lealiste" e delle popolazioni di etnia acholi, e lango, sostenitori del deposto Presidente, oltre che dei gruppi sociali di religione induista e cristiana.
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La condotta di Amin in Uganda fu improntata alla più settaria violenza, meritandosi il triste riconoscimento di regime più corrotto e sanguinario di tutta l’Africa.
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Tra i vari crimini a lui ascritti, Amin fu accusato di aver compiuto atti di cannibalismo, cibandosi dei corpi dei suoi nemici, e di aver protetto i terroristi palestinesi, oltre che di aver condotto il Paese, allora uno dei meno poveri dell’Africa centro-orientale da pochi anni libero dalla colonizzazione inglese, a livelli di assoluta povertà e indigenza.
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Per ribadire il suo assoluto dominio su qualunque cosa Amin obbligò i residenti di origine occidentale a giurargli fedeltà e ad inginocchiarsi davanti a lui, poi nel 1972 espulse dal paese 50 mila indiani e pakistani rei di controllare il settore del commercio.
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Nel giugno 1976 offrì rifugio e protezione ai terroristi palestinesi che avevano dirottato verso l'aeroporto ugandese di Entebbe un aereo della El Al, ma fortunatamente poi gli ostaggi vennero liberati con un blitz delle teste di cuoio israeliane. 
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Gli Israeliani, durante la loro incursione lampo, eliminarono i sette terroristi e ingaggiarono una sparatoria in cui rimasero uccisi 45 soldati ugandesi, tre ostaggi, e un militare israeliano.
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Prima di lasciare l’aeroporto, gli israeliani fecero esplodere undici aerei da combattimento dell’aviazione di Amin, il quale per vendetta fece uccidere l’unico ostaggio che era rimasto nelle sue mani, una signora di 73 anni ammalata.
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Amin Dada saluta a pugno chiuso

Prima di essere deposto, il Presidente Obote si era avvicinato all’Unione Sovietica, compiendo una svolta politica verso la sinistra, e annunciando che avrebbe nazionalizzato le proprietà straniere nel Paese.
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Regno Unito e Israele, che avevano grossi interessi economici in Uganda, furono quindi molto soddisfatti del colpo di stato di Amin, e si schierarono dalla sua parte. 
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Amin, che necessitava di armamenti per equipaggiare il suo esercito, chiese aiuti militari ai suoi sostenitori, la Gran Bretagna e Israele, appunto, che però glieli negarono a causa dei suoi comportamenti da pazzoide e per la pulizia etnica che aveva ferocemente compiuto.
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Ad Amin servivano aerei militari da combattimento per invadere la Tanzania, dove Obote si era rifugiato insieme ad altri esuli ugandesi, ma visto il rifiuto di Tel Aviv il dittatore, come reazione, cacciò dal Paese i consiglieri militari che Israele in precedenza gli aveva fornito.
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Decise inoltre di cambiare completamento l’assetto delle sue alleanze, volgendo lo sguardo verso l’Islam, e incontrandosi con il dittatore libico Muhammar Gheddafi che gli offrì gli aiuti militari che gli servivano.
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Ancora rabbioso contro Israele fece espellere 500 cittadini ebrei dal Paese e confiscò le loro proprietà, poi iniziò un ciclo di persecuzioni contro le popolazioni di religione cristiana e contro i missionari.
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Nell’ottobre del 1978 Amin diede l’ordine di invadere la vicina Tanzania, occupando insieme ai soldati libici (di supporto) una striscia di territorio a nord del fiume Kagera.
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Tre dittatori sanguinari : Idi Amin Dada, Iosif Stalin, e Adolf Hitler

La reazione della Tanzania fu immediata e in pochi mesi le forze di invasione vennero sconfitte, al punto che l’11 aprile 1979 la controffensiva degli eserciti tanzanesi di Nyerere conquistarono la capitale ugandese Kampala, abbattendo il regime del dittatore Amin Dada.
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Amin fu costretto a fuggire, prima in Libia, poi in Iraq da Saddam Hussein, e infine in Arabia Saudita, insieme alle sue quattro mogli e a circa 30 figli, dove visse nel lusso più sfrenato fino al 2003, l’anno della sua morte.
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L'ammontare delle vittime causate dal regime di Amin non è mai stato quantificato in maniera precisa, ma una stima della International Commission of Jurists ha stabilito che esse siano non meno di 80.000 e verosimilmente vicine alle 300.000 unità. 
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Un'altra stima, effettuata dalle organizzazione degli esuli con l'aiuto di Amnesty International, pone il numero di vittime a 500.000 unità. 
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Idi Amin si auto-conferì il titolo di : 
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Eccellenza, Presidente a vita, Feldmaresciallo, Al Hadji Dottor Idi Amin, VC, DSO, MC, Signore di Tutte le Bestie della Terra e dei Pesci del Mare e Conquistatore dell'Impero britannico, in Africa in Generale e in Uganda in Particolare.” 
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Conferenza di Algeri, 1977
Amin Dada incontra Fidel Castro
Nota del Blog :

1) DSO - Decorazione del regno Unito e del Commonwealth asseganta agli ufficiali delle forze armate per meriti di guerra. 
2) MC - Military Cross, Croce Militare, è una decorazione militare assegnata ai militari dell’esercito britannico.

Si proclamò anche legittimo pretendente al trono di Scozia dichiarando che insieme ai sui “cugini Celti” avrebbe affrontato e sconfitto gli inglesi. 

Le sue vittime in Uganda furono eliminate tramite il ricorso a “Squadroni della morte”, ideati e organizzati dallo stesso Amin e divenuti tristemente famosi per la crudeltà delle loro incursioni.

Si resero responsabili di migliaia di sparizioni, uccidendo persone comuni che venivano rapite e minacciate per ottenere denaro, o semplicemente perché appartenenti a tribù che Amin considerava nemiche. 
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Alcune delle citazioni ascritte al sanguinario dittatore recitano :

"Durante la guerra, se non hai cibo e il tuo fratello soldato è ferito, tanto vale ucciderlo e mangiarlo per sopravvivere." 

"Ho mangiato la carne umana. È molto salata, ancora più salata della carne di leopardo."
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"Esprimo il mio sostegno alla figura storica di Adolf Hitler, che ha fatto la guerra per unificare l'Europa e ha avuto l'unico torto di perderla."
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"Li ho mangiati prima che essi potessero mangiare me."
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Ricorre nelle parole di Amin l'accenno all'antropofagia, praticata dopo efferate torture, come testimoniano le centinaia di cadaveri ritrovati senza testicoli, o labbra, oppure occhi o nasi.

Si dice che gettasse i resti dei suoi nemici ai coccodrilli nel lago Vittoria e che conservasse i crani degli stessi nei suoi frigoriferi, dopo essersene cibato.
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Nonostante tutto ciò, nel mese di settembre 1975 Amin fu ricevuto con tutti gli onori in Italia dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone, e invitato ad un pranzo al Castello di Castelporziano, a cui parteciparono le rispettive consorti e altri ospiti.
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1975 -  Dall'Archivio storico della Presidenza della Repubblica :
Il Presidente Leone e consorte insieme al dittatore ugandese Amin Dada
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Dissenso
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mercoledì 12 settembre 2018

CRIMINALE COMUNISTA : LENIN

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Vladimir Il’ic Ul’janov (Simbirsk  22/04/1870  -  Gorkij,  21/01/1924) meglio conosciuto con lo pseudonimo di Lenin è nato da una famiglia ebraica benestante, ed è stato un rivoluzionario e politico russo e sovietico.
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Nel 1887 la polizia zarista arrestò il fratello e lo fece impiccare perché accusato di aver ordito un complotto per assassinare lo Zar.
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Il criminale comunista ebreo Vladimir LENIN
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Lo stesso anno Lenin si iscrisse l’Università di kazan, ma ne fu subito espulso perché considerato un sovversivo.
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Fu riammesso agli studi universitari e si laureò in Giurisprudenza a San Pietroburgo nel 1891, città in cui si trasferì a vivere nel 1893.
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Nel 1985 fondò il Circolo “Unione di lotta per l’emancipazione della classe operaia” ma la Polizia lo arrestò insieme ai capi dell’organizzazione e  all’attivista Nadezda Krupskaja (che sarebbe poi diventata sua moglie), incarcerandolo per 14 mesi, e confinandolo successivamente in Siberia fino al 1900.
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In esilio Lenin iniziò a formulare teorie di strategia rivoluzionaria, riportandone i concetti di base in un pamplhet intitolato “Che fare ?”
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La formazione di un Partito fortemente centralizzato, diretto da rivoluzionari di professione e regolato da una disciplina ferra, sarebbe stato il punto di partenza per sviluppare una “avanguardia del proletariato” e condurla alla conquista del potere contro la Famiglia Imperiale
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Queste teorie, espresse all’interno del Partito operaio socialdemocratico russo provocarono una divergenza che, in occasione del Secondo Congresso (1903),  portò alla spaccatura e alla divisione in due correnti.
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La maggioranza dei membri si schierò con Lenin e tale corrente fu denominata “bolscevismo”, mentre gli altri furono chiamati Menscevichi (dal russo : maggioranza=bolscevico, minoranza=menscevico)
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Lenin trascorse poi all’estero qualche anno, salvo rientrare in occasione della rivoluzione del 1905 e ad espatriare nuovamente nel 1907 a causa del fallimento della rivoluzione stessa.
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Nel 1909 scrisse “Materialismo ed empiriocriticismo”, la sua più importante opera di filosofia
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Nel 1914 allo scoppio della prima guerra mondiale Lenin prese posizione contro la guerra, indicandola come imperialista, incitando i lavoratori a trasformarla in guerra civile.
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Quando scoppiò la Rivoluzione del febbraio 1917, Lenin risiedeva in Svizzera e ne fu colto di sorpresa.
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Partì alla volta della Russia con un treno speciale messogli a disposizione dal Governo tedesco ma arrivò a Pietrogrado (ribattezzata San Pietroburgo) un mese dopo che gli operai e i soldati avevano già deposto lo Zar e instaurato un Governo provvisorio con a capo il principe Georgij Lvov, sostituito poi dal socialista Aleksandr Kerenskij.
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Sia il Consiglio dei Soviet di operai e soldati che i bolscevichi, tra cui vi era anche Josif Stalin, erano d’accordo con questa soluzione, ma non Lenin che si oppose immediatamente alla linea politica di Kerenskij, affermando che solo il Soviet poteva guidare le speranze e i bisogni dei lavoratori, al grido di “Tutto il Potere ai Soviet”.
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Con questi presupposti Lenin guidò una insurrezione di lavoratori nel mese di luglio, finalizzata secondo i suoi piani a interrompere la fase borghese della rivoluzione e ad iniziare la transizione verso la Rivoluzione proletaria, ma i moti terminarono con un nulla di fatto, e Lenin fu costretto a fuggire e a riparare in Finlandia per sfuggire ad un ordine di arresto emesso dal Governo provvisorio.
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Dalla Finlandia Lenin, che nel frattempo scrisse l’opuscolo  “Stato e Rivoluzione”  continuò a incitare il Comitato centrale del Partito in Russia alla lotta armata, finalizzata alla conquista del potere da parte dei Soviet.
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La sua linea venne accettata e resa operativa, così che il 24 ottobre 1917 fu proclamata la Repubblica Sovietica e Lenin venne eletto Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo, la massima carica governativa.
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Gli oppositori politici e i veri rivoluzionari che avevano deposto lo Zar nel mese di febbraio, si opposero a Lenin, che scatenò una sanguinosa guerra civile, combattuta fino al 1922.
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Lenin prende il potere con l'aiuto dell'Armata Rossa
L’Armata Rossa, guidata da Trotsky, un altro rivoluzionario comunista ebreo, ebbe ragione delle armate dei “Bianchi” che si contrapponevano al volere di Lenin, massacrandone senza pietà gli appartenenti, fossero essi socialisti, o socialdemocratici, o menscevichi.
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Il bagno di sangue mise fine alla “vera” rivoluzione russa, e iniziò un periodo di “Terrore” e di deportazioni guidato da Lenin che perdurò oltre tre anni.
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Il 30 agosto 1918 Lenin, durante una visita agli operai di una fabbrica moscovita, proclamò chela democrazia era un inganno borghese, e bisognava difendere con ogni mezzo la dittatura del proletariato del Governo bolscevico.
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Dopo il suo discorso fu oggetto di un attentato compiuto da una donna, Fania Efimova Rotman, nota come Dora Kaplan, che gli sparò riducendolo in fin vita.
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Quando si riprese, dopo alcuni giorni, Lenin decise di reprimere con ogni mezzo qualsiasi tipo di opposizione al Governo bolscevico.
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Venne soppressa la libertà di opinione e introdotta la pena di morte per il reato di “controrivoluzione”, fu abolita la libertà di stampa e si iniziò una vera e propria persecuzione contro migliaia di cittadini, condotta dalla Ceka, la famigerata polizia segreta, per concretizzare l’uso del Terrore, ritenuto necessario (in base all’esempio francese) alla riuscita una qualsiasi rivoluzione.
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Il Terrore divenne lo strumento principe che accompagnò la dittatura bolscevica durante tutta la sua esistenza, per essere poi esportato in altri Paesi comunisti.
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La tanto declamata “rivoluzione” bolscevica quindi fu in realtà un crimine, un colpo di Stato cruento che innescò il Totalitarismo e come tale diede vita ad un mostro insaziabile, che si nutrì del sangue di milioni di innocenti.
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Alla sua morte il corpo di
Lenin fu imbalsamato
Per questi motivi Vladimir Lenin si può considerare uno dei massimi criminali comunisti che la Storia dell’Umanità abbia mai conosciuto.
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Nel 1922 Lenin fu colpito da una apoplessia (emorragia cerebrale) per la quale fu ricoverato nella Casa di Cura Gorkij.
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In questo periodo scrisse il suo testamento politico, segnalando la pericolosità di Stalin, all’epoca Segretario del Partito, e promuovendo invece la figura di Trotsky come suo successore.
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Il 23 gennaio 1923 Lenin morì, all’età di 54 anni in seguito ad una paralisi da cui non si riprese.
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Distruzione della statua di Lenin a Kiev : Nel periodo post-sovietico in Ucraina e nei paesi
ex-comunisti vengono  abbattute le statue dei gerarchi comunisti e i loro simboli
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La sinistra ha costruito intorno al Personaggio di Lenin un’aura di condiscendenza e di apprezzamento, indicandolo come leader e come “padre” della Rivoluzione russa del 1917.
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In realtà nulla è più falso di tutto ciò, a partire dal fatto che quella di Lenin non è stata una rivoluzione, ma un colpo di Stato nel mese di Ottobre contro coloro che la Rivoluzione l’avevano fatta davvero nel mese di febbraio.
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Decenni di mistificazione hanno poi cambiato le carte in tavola, tanto che ancora oggi si festeggia negli ambienti marxisti la Rivoluzione di Ottobre di Lenin come se fosse la “vera” rivoluzione” russa.
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Lenin in effetti si è macchiato dei peggiori misfatti iniziando proprio con l’instradare la rivoluzione russa su binari diversi, legati al terrore e alla violenza cieca.
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Mentre si tenta da più parti di addossare tutte le colpe delle violenze comuniste a Stalin, in realtà il dittatore georgiano ha semplicemente proseguito una via tracciata proprio da Lenin.
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I maggiori criminali della storia dell'Umanità, TRE COMUNISTI : LENIN, STALIN e MAO
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Lenin infatti durante la lotta per sgominare gli avversari “bianchi” e appropriarsi del potere, grazie anche all’appoggio del’Armata Rossa, prese di mira  tutte le formazioni politiche e tutti gli strati della popolazione : nobili, borghesi, militari, religiosi, socialdemocratici, poliziotti, menscevichi, socialisti rivoluzionari, contadini, ed operai, accanendosi con particolare ferocia contro gli intellettuali.
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Come comunista Lenin auspicava la scomparsa di tutte le nazionalità, oltre delle classi sociali, e sebbene fosse ebreo sosteneva che la popolazione di origini ebraiche avrebbe dovuto sparire con la completa e totale assimilazione.
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Il bolscevismo e il totalitarismo inaugurato da Lenin, il comunismo di Stato, la dittatura sanguinaria dei gerarchi che ne ispirarono il proseguo, Stalin in testa, l’esportazione del modello comunista in altri paesi, sempre tramite l’imposizione e la coercizione, portarono al macabro risultato di 100 milioni di morti, riconducibili in sintesi ad un'unica matrice scatenante insita nella filosofia di Marx.
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Gli intellettuali delle sinistre da sempre inneggiano a Lenin, nascondendo le sue atrocità e compiendo una imponente opera di rimozione storica della tragedia comunista, ma nonostante ciò la verità sta lentamente emergendo, nella sua devastante dimensione…
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Dissenso
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