mercoledì 26 febbraio 2020

BOLOGNA DEVE CHIEDERE SCUSA


La rossa e “civile” Bologna ha un grosso debito da pagare, in termini di democrazia e di Giustizia civile, in particolare verso quei bambini che al seguito dei genitori interpretavano loro malgrado il ruolo di esuli, in fuga dalle terre istriano dalmate occupate dal comunismo jugoslavo.
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Ebbene sì, perché proprio i comunisti bolognesi, complici i sindacati della sinistra, nel 1947 si macchiarono di un atto criminoso e ignobile, tipico del mondo della “falce e martello”, come quello di privare i bambini del latte a loro destinato per rifocillarsi durante l’esodo.
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Al passaggio del convoglio degli esuli giuliano dalmati istriani, la vigliaccheria comunista si palesò con il divieto assoluto di dare qualsiasi aiuto a quelle famiglie in transito, gettando per terra il latte che la Caritas aveva preparato perché di potessero rifocillare e urinandoci sopra in segno di disprezzo.
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Il treno, a causa di questo episodio, fu ribattezzato "il treno della vergogna” e rimarrà sempre tale a futura memoria, per ricordare come sia l’odio comunista, insano e vigliacco nella sua intima essenza !
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E’ veramente una vergogna, infatti, che i bolognesi assetati di comunismo si siano scagliati contro vittime innocenti che dal comunismo volevano invece scappare poiché costretti dagli eventi.
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La soldataglia criminale dei partigiani titini, collusi con quelli italiani guidati da Togliatti e Longo, riprese nel 1945, non paga dopo un primo inizio del 1943, a compiere un vero e proprio genocidio delle popolazioni istriane di etnia italiana.
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Le violenze e le torture, così come le umiliazioni e le file di deportati che venivano legati con il filo di ferro e gettati nelle profondità carsiche denominate foibe, erano all’ordine del giorno, e provocarono quindi un esodo epocale da quelle zone.
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A Bologna, così come nel famigerato "triangolo della morte" dell’Emilia Romagna, compreso fra le zone rosse di Bologna, Ferrara e Reggio Emilia, si scatenò nel dopoguerra la ferocia dei partigiani comunisti che dilagarono con estrema violenza uccidendo e torturando vittime innocenti, in un delirio di onnipotenza condiviso e alimentato dalla dirigenza del Partito comunista.
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Non c’è quindi da meravigliarsi se gli elementi più vigliacchi e abbietti dell’universo bolognese marxista sfoggiarono una delirante prova di onnipotenza contro dei bambini esuli inermi  e i loro genitori.
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L’odio è sempre stato alla base della politica comunista e ancora oggi appartiene all’intima essenza dei suoi eredi metamorfizzati, ri-denominati con un termine che costituisce un palese ossimoro, quello di PD.
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Prova ne è il fatto che nessuno dei cosiddetti “democratici” (mai un titolo fu più usurpato di questo !) ha mai chiesto scusa, o dimostrato pentimento verso l’ignobile dimostrazione palesata in occasione del passaggio del cosiddetto “treno della vergogna”.
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Il Triangolo della morte
Evidentemente il PD non è così “democratico” come vorrebbe far credere, ma sembra anzi che in fatto di abusi sui bambini non abbia proprio perso il vizio, come ci insegna la vergognosa vicenda di Bibbiano.
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Sfoggiando una capacità camaleontica di mistificare la realtà dei fatti, gli eredi del comunismo si sono ammantati della dicitura “democratico” in evidente contraddizione con l’evoluzione storica del suo stesso substrato ideologico, fondato su odio, paura, crudeltà, disprezzo dei diritti umani, sopraffazione, annichilimento delle identità personali, come dimostrato appunto nel singolo episodio del “treno della vergogna” , punta emergente di un enorme quanto tragico iceberg sommerso.
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I personaggi della politica legati alla sinistra come Laura Boldrini, Matteo Renzi, Zingaretti, oppure i loro neo alleati grillini divenuti complici nel malaffare di Governo (come Fico o Di Maio), si guardano bene dal prendere le distanze da questo episodio, sintomaticamente, delineandosi in maniera netta e decisa quali artefici della mistificazione.
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La sinistra compie opera quotidiana di mala informazione e di illusionismo strategico, imponendo alla società uno stereotipo di riferimento che è l’esatto contrario di come essa è nella realtà, proseguendo in maniera esponenziale la truffa ideologica e lo sciacallaggio intellettuale con cui si pone all’attenzione.
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Piuttosto che chiedere scusa per il “treno della vergogna” il Sindaco Merola e tutta la sua accolita di politicanti sono più inclini a svolgere un ruolo di benevolenza verso gli atti criminali dei cosiddetti “Centri sociali”, i covi cioè del crimine e dell’illegalità che fanno tanto comodo all’Amministrazione post comunista per impedire agli oppositori politici di poter parlare in pubblico.
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Vengono tollerati i graffiti che assediano la città in ogni sua parte, dando ai turisti una immagine del territorio per la quale bisognerebbe vergognarsi, e non si fa nulla per combattere efficacemente i tanti spacciatori di droghe che vendono morte ai ragazzi, e non solo, bolognesi.
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Si accetta di tutto, comprese le sfilate del gay pride, l’esibizione ostentata di una diversità che il Comune incentiva e patrocina a suon di centinaia e centinaia di migliaia di euro (prendendoli dalle tasche dei Cittadini), ma non si accetta invece di chiedere scusa per l’efferatezza con cui i comunisti si scagliarono contro i bambini in fuga dall’orrore comunista jugoslavo.
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Tutto ciò testimonia che il cancro comunista non è  mai morto a Bologna, ma ha solo cambiato pelle, mimetizzandosi allo scopo di insinuarsi nella nostra democrazia e nelle nostre case, in palese contrasto con le regole di convivenza civile e manifestando il totale disprezzo verso i diritti umani.
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D’altra parte già si sapeva che al comunismo non interessa di certo l’individuo, ma solamente la massa intesa come gregge spersonalizzato e amorfo da poter manipolare a piacimento.
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E’ proprio in questa ottica che sperando di affermare un globalismo distruttivo e al soldo del capitalismo europeo la sinistra combatte la Lega guidata da Matteo Salvini, sputando loro addosso un disprezzo ed una arroganza tipici e indistinguibili, come una firma d’autore, saturando di odio tutta la loro arrogante prosopopea politica.
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Il Sindaco Merola non chiederà scusa, perché se lo facesse dovrebbe ammettere che i compagni comunisti da cui deriva il suo retaggio culturale e politico hanno sbagliato e porrebbe il Partito in una situazione imbarazzante.
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Non è un mistero che ancora oggi, infatti, il gotha dell’apparato sinistroide al completo applauda apertamente ad un criminale sanguinario come Palmiro Togliatti, riferendosi a lui con il vezzeggiativo di “il Migliore” !
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Che pena infinita ! Che disgusto !
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Sindaco, la finisca con queste bassezze morali, inqualificabili e prenda atto dei crimini comunisti, chiedendo scusa agli esuli giuliani dalmati istriani a nome della Città di Bologna.
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Solo così, lavando via questa infamia, ci potremo ritenere civilmente rappresentati in una Bologna finora ostaggio dei fantasmi del passato !
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Dissenso
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