domenica 4 ottobre 2020

YURI A. DMITRIEV : Un eroe del nostro tempo

 

Yuri Alexeyevich Dmitriev, nacque nel 1956 a Petrozavodsk, una città della Russia nord occidentale capitale della Repubblica di Carelia.

Alla nascita venne affidato ad un orfanotrofio, poi all’età di un anno fu adottato da una coppia senza figli che lo allevò crescendolo.

A. Dmitriev

Il nonno materno fu deportato come kulaki (contadino considerato ricco) e mandato a lavorare alla costruzione del Canale del Mar Bianco, mentre il nonno paterno, contabile in una fattoria collettiva, venne arrestato nel 1938 e deportato in un gulag staliniano fino alla sua morte.

Il padre adottivo di Yuri era un ufficiale dell’esercito che venne poi dislocato nella Germania Est, e si trasferì quindi a Dresda con tutta la famiglia.

Yuri dal 1988 al 1991 fece parte del Fronte Popolare della Carelia, una branca dell’armata rossa e divenne assistente del deputato del Popolo dell’Urss Mikhail Zenko, nel distretto di Besovets in Carelia.

Oggi Yuri Dmitriev è un attivista che si batte per il rispetto dei diritti civili nel suo Paese.

La sua attività è sempre stata focalizzata a stabilire la verità storica sui crimini di Stalin e rivolta ad individuare i luoghi di esecuzione delle vittime del Grande Terrore, rintracciando gli elenchi segreti che identificano l’identità di coloro che sono stati fucilati a centinaia di migliaia.

Grazie al suo costante impegno i dati storici raccolti pongono la Carelia al primo posto come paese in cui la conoscenza del passato è maggiormente documentata sotto questo profilo rispetto alle altre Repubbliche della federazione russa.

Dmitriev nel 2007

Questa minuziosa opera di ricerca storica letteraria è apparsa però agli occhi di Putin, ex colonnello del KGB, erede del retaggio criminale del vecchio comunismo sovietico, come una sorta di nemico da combattere.

Infatti il 13 dicembre  2016 il regime neo comunista di Vladmir Putin si è inventato una infamante calunnia nei suoi riguardi per poterlo incarcerare e bloccare così la sua raccolta di dati storici sui crimini commessi da Stalin e dal suo apparato delinquenziale.

Yuri venne accusato di aver realizzato immagini pornografiche fotografando la figlia adottiva Natasha, ma il mondo intellettuale, consapevole del fatto che le accuse fossero infondate, si schierò subito schierato in sua difesa, catalizzando l’attenzione della comunità internazionale sul processo a porte chiuse intentato allo scrittore.

Una successiva perizia tecnica stabilì che non c’era alcun elemento di reato, poiché le fotografie erano state scattate per monitorare il miglioramento della salute della figlia, la quale proveniva da un orfanotrofio e appariva molto trascurata e denutrita.

I sostenitori di Yuri raccolsero oltre 30 mila firme chiedendone la scarcerazione, mentre il regime lo sottopose a perizia psichiatrica liberandolo solamente il 27 gennaio 2018 con l’imposizione di non lasciare Petrozavodsk.



Dopo un mese Yuri dovette presenziare ad una ulteriore udienza in Tribunale, a cui fece seguito nel mese di aprile la sentenza di assoluzione dal reato per il quale era stata chiesta dall’accusa una condanna a nove anni di carcere.

La Corte decise però di condannare Yuri per il possesso di un’arma da fuoco, ordinando la sua carcerazione per la durata di un anno seguita da altri tre mesi di obbligo di firma presso l’istituto carcerario.

Subito dopo la prima assoluzione, nel mese di aprile 2018, il Procuratore della città di Petrozavodsk, Yelena Askerova, presentò ricorso alla Corte contro la sentenza, ottenendo così un nuovo processo.

Yuri venne nuovamente  arrestato e contro di lui fu aggiunta una accusa di violenza sessuale nei riguardi della figlie, a causa della quale fu sottoposto ad una ulteriore visita psichiatrica.



Tutto ciò portò il 22 luglio 2020 alla condanna dello scrittore, ponendo fine al suo lavoro di ricerca che avrebbe consentito di completare il “Libro della Memoria” nel quale compaiono i nomi e le vicende di 64 mila “coloni speciali” deportati da Stalin negli anni ’30, da cui discende il 30 % degli attuali abitanti della Carelia.

Nel 1997-1998 scoprì  due importanti fosse comuni : la prima a Krasny Bor, vicino a Petrozavodsk e la seconda a Sandarmokh, un imponente campo di sterminio contenente le salme delle vittime uccise da Stalin.

Nell’area forestale di Sandarmokh furono ritrovate 236 fosse comuni in cui vennero sepolte 9.000 persone di oltre 58 nazionalità diverse nel periodo compreso fra il 1937 e il 1938.

Il lavoro investigativo di Yuri, svolto insieme al Co-presidente del Centro di ricerca Memorial di San Pietroburgo, Venyamin Ioffe, permise di  identificare, studiando i documenti di archivio del FSB di Arkhangelsk, il luogo di sepoltura di coloro che erano stati condannati a morte e uccisi nel gulag delle Solovki.

Dal 1998 in questo orribile e immenso campo di sterminio, in cui riposano finalmente in pace i prigionieri di Solovki e di altre 8.000 vittime del comunismo, sono stati eretti trecento monumenti a scopo commemorativo e si tiene una Giornata internazionale della memoria ogni 5 agosto. 

Il lavoro di Yuri, di Venyamin Ioffe e di Memorial Society ha permesso di dare un nome ad oltre cinquemila delle vittime sepolte a Sandarmokh, in cui emergono le identità di contadini, pescatori e cacciatori, scrittori e poeti, medici, insegnanti e ingegneri, e sacerdoti di tutte le confessioni.



Le vittime ucraine rappresentano una percentuale consistente nel numero globale delle identità scoperte nelle fosse comuni di Sandarmokh, seguite da quelle finlandesi, careliane, e dai tedeschi del Volga.

Riporto di seguito i nominativi di alcune delle vittime cui Yuri Dmitriev ha ridato le rispettive identità :

Principe Yasse Andronikov, ufficiale dell’esercito zarista, attore e regista teatrale. Venne fucilato il 27 ottobre 1937 all’età di 44 anni.

Fyodor Bagrov, Capo di una Fattoria collettiva della carelia. Fucilato il 22 aprile 1938 all’età di 42 anni.

Nikolai Durnovo, linguista russo. Fucilato il 27 ottobre 1937, all’età di 60 anni.

Hryhorii Epik, scrittore ucraino. Fucilato il 3 novembre 1937, all’età di 36 anni.

Vasily Helmersen, bibliotecario e artista russo. Fucilato il 9 dicembre 1937, all’età di 64 anni.

Nikolay Hrisanfov, scrittore careliano. Fucilato l’9 gennaio 1938 all’età di 39 anni.

Camilla Krushelnitskaya, organizzatrice di un gruppo cattolico clandestino a Mosca. Fucilata il 27 ottobre 1937, all’età di 45 anni.

Mykola Kulish, scrittrice, educatrice, giornalista e drammaturga ucraina. Fucilata il 3 novembre 1937 all’età di 40 anni.

L’esame necroscopico effettuato sui teschi delle vittime di Sandarmokh ha rivelato che le vittime sono state uccise con un colpo di pistola alla nuca dai sicari di Stalin che vestivano la divisa della NKVD, i quali eseguivano gli ordini della troika comunista.

Yuri è riuscito a identificare sia i nomi dei componenti delle troike assassine che si macchiarono di questi orribili delitti contro l’umanità che di quelli dei capi squadra che impartivano gli ordini nelle esecuzioni.

Eccone alcuni :

Matveev, era un boia esperto della NKVD e organizzava i trasporti dalle località delle Solovki al luogo delle esecuzioni.

I suoi successori furono : IA Bondarenko e il suo vice AF Shondysh che vennero anch’essi fucilati nel 1939.

In gioventù Yuri iniziò le sue ricerche in collaborazione con Ivan Chukhin, a quel tempo a capo dell’Associazione Memorial della Carelia, il cui padre era stato una delle vittime della repressione staliniana, poi alla sua morte nel 1997 proseguì da solo il lavoro che avevano iniziato insieme.

Il giornalista Alexander Burtin ha descritto la vita di Yuri come intensamente dedicata ad una minuziosa ricerca negli archivi durante i mesi invernali, a cui seguiva nei mesi estivi una attività sul campo, setacciando le zone boschive intorno a città e paesi alla ricerca di possibili fosse comuni.

Dmitriev è stato nominato Segretario della Commissione di Petrozavodsk per la tutela delle vittime riabilitate della repressione politica.

Dal 1997 è a capo dell’Accademia per la difesa dei diritti socio-legali, una ONG che si batte per la difesa dei diritti umani.


Foresta di Sandarmokh

Come Capo dell’Accademia Yuri nel 2002 scrisse all’allora Presidente della Repubblica careliana, Sergei Katanandov, opponendosi al progetto di erigere una statua a Yury Andropov, che era stato Presidente del KGB dal 1967 al 1982  guidando il Komsomol in Carelia dal 1940 al 1944.

Katanandov non prese nemmeno in considerazione la lettera di Dmitriev, e su tale atteggiamento il ricercatore e storico careliano affermò :

Non conosciamo il passato e non lo vogliamo sapere”.

Nel 2005 Dmitriev è stato insignito del premio “Golden Pen of Russia” per le sue pubblicazioni.

Nel 2015 ha ricevuto la Croce d’Oro al merito dalla Polonia per il suo lavoro di ricerca e di identificazione delle vittime di Solovki a Sandarmokh, mentre l’anno successivo il Capo della Carelia, Alexander Hudilainen gli ha consegnato il Diploma d’Onore della Repubblica di Carelia.

Mercoledì 22 luglio 2020 Yury Dmitriev, all’età di 64 anni, è stato condannato dal regime dittatoriale di Putin a tre anni e mezzo di prigione da scontare in una colonia penale, accusato di violenza sessuale sulla figlia adottiva.

Scontando il periodo di detenzione a cui lo storico è già stato sottoposto nel recente passato, Dmitriev avrebbe potuto finalmente riacquistare la libertà, ma la Corte Suprema della Carelia ha accolto il ricorso del procuratore, il quale ha aumentato la pena a 13 anni da scontare in una colonia penale.

La condanna equivale ad una sentenza di morte, in quanto Dmitriev è già fortemente debilitato dall’isolamento forzato in cui è stato costretto fino ad oggi dai sadici carcerieri di Putin, e non potrà reggere ad altri 10 anni di carcere “a regime severo”, configurando il provvedimento come vero e proprio “omicidio su commissione” in cui lo Zar del Cremlino appare mandante e protagonista.

La metodologia con cui Putin distrugge i suoi avversari è tristemente nota e passa anche attraverso la costruzione di false accuse infamanti, con conseguente gogna mediatica, tese alla delegittimazione e a provocare il biasimo popolare.

Fortunatamente lo sciacallaggio esercitato da Putin su chiunque non osservi la rigida ortodossia di un comunismo sopito ma mai scomparso dalla Russia, è ben noto a livello internazionale, così come i suoi metodi brutali e l’uso dell’assassinio mediante sicari prezzolati.

Dmitriev rimane colui che ha restituito a migliaia di persone senza nome, assassinate dal comunismo staliniano, quelle identità che erano destinate ad un colpevole oblio, sepolte non solo fisicamente ma anche nel ricordo di ciò che rappresentarono per l’intera umanità, una massa sofferente in balìa del mostro vorace che si chiama comunismo.

L’ammissione di responsabilità di colui che ha fatto parte di questo apparato criminale, e cioè Vladimir Putin, ex colonnello del KGB, non sono non è contemplata ma anzi costituisce motivo di imbarazzo per chi sulla scena internazionale vorrebbe porsi come idolo di riferimento.

Il servilismo del potere giudiziario verso Putin ricorda molto da vicino quello delle toghe rosse italiane nei confronti ossequiosi con il PD e l’apparato criminale che lo compone.

Solamente la prostituzione ideologica e lo squallore morale di individui corrotti nell’anima possono arrivare a condannare un uomo innocente.

Tutto ciò rimarrà nel ricordo collettivo come una triste pagina di Storia in cui il sadismo espresso dagli eredi del comunismo ha prevalso sulla Democrazia e sui valori di libertà e di civiltà che dovrebbero essere il punto di riferimento per l’incedere della nostra società.

Di fronte a tale arroganza, siamo tutti Yuri Dmitriev …

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Dissenso

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