domenica 17 aprile 2011

CECENIA 2011

Il leader islamista ceceno Doku Umarov ha rivendicato con un video l’attentato all’aeroporto di Mosca, che lo scorso gennaio ha provocato la morte di 36 persone.
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Dopo aver dichiarato di aver agito in nome di Allah, Umarov ha sostenuto che l’azione terroristica aveva lo scopo di gettare le basi per la creazione di uno stato islamico indipendente nel nord del Caucaso, i cui confini andrebbero oltre quelli storici della Cecenia.
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Questa rivendicazione fa certamente comodo a Putin e alla sua guerra di occupazione della Cecenia.
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Considerando che il conflitto non è stato certamente generato da una pur sbandierata teoria di lotta globale al terrorismo, ventilata da Putin stesso, in una “crociata” nazionalista che ponesse l'orgoglio slavo-ortodosso come alternativa ad un crescente fronte islamico, si evince che si stanno affermando in territorio ceceno coloro che, unici, hanno offerto appoggio alla popolazione, in contrapposizione allo strapotere russo, e cioè i teocrati wahabiti.
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L’idea originale di Putin, ancora prima del 2001, era quella di creare un asse di potere etnico-religioso-economico internazionale, con il coinvolgimento allargato di Serbia e Bulgaria.
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Il fallimento di questa progetto non ha di certo scoraggiato l'ex colonnello del Kgb, che ha utilizzato le caratteristiche dell'acceso nazionalismo proposto, per compattare il fronte interno volto alla guerra di occupazione cecena.
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Tornando ai fanatici wahabiti, è oramai chiaro che essendo stati gli unici ad offrire finanziamenti ai combattenti ceceni, diversamente da una comunità internazionale che si è ben guardata dall'affrontare la spinosa questione della repubblica cucasica, la contropartita obbligatoria sia stata quella di un dilagare dei loro “indottrinatori” nel territorio ceceno stesso.
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I wahabiti, sono presenti nella regione fin dal 1999 e si diffusero a macchia d'olio, non incontrando alcuna resistenza.

Il wahabismo è un movimento fondamentalista che si propone di riportare l'Islam alla purezza originaria.
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Wahabita è Osama Bin Laden, così come il leader dei guerriglieri ceceni Shamil Basaev.
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Questo è il percorso obbligato verso cui si sono incamminati i ceceni, abbandonati dal mondo occidentale, dall'Europa, e da tutti coloro che interloquiscono con Putin (quasi sempre identificandolo come il loro miglior fornitore di gas).
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Gli affari e le economie dei paesi occidentali vanno a braccetto con gli accordi commerciali e le strette di mano tra i vari rappresentanti del potere politico, e il loro interlocutore Putin.
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Nel frattempo si perpetua un vero e proprio genocidio che ha come oggetto la popolazione cecena.
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A Putin non sembra vero poter avere l'occasione di attuare una repressione ancora più feroce, tanto da additare i Ceceni come responsabili dell'attentato di Mosca, ancora prima che ci fosse la rivendicazione.
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Infatti, quando è stata trovata la testa mozzata dell'attentatore, recisa dall'esplosione di sette chilogrammi di tritolo, è stata attribuita ad un terrorista ceceno.
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La polizia russa ha infatti affermato che si potevano individuare i tratti somatici di un caucasico o forse di un arabo !
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Come se fosse la stessa cosa dire caucasico o arabo ( Kadyrov e Bin Laden : non sono certo due gocce d’acqua ! ).
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Il progetto di Doku Umarov è comunque chiaro e lineare: distruggere i russi, rendere indipendente la Cecenia e istituire nel Caucaso un Emirato retto dalla Sharia (la legge coranica).
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Con lui il terrorismo ceceno ha fatto un salto “di qualità”, abbandonando la caratterizzazione etnica per radicalizzarsi in un humus religioso di matrice islamica.
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Insomma, Al Qaeda è sempre più vicina a Mosca, cosa che ha costretto molti ribelli a lasciare il movimento indipendentista, perché non in linea con la pulsione islamica dell’Emiro.
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Ora Putin sembra essere legittimato a combattere questi effettivi criminali, ma in realtà i veri responsabili del genocidio del popolo ceceno siamo noi , suoi complici silenziosi in un percorso che ha trasformato l'intera società di quella dimenticata regione del caucaso in un luogo di terrore e di disperazione.
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L'Onu è rimasta silenziosa...nessuna sanzione per Putin...
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L'Europa si è defilata dietro un qualunquismo criminale che mi fa vergognare di appartenervi.
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La mancanza di intervento e il silenzio assenso nei riguardi delle violazioni dei diritti umani sono altrettanto criminali di coloro che ne interpretano il ruolo principale.
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Berlusconi ha stretto più volte, e volentieri, la mano di Putin, il suo grande amico russo...
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Durante uno dei suoi incontri pubblici con Putin, ha addirittura mimato il gesto di smitragliare una giornalista … nonostante sia risaputo che Anna Politkovskaja sia stata uccisa proprio dai sicari dell'ex colonnello del kgb !
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Ora la situazione è fuori controllo... l'integralismo islamico si è gradatamente sostituito ad una ideologia tradizionale, certamente a carattere religioso e sottomessa alla volontà dell'Islam, ma prevalentemente sufista e non wahabita.
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I delicati processi sociopolitici e ideologici che hanno caratterizzato i territori del Caucaso fin dal ritorno in dai luoghi di deportazione in cui Stalin aveva relegato i Ceceni, portarono alla dichiarazione di indipendenza nel 1991.
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Ora, l'indifferenza internazionale ha portato la Cecenia a diventare una inesauribile fonte di odio, in cui il genocidio e le contrapposte reazioni terroristiche sono diventate costanti inarrestabili.
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Riflettendo sulle nostre responsabilità, mi domando a cosa serva fare dichiarazioni di intenti ecclatanti, in cui ci si dichiara contrari alla guerra, abiurandola pubblicamente, se poi ci si renda complici di disastri irreparabili come quello che ancora oggi caratterizza la cecenia !
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E gli pseudo pacifisti dove sono ?
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Dove erano e dove sono stati per tutto il periodo in cui veniva sterminato il popolo ceceno ?
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Non ho mai assistito a manifestazioni di protesta che affermassero una volontà contraria a quella di Putin, né tantomeno ho visto lo sventolio di bandiere colorate, come invece succedeva per altri motivi.
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Ciò significa quindi che questi pseudo pacifisti sono in realtà una emanazione di quei portatori di bandiere rosse che, all'occorrenza cambiano lo stendardo, agitando quello multicolore della pace.
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Una manifestazione di ambiguità intollerabile, che discerne chi deve o non deve essere preso in considerazione, e per chi deve essere smossa oppure no la coscienza collettiva in nome della pace stessa.
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La pacificazione forzata messa in atto da Putin, e la ricostruzione che ha trasformato Grozny e le altre città in enormi cantieri, non hanno risolto i gravi problemi esistenziali che ne permeano l'intero tessuto sociale.
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Il presidente Ramzan Khadirov sta utilizzando anche la “sirena” della religione nell’intenzione di dare sempre più una spinta teocratica alla propria repubblica allo scopo di distogliere l’attenzione dei “credenti” dalle tensioni sociali, ma con l’imperdonabile errore di spingere fasce di giovani dal tollerante “sufismo” della Cecenia verso l’Islam dei Wahabiti, presenti in montagna.
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La situazione della Cecenia è paradossale : le prospettive della ricostruzione post bellica non sono affiancate nè da prospettive diffuse (concrete, non apparenti) di sviluppo sociale, nè da una crescente democratizzazione all’interno delle istituzioni.
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E le conseguenze, senza futuri cambiamenti, potranno essere esplosive, ancor di più perché il protrarsi delle ingiustizie non potrà mai essere dimenticato dalla società cecena nel suo complesso, ovvero da quell’appartenenza ai clan che prima o poi ne chiederà conto.
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Tutto questo potrà essere evitato se la presenza della Comunità Europea si sposterà dalle intenzioni (dalle denunce di facciata) ad una reale presenza locale utilizzando tutte le istanze ed i mezzi a sua disposizione :
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dalla politica all’economia, dall’intervento umanitario all’aiuto in campo sociale;
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dagli scambi culturali e commerciali a quelli istituzionali.
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Uno sforzo e un’attenzione necessari per non dimenticare il monito di Natalia Estemirova :
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La Cecenia è parte dell'Europa, non potete dimenticarci”.
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E.B.
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