sabato 22 dicembre 2012

Genrich Grigor'evic Jagoda : CRIMINALE COMUNISTA


Nacque a Rybinsk nel 1891, nel governatorato di Jaroslav, ed era figlio di un artigiano ebreo.
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Alla fine degli anni ’90 si trasferì insieme alla famiglia a Niznij Novgorod.
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Nel 1904 si dedicò all’attività rivoluzionaria, lavorando in una tipografia clandestina e combattendo nella compagnia di Sormov.
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Dal 1907 al 1912 aderì ad un gruppo anarchico e per qualche tempo visse nella clandestinità.
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All’inizio del 1912 Jagoda fu arrestato e deportato in Siberia a Simbirsk.
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Fu poi amnistiato nel 1913 e si trasferì a San Pietroburgo dove lavorò come statistico nella cassa dell’ospedale delle officine Putilov.
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Nel 1914 sposò una lontana parente, Ida Avernach, nipote del bolscevico Jakov Sverdlov, e iniziò a frequentare i circoli bolscevichi.
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Partecipò alla rivoluzione di Ottobre ed entrò a far parte della Ceka, il corpo di Polizia sovietico creato il 20 dicembre 1917 da Lenin e Dzerzinskij, divenendo poi nel 1923 il secondo vice di Dzerzinskij stesso.
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Alla morte di questi nel 1926, divenne il vice del suo successore, Vjaceslav Menzinskij che si ammalò gravemente (Jagoda fu poi accusato di averlo avvelenato).
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In questo ruolo, Jagoda fu tra i principali organizzatori della “liquidazione” e della deportazione in massa dei kulaki, nel 1930/31 che rappresenta la terza fase della lotta tra bolscevichi e mondo contadino.
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A tutto ciò diede origine Lenin, il 9 agosto 1918, che impartì il seguente ordine :
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«Scatenare un terrore massiccio, impietoso, contro i kulaki, i pope e le guardie bianche ; rinchiudere tutti gli elementi infidi in un campo di concentramento all'esterno della città.»
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Il mondo agricolo che costituiva l’85 % della popolazione russa era apertamente contrario alle politiche dei comunisti al potere, e ciò fu la causa delle repressioni cruente che continuarono fino al 1920/21.
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La repressione fu micidiale.
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Contro i contadini combatterono grosse formazioni militari, fornite di aerei, carri armati e gas tossici.
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La guerra non si limitò ad azioni militari : la popolazione civile subì violenze selvagge, e furono deportate le popolazioni di interi distretti «ribelli», inclusi bambini, donne, vecchi.
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Alla fine la resistenza contadina venne stroncata con un bagno di sangue.
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Nel 1928 Stalin sferrò la seconda fase dell'offensiva contro la classe contadina.
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L’obiettivo era la demonizzazione e il successivo sterminio del kulak che rappresentavano il 5 % della popolazione agricola, in quanto erano considerati tali se possedevano in media due o tre mucche e una decina di ettari da lavorare per una famiglia di sette persone.
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Il suo reddito non era superiore della metà di quello del contadino povero, ma in compenso produceva il 20 % del raccolto del grano.
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I kulaki rappresentavano quindi l'élite agricola, in quanto produttori capaci d'iniziativa, di organizzazione, e di progresso.
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Il numero degli uccisi raggiunse la cifra di 5 milioni.
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La terza fase fu quella appunto in cui Jagoda ricreò l’atmosfera violenta del “comunismo di guerra”, per realizzare il progetto della collettivizzazione, ossia l’asservimento totale di quanto rimaneva del ceto contadino.
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Furono inviati altri 75.000 attivisti bolscevichi nelle zone di attività agricola.
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Costoro erano animati dall’odio verso i kulaki e verso la proprietà privata, quindi iniziarono una vera e propria confisca delle terre e dei laboratori di artigianato agricolo.
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Tutto ciò produsse come risultato una terribile carestia, in particolare nel Kazachistan, in cui un terzo della popolazione morì di fame.
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I contadini provarono ad opporsi e a resistere con tutte le loro forze, anche con tumulti, manifestazioni armate e assassinii, arrivando perfino, con disperazione suicida, ad uccidere quasi la metà delle mandrie di bovini e ovini.
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Dopo un parziale ammorbidimento del regime staliniano (di breve durata), il processo di collettivizzazione venne accelerato, fino a concludersi nel 1934.
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I venti milioni di aziende individuali vennero raggruppate in 240.000 fattorie collettive, che consistevano in realtà in piantagioni servili, in cui il guadagno economico era nullo.
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Una burocrazia nominata dal partito enon all’altezza del compito assegnato dirigeva la piantagione e decideva le semine, oltre che i lavori.
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Il controllo totale del mondo agricolo, dalla semina al raccolto, fu così completato, almeno in teoria, perché contemporaneamente si svilupparono corruzione, mercato nero e furto generalizzato.
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L'agricoltura russa andò quindi in rovina definitivamente
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L'Ucraina, vero granaio dell'Unione Sovietica, aveva nel frattempo mantenuto una forte identità nazionale, strettamente legata alla propria anima contadina, e questo, agli occhi di Stalin, rappresentava un problema serio.
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«Il problema della nazionalità - osservava - è essenzialmente un problema contadino.»
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Si decise quindi a risolverlo una volta per tutte con un'arma atroce : la carestia indotta.
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E' questa la quarta ed ultima fase del processo di annientamento del mondo contadino.
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In Ucraina la collettivizzazione e la dekulakizzazione erano state condotte con particolare brutalità, con la conseguenza di aver ridotto di un terzo la produzione agricola.
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Nel luglio 1932 Stalin decise che il prelievo di cereali in Ucraina sarebbe stato di sette milioni di tonnellate, ossia il quantitativo totale del 1930 comprendente anche le quote per la risemina, che sarebbero state necessarie invece al raccolto dell’anno successivo.
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Questo equivaleva a una condanna a morte.
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L'organizzazione minuziosa del progetto, conferì alla carestia e al terrore in Ucraina, il carattere di genocidio, il secondo nel ventesimo secolo dopo quello degli armeni e prima dell'olocausto ebraico.
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Jagoda prese dunque parte attiva in tutto ciò, divenendo di fatto uno dei maggiori criminali comunisti che la storia ricordi.
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Basta pensare che al fatto che le città furono circondate da cordoni di truppe per impedire ai contadini affamati di recarvisi...
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Alla fine dell'inverno iniziarono i decessi di massa e in primavera le folle titubanti e affamate uscirono dai villaggi per tentare di introdursi nelle città.
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Queste orde di disperati furono disperse a raffiche di mitragliatrice.
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Tornarono indietro, alle loro isbe, per non essere falciati dai proiettili dei comunisti, e cominciarono a nutrirsi di finimenti, di scarpe, e iniziarono fenomeni di cannibalismo, arrivando a cibarsi perfino dei bambini persino, dopodiché rimase loro solo la possibilità di coricarsi e di lasciarsi morire.
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I conti del massacro parlano di cifre impressionanti : perì il venti per cento della popolazione contadina ucraina, ossia cinque milioni di persone.
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A questi occorre aggiungere anche i due milioni di morti, per lo più ucraini, sul Don e nel Kuban.
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Complessivamente, nei primi quindici anni del regime sovietico, dal 1918 al 1933, i russi uccisi nelle campagne dai bolscevichi, per guerra o per fame, risultano essere più di ventotto milioni.
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Jagoda divenne poi membro della GPU (servizi segreti, che successero alla Ceka) e poi Capo del Commissariato del Popolo degli Affari Interni (NKVD), l’antesignana del famigerato KGB ricoprendo la carica dal 1934 al 1936.
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Fu probabilmente l’organizzatore dell’assassinio di Sergei Kyrov, il 1° dicembre del 1934 a Leningrado, evento che segnò l’inizio delle grandi purghe staliniane.
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Nella prima metà degli anni trenta si dedicò alla pianificazione della rete dei gulag, e in tale contesto alla costruzione del canale Mar Bianco-Mar Baltico e, successivamente del Canale Mosca-Volga.
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Jagoda perorò l’idea che fosse necessario trasferire a migliaia i detenuti politici nel nord, al fine di sfruttare le risorse locali usufruendo della mano d’opera dei prigionieri stessi.
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La deportazione avrebbe avuto caratteristica di lunga permanenza nel tempo,e  anche dopo il rilascio a fine pena i prigionieri sarebbero stati convinti a rimanere nel nord, al fine di ripopolarlo.
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Supervisionò gli interrogatori nel primo processo di Mosca nell’agosto del 1936, che si concluse con la condanna e la fucilazione, tra gli altri, di Lev Kamenev, e Grigorij Zinov’ev, i principali esponenti dell’opposizione di sinistra del Partito Comunista.
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Il pubblico ministero era il famigerato Andrei Vysinskij.
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Subito dopo Jagoda fu estromesso dall’incarico per ordine di Stalin con l’accusa di non aver sufficientemente vigilato contro il “centro trotzkista-zinovievista”, e fu sostituito da Nikolaj Ezov.
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Arrestato il 3 aprile 1937 fu condannato nel quarto e ultimo dei processi moscoviti del 1938, e fucilato il 15 marzo 1938.
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Dissenso
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