domenica 28 febbraio 2016

FILO CONDUTTORE : L’ODIO COMUNISTA

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Tre degli episodi di cronaca di questi giorni presentano, pur nella loro varietà, una singolare tipicità che li accomuna e li contraddistingue dagli altri, mettendo in risalto un comune denominatore che spicca evidente : l’odio comunista.
L’intolleranza e l’odio costituiscono infatti l’essenza primaria su cui sono imperniati sia il marxismo stesso, che il modus operandi dei suoi fautori ed adoratori, in una simbiosi inscindibile di rara violenza.
Chiunque abbia l’ardire di opporsi al comunismo, anche solo a livello filosofico o dialettico, viene infatti subito zittito con ogni mezzo.
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Il ricorso a sistemi coercitivi che proprio dai comunisti vengono identificati come “fascisti”  appartiene paradossalmente al retaggio culturale tipico, e la Storia lo comprova, del comunismo.
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SEDE
HOBO
Gli episodi di questi giorni a cui mi riferisco sono i seguenti :
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1) Al Professor Panebianco viene impedito di esercitare la sua professione di docente universitario, mediante l’interruzione delle sue lezioni nelle aule dell’Ateneo bolognese da parte dei cosiddetti “antifà” di Hobo e di Cua.
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2) La corona di alloro posta sulla targa commemorativa per i Martiri delle Foibe a Bologna in via Beroaldo), è stata data alle fiamme, mentre il monumento è stato vandalizzato con scritte oltraggiose.
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3) L’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Imola ha osteggiato e bloccato la presentazione di un libro scritto da Edda Negri Mussolini, la nipote di Rachele Mussolini.
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Da ciò appare come tipicamente comunista l’intento di chiudere la bocca a chi usa la dialettica e la divulgazione per far conoscere i punti di vista ed anche le verità storiche “non allineate” a quelle ufficiali.
Come non ricordare il fuoco di fila incrociato delle sinistre contro Giampaolo Pansa, a causa del suo “revisionismo” storico ?
Il comunismo NON si siede al tavolo di confronto con le altre forze politiche, ma si maschera il volto con i passamontagna e compie azioni vili e violente contro i suoi oppositori.
Per i comunisti non esiste il dialogo, ma solo l’affermazione violenta dei suoi metodi, come dimostrano l’operato di Hobo e di tutti i gruppi cosiddetti “antagonisti” della fauna politica sinistroide..
 


Radiografia di un
cranio comunista
A costoro è permesso da decenni di esercitare la violenza perché compiono il “lavoro sporco” che altrimenti, se fatto dal PD, comporterebbe il dover dare risposte imbarazzanti a parte dell’elettorato.
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Ecco perché si è permesso ai comunisti di occupare per ben 26 anni, impunemente, un’aula dell’Ateneo di Bologna.
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Ecco perché i personaggi coinvolti nelle violenze vengono sistematicamente assolti nei processi che li vedono interpretare il ruolo di imputati.
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Evidentemente una parte della magistratura vede con occhio magnanimo le violenze attuate da questi beniamini delle sinistre, dando loro un lasciapassare per continuare a delinquere.
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La vigliaccheria dei comunisti si accanisce anche contro coloro che sono già stati  vittime del loro odio in passato : i martiri delle foibe.
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Non paghi di averli massacrati a migliaia, infatti, ora i comunisti scrivono sulle lapidi frasi come : ”poi mi lasci cadere”, evidenziando un palese intento criminale e intriso di violenza e di vigliaccheria.
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Cosa direbbero gli “eroi” di Hobo se a finire nelle cavità carsiche, gettati nel baratro ancora vivi fossero stati i loro familiari, le mamme, le sorelline, o i nonni ?

O forse questi “eroici” marxisti assetati di sangue sarebbero più felici se potessero assaporare realmente il vero comunismo, magari nei gulag in cui sono stati imprigionati milioni di esseri umani indifesi, vittime della paranoia staliniana e del suo comunismo ?
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I loro atti di vigliaccheria si esprimono sempre di notte, col favore delle tenebre, oppure con il volto coperto per celare le loro sembianze da vigliacchi, quali in effetti sono.
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Non paghi del gesto compiuto, dopo aver vandalizzato la targa commemorativa dei Martiri delle Foibe, gli “eroici” marxisti si sono filmati ed hanno messo in rete il video, diffuso dal collettivo di Hobo, proprio come un branco di famelici vigliacchi che approfittano del numero e dell’anonimato per compiere i loro soprusi e le loro nefandezze.
Questo è il comunismo, e sfido chiunque a dimostrare il contrario.
I Partigiani imolesi, che evidentemente hanno un consistente afflato con i metodi repressivi tipici del comunismo, invece di chiedere scusa e di prendere le distanze dalla folta schiera di criminali che possono annoverare tra i loro iscritti, non hanno trovato nulla di meglio che contestare la presentazione del libro : “Donna Rachele, mia nonna” scritto da Edda Negri Mussolini.
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Forse l’ANPI imolese crede che tutti si siano dimenticati dei partigiani assassini che nel dopo guerra hanno compiuto atti criminali di sangue, e che per questo sono stati condannati dalla magistratura, salvo essere poi “protetti” dal PCI che li fece riparare all’estero.
Alcuni nomi ?
Giulio Paggio, comandante della formazione paramilitare comunista “Volante Rossa”, PLURIOMICIDA, condannato ma poi GRAZIATO dal Presidente Pertini.
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Mario Toffanin, criminale partigiano e comunista pluriomicida, collaborò con i partigiani titini nel massacro delle Foibe. Fu condannato all’ergastolo, ma aiutato dal Partito Comunista Italiano fuggì in Jugoslavia e successivamente GRAZIATO dal Presidente Pertini.
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Francesco Moranino, assassino, comunista e pluriomicida, fu condannato all’ergastolo, ma protetto dal partito Comunista Italiano fu fatto espatriare per dirigere Radio Praga, in Cecoslovacchia, poi fu eletto Senatore nelle file del PCI e GRAZIATO dal Presidente Giuseppe Saragat.
La lista di questi delinquenti comunisti sarebbe molto lunga ma gli esempi di questi tre assassini bastano a dimostrare un “modus operandi”, quello dei comunisti appunto, basato sul dispregio delle più elementari consuetudini di giustizia e di umanità, di convivenza civile e di democrazia.
Attivisti dei "Centri sociali"
Si palesa con spiccata evidenza una “base” politica marxista che si fonda sull’uso reiterato della violenza, così come Marx ha sempre auspicato nei suoi scritti, e che pare sia ancora seguita e applicata dai suoi ferventi adoratori comunisti, come appunto Hobo, Cue, “Centri Sociali”, “Antagonisti”, ecc, ecc.
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Costoro professano un “antifscismo” di comodo, che permette loro di spadroneggiare protetti dal Partito ufficiale, parlamentare, che li coccola come figliastri : il PD.
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Questi comunisti si riempono la bocca con parole come “antifascismo”, senza neppure sapere cosa è stato il fascismo per l’Italia.
Questi “figli della violenza marxista” non sanno neppure che per la “pensione” che un giorno in futuro percepiranno, dovranno ringraziare proprio quel fascismo di cui si sono sempre riempiti la bocca.
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Ma forse lo sanno, e non vogliono che altri lo sappiano, per cui temono qualsiasi voce fuori dal coro, come quella appunto di Edda Mussolini, che per altro nel suo libro non parla di politica, ma solo delle memorie e delle vicende familiari della nonna Rachele.
D’altra parte, i comunisti tentano da sempre di nascondere la verità, o di contraffarla ; ecco perché non si parla mai di gulag, di Corea del Nord, di Cina comunista, dei crimini commessi dai gerarchi comunisti di mezzo mondo, delle stragi etniche da questi compiute, delle deportazioni di intere popolazioni.

Se questo è il mondo comunista, ebbene, perché Hobo non lo pubblicizza ?
E’ facile nascondersi come vigliacchi nel branco, e assalire chi, diversamente da loro, ha il coraggio di esprimere le proprie idee (come il Professor Panebianco).
Questi comunisti di Hobo, professionisti dell’inganno, a me sembrano poco più che hooligans che tifano per Marx, facendolo però al di fuori di qualsiasi partita politica, perché come gli hooligans a loro non interessa giocare, ma solo produrre devastazioni e danni.
Si scagliano contro chi non può difendersi, come le vittime delle Foibe, da veri vigliacchi quali in effetti sono, interpretando il ruolo di fasulli eroi di una pseudo rivoluzione della Domenica, che termina nelle Feste comandate, e per le ferie di Ferragosto.
Lager della Kolyma
Facciamo una colletta e mandiamoli in Unione Sovietica, magari nell’Arcipelago della Kolyma, a sperimentare le gioie del Paradiso comunista, da loro tanto decantato…
Credo però che la loro ignoranza sia pari alla loro stupidità e alla loro violenza, e quindi non sappiano nemmeno di cosa sto parlando.
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Dissenso
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2 commenti:

  1. L'ideologia comunista è stata adottata dal Capitalismo Internazionale per indurre molta gente a produrre sconvolgimenti dell"Ordine" preesistente a guisa di "golem". La potenzialità di persuasione era potente perché erano stati sfruttati tutti gli equivoci antropologici, sociologici e filosofici dello sconvolgimento prodotto dall'Illuminismo con la rivoluzione francese. Un "Golem" è una creatura magica che porta scritto in fronte la parola emet che in ebraico significherebbe "verità". Chi lo fabbricò lo aveva creato partendo da una creatura behemoth (il Popolo) , ignorante e stupida allo scopo di combattere i nemici del Giudaismo. Ad un certo punto il golem si montò la testa e prese a lottare anche contro il Rabbino che lo aveva reso forte e potente e producendo gravi disastri. Il Rabbino, persona sapientissima non sapeva più che fare per via del marchio di verità che il mostro portava in fronte. Allora capì che quella parola magica doveva essere cambiata e con un artificio trasformò la parola "emet" i "met" che in ebraico vuol dire morte. Così risolse il problema e comprese che bastava trasformare la verità in menzogna. Così successe che le presunte verità di libertà, uguaglianza fratellanza furono snaturate mediante ragionamenti filosofici che le rendevano equivoche. E qui la storia finisce: chi ha orecchi per intendere intenda.

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  2. Pietà l'è morta era la frase-totem dei partigiani comunisti. Ora che sta per essere applicata sempre più accuratamente l'Agenda 21 che prevede l'eliminazione del 90% dell'umanità secondo moduli che Hitler e Mengele neppure si sognavano, vedremo che gusto c'è a cadere nelle mani di fanatici che adottano il motto "pietà l'è morta". I "Cavalieri antichi" avevano un codice d'onore che prescriveva la pietà per il nemico che si arrende o, già vinto, non riesce più a combattere. I Cavalieri antichi ci tenevano a rispettare questo codice non tanto perché provassero sincera pietà per il nemico ma perché intuivano che essere vinti alla mercè dell'avversario poteva capitare anche a loro. Così quando fosse per caso giunto questo momento fatale, il nemico che aveva prevalso si rammentasse che la sorte degli umani può sempre rovesciarsi ed un codice di reciprocità è utile per tutti.

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