sabato 2 febbraio 2013

LACRIME DI COCCODRILLO

sottotitolo :  OCCHETTO E IL MURO DI BERLINO.
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L’estate del 1989 rappresenta per la Storia una data tra le più drammatiche di quel Secolo.
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Infatti nei mesi di Agosto e di Settembre avvenne l’esodo di 45 mila cittadini della DDr (la ex Germania orientale, comunista) che, a causa della caduta del muro di Berlino e del crollo dell’Impero sovietico, potevano finalmente scappare dal “paradiso marxista” in cui erano tenuti prigionieri.
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Il famigerato muro che li relegava entro i ristretti limiti di un territorio soggiogato dalla ferocia comunista era stato abbattuto, insieme ai dittatori che lo avevano eretto.
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La forza inarrestabile dell’evoluzione storica e sociale, spinta verso gli aneliti di una libertà fino ad allora negata, rivelava il prodotto di un risultato sognato da intere generazioni, non ultima quella di Papa Carol Wojtyla.
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I fuggiaschi, allineati nella loro interminabili file di mezzi di ogni tipo, e stipati su automobili scassate e camion stracarichi, oppure con biciclette, o a piedi, premevano alle porte di un Occidente impreparato e refrattario a riceverli.
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Le immagini di tutto ciò, riprese dagli elicotteri della Polizia tedesco-federale e ritrasmesse dalle televisioni di tutto il mondo, davano la concreta sensazione che qualcosa di storico, e di ineluttabilmente drammatico, stava accadendo.
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Di lì a poco, infatti, il mondo assisterà ad una precisa e altrettanto storica indicazione, data dal Partito comunista ungherese, che annunciò di voler cambiare il proprio nome in Partito Socialista.
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La notizia piombò come un macigno nelle sedi dei partiti politici occidentali creando un notevole sconcerto soprattutto in quelle dei partiti comunisti.
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Achille Occhetto, il Segretario generale del PCI, si recò immediatamente a Budapest per constatare personalmente che l’Ungheria rifiutava di proseguire nel percorso marxista in cui fino a quel momento era stata trascinata, e al suo rientro in Italia dovette constatare l’esito delle elezioni comunali di Roma, estremamente disastroso e nefasto per il suo Partito, che aveva perso il 4 % dei consensi e dei suffragi.
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Dopo appena quattro giorni Occhetto si recò alla “bolognina”, il quartiere del capoluogo emiliano dove aveva sede il PCI, e fece ai presenti uno storico discorso, in cui sancì la fine del Partito Comunista Italiano.
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Il Segretario annunciò tra le lacrime che la storia del PCI era giunta al termine e che il Partito avrebbe cambiato nome.
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In realtà tutto ciò, che potrebbe apparire emotivamente romantico nella sua drammaticità, è invece semplicemente stucchevole e vergognoso, in quanto le lacrime di Occhetto rispecchiavano solamente la sua disillusione e la frustrazione di chi aveva avallato fino ad allora un regime ed una filosofia perdenti e destinati a scomparire.
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Non una lacrima, infatti, fu versata da costoro per le vittime del mostro comunista, che aveva fagocitato milioni di vittime innocenti, e non una parola di scuse fu profferita verso coloro che erano stati ingannati dalla colpevole e cinica disinformazione di un PCI oramai morente.
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Lacrime di coccodrillo, dunque, false e ipocrite, in seguito alle quali Occhetto ha poi provveduto a metamorfizzare lo stesso mostro di prima, cambiando l’abito e il nome con cui era conosciuto, ma mantenendo inalterate le caratteristiche che lo avevano da sempre identificato :
la ferocia, la doppiezza, il dispregio dei diritti umani, e la malvagia perseveranza nel falsare la realtà dei fatti.
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In una parola … il comunismo !
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Dissenso
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