domenica 14 dicembre 2014

IL LIBRO NERO DEL COMUNISMO

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"Il libro nero del comunismo" è uno di quei testi che bisognerebbe portare sui banchi di scuola perché gli studenti possano studiarlo.
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E’ frutto del lavoro di autorevoli e valenti scrittori, che mediante una minuziosa ricerca storica, spesso attingendo i dati dall’apertura degli archivi comunisti, hanno tracciato un significativo quadro delle devastazioni prodotte dal comunismo a livello planetario. 
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Gli autori :
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Stèphane Courtois
Jean-Louis Pannè, è stato segretario dell’ex fondatore della sezione francese dell’Internazionale Comunista, il futuro Partito Comunista francese, Boris Souvarine.
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Stèphane Courtois è un famoso specialista e studioso di storia del comunismo, ed è Direttore del Centro Nazionale francese per la Ricerca Scientifica alla West University Paris Nanterre La Defènse.
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Nicolas Werth è ricercatore al CNRS di Parigi.
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Ha insegnato alle Università di Minsk, di New York, di Mosca, e di Shangai, ed è stato addetto culturale presso l’ambasciata francese a Mosca, durante la Prestrojka.
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Andrzej Paczkowski, Polacco, è Professore di Storia, ricercatore, storico e docente universitario.
Jean-Louis Pannè
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E’ stato ricercatore presso l’Istituto di ricerca della letteratura all’Accademia Polacca delle scienze, ed è stato tra i fondatori dell’Archivio di solidarietà, una importante Associazione per la salvaguardia delle documentazioni prodotte dai dissensi e dai movimenti di opposizione.
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Karel Bartosek, è professore universitario e scrittore.
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Inizialmente, da giovane, milita tra le file del Partito comunista cecoslovacco, poi se ne distacca, non convinto dalle versioni ufficiali della cosiddetta "liberazione” di Praga.
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Nicolas Werth
Dopo aver poi partecipato alla Primavera di Praga nel 1968 viene espulso dal Partito e condannato a sei mesi di prigione.
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Bartosek, è un attivo difensore dei diritti umani, come riconosciuto anche da Amnesty International.
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Jean-Louis Margolin è Professore di Storia presso l’Università di Provence Aix-Marseille e vice Direttore dell’Istituto di Ricerca sul sud-est asiatico, specialista sui crimini politici nell’Asia orientale.
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Andrzej Paczkowski
Come si può notare, tutti vantano un curriculum vitae di rispetto, sia per la competenza specifica dei loro settori di studio, che per una acquisizione “sul campo” di esperienze personali proprio nello stesso ambiente politico in oggetto, che li pone quindi al riparo da accuse di contaminazione “di parte avversa”.
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Quotidianamente, da oltre 50 anni, la disinformazione comunista ha mentito, falsificato, omesso, contaminato, negato, nascosto, e mistificato tutto ciò che poteva in qualche modo offuscare la visione stereotipata di un comunismo affabile e affidabile, presentato alle masse dei lavoratori come una panacea di ogni male sociale.
Karel Bartosek
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Il “libro nero del comunismo” svela finalmente tante verità precedentemente celate volutamente dagli intellettuali comunisti, che alimentando faziosamente e colpevolmente l’informazione la trasformano in totale disinformazione.
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Il comunismo viene svelato nel suo ruolo di male assoluto, in cui si afferma come principe del male, protagonista di morte e di dolore, di sopraffazione, sinonimo di tortura e di sadismo, spesso contro i suoi stessi adepti, in un delirio senza fine, seguendo passo passo la filosofia di Karl Marx.
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Ancora oggi la irresponsabile e consapevole demenza degli pseudo intellettualoidi delle sinistre tenta di fagocitare l’informazione, plasmandola a proprio comodo, inneggiando alle bandiere rosse.
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Jean-Louis Margolin
In questa ottica i “maestri” della disinformazione spingono i bambini delle scuole elementari a cantare “Bella ciao” in omaggio ai partigiani, senza però raccontare i crimini orrendi di cui molti di loro si sono macchiati alla fine della guerra, ad armi deposte, premeditatamente e freddamente.
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Sui libri di scuola per interi decenni non si è nemmeno menzionato un accenno alle “Foibe”, in cui furono trucidate dai comunisti di Tito migliaia di vittime colpevoli solo di essere italiane, con la silente complicità di Palmiro Togliatti, il Numero Uno italiano del Comintern sovietico.

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Il libro ci permette di conoscere uno spaccato delle situazioni, a livello mondiale, in cui il comunismo ha prodotto i suoi risultati, che coincidono sempre con il terrore e la morte, documentati e provati.

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100 milioni di morti :
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è la cifra stimata per capire l’entità dei danni provocati dalla follia comunista, partendo dalla dekulakizzazione staliniana, per passare poi all’Holodomor in Ucraina, al "Grande balzo in avanti" di Mao in Cina, alle vittime di S21, il lager dei khmer rossi in Cambogia, e così via, in un crescendo di morte e di distruzione, soprattutto in termini di vite umane.

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I capitoli si susseguono con metodica e precisa linearità, seguendo il filo di prove e documenti che ne provano incontrovertibilmente la verità, su basi storiche e scientifiche, acquisite spesso da ricerche condotte negli archivi temporaneamente aperti agli storici e agli studiosi.
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La verità sul comunismo emerge, drammatica e inconfutabile, e ci indica quindi anche il grado e il livello di falsità interpretato dai suoi fautori, dai suoi adepti, dai politici che per decenni hanno cercato di manipolare le masse operaie e non solo.
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Il marxismo è l’elemento di base che ha provocato tutto ciò, auspicando con le sue teorie in primis l’uso della violenza, come metodo necessario e imprescindibile per ottenere il potere.
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Il Terrore e la cultura della violenza sono sinonimi di comunismo e le prove sono sotto gli occhi di tutti… è sufficiente studiare gli eventi storici in cui il comunismo è stato presente…
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Dissenso
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