domenica 7 giugno 2015

CRIMINALE COMUNISTA : ENVER HALIL HOXHA

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Enver Halil Hoxha
In tutte le Nazioni governate dal comunismo, sia oggi che in passato, si riscontra una peculiarità comune che le caratterizza.
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L’aspetto distintivo è quello secondo cui la popolazione di questi Paesi non ha deciso di volere i comunisti al potere, ma vi è stato da questi costretto con la forza.
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Uno degli Stati che non si è discostato da questo assioma è l’Albania, in cui dal 1941 fino al 1985 la dittatura comunista strangolò il popolo albanese in una morsa di terrore e di ferocia, sotto il comando di Enver Halil Hoxha.
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Questo personaggio fu sempre un convinto marxista, sostenitore di Stalin, fin dai tempi della sua giovinezza, in cui fu mandato a Mosca a studiare nell’Istituto Marx-Engels.
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A quell’epoca incontrò anche il dittatore sovietico, insieme a Molotov, e in tale occasione promise loro che avrebbe unificato i circoli marxisti albanesi in un unico Partito Comunista, mantenendo poi l’intento espresso.
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Da una delle frasi che gli furono attribuite nella stesura della sua biografia, si evince il tratto fondamentale del suo modus operandi :
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Stalin ed Hoxha

Sino ad ora nessun popolo, nessun proletariato, nessun partito comunista od operaio si è impadronito del potere senza spargimento di sangue e senza violenza”.

In effetti l’Albania di Enver Hoxha è stata una “replica” del terrore rosso sovietico, grazie alla complicità della struttura portante su cui essa si fondava, la polizia segreta, la famigerata “Sigurimi”.
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L’apparato poliziesco del dittatore ha mandò a morte decine di migliaia di oppositori politici, di borghesi, di religiosi, e di intellettuali,  mentre più di 400 mila albanesi furono internati in lager definiti campi di lavoro.
Il clima di estremo terrore che impregnava le fondamenta della società albanese, indusse vasti strati sociali a collaborare con la polizia segreta, creando una fittissima rete di spie che si insinuava nelle famiglie stesse, nelle amicizie e nei rapporti interpersonali tra le persone.
La denuncia del coniuge, o dell’amico, o di un conoscente, erano il mezzo abituale con cui la persona terrorizzata tentava di scampare alla deportazione, accusando prima di essere accusato, in un delirante “mors tua vita mea”.
 La Sigurimi non ebbe nulla da invidiare alla NKVD, o al KGB, in quanto a crudeltà, e come loro, fece della tortura uno dei metodi abituali con cui assoggettare le vittime.
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I campi di lavoro che furono instaurati per lo sterminio degli oppositori politici sorsero volutamente in zone paludose e malsane, e divennero aziende agricole finalizzate allo sterminio programmato.
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L’eliminazione fisica divenne sistematicamente prodromica al controllo totale e dispotico dell’intera Albania da parte di Hoxha, in ottemperanza al modus operandi staliniano e comunista.
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La mente malata del dittatore fu affascinata anche da un altro tipo di comunismo, egualmente distruttivo, e cioè quello cinese.
Ispirato dalla “Rivoluzione culturale” maoista (uno dei più grandi crimini contro l’umanità che il comunismo abbia mai prodotto),  Hoxha proclamò in Albania l’ateismo di Stato, proibendo ogni manifestazione di appartenenza a qualsiasi religione, e punendola con la reclusione fino a 10 anni di prigione.
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Esecuzioni sommarie
nella Cina di Mao
Furono confiscate chiese, moschee, monasteri, e sinagoghe e si arrivò a modificare i nomi di tutti i villaggi che erano precedentemente chiamati con nomi di Santi.
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I danni incalcolabili prodotti dalla rivoluzione di Mao in Cina,  trasportarono il Paese indietro di centinaia di anni, azzerando le conquiste culturali, artistiche e intellettuali, in una sorta di buco nero brutale e orrendo in cui il sangue e la violenza comunista sguazzavano impunemente, mentre in Albania tutto ciò veniva preso ad esempio.
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Durante il regime comunista di Hoxha un albanese su tre fu interrogato dagli aguzzini della Sigurimi o trascorse qualche anno nei campi di prigionia creati dal dittatore, e grazie all’adozione di politiche vicine al “modello cinese” l’Albania conobbe tre grandi ondate repressive rivolte contro il mondo intellettuale.
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Hoxha seguì un percorso politico che lo portò a distaccarsi prima dal comunismo Jugoslavo di Tito, che voleva inglobare l’Albania nella sfera di egemonia slava, poi da quello cinese, in seguito alla morte di Mao, e poi anche da quello sovietico, dopo aver criticato Kruscev per il suo revisionismo storico contro Stalin, di cui il dittatore albanese rimase sempre un fervido ammiratore.
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Il Paese divenne il più povero d’Europa tra quelli appartenenti al blocco comunista mentre vasti strati della popolazione vivevano al di sotto della soglia minima della sopravvivenza stessa, in situazioni di gravissima carenza sanitaria.
Voglio proporre un commovente brano, scritto dal Padre gesuita Giuseppe Patti, nel 1993, a riguardo della sua detenzione nel carcere comunista di Scutari :
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SANGUE A SCUTARI
Fossa comune di vittime del
comunismo trovata nel 2010
vicino a Tirana
Veramente, Signore, sei stato qui, con noi, e ci hai chiesto di assumere nella nostra carne il peccato dei fratelli.
Siamo stati battuti, ci hanno messo le uova bollenti sotto le ascelle e così ci hanno legato fino alla scottatura delle ossa ;
ci hanno lasciati nudi per mesi ;
e nudi, legati agli alberi del giardino del convento, nel nostro gelido inverno.
Per giorni e giorni hanno tenuto immobili le nostre figlie legate alle ringhiere, e la notte le hanno tenute impiccate per i polsi.
Hanno scaricato tanti e tanti volts (energia elettrica) tra le nostre orecchie e tanti di noi siamo morti così.
Hanno piantato nei nostri inguini le punte arroventate dei fucili ;
hanno denudato in pubblico i nostri sacerdoti ;
hanno chiuso in un sacco una nostra figlia nuda, assieme ad un gatto inferocito, e poi hanno picchiato e picchiato, finché tutto è diventato un unico grumo di sangue.
Ci hanno tenuti per giorni e giorni rannicchiati nel gabinetto puzzolente del sottoscala, nel tormento fisico e nell’imbarazzo morale.
Mons. Frano Gjini,
vittima di Enver Hoxha
Per dormire ci hanno accatastato in una striscia di cemento di soli trentanove centimetri ;
hanno bagnato continuamente le nostre topaie d’isolamento, perché non potessimo distenderci ;
hanno tagliuzzato la carne delle nostre cosce e hanno riempito le ferite di sale ;
hanno messo le nostre figlie nella stessa cella di maschi, e una ragazza nella stessa cella di un frate.
Hanno distrutto Maria, lasciandola imputridire digiuna tra cenci sempre appositamente inzuppati :
un amore di ragazza, a ventisei anni! Hanno frantumato i nostri denti a calci e pugni ;
hanno pestato le nostre dita finché le nostre unghia annerite cadessero nel dolore.
Hanno fatto brulicare i parassiti nella nostra carne :
pulci, cimici e pidocchi :
Don Lazer Shantoja, torturato
e  ucciso dal comunismo
quanti !
Poi ci hanno disinfestato gli ambienti coprendoci d’insetticidi per tre giorni…
Ci hanno appeso per i piedi come animali macellati.
Albania insanguinata !
Abbiamo marcito nei canali che abbiamo costruito da forzati,  e tanti e tanti di noi siamo morti nel fango.
Hanno scavato i nostri volti e i nostri corpi :
non c’è più bellezza né vigore in noi.
Come vermi, e non uomini, abbiamo brulicato tra i minerali, sotto terra…
Ci hanno costretto ad essere fedifraghi ;
ci hanno costretto a fare la spia ai fratelli ;
hanno carpito ai nostri bambini un qualunque segno di Fede per poterci imprigionare ;
sotto tortura ci hanno ingiunto di affermare il falso e di tradire i fratelli…
Ci hanno tolto pure le lacrime per i nostri fratelli che hanno assassinato, pena la prigione.
Ci hanno rubato la creatività, l’iniziativa, la cultura ;
gli stessi nostri preti sono rimasti vuoti, stranamente poveri…
I fortunati di noi hanno potuto gridare “Viva Cristo Re !” davanti al plotone d’esecuzione dietro il muro del cimitero cattolico, e ora là c’è il platano che testimonia, perché le nostre fosse non le hanno fatto profonde :
i cani sono venuti a grattare sulle nostre salme, e quindici anni dopo, la calce viva ha bruciato, ha bruciato…
Padre Gìovanni Fausti,
gesuita torturato e ucciso
Albania insanguinata…!
La nostra Fede, però, no, non l’hanno potuto toccare !
Ed è rimasta come fiaccola nell’eclisse della ragione, dell’umanesimo, dei valori, dove tutto il resto è andato distrutto.
Se avessero potuto, avrebbero sradicato anche le nostre anime !
Ma questo, no, non l’hanno potuto fare.
Noi abbiamo affidato a te, Signore, cos’è avanzato delle nostre anime, a Te abbiamo affidato cos’è avanzato dei nostri corpi ;
e ognuno di noi ora aspetta da Te di rifiorire di carne gloriosa.
Signore, che non sia l’odio adesso a vanificare la nostra Fede !
Non permettere che ora siano le nostre anime a morire…
Veramente, Signore, sei stato qui, con noi, e ci hai chiesto di assumere nella nostra carne il peccato dei fratelli.
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Scutari, 6 luglio 1993
Padre Giuseppe Patti S.I.
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I cinquant’anni di dispotismo comunista hanno portato il Paese verso un pericolo che va oltre la liberazione dal regime di Hoxha, e cioè la possibilità di cadere in un baratro, relegando l’Albania in un abisso in cui regna sovrana la barbarie.
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Durante il comunismo il popolo è stato soggiogato e privato di quella “vita sociale” ed economica di cui se ne permetteva uno pseudo funzionamento solo con il sistema repressivo e poliziesco.
Dopo il crollo della dittatura, la mancanza delle istituzioni intese nel senso democratico e occidentale, in cui esiste cioè una forma di interazione e valenza tra Stato e popolazione, ha permesso il proliferare di mafie creando un sistema in cui la forza bruta e la corruzione sono gli elementi fondanti di un nuovo tipo di società esente da dittatura.
Paradossalmente quindi i crimini contro l’umanità da parte del comunismo proseguono anche dopo la caduta del regime con cui questo si era affermato, in seguito al fatto che la dittatura ha privato un intero popolo della capacità di auto determinarsi a breve termine, e di poter gestire la conquistata democrazia.
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E’ come se una ferita infetta e colma di pus, tenuta per lungo tempo gonfia e purulenta, stesse ora scoppiando liberando il carico di infezione raggiunto….
Questo è il comunismo nella sua essenza…
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Dissenso
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3 commenti:

  1. No entiendo de política ni quiero entender, pero creo que comunismo y fascismo, se dan la mano, los extremos nunca son buenos. La mejor política es vivir yo dejar vivir y respetar a todos para que te respenen a ti.
    Abrazos

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  2. Olá, deixo-te aqui o link do meu novo blog: http://o-blog-da-rafaela-hope.blogspot.pt/ beijinhos*

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  3. Con la caduta del Muro e del comunismo sovietico, l'Europa è stata allagata dai frutti marci del totalitarismo rosso dell'est Europa, e, come se non bastasse , il Comunismo sopravvive indisturbata in Asia e a Cuba (consiglio la lettura de "Il Libro Nero del Comunismo" di AA.VV. )

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