mercoledì 19 agosto 2009

Yevfrosinia Antonovna Kernovskaja

Premessa :

Inizio, partendo da questa autrice, un percorso di pubblicazione e di divulgazione di scrittori interpreti del dissenso, cercando di diffondere la loro conoscenza, ancora oggi colpevolmente non abbastanza pubblicizzata.
A tutti loro va il mio ringraziamento per i loro scritti, che ci hanno permesso di conoscere quelle verità altrimenti nascoste.
Dissenso.


Evfrosinija Kersnovskaja ( 8 Gennaio 1908 – 8 Marzo 1994 ) è nata a Odessa, in Ucraina, da padre russo, di professione giudice, e da madre greca, insegnante di lingue.
Ebbe una educazione letteraria e musicale di ottimo livello, e conosceva almeno sei lingue.
Durante la guerra civile russa si trasferì con la famiglia presso la loro tenuta di Bessarabia per sfuggire al regime sovietico, e si dedicò quindi al lavoro dei campi.
La Bessarabia apparteneva alla Romania come riconosciuto fin dal 1918 da Germania, Italia e Francia, ma non dall'Unione Sovietica.
Nel 1940 il governo di Mosca impose infatti a quello di Bucarest la cessione della Bessarabia occupandone militarmente i territori con l’Armata rossa.
In quell’anno la famiglia Kernovskaja venne perseguitata dai comunisti sovietici, che li imputavano di essere proprietari terrieri.
Per questo motivo Evfrosinija viene deportata in Siberia.
Condannata al massacrante lavoro del taglio del bosco, riesce a fuggire e percorre a piedi, da sola, 1500 chilometri nella tajga.
Catturata e condannata alla fucilazione, la pena le viene commutata e viene rinchiusa nel lager di Norillag, uno dei più famosi del sistema del gulag staliniano.
Nonostante il freddo, la fame, le privazioni, il duro lavoro in miniera e le angherie, grazie alla sua cultura e alla sua statura morale, Evrfosinja riesce a non perdere mai dignità e coraggio, tanto da essere considerata, oggi, in madrepatria, alla stregua di una santa o di una martire.
Per inciso, nel Giugno del 1941 i sovietici vennero attaccati dall'esercito rumeno, e la Bessarabia passò nuovamente sotto il controllo della Romania.
Nel 1944 una nuova controffensiva dell'Armata Rossa giunse a riconquistare la Bessarabia che fu definitivamente incorporata nell'Unione Sovietica
Eufrosinia Antonovna Kernovskaja visse per 10 anni nel lager di Norillag, dove fu appunto indirizzata ai lavori forzati in miniera, poi divenne addetta all’infermeria del campo, e scrisse le memorie di questa sua terribile esperienza in 12 quaderni, accompagnati da 680 disegni, che vennero poi tutti pubblicati successivamente.
Dopo la sua uscita dal lager ha vissuto in Yessentuki, cittadina russa ai confini con la Cecenia, dove riscrisse le sue memorie dal 1965 al 1972.
Le sue memorie illustrate da centinaia di disegni presentano spezzoni di vita nell’Unione Sovietica unici, e in particolare della vita nei Gulag.Ha pubblicato “Quanto vale un uomo”.

Recensione di : "QUANTO VALE UN UOMO"
Il racconto di una vita trascorsa nel Gulag staliniano ci pone di fronte a una realtà raccapricciante che tutto sommato ci sembra di avere già conosciuto attraverso testimonianze altrettanto drammatiche.
Ma Evfrosinija Antonovna Kersnovskaja riesce a creare quell’impatto che fa tornare in mente, a lettura finita, innumerevoli episodi, volti, voci, con un procedimento che all’inizio del Terzo Millennio appare di stupefacente novità.
Raramente le vittime di un regime totalitario hanno raccontato la loro esperienza con il gusto della narrazione e con una sensibilità estetica che non vengono meno di fronte all’orrore e all’abbrutimento.
La lettura di queste pagine, illustrate dagli straordinari disegni dell’autrice, cattura la nostra attenzione per l’azione in sé e per il ritmo infuso dalla vitalità della protagonista.
La formula della Kersnovskaja è quella del romanzo illustrato.
È nuovo il ruolo del lettore, che, quasi come in un gioco ipertestuale, entra nelle immagini, ascolta la voce narrante e partecipa alle vicende.
Non esistono riprese documentarie del Gulag, tanto meno girate dalle vittime.
Ma grazie a questo incomparabile “fumetto”, a distanza di settant’anni dagli eventi, dal permafrost siberiano emergono volti e voci, quasi fossero le parole surgelate di cui parla Rabelais.
È nuovissimo il tono della narratrice.


Disegni realizzati nel lager di Norillag

Ci si aspetterebbe la voce di una vittima, di una donna che subisce, patisce, che è picchiata, seviziata, sbattuta nelle carceri di rigore.
E invece l’io narrante è quello di una vincitrice fisica e morale.
Frosja (Evfrosinija) Kersnovskaja, proprietaria terriera di famiglia aristocratica russo-greca, è stata allevata nell’agiatezza, ha studiato lingue e musica, disegno artistico e materie umanistiche nei migliori ginnasi del suo tempo.
Eppure in certi momenti si dichiara fiera di avere fatto a pugni con prostitute e malviventi, di avere lavorato a pari condizioni con manovali e minatori maschi, e di averli superati !
Non è una donna umiliata e impaurita dalle beffe sadiche dei carcerieri.
Anche quando testimonia l’umiliazione delle donne nude, calpestate, violate nella loro intimità, riporta di sfuggita le proprie esperienze, presentandosi come una fra le tante, anzi come una che forse ha sofferto meno delle altre.

Per lei la cultura funziona come àncora di salvezza in termini assoluti (nella cella di rigore, d’inverno, denudata, costretta a passare la notte su un piede solo nella stanza piena di escrementi, si salva declamando ad alta voce versi del suo poeta preferito).
La cultura le serve anche da magica lente d’ingrandimento, che ingigantisce nella memoria le sue esperienze private.
Raccontate e illustrate, le vicende private diventano straordinarie.
Nella tragedia immane, ci è dato percepire ‘quanto vale un uomo’, nel caso specifico, quanto vale questa donna
.”
Elena Kostioukovitch.

Nel racconto la Kersnovskaja descrive la realtà dei campi comunisti :
“avevo già avuto modo di osservare la denutrizione in tutti gli stadi possibili e immaginabili, ma non avevo ancora incontrato un simile esempio di scheletro vivente.”
In mezzo agli escrementi, in una cella di rigore, d’inverno, completamente nuda, resistette declamando ad alta voce versi del suo poeta preferito.



Altri disegni di Yevfrosinia Kernovskaja

I suoi quaderni, scritti tra il 1965 e il 1972, furono trascritti in bella copia e nascosti al Kgb dalla famiglia Chapkovskij, che si prese cura di lei fino alla morte, avvenuta nel 1994.
La prima, parziale, pubblicazione dei diari risale a perestrojka avvenuta, nel 1990, sulla rivista Ogoniok, che nell’occasione registrò la tiratura record di 4 milioni e mezzo di copie.

Delle 1470 pagine dedicate alla sua triste avventura, in Russia uscirono solo estratti fino al 2006, quando fu editata una versione oversize da 4 chili e mezzo, "un’assurdità che nessuno può leggere nè comprare - commenta l’erede dell’autrice, Igor Chapkosvkij - visto che costa 250 dollari".
La curatrice Elena Kostioukovitch decise di portare il maxi tomo alla fiera del libro di Francoforte, dove l’editor di Bompiani Mario Andreose decise di acquisirne i diritti per una versione più maneggevole, rappresentata appunto dal tentativo della Kernovskaja di raccontare la sua terrificante esperienza attraverso parole e disegni, con il titolo di “Quanto vale un uomo”.La prima edizione uscita in anteprima in Italia fu subito venduta in America e Francia.

1 commento:

  1. Ho comprato questo libro dopo averlo letto in prestito bibliotecario, attirata dai disegni,terribilmente realistici, incisivi e indimenticabili, dove anche l'immagine più cruda apre uno spiraglio alla speranza.
    il testo è una botta in testa, il coraggio di questa donna che non si piega e non si spezza è quasi esagerato, ti fa venire voglia di urlarle: smettila di fare l'eroe, cerca di salvarti!
    (le vuoi troppo bene, per accettare ciò che scrive.)

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