domenica 22 gennaio 2012

COREA DEL NORD

Il regime nordcoreano di Pyongyang, dopo la recente dipartita del dittatore Kim Jong-il (17 dicembre 2011), ha messo al suo posto, come successore, il di lui erede terzogenito Kim Jong-un.
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La scomparsa di colui che le autorità hanno ribattezzato “il caro leader” ha dato modo al regime comunista di esibirsi nuovamente in una vergognosa farsa, come già in occasione della scomparsa del padre, Kim II-Sung.

Sono stati mostrati video, infatti, in cui decine di persone allineate e inquadrate piangono la morte del dittatore, percuotendosi il petto con le mani in segno di disperazione.

Si tratta però di quegli stessi cittadini che per decenni hanno subito le vessazioni di uno dei regimi più feroci che infestano l’umanità, e che sono stati ora costretti a manifestare dolore, sotto l’occhio vigile della polizia, per la scomparsa proprio di chi era a capo di tutto ciò.

Le autorità hanno minacciato sanzioni e pene per quanti non mostrassero dolore con la dovuta convinzione e contrizione per la scomparsa del leader.

La situazione politica e sociale oggi non è molto diversa da quella che ha sempre caratterizzato il Paese :

una incredibile ferocia del regime comunista e la protervia istituzionale dei leader che ne sono stati al comando.

Non a caso la Corea del Nord si presenta di fatto come una dittatura monocratica e totalitaria di stampo stalinista.

Nel maggio del 2011 Amnesty international rese pubbliche le immagini satellitari ad alta definizione dei campi di prigionia presenti sul territorio della Corea del Nord, a testimonianza di come il regime reagisca davanti alla dissidenza e a tutti coloro che gli si oppongono.

In questi campi i detenuti sono tenuti in condizioni di schiavitù e sottoposti a tortura e a trattamenti disumani.
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La pena di morte è praticata abitualmente ed eseguita spesso pubblicamente, per ammonire gli oppositori.

La ferocia è quindi il comune denominatore di questo Stato comunista, che quindi per assonanza è perfettamente in linea con gli altri Paesi che idolatrano il simbolo della “falce e martello”.

Milioni di coreani sono vittime della povertà, privi del minimo sostentamento alimentare necessario per poter sopravvivere, al punto che vi sono persone che sopravvivono mangiando cortecce ed erbe.

Il sistema sanitario è allo sbando e totalmente insufficiente, tanto che vengono usate siringhe usate, e aghi non sterilizzati, mentre gli interventi chirurgici, anche complessi, vengono effettuati senza anestesia.
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I più elementari diritti umani sono a dir poco disattesi, e sono negate anche le libertà di espressione e di associazione.
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Addirittura gli oppositori politici sono trattenuti in lager, come quello famigerato di Yodok, insieme a tutta la propria famiglia, fino a tre generazioni, e vengono costretti a lavorare fino a 12 ore al giorno.

Secondo i dati forniti da Amnesty international si stima in 200.000 unità il numero di oppositori politici reclusi.

Come si può evincere da queste notizie che chiunque può verificare in rete, siamo in presenza di un tipico “PARADISO COMUNISTA” di tipo staliniano, che nulla ha da invidiare a quello cinese di tipo maoista.

L’accesso agli stranieri è vietato, ma i racconti dei rifugiati e di coloro che sono riusciti a scappare dall’inferno coreano, offrono uno spaccato dell’orrore quotidiano.
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Shin Dong-Hyuk ha trascorso 24 anni della sua vita in uno di questi lager di lavoro ( campo n° 14 ), poi è riuscito a fuggire ed ora è rifugiato nella Corea del sud.
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.Nel libro che ha pubblicato, racconta :

Le persone non hanno più un’identità, né diritto a parlare, a mangiare, a spostarsi.
L'esecuzione è assicurata alla prima parola sbagliata.
E tutti sono obbligati a lavorare nelle miniere fino a sera, anche i malati.”

Le stime della commissione svedese sulla Corea del Nord stima in oltre un milione di persone il numero delle vittime dei campi di prigionia.
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Dopo il suo insediamento, il nuovo dittatore ha annunciato l’aministia per i detenuti, a partire dal primo febbraio 2012.
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Questa “mossa” fa parte di un disegno del regime per “l’incensamento” del nuovo “caro leader” di cui si tenta di sottolineare la tendenza verso una politica nobile e benevola.

Come già sottolineato, il numero dei detenuti uomini, donne, e bambini, tenuti in stato di detenzione nei campi di lavoro, supera le 200.000 unità.

Se quindi fosse veritiera la diffusione pubblicitaria di un leader magnanimo e disposto ad aprirsi verso una visione più democratica della Corea del Nord, febbraio dovrebbe assistere ad una liberazione di massa di tutti questi sfortunati esseri viventi.

Vedremo, e speriamo che si verifichi l’impossibile.

Lo spero vivamente, in nome di una umanità dimenticata in quel Paese, e funestata dalla presenza della “filosofia comunista”.
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Dissenso
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