mercoledì 11 gennaio 2012

HOLODOMOR : IL GENOCIDIO UCRAINO

Il termine holodomor è tristemente famoso nella storia russa poiché identifica il genocidio del popolo ucraino, derivato da una carestia indotta dalle politiche del regime comunista di Iosif Stalin, nel periodo che va dal 1929 al 1933.
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In lingua ucraina infatti, il termine holodomor deriva dall’espressione “moryty holodom” che significa “infliggere la morte attraverso la fame”.
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La grande carestia, che provocò milioni di morti, fu la conseguenza delle misure di pianificazione dell’economia decise dal dittatore sovietico.
.Secondo la versione russa si tratta di poco più di 3 milioni di vittime, mentre secondo le fonti ucraine il numero arriva fino a 10 milioni.
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Tra i morti ci furono anche mezzo milione di abitanti lungo il corso del Volga, mentre quelli del Kazachstan furono almeno due milioni.
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Le due caratteristiche peculiari della strategia Staliniana, che rappresentano i prodromi di un disastroso e nefasto risultato, sono da identificare nella “collettivizzazione” e nella “dekulakizzazione” delle campagne.
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La collettivizzazione, nei piani di Stalin, era il mezzo attraverso cui far sparire la proprietà privata, sottraendo i terreni  ai contadini, detti kulaki,  per distribuirle collettivamente ai cittadini provenienti dalle città.
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Stalin impose delle quote di produzione altissime, pena la requisizione dell’intero raccolto.
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La produzione, però, non più gestita dai contadini, ex proprietari, che furono deportati in massa, bensì dai nuovi coloni, per lo più cittadini inesperti di agricoltura, risultò quindi essere scarsa e  insufficiente.
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La reazione di Stalin fu quella di requisire l’intero raccolto, privando così l’intera popolazione sia dei mezzi di sussistenza che delle sementi  necessarie a produrre un raccolto per l’anno successivo.
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La repressione della polizia politica si spinse al sequestro di ogni risorsa di cibo, portando via tutto dai villaggi e uccidendo chi si opponeva.
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I sopravvissuti alla ferocia dei comunisti di Stalin morirono lentamente di inedia.
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Le famiglie abbandonavano i figli alle stazioni sperando che le autorità potessero mandarli in orfanotrofio.
Ogni animale fu utilizzato come cibo, compreso i cani e i gatti, poi le persone incominciarono a mangiarsi tra di loro, come testimoniato da alcuni supersiti alla carneficina.
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Il drammatico squilibrio sociale sfociato in un vero e proprio collasso dell’intera Ucraina determinò una situazione insanabile in cui milioni di uomini, donne, e bambini morivano di fame, agonizzando, mentre quelli ancora vivi non avevano neppure le forze per seppellirli.
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La collettivizzazione e la dekulakizzazione, furono quindi responsabili di una situazione inarrestabile e orribile, i cui risultati furono :
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la  fame, il cannibalismo diffuso, il tifo, numerosi suicidi, e la totale distruzione del mondo contadino.
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L’universo di orrore, di cui Stalin e il comunismo si sono resi artefici, nacque dal desiderio del dittatore di instaurare una nuova politica economica (NEP) e di rilanciare l’industrializzazione.
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Le strategie messe in campo prevedevano di vendere all’estero il grano, a basso costo, per garantirsi introiti sicuri destinati all’industria di Stato.
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Stalin diede quindi corso alla concretizzazione di piani teorici, utilizzando la società reale come cartina di tornasole per l’esperimento socio economico, creando una aberrante sistema repressivo unico al mondo.
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Naturalmente per decenni la propaganda comunista, anche in Italia, a partire da Togliatti in poi, ha manipolato la verità, descrivendo questa immane tragedia come un episodio della “lotta di classe” in cui coloro che venivano colpiti erano i “nemici del popolo”.
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La realtà, oggi storicamente provata e finalmente riconosciuta, è che bastava possedere una mucca e alcuni strumenti di lavoro per diventare kulako e reazionario.
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La filosofia stessa di Marx ed Engels è apertamente rivolta ad un totale disprezzo verso i contadini “autonomi” e rappresenta una costante nei numerosi scritti dei padri fondatori del comunismo, in cui l’odio viscerale verso di loro assume connotati estremamente razzistici.
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Le premesse che anticiparono l’immane tragedia dell'holodomor nascono quindi dall’essenza stessa del comunismo, in cui l’istigazione all’odio e alla violenza è pari solo al devastante disprezzo per la dignità umana.
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Marx ed Engels propugnavano una rivoluzione comunista che fosse attuata dalla classe operaia e che abbattesse il “contadino” come baluardo della vecchia società, per inserire al suo posto l’operaio salariato.
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Il braccio armato di Stalin, durante il periodo della repressione in Ucraina, fu Vjaceslav Molotov, che organizzò la deportazione dei contadini verso i famigerati gulag.
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Il chiaro intento di annichilire i kulaki non è mai stato nemmeno negato dai comunisti, che ne hanno fatto un vero e proprio cavallo di battaglia : un monumento all'odio di classe e alla violenza istituzionale.
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Gli irriducibili seguaci di Stalin, invece, ancora oggi, tentano di mascherare ciò che invece è oramai Storia, incolpando addirittura i kulaki stessi.
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Secondo loro le vittime sacrificali dell’intero progetto di Stalin sarebbero gli unici artefici della carestia, colpevoli di aver nascosto il grano e di non averlo consegnato !!
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I libri e gli scritti di molti dei sopravvissuti ci raccontano invece un’altra storia, in cui addirittura i bambini venivano deportati e condannati a 5 anni di gulag, colpevoli di aver trattenuto una manciata di grano per alimentarsi.
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Ancora una volta il comunismo si è dimostrato essere un male vorace che si è nutrito dei suoi stessi figli !
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Voglio citare alcuni dei libri che trattano esaurientemente l’argomento della carestia indotta in  Ucraina da Stalin :
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Raccolto di dolore. Collettivizzazione sovietica e carestia terroristica è il titolo del libro di Robert Conquest, uno degli autori del dissenso più autorevoli in materia.
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Lettere da Kharkov. La carestia in Ucraina nei rapporti dei diplomatici italiani 1923-1933 di Andrea Graziosi
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La morte della terra. La grande carestia in Ucraina nel 1923-1933  di Gabriele De Rosa
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Carestia in Ucraina, scritto da Bernard Bruneteau, professore di Storia contemporanea all’Università di Grenoble
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L’Urss di Lenin e Stalin di Andrei Graziosi, edito da Il Mulino.
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Suggerisco ai comunisti più convinti, quelli scolarizzati dalle scuole di partito, coloro che si fregiano essere membri di quell’intellighenzia sinistroide che contraddistingue la manipolazione dell’informazione, di attingere direttamente, a piene mani, e liberamente, dagli archivi storici di mezzo mondo, che compatti rivelano una verità oggettiva, non vincolata da schematismi politici o ideologici.
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Suggerisco anche a tutti i comunisti di fare un bell’esame di coscienza e di porsi una domanda : che differenza c’è tra loro e i nazisti ?

Dissenso 

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