domenica 29 gennaio 2012

L'INDUSTRIA DELLE ARMI E L'URANIO IMPOVERITO

A volte capita di sentir parlare di uranio impoverito e del suo uso in ambito sia civile che militare, ma non tutti sanno esattamente di cosa si tratti effettivamente.
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L’Uranio è un metallo pesante che si trova in natura piuttosto diffusamente, ma solo in piccole quantità praticamente infinitesimali, nelle rocce, nel suolo, nell’aria, e nell’acqua, e non allo stato libero.
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L’Uranio, che ha come simbolo U, e come numero atomico 92, si trova in natura solo sotto forma di ossido o sale complesso, in minerali come la pechblenda, la carnotite, e la coffinite.
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L'uranio puro è formato da tre isotopi radioattivi, e in particolare, dall'isotopo uranio 238 per più del 99 %,  dall'isotopo fissile uranio 235 per meno dell'1% , e anche da tracce dell’isotopo uranio 234.
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La radioattività, in pratica, è dovuta alla instabilità della struttura atomica, che tende  a perdere particelle che emettono onde radioattive.
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In definitiva, i nuclei, non stabili, si trasformano in altri emettendo particelle alfa tramite un procedimento che è detto decadimento radioattivo.
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Le uniche riserve mondiali realmente sfruttabili sono quelle presenti in pochi giacimenti concentrati solo in alcuni paesi.
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Il 60 % della produzione mondiale si ritrova in Canada, in Australia e in Kazakistan, mentre gli altri Paesi che detengono riserve di un certo interesse sono la Russia, il Niger, la Namibia, l’Uzbekistan, il Sud Africa, e il Brasile.
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A causa della sua grande vita media (4.468·109 anni), il 238U ha una attività molto bassa.
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Per utilizzarlo nei reattori nucleari, o nelle armi nucleari, è necessario arricchire l’uranio naturale con gli isotopi fissili 235U e 234U.
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Il materiale che ne deriva è noto come uranio arricchito, e la sua concentrazione di 235U in peso varia fra il 2% ed il 90%.
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Il materiale di scarto di questo processo è noto come uranio impoverito (DU = depleted uranium), contiene meno dello 0.7% di 235U, ed è meno radioattivo dell’uranio naturale di circa il 40%.
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Il DU possiede delle uniche proprietà fisiche quali la densità elevatissima (19 g/cm3, 1.7 volte maggiore della densità del piombo) ed una notevole duttilità.
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Inoltre, l’uranio è piroforico, e quindi delle piccole particelle prendono spontaneamente fuoco a contatto con l'aria.
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Dopo questo breve excursus sulle caratteristiche dell’Uranio, possiamo ora esaminare alcuni aspetti sul suo utilizzo, compresi quelli sconsideratamente legati ai proiettili e alle armi.
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L’industria delle armi ha introdotto l’uso dell’uranio impoverito nella composizione di alcuni tipi di proiettili, date le caratteristiche intrinseche di tale metallo, che risulta essere poco costoso, disponibile sul mercato, più pesante del piombo e molto più duro, ed in grado di perforare le corazze dei carri armati.
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Inoltre è pirofosforico, cioè, se finemente polverizzato, si incendia nell’atmosfera ( e non lo si spegne ) raggiungendo temperature elevatissime.
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Un solo proiettile di uranio impoverito è quindi in grado di fare una vera e propria strage.
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Poiché il proiettile si polverizza, continua  a fare danni anche dopo, in quanto viene respirato dagli abitanti del luogo, oltre che dagli stessi militari che l’hanno inconsapevolmente usato.
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Già di per sé li solo uranio 238 emette particelle alfa, ed è tossico da un punto di vista chimico, per cui è veramente criminale il solo usarlo in guerra, ma come se non bastasse, in Kosovo sono state trovare tracce anche dell’isotopo U236 all’interno di alcuni proiettili sparati.
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Questo significa che l'uranio impoverito utilizzato non deriva solo dal procedimento di arricchimento ma, poiché L’Uranio 236 non esiste in natura, anche dal riprocessamento del combustibile nucleare esaurito, cioè dalle scorie dei reattori nucleari.
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Le scorie prodotte dalle centrali nucleari contengono tutta una serie di radionuclidi non presenti in natura ed estremamente pericolosi per l'uomo e per l'ambiente (ad esempio il Plutonio).
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Questo rende ancora più pericolosi i proiettili all'uranio impoverito.
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L'ingestione di 0.5 grammi di Plutonio rappresenta una dose mortale.
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Nei proiettili la dose dell'isotopo u-236 è stata rinvenuta nella misura di circa lo 0.0028 % del peso del proiettile stesso.
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Inalare una massa di circa 0.0001 milligrammi di plutonio aumenta la probabilità di morte per cancro da 200 su 1000.
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La NATO ha dichiarato di aver sparato circa 31.000 proiettili in Kosovo, e ciò corrisponde a circa 10 tonnellate di Uranio impoverito sparso nell’ambiente dei balcani.
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Umberto Veronesi, nonostante la sua fama di eminente scienziato, si discosta spesso dal confermare palesi realtà, come quella dei pericoli derivanti dall’uso dell’uranio impoverito nell’industria bellica,  ed è spesso riluttante ad attaccare le multinazionali o i poteri forti che ne sono concausa di responsabilità.
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Nell’estate del 2011 ha affermato infatti :
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L’uranio impoverito non fa niente. Sono radiazioni alfa; uno se le può anche mettere in tasca. Non è pericoloso.”
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D’altra parte tutti sono oramai abituati alle sue farneticazioni, come quella secondo cui gli inceneritori non producono diossina e non sono nocivi per l’ambiente.
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La triste realtà, evidente, palese, e devastante, è quella che ha visto militari e civili soccombere come vittime dei metalli radioattivi, come l’uranio usato per le armi e i proiettili in zone di guerra.
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Sindrome del Golfo, e Sindrome dei Balcani, sono i tristemente famosi nomi delle patologie insorte nei militari esposti all’uranio impoverito, in cui le vittime presentano patologie tumorali simili tra loro e drammaticamente letali.
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Lo Stato italiano non ha ancora ufficialmente riconosciuto un nesso di causalità tra la coesistenza dei militari con la contaminazione da un lato,  e l’insorgenza delle sindromi dall’altro, auto-assolvendosi così dall’obbligo di risarcimento dei decessi per cause di servizio.
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Armiamoci e partite ! dunque… , con buona pace dei nostri politici che tramite roboanti discorsi enfatizzano il ruolo di pace dei nostri militari e la loro eroica missione.
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In realtà qui si tratta di mandare i nostri giovani a morire, non per mano di un nemico visibile e tangibile, da cui però ci si potrebbe difendere, ma per colpa di chi, spietatamente, ha fatto dell’interesse personale e del lucro commerciale, un mezzo di morte, con la compiacenza di quegli stessi vergognosi personaggi politici che promuovono le missioni di pace.
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Per quanto riguarda le sindromi sopraccitate, le morti, così come i linfomi di Hodgkin, le leucemie, e altre forme di cancro sono il risultato della scelleratezza umana, che si articola nelle diverse responsabilità, a tutti i livelli della scala sociale.
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Pochi giorni fa, la commissione parlamentare italiana, preposta ad indagare su tutto ciò, ha espresso il suo parere attraverso una relazione presentata al Senato della Repubblica.
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In sostanza, pur ammettendo che ci possa essere una rilevanza sanitaria in caso di esposizione interna, di inalazione, di ingestione, e di incorporazione mediante ferite, per la contaminazione da uranio impoverito, la commissione afferma che non ci può essere sussistenza di un nesso diretto di causalità tra l’esposizione all’agente tossico (uranio impoverito) e lo sviluppo della malattia.
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La delirante affermazione, che suona come una coltellata alla schiena per coloro che sono state vittime di tutto ciò, si auto-rafforza con la seguente dichiarazione :
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I tumori sono considerati patologie ad eziologia multifattoriale, e solo per alcuni di essi l’insorgere dell’evento è riconducibile con certezza all’esposizione a sostanze tossiche, come nel caso del mesotelioma pleurico per l’esposizione all’amianto.”
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Paradossalmente, la relazione punta il dito contro la criticità di alcuni fattori, con riferimento alle alte temperature prodotte dall’impatto dei proiettili perforanti che, bruciando, liberano ossido di uranio, altamente tossico.
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L’ossido di uranio, si trasforma in aerosol e nanoparticelle ricche di metalli pesanti, che possono essere veicolate in atmosfera anche a grandi distanze dal luogo dell’esplosione, e depositarsi nell’acqua e nel terreno, contaminando la catena alimentare.
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La relazione ipotizza quindi che la presenza di tali nanoparticelle, riscontrata nei tessuti dei militari ammalati, parrebbe suscettibile di produrre danni di varia natura, anche genetici, e riconducibili a patologie tumorali.
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Ipotizza, teorizza,  non conferma, esclude, sono tutti termini che nel caso specifico di questa relazione si potrebbero tradurre con un unico : bla bla bla bla ….
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Parole … vuote e inconsistenti parole … che dicono tutto ma non affermano niente, per non divergere da una linea evidentemente già decisa dai vertici militari, in combutta con l’industria chimica e bellica.
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Faccio solo un esempio : la Bayer (Gruppo Farben), famosa industria farmaceutica che produce la famosa aspirina… ebbene …forse non tutti sanno che è stata la ditta farmaceutica che produceva e vendeva il gas ai nazisti (lo zyklon), per bruciare gli ebrei nei campi di sterminio.
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Ma la Bayer è una potenza economica… una multinazionale dagli interessi miliardari, che ha costruito la sua ricchezza anche sulla morte di 6 milioni di ebrei… immensamente potente e con coperture politiche e massoniche internazionali.
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Pensate forse che chi produce armi, trattando uranio impoverito sia da meno ?
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Non illudiamoci… in questo mondo di squali costoro troveranno sempre dei politici e dei militari compiacenti, e delle commissioni da addomesticare, per evitare di incappare in incidenti di percorso.
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Basta pensare che per le varie missioni di pace, dal Kosovo all’Iraq, hanno firmato indistintamente sia D’Alema che Berlusconi.
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Non lo trovate strano ?
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Dissenso
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