domenica 28 ottobre 2012

LA STRAGE DEI TIBETANI

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Forse non tutti lo sanno, ma il comunismo sta ancora oggi continuando ad uccidere quotidianamente.
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In particolare il regime che tiene soggiogato il popolo cinese rappresenta uno stereotipo di ferocia e di assolutismo che non ha uguali.
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L’epurazione e l’assassinio, la deportazione e la tortura, sono i mezzi con i quali i dirigenti comunisti cinesi attuano quella “rivoluzione permanente” che è alla base stessa della “filosofia” comunista.
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L’uso della violenza è infatti prodromica al comunismo stesso, e la Storia ce lo insegna.
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Ce lo dicono i milioni di morti sacrificati sull’altare di un comunismo voracemente assetato del sangue dei popoli stessi sui quali vuole dominare.
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Oggi il comunismo cinese è anche ferocemente rivolto verso il tentativo di fagocitare l’etnia tibetana al completo, sostituendo ad essa interi gruppi sociali di razza cinese.
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In Tibet sono proibiti l’uso del linguaggio e le tradizioni locali, insieme alla bandiera tibetana e alla religione.
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I monaci buddisti sono oggi perseguitati e uccisi dal regime comunista, e per protesta molti si loro  si sono immolati dandosi fuoco, in un estremo immenso sacrificio.
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Non passa giorno senza che le cronache ci mostrino le crude immagini di un monaco tibetano in preda alle fiamme.
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L’orrore attanaglia la coscienza di tutti coloro che hanno a cuore la democrazia e la libertà, così come lo sdegno verso chi ancora si lascia affascinare dalle false lusinghe di un male oscuro quanto terribile : il comunismo.
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Gli apparati dirigenziali comunisti cinesi sono tra l’altro composti da criminali allo stato puro, e sono lordi del sangue dei loro stessi fratelli.
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In Cina sono fiorite infatti delle strutture chiamate Laogai che sono veri e propri lager, per mezzo dei quali il regime comunista colpisce ogni forma di dissenso, usando mezzi quali la tortura e la pena capitale.
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Gli organi dei condannati a morte diventano poi oggetto di transazioni commerciali ad esecuzioni avvenute.
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I malcapitati vengono costretti a lavorare gratis nei Laogai, in condizioni proibitive, spesso subendo torture e vessazioni fisiche, oltre che psicologiche, al fine di produrre merci a costo zero, che vengono poi vendute sulle bancarelle dei nostri mercati, in Europa.
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Il mostro comunista, in Cina, evidenzia il suo vero volto, che non è quello metamorfizzato espresso dal PD nostrano, bensì quello che costringe le minoranze a darsi fuoco per la disperazione.
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La prassi comunista del ricorso ai lager e alle deportazioni è consolidata fin dai tempi del crudele e sanguinario dittatore cinese Mao Tse Tung, e ci riporta alla memoria anche i milioni di vittime del comunismo russo, e le sue famigerate ondate di deportazioni nei gulag.
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La Cambogia, altro Paese che orbita nella sfera d’interesse dell’universo comunista, usa metodi coercitivi e dittatoriali non dissimili da quelli usati dai loro “fratelli” comunisti cinesi o russi.
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I khmer rossi sono infatti noti per la ferocia e la brutalità con cui si sono distinti nel corso della loro dittatura.
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L’attacco cinese al Tibet, che quotidiamente tenta di annichilirne l’identità stessa, sta facendo salire il numero dei monaci che si immolano in difesa dei loro diritti umani e di quelli dell’intero popolo tibetano.
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Le vittime dal marzo 1979 ad oggi sono ben 62, e il numero è destinato ad aumentare a causa della repressione cinese che strangola l’etnia tibetana.
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Il Dalai Lama ha chiesto ai fedeli di interrompere questa estrema forma di protesta, che si sta consumando, tra l’altro, nell’assoluta indifferenza della comunità internazionale.
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Sembra incredibile che qualsiasi nefandezza compiuta dai regimi comunisti nel mondo venga sminuita, giustificata, ignorata, o addirittura avallata.
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Sembra che non esista più una onestà intellettuale che permetta di discernere tra il bene e il male, ma solo una disinformazione vigliaccamente colpevole che mistifica la realtà dei fatti.
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I media occidentali sembrano essere più interessati a diffondere le notizie relative ai partecipanti dell’”Isola dei famosi”, oppure ai processi di Berlusconi, piuttosto che schierarsi con decisione contro le continue e sanguinose violazioni dei diritti umani in Tibet.
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Questo significa che il comunismo continua ancora oggi a mistificare la verità, e a compiere una subdola opera di disinformazione che non ha mai smesso di attuare, fin dai tempi di Togliatti.
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Tocca a noi opporci.
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Per la libertà del popolo tibetano e di tutti i popoli, e per il rispetto dei diritti umani.
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Dissenso 
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