mercoledì 19 aprile 2017

IL TRENO DELLA RIVOLUZIONE

Cesare De Carlo
Riporto di seguito un bellissimo articolo del 16 aprile 2017, scaturito dalla penna di Cesare de Carlo, giornalista de “il Resto del Carlino” di Bologna.
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Questo articolo la dice lunga sulle pesanti responsabilità avute in passato da Presidenti di Paesi come l’America,la Francia, e la Germania.
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Le conseguenze di certe loro azioni sono state devastanti per i destini dell’umanità, ma stranamente ciò non viene mai abbastanza considerato, nonostante esse siano da considerare l’elemento scatenante e prodromico ad eventi di portata planetaria.
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Ecco l’articolo.
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IL 16 APRILE 1917 LENIN ARRIVAVA A PIETROGRADO.
COMINCIA L’AVVENTURA DEI BOLSCEVICHI.
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Basta un viaggio in treno a cambiare il corso della storia ?
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Certamente.
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E anche in aereo.
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Cento anni fa, proprio il 16 aprile, Vladimir Ilijch Ulyanov, conosciuto con lo pseudonimo di Lenin, scendeva alla stazione  Finlandia di Pietrogrado, ex Pietroburgo, poi diventata Leningrado e infine da Eltsin ribattezzata San Pietroburgo.
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Senza di lui la Russia non sarebbe diventata sovietica.
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Non ci sarebbe stato Stalin.
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Non ci sarebbero state la divisione dell’Europa, la guerra fredda, la contrapposizione di due superpotenze nucleari, eccetera, eccetera.
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Ruhollah Khomeini scende dall'aereo
giunto a Teheran da Parigi
E se 38 anni fa Khomeini non fosse sceso all’aeroporto di Teheran non sarebbe nato il fondamentalismo islamico.
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Non si sarebbe esteso all’intera regione.
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Non sarebbe degenerato nel terrorismo di Al Qaeda e dell’Isis.
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E in Medio Oriente ci sarebbe stata qualche guerra in meno.
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Uno usò il treno.
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L’altro l’aereo.
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Ma una cosa li accomuna :
la miopia politica di chi allora governava la Germania e la Francia, l’Imperatore Guglielmo II e il presidente Giscard d’Estaing.
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Il primo puntava a destabilizzare la Russia e spingerla all’armistizio.
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Il secondo cedette alle pressioni del presidente americano Jimmy Carter che per porre fine al regime dello Scià favorì l’avvento di una teocrazia ancora più repressiva e aggressiva.
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Un po’ come ha fatto Obama, quando in nome della primavera araba favorì la liquidazione di dittatori arabi amici dell’Occidente.
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Con i bei risultati che sappiamo.
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Bene.
Anzi male.
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Quell’aprile di cento anni fa fu determinante sui destini dell’Europa e del mondo.
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Il giorno 6 anche gli Stati Uniti entravano in guerra contro gli imperi centrali.
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Il che spiega l’urgenza per la Germania di sganciarsi dal fronte orientale e impegnare tutte le sue forze contro la nuova, poderosa minaccia.
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Così venne giocata la carta Lenin, favorevole all’armistizio.
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L’Alto Comando tedesco mise a disposizione dell’esule russo un treno intero.
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Il 16 aprile Lenin arriva a Pietrogrado. Comincia l'avventura dei bolscevichi
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Lenin era accompagnato dalla moglie Nadezda Krupskaya, dall’amante Inessa Armand, dalla prima moglie Olga, e da altri 31 collaboratori.
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Per nessuna ragione sarebbero dovuti scendere nel percorso da Zurigo a Pietrogrado.
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Dunque i vagoni erano piombati.
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Nei primi c’erano i russi.
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Nei secondi la scorta tedesca.
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Separati anche fumatori e non fumatori.
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Lenin non sopportava le sigarette.
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E nemmeno troppa confidenza con i compagni di viaggio.
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C’erano una prima e una seconda classe.
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Per l’apostolo del riscatto proletario, il superamento delle classi borghesi apparentemente non si estendeva ai treni.
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Il viaggio durò sette giorni.
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Attraversò la Germania, poi la Svezia, poi il Granducato di Finlandia.
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Il governo provvisorio del menscevico Kerensky, che aveva continuato la guerra ala Germania anche dopo l’abdicazione dello zar Nicola II, cercò di bloccarlo.
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Invano.
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Il convoglio entrò in territorio russo.
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E i bolscevichi trovarono il loro leader.
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Ma prima che conquistassero il potere ci vollero altri sette mesi.
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E non grazie a una rivoluzione di popolo, come recita la retorica leninista, ma con un colpo di Stato contro il moderato Kerensky.
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Non in ottobre ma in novembre.
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Dettaglio trascurabile.
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Dissenso
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