giovedì 13 aprile 2017

L'ISOLA DEI CANNIBALI

Considerazioni sull'opera scritta da Nicolas Werth : L'isola dei cannibali
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SIBERIA, 1933 : UNA STORIA DI ORRORE ALL'INTERNO DELL'ARCIPELAGO GULAG.
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Accanto al collaudato ingranaggio del gulag, che rappresentava l’Universo concentrazionario sovietico in cui furono sterminate milioni di persone, esisteva un altro abisso di terrore ideato dai vertici comunisti russi negli anni ’30 :
il sistema dei popolamenti speciali.
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Per oltre 25 anni Stalin e i suoi fedelissimi, interpreti dei crimini e del Terrore comunista, ricorsero anche a questo tragico “modus operandi” per “estirpare” – questo era il termine usato nelle direttive riservate -  gli elementi della società ritenuti idonei ad essere epurati.
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Nicolas Werth nel suo libro “L’isola dei cannibali” spiega con dovizia di particolari cosa fossero i popolamenti speciali e quali aspettative avesse il regime comunista da questa sorta di “secondo Gulag".
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Si tratta di un esperimento di ingegneria sociale, condotto sulla pelle di migliaia di vittime innocenti, famiglie, uomini e donne, bambini e anziani : una pianificazione burocratica tesa, negli intenti del regime, a “epurare” e a “purificare” alcuni spazi territoriali dell’universo sovietico da coloro che erano stati definiti “elementi declassati e socialmente nocivi”, e a confinarli nei gelidi e sterminati luoghi della Siberia, isolandoli dal resto della società russa.
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Il programma, ideato dai gerarchi della polizia segreta sovietica, rappresentava il prolungamento di un altro piano “epurativo” già realizzato tre anni prima :
la “liquidazione” dei contadini ricchi, i cosiddetti “kulaki”, e la loro deportazione nei vasti spazi inospitali della Siberia.
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Anche nel caso dei popolamenti speciali furono scelti i medesimi territori di destinazione, e cioè quelle zone della Siberia disabitate che il regime, in questo modo, aveva deciso di colonizzare.
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L’intento del regime in entrambe le ondate di deportazione era duplice :
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Colonne  di  deportati  in  Siberia
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eliminare i kulaki come classe, a causa della loro opposizione al piano di collettivizzazione forzata delle campagne e liberarsi degli elementi cosiddetti “nocivi” delle zone urbane, deportando coloro che corrispondevano alla etichettatura di “elemento antisovietico”, di “parassita”, e di “criminale”.
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La tappa successiva dell’esperimento sociale consisteva nel pianificare la loro deportazione in zone estremamente selvagge e disabitate della Siberia, lontane centinaia di chilometri da qualsiasi forma di civiltà, per creare nuovi insediamenti umani.
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La cosiddetta “edificazione socialista” doveva passare evidentemente anche attraverso questi esperimenti sociali, anche se il prezzo da pagare fu altissimo in termini di vite umane e di atrocità inimmaginabili.
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Il parossismo sadico e devastante di personaggi come Ezov, a capo della Polizia segreta, rivelò un vero e proprio processo di de-civilizzazione, a cui furono sottoposti gli sventurati deportati che subirono gli effetti del criminale piano di ingegneria sociale.
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Tutte queste persone furono deportate in zone desertiche e ghiacciate, senza cibo, senza alcun riparo, e alla mercè di criminali a loro volta deportati, inducendo una trasformazione radicale del loro essere.
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Molti di loro si trasformarono in esseri mostruosi che per sopravvivere si dedicarono al cannibalismo, al punto che il fenomeno divenne molto diffuso, soprattutto nell’isola di Nazino, di cui tratta il libro di Nicolas Werth.
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La paranoia distruttiva di Stalin si rivelò, caso mai ce ne fosse bisogno, quando decise di ripopolare le zone siberiane catturando le persone nelle città secondo modalità particolari.
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Erano infatti da deportare :
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tutti gli individui per i quali non esiste fondamento legale che permetta di defrire il loro caso al tribunale”,  (in pratica tutti i mendicanti, i senza tetto, i disoccupati, i disabili, gli orfani, gli emarginati, i malati cronici).
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Non pago, Ezov andò ancora oltre, firmando il famigerato “ordine operativo dell’NKVD n. 00447”, per la repressione dei kulaki, dei criminali, e degli altri elementi antisovietici, stilando un insieme di sette distinte categorie che lasciassero però spazio ad interpretazioni di comodo :
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1  -  Ex kulaki sfuggiti alla deportazione ;
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2  -  Elementi socialmente nocivi ed ex kulaki membri di  un gruppo criminale o antisovietico in passato;
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3  -  Ex membri di partiti non bolscevichi, ex funzionari o guardie zariste;
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4 - Elementi antisovietici che in passato hanno servito nelle formazioni bianche, cosacche, o clericali;
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5 - Elementi antisovietici particolarmente attivi fra gli ex kulaki, i bianchi, i banditi, membri di sette, membri del clero;
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6  -  Criminali (banditi, ladri, recidivi, contrabbandieri professionisti, ladri di bestiame e di cavalli che continuano a intrattenere rapporti con il mondo criminale;
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7  -  Elementi criminali esiliati o rinchiusi in un campo di lavoro e che continuano a svolgervi un’attività criminale;
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Tra queste categorie di “elementi socialmente nocivi” era imperativo fare una ulteriore distinzione tra quelli più attivi e quelli meno attivi.
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Per i primi era previsto un rapido giudizio davanti ad una “trojka”, il famigerato tribunale composto da tre persone, e subito dopo la fucilazione.
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Per i secondi, dopo l’immancabile giudizio della “trojka”, era prevista la deportazione per una durata di otto o dieci anni.
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L’ordine 00447 prevedeva anche (anticipatamente !!) quali fossero le quote da raggiungere di deportati da inviare ai popolamenti speciali.
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Nell’ambito di questa programmazione furono arrestate quasi 800.000 persone, di cui 387.000 furono immediatamente fucilate.
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La smania dei funzionari dell’NKVD di rispettare le quote prefissate arrivò al punto che si arrestava chiunque e dovunque.
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Mamme che erano scese un attimo in strada per andare a comprare il latte, persone che transitavano in stazione per un viaggio, oppure alla fermata del bus, o ancora operai che rientravano dal lavoro, e addirittura mogli di capi o di funzionari del partito, venivano sistematicamente catturati e inviati immediatamente su carri merci verso la destinazione dei popolamenti.
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Non veniva nemmeno concesso loro di avvisare i parenti, per cui le persone sparirono nel nulla, senza essere poi mai più ritrovate, perse nell’abisso di terrore che il comunismo aveva nuovamente creato.
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I documenti recuperati da Werth sono di straordinaria importanza, poichè ci testimoniano, nonostante la cortina di omertoso silenzio calata dalle sinistre europee, l’orrore delle repressioni di massa attuato dai comunisti russi sul loro stesso popolo.
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Una citazione  di Tzvetan Todorov ne riassume l’essenza :
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Non è la morte ad assumere senso qui, è la vita a non avere più alcun valore.”
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Dissenso
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