domenica 25 febbraio 2018

LAGER COMUNISTI JUGOSLAVI


La violenza comunista del maresciallo Tito, il dittatore jugoslavo, si manifestò in vari modi, oltre a quello terribile delle Foibe.
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Il suo odio cieco  irrazionale verso chiunque  non fosse allineato ai suoi dictat lo indusse a disseminare la Jugoslavia di lager in cui deportarveli.
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Ne fecero le spese gli italiani dei territori istriani, dalmati, croati, fiumani, sloveni che Tito riteneva fascisti basandosi solo sulla loro etnia.
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Le migliaia di vittime civili che furono torturate, seviziate, e sottoposte ad ogni genere di crudeltà prima di subire la perdita della vita, sono state volutamente dimenticate anche dai Governi italiani che fino ad oggi si sono succeduti.
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Partigiani Jugoslavi comunisti e assassini a Sarajevo nel 1945

Il velo calato dalle sinistre sulle macabre vicende che il comunismo slavo ha compiuto contro i nostri connazionali ha coperto i delitti contro l’umanità che li hanno caratterizzati, per la loro riconosciuta ferocia e per l’efferatezza superiore a quella dei campi di concentramento nazisti.
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I libri di Storia tacciono e nascondono questi misfatti, in piena collusione con l’apparato disinformatore della sinistra, che dal dopo guerra ad oggi continua l’incessante e perfida campagna di mistificazione della realtà.
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Il dispregio verso le vittime è palese ed evidente e caratterizza l’operato tipico dell’universo post comunista.
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Da un lato le marionette di Governo a firma PD manifestano il loro antifascismo e dall’altro nascondono i crimini compiuti dal comunismo.
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Propongo alcuni tra gli innumerevoli campi di concentramento dell’immenso universo concentrazionario comunista jugoslavo, simile in tutto e per tutto ai gulag di stampo staliniano.
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Di ogni lager cito le fonti e l’eventuale riferimento letterario sull’argomento.
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Tratto da :   “Il silenzio del giusto”, di Giorgio Perlasca , desunto dal dossier “Foibe ed esodo”, curato da Silvia Ferretto Clementi.
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Di quanto è avvenuto nei lager nazisti è disponibile un’ampia documentazione nonché moltissime testimonianze.
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Al contrario, su quanto avvenne nella Jugoslavia di Tito e nei campi di concentramento comunisti la documentazione, le testimonianze e soprattutto la possibilità di accedere agli archivi di stato ed ad altre fonti utili alla comprensione dell’accaduto, sono alquanto carenti e rendono la dimensione della carneficina, attuata dai titini, quasi impossibile da ricostruire.
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Nessuna telecamera ha mai filmato i campi jugoslavi o le loro vittime, come invece è accaduto in Germania.
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La mancanza di documentazione filmata, oltre ad una precisa volontà, ha fatto sì che per la nostra cultura, molto legata alle immagini, tutto ciò fosse come mai esistito.
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Ciò che avvenne è stato a lungo dimenticato dalla storiografia.
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Un’immane tragedia, volutamente sepolta, che pesa come un macigno sulle coscienze di quanti sapevano e non intervennero e di quanti in nome della libertà e della “fratellanza” massacrarono senza pietà.
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Nei campi di concentramento comunisti jugoslavi vennero deportate e persero la vita migliaia di persone, militari e civili, fascisti, antifascisti, membri della resistenza, numerosi reduci dai lager nazisti e persino molti comunisti.
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Dal giugno 1948, infatti, dopo l’espulsione della Jugoslavia dal cosmo sovietico in cui gravitavano i paesi legati al “Patto di Varsavia”, anche i cominformisti, ovvero quei comunisti fedeli all’ortodossia leninista stalinista legata al Cominform, che aveva condannato Tito, finirono nei campi di concentramento.
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GULAG JUGOSLAVI
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Tratto da :   "Ge Local  -  Il Piccolo"
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Giacomo Scotti racconta nel suo nuovo libro il calvario dei deportati nel " Gulag in mezzo al mare ", pubblicato da Lint Editoriale di Trieste.
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L'autore ha scavato in profondità tutto l'orrore dei gulag titoisti, squarciando il velo di silenzio che aveva coperto l'intera vicenda.
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"Un variegato arcipelago di terra e mare - scrive Matvejevic nella Prefazione - nel quale si consumò  per circa un decennio uno dei crimini più orrendi contro l'uomo : la sua distruzione fisica e morale, la sua trasformazione da uomo libero in schiavo".
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Ed è proprio per questo che il gulag jugoslavo si è differenziato dai lager nazisti, ma anche dai campi sovietici.
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Perché per ordine di Tito, e dei suoi strettissimi collaboratori, a Goli Otok si creò una terribile macchina per l'annientamento psicologico, prima ancora che fisico, di chi non era allineato con le idee del Partito.
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I comunisti che arrivavano sull'Isola Calva trovavano ad accoglierli uomini addestrati a fare di loro delle marionette.
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Veri e propri criminali, persone addestrate a picchiare, a estirpare da quei dissidenti le loro idee "cominformiste"
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LAGER di AIDUSSINA
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Ajdovscina (Aidussina) è un comune della Slovenia occidentale, a 14 km dal mare Adriatico e a 27 da Gorizia.
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Tratto da : “Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle Foibe” , di Giuseppina Mellace  -  Editrice Newton.
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Vicino ad Aidussina sorgeva il campo di concentramento  di Ustie.
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Non si conosce il numero delle vittime ma si ipotizzano 400 infoibati nel maggio 1945.
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Gli abitanti di Ustie e di Aidussina sentivano i colpi sparati dai partigiani titini e, diverse volte, trovarono dei cadaveri affioranti dal terreno poiché frettolosamente sepolti.
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Nei pressi di Aidussina si trova la Foiba di Ruchin, dove sono state recuperate tre salme.
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Tratto da"Foibe", Istituto di Studi Storici  -  2014.
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Giunti ad Aidussina, un nuovo plotone di partigiani venne a prelevarci.
All'ora del rancio accadde una cosa terribile e assurda.
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Un ragazzo come noi, forse più affamato di noi, tentò di prendere una seconda razione di cibo :
fu abbattuto da una scarica di mitraglia.
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Un assassinio in piena regola.
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LAGER di BISEVO (Isola di Bisevo)
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L’isola di Busi o Bisevo si trova al centro dell’arcipelago dalmata, in Croazia, a 5 km a sud ovest dell’isola di Vis.
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Il Presidente Pertini PIANGE al funerale del criminale assassino Tito !


Tratto da : “La gioia violata. Crimini contro gli italiani 1940-1946”, Federica Fasanotti  -  Ares 2006
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Con l'avanzare della ritirata, le truppe tedesche liberarono una gran quantità di prigionieri italiani che caddero, inconsapevolmente, nelle mani di carnefici peggiori, che spesso li inviarono immediatamente nelle prigioni dell'isola di Lissa e nei vicini isolotti di Busi e Sant'Andrea.
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Il 23 dicembre 1943 si trovano tra Lissa e l'isolotto di Bisevo 4.500 soldati italiani in gran parte ex prigionieri tedeschi.
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Essi vennero adibiti ad ogni specie di lavoro :
per le costruzioni di strade, le canalizzazioni, la panificazione, lo sbarco ed imbarco merci al porto, permanentemente sorvegliati da sentinelle partigiane.

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Il vitto era scarsissimo, trattandosi solo di acqua calda, pane ed un cucchiaio di marmellata per pasto e l'alloggio consisteva di due grandi cameroni (ex stalle) sul nudo pavimento, con la possibilità di usare solo due mezze coperte.
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Quasi tutti si ammalarono di stomaco (ulcere), di dissenteria e di deperimento organico, in quanto il trattamento era disumano : qualunque manifestazione di risentimento e di italianità veniva stroncata con la fucilazione.
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Fra i prigionieri l'isola di Bisevo veniva chiamata "il purgatorio".
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Presidente comunista
LAGER di BOROVNICA
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Borovnica è un comune della Slovenia centrale.
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Le stime sui deportati, molto approssimative, vanno dai 5.000 ai 10.000, mentre quelle sugli scomparsi dai 3.000 ai 5.000.
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Gli elenchi furono distrutti dall’OZNA (la feroce Polizia segreta comunista) per ordine di Tito.
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La maggioranza delle persone internate nel campo di concentramento di Borovnica fu torturata e trucidata.
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I cadaveri furono poi occultati nelle foibe e nelle fosse comuni.
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Le principali torture inflitte agl'internati erano di due tipi :

la crocifissione e il trascinamento, che provocavano sistematicamente una lenta morte fra atroci sofferenze ;

la crocifissione consisteva nel legare le mani della vittima dietro la schiena e poi a un palo che veniva issato in alto e lasciato così per giorni interi mentre il trascinamento consisteva nel far trascinare massi del peso di oltre 2 quintali a persone denutrite del peso di 30 kg circa.
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Tratto da : UNIONE DEGLI ISTRIANI
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Oggi non rimane traccia alcuna del Campo e l’intera area è stata urbanizzata con la fabbricazione di villette e condomini moderni.
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Sopravvivono soltanto alcuni edifici, ovvero due case di abitazione che funsero da prima e seconda sede del comando nei primi mesi di attività.
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Dal maggio 1945 la strutturalmente, pre-esistente, venne modificata dalle autorità slavo-comuniste e destinata a Campo di Internamento per civili deportati e militari italiani, e per soldati tedeschi.
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Numerose sono le testimonianze circa le condizioni disumane di vita e le torture che i prigionieri dovettero subire durante il periodo di internamento.
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Le esecuzioni sommarie e le morti avvenute a seguito di torture e malattie infettive nel campo di internamento oscillano tra le 3.000 e 5.000, mentre i deportati che furono ospitati nel campo si stimano fossero tra i 5.000 ed i 10.000.
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Tratto da : “Borovnica ‘45” al confine orientale d’Italia . Memorie di un ufficiale italiano , di Gianni Barral  -  Edizioni Paoline
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Il campo di concentramento di BOROVNICA era situato nella frazione di DOL, sulla destra della strada per VRHNIKA.
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Di forma rettangolare, misurava circa 150 x 200 metri, ed era attraversato da un fosso profondo, poverissimo d’acqua, che confluiva nella Borovniscica poco più lontano, presso Breg.
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Ero addetto alla registrazione di tutti i dati dei prigionieri, come cognome, nome, paternità, luogo di nascita, e ricevevo questi dati insieme al numero dei presenti nel campo.
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Il comando interno mi comunicava il nome dei deceduti per malattia, ma no degli altri …
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A volte capitava che Levpuscek mi passasse un nome scritto su un pezzo di carta dicendomi :

“Cancellalo !”

non ci voleva molto per capire che quel nome indicava un morto ammazzato.
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Tratto da : “Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle Foibe” , di Giuseppina Mellace  -  Edizioni Newton
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Un sopravvissuto racconta :
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Dai partigiani eravamo trattati come bestie, e specialmente i giovanissimi, i ragazzi dai 13-14 anni, non ci lesinavano percosse e schiaffi, armati come erano non ci risparmiavano minacce con le armi puntate per una qualsiasi sciocchezza.
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Ricordo di essere stato testimone oculare, a Vipacco, di un atto di ferocia spietata : un prigioniero che si era avvicinato alla marmitta per prendere ancora un po’ di quella brodaglia che era stata distribuita per rancio, veniva ucciso con una scarica di mitra da parte di un commissario.
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A Borovnica non si faceva economia di bastonate : durante  il lavoro sul ponte ferroviario nelle vicinane del campo, chi non aveva la forza di continuare a lavorare vi veniva costretto a frustate.
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Si lavorava dalle 4 del mattino alle 12 e a volte anche sino alla sera senza poter mangiare nulla fino a quando non si rientrava al campo.
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Qui, naturalmente, oltre al mestolo di verdura secca, non c’era altro".
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Tratto da : “La gioia violata” , di Federica Saini Fasanotti  -  Edizioni Ares
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Ciro Rainer, era il Comandante nel 1945-46 del lager di Borovnica vicino a Lubiana che, secondo il racconto di un sopravvissuto, le deposizioni scritte degli ex deportati e un documento del Ministero degli Affari Esteri, è stato uno degli infoibatori più truci.
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Rainer, dopo aver ottenuto 50 milioni di arretrati (dall’INPS), ha diritto dal 1987 a una pensione dalle sede Inps di Trieste che ammonta 4 569.750 vecchie lire per 13 mensilità.
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LAGER di GOLI OTOK (Isola Calva)
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Isola della Croazia nel Mare Adriatico
E’ così denominata a causa del suo aspetto, essendo una piccola isola rocciosa battuta dalla bora e quasi priva di vegetazione.
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Tito vi deportò inizialmente i comunisti jugoslavi vicini alle posizioni staliniste.
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In seguito ospitò anticomunisti e criminali comuni, tutti sottoposti a pestaggi e a torture quotidiane.
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Tratto da : Giorgio Perlasca.it
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Isola che dal 1949 al 1956 il regime comunista di Tito Broz trasformò in luogo di tortura e di morte.
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Situato in mezzo al Canale della Morlacca, tra l’isola di Arbe (rab) e la costa dalmata, è uno spuntone di roccia alto fino a 230 metri, in mezzo al mare, arido, deserto, e riarso dal sole in estate, e battuto dalla gelida bora d’inverno.
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Qui furono deportati oltre 30.000 prigionieri politici, dei quali circa 4.000 morirono a causa dei trattamenti disumani subiti, delle torture, o per suicidio.
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“Meglio un mese a Dachau che un’ora a Goli, dichiarò l’italiano Mario Bontempo, che era stato in tutti e due i lager.
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Tratto da : "storia in Network"
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Sull’isola non esisteva un cimitero, per questa ragione è stata avanzata l’ipotesi che i resti mortali dei prigionieri deceduti siano stati gettati in mare o siano stati cremati.
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Ovviamente tutte le zone del campo erano presidiate da torrette di guardia armate con fucili mitragliatori.
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L’esistenza di un gulag sull’isola era mascherata facendo credere all’opinione pubblica che su Goli Otok era stato installato un complesso statale per l’estrazione del marmo.
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LAGER di LISSA (Isola di Vis)
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E' un'isola croata dell'Adriatico situata al largo di Spalato, a circa 50 km dalla costa dalmata.
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Tratto da : KataWeb Blog
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Dopo la seconda guerra mondiale l’isola entro’ a fare parte della Iugoslavia comunista di Tito col nome “Vis” e da allora fu irreversibilmente croatizzata.
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L'isola fu completamente militarizzata fino al 1989, quando fu riaperta al turismo.
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Ora appartiene alla Repubblica di Croazia.
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Inoltre va ricordato che nell'isola dal 1944 vi era un famoso campo di concentramento titino.
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Questo campo di concentramento divenne tristemente noto per i massacri di soldati italiani, avvenuti dopo l'otto settembre 1943.
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Infatti furono oltre 50 mila i nostri connazionali deportati nei campi di concentramento dei partigiani rossi dell’ex Jugoslavia.
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I sopravvissuti ai terribili stermini nazisti giurano che quelli titini furono addirittura peggiori.
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Solo nel 1943/44, nell'isola di Lissa, furono fucilati e poi buttati in mare 1800 soldati del nostro esercito, scrive Costantino Di Sante nel suo "Nei campi di Tito. Soldati, deportati e prigionieri di guerra italiani in Jugoslavia (1941-1945)"; Editoriale Ombre Corte; Verona, 2007.
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Secondo Di Sante i massacri dei Militari e civili italiani prigionieri nei lager della Jugoslavia, sono un pezzo di storia da raccontare per far luce su una delle conseguenze più tragicamente dimenticate del Secondo conflitto mondiale.
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Tratto da :  “Ombrecorte. It”
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L'artigliere Sebastiano Zappulla era a Ragusa (l'attuale Dubrovnik) con la divisione Messina :
dopo l'8 settembre venne internato dai tedeschi a Sarajevo ;
evaso, si unì ai partigiani anti-nazisti.
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Rimasto ferito, venne ricoverato a Lissa :
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«I partigiani si sforzavano di ignorare che io ed i miei compagni avevamo combattuto per la stessa causa ed eravamo pure stati feriti.
Essi ci chiamavano fascisti solo perché eravamo italiani.
Ci facevano lavorare come cani, non avevano riguardo delle nostre condizioni di salute».
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Dall'isola di Lissa lo Stato maggiore della marina l'8 gennaio 1945 inviò al ministero degli Esteri un rapporto drammatico :
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«Dal 10 novembre al 20 dicembre si calcola siano stati fucilati circa 1800 soldati, buttando i cadaveri in mare.
Le esecuzioni in massa avvengono a Biševo».
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Di Sante scandaglia anche le vicende del lungo impasse diplomatico consumatosi tra Italia e Jugoslavia circa lo scambio di prigionieri :
una vicenda in cui l'ideologia comunista ebbe una parte notevole.
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Il Partito di Togliatti cercò in tutti i modi di accaparrarsi il favore degli internati italiani in Jugoslavia, organizzando spedizioni apposite di indottrinamento ideologico.
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Un esempio ?
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Il commissario politico Piero Mirandola fu inviato a Dubrovnik dal Partito nonostante i capi militari avessero cercato di bandire ogni attività politica dal campo di internamento.
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Danilo Dolfi, altro esponente Pci in Jugoslavia, scrisse al “Migliore” :
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«La situazione degli italiani è critica, ci sono ancora 30 mila italiani sparsi in tutta la Jugoslavia che soffrono, occorre che non se ne faccia 30 mila anticomunisti».
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E successivamente il parlamentare Pci Ugo Giovacchini, inviato da De Gasperi a visionare la condizione degli italiani detenuti da Tito, cercò di minimizzare le reale, drammatica situazione.
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Intanto il leader iugoslavo chiedeva a Roma che la commissione italiana sullo spinoso dossier degli internati fosse composta da «buoni democratici» (ergo, filo-comunisti).
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Anzi, riferisce Di Sante, per poter rimpatriare in Italia bisognava o essere «affetti da malattie» oppure avere «la documentazione di appartenenza al partito comunista».
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Fu l'Alto Commissariato per i prigionieri di guerra, in una relazione del luglio '45, a riconoscere che « le Autorità iugoslave trattenevano arbitrariamente nel loro territorio » 40 mila italiani come « ostaggi » per aver più garanzie sulle proprie rivendicazioni verso Roma.
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LAGER di MARIBOR
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Maribor è una città della Slovenia, sul fiume Drava, sede di un campo di concentramento al confine con l’Ungheria.
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Nel 1999 furono scoperti nella foresta di Tezno (nell’area di Maribor, a 120 km da Lubiana) i resti di 1.179 vittime del comunismo titino, occultati in una profonda cavità del terreno.
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Successivamente, nel 2007, furono fatti dei sondaggi che dimostrarono che l’intera cavità lunga 930 metri era piena di cadaveri.
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Le stime degli esperti parlano di circa 15 mila vittime gettate in questo “buco”.
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Fino alla dissoluzione della ex Jugoslavia le autorità comuniste si sono sempre rifiutate di riconoscere questi crimini, e per quasi cinquant’anni l’opinione pubblica è stata tenuta all’oscuro.
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LAGER di NIS
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Nis, talvolta italianizzata in Nissa è una città Serba tra le più antiche dei Balcani.
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Tratto da : La gioia violata. Crimini contro gli italiani 1940-1946”, Federica Fasanotti  -  Ares 2006
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Altre testimonianze sui campi di concentramento in Serbia, soprattutto quello di Nis, sono drammatiche soprattutto se si pensa che risalgono al giugno del 1945 :
i soldati italiani venivano regolarmente malmenati, insultati e derisi ;
gli schiaffi, i calci e le bastonate, il carcere erano all'ordine del giorno.
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La pulizia delle baracche non esisteva :
i circa 660 prigionieri di guerra erano scalzi, nudi e malnutriti :
forse perchè non c'erano porte, né finestre né coperte e tanto meno paglia per riposare.
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Alcuni rimasero in quel campo per due anni, senza alcun tipo di vestito :
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"Ciò che ho passato nei lager tedeschi non è niente in confronto al trattamento ricevuto dai liberatori jugoslavi, botte sempre, nessuna assistenza :

se sei malato devi morire...
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Ci fecero la visita vestiario, spogliandoci di ciò che avevamo di buono, lasciandoci in mutandine.
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Questo è successo l'anno scorso ad ottobre, prima dell'inverno.
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Ci troviamo in mano a delle persone ignoranti, a dei banditi".
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LAGER di OSSEH
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Situato vicino a Belgrado,  è  un altro dei tanti campi di concentramento sfuggiti alla ribalta mediatica, rispetto agli arci noti campi tedeschi, ma non meno letali e terribili per i detenuti.
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Gli internati italiani in questi lager subirono atroci torture e sofferenze che ancora oggi gridano vendetta.
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LAGER di PRESTRANE
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Oggi denominato Prestranek, è una frazione del comune di Postumia, in Slovenia.
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Tratto da : “Pubblicazione degli archivi di Stato. Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintroni (1939-1947)”
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Di alcuni campi, nel 1946, come quelli di Postumia, Vipacco, Villa del Nevoso, Planina (Postumia), Prestane o Prestrane, dove probabilmente vennero concentrati i militari e i civili catturati dopo la fine delle ostilità nel Goriziano, nel Triestino e in Istria, non c’è più traccia alcuna tra le carte superstiti della Sezione prigionieri italiani di Belgrado né vi è rimasta traccia presso gli archivi dell’Armata di liberazione jugoslava.
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Il fatto che risultino cancellati dalla memoria storica in Jugoslavia e che fino al 1997 siano stati “secretati” in Italia per opportunismo politico fa sì che forse non si potrà mai sapere nulla di quanti in quei campi, 55 anni oro sono, morirono.
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LAGER di SAN VITO di LUBIANA
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A San Vito di Lubiana l’ex manicomio venne adibito a Lager e a Lazzaretto in cui depositare coloro che erano in stato tale di denutrizione da essere considerati moribondi, oltre ai detenuti politici.
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Il lager era gestito dall’OZNA, la famigerata Polizia politica di Tito che usava la repressione e il terrore come “modus operandi”.
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Nessuno tornava da quel luogo.
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I comunisti titini uccisero circa 2.200 fra civili e domobranzi anticomunisti seppellendoli in fosse comuni.
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Tratto da :FOIBE” ,  di Gianni Oliva  -  Edito da Mondadori
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Il campo manca di ogni forma di organizzazione :
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Non esisteva un registro con i nomi dei presenti nel campo, nessuno veniva chiamato fuori per un processo, un’istruttoria.
Mai il comandante o il suo vice sollevavano o contestavano ai prigionieri problemi di natura politica o nazionale”.
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Tratto da  : “Foibe” , di Raoul Pupo, Roberto Spazzali  -  Edito da Mondadori
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Le pene per atti di indisciplina o altro (a giudizio delle guardie) consistevano nel crudele sistema della “crocifissione”.
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Il prigioniero veniva appeso legato per le braccia dietro la schiena a un palo e lasciato così anche per ore, subendo la slogatura degli arti o peggio.
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G. Riscontrò almeno 5-6 casi di questa tortura.
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Alla distribuzione del “rancio”, alcuni di questi torturati tenevano il manico della gavetta coi denti, avendo le braccia inutilizzabili.
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LAGER di SKOFJA LOKA
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Skofja Loka è un comune sloveno, a circa una ventina di chilometri a Nord Ovest dalla capitale Lubiana.
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Il castello di Skofja, dopo  il mese di maggio 1945 fu adibito a luogo di detenzione per prigionieri di guerra.
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Nel territorio circostante furono trovate ben sette fosse comuni in cui i comunisti di Tito seppellirono le vittime della loro ferocia, prigionieri di guerra, civili sloveni, Domobranci anticomunisti.
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Tratto da : pocobello.blogspot.it
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Il sopravvissuto Alberto Guarnaschelli testimoniò quanto segue :
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"Nel 1945 fui trasferito all'ospedale di Skofja Loka.
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Ero in gravissime condizioni, ma dovetti fare egualmente a piedi i tre chilometri che separano la stazione ferroviaria dall'ospedale.
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... Eravamo 150, ammassati uno accanto all'altro, senza pagliericcio, senza coperte.
Nella stanza ve ne potevano stare, con una certa comodità, 60 o 70.
Dalla stanza non si poteva uscire neppure per fare i bisogni corporali.
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A tale scopo vi era un recipiente di cui tutti si dovevano servire.
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Eravamo affetti da diarrea, con porte e finestre chiuse.
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Ogni notte ne morivano due, tre, quattro.
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Ricordo che nella mia stanza in tre giorni ne morirono 25.
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Morivano e nessuno se ne accorgeva ... "
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LAGER di SREMSKA MITROVICA
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Sremska Mitrovica, anticamente denominata Sirmio, è ubicata nella provincia autonoma dell'odierna Vojvodina, in Serbia.
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Tratto da : Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947)
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Sappiamo con certezza che fino al febbraio del 1962 c’erano ancora, ufficialmente, 36 italiani nel carcere di Sremska Mitrovica.
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Alcuni di essi  --  scriveva l’ambasciatore italiano a Belgrado  -  vi sono reclusi per reati politici”.
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Non sappiamo chi fossero e non sappiamo nemmeno di quali reati politici fossero colpevoli.
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Forse erano cominformisti del 1948, forse fascisti del 1945, forse solo italiani e basta.
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Avevano fame e vivevano, sempre stando al nostro diplomatico, “in stato di grave prostrazione”.
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Il Governo italiano autorizzò la Croce Rossa di Roma ad inviare loro ogni anno un pacco di viveri e indumenti a partire dal marzo 1957.
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Prima d’allora nessuno ne conosceva l’esistenza.
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I prigionieri italiani che risultavano presenti a Sremska Mitrovica nel 1947 dopo gli ultimi rimpatri, erano in tutto sette, ma ciò non significa che altri smistamenti, dopo tale data, abbiano avuto luogo tra le diverse località di raccolta.
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LAGER di STARA GRADISCA
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Stara Gradisca è un comune della Croazia, nella regione di Brod e Posavina.
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Tratto da :  “I vinti non dimenticano. I crimini ignorati della nostra guerra civile” , di Giampaolo Pansa  -  Edizione BUR
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… nella Jugoslavia di Tito, Sremska Mitrovica era un posto infernale, identico al penitenziario di Stara Gradisca, in Slavonia, una regione della Croazia situata tra i corsi inferiori di due fiumi, la Drava e la Sava.
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Il carcere di Stara Gradisca stava in una fortezza eretta nel 1750, ai tempi di Maria Teresa d’Asburgo, come avamposto contro le truppe musulmane.
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[…] Dopo la fine della guerra, i comunisti di Tito ci rinchiusero molti italiani dell’Istria, del Quarnaro e della Dalmazia, considerati fascisti o semplicemente ostili al nuovo regime del maresciallo.
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[…] Nell’inverno fra il 1946 e il 1947, a Stara Gradisca furono rinchiusi anche 200 sacerdoti cattolici che avevano da scontare fra i quindici e i venti anni di detenzione.
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LAGER di SVETI GRGUR  (Isola di San Gregorio)
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San Gregorio è un’isola della Croazia oggi disabitata, appartenente all’arcipelago delle Isole Quarnerine insieme a Goli Otok.
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Durante la seconda guerra mondiale fu usata come campo di concentramento inizialmente destinato a prigionieri ambosessi delle forze armate italiane.
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In seguito vi furono deportati  anche i comunisti dissidenti, oppositori di Tito e, nel 1950, divenne un penitenziario per i prigionieri di sesso femminile fino al 1988.
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Oggi sono ancora visibili i resti del campo di concentramento femminile e qualche decina di casematte militari.
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Oggi l’isola è dotata di una struttura alberghiera per l’accoglienza turistica.
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Ricordiamo che i gulag di Tito hanno prodotto 545 mila vittime, che diventano oltre 1 milione se comprendiamo la guerra partigiana.
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Tratto da : “Il blog di Massimo Gugnoni” 
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Di fronte all’isola maledetta sorge l’isolotto di San Gregorio ( Sveti Grgur ), succursale del campo di Goli e gulag femminile fino al 1956, anno in cui è stata abbandonata.
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Anch’essa è deserta, coi miseri resti delle baracche ormai distrutte dal tempo e i tanti bunker in cemento armato disseminati tutt’attorno all’isola per evitare fughe.
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Pochissime donne lì rinchiuse tornarono ad una vita normale dopo la prigionia.
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Ancor oggi i reduci, tranne rare eccezioni, preferiscono il silenzio.
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Molti di loro o i loro discendenti vivono tutt’ora in estrema povertà.
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Nessun responsabile delle atrocità di Goli Otok è stato perseguito dalla legge per i crimini commessi, come d’altronde non sono noti atti di umanità tra le guardie del campo e i prigionieri.
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Gran parte dei documenti sono stati distrutti e non si conosce nemmeno quanti prigionieri vi furono deportati e quanti vi morirono.
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Ci sono solo ipotesi di numeri, a migliaia, ai quali bisogna aggiungere gli uomini spirati durante i trasporti sull’isola, i suicidi avvenuti dopo la liberazione e i malanni, conseguenza dei maltrattamenti, che condussero alla morte negli anni successivi.
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Nessuno conosce la data di morte delle vittime, nessuno sa dove siano sepolte.
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Per quelli che morivano negli anni successivi, da uomini “liberi”, era perfino difficile trovare qualcuno che portasse la bara al cimitero.
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1964  -  I due criminali comunisti Togliatti e Tito in amichevole colloquio (Foto : Unità)

Molte altre località sono state teatro di deportazioni e di fatti di sangue compiuti dai comunisti slavi sui prigionieri inermi, oltre naturalmente a quelle delle foibe :
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BOR è situata nel nord-est della Serbia centrale.
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Ex lager nazista, fu usato da Tito per la deportazione e lo sfruttamento dei prigionieri.
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I deportati venivano obbligati a lavorare nelle miniere di rame, a 1000 metri sotto terra con pala e piccone, con i piedi nell’acqua, senza scarpe e con un solo straccio per coprire le parti intime.
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Oltre ai prigionieri di etnia italiana, anche circa 900 prigionieri di etnia tedesca furono condannati a lavorare in queste miniere fino alla morte.
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DOL è uno dei vari campi di concentramento allestiti nei pressi di Borovnica, come quello ad esempio, di BREG.
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In quello di Dol venivano internati i prigionieri italiani, che venivano adibiti alla rimozione dei detriti della demolizione di un viadotto, mentre in quello di Breg venivano internati i prigionieri di etnia tedesca, e adibiti allo smontaggio delle parti in ferro.
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KALOVAC
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E' una città del nord est della Croazia.
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Nel lager vi erano circa 17.000 prigionieri, dei quali ne morivano circa 10 al giorno.
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Venivano sepolti in fosse comuni e non esisteva alcun registro dei morti.
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NOVI SAD è una città situata nel nord della Serbia.
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Tratto da : “ombrecorte.it.
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Amerigo Iannucili, universitario napoletano, finito in un campo a Novi Sad :
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«I partigiani di Tito mi menarono insieme ad altri italiani, chiamandoci fascisti e minacciandoci di morte.
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Non esisteva infermeria né alcun senso di umanità :

chi era ammalato moriva perché non curato.
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I partigiani di Tito non rispettano nessuna legge internazionale del prigioniero».
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E la Croce Rossa svizzera relazionò :
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«In Serbia si trovano 4 mila fra ufficiali e soldati italiani.
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Le loro condizioni sono pietose.
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alimentazione insufficiente ;
nessuna forma di assistenza».
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Ma c'è di più :
il sentimento anti-italiano dei combattenti titini colpì anche quei nostri connazionali che dopo l'armistizio del '43 erano passati dalla parte dei partigiani.
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Tratto da : “Storia libera”, di Federica Fasanotti
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[…] Ogni mattina ci conducevano a lavorare alla costruzione di un ponte sul Danubio.
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Il lavoro era molto pesante e accompagnato da pochissimo vitto e da molte bastonate [...]
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Non esisteva infermeria né alcun senso di umanità :
chi era ammalato moriva perché non era curato.
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Spesso si vedevano ammalati che venivano inviati al lavoro e che alla sera venivano portati sulle spalle dai compagni [...]"
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VALJEVO è una città della Serbia centrale a circa 90 km  a sud-ovest da Belgrado.
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Nel campo di concentramento i deportati furono privati di tutto quello che avevano, e obbligati a lavorare, con razioni alimentari scarsissime.
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Venivano condotti, scalzi, a 1.500 metri di altitudine a tagliare legna, senza alcun riparo dalle intemperie e dal freddo.
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Morivano ogni giorno 5 o 6 italiani solo di tifo petecchiale ...
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VILLA del NEVOSO (Slovenia)
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Fu istituito un campo per i deportati della Slovenia, della capienza di circa 50 persone, che si rivelò insufficiente ad accogliere tutti i prigionieri.
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Questo, ed altri campi, e tutti i dati che lo riguardano, compresi quelli dei prigionieri, sono stati cancellati dalla memoria storica in Jugoslavia, mentre in Italia fino al 1997 sono stati secretati per “opportunismo politico”.
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Un ricordo e una preghiera sono d'obbligo per queste vittime dimenticate : morte per il solo fatto di essere italiane !
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Dissenso
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