domenica 4 febbraio 2018

I LAGER CINESI : il LAOGAI di Masanjia


Gli aguzzini del partito comunista cinese lo hanno denominato “Campo di rieducazione attraverso il lavoro” o anche “Scuola dell’ideologia e dell’istruzione della Provincia di Lianoning”.
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In realtà la struttura situata nel Distretto di Yuhong, nella provincia dello Liaoning, rappresenta la continuazione del lager istituito nel 1956 da Mao Tse Tung allo scopo di “rieducare” la dissidenza interna e che oggi continua a “rieducare” i seguaci della pratica spirituale del Falun Gong e i membri delle minoranze religiose come quelli della Chiesa cristiana “sotterranea” e cioè non autorizzata dal regime.
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Rieducare è un termine che piace molto al regime comunista, che lo applica ovunque, con metodi barbari e sanguinari.
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La rieducazione consiste nello sfruttamento continuato della forza lavoro coatta che è imprigionata dal regime nelle centinaia di Laogai cinesi, in pratica dei veri e propri lager camuffati da industrie produttrici di materiali di ogni tipo.
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Grazie a questa mano d’opera gratuita gli aguzzini comunisti invadono i mercati mondiali con manufatti a costo zero e impongono le loro merci nei vari settori merceologici, essendo competitivi proprio grazie ai prezzi bassi.
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Dietro a queste manovre che oramai si trascinano da decine di anni, nell’assoluto silenzio dei governanti europei, preoccupati solo delle loro poltrone e dei loro privilegi, c’è una realtà dagli aspetti tragici quanto devastanti; il dispregio dei diritti umani e la riduzione in schiavitù di esseri umani.
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E’ sufficiente professare una religione per essere arrestati e deportati.
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Nel laogai di Ma Sanjia, prevalentemente femminile, i prigionieri vengono costretti a lavorare oltre 15 ore al giorno e sottoposti a torture con i manganelli elettrici.
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Gli abusi sono all’ordine del giorno e fanno parte del disegno di Legge emanato nel 1999 dal leader cinese Jiang Zemin (Segretario generale del PCC fino al 2002) teso alla soppressione del gruppo spirituale Falun Gong.
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Circa il 90 % dei detenuti è costituto da adepti del Falun Gong, mentre gli altri sventurati rientrano nella categoria dei dissidenti che hanno espresso una qualunque critica al regime comunista.
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Un giornalista cinese, Yuan Ling che scrive per “Rivista della Cina”, ha trascorso circa 5 anni a intervistare gli ex prigionieri del lager di Masanjia ed ha scoperto che il modus operandi abituale degli aguzzini comunisti cinesi è basato sull’uso continuato della violenza.
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I sopravvissuti raccontano i brutali metodi di tortura usati dalle guardie, a causa dei quali molte donne sono rimaste paralizzate.
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Panca della tigre
Uno dei metodi più tristemente “famosi” e brutali è quello denominato “la panca della tigre”.
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La tortura consiste nel tenere per giorni e giorni il prigioniero in una posizione particolare, seduto, con le gambe allungate e la schiena piegata, poi infilato sotto ad un letto su cui saltano le guardie.
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Una sua variante consiste nel farlo sedere su una tavola di legno, con le mani ammanettate dietro la schiena e le gambe legate alla panca stessa, mettendo dei mattoni sotto ai piedi, lasciandolo così per giorni e giorni.
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Panca della tigre
L’uso dei pungoli elettrici è quotidiano, e secondo le testimonianze le guardie sembrano essere molto divertite mentre li usano sul viso delle loro vittime, così come sui genitali, sia degli uomini che delle donne.
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Panca della tigre
Nel 2012 è pervenuta in occidente una testimonianza, sotto forma di un bigliettino scritto parte in cinese e parte in inglese, proveniente da questo abisso di orrore comunista.
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Il biglietto, che è stato trovato a New York all’interno di una borsina per la spesa acquistata nei magazzini Saks, proveniva dal lager di Ma Sanjia, ed era una richiesta di aiuto in cui si leggeva :
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Help! Help! Help! Siamo Trattati come schiavi, maltrattati, e ci costringono a lavorare più di 13 ore al giorno per confezionare queste grandi borse.
La prego mi aiuti.
La ringrazio e mi scuso se l’ho importunata”.
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In precedenza era stata ritrovata anche un’altra lettera, nell’Oregon, nascosta dentro ad un manufatto di Halloween, proveniente anch’esso dal lager comunista di Ma Sanjia.
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Nel testo l’autore chiedeva di far pervenire la lettera alle organizzazioni di difesa dei diritti umani, affermando quanto segue :
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Migliaia di persone che vivono sotto le persecuzioni del governo del partito comunista cinese ti ringrazieranno.

Questo prodotto è stato fabbricato nell’unità 8 del dipartimento 2 del campo di lavoro di Ma Sanjia nello Shanyang.

Le persone qui devono faticare per 15 ore al giorno, senza sabati, domeniche e vacanze.

Anzi, sopportano torture, pestaggi, e gravi ingiurie.

Gli internati sono spesso innocenti e incarcerati solo perché hanno un’opinione diversa da quella del partito comunista”.
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Secondo Peng Daiming, ex vice amministratore del campo di lavoro, il lager ospita fino a 5 mila detenute, che con il loro lavoro producono un guadagno di 100 milioni di yuan all’anno (circa 12 milioni di euro).
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Gentiloni sorride e stringe la mano a Xi Jinping, il sanguinario  criminale comunista cinese

I detenuti vengono nutriti con una sola ed unica porzione giornaliera di verdure e riso,mentre alla domenica è aggiunta la carne.
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Non ci si può esentare dal lavorare, nemmeno se si sta male a causa di una malattia o per le percosse ricevute, anzi in tale caso occorre pagarsi il medico per poter guarire, mentre nel frattempo è necessario produrre le stesse quote di lavoro degli altri detenuti.
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La “rieducazione” consiste quindi in un enorme affare per il Partito comunista cinese, che grazie alla mano d’opera gratuita può esportare merci per milioni e milioni di euro, invadendo i mercati occidentali.
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Si spiega quindi come mai siano proliferati a macchia d’olio e a migliaia i negozi cinesi, che ora sono presenti ovunque, nei centri commerciali, nei mercatini rionali, nelle città e nei Paesi della nostra penisola (e naturalmente in tutta Europa).
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I negozi, o le bancarelle, sono i terminali del lungo braccio del regime comunista cinese, che li usa come destinazione finale per attrarre il consumatore a prezzi stracciati.
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Qui a Bologna c’è un quartiere “cinese” in cui esistono magazzini all’ingrosso che ricevono settimanalmente i rifornimenti dalla Cina.
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Le merci arrivano per mezzo di container o di grossi Tir che scaricano grosse “balle” piene di materiali appena prodotti nei Laogai e che devono essere venduti.
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Questi magazzini (soprattutto vestiario e pelletterie) riforniscono i terminali di vendita predisposti ad arte dal partito comunista cinese, completando il cerchio della macabra economia dell’orrore.
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Parallelamente, i negozi gestiti da italiani chiudono i battenti, impossibilitati a competere con prezzi tanto bassi.
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Questa colossale operazione economica che porta alla Cina miliardi di euro, permette loro di diversificare i settori di espansione, e di volgere lo sguardo alla ristorazione, ai bar, o quant’altro da fagocitare.
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Questo Laogai, così come tutti gli altri, sono parte anche del macabro progetto del partito comunista di commercializzazione di organi umani.
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Ai detenuti che soccombono alle sevizie, infatti, vengono asportati fegato, milza, cornee, pelle, e quant'altro richiesto dal mercato internazionale, sempre avido di "pezzi di ricambio".
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Al Governo non occorre l'assenso di coloro a cui vengono espiantati gli organi, e nemmeno quello dei loro parenti, poiché agisce in totale disprezzo della volontà individuale dei singoli sventurati prigionieri, privati di ogni diritto.
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La Cina è al PRIMO posto mondiale nella classifica di  VENDITA di organi umani !
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Viene da chiedersi se all'occorrenza, in caso di forte richiesta, non si proceda ad accelerare la morte di coloro che devono forzatamente fornire gli organi richiesti ...
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Lager del 2018 …
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Sembra impossibile, ma è tutto vero, e senza che alcun politico italiano o europeo si opponga al bagno di sangue che i comunisti impongono in nome della speculazione finanziaria in atto.
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I nostri politici, come la Boldrini o Matteo Renzi, o il Presidente Mattarella si guardano bene dal contestare alcunchè al regime cinese, ma anzi si affannano a stringere la mano e a conversare amabilmente con i loro rappresentanti.
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Sembra che il calpestare i diritti umani sia solo un passo necessario, una piccola cosa, ed un ancor più piccolo prezzo da pagare, in cambio della benevolenza cinese.
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I patetici burocrati della politica italiana ribadiscono che il mercato cinese è troppo appetibile per le aziende italiane e sorvolano allegramente su tutto ciò.
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La comunità internazionale, Europa in testa (quella di Prodi), ha addirittura deciso nel 2008 di svolgere le Olimpiadi a Pechino !
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Un vero e proprio insulto all’umanità cinese vilipesa e torturata, così come continua ad accadere oggi.
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Il comunismo cinese, forte del silenzio internazionale ha così potuto anche sferrare il suo deciso e feroce attacco al Tibet, distruggendo le pagode buddiste e i simboli della tradizione tibetana, deportando i monaci, torturando, e sostituendo l’etnia popolare con altri ceppi di etnia cinese han.
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Monaco tibetano si immola per la libertà

Tutto ciò grazie anche al potere economico che deriva al comunismo dai laogai, come quello proposto oggi all’attenzione di chi legge : il lager di Ma Sanjia.
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Boicottiamo i prodotti cinesi !
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Opponiamoci allo strapotere comunista che usa i dissidenti come schiavi.
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Diciamo NO al velo di silenzio che la politica ha calato su tutto ciò.
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Rimanere spettatori passivi significa diventare complici !
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Dissenso
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