mercoledì 18 aprile 2018

La perestroika nel PCI

Propongo un articolo tratto da "Il Resto del Carlino" di Bologna, del  18 aprile 2018, dal titolo :
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"Chi sa parli, il coraggio del partigiano.  Addio a Montanari : ruppe l'omertà."
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SCOMPARSO A 91 ANNI IL GAPPISTA CHE AVVIO' LA PERESTROIKA DENTRO IL PCI.
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di Mike Scullin
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REGGIO EMILIA
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Se n'è andato Otello Montanari, il compagno gappista che nel 1990 sconvolse gli equilibri del PCI, provocando  -  con un perentorio "Chi sa parli" sui delitti rossi del dopoguerra in Emilia  -  la perestroika dentro il Partito che poco dopo cambiò nome e classe dirigente.
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Non se li immaginava neppure lui gli effetti del sassolino destinato a diventare valanga, quando consegnò alla redazione reggiana del Resto del Carlino la lettera in cui chiedeva al PCI di togliere finalmente i suoi scheletri dall'armadio.
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Da quel giorno, fino alla morte avvenuta l'altra notte a 91 anni nella sua abitazione dopo una lunga malattia, Otello Montanari ha vissuto da emarginato della sinistra, un mondo  -  il suo, prima  -  che ha dimostrato per l'occasione una memoria da elefante.
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Persino il 25 aprile di un anno fa, l'ex partigiano e deputato del PCI non venne invitato a testimoniare sul palco reggiano della Liberazione, nonostante portasse da sempre i segni degli spari a una gamba in un conflitto a fuoco coi soldati tedeschi lungo la via Emilia, a soli 17 anni, rimanendo claudicante.
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E nonostante fosse rimasto uno degli ultimi a poter raccontare ai giovani cosa era stata la Resistenza.
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Il giorno prima della festa, Montanari annunciò che per protesta si sarebbe seduto su un seggiolino in un angolo della piazza.
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Dichiarò :
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"Hanno chiamato a parlare solo persone che non hanno subìto ferite".
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Non ci andò, perché stava già male di salute.
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Ora che è morto, tutti a Reggio gli rendono omaggio.
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Una camera ardente è stata allestita in Municipio, all'interno del Museo del tricolore che lui per primo, da appassionato di storia e valori patriottici, era riuscito a far realizzare nella città dove la bandiera è nata, il 7 gennaio del 1797, con la fondazione della Repubblica Cispadana.
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Già.  Perché Montanari non si è mai rassegnato a farsi mettere in un cantuccio.
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Destituito dagli incarichi istituzionali e di partito, anche dopo il "Chi sa parli" ha combattuto come un leone la sua battaglia di verità.
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Il suo appello del 1990 produsse anche un risultato travolgente sotto l'aspetto giudiziario, facendo ottenere la revisione dei processi ai partigiani comunisti che erano stati condannati innocenti al posto dei veri colpevoli, appartenenti allo stesso Partito, che si erano ben guardati dall'attribuirsi gli eccidi di preti, ingegneri, sindaci socialisti, capitani dell'esercito.
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Ma Otello non è stato solo il "Chi sa parli" dopo il quale Pajetta, un dirigente storico del PCI, aveva dichiarato :
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"Quel Montanari lì, dopo quello che ha detto, dovrebbe avere paura a girare solo per Reggio".
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Prima, per decenni, era stato uno stimato dirigente locale che aveva fatto un percorso ideologico dallo stalinismo dei Cinquanta fino al riformismo maturato negli Ottanta.
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Famoso a Reggio, l'episodio della "spedizione" voluta dalla federazione reggiana, che inviò Otello a Roma.
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Lui era recalcitrante ma accettò.
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Scopo, far capire a Togliatti che non era il caso continuasse la relazione extraconiugale con Nilde Iotti (che di Otello era stata maestra alle elementari).
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Il Migliore rimandò a casa Montanari invitandolo ad avvertire i compagni :
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"Ho le spalle larghe".
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IL COMMENTO
di Beppe Boni
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LA VERITA' SCOMODA
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Può darsi che indirettamente al "miracolo" di domenica scorsa abbia contribuito anche Otello Montanari, combattente con il mitra in mano durante la guerra civile e con il coraggio di denunciare le atrocità della guerra partigiana a prima repubblica inoltrata.
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Meris, la figlia del partigiano Giuseppe Corghi, comandante del battaglione Frittelli, ha abbracciato e baciato piangendo, la sorella del seminarista Rolando Rivi nella chiesa gremita di gente e dinanzi al vescovo Massimo Camisasca, che ha favorito la riconciliazione.
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Una delle tante ferite del Dopoguerra rimarginata senza il filtro della politica.
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Con la sola umanità.
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Una rilettura morale ancora difficile da certificare oggi in Italia e soprattutto a Reggio Emilia, teatro di feroci vendette dei partigiani rossi.
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E decenni dopo incubatrice delle Brigate rosse.
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Nella contabilità delle uccisioni finirono molte persone che nulla avevano a che fare con il nazifascismo.
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Ci rimisero la pelle anche nove preti, che certo non giurarono fedeltà alla RSI.
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Fino al pronunciamento della frase di Montanari, chi sa parli, la storiografia ufficiale e la chiusura dell'ex PCI hanno sempre impedito di rileggere con maggiore serenità la guerra civile.
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Le atrocità furono abbondanti dalla  parte dei nazifascisti, ma ci furono anche nelle file dei partigiani rossi che continuarono a regolare i conti  fino al 1948.
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La storiografia ufficiale ha sempre fatto una gran fatica a confermare questa verità.
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Otello Montanari, in fondo, fu l'uomo della svolta.
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Raccontò l'odio, la paura, l'utopia, ma anche fatti nuovi che molti conoscevano, coperti da un patto di omertà.
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Le parole del partigiano Otello consentirono di riaprire diversi processi, compreso quello dell'omicidio di don Umberto Pessina.
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"Non ho scritto nulla di nuovo, ho solo messo insieme i pezzi ...", disse all'epoca dello "scandalo" che gli costò l'espulsione dall'Anpi.
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Fu riabilitato nel tempo anche grazie ad esponenti comunisti come Antonello Trombadori o Piero Fassino.
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Negli anni successivi seguì un dibattito storico culturale di rilettura della guerra partigiana a cui ha contribuito con i suoi libri "revisionisti" Gianpaolo Pansa.
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E pure lui, come Otello Montanari, fu insultato.
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La verità non sta mai tutta da una parte e ai vinti, si sa, vengono addebitati tutti i torti.
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Gli ultimi protagonisti di quel periodo di sangue e violenza stanno scomparendo per limiti di età.
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L'onestà del partigiano Otello e il bacio di Meris non cadranno nel nulla.
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Il tempo che verrà, prima o poi, porterà nella storia d'Italia la prima notte di quiete.
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Dagli articoli appena presentati si evince la chiara volontà dell'apparato comunista di stravolgere le realtà storiche in cui era coinvolto.
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Per decenni, appoggiati e finanziati da Mosca, i comunisti e i partigiani della falce e martello italiani, si sono appropriati con arroganza ed estrema violenza, di ogni forma di verità trasformandola in mistificazione e disinformazione.
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Molti di loro erano assassini feroci, e si sono arricchiti sul sangue delle loro vittime, spesso spogliate di ogni loro avere.
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Non c'è giustificazione alcuna che possa giustificare né l'odio assurdo e intenso dimostrato da queste belve sanguinarie, né per coloro che, sedendo sugli scranni parlamentari, ne coprirono le gesta.
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Il 25 aprile, non dovremmo festeggiare, ma piangere le vittime dimenticate che gli assassini hanno prodotto, e incominciare a pensare (non è mai troppo tardi) di togliere dalle nostre vie e piazze i nomi di criminali come Palmiro Togliatti, Stalin e Lenin a cui queste sono intitolate.
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Il 25 aprile non dev'essere la ricorrenza che tanto piaceva alla ex Presidente della Camera Laura Boldrini, sempre pronta ad inneggiare ai partigiani, ma anzi quella di chi, come me, condanna gli assassini comunisti e la loro sete di sangue.

Dissenso
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