venerdì 30 marzo 2018

La dittatura di PUTIN


E’ di questi giorni la notizia, apparsa su tutti i giornali, che il nuovo zar di Russia, Vladimir Putin è stato rieletto alla guida della Nazione.
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Quello che i media non dicono però è che le elezioni sono state palesemente falsate da una serie di fatti e di circostanze che hanno prodotto tale risultato.
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Uno fra tutti riguarda la censura che il regime di Putin ha applicato su chiunque avesse dimostrato in precedenza elementi di dissidenza verso il suo operato, in modo che i blog e i siti dell’opposizione venissero chiusi e tolti di mezzo.
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La competizione per il potere non si è però fermata qui.
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Da parte dello zar si riscontra, da parecchi anni, il ricorso ad una violenza cieca e risoluta verso coloro che denunciano e smascherano, o tentano di farlo, le sue attività preferite, quali l’assolutismo, la brama di potere, la collusione con i gruppi mafiosi che detengono il potere economico, e il suo progetto di Eurasiatismo.
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I suoi piani espansionistici sono sotto gli occhi di tutti, a partire dalla tragedia consumatasi in Cecenia, rasa al suolo e distrutta dai militari russi, con crimini efferati e quotidiani contro la popolazione, come stupri e torture, assassinii e deportazioni, fino alla conquista totale del territorio.
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I carri armati russi sono presenti anche in Ucraina e in Georgia poiché Putin ha messo gli occhi su queste Nazioni sovrane, incurante della comunità internazionale e del loro biasimo.
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Come non ricordare che la sua ferocia si è spesso focalizzata verso giornalisti e scrittori, come ad esempio Anna Politkovskaja, Anastasja Baburova, Stanislav Markelov, e Natalia Estemirova ?
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Questi martiri dei nostri giorni hanno combattuto lealmente contro Putin e la sua arroganza, semplicemente raccontando le cronache quotidiane sui loro giornali  o libri, ottenendo però, in cambio, una sentenza di morte.
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Vorrei ricordare l’estremo sacrificio della giornalista Natalia Estemirova, sopra citata,  avvenuto il 15 luglio 2009, per mano dei sicari prezzolati di Putin.
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(Natalia Estemirova  -  28/02/1958, Oblast’ di Sverdlovsk, Russia  -  15/07/2009, Inguscezia, Russia)
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La giornalista, che scriveva e lavorava per “Memorial”, una ONG russa che si batte per la difesa dei diritti umani, fu rapita a Grozny (Cecenia), poco dopo essere uscita da casa sua.
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Il suo corpo fu ritrovato a distanza di qualche ora in un bosco, vicino alla città di Nazran, nelle vicina Inguscezia, con due fori di pallottola alla testa, come in una esecuzione.
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Al momento della sua uccisione la giornalista divenne, suo malgrado, la ventunesima vittima (tra i giornalisti) dal 2000 al giorno della sua morte nel 2009.
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I suoi articoli raccontavano, oltre ad omicidi come questo, anche delle torture e degli abusi commessi in Cecenia dalle squadracce russe, delle loro esecuzioni sommarie, degli stupri, e dei diritti delle persone che venivano calpestati quotidianamente.
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La sua attività le valse una serie di riconoscimenti a livello internazionale :
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nel 2004 le fu assegnato il “Right Livelihood”, il cosiddetto Nobel alternativo assegnato da Parlamento svedese ;
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nel 2005 il Parlamento Europeo le riconobbe la “Medaglia Robert Schuman” ;
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nel 2007 ricevette il premio Anna Politkovskaja, nella sua prima edizione, dedicato alle donne che operano e si distinguono in difesa dei diritti umani nelle zone di guerra.
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Putin è un personaggio molto pericoloso, spietato e dittatoriale, e accentra sempre più potere nelle sue mani,  proprio come ha fatto il leader cinese Xi Jinping, che si è autoproclamato leader massimo a vita.
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Possiamo quindi affermare, senza tema di smentita, che l’ascesa di Putin trova sostentamento in un vero e proprio bagno di sangue sulla pelle di intere popolazioni, di dissidenti che si opponevano ai suoi dictat e di giornalisti che raccontavano al mondo le sue atrocità.
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Appare quanto meno singolare che parte del popolo della destra in Europa guardi a lui come punto di riferimento, identificandolo come nazionalista difensore dei valori identitari del proprio Popolo.
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Le vittime sopra citate sono solo alcune delle innumerevoli persone uccise da Putin, in una lunga lista insanguinata a cui appartiene, come ultimo in ordine cronologico, anche Sergej Skripal, assassinato con il gas nervino in territorio britannico.
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Putin non è nuovo a questo genere di omicidio.
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Ne è un esempio, oltre che una prova tangibile, l’assassinio premeditato di Aleksandr Litvinenko, ex agente dei servizi segreti russi, poi divenuto dissidente, che venne eliminato per mezzo di avvelenamento da radiazione con il polonio-210, a Londra.
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Molti ricorderanno che Litvinenko accusò Putin, prima di morire, di essere il mandante del suo avvelenamento, oltre che dell’assassinio della giornalista  Anna Politkovskaja.
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Il KGB, ora denominato FSB, è il famigerato apparato dei servizi segreti sovietici staliniani, a cui apparteneva Putin in qualità di tenente colonnello, ed è il filo conduttore della lunga catena di omicidi e di stragi.
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Tutte le nefandezze compiute dai criminali politici sovietici in nome del comunismo (Stalin, Ezov, Berja, Jagoda, solo per citarne alcuni) sono state ralizzate con la complicità e la partecipazione attiva del KGB, i cui uomini sono gli stessi che attuavano le politiche repressive anche nella Germania Est, sparando su chiunque tentasse di fuggire dal regime comunista.
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Putin era (ed è rimasto) uno di questi fanatici assassini, con il grado di tenente colonnello, dal 1975 al 1991.
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Oggi Putin, con il suo progetto di unione Eurasiatica, presentato e delineato sulle pagine del quotidiano Izvestija fin dal 4 ottobre 2011, vorrebbe fagocitare in chiave espansionistica tutti i territori adiacenti la Russia, comprendendo anche l’Europa, come “protettorato”.
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Quando era vicesindaco di San Pietroburgo, Putin aveva forti legami con la malavita locale e le cosche mafiose, come la famigerata Banda di Tambov, dedita al controllo dei traffici di droga in tutta l’Asia centrale, al riciclaggio di denaro, e attiva nel racket delle estorsioni.
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Il KGB, di cui Putin faceva parte, deteneva il vero potere nella Russia post sovietica, ed era il mezzo attraverso cui i politici tenevano a bada le mafie, controllandole e gestendole, in un mondo in cui “legalità” e “democrazia” erano parole prive di significato.
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Il KGB manipola ancora oggi, mutato in FSB, i flussi finanziari dell’intera Russia, interpretando il ruolo di controllore delle varie componenti sociali : l’Amministrazione pubblica, la criminalità, l’economia, la politica e la finanza.
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Questa chiave di lettura ci permette di capire come si possano essere fusi insieme i servizi segreti e la struttura produttiva post-sovietica.
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Le aziende vengono fagocitate dalla rete del KGB, che segue uno schema preordinato.
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Una qualsiasi nuova azienda viene prima contatta dal racket che chiede una tangente o comunque tenta di estrocere denaro, e poi successivamente interviene il KGB (oggi FSB) che si offre di aiutare l’azienda in difficoltà.
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Da questo momento l’azienda cessa di vivere di vita autonoma e, nel caso che l’attività della Ditta stessa interessi particolarmente i Servizi, questa riceve forti spinte verso lo sviluppo economico ed entra nel meccanismo già consolidato dal KGB per essere fagocitata.
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Vengono inseriti agenti al suo interno e si procede ad alimentare l’ingranaggio delle tangenti, della corruzione e del malaffare, in un crescendo che coinvolge, accomunandole,  le attività produttive dell’intera Nazione.
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La rete di amicizie di Putin è costellata di personaggi ambigui e legati al mondo della malavita, come ad esempio l’avvocato Rudolph Ritter, amministratore di una Join-venture dedita al riciclaggio di soldi sporchi, oppure come il suo successore Vladimir Smirnov.
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I gruppi criminali che fanno parte dell’entourage di Putin partecipano, grazie a lui, ai processi di privatizzazione dell'apparato statale, lucrando profitti altissimi.
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Le organizzazioni malavitose si accaparrano licenze e permessi che permettono loro di incrementare a dismisura un già enorme e sconfinato potere.
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Le attività della mafia di Putin si sono poi ramificate anche all’estero, estendosi in Spagna, in Germania, e negli Stati Uniti.
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L’attacco compiuto dai sicari del nuovo Zar, a colpi di gas nervino in territorio inglese, ha finalmente scatenato una reazione contro lo strapotere e l’arroganza di chi, finora, non ha mai tenuto in alcun conto i dirittim umani delle persone : Vladimir Putin.
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In risposta all’avvelenamento della ex spia del KGB Sergej Skripal e di sua figlia la Gran Bretagna ha deciso di espellere in massa i diplomatici russi da alcune sedi, seguita da altri 14 Stati membri della Unione Europea, dall’Ucraina e dagli Stati Uniti.
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Anche dall’Italia sono stati espulsi due funzionari dell’Ambasciata russa, ma per questa decisione si è subito dichiarato contrario il leader della Lega Matteo Salvini, che da sempre è paradossalmente affascinato dalla figura di Putin.
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Non basta a Matteo Salvini che le vittime dello Zar si contino oramai a migliaia, e che l’espansione militare russa abbia causato sangue e morti, soprattutto fra civili innocenti, fra giornalisti e oppositori politici.
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Non è sufficiente la lunga scia di sangue provocata dall’assolutismo dell’ex colonnello del KGB perché il leader leghista italiano prenda le distanze da Putin e dalla sua cricca criminale.
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Il territorio dell'Eurasiatismo di Putin
Come è possibile che il rappresentante di una larga parte dell’elettorato del popolo della destra in Italia si prostri idealmente al modus operandi di Putin ?
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Come è possibile che Putin eserciti un fascino ammaliatore verso Matteo Salvini e che da questi sia considerato addirittura un esempio da seguire ?
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Forse la spiegazione è da ricercare nel fatto che fin dal 1945 la Russia opera quotidianamente una incessante e capillare propaganda disinformativa, che canalizza e indirizza le coscienze verso stereotipi preconfezionati.
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Fin dalla costituzione dei cosiddetti “partigiani della pace” voluti da Stalin, la Russia ha tentato di condizionare, spesso riuscendovi, intere generazioni in ogni parte del mondo, proponendo la tesi che l’America fosse il diavolo da combattere insieme a Israele, accomunando queste due Nazioni come interpreti di un imperialismo deleterio e pernicioso, da abbattere come nemico della Pace.
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In realtà, mentre le associazioni pacifiste occidentali sapientemente guidate dal Partito comunista e dai sindacati delle sinistre, collusi con il potere sovietico, attaccavano violentemente ogni forma di americanismo, proclamando la difesa della Pace e dei diritti umani,  per contro la patria del comunismo si dedicava ad armarsi ed a calpestare proprio i diritti umani di chiunque manifestasse una propria forma di dissenso.
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In questo ruolo è stato determinante nel dopoguerra l’attività dei partiti comunisti europei, al soldo di Mosca, che per decenni ha alimentato cospicui flussi di denaro verso di loro, come spiegato nel ibro di Valerio Riva “L’oro di Mosca”.
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Oggi, sono cambiati gli attori e i nomi dei protagonisti, metamorfizzati dal corso della Storia, ma l’essenza che era all’origine di tutto ciò è rimasta invariata.
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L’Occidente, e le persone come Matteo Salvini continuano a lasciarsi influenzare da propagande di regime paradossali, e ad idealizzare falsi miti come Vladimir Putin, elevandoli dal ruolo di criminale post comunista a quello di leader nazionalista.
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I valori e gli ideali della destra non sono certo questi, e se Matteo Salvini continuerà su questa strada perderà i consensi che si è meritatamente guadagnato con altre più giuste battaglie in nome del Popolo italiano.
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Mi auguro che Matteo Salvini possa uscire dal tunnel pseudo ideologico in cui si sta cacciando e dalla ragnatela di menzogne in cui Putin lo ha invischiato.
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Personalmente ribadisco il concetto che il nuovo Zar è, e rimane, un criminale da combattere e ostacolare, così come hanno finalmente iniziato a fare Trump e suoi alleati inglesi, così come l’Europa, e non solo.
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Quello di Putin NON è mero nazionalismo, che piace tanto a Salvini (e anche a me), ma una versione malata dello stesso, contagiato da mire espansionistiche sulla pelle di popoli sovrani e indipendenti.
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Non è nazionalismo nemmeno quello di Assad, grande amico di Putin, ma becera tirannia, sulla pelle del popolo siriano, stremato dai bombardamenti del dittatore e del suo amico russo.
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Il sangue di migliaia di vittime, versato per queste politiche che mirano tutte all’Eurasiatismo, grida vendetta, e non compiacenza …
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Dissenso
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