domenica 6 maggio 2018

QUEL CHE RESTA DI MARX

Tratto da un articolo de "Il Resto del Carlino" di Bologna, a firma di Francesco Perfetti, del 5 maggio 2018.
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Duecento anni fa nasceva il filosofo che più di ogni altro ha segnato il Novecento.
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Ma le rivoluzioni e i regimi ispirati al suo pensiero non hanno regalato il "paradiso sulla terra".
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Verso la metà degli anni cinquanta Indro Montanelli pubblicò un libello corrosivo dal titolo "Mio marito, Carlo Marx" nel quale immaginava che la moglie del filosofo, Jenny von Westphalen, raccontasse la genesi del primo libro di "Il Capitale".
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Il ritratto del padre del comunismo, quale emerge dal brioso e dissacratorio pamphlet, è devastante.
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Da quelle pagine scoppiettanti di ironia vien fuori un individuo egocentrico e rancoroso, un inetto costretto a vivere della generosità di Engels, un piccolo borghese pieno di complessi nei confronti della moglie blasonata, un economista fallito in cerca di rivalsa, un politico mosso dall'invidia sociale.
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L'immagine di questo Marx in pantofole, tutt'altro che simpatico e sempre sull'orlo di una crisi di nervi, non corrisponde a quella ufficiale e santificata dai suoi seguaci, ma è in fondo, al netto della rielaborazione letteraria, più veritiera.
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E vale la pena di rammentarla, come un antidoto a tante prevedibili e retoriche esaltazioni, nel giorno in cui se ne ricorda il bicentenario della nascita.
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Un discorso su Marx e il marxismo, oggi, deve muoversi lungo due direttrici.
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La prima è quella relativa al suo pensiero.
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La seconda riguarda le realizzazioni della dottrina politica che di quel pensiero è la conseguenza.
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Un bel saggio, appena uscito, di Giuseppe Bedeschi, "Il marxismo dopo Marx" (Castelvecchi Editore), spiega bene, con una prosa cristallina, come la dottrina originaria di Marx, consegnata a tanti suoi lavori, presenti "diverse incongruenze, contraddizioni, lacune che la inficiano gravemente" e che, sotto un certo profilo, danno conto del fatto che essa abbia potuto generare tante forme di marxismo teorico e abbia potuto ispirare tanti tipi di regimi politici, da quello della Russia sovietica a quello cinese, da quello cubano a quello coreano.
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A guardar bene, però, c'è un tratto comune in essi, il carattere di "religione secolare".
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Sempre e ovunque, infatti, il comunismo, cioè il marxismo realizzato, si è presentato come surrogato delle religioni tradizionali trascendenti promettendo un "Paradiso in terra".
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Giunto al potere in Russia nel 1917, il comunismo rappresentò una sconvolgente novità.
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Per la prima volta, infatti, una filosofia  -  anzi una "filosofia della prassi", il marxismo-leninismo, cioè Marx attraverso Lenin  -  si tradusse in istituzioni e sviluppò la vocazione espansionistica propria di tutti i movimenti rivoluzionari.
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Innestò sul terreno della concretezza politica una grande illusione, circonfusa da quello che Francois Furet ha definito in uno splendido volume, "Il passato di un'illusione" (Mondadori), "l'universale fascino dell'ottobre".
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Costrinse, così, tutti, a cominciare dalle democrazie liberali, a misurarvisi o comunque confrontarvisi.
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Fu in questo senso che un filosofo cattolico, interessato allo studio del marxismo, Augusto Del Noce, potè parlare della storia contemporanea come di "storia filosofica", riferendosi a una filosofia, quella appunto di Marx, che si era "inverata" in istituzioni politiche e aveva finito per condizionare gli eventi.
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Il crollo del muro di Berlino e la caduta dei regimi comunisti nell'Europa orientale sembrarono mettere la parola fine sulla illusione comunista.
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Anche perché, dal punto di vista speculativo, la stessa filosofia  di Marx era stata fatta oggetto, da tempo, di critiche che ne avevano dimostrato la debolezza teoretica.
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Ma non fu così.
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In altre parti del globo regimi di tipo comunista continuano a sopravvivere.
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Con tutto quel che ne consegue.
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E questa, purtroppo, è l'eredità lasciata dal pensiero utopistico del piccolo borghese complessato, rancoroso e invidioso raccontato da Montanelli.
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Francesco Perfetti
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Questo articolo di Perfetti ci dà una chiara indicazione sul carattere ambiguo e invasivo del comunismo e di tutte le sue variazioni e aberrazioni, ma non punta il dito, specificamente, sugli effetti che tale "filosofia" ha prodotto in tutto il mondo.
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Il marxismo si basa essenzialmente sull'uso della forza e della violenza, per imporsi contro la borghesia e il capitalismo, insistendo sulla necessità di distruggere senza pietà i cosiddetti "nemici di classe".
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Seguendo queste indicazioni i dittatori comunisti hanno compiuto stragi epocali, deportazioni, genocidi, torture, e mutilazioni, con modus operandi improntati ad una ferocia tale da coniarne lo stereotipo di riferimento proprio col comunismo stesso, universalizzando la simbiosi comunismo-sangue, marxismo-violenza, e dichiarando, di fatto, tale cosiddetta "filosofia" come Male assoluto .
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Il comunismo russo in particolare, si è accanito in particolare contro l'intera popolazione, attuando stragi e deportazioni sia su base etnica che sociale, o religiosa, instaurando un vero e proprio sistema sociale basato sul terrore.
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Terrore e sangue, desunti dagli insegnamenti di Marx, che ne auspicava l'uso e ne indicava le modalità nei suoi scritti, così come la Storia oggi ci insegna.
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Una storia che per troppo tempo ci è stata tenuta nascosta, e che, anzi, ci ha presentato Marx come un grande filosofo, affascinando folle proletarie che in lui vedevano un idolo di riferimento, senza sapere a quale carico di morte e di nefandezze potessero condurre i suoi cosiddetti insegnamenti.
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Purtroppo ancora oggi Marx ha ancora un seguito, anche in Italia, dove una minoranza di facinorosi, come quelli dei "centri sociali" , ricorre alla violenza e alla distruzione per sopraffare gli avversari politici.
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Questi delinquenti "marxisti" sono in realtà i pupilli di quella sinistra metamorfizzata che, fino a pochi anni fa, si esaltava sventolando bandiere con la falce e il martello, oppure cantando "Bella ciao", l'inno dei partigiani comunisti assassini.
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Oggi nel mondo, in ogni Nazione in cui il marxismo è al potere, c'è violenza e dispregio dei diritti umani, proprio come auspicato da Marx per il mantenimento del potere, ed è per questo che i Paesi liberi e democratici dovrebbero prendere posizione energicamente e con decisione.
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Purtroppo ciò non avviene, nemmeno nella "civile" Europa, quella di Prodi e della Merkel, ma anzi i leader dei massimi partiti fanno a gara per scapicollarsi a stringere la mano ai dittatori comunisti, come ad esempio quello cinese.
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Deve essere riconosciuto a livello mondiale e deve essere insegnato nella scuole che Marx è stato uno dei massimi criminali planetari, e che la sua cosiddetta" filosofia" è stata prodromica alle più grandi violenze del secolo scorso.
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Dai primi anni del Novecento, fino all'inizio del secondo millennio si contano ben cento milioni di morti, da scrivere totalmente alla violenza e la tributo di sangue richiesti espressamente da Marx per la vittoria dei cosiddetti proletari.
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Lascio a chi legge una meditazione su tutto ciò, insieme ad una considerazione critica e oggettiva su chi, ancora oggi, si dichiara marxista ...
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Dissenso
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