venerdì 12 ottobre 2018

AMALRIK ANDREJ ALEKSEEVIC

Amalrik nel 1976

Andrej Amalrik (Mosca 1938 - Guadalajara (Spagna) 1980) è stato un narratore, uno storico, e un drammaturgo russo, oltre che un dissidente. 
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Il padre era archeologo e storico, e anche Amalrik si iscrisse alla Facoltà di Storia dell’Università di Mosca, frequentandola a partire dal 1959.
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Nel 1963 fu però espulso a causa delle sue tesi poco ortodosse sul passato della Russia, espresse nella pubblicazione intitolata I Normanni e la Russia di Kiev che venne peraltro diffusa clandestinamente, in cui dava una rappresentazione paradossale della società sovietica.
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In pratica Amalrik  aveva avanzato l’ipotesi che, prima del nono secolo, i greci scandinavi avessero svolto un ruolo determinante nello sviluppo della Russia, ipotesi questa che, secondo il regime, sminuiva il ruolo delle popolazioni slave.
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Per questo motivo e per il fatto che i testi fossero diffusi clandestinamente attraverso lo strumento del samizdat, l’autore fu arrestato nel 1965 e condannato all’esilio interno e al lavoro coatto in Siberia.
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Dopo aver effettuato un breve viaggio a Mosca in occasione della morte di suo padre, Amalrik rientrò in Siberia e si sposò con Gyuzel Makudinova, una artista espressionista tartara, la quale condivise con lui l’esilio che gli era stato imposto.
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L’accusa con cui fu deportato nella regione siberiana di Tomsk fu quella di tenere “una condotta parassitaria”, ma poi il verdetto fu rivisto dalla Corte Suprema dell’Urss e Amalrik venne liberato nel 1966.
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Il dissidente
Pavel Litvinov
Iniziò a collaborare con la Stampa straniera divenendo freelance per l’agenzia “Novosti” (Notizie) facendo da anello di congiunzione fra i dissidenti e i giornalisti occidentali
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Nel 1968 partecipò con Pavel Litvinov alla stesura del libro “Il processo dei quattro” riguardante l’arresto degli scrittori dissidenti Yuri Galanskov, Alexander Ginsburg, Alexei Dobrowolski e Vera Lashkova, imprigionati per “agitazione e propaganda antisovietica”.
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Litvinov fu arrestato dal regime comunista e quindi toccò ad Amalrik il compito di finire di scrivere il libro e di consegnarlo ai giornalisti occidentali.
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Grazie ai suoi contatti con la stampa estera riuscì a far arrivare in Occidente anche il saggio manoscritto di Andrei Sakharov “Pensieri sul progresso, convivenza pacifica e libertà spirituale”.
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Amalrik tornò a Mosca nel 1969, dove compose il saggio politico e filosofico ”Sopravviverà l'Unione Sovietica fino al 1984 ?“ che trovò subito ampia diffusione nel samizdat e venne pubblicato nello stesso anno anche in Olanda e poi in altri Paesi occidentali.
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Questo saggio letterario prevedeva una crisi incombente del sistema sovietico, che avrebbe portato secondo l’autore alla scomparsa dell’URSS nell’arco di quindici anni, soprattutto a causa della minaccia cinese.
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L’Urss in effetti finì nel 1985 con la Perestroika, un anno dopo la fine prevista dall’autore, anche se, ufficialmente, fu sciolta nel 1991.
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Nel 1970 decise di raccontare la sua esperienza nel gulag staliniano scrivendo ”Viaggio involontario in Siberia e per questo fu arrestato in base all’art. 190/1, e condannato dal Tribunale di Sverdlovsk a 3 anni di lager a regime speciale.
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Amalrik fu tenuto prigioniero in un lager nella Regione di Novosibirsk della Siberia occidentale e a Magadan sulla costa del Mare di Okhotsk.
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Il 21 maggio 1973, al termine della pena la Procura di Magadan gli  contestò di nuovo il fatto di aver contravvenuto al medesimo articolo di Legge, infliggendogli altri tre anni di detenzione.
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Amalrik intraprese uno sciopero della fame durato 117 giorni, in seguito al quale la Corte Suprema dell’Urss modificò la condanna a tre anni di esilio, da scontare a Magadan.
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Nel mese di Maggio del 1975 Amalrik fu liberato e potè far ritorno a Mosca, poi l’anno successivo lasciò l’Unione Sovietica per stabilirsi in Occidente dove continuò a diffondere la verità sul sistema repressivo dell’Unione Sovietica.
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Nel 1976 dopo un tour di addio nella sua amata Russia, emigrò infatti in Olanda, dove iniziò a lavorare per l’Università di Utrecht, salvo poi trasferirsi negli Stati Uniti per tenere varie conferenze.
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A proposito dell’uso fatto dall’Unione Sovietica dei manicomi criminali, in cui venivano rinchiusi poeti e artisti dissidenti come Vladimir Bukovskij, Natal’ja Gorbanevskaja, Jurij Mal’cev, Piotr Grigorenko, e Josif Brodskij, Amalrik rivolse al Presidente russo Gorbaciov una riflessione :
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Io penso  -  scrisse Andrej Amalrik  -  che sia la cosa più ripugnante commessa dal regime. Nel contempo mi sembra un esempio lampante della completa capitolazione ideologica del regime di fronte ai propri avversari, non trovare di meglio che dichiararli pazzi”.
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Amalrik e la moglie Gyuzel al loro arrivo ad Amsterdam nel 1976
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Amalrik e la moglie Gyuzel comprarono una villa in Francia, vicino al confine Svizzero, dove iniziò a scrivere il libro “Taccuini di un rivoluzionario”.
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Morì in un incidente d’auto vicino a Madrid mentre si recava in compagnia della moglie e di due esuli sovietici (Vladimir Borisov e Viktor Fainberg) a portare la sua ennesima testimonianza e la sua protesta ad una Conferenza indetta per rivedere gli accordi di Helsinki con l’Urss del 1975.
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La moglie si salvò dal violento impatto della vettura contro un camion, mentre Amalrik fu ucciso dal piantone dello sterzo che lo trafisse all’altezza della gola.
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Amalrik stava per essere nominato rappresentante ufficiale dei dissidenti russi e l’incidente in cui morì è stato quindi motivo di sospetti, nel timore che si trattasse di un assassinio ordinato dal comunismo russo, ma non furono mai trovate le prove che confermassero questa ipotesi.
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Fu sepolto a Parigi nel cimitero russo di Sainte-Geneviève-des-bois.
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Prima di morire Amalrik scrisse un libro intitolato : “Rasputin. Il monaco nero e la corte dell’ultimo zar”, in cui traccia la storia del contadino semianalfabeta russo che divenne un influente consigliere dello zar, raccontandola sotto forma di romanzo.
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L’autore però morì prima di completare l’opera, che fu quindi pubblicata postuma con l’aggiunta di appendici estratte da altri libri su Rasputin.
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Una di queste compilazioni ausiliarie trae spunto da un capitolo dell’opera di Felix Yusopov (La morte di Rasputin) intitolata “La fine di Rasputin”.
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Concludo questo breve "escursus" su uno degli autori russi più chiaroveggenti per quanto riguarda la fine del regime comunista sovietico, offrendovi il link al PDF dell’edizione completa del libro “Sopravviverà l'Unione Sovietica fino al 1984 ?
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LINK :
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Dissenso
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