sabato 27 aprile 2019

CRIMINALI COMUNISTI : Vladimir Dekanozov


Vladimir Georgievich Dekanozov (Dekanozishvili) (Baku, nella Georgia di allora, oggi Azerbaigian, giugno 1898 – Mosca, 23 dicembre 1953) era un funzionario diplomatico appartenente allo stato maggiore sovietico e uno dei capi degli organi di sicurezza dello Stato.
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Il padre, Giorgi Dekanozishvili, controllore di una compagnia petrolifera, divenne il Capo del Partito socialista federalisti nella Georgia pre-rivoluzionaria, allora parte dell’Impero russo, e proveniva da una famiglia nobile georgiana appartenente alla Chiesa ortodossa autocefala della Georgia.
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Il cognome Dekanozishvili in lingua georgiana significa letteralmente “Figlio di un diacono” e sebbene questa famiglia sia stata inserita nell’elenco ufficiale dei georgiani, alcune voci suggerirono che potesse derivare invece dall’etnia armena, a causa del nome russificato.
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Pare però che queste voci abbiano avuto origine da Josif Stalin che spesso stuzzicava e derideva Dekanozov.
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Secondo l’autore del libro “Double Deception” invece, Dekanozov non era georgiano, ma piuttosto un estone, il cui vero nome era Ivan Vasil’evich Protopopov, di padre russo e di madre ebrea assimilata alla cultura del baltico tedesco.
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Le asserzioni dell’autore derivano dalle dichiarazioni del Direttore dell’FBI statunitense J. Edgar Hoover che le avrebbe desunte, a sua volta, dall’intelligence britannica.
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Alcuni sostengono che Protopopov assunse il nome di Dekanozov e un'identità etnica georgiana al fine di nascondere la sua vera origine, cosa che era abbastanza comune tra i bolscevichi. 
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Uno dei motivi per cui gli autori di "Double Deception" accettano la tesi di Hoover sull'origine etnica di Dekanozov è il suo aspetto fisico; non era scuro come il tipico caucasico, ma biondo con gli occhi celesti, che gli conferivano un aspetto più "nordico", nonostante la sua bassa statura, ed era coerente con un'origine estone.
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Vladimir si diplomò a Tbilisi, la capitale della Georgia, in una scuola ginnasiale che forniva istruzione secondaria e superiore nel corso di sette od otto anni di frequenza.
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Vladimir studiò Medicina nelle Università di Saratov e di Baku, poi nel 1918 entrò a far parte dell’Armata rossa, mentre l’anno successivo aderì al Partito bolscevico.
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La sua prima attività fu quella di agente segreto in Transcaucasia, prima per un breve periodo nel Commissariato popolare per la salute della Repubblica Democratica dell’Azerbaigian, e in seguito in compagnie petrolifere private.
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Stemma della CEKA
Dopo l’invasione dell’Azerbaigian da parte dell’Armata rossa, Dekanozov lavorò per la "Ceka", la Commissione straordinaria per la lotta alla contro-rivoluzione e al sabotaggio nella nuova Repubblica dell’Azerbaigian sovietico.
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In questo frangente conobbe Lavrentij Berjia, il futuro dirigente della famigerata NKVD entrando nella sua sfera “protettiva”.
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La carriera politica di Dekanozov proseguì con diversi incarichi affidatigli dalla "Ceka" in Azerbaigian, in Georgia e nella Transaucasia fino al 1927, anno in cui divenne istruttore del Comitato Centrale del Partito Comunista della Georgia.
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Dal 1928 al 1931 si mise in evidenza nei territori della Georgia e della Trancaucasia come leader dell’OGPU, la polizia segreta dell’Unione sovietica.
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Nel 1931 divenne segretario del Comitato centrale del Partito comunista della Georgia e nel 1936 fu nominato Commissario del popolo (Ministro) dell’industria alimentare della Georgia.
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Dal 1937 svolse un duplice incarico, come Presidente della Pianificazione Economica georgiana e come vice Presidente del Consiglio dei Commissari del popolo, sempre in Georgia.
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Raggiunse il grado di Deputato del Soviet supremo dell’Urss e mantenne tale carica dal 1937 al 1950.
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Lavrentij Berija
Quando Lavrentij Berija divenne Capo della NKVD, volle con sé Dekanozov, nominandolo vice capo del GUGB (un ramo dell’agenzia segreta) e come Capo dei dipartimenti di intelligence estera e del controspionaggio (INO), dal 1938 al 1939.
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Il 17 dicembre 1938, fu anche nominato vice capo del GUGB NKVD.
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In quella veste, divenne l'assistente principale di Beria nell'epurare il GUGB dagli elementi della NKVD protetti del suo ex Direttore, Nikolaj Ezov.
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Dekanozov supervisionò anche le epurazioni dell'esercito, che erano già state indebolite dagli arresti nel 1937 e nel 1938.
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Vladimir Dekanozov era alto a malapena un metro e cinquanta, con un naso piccolo e a becco, con pochi capelli appiccicati al cranio pelato e quindi appariva di aspetto insignificante, ma le numerose condanne a morte che aveva ordinato nel Caucaso negli anni ’20 lo resero noto come “il “boia di Baku”.
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In seguito il suo comportamento sanguinario durante il periodo del Terrore staliniano di cui fu complice ed esecutore confermò la fama che lo precedeva.
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Dekanozov fu nominato anche responsabile per le purghe dell’Armata rossa e dei sostenitori di Nikolaj Ezov all’interno della NKVD.
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Nel 1939 divenne vice capo del Commissariato del popolo per gli Affari esteri (NKID) e responsabile della sfera di influenza che comprendeva Iran, Turchia, Afghanistan, Mongolia, e Xinjiang, così come i consolati, i quadri,  e le finanze della NKVD.
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Dopo il Patto Molotov–Ribbentrop fra Unione Sovietica e Germania nazista del 23 agosto 1939, prodromico alla conquista dei territori relativi alle rispettive sfere di influenza, Dekanozov si occupò degli stati confinanti con il settore nord occidentale russo, e cioè degli Stati baltici, Lettonia, Estonia, e Lituania.
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12 novembre 1940. Molotov a Berlino per la firma del Patto di non aggressione con la Germania
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Paventando un problema di sicurezza ed una inesistente trama dei Paesi baltici, appunto, con le Borse Valori di Parigi e di Londra, Dekanozov riunì nel proprio ufficio alla Lubjanka parecchi funzionari tra cui Andrej Vysinskij, il Procuratore che istruiva i processi farsa per conto di Stalin.
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Dekanozov affidò loro la missione di intervenire e di iniziare l’annessione dei territori baltici alla Russia, affermando che i lavoratori di quegli Stati chiedevano a gran voce di essere “liberati” dai rispettivi regimi borghesi e di essere trasformati in altrettante Repubbliche socialiste sovietiche.
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Dekanozov avrebbe guidato quindi la missione in Lituania e Vysinskij sarebbe andato in Lettonia, mentre Zdanov si sarebbe occupato dell’Estonia.
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Il piano “preliminare alla liquidazione” ideato da Dekanozov con la collaborazione della NKVD per la Lituania prevedeva l’abolizione attiva dei partiti ostili, i nazionalisti, i voldemaristi (socialisti), i populisti, i democratici cristiani, i giovani lituani, i trotzkisti, i socialdemocratici, la guardia nazionale e tutti coloro che potessero opporre un qualsiasi dissenso.
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I "Fratelli della Foresta", i partigiani anticomunisti baltici che si opposero agli invasori sovietici
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A metà luglio 1940 i popoli baltici, sottoposti a repressioni e ad un controllo pressochè totale, furono indotti a votare sotto la supervisione della NKVD.
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La coercizione sovietica produsse come risultato una maggioranza comunista del 99 % in Lituania, del 97,8 % in Lettonia, e del 92,8 % in Estonia, prodromica alla richiesta di annessione all’Urss.
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Il 3 agosto 1940 l’Urss ci fu l’annessione ufficiale della Lituania, seguita il 5 agosto da quella della Lettonia e il 6 agosto da quella dell’Estonia.
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Dekanozov e la NKVD proseguirono nella loro “missione” , deportando a decine di migliaia le popolazioni baltiche.
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Solo nella notte fra il 14 e il 15 giugno 1940 furono deportati 60 mila estoni, 34 mila lettoni, e 38 mila lituani.
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Furono caricati su carri bestiame ferroviari e condotti nei campi di prigionia sovietici distanti migliaia di chilometri, nei famigerati gulag della Siberia e dell’Uzbekistan.
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Quando iniziò l’invasione tedesca della Russia nel 1941, erano già stati deportati il 4 % degli estoni, il 2 % dei lettoni e dei lituani.
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In precedenza, nel mese di novembre del 1940, Dekanozov fu nominato Ambasciatore e capo dell’INO (il servizio informazioni) in Germania da Stalin in persona.
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L'ambasciatore sovietico Dekanozov nella Cancelleria del nuovo Reich tedesco.
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Nonostante il servilismo delatorio e la sua mentalità arrogante, intrigante e feroce, Dekanozov si rese responsabile, nel ruolo di Ambasciatore e capo dell’Intelligence in Germania, del peggior disastro russo nel campo delle informazioni, non riuscendo a captare e a prevedere il piano di invasione tedesco che era stato preparato con il nome di “Operazione Barbarossa”.
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In pratica Dekanozov non seppe valutare la situazione e rimase all’oscuro dei piani aggressivi di Hitler.
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Stalin si fidava ciecamente di Dekanozov, tanto da concedergli il posto d’onore al proprio fianco nel palco delle autorità, in occasione della parata del 1° maggio nella Piazza Rossa a Mosca, ma quando finalmente Dekanozov si decise a trasmettergli un messaggio di allarme relativo ai piani di invasione tedeschi, il dittatore georgiano lo considerò il prodotto della disinformazione che dilagava nella ambasciate.
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D’altra parte, fino a quel momento entrambi condividevano l’opinione che fosse in atto una campagna di disinformazione escogitata dagli inglesi per minare i rapporti fra Germania e Unione Sovietica e nemmeno la notizia e la conferma dello schieramento di 180 divisioni tedesche al confine li aveva minimamente preoccupati.
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Dopo la guerra Dekanozov molestò e sedusse una ragazza che si rivelò essere la figlia di un leader di rango elevato, il quale si rivolse a Molotov per avere giustizia, e poiché Stalin in questo frangente non intervenne a sua difesa, Dekanozov fu sanzionato dal Partito ed espulso dal Commissariato degli Affari esteri il 19 marzo 1947.
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Come membro della “nomenklatura” però fu successivamente nominato deputato, ma nel 1949 fu nuovamente estromesso da ogni incarico e rimase senza lavoro fino al 1952, anno in cui ricevette un incarico minore come membro del Comitato radiofonico presso il Consiglio dei Ministri dell’Urss.
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Boris Merkulov, suo amico fin da quando erano studenti al Politecnico di Baku, nel 1915/16, e capo dell’Agenzia per le Proprietà Sovietiche all’estero (GUSIMZ), oltre che appartenente alla “banda” di Berija, lo nominò suo vice, affidandogli un incarico da svolgere presso gli uffici di Budapest.
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Alla morte di Stalin fu richiamato da Berija, che era stato temporaneamente nominato Primo Vice Ministro, a far parte della Commissione degli Affari Interni della Repubblica Georgiana.
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Dopo la caduta di Berija, nell’estate del 1953, fu arrestato a Tbilisi insieme ad altri membri della “banda” di Berija, giudicato dalla Corte Suprema dell’Urss e condannato a morte.
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Dekanozov, che era sposato con Nora Tigranovna ed aveva due bambini, Nana e Regik, venne fucilato insieme a Berija (un sadico predatore sessuale) e ad altri assassini del loro stesso stampo.
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Dissenso
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