domenica 7 giugno 2009

Samizdat...

Questa parola in russo significa "edito in proprio", e indica un fenomeno spontaneo che esplose nell'Unione Sovietica e nei paesi sotto la sua influenza (Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, ecc.) tra la fine degli anni '50 e i primi anni ‘80 e cioè fino al periodo in cui fu instaurata la politica della cosiddetta glasnost (trasparenza) sotto l’egida di Michail Gorbaciov.

In pratica consisteva nella diffusione di pubblicazioni clandestine di scritti illegali ad opera di scrittori russi dissidenti, o in qualche modo ostili al regime sovietico, e per questo censurati dalle autorità.

Il Samizdat fu il principale "strumento" attraverso il quale l’universo del dissenso potè vivere e comunicare, nonostante le feroci persecuzioni.

L’informazione e la diffusione delle idee delle diverse caratteristiche culturali erano ridotte ad un mero monopolio statale obbligatorio, appannaggio esclusivo del potere sovietico, e per questo motivo, i poeti e gli scrittori dei Samizdat venivano processati, incarcerati, internati negli ospedali psichiatrici e nei lager, oppure puniti, espulsi, o uccisi.

Nel materiale da loro diffuso, non si trovavano mai proclami deliranti o inneggianti a chissà quale strategia eversiva, così come non si cercavano proseliti per l’attuazione di attentati o di lotte sanguinose.

Le loro pubblicazioni comprendevano narrativa, poesia, giornali, opere storiche, saggistiche e religiose.
Vorrei idealmente continuare il concetto di Samizdat, imbavagliati come siamo anche oggi da una informazione settaria e insufficiente che ci nega perfino di conoscere palesi verità.

Vorrei che tanti amici si unissero nella stessa unità di intenti, per dare vita alla diffusione di un grande numero di Samizdat, nella più assoluta libertà, al solo scopo di cercare nel confronto e nel pluralismo un modo che ci avvicini maggiormente alla verità.

Nel mio caso, provvederò prossimamente ad elencare una serie di autori che sono impegnati, o lo sono stati, nel portare a conoscenza tramite i loro scritti, di realtà che sembrano appartenere ad altri mondi, e di cui siamo stati tenuti all’oscuro.

Forse, non abbiamo sentito il bisogno nella civile Italia, di ricorrere a nostra volta ai Samizdat, perché dopo l’ultima guerra, vivendo in clima Repubblicano, si pensava che la Democrazia non ne rendesse giustificato l’uso.

Purtroppo però le cose sono andate diversamente.

Le frange più liberali dell’intellighenzia nostrana hanno tutt’al più taciuto e non mistificato, a riguardo delle informazioni riguardanti le tematiche della libertà in contesto internazionale, ma ciò forse le rende ancora più colpevoli.

Non sapere, è infatti legittimo, mentre sapere e contemporaneamente tacere, corrisponde ad una tacita apertura di credito verso precise responsabilità.

Sapere, e mistificare la realtà delle cose, è irresponsabile e criminale, e pone sullo stesso piano di coloro che ne interpretano gli intenti.

Il Samizdat dei tempi moderni è rappresentato da Internet e da coloro che, toltisi il para occhi, possono dare libera interpretazione alle proposizioni verso cui quotidianamente vengono indirizzati.

Fazioni politiche, insieme a gruppi di potere ben identificati, manovratori di capitali, e signori del nuovo ordine globale, concorrono nel propinarci, ognuno a seconda del proprio interesse, ogni sorta di menzogna e di verità ricostruita.

Noi possiamo solo recepire tutto ciò, lasciandocelo scivolare addosso, e diffondendo invece, al contrario, le diverse riflessioni al riguardo.

Abbiamo anche noi come i dissidenti Russi, una spada di Damocle che pende sulla nostra testa, ma, mentre per loro era rappresentata dalle deportazioni, dagli arresti, e dalla privazione della vita stessa, per noi è il frutto di un ignobile tentativo : asservire le nostre menti, la nostra libertà intellettuale, l’annientamento della personalità, al fine di renderci succubi e inconsistenti, e poco resistenti ad opporci ai loro meschini disegni.
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Dissenso
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