domenica 19 febbraio 2012

COME PUO' UNA PERSONA INTELLIGENTE DEFINIRSI COMUNISTA ?

A volte ci si bea di apparire in maniera anticonformista, fuori dalle righe, forse per un male interpretato senso delle cose, quasi a voler divenire un elemento convergente di estrinsecazioni anche paradossali ma sublimate.
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A questo proposito appare tipica la presa di posizione di chi si assume l’onere di dichiararsi comunista.
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In questo caso, infatti, si interpreta un ruolo che classifica l’attore stesso come pedina di un gioco inverosimile, tragico e fuori dagli schematismi tipici della democrazia e della convivenza civile.
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Il desiderio di porsi fuori dal coro, e di devolvere una propria identità che non resti fusa con quella delle masse popolari, non può prescindere però dall’operare una scelta che vada nella direzione giusta.
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Certamente si può affermare che il percorso corretto non si possa intraprendere seguendo le indicazione fornite da chicchessia, poiché nessuno ha la verità in tasca.
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E’ però altrettanto e certamente vero che si possono identificare con certezza ( e quindi evitare ) tutte le vie che riconducono all’essenza del male, sotto qualsiasi forma o polimorfismo in cui esso si sia mimetizzato.
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Il comunismo, ad esempio, fin dalle prime proposizioni filosofiche del suo massimo teorico, Karl Marx, non si è mai disgiunto da un percorso che lo ha visto in perfetta simbiosi con la violenza, il male, la morte, e il disprezzo per la vita umana.
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Tra l’altro il comunismo si è sempre arrogato il diritto di porsi in evidenza come unica leadership di intere masse popolari, e di svolgere una funzione livellatrice delle coscienze, annichilendo i singoli individui, in un continuo ed estenuante tentativo di spersonalizzarli.
.Ecco che, quindi, dichiararsi comunista, assume un significato intriso di violenza, che si accosta automaticamente ad una forma di decisa prevaricazione verso chi appartiene alle masse popolari.
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La massa rappresenta il “serbatoio” , il substrato, su cui poggiare l’intero universo comunista, elevandola ad organismo non pensante e capace di una continua e vorace implementazione degli elementi che la compongono.
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L’arrogante e perverso incedere si sdoppia assurdamente in un contrastante binomio che ci permette di assistere alla contrapposizione radicale delle componenti guida del comunismo stesso.
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Da una parte l’enfatica pubblicizzazione di un’entità simbiotica con le masse popolari, propositiva, e rivolta essenzialmente alla loro tutela, e dall’altra la constatazione che, invece, il proletariato è fagocitato e inglobato entro schematismi precostituiti, al di fuori dei quali si diventa nemici, cioè anticomunisti.
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Allora mi chiedo : perché dichiararsi comunisti ?
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Per rimanere al di sopra delle masse e per fare parte di coloro che ne vogliono assumere il controllo ?
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Oppure perché si rinuncia alla propria identità intellettuale a favore di un ideale di riferimento accettato ad occhi chiusi ?
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Analizzando i vari aspetti della questione ne deriva il convincimento che il comunista vero, quello cioè che è contento di inneggiare ai simboli della falce e martello, ha variegate collocazioni riconducibili a precise motivazioni.
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C’è chi si riconosce nel comunismo a causa della propria ignoranza culturale, essendo all’oscuro del fatto che coincida con il male assoluto.
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C’è chi, pur conoscendo le più che decennali storie di dolore e di morte ad esso legate, continua stupidamente a concordare e giustificare le proposizioni del comunismo stesso, rendendosene complice.
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Stupidità ?
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Ignoranza ?
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Quali altri motivi possono indurre una persona sana di mente ad inneggiare per chi, diffusamente, nel mondo, continua a torturare e a uccidere ?
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Che differenza c’è tra queste persone e i nazisti responsabili dell’Olocausto ?
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Oggigiorno continua ad esistere chi, avendo ereditato il retaggio culturale del comunismo, si è metamorfizzato ed ha proseguito la sua opera distruttrice e nefasta.
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Lo provano le varie e farneticanti prese di posizione con cui, accuratamente, le formazioni politiche  internazionali legate alla sinistra, evitano di eviscerare parecchie problematiche di cui la Storia ha svelato il velo di silenzio in cui sono state avvolte per troppi anni.
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Gli esempi non mancano.
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La disinformazione attuata ad arte lo prova.
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I nomi dei gerarchi comunisti che, insieme a Stalin,  per decenni hanno deportato milioni di persone sono ancora oggi sconosciuti alla maggior parte delle persone in occidente.
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Le vicende delle Foibe italiane sono state da troppo poco tempo portate all’attenzione del grande pubblico, e solo grazie all’incessante sforzo di chi si oppone ad una sistematica disinformazione delle sinistre.
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La feroce dittatura comunista cinese opprime il popolo, costringendo i dissidenti entro i confini dei laogai, i famigerati lager in cui imperano la tortura e la morte, mentre i popoli occidentali vengono obnulati da un velo di silenzio che li costringe nei ristretti limiti dell’indifferenza.
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I popoli della Cambogia, della Corea, e del Vietnam appartengono ad un universo poco conosciuto in Occidente, nel quale la ferocia comunista si esprime quotidianamente e rappresenta il mezzo attraverso cui il regime si appropria delle vite e delle coscienze delle persone.
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Ceausescu, il defunto assassino rumeno comunista, ha per decenni rappresentato il comunismo in un paese che poi ne è uscito distrutto, ad ogni livello della società, con la compiacenza del comunismo italiano (e internazionale), che si è guardata bene dal farne parola.
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Che dire poi di Enver Hoxha, il feroce marxista albanese che ha sostituito la democrazia con il terrore e la repressione ?
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Chi tra gli studenti delle Scuole italiane è stato informato su questo stato di cose ?
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La disinformazione comunista, ha operato in un senso preciso e contrario ai princìpi della obiettiva divulgazione, nascondendo e omettendo, passando sotto silenzio, occultando e disinformando.
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Ecco perché mi chiedo, ancora una volta :
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Come può una persona intelligente definirsi comunista ?
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Dissenso

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