lunedì 13 agosto 2012

DALIT E CHIESA CATTOLICA

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Nei primi giorni del 2012 ho scritto un post sul sistema delle caste in India, che potete leggere al seguente Link :
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http://www.italian-samizdat.com/2012/01/schiavitu-in-india.html
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Vorrei ora approfondire uno degli aspetti sulla discriminazione che lega gli appartenenti al popolo degli “intoccabili”, i cosiddetti “impuri” o “fuori casta”, alla Chiesa Cattolica.
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Ho ricevuto delle segnalazioni da un sacerdote indiano dalit che ben conosce la realtà in cui vivono i credenti cristiani in India, compresi coloro che prendono i voti ed entrano a far parte della Chiesa cattolica.
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Il 2,5 della popolazione in India è cristiana, e di questi il 65 % è dalit.
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All’interno della Chiesa indiana si contano 200 vescovi, ma nonostante il fatto che la stragrande maggioranza dei fedeli appartenga al popolo dei dalit, solamente 6 di loro sono stati ammessi a far parte dell’episcopato.
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La discriminazione è evidente, e viene compiuta oltre che dalla gerarchia ecclesiastica anche dai cristiani laici delle caste “superiori”e dallo Stato indiano stesso.
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C’è una maggiore discriminazione perfino verso i dalit cristiani rispetto ai dalit hindu, ponendo il fattore religioso come elemento di ulteriore influenza negativa nel sistema delle caste indiane.
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I cimiteri cattolici accolgono i defunti in spazi separati a seconda che questi siano dalit oppure no, costringendo così gli “intoccabili” a subire una ulteriore onta anche dopo la loro morte, e ponendo le famiglie di fronte ad una vergognosa presa di posizione ecclesiastica, indegna dei valori di fratellanza cristiana.
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Anche all’interno delle chiese, durante le cerimonie religiose, i dalit sono confinati in posti loro riservati e distaccati dai non dalit, quasi a voler evitare una “contaminazione” da parte della casta “inferiore”.
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Il potere ecclesiastico è gestito dai non dalit, che approvano evidentemente il sistema discriminatorio che impera da sempre in India.
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La Chiesa Romana non può non sapere come è strutturato l’insieme delle Diocesi indiane, ma sembra insensibile a tutto ciò, e appare refrattaria a ripristinare quei valori cristiani predicati dai primi missionari che, in India, si rivolsero proprio alla popolazione dalit per ottenere proseliti e conversioni.
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I media occidentali sono corresponsabili della situazione sociale indiana, e del vergognoso sistema di caste su cui si regge l’intera società di quel Paese, in quanto compiono una vera e propria disinformazione, raccontando solo una parte della realtà quotidiana.
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Si parla dell’India come Nazione emergente, del suo boom economico, e della crescita delle sue città, ma si omette di tracciare un quadro esaustivo della tragica situazione di povertà in cui vivono i milioni di persone che abitano l’entroterra e i territori lontani dagli agglomerati urbani più importanti.
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La miseria è in effetti la caratteristica che accomuna la maggior parte della popolazione indiana, e a ciò si aggiunge la discriminazione di casta, lo sfruttamento, e la schiavitù.
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La chiesa impedisce ai dalit di accedere alla carriera ecclesiastica, boicottandoli fin dal loro ingresso in seminario, o addirittura espellendoli.
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Le proteste, tra cui anche quelle più plateali, sono passate inosservate, compresa quella di una dalit che si voleva dare fuoco di fronte al vescovado, allo scopo di attirare l’attenzione sulla esclusione di un seminarista dalit dal percorso di formazione religiosa.
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Un sacerdote dalit che vive in Italia ha scritto a Radio Vaticana, ringraziando l’emittente per l’articolo diffuso in rete sui dalit cristiani , ( che potete vedere al seguente LINK :
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ma ponendo anche una serie di interrogativi sulla realtà effettiva dei dalit cristiani in India, compresa la discriminazione della stessa Chiesa cattolica.
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Il sacerdote esprime il dubbio che Radio vaticana non sia, in effetti, a conoscenza della reale situazione contingente indiana, poiché nell’articolo non viene fatta alcuna menzione sul fatto che i cimiteri siano divisi tra dalit e non dalit, oppure sulla alta percentuale dei dalit nella composizione della chiesa indiana (70 %) , contrapponendola al numero molto basso dei vescovi dalit.
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La chiesa è a conoscenza di tutto ciò fin dal 1992, anno in cui il Padre gesuita dalit e sociologo Don Antony  Raj SJ, diffuse i risultati di uno studio sulla discriminazione contro i cristiani dalit in Tamil Nadu, nel sud est della penisola indiana.
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Lo studio evidenziava diversi aspetti discriminanti insiti all’interno della Chiesa cattolica, diffusi nelle zone rurali :
La presenza di due cappelle separate, una per dalit e una per non dalit.
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In alcune parrocchie i servizi liturgici sono condotti separatamente.
La disposizione dei posti, all’interno della stessa cappella, è separata, e disloca i dalit lungo le navate laterali.
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Anche se ci sono sedie e panche i dalit devono sedere sul pavimento.
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Esistono cimiteri separati e servizi funebri differenziati, compresi i carri funebri per dalit e per non dalit.
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Durante il ricevimento dell’ostia, nel rito della Comunione, sono previste due diverse file, separate.
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In alcune località, ricevono la comunione prima i non dalit, poi per ultimi i dalit.
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La lettura dei testi sacri durante la messa non è permessa ai dalit, così come essere chierichetti.
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I Dalit non possono partecipare alla cerimonia del lavaggio dei piedi durante il Giovedì Santo.
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In occasione della celebrazione del Santo patrono di ogni parrocchia, non vengono accettati i contributi in denaro dei dalit ( perché non possano rivendicare una parità di partecipazione ).
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Queste sono solo alcune delle discriminazioni effettuate dalla Chiesa verso i dalit cattolici, nonostante che questi compongano il 65/70 % dell’intera comunità cristiana.
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E’ interessante e significativo anche il contributo di Padre William Premdass Chaudary, un prete dalit, che ha scritto una autobiografia dal titolo :
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Un sacerdote indesiderato”.
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Il libro rivela senza mezzi termini il dispotismo all’interno del mondo della Chiesa, e solleva domande sullo stile di funzionamento di questa grande istituzione, mostrando con chiarezza le ingiustizie e le discriminazioni inflitte al popolo dei dalit, sia laici che sacerdoti.
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Lo stesso Padre William si definisce polemicamente un “prete indesiderato” proprio perché è un sacerdote dalit locale, e ciò riflette il ruolo interpretato all’interno della chiesa cattolica indiana.
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La Chiesa ufficialmente ha preso posizione solamente nel 2003 con l’intervento di Papa Giovanni Paolo II, l’amato Karol Woityla, in occasione del suo incontro con i vescovi indiani di Madras, Mylapore, Maturai, Cuddalore, e Pondicherry.
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Il Papa espresse una critica verso la discriminazione di casta della Chiesa cattolica in India, e proseguì dicendo :
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E’ dovere della Chiesa lavorare incessantemente per cambiare i cuori, aiutando tutte le persone a vedere ogni essere umano come figlio di Dio, un fratello o sorella di Cristo, e quindi un membro della nostra famiglia.”
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Auspichiamo quindi che il vergognoso comportamento della Chiesa indiana sia stigmatizzato dalla Chiesa Romana, affinché cessino le discriminazioni e le repressioni che non appartengono ai valori e agli insegnamenti di Cristo.
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Coloro che negano la fratellanza e l’amore per il prossimo si identificano con il Male, e non possono certo esprimere l’esempio da seguire in un contesto non solo cristiano.
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Ci appelliamo quindi a tutti quei sacerdoti che, in cuor loro, sentono di appartenere alla fratellanza umana, e non ad una casta di riferimento.
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I Dalit non chiedono altro che non sia il rispetto dei loro diritti, a partire da quelli umani.
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In particolare, le rivendicazioni che i Dalit Cristiani vorrebbero vedere risolte sono :
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1 ) Abolizione dei cimiteri separati . (Perfino nella Città di Trichy, dove risiede il Vescovo esistono luoghi di sepoltura diversi per dalit e non dalit.)
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2 ) Permettere la carriera ecclesiastica dei Preti dalit all’interno della Chiesa indiana, al fine di consentire loro di governare le proprie Diocesi e di servire la propria gente.
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3 ) Abolizione della separazione dei posti tra dalit e non dalit all’interno delle Chiese.
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4 ) Riservare posti di lavoro nelle istituzioni cristiane anche per i dalit.
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5 ) Aumento del numero di vescovi dalit all’interno della Chiesa indiana.
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6 ) Mettere al bando le pratiche discriminatorie come quelle adottate per i funerali discriminatori, vietando l’uso di carri funebri specifici e separati tra dalit e non dalit.
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7 ) Divieto per tutto l’apparato ecclesiastico, vescovi compresi, di maltrattare i cristiani dalit, che anzi devono poter godere di un trattamento amorevole e umano e basato su sentimenti di rispetto e dignità.
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8 ) Controllo delle numerose risorse economiche espressamente destinate a progetti di sostegno per i dalit, come le donazioni occidentali finalizzate a questo scopo, che ora vengono dissipate dai vescovi indiani.
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Lo sviluppo dei dalit è compromesso dall’apparato gerarchico ecclesiastico della chiesa cattolica indiana, che fagocita ogni risorsa disponibile, a discapito degli stessi dalit.
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La Chiesa deve appoggiare queste rivendicazioni, in nome di quell’uguaglianza che viene da sempre predicata e che appartiene al retaggio culturale lasciatoci da Gesù stesso.
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E’ bene che i vescovi, in quanto successori degli apostoli, e responsabili delle rispettive diocesi, tengano ben presente il ruolo che devono interpretare, al di sopra di ogni interesse di casta.
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L’amore universale e la fratellanza dovrebbero costituire il perno attorno a cui ruota l’opera di evangelizzazione che sono chiamati a svolgere.
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Ridiamo ai dalit la stessa dignità che per troppo tempo è stata loro negata, e ai sacerdoti cristiani dalit il loro ruolo di pastori di anime, alla stregua di ogni altro prete di Santa Romana Chiesa.
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Dissenso
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5 commenti:

  1. Speriamo queste parole sante raggiungono i capi della chiesa cattolica. Tutto quello che predicano dal pulpito della chiesa, delle parole del salvatore e liberatore Gesù, cercano anche mettere in pratica. Ringrazio di cuore per questo articolo.

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  2. Mi vergogno di essere un cristiano indiano. Speriamo la gerarchia della chiesa prenda atto di tutto quello che scritto in questo articolo.

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  3. Die Christliche Kirchen, evangelisch und katholisch gleichermassen, sie befindet sich in ihrem Tun und Handeln immer noch weit im Mittelalter, da können auch die wenigen Neuerungen nichts dran ändern. Das System Kirche ist so überholt, es muss Erneuerung geben, sonst werden sich auch an den hier geschilderten Umständen nichts ändern, doch es wird wohl ein Wunsch der Hoffnung auf Besserung bleiben...

    Servus
    CL

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  4. Pensando ala situazione dei Dalit, mi viene da pormi una domanda. "Ma i Palestinesi, a quale Casta appartengono?"
    Forse posso rispondermi da solo: i Dalit sono considerati intoccabili e i Palestinesi invece, eliminabili.

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  5. A pensare quanto sarebbe preziosa una vita umana considerando ciò che hanno fatto coloro che l'hanno messa al mondo nel corso di generazioni e generazioni (millenni …) e tenendo conto di quanto poco venga valutata in occasioni di guerre, persecuzioni e stermini viene da rabbrividire. C'è chi si chiede "Ma Dio dov'è? ha messo in atto tanto paziente ingegno e tanta abbondanza di doni e grazie perché quella vita venga annientata in pochi istanti? Ma pensiamo agli elaboratissimi sistemi cromosomici che hanno registrato nel corso dei millenni preziosissime "programmazioni" biologiche finalizzate ad un individuo sempre più dotato per rispondere alle estreme sollecitazioni del vivere, viene da gridare: " Ma perché tanto spreco dissipatore di sapienza creativa?"

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