sabato 29 settembre 2012

Andrej Januar'evic Vysinskij : CRIMINALE COMUNISTA

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Nacque  ad Odessa,  in Ucraina, il 28 Novembre 1883, sotto l’Imperatore di Russia lo Zar Alessandro III Romanov.
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Il padre era farmacista, e dopo la nascita del figlio si trasferì a Baku, in Azerbaijan, dove poi Vysinskij frequentò il ginnasio.
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Nel 1901 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza a Kiev, ma ne fu espulso l’anno successivo per aver partecipato a disordini studenteschi, per cui tornò a Baku, dove nel 1903 entrò nell’ala menscevica dell’organizzazione RSDRP ( il Partito Socialdemocratico ).
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Nel 1905 a San Pietroburgo incominciarono i primi fermenti pubblici che diedero il via alla rivoluzione russa, con una manifestazione formata da operai e da contadini, che fu poi chiamata “la Domenica di sangue”, poiché fu repressa con l’impiego dell’esercito (furono uccisi 100 manifestanti e ferite 1000 persone).
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In occasione dei moti rivoluzionari, nel 1910, Vysinskij fu arrestato e scontò un anno di carcere nella prigione fortezza di Baku, dove conobbe Stalin, anch'egli detenuto per i disordini legati agli scioperi di quel periodo.
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Nel 1913 si laureò in legge all’Università di Kiev, poi si dedicò all’insegnamento della letteratura e del latino in un ginnasio privato a Baku.
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Nel 1915 si trasferì a Mosca, dove lavorò come assistente di un avvocato.
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Dopo la rivoluzione divenne attivo sostenitore del Governo provvisorio, divenendo capo della milizia in un quartiere centrale della capitale sovietica.
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In questo ruolo, su istruzioni del Ministero degli Interni e di quello della Giustizia, firmò e pubblicò l’ordine di arresto per Lenin e Zinov’ev, che erano fuggiti da Pietrogrado nel 1917.
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Successivamente abbandonò il Partito menscevico, lavorando dal 1919 al 1923 al Commissariato del Popolo negli uffici degli approvvigionamenti della RSFSR (Federazione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche).
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Dal 1921 al 1923 fu anche decano della facoltà di Economia dell’Istituto “K.Marx” di Mosca e professore all’Università Statale di Mosca (MGU).
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Dal 1923 al 1925 lavorò alla Corte Suprema dell’Urss, per poi tornare alla MGU in qualità di Rettore, dove si distinse nel soffocare brutalmente i moti studenteschi legati alla “opposizione di sinistra”.
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Nel 1927 pubblicò il suo primo libro importante : il “Corso di procedura penale”.
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Nel 1928 partecipò per la prima volta ad un processo dimostrativo staliniano, il “caso di Sachty”, come Presidente di una Corte Speciale del Tribunale Supremo.
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Successivamente, Vysinskij avrebbe ricoperto il medesimo ruolo nel processo al Partito Industriale.
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Nel 1931 divenne procuratore della Repubblica federata russa (RSFSR) e vice procuratore dell'Unione Sovietica e, dal 1935 al 1939, procuratore generale.
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In tale veste rappresentò la pubblica accusa nei principali processi politici che si svolsero nel periodo delle Grandi purghe, interpretando il ruolo di mente giuridica di Stalin.
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Tra i maggiori processi politici del tempo, in cui Vysinskij fu Procuratore, si ricorda il “caso dei sabotatori delle centrali elettriche” (1933), del “Centro terroristico unificato trockista-zinov’eviano” (1936), del “Centro parallelo trockista” (1937), e del “Blocco antisovietico trockista di destra” (1938).
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Nei processi politici per attività controrivoluzionarie e antisovietiche le confessioni degli accusatori costituivano le "prove più importanti e decisive", e tutto era sotto l’esclusivo controllo del Procuratore (Vysinskij) e del Commissario del Popolo agli Affari Interni (Ezov), che costituivano la cosiddetta “dvoika”, con diritto di emettere sentenze anche senza processo.
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In questo ruolo Vysinskij firmò centinaia di migliaia di condanne a morte .

Inoltre, Vyšinskij era particolarmente noto per la sua efferatezza e mancanza di scrupoli nell'estorcere confessioni ai prigionieri, in totale spregio delle più elementari norme di umanità e in aperta violazione dello stesso codice penale sovietico (peraltro rimasto lettera morta dopo la sua promulgazione nel 1926).
 
La sua azione inquisitoria è lucidamente ricostruita nel libro Arcipelago Gulag di Solzenicyn, dove si evidenzia la sua brutalità e il suo asservimento ai voleri della classe politica che conquistò il potere con la rivoluzione d’Ottobre.
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Nelle sue requisitorie e nei suoi lavori giuridici Vyšinskij propagandò con fervore la teoria medievale secondo la quale la prova decisiva della colpevolezza dell'imputato è la sua stessa confessione.
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Le ammissioni di colpa dell'imputato, ottenute a qualsiasi costo, e spesso con le torture, dovevano compensare quindi la mancanza di prove materiali nell'inchiesta e nel processo, e legalizzare la falsità dell'accusa.
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Non a caso, a volte preparava il “rinvio a giudizio” prima ancora che fossero effettuate le indagini.
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Le sue arringhe durante le requisitorie contenevano frasi come :
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Dobbiamo sparare a questi cani rabbiosi …
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Basta con questi animali abbietti …
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Mettiamo fine una volta per tutte a questi animali ibridi, maiali, cadaveri puzzolenti …
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Facciamo sterminare i cani pazzi del capitalismo, che vogliono fare a pezzi il fiore della nostra nuova nazione sovietica ...
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Feccia della società …
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Parassiti maledetti …
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Cariatidi criminali, terroristi e degenerati ...
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Dopo la caduta di Ezov, Vysinskij non cadde in disgrazia, ma anzi consolidò la sua posizione, divenendo Vice Capo del Governo.
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Nel 1941 Vysinskij pubblicò il suo lavoro più noto : “Teoria delle prove processuali nel diritto sovietico”, che ricevette il Premio Stalin.
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Il libro contenente la raccolta delle sue requisitorie e culminante con il suo discorso nel processo Bucharin-Rykov-Jagoda costituì per decenni il testo fondamentale per i giuristi sovietici.
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Nel 1940 iniziò la carriera diplomatica di Vysinskij, che divenne poi Vice Ministro degli Esteri dell’Urss e poi Ambasciatore sovietico alle Nazioni Unite.
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Dal 1947 guida la delegazione sovietica all’ONU, e in questo ruolo si fece notare in quanto rivolgeva i suoi eccessi verbali anche agli altri portavoce delle Nazioni Unite, e per questo fu definito “il maestro della parola al vetriolo”.
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Nel 1949 divenne Ministro degli Esteri dell’Urss, fino alla morte di Stalin (1953).
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Fu sostituito da Molotov e tornò a ricoprire l’incarico di rappresentante permanente dell’Urss all’ONU.
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Morì a New York, improvvisamente, per un attacco cardiaco.
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. Dopo il XX Congresso del PCUS, Vysinskij, insieme a Ezov e a Berija, è stato ufficialmente identificato come principale responsabile delle “diffuse violazioni della legalità socialista” commesse al tempo del “culto della personalità”.
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Nonostante ciò, la maggioranza degli imputati ai processi gestiti da Vysinskij è stata riabilitata solamente nel periodo della perestroika.
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Ecco una breve panoramica dei processi in cui Vysinskij ha ricoperto l’incarico di Pubblico Ministero :

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1935
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Primo processo contro Zinov’ev, Kamenev, e Evdokimov per l’assassinio di Kirov.
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A Leningrado vennero compiuti migliaia di arresti.
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Gli imputati vennero condannati rispettivamente a 10, 5, e 8 anni di carcere.
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1936
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Primo grande processo pubblico contro il “centro terroristico trockista-zinov’vevista”, detto anche il “Processo dei sedici”. .
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Gli  imputati, tra cui Zinov’ev, Kamenev e Smirnov furono accusati di aver cospirato per assassinare Kirov, per cui avevano già subito una condanna, e di aver organizzato attentati  contro Stalin, Zdanov, Kaganovic, e altri membri del Partito.
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Nonostante l’insussistenza totale delle prove, gli imputati si auto-accusarono di tutti i capi di imputazione, coinvolgendo nei presunti crimini anche Rykov, Tomskij, e Bucharin.
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I 16 imputati furono tutti condannati a morte per fucilazione.
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Tomskij si suicidò.
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La repressione del dissenso causò a più di 1.000 vittime.
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1937
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Il secondo processo pubblico fu il Procedimento penale contro il “Centro trockista anti sovietico”, ribattezzato il “Processo dei diciassette”.
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Gli imputati tra cui Pjatakov e Radek, fecero il nome del maresciallo Tuchacevskij che fu poi arrestato, condannato, e giustiziato.
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Le accuse rivolte al gruppo dei 17 furono di : tradimento della Patria, di attività spionistiche, e di atti di sabotaggio contro le strutture ferroviarie, e contro le industrie chimiche e gli impianti industriali della Siberia orientale.
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Nel corso del processo, Pjatakov si auto-accusò di colpevolezza e del tentativo di rovesciamento degli assetti economici e politici dell’Urss, per il cui progetto si incontrò con Trockij.
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Ci furono 13 condanne a morte e 4 condanne a pene detentive.
Orgonikidze si suicidò.
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Successivamente al processo, in tutto il territorio dell'Urss si susseguirono purghe che causarono la morte di 35.000 ufficiali dell'Armata Rossa, e un totale di 353.000 vittime.
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Complici dell'operazione che condusse a questa ennesima strage furono Berja, Malenkov, Mikojan, Kaganovic, e il giovane Krusciov.
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La repressione portò anche all'arresto di Jagoda e del maresciallo Tuchacevskij.
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Il capo dell'Amministrazione politica dell'Armata Rossa, Gamernik, si suicidò prima di essere arrestato.

1938
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Il terzo dei processi pubblici fu intentato contro il “Blocco anti-sovietico della destra e dei trockisti”, e fu denominato "Processo dei ventuno".
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In questa occasione Stalin e i suoi collaboratori attaccarono e colpirono l'opposizione di destra del Partito.
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I 21 imputati tra cui Bucharin, Rykov, e Jagoda, furono accusati di voler minare la potenza militare dell’Urss, di voler rovesciare il regime socialista, e di restaurare il capitalismo.
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Inoltre li si accusò di aver complottato nel 1918 contro la vita di Lenin, e di essere coinvolti nell’assassinio di Kyrov.
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Anche in questo caso gli imputati si auto-accusarono.
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18 imputati furono condannati alla fucilazione, e i rimanenti a condanne dai 15 ai 25 anni di carcere.
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La responsabilità diretta di Stalin in tutte queste repressioni è indiscutibile.
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E' lui in persona a firmare le liste dei condannati a morte.
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Nel 1938 autorizza l'esecuzione di 3167 condannati, stabilendo il suo macabro record personale di condanne a morte in un solo giorno.
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Alla fine del 1938 sono circa 8 milioni i prigionieri nei gulag comunisti, e 330.000 le vittime delle condanne a morte.
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Dissenso
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