sabato 6 luglio 2019

La confusione ideologica della destra


Qualche giorno fa ho potuto constatare personalmente il livello di indifferenza e di impreparazione culturale verso il comunismo che contraddistingue i movimenti politici italiani legati alla destra radicale, e cioè Forza Nuova e Casa Pound.
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Alcune note stonate del loro incedere non propriamente culturale, ma imperniate anzi su frettolose analisi che non tengono conto delle origini tradizionali del pensiero anticomunista, li collocano su posizioni inaccettabili per chi effettivamente si pone alla destra del panorama politico.
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Le ambiguità e le ambivalenze di certi schieramenti politici, come quelli che appaiono simbiotici con il terrorismo palestinese, dimostrano una confusione mentale e ideologica che non può non sfuggire ad un pensiero razionale e preparato dal punto di vista storico.
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L’anticomunismo, che dovrebbe appartenere ad un retaggio culturale da cui scaturisce ogni altra divagazione prospettica, è praticamente ignorato e disattende qualunque aspettativa che ne possa produrre un incremento.
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Ho constatato in prima persona, ad esempio, che alla dirigenza di Forza Nuova non interessa minimamente condurre politiche di divulgazione che interpretino un pensiero anticomunista, poiché tale argomento non solo non è considerato prioritario ma anzi viene etichettato come obsoleto e non degno di attenzione.
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Casa Pound dal canto suo tende al superamento dei conflitti fra destra e sinistra, e queste tesi sono rafforzate dalla convinzione che non esista più un pericolo per la democrazia come quello che sussisteva all’epoca di Stalin, ma gli intellettuali di entrambi gli schieramenti di destra dimenticano che il comunismo è comunque vivo e vegeto, anche se metamorfizzato nelle sue diverse emanazioni prospettiche.
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E’ sufficiente constatare quanto sia devastante il comunismo cinese, che ha tratto linfa vitale dalla copulazione con un capitalismo precedentemente considerato il nemico numero uno, oppure quello russo, nel quale gli eredi del KGB si sono alleati con le mafie costituendo una immensa associazione a delinquere comandata dal loro alfiere Vladimir Putin, a sua volta ex colonnello dei servizi segreti sovietici.
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Entrambi i gruppi esprimono anche un deciso compiacimento verso le politiche palestinesi, senza tenere conto, forse per ignoranza, che le organizzazioni terroristiche come la OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) sono di matrice marxista e sono sempre state finanziate, guarda caso, da Mosca.
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Il terrorismo palestinese istiga i bambini all'odio e li utilizza come kamikaze
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Inoltre il terrorismo comunista italiano del secolo scorso, rappresentato dalle Brigate Rosse, era legato a filo doppio proprio con la OLP, il cui operato sul nostro territorio sembra coincidere con stragi come quella avvenuta alla stazione di Bologna nel 1980.
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Anche in questo caso quindi la confusione ideologica appare enorme, in un turbinio di contraddizioni che produce e consolida malcelate espressioni di consenso verso il terrorismo islamico di ispirazione marxista.
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Il paradosso è costituito dal fatto che, contemporaneamente, si manifesta nei gruppi della destra italiana una decisa ostilità verso l’immigrazione, soprattutto se islamica, e verso il proliferare dei luoghi di culto come le moschee.
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L’odio verso Israele vince quindi contro ogni logica e ogni razionalismo, avvelenando l’ideologia di riferimento e producendo un ossimoro dalle caratteristiche indefinibili e indecifrabili.
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La mancanza di preparazione culturale porta la destra a non riconoscere più le origini del Male assoluto, e a considerare con bonomia gli eredi di un bolscevismo metamorfizzato come ad esempio Putin, indicandolo a gran voce come esempio di nazionalismo da seguire e da imitare.
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Si confondono le finalità di intento e si stravolgono i ruoli, senza distinguere la differenza che esiste fra un acceso nazionalismo e il voler spadroneggiare in casa d’altri.
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E’ il caso proprio del tanto osannato Putin che in nome di un supposto nazionalismo ha occupato militarmente i territori della Cecenia, radendo al suolo intere città e compiendo massacri epocali sulla popolazione civile.
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Caricatura di Putin
Questa forma di “nazionalismo” cui la destra guarda con aperta condiscendenza ha prodotto un numero enorme di stupri, di mutilazioni, di stragi, di torture, e di efferatezze, annichilendo interi strati sociali e riducendo in schiavitù la popolazione residente.
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Tutto ciò è stato ampiamente documentato sia da Anna Politkovskaja attraverso la pubblicazione di numerosi libri sull’argomento, che da Natalja Estemirova con i suoi articoli, entrambe giornaliste del periodico indipendente moscovita Novaja Gazeta.
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Per questa opera di informazione che ha squarciato il velo omertoso e criminale dell'apparato militare di Putin, mettendo a nudo le precise responsabilità del Cremlino nei massacri della popolazione, le due coraggiose giornaliste hanno pagato con la vita, uccise appunto dai sicari del nuovo Zar di Mosca, Vladimir Putin.
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Le nefandezze di Putin, camuffate da impeto nazionalista, si sono ampiamente palesate anche non solo nei reiterati tentativi di impossessarsi militarmente della Georgia, ma anche nel vero e proprio violento assalto all’Ucraina, della quale ha già prepotentemente fagocitato la penisola di Crimea.
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A causa della sua imponente opera di russificazione dei territori, metodo tra l’altro già sperimentato dall’Unione sovietica nei Paesi baltici dopo l’invasione degli stessi e successiva al trattato Molotov-Ribbentropp, Putin ha compromesso gli equilibri sociali in Crimea, creando i presupposti per una significativa destabilizzazione dell'opinione pubblica, grazie alla quale ha potuto intervenire militarmente su quei territori.
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Il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, ha apertamente affermato che Putin è da considerare un vero e proprio garante della pax romana, dimostrando così di cadere in uno svarione culturale dai toni imbarazzanti.
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Come si sa, o si dovrebbe sapere, la pax romana rappresenta il periodo di Pace offerto dall’Impero romano all’interno dei suoi smisurati confini.
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In pratica era l’imposizione del proprio dominio sulle singole identità socio culturali ed etniche fagocitate mediante l’uso della forza, comprendente il controllo totale sulle risorse economiche e territoriali.
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Ogni allargamento dei confini rientrava in questa specifica stabilità, conglobando le nuove conquiste in una Amministrazione di regime che ne costituiva l’orgoglio romano.
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Secondo le dichiarazioni del leader di Forza Nuova, Putin avrebbe quindi il diritto di colonizzare nuovi territori, strappandoli alle loro prerogative etniche, religiose, sociali, o politiche, perché ciò giustificherebbe la pianificazione di un livellamento tale da essere paragonato alla Pax romana, come sembra in effetti essere il paventato piano di espansione russo denominato Eurasiatismo.
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L'Eurasiatismo di Putin prevede che l'Europa diventi un satellite della Russia
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Prima il bastone e poi la carota ?
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E’ questo il nazionalismo che tanto piace alle destre ?
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La violenza e la potenza di fuoco di Putin sono dunque un punto di riferimento?
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Anche Matteo Salvini ha le idee un po’ confuse riguardo al tema del nazionalismo, come comprovano le sue aperte dichiarazioni di simpatia verso l’oligarca russo che, come già detto, è un ex colonnello del KGB.
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Ricordo a chi legge che al momento della caduta del Muro di Berlino, nel 1989, Putin era di stanza proprio a Berlino con il grado di tenente-colonnello ed era fra quelli che ordinavano di aprire il fuco contro chi tentava di scappare dal comunismo. 
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Si continua a rifiutare l’anticomunismo come argomento noioso e appartenente ad un passato da dimenticare, senza tenere conto del fatto che non ci può essere futuro senza aver prima esaminato i fatti trascorsi, e senza che una memoria oggettiva e condivisa ne possa delimitare le prerogative, gli aspetti, gli orrori, le glorie, e tutto ciò che poi ci ha condotto nel presente.
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Non si possono ignorare i cento milioni di vittime prodotte dal comunismo, ma anzi occorre celebrarne puntualmente il ricordo, additando al disprezzo comune i loro carnefici.
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Il comportamento omissivo di Forza Nuova, ma non solo, nei confronti dell’anticomunismo va contro gli ideali stessi della destra e disattende quei sentimenti di cameratismo che unisce tutti coloro che fino ad oggi vi si sono riconosciuti opponendosi all’avanzata del comunismo.
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Tra l’altro, è facilmente constatabile dalle cronache quotidiane degli avvenimenti recenti, come siano proprio i comunisti ad impedire agli oratori di  Forza Nuova l’accesso alle Piazze da cui questi vorrebbero parlare ai Cittadini, e come gli scontri e i disordini scatenati dai comunisti dei centri sociali rappresentino la regola, nel tentativo riuscito di non permettere la diffusione del messaggio politico da parte di Forza Nuova.
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Non è sufficiente fare qualche saluto romano e proclamare un viscerale odio contro gli ebrei, così come non basta indossare magliette che riportano scritte del ventennio oppure chiamarsi l’un l’altro con il vezzeggiativo di camerata, per potersi dichiarare appartenenti ad una posizione politica ben delineata.
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Occorre invece e prima di tutto completare un percorso di formazione politica e culturale, che comprenda un anticomunismo prodromico ad evoluzioni intellettuali tese ad una lotta senza quartiere contro il nemico marxista, e alla diffusione endemica e capillare dei valori della destra tradizionale, tralasciando manifestazioni di facile goliardia e dal sapore squisitamente nostalgico.
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Ho accertato che l’attuale gotha intellettuale di Casa Pound esprime anche apprezzamenti verso alcune figure di riferimento che mi hanno lasciato alquanto perplesso, come ad esempio quella di Pier Paolo Pasolini oppure di Ernesto Che Guevara, il famigerato “Che”.
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Ricordo a chi legge che il primo era un pedofilo, e con tale espressione intendo proprio un personaggio che trae piacere nel rapportarsi carnalmente e sessualmente con ragazzini minorenni.
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Sul corpo di Pasolini, che fra l’altro è da sempre una delle icone della sinistra, fu eseguita l’autopsia in seguito al delitto in cui perse la vita, e gli fu trovato nello stomaco lo sperma del suo assassino, un ragazzino, appunto, minorenne.
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Questa prova inoppugnabile dovrebbe essere sufficiente a catalogarlo come pedofilo, e non come punto di riferimento intellettuale.
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Il pedofilo marxista
Pier Paolo Pasolini
Pasolini, inoltre ha sempre manifestato una profondità di pensiero nettamente antifascista, ma alcune interpretazioni decontestualizzate ne vorrebbero attribuire invece una collocazione non coerente e in antitesi con la realtà oggettiva, strumentalizzandone alcuni aspetti.
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Ernesto Che Guevara invece, viene spesso presentato e mitizzato come un esempio di rivoluzionario ed eroico guerrigliero, nonostante il fatto che fosse in realtà un comunista sadico e torturatore di innocenti, come dimostrano gli studi storici sull’argomento.
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Idealizzato come “poeta rivoluzionario” o come “eroico medico idealista” il “Che” si è reso invece responsabile di numerosi massacri di civili innocenti, non solo in sud America, ma anche in Algeria, come complice del dittatore marxista Laurent Desirè Kabila.
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La sua immagine riportata su milioni di magliette ha costituito un importante risvolto commerciale, poiché a riprova del fatto che “la madre degli imbecilli è sempre incinta”, è stata indossata come simbolo nel corso di manifestazioni “contro la guerra”, in un vero e proprio percorso di falsità storica e ideologica in cui pare, appunto, siano caduti anche gli intellettuali della destra più radicale.
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Ribadisco che è l’ignoranza, unita alla rinuncia di operare un serio anticomunismo, a produrre deviazioni paradossali come queste, insieme alla evidente miopia di chi si erge, erroneamente, a paladino della destra.
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Avere gli stessi punti di riferimento sbandierati dalle sinistre e subordinarne la politica, esprime una ambiguità di palese entità, in cui le prerogative ideologiche identitarie risultano essere seriamente compromesse e prodromiche ad una inevitabile implosione.
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Lo scarso consenso popolare, del resto, sancisce già una condanna verso chi dimostra una evidente incapacità di affermare valori di riferimento adeguati, univoci e scevri da contaminazioni.
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Inoltre il fatto che le politiche di diffusione culturale imperniate sull’anticomunismo non solo NON siano diffuse capillarmente e con costante frequenza ma anzi siano proprio assenti e rifiutate dal gotha intellettuale che ne gestisce l’essenza e il proselitismo, la dice lunga sulla incapacità di chi si propone come alternativa sociale senza avere né la capacità didattica né una decisa volontà propositiva di affermarne l’importanza.
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Tutto ciò appare caratteristico di un modus operandi che rivela i suoi limiti e che contraddistingue una modalità esistenziale succube di involuzioni pseudo culturali e stereotipate, le quali non prevedono approfondimenti o contraddittori, oppure analisi socio politiche, ma solo la supina e forzosa approvazione dogmatica imposta come dictat da una ristretta elite di riferimento.
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La manifesta idiosincrasia verso un anticomunismo che dovrebbe invece essere un valore di riferimento primario nelle politiche delle destre, pone interrogativi sulla identità stessa di chi dovrebbe rappresentarne il baluardo, la memoria storica, e l’ergersi a paladino come cardine e punto fermo.
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Il sottoscritto ha dato alle stampe quattro libri che trattano proprio di temi come quello del comunismo inteso come Male assoluto e dei crimini commessi in nome dello stesso, identificandolo nelle sue forme metamorfizzate e nelle metastasi in cui si è ramificato.
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Ho presentato i miei lavori al gruppo dirigente di Forza Nuova, certo del fatto che avrebbe quanto meno considerato l’ipotesi di leggerne e di discuterne il contenuto.
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Con mia grande sorpresa ho potuto constatare, invece, fin da subito, che una vera e propria repulsione per gli argomenti in oggetto era insita e radicata proprio negli elementi messi a capo della sezione locale, i quali senza esitare hanno espresso il loro rifiuto di approcciarsi al tema dell’anticomunismo, considerato non prioritario e lontano nel tempo, in quanto appartenente al passato (parole testuali).
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Una strana incongruenza per chi pone al centro del proprio impianto strutturale una assioma che inneggia a Dio, Patria, e Famiglia e cioè a tutto ciò che è direttamente minacciato proprio dal nemico storico di tutto ciò : il comunismo !
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Il pressapochismo intellettuale si rivela anche in manifestazioni di folclore antisemita, che mirano a rafforzare una alternanza di interazioni concatenate, come l’odio razzista per gli ebrei da un lato, e l’aperta condiscendenza verso i suoi antagonisti naturali, e cioè i palestinesi.
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Non è contemplato che si possa considerare lo Stato di Israele come un avamposto occidentale in territorio islamico-marxista, e nemmeno che lo si possa definire come l’unico baluardo che si interpone fra la civiltà e l’orrore manifestato dall’integralismo, e nonostante il fatto che si sappia benissimo che gli alunni delle classi elementari palestinesi vengano cresciuti nelle scuole coraniche in cui si insegna a odiare gli occidentali in quanto “infedeli”.
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Non conta nemmeno che i terroristi delle organizzazioni legate all’OLP e all’integralismo islamico si facciano esplodere in Israele sugli autobus o nei mercati pieni di civili innocenti, ma si punta il dito contro il Popolo di Tel Aviv come ad un mostro responsabile di nefandezze inaudite.
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Tutti conosciamo il ruolo monopolizzatore interpretato dagli appartenenti al famigerato Club Bielderberg, in cui si decidono a tavolino le strategie economiche che coinvolgono milioni di persone, e sappiamo anche che i mercati finanziari internazionali sono da sempre ostaggio dei personaggi di origine ebraica come i Rockefeller o i Rotschild ma non per questo occorre pregiudicare i princìpi e i valori che caratterizzano la civiltà democratica.
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Non è sfogando un odio cieco e irrazionale contro la popolazione ebraica di Israele o nel mondo, e disprezzandone i riferimenti culturali, profanando cimiteri, istituzioni, o ancora peggio negando l’olocausto, che si può contrastare il dominio economico finanziario dei grandi trust bancari gestiti da ebrei.
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Sarebbe come mettere alla gogna le popolazioni di etnia russa in quanto connazionali di Stalin e dei gerarchi comunisti dell’era sovietica.
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Questa facile equazione indurrebbe a considerare nazista tutto il popolo tedesco, oppure fascista quello italiano, generando un flusso di odio etnico e razziale come quello che contraddistingue l’antisemitismo.
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Oggi sappiamo che i poteri economici “forti” hanno stretto un patto scellerato con il marxismo ed è questa la vera responsabilità che occorre imputare ai banchieri ebraici di spessore internazionale, non l’odio irrazionale rivolto all’etnia ebraica in quanto tale.
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Il globalismo va combattuto con la forza del ragionamento e della razionalità, iniziando dai princìpi fondamentali che si oppongono culturalmente alla sua diffusione, consistenti innanzitutto in un costante e coerente anticomunismo.
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Una capillare diffusione culturale dei contenuti cardine di un serio anticomunismo permetterebbe alle masse di sapere che oltre la metà dell’apparato comunista sovietico era composto da ebrei, così come i maggiori criminali sanguinari che seminarono morte e terrore, non solo in Russia ma in tutta l’Europa del’est.
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Il non sapere significa essere ignoranti e conduce verso manifestazioni che esprimono limiti assolutamente imprevedibili, poiché si alimentano di divagazioni che sfuggono alla razionalità e alla conoscenza.
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La didattica rappresenta solo il momento finale di un percorso intellettuale e di un completo assorbimento culturale, e consente di diffondere la conoscenza storica padroneggiandola in maniera oggettiva.
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Accade però che spesso si disattenda questa elementare regola di buon senso, scadendo in una arrogante proposizione che nulla ha a che vedere con la verità e con la stessa intelligenza che dovrebbe contraddistinguere l’individuo pensante.
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E’ sufficiente osservare come le sinistre abbiano falsificato tale percorso per decine di anni, proponendo una versione non veritiera della Storia, manipolandola a proprio uso e consumo.
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La Destra non deve fare la stessa cosa.
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E’ sufficiente raccontare la verità, sapendo che essa è tutta racchiusa nell’anticomunismo, e permettere che le masse assorbano gli elementi cognitivi precedentemente nascosti o mistificati.
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Solo così le destre, oramai impelagate in un miscuglio eterogeneo e melmoso di contaminazioni ideologiche, riusciranno a non implodere e a non diventare esse stesse la causa della loro estinzione.
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Dissenso
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